GL' INCONTRI
STRAVAGANTI.
COMMEDIA PER MUSICA VA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO NUOVO
SOPRA TOLEDO
Nel Carnevale di quefì* corrente anno 1790.
IN NAPOLI MDCCXC.
€on Licenza de Superiori ♦
a Mufica è del Sig. D.Marcello di Capua Maefiro di Cappella Napo- letano , all' attuai fervizio di Sua Altezza la Signora Principeflà Lu- bomirski Kcartoriski di Polonia Scc.
nventrice , e direttrice del Vefìiario La Sig. D. Antonia Buonocore Cutillo Appaltatrice di tutti i Vejìiarj dd Regj Teatri di Napoli.
A % TER-
PERSONAGGI
-NANNINA sotto nome di Doriftella raga scaltra, e capricciosa.
La Sig. Irene Tomeoni Dutillieu pri buffa assoluta . EDUIGE sotto nome d' Alfonfina .
La Sig. Orsola Mattei . MENICONE TORZO , che fi fa chiam I).- Fall oppio Piribisso Vagabondo sciocc marito di Nannina.
// Sig. Gennaro Luzio primo buffo * LEANDRO GUALANTI sotto nomed'Ipj lito Gentiluomo Lucchese .
Jl Sig. Giuseppe Pintavra primo' Ten assoluto .
BARONE D. ALONZO PATACCA , uo; credulo , e sciocco .
Il Sig. Andrea Ferraro .
CALANDRINO sotto nome dell'Abbate» Alberto Raggiratore che fi finge Poeta. 11 Sig. Giuseppe Trabalza primo buf- fo Toscano .
■ . ^ j
EMILIA figlia del Barone .
La Sig. Luisa Volpini .
La Scena fi finge in un Feudo del Baron nelle vicinanze di Napoli .
A r
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,A T T O I*
SCENA I,
Galleria .
'afone in ve/te da Camera col Governotore dando udienza a vassalli > Abate , Ippolito x ed Emilia , che flati passando una scena ed Per Ia Commedin ., Comparse vas- salli , e servi .
ar. J^On occorre, faggio ntiso
Non me. mbruoglie co fìa mp^ca^ Quanno pucrte la manteca Io la grazia firman o . Su quel voltolalo con brio Un tantino passeggiate A cantare or cominciate Perchè io poi risponderò. m. „ Caro Prence in quel sospiro
ti Veggo espresso il tuo bel core • ìjk Quel sospiro più infocato Perchè possa penetrar. E se fosse più intonato , Più risalto potria far. 71. Voi mi avete già seccalo A mio modo voglio far. ^Oh che umore lìrambalato Quefta è matta in verità . m. Papa sentite ... rr. Mo figlia bella. | Su riposate,
Non v'inquietate Che con più comoda
A 3 Foi
6 ATTO
Poi fi farà . Em. Papà venite . , . Bar. Eccome ccà. Em. Ora m' infurio . Ab. ^oNon ™°nti in collera lp. Per carità . Bar. Via decretammolo
So lefìo già . Em. Sentite . . . Bar. So lefto . Em. Venite su prefto . Bar. Mo firmo ecco ccà* Ab. Ma quefto. Em. Non vedo • lp. Ma piano . Em. Non cedo ,
Qui voglio Papà . Bar. Mo vengo . . • non sento
Via'jate a mmalora
Ca lì'uocchie da fora
Me sento sghizzà . Em. Che fiero tormento
Ch'io sento nel petto
Qui fanno a dispetto
Per farmi crepar. r*d6'a2 Non so chi è più matto ^ lp. Tra '1 Padre , o la figlia ,
Più bella pariglia,
Non , non fi può dar. .Bar. Non nce vuo auto . Il Ciuccio de Zi tol! Stante lo danno fatto
Che sfratti dal mio feudo primmo notte i
Via su levammo audienzia, e bonanotte. Em. Papà , Papà diavolo . • . Bar. Governato arresedia il vassallaggio
Fa tu cgne cosa , e addove vide arzura
Joftizea conimi disse nterra,
Addò
P R I M O. 7
Addo pc nce lo vagno , mazza franca •
! Erri. Papa vedete un poco
Come passeggio bene sul Teatro Ed il Poeta mi trapazza ognora •
Bar. Mo non va buono Abbà .
Ab. Sbaglia Signora.
Em. Il Maefìro mi ha detto che io ftonava ; lp. Io diffi sol che il tuono era un po scarso. Bar. Chefìa è no ruoscignuolo : Sta Commeddia
Pe quanno se farrà ncongrufione ? 'Ab. 11 libro tutto è pronto. 2p. E la Mufica, ancora . Bar. K lò primmommo. Ab. L'aspetto qui coli' altra Canterina,
E forse giungerai! quefta mattina . Bar. Te juro Abbate ca non vedo V ora
Pe bedè Milla mia no poco allegra . Em. Ma se quefìo'e il mio sol divertimento, Ab. Di natara voi fiele un gran portento , Bar, Che puca d' oro . Ab. ( Afino Padre, e figlia. ) Em. Quell'aria che mi ha fatta il sor Maefìro
Io voglio che fi muti . * lp. Io muterò , ma come
Vuole reftar sèrvi ta ? Em. Ve lo dica Papà, che io poi v'aspetto
Subito al mio quartino
Che vogliaiii rivedere il Dilettino., entra. SCENA II. Barone , Abate , é Ippolito . Bar. /^Rsù Signuri miei
\.Jf Bisogna che vi fida .
Un mio tellicamento Baronale. Ab. Eccoci qui a servirvi ài bene , e al male. BarMrne spiego in breve.Chella primma donna. C ha ntrodotto qua il Malto int' a la casa A 4 JSioa
8 ATTO
Non se nega eh' è bqna . E un pezzo tale Ch' ha turbato il mio feudo inteftinale . \ftb. V'ha innammorato? Bar* Onde vorria nfra poco
Abbate mio ... non sa... baroneggiarla ; Ah. Vorrefte voi sposarla ? Ip. (. .Che*ftravagante ! ) Bas. E tu haje da esse chillo . . . A6. Che proponer li devo il Matrimonio ?
Lei 1* abbia per sua sposa. Bar. Abbà dice addavero ì Ab. Figuratevi sposo avanti sera . Béri Lassamele dà n'oscolo. Orsù Mafto Contentarne no poco la picciotta Faromella n- aria guappa . Jp. Ma rn che maniera debbo contentarla . Bar Io mo non saccio tanto Matto mio Ma mo te dico cornine fti penz' io. Mìa figlia è butuosa Credo ca già T aje vitto Ma è un poco crapriccicsa Siente comm' aje da fa. La voce Matto bello Falle fa poco , e niente, & fallirne li ftrumiente Co forza schiattii * Mieterne assaje violine Che facciano rornmore f Li cuorne , e li flauti ne Sbrogliarne dìnt' e fora, Lia diece contrabasse Che facciano fracasso ; Ccà fallirne asci de botto Un oboè , ed un fagotto E miezo a tanta chi asse Essa che gargarizza IHHff^WP^WP^ Fal^
PRIMO; 9
Falla garganzzà . Sienteine,Mafto mio Fa chello che dich' io Ca no la può sbaglia • via r/?.Per me non manca sempre un nuovo iryp^gno, ^.Favorisce anche amore il mio disegno, vìano* SCENA- III. Camera in Casa del Barone defìinata. a Doriftella . Jori/iella alla Toletta accomodando/i, e dopo Jp9
N EI Criftallo lufinghiero , Più mi giiàrdo , più són bella Splende in Cìel così uria fiella * Quando il sol ritorna al mar . Sono fimiie a Narciso Che specchiando fi ad un fonte. De suoi rai , del suo bel viso Si dovette ìnnammorar. Con quefìo labro — con quefì'^cchietto Di gran vittorie nu .comprometto D'ogni Galante — d'ogni amatore Le vie ìdel core — saprò trovar. Per verità lo specchio non m' inganna Oh che turba d' amanti , e con ragione , E tra?; quelli T Abate , ed il Barone > Mio tìdo amico perchà sempre mefto ? >. E qual motivo ho d'esser lieto? Jor. E* - vero , Ma fiamo entrambi neir iftesso caso Nè perciò m' avvilisco . p. Sì, ma pensando solo Che da barbari ladri l'Idoi mio Fu rapito , allorché dalla mia Patria Trafugata io Tavea per impalmarla Quefta pena al mio cor non so calmarla ; £.non ti gwoscefte? lp% In quella zuffe B 5 Chi
10 ATTO
Chi diftinguer potè . Vor. Su via coraggio . Vogliamo ftare allegri A spese del Barone.
11 mio sposo pensò d'abbandonarmi Ed io quali di lui penso scordarmi -, paté ancor voi così.
lp. Quanto è diverso Dal voftro il caso mio Troppo è il deftin per me barbaro, e rio Quella beltà che il core Già mi piagò nel petto Sempre sarà 1' oggetto Del mio coftante amor . Ah j che il mio ben perdei Ah , non mi regge il cor . Tenera man bramata , Fa ch'io ti flringa al seno * Che un altra volta almeno Ti possa oh Dio baciar. Ah , che non ho più pace Ah, che non so sperar. Oh Dio mi perdo — Già mi confonc Pena più barbara — Non v' è nel Mon< Che fier tormento — Che rio dolore , Voi che provafte — Che cosa e amore Dite se merito — Qualche pietà . entra J)or. Se gf uomini non fossero Impazziti per noi fin a tal segno, Misero assai sarebbe il noftro Regno • ent
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P R I M Ov li
SCENA IV, Amena Compagna, da un lato atrio del Cortile del Barone con Loggia pratticabile sopra, in prospetto veduta di Giardini . JD. F alloppio y ed Alfonjina sconciamente ve* Jliti y e due sgherri di seguito , e dopo Abate sulla Loggia y e poi abbasso •
AL'Abbruzzo no mafto de scola Facea sempe fio bello latino lifll Quando vacat lo retto 'flentino
Tcta trippa videbo ammoscia . Via cantammo e* avimmo da fa. Io vengo dalla Guerra Mfroton , toton mirontena Per la mia casa andar. Vengo dall' Inghilterra Mi ro'ton ec.
Gnoravava quann* era guaglione Me diceva pacienzia a li guaje Ma la vecchia non disse giammai Agge frernma , e Ita senza magna , Auh ch'abbramma. Tornammo a canti 'orni Con la mia Madalena
orni t Mirotoii ec. A Mia cara socia jammo male assai re Avimmo presa feria a la moneta À È col canto chiù flrilla la dieta.
Alf. Quefìo mi sembra un luogo un pò remoto, F ai Ma pe quanto ncè scrisse Calandrino
Chisso sarrà lo luogo . ^f- Oh che dettino! Ab. Oh bravo ! eccoli appunto . Alfa Allegro D. Falloppio \ sulla loggia
*&' è affacciato un Abbate. Fai E robba.de Provincia Poco ncè da fa bene
A 6 Chiftc
W ATTO
Chifìe a la vorza teneno le molle, rAìfi Bisogna tentar tutto. Fai. E mbè , pazzeatiilo . Ab. Llari , lleri , Ilari . Oh cari amici . Alf. Catterà! è Calandrino. Val. S' è beftuto d' Abbate ; ah marranchirto .
A sfarzo jammo suocce . rAb. Amici voi partite , alle comparsa *
Ed in quefta qui profuma Ofteria
Dove sono i compagni
Tutti vi fermerete , |f
E ad ogni cenno mio pronti sarete . rAlf. Ma come voi d' Abbate ? i F
Fai. C'aje pensato de metterti ncblleggio. ; J4b. Zitto . Più Cilandrino
Chiamarmi non sognate
Ma chiamatemi Alberto, o pur l'Abbate. Fai. E che bo dì fta trasformazione ? Ab. 11 Barone Padron di quello loco
Tien sua figlia portata
Per far Comedi e , onde io qua m' introdufli; j Come Poeta , e come recitante E v' è ancora un Maefiro , e mia Cantante. Alf. Che anche son volìri amici ? Ab. Oibò y qui sono capitati a caso . Fai. Ma perchè chefto ? Abt Egli il Barone è ricco .
Ed io vorrei parteciparne . Intendi ? Fall Oneftamente , al solito . Ab. Intanto tu Fall oppio * Devi fìngervi un Mufico eccellente E lei Alfonfina una seconda Donna . Fai. -N' è cosa Abbà. Alf. Che dite ? Ab. E fi replica a me. Fai. Io mo te paro taglio de craftato. AL Oh che freddure . Sotto un tal maefìro
Cia- I
PRIMO. 13
JChttmo riuscirà polito, e deliro. - <aL Amico tiene rT arte Che a chi ha da esse mpiso ^ Uccio faie 3 abballanno lo fantango . AL Su pretto. Alf. Ma. sentite. 10, A far da canterina io mi confondo . ?al. Non te credere pò ca nce vo tanto Facce tofta, , Itorzille, cuonce , e penne , Al primo incontro fìà v ca po te renne. Ab, Bravo Falloppio . Alf; Io poco so di mufica* Fai. E che sì sc'la ? Non è necessario ,
Aje buono orecchio? Alf. Sì. Fai. E mbe ririetenne M$. '
Siente , non *$m tanto lo canmechio \f attenne terra, terra, e sotto voce Ca pregammo lo Mallo Che* carrecusse un pò lo fìromentale , E allora o ntuone , o linone Core mio , quanto piglie , e te n addinone . 'Ab. Sopra tutto poi giova ben canalini < é%Alf. Per la condotta ho certe regoìeae Che m'insegnò Mammà da ragazzina itti Quando faceva lei la Canterina . il Teatro per noi Donne Lei diceva cara mia Porta in se una bizzaria Con un pò di gravita . Sulle Scene a quefto,.e a quella Riverisci e fa un ri setto Mentre suona ii ritornello La vezzosa potrai far . Agii applaufì alle battute Tu ringrazia col bel vanto E alle critiche altrettanto Devi far con umiltà . » Cpsì il dolce , che i* amaro
De-
14 ATTO
Devi in pace sopportar . Che chi paga il suo denaro E Padron di criticar . Con quelle regole — con quefìo brio. Lei non fi dubiti — che spero anch' io Parade gran chiaffi — de gran fracaffi E tutto il publico— mi soffrirà, via colVAb* Fa!. Vi cornine m' adderizza l'amicone A morì co na funa al caunarone . entra . SCENA V. Camera in casa del Barone. Dori /iella . e Barone . Dor. Yy&r carità son troppo persuasa ,
JL Mi mortifica poi con tante spieghe» Bar, Io me vorria spiega Ma non ho lingua tale Da poter penetrare nel suo fondo Creo però che il Poeta... Dor. M'ha detto i vofìri onori ...
Ve ne ringrazio. ma arroffir mi fate. Bar/( Oh che galantomone è chi Ilo Abbate . ) Ma dimme faccia bella T'ift ftozzecato niente il Feudo mio De pigliarce possesso. Dor. Quanto fiete furbetto .... Bar. Quanto è bona .
Vi ca io tengo li chiuove . . . Ho gran effetti , e pò nfra l'auto tengo Un boschetto vicino a lo Palazzo Addò ncè fìa na caccia riservata Ch'è cosa da Signore. Dor. Oh -qui ci avrei piacere veramente . Bar. E pc ogge ncè jammo allegramente. Dor. Caro . . . Bar. Che concrudimmo ? Dr. Parleremo . Io entro intanto dalla Signorina
PRIMO. 15
Per passarli la parte . Bar. Quanno il nemico fugge , e buono fignò
Ne . . . dico . . . e mine vuò bene . . . Dor.Ah non saprei. ..parlar più non conviene.^.
SCENA VI. Barone y indi Abate, D. F alloppio , ed Alfon,
caricatamente vejìiiì . ì Bar. \ Uh mmalora e che caudo ! XJL Chefta per il mio sangue E na vera anteftufa . Ab. Sor Barone allegrezza . Kcco T innarrivabile Falloppio Ecco il primo soggetto De Teatri d' Europa Anzi del Mondo intero io dico ancora. Fai. ( Oje non tanto fi Abbà vascia mmalora. ) Ab* Unita a lui la celebee Alfonfina Detta fracassa palchi io vi presento , Che ha in se grazia, beltà, voce, e talento. Alf. ( Oh burlate . ) Signore a voi ni' inchino. Bar. Non ncè de che . (La mutria n' è cattiva! ) Ab. ( Spirito fotti avai>ti . ) {Fai. ( Vi che mbruoglio ! )
Signor Barone ... Io qui sebbene venni . . . Ab. Da me chiamato già lo sa il Barone... Fai. Da me chiamato . ( Io non vclea di chefto.) Pur in tutti i Teatri , che ho girato Come dìcea il Signore . Ab. Le Città intere fi son spopolate . Fai. ( E ho avuto per lo più Cielo , e brecciate. ) Bar. Avarraggio lo gufto de sentirlo. Fai. Ma io nzò addò so ftato N' aggio apprimmo cacciato Tutto quello che ho dentro , Ed acciocché il Barone ne ftia ntiso Sempre il prim* anno ho voluto esse acciso.
Alf.
Jó A T T O
Al/. ( Io crepo della n<$.K*j:. Bar. Cheiìo po me rincresce in verità,. Ab. Non dubiti , che qui (i sforzerà .. Bar: lo credo che all' acuti
Sarete inarrivabile • FaL Non tanto
Su le corde eli mezzo gioco bene. Alf. Fer umiltà più dirle non conviene . I Bat. Il Sor Falloppio venne in carrozzino? ¥ Fau Gnernò in lettiga . Ab, E un viaggiar comodo . Fai Ma prom'ove appetito. Bar. I] viaggio lo fa a molti . 1 Fai. E a me in particolare . Bar. Volasse Gccolata? FaL I rnufici non troppo
Sono amici del liquido,
N'avrefìimo bisogno almen due cata
Chiù priefto amammo un pò de sopre-ssafa. ! Bar. Mo scennarrimmo abbascio a lo ceìlaro. Alf. { Che matto ! ) Bar. E pe Madama ? FaL No ca Maddamma pure se lo cola. Bar. Pe riguardo a interefli
■Agghiuftate ogne cosa co l'Abbate. Fai. In tutte TOflerie che ho recitato ... Ab. Vuol dir che più scritture ha rinunciato. Fai Scritture ? Zibaldoni.
liscia se nforma un poco nel Cilento . Ab. ( Che diavolo affaftelli . ) Non occorre
Che dici d' avantaggio :
In breve sor Barone
Di queiì.1 uom le farò la discrizione . Gran portento di natura Può chiamarti in due parole Ma la sciocca sua figura Non promette quel che sà .
Os-
P< R 1 M O.. 17
: Osservitelo, e ndete Sembra un orso col cappello , Pur con tutte ha fatto il bello Gran tesori ha guadagnato , Ma ne vizj ha barattato \ \J?t Qua fi più della metta. Che ne dite è verità . Sono grazie che mi fa . 46. In un anno solamente
Per un aria col bemolle, Oltre i baffi del Mogolle Ebbe in dono sei Città. ?al ( Uh mmalóra e troppo gruosso
Vi, ca- chefto ntopparrà . ) ib. Dal Gran Can di Tartaria Tre cantara di brillanti , ted un Re della Turchia Volea farlo gran Bassa , i, W. ( Loco pure ncè ftà V uosso , Vide Abbà fi può avascià . ) ih. Per due note fincopate Sei carozze brillantate E per un appoggiatura • Non vi fo caricatura
Cento flotte di marmotte Ebbe in dono al Canada. Quefto terribile ~ Mofiro canoro Barone amabile-- Vale un tesoro De! vofìro Feudo — NegF antri cupi N'itole , Zocole — Cornacchie , e Lupi E ogni più ftupido — Tronco insensato. Se gì' esce il fiato — ftupir fera . entra . ìctr. Favoriscano entrambi de trafirme Ca pò voglio da gl'ordini oppommi Pe ghi tutte a la caccia riservata Voi inim.o diverti ree tlà jornata . entra. | * A !f.
i8 * A T T O
Alf. Fallopplo allegramente . Fai Lo fi Abbate Me mette troppo mponta E io tengo gran .timore Che cantarraggio buono pe dolore . entrano* S C E N A VII. Galleria .
Dori/Iella , Ippolito y dopo Abbate , e Barone^
in fine D. Fallopplo . Dor. QEnti Ippolito, e ridi i O II Baron sempre più mi fa premura Per conchiuder le nozze. Ip. Oh che matto! Ma voi cosa pensate? Cor. Lo fio tenendo a bada
Poi di chiarirlo troverò la ftrada . Bar. Amata mia Madamina Dorifìella E benuto lo Museco E s' ha portato n' auta Cantarinola . Che non è indifferente . Dor. Rene . Ip. Potremo far dunque il concerto . Ab. Signori . Ho congegnato
Al pri m'orno la parte del Terzetto. Dar. fyl^ quefto virtuoso non lì degna Di fare un complimento Alla sua prima donna? Ip. In quefto par che manchi al suo dovere . Ab. Or ve lo condurrò , se ci ha piacere . entra. Dor. Sarà un pò superbetto il virtuoso
Ma bisogna domarlo . Bar. Tanto bello . Dor. MaeOro in quel cantone Fingendoci di (tratti sederemo, E così poca udienza H daremo . Bar. E beccolilo . Ab. A voi Colle braccia piegate , e gì' occhi baffi Appresso a me venite , Dite quelchè io vi dico, e con rispetto Fatele il complimento che vi ho detto .
Fai.
Fai. 0Mia Signora io qui di botto Ab. a2 Tutto pten di convenienza
V'afficuro in confidenza
Che una befìia io sono ut odio» ' Fai. Però relti fra di noi . Fai. Se e' ha dubio niente, niente Ab. a2 II Poeta qui presente
Ve lo puole conteftar. Dor. Il carattere io già formo
Della sua bestialità . Fai. S' è persuasa a primmo informo
Quanto fa la verità . Jp. Fate ben con quel villano
Oftentar la gravità. Ab. Non vi guarda? su la mano
Procurategli baciar . Fai. ' Mo m' accorto chiano , chiane
Ma non saccio fi se ftà . Dor. Sor Maeftro quefì' entrata
Nel Terzetto come va ? Ip. La vorrà tutta fiaccata
Mentre io tengo quel befà. Dor. Ma che diavolo bramate. Fai. Sta inanella . Dor. Eh prefto andate
Non mi fiate più a seccar . Fai. 1? aggio ditto non se ftà • Ip. 0Quetta uscita è un pò intrigata Dor.a" Ma col Basso fi farà . Ab.Fal.Lci Signora e assai sdegnata Bari a^ Ci sarà da contrattar. Ab. Via fatevi animo
Meco venite
Così la lite
Terminerà . Ab.Bar.ao, Madama amabile . Fai. Mia rispettabile . . ,
Se quella mano ♦ Dar.
so A T T O
Dor. Ve la concedo . Fai. an{ Ma oimè che vedo! Dar. " Qual novità ! ) Fai. ( Chefìa è Nannina ! ) Dor. ( Quegli è il mio sposo ! ) a 2. C©m' e potàbile , Come qui fìà . Dor. Airnè che f anima
Sento mancar . Fai. Aimmè lo spireto Mo m'esciarrà. Ab.Bar.(Son refi immobili lp* a 3» Che mai sarà . ) Ab. Ma cos' avete ? Bar. Che v' è successo? Dor. Parlar non posso: Ho il core oppresso* lp. Chi v' ha turbata ? Bar. Chi v* ha lionata ? lp. Forse quel birbo ? Bar. Forse colui . Fai. Mò mò ve conto ... Nuje fi mino duje..,* Dar. Ah taci o barbaro , o qui mi sveno . \ Ab.lp.a2M0 non fate . Dor. Io vengo meno...
Ajuto ajuto se v' è pietà . Ab.Ip.Bar.a$. Via fi soccorra . Fai. Eh lassa fa . Tutti Uh che nero laberinto
Come batte il core in petto . Dalla rabbia, e dal dispetto Vorrei dir . . . vorrei parlare . . . Ria ... non ... pos ... so ... ar ... ticolare Muto muto io retto già Ahi che pena, che tormento Queft' affanno egual non ha . entrano. " SCENA VIU. | Al fon/ina y ed Emilia . Em. /~^Ara la mia Alfonsina t'aflicuro v_J Che colla vira di voi Canterihe Spesso ci cambierei lo itato mio . Alf. Ma tutto- differente la penz' io ♦
JP !Ì I ÌI O. <2I
JEm. Oh , sei pur matta. Tanti regaietti Che sogliono mandar gli spafimati Non sona un bel piacere . Alf. Ma ancora voi
Non if avete da voftri innamorati . E,m. Io d'amor son nemica, e solamente Veder da sulle Scene goderei Spalimanti in platea i Cicisbei. via. Alf. La sà ben lunga . Ma nel giorno d' oggi Se d'esser regalata spererà Molti pochi in mia fè ne burlerà, via. S C £ N" . A r IX. D. F alloppio , indi Dori/Iella) e dopo Barone , ed Aiate . Fai. \/l Malora io fto pe perde V architrave, IV JL M )giierema ccà dinto da cantante. Cornine la lasso a Siena, e ccà la trovo •Nziemo co chel la Mummia de Malto . Ah , ca si l'aggio minano Me ne voglio vevere anche il fiero. E a quel tappo de Malto de Cappella Che 1' avarrà sbiata ... Oh teccotella . Dor. ( E? qui il birbo ; fingiamo . ) Fai. ( Vi che feccia de scorza de ceftunia . ) Dar. ( Borbotta ; non ha spirto di guardarmi.) Fai. ( La vorrià da de bello ,
Ma nò . . . sé potarria dì caso appenzato Arniammonce na rissa . ) Dor. -Ah -scellerato
Ardisci ancor di ftar in quefla casa? Fai. Già, me n'avea da ì, pe darre luogo De siizià co chella mez.i pimmecia De malto de Cappella , Ma no la spontarnje donna rubella. Dot. Air, ah , ah ? ah che beli' uscita a serio \ Fai Guè 7 vi ca io songo Meuecone Turco
sa ATT O
Non serve che baje armanno giarretelle Che il mio onor deturpato Cerca sango a barrile . Dor, Ah svergognato
Parli d'onore, e lasci in abbandono Una moglie ragazza Priva d' ajuto in mezzo .di una piazza, piange} !l Fai Ah ntapechera . Io te lassaje co zieta Che fìea bona , e facea la Mpignatrice • Dor. E tanto tu fidavi ... Fai. Fuje na beftia .
La vecchia fuorze te pigliaje pe pigno , E fenenno lo mese Te mannaje a mpignà a lo Monte granne# Dor. Birbo , quella morì . Fai. Morì zia Cianna?
E le sciammerghe meje che tenea pigno ? Dor. Che so . So sol che io abbandonata
Di viver con onor cercai la ftrada . Fai. Con onore ? Ah quanno chiagne
Me fa credere tutto . Dor. Sapevo un pò di mufica ,
K ai) or mi pofì a far la Canterina ; Fai. E quel pigmeo ? ,Dor. A caso l'incontrai
Dentro di una locanda disperato ♦ Intanto tu mi lasci Per una Canterina? Fai. Gioja te nganne. Io quanno te lassaje Miezo a no bosco fuje assassinato, E mmano a chille ladre Steva fta poverella Che poche juorne nante Aveva avuto lo carizzo ftisso; K chifte ... Po te conto lo decchiSt , Facimmo pace mo , no ne fia chiù *
PRIMO. 33 Dor. Che occhio malizioso, Fa/. Gioja ! Che prospettiva ftuzzicante. Dor. Quanto sei bricconcello . Fai. Lasseme magna a muorze fta macella Dor. Kd io ancor bacerò quella manina . 46 Catterà sor Barone . *3ar. Zitto s'è cicurato lo cantante,
La compagnia va meglio quann' è aunita . Dor. Vedi come son fatta rossa rossa. ?al. A te non me fa senso il colorito ,
Io pare che ho la febre scarlatina. ib. Che ne dite?
ìar. ( Mo vao trasenno a spagp . ) ^ or. Chi mi leverà più dal mio carino. ' ?al. Chi ne' ha da sparte ...
ìar. Io , birbo, malandrino. \ )or. ( Oh sorpresa ! )
ty. ( Oh subisso! )
ìar. Dint' a la casa mia fìe guattarelle. ib. In casa del Barone fi amoreggia.
E con chi poi? ìar. Con quefto Zebedeo . W. Vi la mmalora fi potea fà peo . \ar. Non ne' è che di , sò femmene , ed Oscia
Senza sape ca io songo
Con quefìa il principal interessato , ! E che già deftinata
L' ho per mia sposa se nce mbroscenava, al. ( Cossalute . ) Pe sposa .
Uscia . . . l'interessato ...
b. ( Faremo i conti sì beftia Indiscreta . )
?/.(Nc' avarrà quacche rata lo Poeta . )
?r. E lei .Madamma non risponne niente .
h. E* il delitto .
or. Signor sono innocente .
4% AlP ultimo dincelio.
> * Dar»
24 ATTO
Dor. Volete che vi sveli ? Fai. E che mmalora
Fosse quacche- nterzetto ♦ Bar. Io non capisco Tu chi malora sì . Fai. Ahj>e sapefte :
Rimbambito Baron quel che saprai' Per mia vergogna un giorno , J Ntorcia co» -non mi verresti intorno i Dor. Or dunque parlerò , ftatemi attenti .
(Osserva, tacile approva quanto dico. ] Fa. Di nzò c hello che buò. Ba. Vide che ntri i Dor. Per qyel gentil visetto
Amor mi parla al core , lì provo un certo effetto Un certo pizzicore I é
Che . . * non lo sò spiegar i 1 Colui. .. voi già sentifìe Che io dìfìi ... oh Oio pian piano ; Cioè . . . voi già vedefte . ai C'n io le baciai la mano . - ] Sapete chi è f amico ? Lo dico, o non lo dico, |flL E' il caro mio Papa . , *M\ Ah caro Padre amato Vi nascondete invano' ;i9v4ftiBI La mane , sì la mano Fétfa'-' lasciatemi baciar .
Papà bellino , se il permettete Il .Baroncino vorrei sposar. ( Abbi giudizio , fotti fìimar. ) . Via su pregatelo — Capacitatelo $ à E. bi buon cuore — Si spiegherà-* Mio caro Abate — Non dubitate^ Che ...quella mano — Per voi sarà. 1 Non vi capacita? Non i' a^provat* ^S! Bra-
PRIMO. a 5
Bravo con spirito , con graviti . Oh che spasso , che piacere Son omfuiì i povere! li Ma tra poco a mattare! li Tutti quanti io vò mandar, entra.
SCENA X.
D. F alloppio ) Barone , ed Abbate^ Ab. ^kTOn so capacitarmi ,
1\| Ma tingere convien per informarmi. Bar. Caro Papa perdona . Fai. (Lassarne Patrizà giacche so Patre . ) E lei che se credeva
Che io fotti quacche (luppolo a lo munno „ Bar. ( Ora mo nce lo ghietto chiatto , e tanno. ) Ab. Lei dunque è Padre a D. Djriftella. Fai. Qaella ragazza uscì da reni miei . Ab. ( Ribaldo non mentir . ) Ma Padre vero ? Fai. Per quanto mi ricordo, e più appurato
Lo si mia moglie , che l1 ha regiftrato . Ba. L'è Padre non nc'è dubbio. Hanno una faccia.
Orsù Papà giacché l'onore ho avuto
D'avervi in casa mia
La voftra figlia io voglio per mia sposa,
E affieme agghiuftarimmo mo ogne cosa. Ab. ( Acconsenti , che poi discorreremo . ) Fai. ( Vide ft' Abbate comm' è nghiovatore . )
Non è cosa , non voglio ammaliziaria. Bar. Chella pe mme , è ammaliziata , e bona^ Fai. Ne! ne' aggio proprio gufto . Bar. Papa caro io la voglio,
Anze vi che te dico
Me la sposo, e ffarrò sempe io cottico. Fai. ( Non è poco ca non m' esclude in tutto. )
Senta. Io quando dovetti maritarla , Vorrei per dir il ver bene appoggiarla .
6 Chi-
^ ATTO
Chifto ftà che bo jufìo n'auto vullo. Ab. Oh circa a quefto , non potrà ftar meglic Bar. Io porto ccà doje reseme de carta Di tutti li miei effetti , e minano a buje Porto da mo l'intiero guardarobba • Della quonnam mia moglie Baronessa E l'argento, le gioje , ed il contante. 'Ab. {Oh che bel colpo : accetta si birbante.] Fai. ( Vide che guajo. E cornine fìa oftinato.' Scafi agnammo.) Non e' è del mio decoro Uscia m'ha maltrattato, ed io non devo Unirmi più con lei di parentela. Bar. Ccà nce corpa l'Abbate, che m'ha ditte
Che lei era un cantante . Ah. L'Abbate non mentisce. In più Teatri Io flesso l'ho veduto recitare , ( T* ammazzo se hai lo spirto di negare . ] Fai. ( Accettammo.) Gnorsì chefìo è lo vero, AL È per comprova che io non so mentire Or qui tutti i Teatri In dove recitafte
Raccontare dovete in mia presenza.
Bar. Papà damme fto gufìo .
Fai. ( Auh co Papà Sto Cataletto me vo fta a zuca . )
Ab. 11 ritardo mi sembra ruftichezza .
Bar. Anze me pararria no miezo affronto ♦
Fai ( A chello che riesce . ) Mo ve conto . Settecento , e più Teatri Fra pochi anni ho cavalcato Mari , e boschi ho -spopolato ; Terre, e Ville sane sane, E nfi all' urze da te tane Se venevano appaìdà e Cantaje n aria nel Giappone Quaroio Jarba jea presone
Che
PRIMO.
Che al Portiero egli diceva Che lo jeva a carcera . Tu mi dissarmi il fianco, fitxx mi vorrefti oppresso, Ma gli alimenti appresso Mi paga il creditor . Feci in Spagna lo primm'ommo, Feci in Afìa la servetta, Ed in Fiandra , ed in Guasconna , Senta un pò da primma donna Che fracasso avea da fa . Son Regina, e sono amante/* E l'Impero io sola voglio Della moglie , e del mio oiior* Amici che credete Ch' io foflì quacche mummia Nfortnateve, vedete Che appiani! a bituperio Da uommim , e da befìie Sto fufto avette ognor. ( Si niente va a riflettere Che battana magnifica C avraggio mmiezo ccà . Ma piimmo che se nfuria Vedimmo de scappa . ) via* Bar. Ora chefta è na bella smatamorfa
Lo primm' ommo adde venta
Patre a la sposa mia? Ab. Intanto io filmerei
Cominciare dell' opera il concerto
Che per divertimento
D. Fall oppio ancor qui reciterà. Bar* Stasera a chèfto se ne e pensarra.
Fra tanto p' allegrezza
Jaaimo un poco a spassarece alla caccia
Fucrze a cheli' ox-a se sàrra abbiala L • ' . B % Mih
*8 ATTO
Milla mia , co lo Mafto , e co Madama. 'Ab. Son fuor di me, ma scovrirò la trama* SCENA XI.
Vafta Campagna circondata da alberi , due de guali lateralmente oppofti saranno isolati 9 Montuosa in fondo praticabile, dalla quale fi vedranno discendere a suo tempo i Cacciatoi* i preceduti da una banda d' iftromenti da Caccia . Dori/iella ve/ìita air Amazone , ed Ippolito de Cacc iatori , e dopo Barone , e D. F alloppio caricatamente vejliti , ed atmati .
GRate fiondi, selve amene Voi calmate il mio dolore Ah , che un cor che vive in pene Sol tra voi può riposar. Dor. Zitto iitto che bA Eco
Senti un pò che cosa dice Ipp. Dice sol che un infelice , Dor.aa Pace mai non può trovar • Bar. Papà mo veramente
Potimmo farce onore j Se tu si cacciatore Io pure sò spara . Fai. lo sparo egregiamente ,
Ma un pò d* apprenzione La porva del focone Me sole fa afferra . a a. Ora chi è chiù baiente Nfra nuje se vedarrà. Dor. Baroncino caro caro £.zr. Fata bella tu ftaje ccà?
Damme un poco fìa inanella . Dor. Prendi. iV.Auh. Dor. Non vuol Pap; Bar. Fallirne almeno n occhiatala*. Dar. Sei contento ? Ipp. Che bel gioco.
Bar.
B^r. N' auto poco . Pai. Avafta ccà . Bar. Dimme sulo st vuò bene
Al tuo amabile spelino . Fai J&k che biecchio marranchino . Dor. Ce lo dico. Fai. Ch'aggio a ft. Don Papà mio con tutto il cere
Il Barone io amo , è vero , Ma i' affetto mio primiero Devo sempre al miq Papà. Fai. Figlia mia nanze a lo Gnore
Vascia T uocchie , e solamente Te permetto onefìarnente Lo ncappato pettenà . Bar. St'arma mpietto pe contento
Già me sento sciulià. Ipp. ( Quello è certo un nuovo intrico ,' Qui da rider ci sarà .
®or'a2 ( ^ta PerF/ess0 M caro amico , Fai. Quefto è spasso in verità.) Ipp. vìa* In quejlo sì vede comparire sul? altura la. banda degP Ijlromenti da Caccia con Cac- ciatori , che calando a basso gradatamente vanno a prendere i loro pojli per la Caccia.
SCENA XII.
Abbate , Emilia f ed Alfonfina + 73 Er fugar le ascose belve JL Van latrando i cani snelli , Fan brillar l'amiche selve L* aure dolci , i vaghi aucelli , Ed i concavi metalli Fan le valli risuonar. PP% Ferma oh Dio, mio bene amato
Cara Eduige. *(f* Alt mio Tesoro . . . Ti ritrovo . . .
B 3 vf//.
Alf. Ti rivedo . . . Ipp. Ah che io manco . . • Alf. Oh Dio che io moro. . .
Sento in sen balzarmi il cor. Ipp. Ma chi qua ti trasportò . Alf. Venni appunto con colui ♦ Ipp. Dunque il ladro fu cofìui,
Ed io qui T ammazzerò . (a)
Meri , indegno paga il fio . Fai. Mamma mia che V aggio liuto , Alf. Ah non dar Idolo mio ,
Che poi tutto ti dirò f (/;) Ipp. QuelV indegno scellerato
Dopo avermi assaffinato,
Mia sorella si rubbò . Dcr. Mi consola tal notizia . Bar. Papà mio s'immortalò. Fai. Non è bero . Ne' è malizia. . ; Ipp. ^ Taci indégno , o mori qua . Bar AL La giuftizia la giuftizia Jpp. a 3, Queft' affare aggiufterà. Dar. A rubbare ancor ti dalli. Fai. Che nne saccio de fìi nghiafìi . Abb. Con che faccia puoi negar . Ipp. Su camina . Abb. Prefto birbo. Dar. Alf a- fi. S' ufi almeno più prudenza. Abb. Alla forca . Fai. Ma ncoscienza
Vi ca manco lo può fa. In gueflu fi sentono colpi di schioppi y e pi- /iole . Tutti s intimoriscono , e lr Abbate va su V altura a vedere . Fai. Uh ecajenza. Dor. Co* b fiato ? Fai. Io sò muorto . Bar. So agghiajato .
a 6.
(a) I/polito prende D. F alloppio, e vuole am- mazzarlo . ^
(b) Calano- tutti a b$sso al rumore in fretta.
PRIMO. 31
a 6. Ah che giorno è quefto qua .
Abb. Stanno in rissa i Cacciatori , Vi son morti , gran feriti , Sta la gente in due partiti, E una guerra fi vedrà ,
a 7. Ali fuggiam per carità .
f ^Zv^tT»***-
Dove corro . . . dpvè fuggo
Vado in qua . . . vado in là •'• . Vado in su . : . vado in giù . . . Oh che infaufto giorno è quefto Oh che orribile fracasso , Dove muovo incerto il passo Vò la guerra ad incontrar* Bar. a Bene mio ca fio tremmanno Fai. a^ Co li diente fio abbai latino O de vierme , o de terzana Io pe certo moro ccà .
Fine dell* Atto Primo •
B 4
AT*
ATTO IL
SCENA PRIMA. Atrio dei Coitile del Barone con loggia prattkabiie. 'Barone , Emilia ? ed Alfonjlna. 'Em.f XR fra tanti rumori
Abbiamo tralasciata la Commedia, 'Bar. La Ce \mmedia se fa
Si nibè avesse a far io la primma donna, iulo lo mrico volania appura, De Eòriftella , co lo si l'alloppio . Ezn.Queiìo è un suo amante3che l'ha finto Padre* Bar. No chiù . Alf Oh , v'ingannate.
( Io parlerei, ma tema dell'Abbate*) Em. lo ci scommetterei . Bar. Ma n' aje vitto caccosa ? Em. Vidi molto . Alf. V tutta apprenzione , Bar. Ma sentimmo e' haje vifto ncrofione + Em. Vidi sempre zitto zitto
L' uno , e T altra cicalar . Bar. Che nne dice ? Alf. Un gran delitto
Non mi sembra in verità . Bar. Passa nnante . Chefto lloco
Potea farle anche un Papa . Em. Cogli occhietti /qualche gioco. Bar. Mo ntoppammo. MfWi par poco. Em. Sempre infieme a core a core . ; Alf. Non ci badi mio Signore . . . Em. Quel pallor, queir occhio mefto... Alf. E* un inganno manifefto . Alf.Em. a i. ( Non mi posso più spiegar . ) Bar. Non chiù robba , ca la bobba M' è annozzata jufto ccà .
Alf
SECONDO. 33 Alf. Oh che lingua velenosa
Che invidiosa è auefta qua . Em, Oh che gufto è qiieito chiasso
Quefto è spasso in verità • partono.
SCENA IL D. F alloppio y ed Abbate . ' Fa*f~^^° ca Giove se spassa a breccearme
Common bardascio quann'hav'abbiftato No Paccheficche , o no Monsù fìracciato • Abb. Oh caro D. Falloppio mi rallegro . Fai. De che ? ca non so flato mpiso ancora? ;» Abb. Sei fortunato assai , il Cassettino Delle gioje del Barone Fra poco è in mio potere . Fai. Ne' aggio siìzeo. Abb. Ah , che dovrò durar molta fatiga Per rimetterti in grazia col Barone, Ed io intanto abbia tempo di fuggire . Fai. Non te piglia fi' appretto , Ab. Lo fò , acciò su di te caschi il sospetto . Fai. Gnò ? che mmalora dice ? Ab. Oh quello è accomodato . Il punto forte
Si è , che voglio portarmi Doriltelia. Fai. E a chefto puro avarria da pensarce io. Ab. Ripugni forse ? Fai. Abbà vi comme bello
Mine fìaje tiranno l'aria naturale. Ab. Ne foffi innammorato
Ctttq amico del core ? Fai. ( Auh sugi ione a doje pante. ) Non Signore. Ab. Dunque potrai trattar bene T affare . fV.(Non pozzo cchiù!)Si Abbate acciocché sacce
De tutto sì Patrone pmer Ccccam . Ab. Val quanto dir . Fai. Ca cheli a nV è mogliera , Nqn serve che pce pienze: bonasera.
B 5 A
34 ATTO
Ab. Tua moglie ? Fai. Moglie mia . AL Ah ah che riso ,
Oh che bella figura di marito . Fai. Tanto brutto te paro.
Vi ca non sarra tanto amico caro. AL Or ftk come (i voglia . lo per lei brugio. , Va preiìo . Corri ... Ah no da per me flesso Dirò... Farò... La prenderò per forza. Fai Pe forza ? E la juftizia ? * AL Ah non va bene. Lasciarla io non mi fido ... Oh che imbarazzo, Che rabbia , che veleno . . . Fai. E5 pazzo , è pazzo . Ab* Che farò ì Che mai risolvo ?
Fredda man mi ftringe il core . E' un miracolo d'amore Se io relifìo ai mio dolor. Ma fi vada. . . ma fi penfì . . • Gli dirò.. . nò non va bene, Dunque adesso... ah non conviene Chi m'insegna... chi mi dice..* Per pietà a un infelice . . . Un configlio o crudo amor. Tu mi guardi , mi deridi , Del mio duci ti prendi gioco , Ma non vedi, il fumo, il foco Del mio sdegno viperino . Quel vi un , quel bocconcino > Tu pretendi? ah faccia tofta ! Quanti affanni oh Dio mi colia La tiranna del mio cor . •"MBfft fu fio gradito,
Che amabil marito , «' Avanti Signori ShK^ liff^iiih"" meraviglia ?vtf* *
Si paga un carlino, Chi
SECONDO. 35
Chi /voi e veder. Son tigre son orso, Non vedo , non sento : Puoi far tefìamento , Sta pure in dover .
SCENA IIL D. ^alloppio y e Dori/iella . Dor. Ti /Ilo caro Menicone. Fai. 1VJL Addio Nannina . Dor. Tu mi sembri turbato ? Fai. Orsù vanirne dicenno
Io chi so . Dor. Sei il mio caro Maritino . Fai. N' è riempo de fa zeze . ! Alò sotta al mio braccio % Schiaffate in chifto punto , e ghiammoticenne. Dor. Discorriamola meglio o sposo amato. Val. Che buò discorre ? ca nce fta un concurzo Che non ottante il mio possesso antico Mo non pozzo affaccia manco lo congruo. Dor. Non dubitar , la robba è sempre tua . Tal. Era , ma mo è dedotta mpatrimonio , E non pozzo ave manco V alimenti . Sbignammo alò, ca già me so alluminato, Dor. (Ci vuol arte, l'amico fta oftinato . )
Sì prefto andiamo . Fai. E quanno? Dor. Adesso . . . Fai. T* aggio ntiso .
Dor/ Ecco partiam, ma qoì tu sarai ucciso. Fai. Acciso! e cornine? Dor. Via, che più fi tarda. Fai. Appurammo fta cosa . S Dor. No , no 9 voglio partire. Fai. Non ne' è pressa . Dor. Qui tutti son Vassalli del Barone, ? E se nQjl fuggiremo
B 6 * lin
$6 A T T O
Liberarci da tanti non potremo .* Fai. E mbè cornine facimmo ?
Lo Barone te v ò . L' Abbate ha ditto Ca vo fui cottico . Tu sì un terzo di carne, E a spartere pe tutte manco arrive . Ver. Piuttofìo auefìa notte Vieni sotto al balcon , mi darai un segno Ch' io calerò , ed uscirem d' impegno . Fai. Te canto na canzona . JJor. Attento a quel che fai . Fai. Cielo famm' asci priefto da fti guaje. tntr* S C E N A IV. Ippolito y ed Alfonjina • Alf. "VTOii dubitar mia vita
iNJ D. Falloppio è innocente • x*lp. Credo a tuoi detti , ma pensar bisogna Ln iìrada di salvarci» Àlj. Io non saprei . Mi perdo . lp. Ah sì , fuggir conviene •
Evvi qui una firadetta che conduce Fuori al Paese, Noi per ivi andarema Così entrambi da lor ci stiveremo . Alj\ Da te solo dipende il mio dettino . lp. Ah mia cara Eduige lo sa il Cielo Quanto per té penai , Ma de' passati affanni Scordo in quefto momento, Che sol di rimirarti ho il bel contento. Qual contento in seno io sento Non lo posso oh Dio spiegar . Quefto è il segno che io t'adoro Quefto oh Dio ti può bafiar. Presso a te mio bel tesoro Shdo ognor V avversa sorte , E la più spietata morte Chiamerò felicità . SCE-
*FaL \ Tta de chi ndn crede, e comme è scura. ±\ La tania <te la Stalla ccà me pare . Donca ncoppa ha da essere la loggia . Cca me neh tanto . Accordammo . Vèdimmo si risparcne a lo rechiamii^) c Anima mia diletta
Der0 II mio a/fiore-. Fai. Sei tu . . . f)an La tua spofina^ Faì£)or. a*i. Ahi dolce , dolce il core
WaL Oh -gioja ca te recupeto na vota*, E chi vò "Lassa echi è la mia Nanni na ^ Me noe ricotto <:o pece-, e tremeiiciniu Dor, Medicone. fai. Nanni. Dor. Tu dove sei •? Fai. Sto ccà bellezza * Dor. lo nop ti vedo affatto v -Fa/. CgA gioja do fta core .
T' aje arronzato ogne cosa . Dor. In quefto Fagottino ho 4e mie rofibe* :FjL Vi ca si gioja bella r Lontano fìa l'augurio Mfra io nuofto nce fosse capitato "QuaccoselJa minute del -Barone , Cornine fosse un rilorgio per esempio -Non c'-avè core mio n' ette de -scrupolo^ Perchè va a cunto de' servi zj prilliti.
$Dor\
Fai
Vienimi a consolar. -Dolce speranza aspetta Son tua nim dubitar >
Dunque son io . „ -,
Mi sento pizzicar .
B 7
33 ATT O
Dor. Bfcj, pian andiam di qua . Ab. ( Wr che sento uri suscito . ) Chi va IL, Fai. ho muorto.
ì)or. ( Oimè la voce dell* Abbate-. ) Fai. ( Che bello ncuntro apprimmo . ) Ab. ( Ma patini Doriftella. ) Chi- va la. Dor. ( Dì appresso a nie. ) Son ios e voi chi $ete. Ab. Amara Doriftella ^ Dor. Abate caro .. Ab. Come qui ? ìJor. D. Falloppio-
M'ha fatto qui cahre pey trovarti . Ab. Quanto ti devo amico mio garbata. Fai. Ho fatto il mio dovere . ( Sia scannato. }. Ab. Ho meco il cassettata
Delle gioje del Barone. Prefto andiamo,, Fai. Gnò ? che ve ne jate ? Ab. Si caro amico, so che un bacio vuoi. Fai. Chefto voleva . JDor. Vieni appresso a noi . viario . S C E- N A VI. D. F alloppio r Barone, e dopo Emilia ^ Barda dentro. rSOrìftella , Doriftella „ Fai. x J Yotta sciorte
Carreca sernpe pepe . Bar da dentro. Doriftella , Fal^ Uh mmalora , e mo addò scappa %
Non se nce vede Proqeta . "Bar. Mo menno:
Ccà fta chifto assassinio , Caccia mo Doriftella, O te faccio sghizzà Uà le cervella. Fai Signò lassareme ì pe carità ,
Si no arrivo a li frutte . Bar. Non te movere birbo na pedata .
Dì adda fta Doriftella ? Fai. Oh che nottata , Em,
S E C O N ì) O.
39
JEw. Signor Padre accorrete , Intel! poco fa rumore grande Nel voftro gabinetto 3 - Sono andata a veder , ed ho trovato che ii voftro casse tt ino s'han rubato > Wal. Signò ca chi.'lo
Si le damino chiù tiempo Già se ila carminio pe la via La caspia toja, e la cascetta mia* mar. CaQcaro . lo so lionato > Criate miei vassalli , Ccà nesciuno nce sente . Jammo da chella via chiamrnammo gente.^V Jal. Azgìo vifìo la finita. Oh che piacere, A Lucca me te parze de vedere . fugge \
Strada sotterranea con fabriche dirute , é veduta di Campagna. Alfonfina , ed Ippolito ^ Dori/iella, ed Abate % indi D. Fa/loppio y ed in fine- Barone con
Alf. T^\Ove andiam così soli, ed all'oscuro, Ipp. jLJ Idol mio non temer fìamo al lìcurG* Ab. Catterà! la lenterna s'è smorzata! Dot. Dove ridotta m'hai sorte spietata! Fai. Migro me che s'garrupo . Ab. Sento orente
Fermi amci , e fti^mo cheti . Fai Aimè che nciampecone
Zitto ca attento ccà no mascarone {a) Jeftasse acqua ca ftongo un po assettato^ 4b. Ferma . Fai. So muorto . Ab. Già t'ho ravvisato; Ribaldo a che vernili ?
S C K ff A
VII.
servitori con fiaccola .
dlf. Che imbroglio.
Fa*
,40 ATTO
Tal. Lo Barone . . .
Ab. Vedo un lume in diftànza : fiam per<ìut
Dar/ Cielo tu salva T innocenza mia ,
Ab. Il Barone è che vieti con gente armata
( Che risolvo ... al ripiego . .. )
Prenditi Doriliella sotto al braccio
Nascondi pretto quefto cassettino
£ non tarlo trovare
Fidati par di me non dubitare . ■Ab. Cedi indegno . > ■-. Bar. Ferba birbo . . . ip. Che sorpresa . . , Alf. Che subisso . Dor. Oh che imbroglio. .\ JV. Vi e' agfyisso . . . Ab. Gran rovina qui verrà-. -Bar. Caccia mo lo cascettino \ Ab. Prefto ladro malandrino % Fai. Vuje sbagliate . Alf. Egii è innocente . lp.Dor.a^2. Poverino! Non sa -niente -< Ab. Su tacete prefto olà . Bar. Diligenzia un po sì Abbatè V Tene un globo a le eccitate . Fai. Non fignore . E no tumore . Ab. Qui 'mi par che lia bel bello*. Fai. Non fignore . lo scarpello Che m'^è asciuto jufto ccà . Dor.lp.AJfM 3. Il meschino fa pietà. Ab. Vedi sotto . Bar. Vide ncoppa . Ab. Guarda avanti . Bar. Vide armo « Ab. Vedi qui» Bar. Vide. ila. Fai. Cchiù m* avite a mania. Ip.Dor.a a. Piano piano. Àlj. Cheto cheto a 3. Vediam tutto di quietar . Bar. Tutte zitto : Kccoio ccà .
SECONDO. 41
%\)or.Ip.a*. 11 deftin fjnefto, e rio b Quanto oh Dio provar ci fa ♦
fai. Ah non saccio bene mio 1 Cchiù lo cranio addove fìa .
Bar.Ab.a2. S'è scopierto già lo ntrico S1 è scoverto già if intrico Se in galera va V amico Oh che risa voglio far . OorJp.Alf.a 3, Se non fiete un cuor di sasso. FaL Se non fiete un cotrobasso . Il 4. Non venite a quefto passo Compaffione , e carità . SCENA Vili. Camera .
Emilia con una comparsa , dopo Barone , e Dori/Iella.
Em. K On occorr' altro ; a me poco interessa jL \i II bisbiglio di casa . Corri in Napoli adesso Trova un tenore , ed una prima donna, E se occorre l'intera compagnia Io T opera vò far in fede mia. entra.
Bar. Orsù mia Doriftella Saccio ca fi non era pe Falloppio .
| Sarrefti ora mia sposa .
Dor. Ma se Falloppio 'poi fosse innocente ?
Bar, Perciò l'esaminammo. Verità sotto pagliaccio, ad una comparsa.
fai, S' è abbarrucata con cuel catanaccio . SCENA IX. , D. Fa/loppio fra cu (iodi , e detti .
\Bar.f~\Rm taci, e respunne
x^J Tu primmo de venire prosa mia
i E certo ca non c jere . Dor. (Che àfmo! )
Fai. Cioè chesso se suppone .
Bar. Avimmo refiftenza già provata.
. Provammo la mancanza Man-
42 A T T O
Mancano in casa mia dnje necessarie
Cioè lo Cascettino , e Donzella
E tutte duje se trovano a te ncuollo ;
Vi fi non puzze ? Fai. E che ' ncè vole dittò,
Io co duje necessarie mpefto certo . Bar. Ergo tu fi convinto .
Siento mo lo decreto
Riguardo al cascettino
Essenno un corpo fìabile portato
3Ja luogo , a luogo , non se chiama furto ,
Tanto più ca mo ncè , primmo non e' era,
T' assolvo 5 co diece amie de Galera . Fai. ( Chisso è no ftipo de sconnelìiune. )
Si Barò pe pietà . Dor. Caro Barone • . . Bar. No chiù . Pe Doriftélla
Esaminammo il corpo del delitto ,
Essa è zitella? Fai. E ghiuflo a me lo spie . Nacque zitella, i Bar. Oh vedova , o zitella me la sposo
Ed ecco fatto n'auto decretane .
Via su venimmo a l'esecuzione, Dor. Ah.no Signore. . . Fai. Tu che buo eseguì •
Ncè manca il coftituto a lo Prociesso.
Oltre ca preparate
Tengo de nullità trentotto capò
Che ognuno è quanto a n' aglio mascolino Bar. Rene , fa il coftituto Babuino .
Va dicenno chi sì , qua è l' arte toja ,
A che fa ccà venifte . Dor. ( Non rivelar che mio marito sei
Che più lo sdegneremo . ) Bar. Prie (lo , te si addormuto ? Fai. Ecco accommenzo già lo coftituto . Sapp^ in primis c'a Puorto io so nate li mìo nomme non è D, Fallogio,
SECONDO. 43
Micco Turzo me chiamino Io scasato ì
Ho trent'anne d'allora nfi a mò?
( Che te pare , va buono nfi a chesso ?
Siente appriesso ca meglio dirrò. )
Fu mia Madre na donna d'onore ,
De mio Fati e non v' aggio parlato,
Ca morette pe cunto appurato
N'arino primmo che a me genero e
1 miei ftudj facette voi anno -
De vint'anne leggeva scorrenno
peci il Medico , e in tutto quel!' anno
Kzò chi venne da me s'atterrò .
Po facette l'appoja li barde
Jea inagnanno pe tutte fìe parte
Ma le spine che tene che ft' arte
Si ve cento , fìordir ve imh$
A la tavola aveva lo peggio
E po qui-nno se jeva ai passeggio
Le figliole correvano nnante
Sotto al braccio del proprio ncappato,
E na Gnora col pede sciancato
A me sempe appojar mi toccò.
lette fora . Mmè ncappo , me nzoro
Poco doppo la sposa chiantaje
Pe disgrazia po ccà la trovaje
Chi è la inaja sapere tu vuò ?
Mo te dico . . . nomlgnore
Mo se sparte aimè lo cere
Essa ... io . . . cioè . . . fnje chella ,
A%giò perzo le cervella;
Chella -ride, cWnto trotta ,
Cheli' abb-tte \ chift' abbotta ,
E io nfratanto a ito pontone
Pe l'arraggia lo preminone
Turre, turre sento ià . entra .
44 ATTO | ^
SCENA X. \ 1 \L Dori/iella , e Barone , indi Abbate ; e poi d
nucvo D. Fai /oppio fra guardie . r Bar.f^He mnialoia ha imbrogliato fto birbanti ^ V_j Pensammo a nuje fatella p Nchiudimmo i porci , e damme fta inanella' ^ ' 'Ab. ( Qui che fife?) ! r.
.Dor. Più tolto penserei ... > M
Parlarne quefta sera, fkrr. Che sera . Io fto che corro
Co lo ter mene a ora . 'Ab. Ora non va più ben. Servo Signore. Bar. Oh Abbate te nce voglio. Dor. ( Ora usciamo d'impacci . ) Sor Barot
Io sono maritata ,
E mio marito è il fìnto D. Falloppio
Che Menicon fi appella
Ed io Nannina , e non già Doriftella, Bar. E n zom ma ehillo mpiso
Sarria le sposo tujo ? Dor. Sicuramente Bar. ( Gomme pienze fi Abbà ? ) Ab. ( Non e è ne niente . ) Bar. Venga quel ri negato
Facimmo il facce affrunto ;
Rispunne a me . Tu a chefta la canusce? Fai. De vifk.. . Dor. Ahi . Bar. Ch'èfta Fai. Non è niente Signò , so tirature J^r.Nc'aje avuto maje..che ssaccio-.t'ha piada Fai. Me piace puro mo pe chefto manco. Dor. Ahi , ahi . Bar. Che àJ è ? Fai. S gnò so convalfioni . ' Bar. lo giù ntenno
Ca tu te fi ncappata co, fto mpiso • Ah* Ed egli avrà promesso di sposarla ; B n: TuttMia fatto lo birbo pe ngannarla .
Me fa pietà. Te squatratillo buono N<
Da
Ade
111
Che la
E
r,] Sa frai W
a
Vi-
'Or
Olii
SECONDO. 45
No lo vide eh' è museco. ah Ma io . . . Ab. Zitto . Bar. La facce. . . por. Oh Dio . . . Bar. La voce . . . 7 al. Ma io songo . . . Ab. Taci . \§ìar. Vide chelle gamme
Ca songo tanto ncoppa quant' abbascio . ih. Ci hai nessun dubbio? )or. Svelati . Fai. Sarrà . Dor. Parla . "al. E nzò a chi addimmanne no lo sa * \ar. A te consegno Abbate ft* assassino Ca pò ne discorremmo , E pe leva fta povera figliola Da miezo a talenganno, Addò fite vassalle A lo Cafino mio Che fìa fora al Faese cardatela E a Casecavallo
Lo Massaro mio viecchio consegnatela; \b. Da par suo veramente* mr. E decite a lo viecchio Ca nchifto punto manno a chiammà a Nspolf Fratertio D. Gu flavo Ch' è benuto da Spagna E pe isso mannarraggio pò a pigliarla Ca chillo pensarà a capacitarla . or. Ah Signor per pietà ... vi muova il piantò* il. Si Barò vi ca chella . . . jjla^. .Non sento più pietà. Ab. Va via ciantella» jr. ( Tentiamo un altra ftràda idi). La matta fingeremo . ) Sì vado con piacere al sacrificio Vittima volontaria io m'offro adesso Per il mio sposo Admete ; L'Oracolo fi adempisca Largp, largo ad Alcefte Io sono di Tessaglia la Regina .
Tal.
4* ATTO
FaL Ch'è sagliuta da vascio a la cantina. Ab. Par che ha dato di volta. Bar. E pazza certo . Dor. Eccomi nel!' Inferno
Tu Proserpina sei . Che brutto naso Oh che occhio tutto foco Non sei bellina, ed io ti voglio bene. Fuggi Piuton , che il can cerbaro irato Ti vieti da dietro , e intanto Ercole più non viene a liberarmi . Misera! oh che tormento Io qui morir dovrò . Che pena io sento . Se Taf... fanno, ed il mio pian...to La pie...tà non de ... fta al co ... r Fa ... te oh Dei che in quefto or..ro..r Mi sof ... fo t; ghi il pian ... to al...men Oh che riso smoderato • Ecco, Ercole in mio ajuto, Le mie pene ho terminato Vò a godere il caro ben . Ahi ! di nuo ... vo il pian ... to oh Die Il dolor mi to...glie il ria ... to - Quel can cer be .. ro ar ... rab., biatc M'im .. pe- di sce il pas .. so àn .. cor, Or son fuori dell'Infermo Su ridiamo allegramente Quella beffia impertinente Il campione incatenò . Ma qual nuovo piacere M* inonda in seno ? oh Dio ! Mio caro Admete Spofino amabile La fida Alcefte Con tanto giubbilo Al tuo bel seno Già lieta rendefi
Ed un balletto Vez-
a t. ^ u ìn jj 47
Vezzosa , ed ilare Con ogni grazia Qui formerà . Oh Dio ! da quanti inganni Refta queft'alma oppressa. Fuggite sì tiranni
Voi Cete iì mio terror. entra fra cujf. lari Non ncè meglio & Abbate, A fìo birbo pe grazia do Io sfratto E doppo me la sposo nnitto nfatto . entra . S C E N A XI. F alloppio y ed Abate . }af. /^He te pare fi Abbà ? vi addò mertrovo? ,.M. V_J ( Scopriamo ) Mi rincresce "Ma è tua Moglie da vero ? "JaL Cancaro ! E che ncè dubbio? h. ( Così fi feccia. ) Dimmi, e la vorrefti? \aL Si ncè lo gufìo vuoilo. b. Or conosci che amico ti son io Io vò far che tu flesso Ti prenda la tua sposa. zi. Viva amicone mio; E cornine faccio? Jò. Già il Massar non conosce Del Barone il fratello Vieni meco che adesso trave ftlto Lo spagnol fingerai
E tua Moglie così ti prenderai, entrano . S C E N A XII. Errone > ed Ippolito . ^ Ignor pietà la verità vi narro . tr.O M mal ora e che me dice ? Lo fi Abbate.
E un ladro soprafino . ir. E se chiamma pe nomme . . . Calandrino . Bar. E ussoria . Leandro è ii nome mio Che da Lucca facendo con Eduigge Da lui fui assalito E mi
E mi tolse il mio bene , e la mia robba Bar. E Alfonsina se chiamma . lp. Eduige appunto . Bar. Falloppio? lp. Menicone. Bar. E Doriftella? lp. Nannina , ed è sua Moglie . Bar. Aggio pei zo la Capo dint' a Ile mbruoglr lp. Le vicende a ciascuno
Il nome cambiar fecero . Bar. Nzomma de ciuco eftratte
Io n'aveva solamente la figura . lp. Or di puiiir queft empio è volira cura, viam
s c e n a mi
Cortile di casa rurale con cancello in fond che conduce ad una massaria . Veduta d' zìm beri in fondo . Nel cortile vi saranno carri , degli aratri , zappe > ed altro . D f>arte in parte mucchi di biade , e frutt1 'L secchi. Comparse di Villani, altri intent ad ammocchiar le biade , altri a paleggiarle Dorifìella sola , e poi D. Fai/oppio veftìto ca r natamente da Spagnolo
Z?or.^/^hi , povera Nannina sventurata
Dove ridotto t'ha la sorte ingrata Chi sa di in o marito Che ne sarà a quelY ora ? Potetti almen fuggir da quefto luogo? Ah che impofhbiì parmi . Son così vigilanti quei Villani Che tutt' i miei penfier saranno vani . Ma oimè che veggo inai ! Qual uomo qui iì avanza ! Io sudo, io tremo, io ? lo! Ah tutto a danno mio congiura il Cielo. (V Alto là , fos s; -ate
Alpoflìeme Dm Gutovos Che (a) Si abbandona Su di un sasso .
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SECONDO. 49
Che tra 1? avos , e bisaVos Dottorones de Sai manca, Conta fiento ventitré . ( Tutte quante a mano manca Si no scappo l'aggio affé . ) Ehi picaro! me diga Chien es Casecavallos los Massaros! x Es efìo eh bien! ombre de diablo3 toma Los foglios del Barones mi fermano E despuos la mucciaccia o viva , o muerta A chi con dos detellas oftè puerta ♦ (a) Es hermosa la ninna . br. Deh Signore . s1 inginocchia, fiat. Marcia carinas . . . jJDor. Ah vi muova il pianto . .. Fai. Lacrimas de mugheres todas' fauzas Alò : todos eftos onibres Che vajonos a chi . Io quiero solo Ablar colla mucciaccia. partano le comparsi. Gioja vi ca songh' io , vota fìa faccia . Dor. Tu Menicene ! oh Dio ! Io son fuori di me per V allegrezza . Come così veftito ? FaL Po te conto . Dor. Caro il mio maritino ! oh che piacere ?
Con quei baffetti quanto mi vai a gemo • Fai. Te pi aceno i baffetti . Dor. Uh tanto tanto . Fai. Core mio, arronza tutto. Dor. Or puffiamo partir. Fai. Gnorsì partimmo .
Ma muto ptuppo forte ancora avimmo» Dor. Qual sarebbe mai ? Fai. Poco da ccà lontano ncè V Abbate ,
Che ncoppa al cuorio tujo ncè ne vò afforza* Dar, Dunque qui refteremo . & (a) La co '7 ip ars a accenna Dori/iella dopo aver, letta la lettera ,
50 ATTO
E quefh gente intanto preverremo , Fai. E chesso manco è cosa, ca si chillo No ncè vede torna . Nfra nauto poco , Lo vide assomma ccà chino cj|. fuoco . Vor. Eh via non dubitar, che col mio piai Ammollirlo saprò, saprò da forte Incontrare per te fino la morte. Fai. Ca chefto.no lo ffaje. Dar. Tanto prometto . fW. Embè , fegnimmo caso Che fosse io mo V Abate , Tu cornine te resuorve . Dor. Fo nascondere pria il caro sposo. Fai. Buono nfi a chefto , e doppo ? Dor. Mi farò incontro a lui Ed affettando un pò la ssmplicina Prendo la man , la bacio , me la' Aringo E poi così comincerò a parlare M'avverti tu lì sotto a non fiatare. Semplicetta * innocentina
Fo de cianci , e dico allora I! mio sposo è lungi ancora, Ah non posso oh Dio partir . Fai. Petto! ella su cammina >
No me fa chiù jacovelle, Ca te ntorzo le mascelle Se con me non vuoi venir. Dor. Ah non date . Fai. Prelìo abbia . Vor. Non urtate anima mia
Perchè io vengo già con te . Fai- E accossì? Dor. Sotto fi suo bracci
Me ne vado da per me . Fai. Ed in tal caso io pò che faccio
Sto Uà sotta, e ftò a bedè , Dor. Non va bene. Fai. E che te pare?
Ciuffo ccà è lo concertato . Vor. Hai ragione sposo amato . Dun
or, or, cr.
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SECONDO. 5x
Dunque altera io le rispondo Sor Abate preiìo andate , Che io da qui partir non vo . ' fai. Mo va buono . E fi se mperra ? , )or. lo dirò sempre di nò .
Meglio gioja ; e fi t'afferra? )or. Mi fo indietro , e dico nò . hh Ma facitamo che il predetto Dia de mano a lo 'ilei letto La mia sposa che farrà ? )or.' Mi fo spirto. Fai Sì Fate! la. . )or. Prendo il braccio. Fai. Oh gioja bella, ^r. Vuoi ferirmi le dimando . al/ Mori sì, lui ti risponne . >or. làico .allor con petto ardito Sì ferisci mio marito Che lì sotto se ne ftà. Or la cosa com- è andata ? al. Che manna chi t'ha allattata
Oh che bella fedeltà . |r. Sgolino garbato
Finora ho scherzato, Per te nel mio petto Un vago uccelletto Formato s'ha il nido E i suoi piccioncini Carini , bellini Fan sempre ci , ci . il. Mcgliere mia bella
Pe te già fio core , S'è puofto a' rótti more m De gufto, e diletto
S' è fatto un laghetto, E attuorno le belle | Vezzose anatrelle | Me fanno ngrè , tigre . i f|% Carino . Val. Fateli a . E)ews
5^ ATTO SECONDO
Don Zi zi. Tal. Merolella . a a. Vicino a chi s'ama
Le pene, e i tormenti ,
Son gioje , e contenti
E quando fi brama
Si gode così #
SCENA Ultima. Barone, Ippolito, Emilia, AH on fina , e Bar. T> Arricielle alò arrenate JL) Sto birbante carcerate
Ca lo voglio ftrascenà. Ab. Tatti indietro. 1P. Ah ferma inde Tal. Non sportane . Bar. Sì ncaopato. Alf. Ribaldacelo. AL Ah crudo" fato!
Or non posso più scappar. Km, Piano non tanta furia
Si sappia almen perchè? Bar. Pecchè ca è n assassino . lp. Non dubiti tal' è . Bar. Amico mio carissimo
Lo boja t'agghiuftarrà-. Dor.Em. Signor Barone amabile Alf. a 2. Abbiatene pietà . Zp. In giorno sì proprizio
Si puole perdonar . Bar. Bene , ma dint' a natomo ^ Che sfratti mo da ccà. Ab. Signori assai ringrazio
La loro gran bontà .
E il mio coftume perfido
Prometto di mutar . Tutti. In sì lieto, e faufto giorno
Redi ognuno in allegria
Con sì amabil compagnia
Vogliam ridere, e briUar*
FINE.
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