C 3 7^& DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E pm CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE TAPAL1 , CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI "ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

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VOL. LXXXV. IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCL VII.

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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Continuazione e fine dell* articolo Univeesita Romana.

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I eh Si 3 fu sublimato al triregno il fiorentino Leone X de Medici, che die il nome d'aureo al meraviglioso suo secolo, e Secolo di Leone A' pur chiacuossi, pel cui magnanimo favore e munificenza fu insigne riformatore dell'università di Ro- ma, e promotore splendido della roma- na letteratura, pel suo incremento e de- coro. Egli in questo superò i più illustri predecessori, e insieme rese a' successori ardua impresa l'eguagliarlo. Portò sul- l'augusto trono del Vaticano il genio di sua famiglia eminentemente benemerita delle scienze e delle arti nella nobilissi- ma Toscana, nel quale articolo eziandio grandemente la celebrai colla storia, co- mechè il cognome Medici divenuto giu- stamente sinonimo di Mecenati. Il suo pontificato segna la fausta epoca del pub- blico studio di Roma, del vero suo splen- dore, e per le belle lettere e le belle arti forma il periodo della più luminosa glo- ria. Tosto compose la sua corte del fiore

de'dolti e degli eruditi; altri che godeva- no della maggior riputazione, li chiamò a Roma con onorifici inviti e colla pro- messa d'ampi guiderdoni. Così negli inizi del suo papato die saggio manifesto del suo letterario buon gusto e perfetto di* scernimento, e con tali principii fece con- cepire le più liete e propizie speranze di vedersi per lui rinnovalo il fortunato se- colo d'Augusto nell'alma Roma. Sparsasi dappertutto la fama del nobile istinto di Leone X iu promuovere e generosamen- te dilatare la sapienza, fece rapidamente accorrere in Roma un gran numero de* suoi cultori, conche giovò assai mirabil- mente ad eccitare il rinvigorimento de- gli studi, dal Papa lauto amati e stimati. Chiunque das5e saggio di valore nella let- teratura, era sicuro di ricevere da lui be- nigno accoglimento e liberal ricompen- sa. Leone X parecchi provvide d'im- pieghi lucrosi, ne promosse altri a cospi- cue dignità, non pochi ricolmò di doni e di pensioni, o sovvenue anco con copiose largizioni di denaro; a molli die onorifi- ca stanza iu Vaticano, mostrando pecu-

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liare inclinazione a'poeti e olla poesia, in cui avea facilità di comporre versi e un gusto sopraffino nel giudicare. In questo Il ohi a non poteva essere più adatta, poi- ché forse piìi che altrove-precipuamente dal secolo d'Augusto in poi, in cui la poe- sia salì al som ino grado di perfezione, qua - si sempre fu coltivata, e secondo i tempi potè vantare copiosa schiera d'eleganti e spiritosi poeti, massime trascorsi che fu- rono i secoli di barbarie e ignoranza, e seguita la coronazione col meritato allo- ro dell'immoralal Petrarca, il genio della poesia scosso dallo strepitoso e straordi- nario spettacolo , e calmate le civili di- scordie, riprese vivacemente l'estro e la lena canora e feconda: l'esimio suo valo- re prosperando con poeti ingegnosi e su- blimi, ornò d'uno de' suoi più splendidi fregi la romana letteratura. L'abbondan- za de'poeti fioriti in Roma, dopo che i romani cominciarono ad ammirare l'o- pere de'greci ed a gustare l'eleganti dol- cezze della poesia possente commotrice de'cuori e delle menti sirena incantalri- ce, si attribuisce ancora all'influenza lo- cale della città. Circondata da'memora- bi li suoi sette Monti e da amena e rigo- gliosa vegetazione, bagnata da salubri e limpide acque.tra versata dal trionfaleTe- ■vere che dignitosamente e placido scorre tra molteplici punti romantici e sorpren- denti di vista, doviziosa d'ogni genere di commestibili, benigno ha il clima, puris- simo e sereno il cielo. Di quel cielo ro- mano, ch'è forza confessare da'forastieri, che tanto nobilita e ingrandisce l' inge- gnosi nelle arti e nelle lettere, per l'am- pio e ridente orizzonte, il quale dilatan- do l'animo ne amplifica le idee; non me- no che dall' incomparabile complesso maestoso e imponente degli avanzi stu- pendi dall' antica romana grandezza , e sontuosità de' numerosi moderni edifì- zi,cheinsensibilmeute con respirare l'au- ra della vita il lontano si abitua al gran- de e al bello, al gusto delicato , intelli- gente e pai letto nelle belle arti ; ed il suo

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cuore a grado a grado si dilata in mez- zo a tanta copia di dovizie naturali e ar- tistiche. Per tuttociò la natura e I' arte ingenera nelle menti eziandio di que'che in Roma {V!) dimorano, immagini no- bili e conformi alla sua celebrità e magni- ficenza. Così gl'ingegni romani comune- mente sono svegliati, acuti, vigorosi e ar- denti, avendo inoltre l'animo franco e a- perto, proclive alla generosità e a nobili azioni. Nati e cresciuti colle più felici di- sposizioni alla poesia e inclinati«simi a verseggiare, anche improvvisamente, la natura die loro metalli di voce sonora d'o- gni genere: l'armoniosa lingua italiana parlata da'colti romani è la meglio pro- nunziata, sia con forza e gravità, sia con dolcezza e soavità, e per quant'altro ri- marcai nel voi. LXXVIII, p. 47> °"°* randocosì il gentile idioma sonante e pu- ro. Il naturale istinto de' romani per la poesia, facilmente si trasfonde fra molti di quelli, che sotto il fortunato cielo ro- mano vengono a soggiornare per diletto o per studi. Il gusto poi in Roma univer- sale per la Musica dell' Ufficiatura divi- na, e di quella del Teatro, compagna in- di visibile e seducente della poesia, col can- tare per genialità o arte, sempre più ri- scalda la fantasia, accende I' estro e in- foca a poetare con entusiasmo. Egli è per tutto questo, che in Roma quasi sempre fiorirono e fioriscono poeti, il cui nume- ro però non fu mai tanto copioso quan- to in tempo di Leone X, pel suo .singo- lare trasporto alla poesia , amando di goder la lieta e brillante compagnia de' poeti , rimunerandoli con munificenza , anche que'di merito mediocre premian- doli per animarli a salir coraggiosi l'erte cime d' Elicona, con questo ancora egli alimentando e propagando generosa in en- te la letteratura. Non fu pago il magna- nimo ed erudito genio di Leone X, e coi- l'efficacia di sue autorevoli persuasioni , e coll'eccilamento di liberali rimunera- zioni d' accender in tutti i petti I' amor degli studi. Imitatore del gran Nicolò V,

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gloria di Sarzana, adoperossi ancor esso fervorosamente all'amplificamento delle scienze, e procurò di dilatare e favorire per s'ingoiar modo in Roma la letteratu- ra. Quindi propose amplissimi premi, per- chè in ogni luogo si cercassero I' opere inedite d'antichi scrittori, perdonò a spese per riuscire nell'intento che conse- guì, e pubhlicò colle stampe a comune e- rudizione e profitto. Aumentò pure di scelti e rari codici la biblioteca Vaticana, al modo narrato anco nel voi. LXIX, p. •2 9.5; aprendo in tal guisa in lloma alle persone di lettere più vasto campo per i- struirsi.Ed essendo la cognizione della lin- gua greca necessarissima a più facilmen- te e fondatamente far progresso in qual- sivoglia scienza, appena divenuto Papa rivolse i suoi pensieri a stabilirne mag- giormente e propagarne lo studio. A tal uopo principalmente si servi dell'opera di Giovanni Lascaris, dottissimo greco, affidandogli la direzione e istruzione di molti giovani nobili dalla Grecia fatti ve- nire a Roma, pe'quali nella casa del ce- lebre letterato e poeta lesino Angelo Co- locci, alle radici del Monte Quirinale, a- pùe fondò il famoso collegio Mediceo, in cui con real munificenza provvisti d'ogni cosa potessero agiatamente coltivar le lin- gue e le lettere greche e Ialine. Del quale collegio riparlai nel vol.XLV.p. 236. Non vi fu in vero alcun genere di disciplina, o serie o amene, o utili o dilettevoli, cui Leone X non rivolgesse le sue cure e la sua generosità. Considerando quanto gio- vi all'ammaestramento degli uomini, spe- cialmente a'destinali al governo degli al- tri, la cognizione della Storia, istituì nel Campidoglio uua pubblica lezione di sto- ria romana, da esporsi per un' ora in tutti que'giorui in cui ivi aduna vausi i magi- sitali romani, in toro presenza e di chiun- que volesse intervenirvi. Ne dichiarò let- tore il romano Evangelista MaddaleniCa- podi feri o.eoU'.inuuo assegno di scudi 3oo da ritrarsi dalla gabella del vino che inRo- ma s'introduce. Roma quindi nel pontili-

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calo di Leone X vieppiù divenne la sede delle belle arti, il domicilio della scienza, il teatro su cui quasi tulli i più dotti uo- mini dierono luminose prove di talento e di molteplice sapere. In tal modo il se- colo XVI e Roma ebbero il primato nelle belle lettere e nell'arti liberali ; cioè nel secolo principalmente tanto celebrato ne' fasti letterari. Parecchi Roma dal suo se- no produsse, feconda sempre di genii su- blimi e d'ingegni perspicacissimi, anco del gentil sesso, e valga per tutte che io ri- cordi Vittoria Colonna, della quale par- lai pure nel voi. XLV1I, p. 87, quanto all'epoca di cui vado genericamente ra- gionando. Dico genericamente,perchè nel non mai abbastanza encomiato Renazzi trovasi un emporio e vero tesoro di eru- dizieni su tuttaquanta la letteratura ro- mana , de' suoi progressi e de' suoi illu- stri e celeberrimi cultori. L' accademia romana d'archeologia, che peli.0 in Eu- ropa avea istituita Pomponio Leto, rico- stituita e sussistente sotto Giulio II, più di tutto rifiorì singolarmente in tempo di Leone X, e con tal grado di rinomanza e di gloria al quale non era mai salita. Le radunanze frequenti di essa non po- tevano essere più piacevoli, più e- rudi te, presso qualcuno de'più beu alletti mecenati. Tra questi tenne distinto luo- go l'encomiato CoIocci,che di sue grandi ricchezze usava splendidamente a pio del- le lettere e de'letterali, la cui casa era for- nita di sceltissima biblioteca e di delizio- so ortOjCioè l'adiacenteal palazzo del Bu- falo uella via ora detta Chiavica del Bu- falo, e la teneva sempre aperta agli ac- cademici. Questi recavansi pure nell'ame- na villa, sulla ripa del Tevere, di Mario MafTei da Volterra, vescovo successiva- mente d'Aquino, Cavaillon e Foligno; e nella vigna del tedesco Giovanni Gorizio sul Monte Mario, che li banchettava. Fi - uidmenle ormai debbo narrare della ri- forma e incremento dell'università roma- na, felicemente operata da Leone X ; per cui i romani mossi da tauti benefizi e se-

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gnalati ornamenti fatti alla loro patria, pel i.° de'Papi decretarono a Leone X una statua in Campidoglio, e con solennissi- ma pompa l'inaugurarono con l'iscrizio- ne : Gymnasium Bonranum, Qitod Si- xtus IV novum yectigal comrnenlus, In salaria professorini} fundaveral , Acci- tisundiqiie viris doclissimis, Instauravil auxUque. Allorché Leone X ascese sul trono pontificio, l'università di Roma gia- ceva in notabile languore,perciò decadu- ta dalla sua floridezza e celebrità, quan- tunque il gran Giulio II suo predecesso- re l'avesse favorita. Per le guerre strepi- tose, da lui anche in persona combattu- te, gli animi de' romani distratti da bel- licosi spiriti, di conseguenza erano più rivolti a Marte dio della guerra, chea Mi- nerva dea della Sapienza, come fìnsero i poeti ; e le rendite assegnate alle pub- bliche scuole restarono in gran parte distratte: tultavolta il numero de' loro maestri forse era maggiore di quello de' discepoli. Appena Leone X pervenne al- la sovranità di Roma, in cima a' suoi pensieri concepì la pronta restaurazio- ne e accrescimento dell'università roma- na ; tutto compreso in questo concello, nell'alta sua mente trovò essenzialmente convenire od una Roma, che gli studi fio- rissero in tutte le liberali e gravi disci- pline. Quindi emanò la bolla Dum sua- yissimos atque uberes fruclus, de' 5 np- Tembrei5i 3, Bull. Boi», t. 3, par. 3, p. 370: De nuinere^itclorilateetprìyilegns ÌRecloris, et Beformatoruni , Leclornni- aite, et Scholarittm Studii generali* Al- inoti Urbis , et officio Bidelli. Con essa Leone X confermò quella di Eugenio IV sull'assegno della gabella del vino fora- stierca mantenimento del pubblico stu- dio. Tra gli ordinari professori, espres- samente decretò dovessero sempre <>ser- vene 3 insigni pel diritto civile, pel dirit- to canonico, per la medicina e filosofia, e con conveniente onorario; prescrivendo loro leggere nell'università ne'consueli giorn', e dopo le lezioni trattenersi al-

U N I quanto a soddisfazione degli scolari ; ed a'professori legali vietò d'esercitar nel fo- ro il patrocinio delle cause, solo permet- tendo nelle proprie case le consulte e le domestiche lezioni,imponendo multa du- plice e all'onorario corrispondente, a chi tralasciasse alcuna pubblica lezione. Per il diligente intervento alle scuole de'pro- fessori e degli scolari, ingiunse al retto- re e riformatori la visita personale delle scuole ogni mese almeno, e di due volte per settimana ad un riformatore. Coman- dò a'bidelli o ministri inservienti l'uni- versità, di registrare nel rotolo quotidia- no i professori che mancassero nell' ore assegnate, e poi di farne relazione a'su- periori. A'medesimi bidelli die l'incarico d'avvisare nelle scuole i maestri e scolari delle feste e ferie del palazzo apostolico, in cui solevano vacare le lezioni nell'u- niversità. Se poi i bidelli mancassero nel- l'uffizio, dopo I' ammonizione dovesserq multarsi d> metà del salario, e continuan- do nella trascuranza si privassero del- l'impiego. Rigorosamente ordinò la dili- gente paga dell'onorario a' professori , i quali però doveano dare la sicurtà di lo- ro permanenza. Tollerò nondimeno l'ag- gravio introdotto da Sisto IV delta riten- zione del 3 per 1 00 sugli onorari de'profes- sori, a favore del depositario della gabella, dello studio. A'3 cardinali capi d'ordine del Sagro Collegio (V.), Leone X com- mise d'aver cura speciale e protezione de' professori e degli scolari, sostenendo colla loroautorità i diritti, privilegi ed esenzio- ni concessi a'medesimi; procedendo an- che alla pena della scomunica , che de- cretò contro chiunque avesse osato vio- larli. Finalmente e non ostante il divieto degli antichi canoni, specialmente della decretale d'Onorio III, dichiarò lecito a- gli ecclesiastici d'attendere liberamente urli" università romana allo studio delle leggi civili, come assai opportune all'in- telligenza de' sagri canoni. Questi saggi provvedimenti produssero rapidamente ubertosi frutti. I professori tornarono a$«

UN I sidui alle proprie cattedre, e d'ogni par- ie concorse mi mero grandissimo di stu- denti, vedendosi le già deserte scuole ri- piene di scelta gioventù avida d'istruirsi. Leone X si compiacque tanto del felice e sollecito effetto di sue premure per lo studio di Roma, che ne palesò la sua sod- disfazione nel idi 4 colla bolla Quam o- mnibus fere nationibus j e vieppiù infer- voratosi a consolidare la romana univer- sità col culto religioso ingiunto in que- st'ultima costituzione, scelse poi copiosis- simo numero di professori, quasi tutti fa- mosi ed eccellentissimi nelle loro facol- tà ; come può vedersi dalla sumroenlo- vjita Lettera di Marini sul Ruolo de' pro- fessori deli5i^, in pergamena, trovato malconcio sopra un pubblico banchetto di rivenditore di merci, ed è il più anti- co che si conosca, gli altri cominciando dali53q. Nel ruolo Leoniano si contano tf8 professori , numero che I* università non ebbe mai ne prima e dopo, cioè i i canonisti, 20 giuristi,! 5 medici, 5 fi- losofi, ec. Noterò che tra gli 88 si com- presero, il semplicista oude l'università romana per la 1. 'ebbe la cattedra di bota- nica, i 1 3 maestri regionari, il rettore e i riformatori insieme calcolatici notaro de' riformatori, persino il bidello e il custode della campana. Tanto leggo nel Marini, Dunque non tutti erano professori.Quan- lo alle scienze esatte, osserva Renazzi,che soltanto in quest'epoca cominciarono al- cune a risorgere, altre a progredire; pe- rò l'università romana può vantare d'es- ser stata la 1 ." a introdurre la cattedra di botuuica, come dirò a suo luogo. Quanto al culto religioso procederò col Ratti, per- chè più recente e perchè espressamente ne trattò, lenendo presente il diligentis- simo Renazzi. Nicola Ratli, cancelliere del- l' università romana, egregio autore di diverse e interessanti opere, di cui mi gio- vai in questa mia (arroge per qualche a- nalogia, che anche qui ne ricordi una; V inserì, sopra gli stabilimenti di pubbli beneficenza degli antichi romani)) nel

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i833 pubblicò in Roma co'tipi di Gio- vanni Olivieri tipografodell'Archiginna- *io : Notizie della chiesa interna dell' Ar- chiginnasio romano , raccolte ec. Egli narra: Leone X, che meritamente può chiamarsi il i." fondatore dell' archigin- nasio romano, avendo trovatoli vecchio suo fabbricato poco decente per la capi- tale del mondo cattolico, tra le altre cu- re del suo glorioso pontificato, una delle prime fu quella di edificarlo di nuovo con più grandioso e magnifico disegno. Il lun- go braccio che guarda la via de'Sediari (così detta da'molti sediari che ivi o me- glio nella propinqua via de'Canestrari la- vorano: convien credere che un tempo fossero stabiliti nel rione Regola sotto la parrocchia di s. Maria in Monticelli, per- chè esiste altra via omonima. Nella no- stra ora ve ne sono pochi, e si protraedalla via della Sapienza alla piazza di s. An- drea della Valle. Propriamente molti se- diari sono nella via Canestrari , ove ri- siede la presidenza regionaria delle riu- nite presidenze de' rioni di s. Eustachio e Parione) fu opera di Leone X, i di cui stemmi gentilizi ne resero testimonian- za, conservatisi sino all'epoca repub- blicana del 1 798 sopra l'arco dell'atrio , che corrisponde all'odierna porta princi- pale d'ingresso dirimpetto (all'abbando- nata) chiesa e casa della nazione spagnuo- la (tale ingresso raramente si apre: l'or- dinario ingresso resta dalla parte della piazza di s. Eustachio), ed altre che tut- tora si vedono nelle volte delle stanze ter- rene, le quali essendo state appigionate ad uso di botteghe a diversi artigiani, da Leone XII furono ripristinate a comodo e uso dell'università, a cura del vigilan- tissimo relloieCristaldi poi tesor/ere mo- dello e amplissimo cardinale. Secondo la più comune opinione l'architetto della fabbrica intrapresa da Leone X, fu il gran Michelangelo Buonarroti, dichiarata di vaghissimo e bellissimo disegno, che for- se altri eseguirono come altre. Ma il Re- uazzi espressamente avverte, che sebbe*

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re quasi lutti i descrittori di Roma mo- derna abbiano francamente asserito die Leone X fece erigere la fabbrica del pub- blico studio, è però certo che n'ebbe solo l'idea e giammai l'eseguì. Conoscendo il Papa quanto poco onorevole non che in- comodo all'università fosse il non avere nel suo interno una cappella, nella quale si potessero adempire tutte le varie fun- zioni, tanto quelle che riguardano il cul- to divino a spirituale vantaggio de'lello- ri e della scolaresca, che le altre di sopra accennate, proprie del pubblicostudio,os- sia esercizi accademici e altre letterarie funzioni, ed eseguite fin allora nella vi- cina chiesa di s. Eustachio o nell'annessa sagrestia , ne ordinò la costruzione con quello splendore che conveniva all'archi- ginnasio, e corrispondente al suo genio. Frattanto richiedendosi non breve spa- zio di tempo e molla spesa, fece provvi- soriamente erigere una cappella in una fratte* scuola al sinistro lato della porla principale d'ingresso(riguardante la piaz- za di s. Eustachio, dice Renazzi). Essa fu dedicata a s. Leone I Papa, ed a s. For- tunato martire, il di cui corpo sembra che allora fosse collocato sotto 1' altare. Assai splendido fu il Papa nel provveder- la di cappellani pel suo decoroso servi- zio, e per comodo degli scolari. Fondò in essa una preposilura, che dichiarò di- gnità del clero romano, e due cappella- nie; e volle che coloro , che ne fossero provvisti, si chiamassero preposto e cap- pellani dell'accademia romana. Volle an- cora, che l'uno, che gli altri godesse- ro del diritto d'intervenire alle pubbli- che processioni ocolcapitoloLateranen- se, o con quello di s. Pietro, in piviale e camice (e il preposto anche con l'ulmu- ziae il rocchetto, dice Renazzi ; cioè quan- do non incedeva in piviale, almeno l'al- muzia non l'avrà con esso usata). Gliob- blighi del preposto e cappellani consiste- vano, nel celebrare allei nativamente la messa nella detta coppella in tulli i gior- ni di scuola, in primo crepuscolo, ed io

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un anniversario di solenni esequie nel giorno di sua morie per I' anima sua e degli altri della famiglia Medici, che fos- sero morti in Roma. Dispose inoltre, che quegl'individui di tale sua famiglia,! qua- li fossero domiciliati in Roma, godessero del padronato della nuova cappella ; il diritto poi di nominare e presentare alla prepositura e cappellanie spettasse al ret- tore e riformatori deiruniversilà,e l'isti- tuzione al rettore ancorché laico. Mollo distinti furono i soggetti nominati allo- ra per la i.* volta. La prepositura fu con- ferita a Filippo Beroaldo giuuiore bolo- gnese, segretario e famigliarissimo delPa- pa, professore d'eloquenza dell' univer- sità e custode della biblioteca Vaticana. Delle due cappellanie , una fu conferita a Camillo Porzio romano, successore al Beroaldo nella cattedra, «anonico Vati- cano e poi vescovo di Teramo; e l'altra a Giovanni Casoldo bresciano, cameriere segreto del Papa. Aftinché poi col decor- rere degli anni l'impegno non prevales- se al meritOjOrdinòchein qualunque tem- po alla prepositura non meno che alle cap- pellanie si dovesse presentare un pro- fessore romano dello stesso archiginna- sio, ed in mancanza d'un romano un fo- rense o forasliere, permettendo riguardo allecappellanie,che non essendovi un pro- fessore romano , potesse sostituirsi uno studente parimenti romano. La dote del- la prepositura fu assegnala da Leone X in annui ducali d'oro ioo di camera, e quella delle cappellanie in annui ducati d'oro 5o di camera per ciascuna, da pa- garsi sulle rendite del pubblico studio. Non solo Leone X aumentò notabilmente il numero de'professori e delle cattedre, ma accrebbe pure i loro stipendi ripor- tati nella Lettera del Marini, in tulli a- scendendo ai4,ooo fiorini d'oro, perciò noti furono sufficienti i proventi del da- zio sul vino forasliere. Le lezioni erano allora distribuite de mane et desera, non solamente ne'giorni feriali, ma anche ne' ili festivi, nun usandoli in quel Icmpo le

U N I tarile vacanze introdotte in seguito, ed e- ziandio nell'altre università dice vasi scuo- la ne'giorni di festa. Ogni rioneaveail mae- stro di grammatica, stipendiato ciascuno con 5o fiorini annui sulla gabella dello studio ; erano considerati un' appendice dell'università, dal cui rettore e riforma- tori dipendevano. Fra'dotti che Leone X innalzò al cardinalato, ricorderò Tomma- so de fio o Gaetano, professore di teo- logia nell'università; e Domenico Jaco- vazzi già rettore della medesima, ch'eb- be la principali parie nella riforma e am- pi iazione dell'università. Morì Leone X a'2 dicembre 1 52 i, e si principiò subito ad eseguir la di lui volontà colla celebra- zione dell'esequie, le quali però dagli an- tichi calendari si raccoglie, che insieme con tutte le altre funzioni letterarie tut- tavia facevansi nella chiesa di s. Eusta- chio , forse perchè la suddetta cappella non era abbastanza capace per contener- li la scolaresca e i letterati, che in gran numero vi concorrevano. Ma compiutasi poi la nuova chiesa esistente, sol lo Ales- sandro VII, l'esequie e le altre funzioni cominciarono in essa a celebrarsi, il che presentemente pure si pratica. Non più però l'esequie, come usavasi sul princi- pio , si fanno nel di anniversario . della morte di Leone X. Sin da'primi anni del secolo XVII celebravansi ne'giorni pre- cedenti l'Epifania, ne'quali duravano al- lora le vacanze Natalizie; e ciò s' intro- dusse per non impedire coll'esequie le le- zioni del 2 dicembre, e mortuale del Papa. Successivamente neh 683 trovasi per lai." volta assegnato il mercoledì di carnevale per la loro celebrazione. A ta- le deslinazioneavràsicuramentedato luo- go l'essersi pur stabilite annue solenni e- sequie per gli avvocati concistoriali e pe' professori defunti, le quali ora tutte si ce- lebrano nella i.J settimana di carnevale, come in tempo il più libero delle pubbli- che lezioni, come narrai nel voi. XXVIII, n. 56 e 57, descrivendo tali funerali an- niversari, rilevando il vestiario degl' in-

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dividili che intervengono, de'5 collegi e del corpo de'professori, e l'ordine del se- dere di ciascuno. Alla morte de'Papi si celebra nella chiesa dell'università un fu- nerale a spese dell'erario. In ogni anno dopo compiuta la pubblica ecclesiastica funzione funebre si recita in presenza di di tutto il corpo dell'università nella chie- sa adunato, da quel pubblico professore che di volta in volta si sceglie dal retto- re, un' orazio. ìe Ialina in lode di Leone X. Si deve credere, che insieme coli' e- sequie subilo si cominciasse a pagar giu- sto tributo di grata riconoscenza a que- sto gran Papa, come beneficen t'issi rno re- stauratore dello studio romano, celebran- done pubblicamente le gesta gloriose. Qualcuna di tali orazioni fu pubblicata da' loro autori colle stampe. Nelle Bis- seri, alle file dt Pontefici, di Novaes, t. I, p. 256, trovo queste due. Pompeo ti- goni professore di lettere umane nell'u- niversità: Oralio in funere anniversario Leonis X Romani Gymnasii fundatoris, habila annoi5Srj, Romae 1 588. Fran- cesco M.3 Gasparri professore di legge nel- l'università: Oralio in anniversario fu- nere Leonis X habila in Ecclesia Roma- nae Sapienliae, Romae^gS. 11 Renazzi loda quella del rinomato p. PaolinoSco- lopio bravo professore di rettorica, reci- tata e data in luce nel 1 7 1 5 ; e parla della propria che dedicò al cardinal Stefano Borgia : Philippi illariae Renazzi advo- cali et antecessoris romani, De Lau- di bus Leonis X, O ratio in tempio Ar~ cìvgymnasii Urbis habila vi Id. Fe.br. mdccxciii, in anniversariis ejus Paren- talibus, Romaeex Officina Salomoniana. In conferma che tuttora si celebrano in carnevale l'esequie di Leone X, degli av- vocati concistoriali e de'professori, ripro- durrò il riferito dal n.°i 1 del Diario di Roma 1842 , poiché prima il Diario ed ora il Giornale di Roma, riferiscono tali funzioni. » Lunedì 3i gennaio nella ven. chiesa della Sapienza di Roma, addobba- ta a lutto, si celebrarono le anniversarie

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(esequie per la sa. me. di Papa Leone X. Finita la messa solenne, il sig.r avy. Giu- seppe Capogrossi romano, pubblico pro- fessore di giurisprudenza in quell'archi- ginnasio, censore d'onore dell'insigne e pontifìcia accademia di s. Luca, pronun- ziò un'orazione latina in lode del suddet- to Pontefice; e seppe con tratti maestre- voli ed energici dar risalto alla rara virtù della Sanlilàdi N. S. Papa GregorioXVI, che, emulando Leone X, governa sag- giamente la Chiesa, e accorda ad un tem- po la sovrana protezione alle scienze e alle buone arti, e di nobile patrocinio fa- voreggia chi le coltiva. Intervennero alla (unzione i collegi ei professori tutti del- l'università romana, e vari letterati d'o- gni ordine, che fecero i meritati applausi iil eh. oratore. Nel giorno poi di vener- dì 4 febbraio si celebrarono nella stessa chiesa dell' Archiginnasio Romano due altre solenni esequie, una pe'defunti avr vocali concistoriali, e l'altra pe' defunti lettori di Sapienza; e vi furono presenti i signori avvocati concistoriali e i signori professori dell'università romana". Carlo JWlolomeo Piazza, che nel 1698 pubbli- cò I1 ' Enwologio Romano, trai. 1 ? Delle accademie Romane, cap. 3 Del celebre /irchiginnasio o ateneo ovvero JJniverr sita della Sapienza, riferisce. •> Il vener- dì di carnevale nella chiesa della Sapien- za si fanno l'esequie anniversariedel Pon* teliceLeone X, benefattore liberale di que- sto studio, con musica, e con 1' orazione lettino in lode di esso, che si suol fi re da uno de'professori della medesima univer- sità- Et il giorno seguente si celebrano l'altre esequie anniversarie per l'anima di tutti gli avvocati concistoriali defunti, fon l'assistenza nell'una e nell'altra fun- zione de'medesimi avvocati concistoriali C de'professori della stessa università. Un* idlra finizione funebre in suffragio del- l'anime di tulli i lettori della Sapienza per pia istituzione del sig.r GiuseppeCar- pani romano, lettore di legge civile e ca- nonica ( per auui e fiuo al i6t) 1), di

UN I non minore esemplare pietà , che di se- gnalata dottrina, di cui abbiamo goduta la conversazione letteraria". Dell' istitu- zione del Carpani di quest'annue ese- quie, per le quali lasciò 7 luoghi di mon- te, in più luoghi ne parla anche il Re nazzi, nelle notizie biografiche del me- desimo; per cui e per aver lasciata la sua libreria alla biblioteca dell' università , » questa ed a' professori la sua memo- ria sarà sempre cara e preziosa. Lo stesso Piazza discorre nel cap. 1 1; DelVaccade- inia deg l'Intrecciati in casa del fu d.r Giuseppe Carpani. Questi che ne fu il promotore, pei* alludere al suo genio le die per impresa una siepe fiorita, col mot- to ; Munit et ornat ; dandole perciò il nome à! Intrecciati. Volle cos'i esprime- re, che lo studio delle materie legali, per sua natura aspro e faticoso, si può facil- mente conformarlo con quello assai più giocondo e dilettevole delle belle lettere, Ne fui. "principe il celebre Carlo Cartari avvocato concistoriale. Lo scopo del fon- datore fu pel maggior esercizio nella giu- risprudenza de'giovani studiosi, nelle que- stioni legali più intricate, e per addestrar- li ancora nelle belle lettere, poiché ama- va l'erudizione ed era inclinato alla poe- sia. V accademia fiori e fu frequentala dalla più scelta gioventù e dalle persone più gravi della città, e molti meritarono d'esser promossi a elevate dignità , e al cardinalato Massimi e Buonvisi, A chia- rire 1' epoca in cui vado percorrendo e i disastrosi avvenimenti che la segnalaro- no, fa d'uopo deviare alquanto dall'ar- gomento, sebbene in sostanza in esso si rannoda pe'fatali risultati. Intendo accen- nare a quel periodo di tempo che la mi- sera Italia fu disputata, per la disunione de'suoi principi, da'francesi e dagli spa- glinoli e imperiali. Da ultimo a tale stu- dio diffuse non poca luce il benemerito letterato Tullio Dandolo, con pubblicare illustrati i Ricordi inediti di Gerolamo Moro ne gran cancelliere dr II' ultimo du> ca di Milano, ivi 1 855. Ne contezza

UN 1 la Ch'illà Cattolica nella serie 3.", t. 6, j>. 32i. Girolamo Morone o Moroni fu uno de'più destri negoziatori politici del suo tempo. Entrato di buon'ora al ser- vizio de' suoi signori Sforza duchi di Mi- lano (Z7.), si formò alla scuola di Lodo- vico il Moro, il più dissimulatore tra'prin- ripi d' Italia. Manifestò sotto di lui rari talenti per le negoziazioni diplomatiche, ma co'principii falsi e furbi di Macchia- vello segretario fiorentino. Divenne can- celliere de' principi suoi figli nel ducato milanese, e governò lo stato in nome di Massimiliano Sforza pressoché imbecille, e l'indusse alla capitolazioneche pose Mi- lano in signoria de' francesi, e il suo si- gnore divenne loro prigione. Egli però tosto si recò a Trento presso il fratello Francesco 11 , in cui sperava trovare più risoluzione e più talenti. Moroni, dopo a- ver spiato lungo tempo il destro, venne a capo di persuadere l'imperatore Carlo V sovrano della monarchia spagnuo|aeLeo- ne X,a collegarsi nel«*>2i per cacciare d'Italia i francesi, e ristabilire Francesco Jl nel ducato di Milano, la quale aprì le porte aProsperoColonna generale di Car- lo V, e il Moroni ne prese possesso in no- me de| suo sovrano. Neil' ultimo de' ^ libri mss. del Moroni, si comprendono i ricordi dal eh. Dandolo illustrati, per rischiarare la storia de'primi 3q anni del secolo XVI, massime da|i5i5 al i53q, perchè il Moroni ebbe mano ad ogni tra- ma politica nelle cose italiane dique'tem- pi infelicissimi. Il Dandolo volle purgare la profonda sagacità e l'alto ingegno del Moroni dall'indegne calunnie di cui fu tanto oltraggiata la sua memoria, per te- nebrosa e versipelle politica, da altri in- vece portata a cielo, come modello di sa- pienza civile e italiana. Dice la saggia e perspicace Civiltà Cattolica, intorno a qualche punto la difesa del Dandolo non biscia che desiderare, ed è compiuta; in altri non basta a dileguare i gravi so- spetti di cui va macchiata la memoria di quell'uomo di stalo,massirae nel frequen-

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te variare di sua condotta e di pescar chia- ro nell'acqua torbida, cioè di conseguire l'utile senza curarsi del giusto.

Morendo Leone X,inRoma rimasero le cose altamente sconcertate da' gravissimi debiti da lui contratti per sostenere l'enor- mi spese della guerra, che ardeva anche per la ricupera alla s.Sede de'suoi domimi di Parma e Piacenza. Gli fu sostituito lo sconosci uto e calunniato cardi naIFIorenzi vescovo di Tartosa, nel qual articolo pro- pugnai le sue virtù e sapere, dal Renazzj con altri creduto di Salò, ma veramente d'Utrecht. Ritenendo il nome, si chiamò Adriano VI, e dalla Spagna, ove trovava- si, si condusse in Roma, con cattiva pre- venzione per la sqa austerità e contra- rietà a'poeti e ad altri studi, egli essen- do dottissimo nelle scienze sagre. Perciò la maggior parte degli eruditi si ritiraro- no da Roma , ed i poeti ammutolironsi (tranne i Satirici mordaci) o scomparve- ro. Esausto affatto l'erario, Adriano VI si trovò costretto a revocare le prodiga- lità esercitate dal predecessore, anche con impieghi e uffizi d'alcuni eruditi in rimu- nerazione di letterarie fatiche. Le quali cose gli concitarono il malcontento e l'a- lienazione de'letterati, i quali colla poten- za abusiva della penna e della lingua, sdegnosamente ne denigrarono la memo- ria ; e la romana letteratura temè forte di sua depressione. Tosto la morte, do- po circa i 7 mesi di pontificalo, dileguò le apprensioni dello studio romano, ed i let- terati aprirono l'animo a lusinghe di ve- der per loro rinascere i lieti giorni di Leo- ne X, allorché neh 5s3 ne occupò la se- de il cuginoClemente VII de Medici. Que- sto Papa non era privo d'amore alle let- tere, né mancava di propensione a pro- teggere e beneficare i letterati, anzi a- vea secondato il nohil genio e la muni- ficenza verso di loro del cugino. Richia- mò quindi i letterati ch'eransi allontana- ti da Roma pel severo predecessore, e con impegno si die a far fiorire la letteratu- ra e mantenere in vigore il pubblico sin-

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dio, che di nuovo venne frequentato da copioso numero di scolaresca natia e si straniera. Intanto minacciava rovina, per vizio di costruzione non ben solida, il magnifico edilizio fatto innalzare da A- le.»sandroVI per usodelle pubblichescuo- le. Avea già Leone X, sin da quando fe- ce riattare una delle scuole e convertir- la in cappella, designato di ripararvi con ristorare e ampliare tutta la fabbrica, e con aggiungervi anche una nuova cap- pella o chiesa abhaslanza vasta per cele- brarvi ogni letteraria funzione, come ap- parisce dalja ricordala boUaQitam omni- bus fere natìonibus j è però certo che n'ebbe soltanto l'idea, e non mai si ac- cinsead effettuarla. Il Ratti che narra l'e- secuzione , veramente non la prova con sicure testimonianze o con documenti. Il suo asserto lo fonda sul riferito da Fran- zini neli653, nella Roma antica e mo- derna, dal Bottali nelle note alla l'ita di Bonarroti del Vasari, che cita l'au- tore della Roma antiòm e modernaslaiii' pata nel i^.'To, i quali tutti appena dis- sero l'edilìzio della Sapienza essere o credersi disegno del Bonarroti e princi- piato da Leone Xj indi proseguito da Si- sto V e da Urbano Vili. Soggiunge Ite- nazzi, Clemente VII bensì ordinò e fece e- seguirela riparazione dell'edifiziocosti iti- lo da Alessandro VI, coinè asserisce An- drea Fulvio scrittore di que'tempi e te- stimonio oculare. Quindi osserva il Re- nazzi,che lo stemma pontificio de'Medici, diesino agli ultimi (empi dello scorso seco- lo esistè nel prospetto interno del presen- te edilìzio dell'università, dirimpetto alla suo chiesa , dovette appartenere non a Leone X,come lutti i riguardanti crede- vano, ma piuttosto a Clemente VII, che con esso l'ebbe comune, ed esservi slato uel suo pontificalo innalzalo in qualche parte della fabbrica da esso rinnovata, donde si sarà poi trasferito nel detto luo- go ove si mirava collocato. Le cure di Cle- mente VII ne'piimi fervori del suo ponti- ficato, si resiti usuro solo a conservare e

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restaurare il materiale edifizio dell' uni- versità, ed in sostenerne il decoro con de- stinare uomini dottissimi a occuparne le calledre.Ma presloilPapa si raffreddò nel- l'i mitare i gloriosi esempi del cugino, poi- ché la sua naturale inclinazione al rispar- mio, vinse in lui ogni altro riguardo; ces- sò dal premiare le letterarie fatiche de' dotti, anzi giunse a sottrarre a' pubblici professori dell' università i loro stipendi, e a rivolgere per qualche parte in altro uso i proventi sulla gabella del vino fo- rastiere, che inlroducevasi in Roma, de- stinali al mantenimento di quelli. Le qua- li cose contribuirono ad accrescere l'av- versione contro di lui già concepita dal po- polo romano per l'avanie de' suoi mini- stri. Ma egli raccolse amarissimi frutti di sua malintesa parsimonia , e ne fece ri- sentire a Roma i più funesti e deplorabili effetti. Nell'ostinate contese tra l'impera- tore Carlo V sovrano della mouarchia di Spagna^ Francesco I re di Francia,C\e- mente VII invece di mantenersi neutrale, cambiato più volte partito, finalmente si collegò co' francesi e veneti in difesa del duca di Milano. Dappoiché nel 1 5a5 fat- to prigione Francesco 1 re di Francia da- gl'imperiali sotto Pavia, volendo Girola- mo Moroni scuotere l'insopportabile gio- go degl'imperiali, propose al suo signore Francesco 11, alla repubblica di Venezia, ed a Clemente VII d'unirsi a'francesi; di più tentò di guadagnare il marchese di Pescara generale di Carlo V, e gli olhì in compenso il regno di Napoli. Il marche- se dissimulò, finse di prestare orecchio a tali seducenti proposizioni, e poi fece ar- restare il cancelliere Moroni e l'inviò pri- gione a Pavia, spogliandoli duca di Mi- lano de'suoi stati. I Colonna partigiani di Carlo V cominciarono in Roma sle^.i la guerra contro il Papa, che fu costret- to rifugiarti in Castel s. Angelo, venen- do saccheggialo il Valicano e parte del- la Città Leonina. Per un'apparente cal- ma, Clemenle VII commise l'impruden- za di licenziai le truppe che uvea assol-

UN ! date, per inopportuna economia, e ad in- sinuazione dell'avaro cardinal Armellini camerlengo , il quale ne pagò il fio coti perdere poi nelf orribile sacco di Roma (A'.), che vado ancor una volta e con in- dignazione a ricordare, la più parte de' suoi tesori e per tristezza anche la vita. Continuando la guerra contro il Papa, si fece una tregua ; ma senza curarla, il ge- nerale imperiale d' Italia contestabile di Borbone si propose di marciare alla vol- ta di Uoma. Però trovandosi senza dena- ro per mantenere il suo esercito, profer- se ad alcuni prigionieri di stato di rila- sciarli mediante un riscatto. Moro ni di tal numero ricuperò la libertà per 20,000 fiorini. Il vecchio insinuante ed accorto e grand'uomo di s lato, riuscì presto a gua- dagnare l'intera confidenza di Borbone. Ne divenne il segretario e ih ."consiglie- re, e T accompagnò nella spedizione col titolo di commissario generale del Teser- ei to imperiale. Inoltratosi il contestabile verso la città eterna, con feroce e rapace esercito di spagouoli, di tedeschi fanatici eretici, e di alcuni raccogliticci schiuma d'Italia, a'6 maggio 1 527 espugnò Roma, sebbene vi cadde estinlo,succedendolonel comando il principe d'Orange. Fuggito il Papa in Castel s. Angelo, Roma immersa nel pianta non ebbe mai forse giorno più. funesto e luttuoso, notte più terribile e spaventosa. 11 furore de' vincitori non la perdonò nel primo impelo a sesso, età e condizione: generale fu la strage, le de- predazioni e la rovina; logrimevoli cala- mità e orrori che si protrassero per più di due mesi, con devastazioni, incendi e distruzioni di edilìzi, di preziosi monu- menti e di sceltissime librerie. Profanate furiosamente le chiese, violale matrone e sagre vergini, i cardinali e prelati espo- sti nelle piazze a'più infami e umilianti ludibrii; tutti i ricchi e. quasi tulli i cit- tadini, e persino i fondatori de' Teatini (V .)t patirono tormenti se non consegna- vano gli effetti di valore da loro pos- seduti, fra' quali que' professori e lelle-

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rati cui non fu dato fuggire (lasciando in balia dettar bari le loro sostanze que' ch'eransi posti in salvo), molti perdendo- vi libri, roba e vita pe'crudeli strapazzi e strazi inauditi. Dagl'infami soldati si di- strussero preziose biblioteche, anco per scaldarsi, o per far cuocere ie vivande! 11 sempre deplorando sacco di Roma del 1527 riuscì fatalissimo alle lettere e al- le arti, ed a' suoi cultori, a qualsivoglia genere di studi , come eloquentemente compianse il celebre bellunese Pier Vale- riano professore dell'università e uno de' più insigni letterati, col suo libro: De in- felicitate lilteralorum. Così decadde in un baleno nella miseria e nella desola- zione della spogliata Roma tutto il vi- gore degli studi, e lo splendore disparve della letteraria sua gloria. Poteva impe- dire in buona parte tanti eccidii France- sco M.' 1 duca d' Urbino : noi fece ! In ve- ce, e al modo che dirò anco collo storico De Rossi, Girolamo Moroni aderì alla li- berazione del Papa, in che i ministri di Carlo V erano assai discordi: il principe d' Orange era un eretico, e Ugo Mon- cada un cattivo cristiano. Dopo 7 mesi di assedio, riuscì a Clemente VII di eva- dere da Roma travestito , colla lettiga somministratagli da Moroni, il quale era succeduto nel commissarialo con Filiber- to d'Orange, che i soldati a\eano sosti- tuito al contestabile, e di esso pure ne di- venne il confidente, al consiglio del quale in questa guerra gl'imperiali ricorrevano come ad oracolo per deliberare e ben go- vernare ogni cosa. Anzi a sua mediazione principalmente, a' 3 1 ottobre era slato concluso il trattato per la liberazione di Clemente VII, che diffidandone preferì poi l'occulta fuga in Orvieto, la quale fa- vorita da Moroni, in ricompensa fece in seguilo vescovo di Modena il di lui figlio Giovanni Moroni, che divenne celebra- tissimo cardinale. Inoltre il Papa die al Moroni un regalo di più che 1 0,000 ducati in tanto grano che aveva nel pa- trimonio di Corneto. L'operato del Mo-

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roni Io descrisse ancora De Rossi, Me- morie storielle de' principali avveni- menti politici d' Italia, seguiti duran- te il pontificato di Clemente VII. Di più Girolamo, da Carlo V fu crealo du- ca di Bovino, e d' 80 anni tnoiì all' as- sedio di Firenze. Per quanto il Dandolo sia persuaso die Moroni si sobbarcasse ni commissariato cesareo per alleggerire culla sua autorità le calamità die gl'ini* periati inflissero alla sventurata Italia e all'infelice Roma; alla Civiltà Cattolica invece sembra per lo contrario , ebe la penna, il senno e l'accorgimento finissi- mo da lui adoperalo nel condurre le co- se politiche e militari degl'imperiali, die sotto gli occhi del Moroni fecero in Ro- ma 1' accennate atrocissime cose , servi piuttosto a vantaggio de'nemici il' Italia e della s. Set\e; che. se la sua lettiga ser- vi di scampo al Papa, questo solo prove- rebbe ch'egli abboniva da ogni eccesso contro la persona del Vicario di Gesù. Cri- sto. Tultavolta potè forse il Moroni tem- perare alquanto la ferocia delle bande im- periali che manomisero Italia e Roma. Pel lungo soggiorno di tanta straniera e fero- ce soldatesca,Roma m ridusse a deplora- bile stato ch'è più facile immaginarsi che descriversi; basti il dire die ormai conta- va appena 3o,ooo abitanti, i quali più o meno risenti vansi della pubblica calami- tà. In tanta miseria e perturbazione di co* se , rimase pure abbandonato e deserto il pubblico studio. De'professori, chi era fuggito, chi fu ridotto all' estrema mise- ria.alcuni rimasero oppressi da gravi ma- li contratti pe'soflerli strapazzi, altri an- cora infelicemente morirono, dopo aver con dolore veduto preda delle flammei libri raccolti con grandi spese, e gli scrit- ti frutto di lunghi travagli. Quindi man- carono non solo i maestri per insegnare, n-.n ancora chi avesse la voglia o I' agio d'apprendere , comechè dispersa la sco- laresca, massime i forestieri, e molli di es- sa probabilmente saranno restali vittime di tanta catastrofe. Tullavia vi fuchi al-

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loia pensasse a finsi provvedere d' una cattedra vacante di lettere umane, e non mancò Clemente VII di spedirgliene, dal Castel s. Angelo dove slava assedialo, il breve di collazione a'7 luglio del ferale 1527. Essendo chiusa l'università, Cle- mente VII credè di poterne i redditi con verlire in altro uso. ludi colia bolla Citta nos affrettine % data in Orvieto a' 2 5 a- prile 1 528, Bull. Rotti, t.4, par.i, p. 72, dichiaiòche per l'infelicità de'tempi non più leggendosi nel pubblico studio, attri- buì iu aumento degli assegnamenti de' conservatorie degli altri ulliziuli del po- polo romano, ed in riparazione delle mu- ra e altri pubblici edilìzi della città (ulto quel denaro da ricavarsi dalla gabella già imposta sul vino introdotto in Roma, che si soleva e si dovea erogare nello sti- pendiare i lettori. Aggiunse, che se in ap- presso fosse per riaprirsi nuovamente lo studio pubblico, i lettori dovessero come prima percepire i proventi di delta ga- bella pe'ioro convenienti onorari. Lan- guiva la desolata Roma sotto il peso e- norme di sue sventure , e per la palila Pestilenza sotto Adriauo VI e uel pon- tificalo di cui parlo, quando accelerata- si pe'sofferli travagli e disgusti a Clemen- te VII l'ora estrema, con meraviglioso consenso gli fu surrogato a' i3 ottobre 1 534 il nobile romano Paolo III Farne- se decano del sagro collegio, che da Pom- ponio Leto a vea appreso l'amore agli stu- di, e da Lorenzo de'Medici a proteggere i dotti, apprezzarne e rimunerarne le fa- tiche e i talenti, amando di conversare co- gli eruditi, cui accordò il suo favore e pa- trocinio. Divenuto Papa, non cessò mai di proteggere e di favorire munificamente le lettere e i letterati, ed usava quotidia- namente di passare qualche ora per sol- lievo in eruditi ragionameli co'suoi fa- migliari, per ingegno e dottrina chiari. Paolo III fu uno de' più saggi e de' più grandi Pontefici, e senza dir di lui qui al- tro, egli ha la gloria d'aver convocalo il concilio di Dento (/ •), il quulc fu au-

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cora immensamente benemerito delle scienze ecclesiastiihe, e per I' istituzione i\e' Seminari (V.) vescovili. A' perniciosi errori de' Luterani e Protestanti ( 1 r' .^so- stenuti da uno stuolo numeroso ili dotti eruditissimi ardili e audaci, oppose una schiera di uomini profondamente dotti, che fecero loro fronte e conquisero;per cui ie teologiche discipline furono insegnate con gran diligenza e ardore, per sostene- re la verità de'catloliei dogmi, smasche- rando e confutando le false opinioni de' novatori, che abusavano «lei loro sapere, e della perizia delle lingue greca ed ehi al- ca, nel far guerra alla Chiesa e Dell'im- pugnare la suprema podestà del Sommo Pontefice. Per le cure di Paolo III la teo- logia fu ricondotta alla propria sua gra- vità e dignità; l'ortodossia religiosa fu va- lorosamente difesa, e riportò nell' enco- miato generale concilio compiuta vittoria su'suoi accaniti contraddittori.Con l'isti- tuire s. Ignazio la benemerita compagnia de' Gesuiti (della quale riparlai nel voi. LXXXlI.p.2 73), si formò un nuovo op- poi [unissimo soccorso per educare cri- stianamente la gioventù, per propagare gli studi e per combattere l'eresie. Essen- dosi dalla vasta mente di Paolo 111 cono- sciuto quali vantaggi sanatisi potuti ri- trarre da tal nuovo regolare istituto, non solamente lo confermò, ma ancora co- minciò subito a prevalersi dell'opera de' gesuiti. Tra questi distingueva usi per la dottrina i pp. Giacomo Lainez spagnuo- lo e Pietro Fabro savoiardo, e ad ambe- due die il Papa l'incarico d'insegnare le teologiche discipline nell' università ro- mana. Il p. Lainez con nuovo più chiaro metodo trattò le questioni scolastiche; il p. Fabro espose le s. «Scritture colla scor- ia de' ss. Padri e con singoiar apparato d'erudizione : saliti perciò ambedue in fama, furono dal Papa spediti più volle ni concilio di Trento, e vi fecero lumino- sa comparsa. Il lleuazzi nel rilevare i pre- gi di que'professori, per cui opera e ine- rito priucipalmcnte pervenne l'universi-

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romana a florido stato, osserva quan- to alla teologia, che questa sopra d'ogni altra grave e importante scienza felice- mente si liberò dalle questioni inutili e dalle sottigliezze scolastiche. Le divine Scritture, essendo i veri fonti per attinge* re i dogmi ortodossi, divennero l'oggetto principale degli sludi. In tali modi Pao- lo III oppose un insuperabile argine al torrente impetuoso delle recenti eresie, che nate sotto Leone X, giganteggiando in tempo di Clemente VII, ormai minaccia- vano di sconvolgere tutta quanta la Chie- sa. Trovando Roma miseramente oppres- sa, non vi fu mezzo ch'egli non adoperò per farla risorgere a nuovo fiorente sta- to, e per risuscitarvi il colti vamento de- gli studi. A tal efletto chiunque dava sag- gio di talento e dottrina, tosto chiamò a se, guadagnandolo colla liberalità e co benefizi; onde forse niun Papa, dopo Ni- colò V e Leone X, ebbe mai al suo fian- co sì gran numero di uomini nell' uma- ne e nelle divine scienze segnalatissimi, quanto Paolo III. Appena assunto al tro- no, immediatamente rivolse il suo erudi- to genio a ristabilire P università roma- na, che da alcuni anni giaceva dimentica- ta e deserta, ed a farle ricuperare il pri- miero splendore, meravigliosamente rav- vivando la romana letteratura. Ptammen- tando quanto a lui e suoi coetanei erano state vantaggiose le scuole romane nel - l'apprendere le scienze, volle che i pro- venti del dazio sul vino forastiere, distrat- ti in altri usi dal predecessore, di nuovo si erogassero negli stipendi de'professori e pel mantenimento del pubblico studio, che riaprì. £ siccome la nuova fabbrica di esso, cominciata da Clemente VII, era rimasta sospesa, subito ordinò che fosse continuata e accresciuta. In una dell'an- tiche scuole pianterrene il Renazzi vide il suo stemma scolpito coll'iscrizione : Pan- his PP. IH restaurant. Sedici giorni dopo la sua elezione, diresse un breve al celebre medico Girolamo Accorambono, il quale serve a fissare la vera epoca del

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ristabilimento dell' università. In esso si dice, che eccitato et officio suo, et patriae charitate, avea stabilito ad communcm cìvium romanor.um ,et curialium nostro- rum utilitatem Studium unwcr salerà bo- narum artìum, et lucrar unii a hacalma Urie nostra restìtuere, e che perciò an- dava cercando undique viros insignes in t]uavisfacultatej\n\\\o perciòcon espres- sioni assai lusinghiere e con ampie offer- te l'Accorambono a venir subitoinRonia per salirvi la cattedra medica, e per pren- dere altresì cura «li sua sanità, come in effetto seguì. Molti altri valentuomini fu- rono in progresso da lui chiamati, ed eb- be la soddisfazione e la gloria d'aver fat- to in breve tempo risorgere il pubblico studio, e di vederlo fornito d'idonei pro- fessori, e perla maggior parte assai accre- ditati. Verso di questi usò a larga mano dimostrazioni di slima; molli ne ricom- pensò con impieghi lucrosi e onorifici , e fu libéralissimo nel fare assegnare a cia- scuno gli opportuni stipendi, i quali vol- le sempre che fossero puntualmente pa- gati. Molti di que'letlerati, ch'ebbero la sorte di sfuggire alle crudeltà degli em- pi soldati di Borbone, cercandosi altrove un asilo, furono da l'aolo III a Roma ri- chiamali; gli altri da se stessi vi fecero ri- torno, per vi vervi onorali e tranquilli.sot- to un Papa letterato e de'lelterati gene- roso fautore, e tutti ne sperimentarono la munificenza. Perciò e per aver Paolo III ricompensato con maggior discerni- mento i coltivatori delle lettere, fu ulta- mente lodato; poiché Leone X spesse vol- te per capriccio mostrossi liberale con persone non del tutto meritevoli. Final- mente non potè meglio dimostrare Pao- lo III in qual guisa glislessea cuore il ri- fiorimento dell'uni versila romana, quan- tocon assegnarle in protettoceli suo pro- nipote celebre cardinal AlessandroFarne- se, che avendolo sempre vicino, gli espo- nesse e suggerisse tuttociò che fosse per occorrere ad aumento e decoro della me- desima. Il cardinale con zelo pienumeu-

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te vi corrispose; onde sotto validi e fau- sti auspicii, nel i 53g era l'università ben ristabilita e formata. Nel ruolo di tal an- no trovansi descritti 24 lettori, cioè 2 di teologia, 8 di legge civile e canonica, 5 di medicina, 2 di logica, uno di metafisi- ca, altri 2 di filosofia, 3 d'umanità e ret- torica, e uno di lettere greche. La bota- nica e P anatomia, fino allora quasi del tutto neglette, s'incominciarono a colli- vare con ardore, e a riguardare vieppiù come essenziali alla medicina, e Paolo III v'introdusse nell'università le particola- ri loro scuole stabilmente. Nola Renaz- zi, che dal pontificato di Paolo Illesisten- do in buon numero i ruoli o cataloghi de' lettori, prima scritti in pergamena e di- poi anche impressi e resi pubblici colle stampe, come annualmente ai riaprimen- to degli studi anco presentemente costu- masi ; potè quindi procedere nelle sue belle, erudite e letterarie interessantis- sime illustrazioni, assegnando a ciascu- no de' professori il tempo in cui fu ara- messo a tener pubblica scuola. Altrettan- to dicasi de' cardinali camerlenghi gran cancellieri, de'rettori, i quali talvolta eb- bero coadiutori o supplenti col nome di pro-rettori o vice-rettori, de'riformatori, e persino degl' illustri letterali fiorili in Roma nelle diverse epoche, per la parie slorica da lui simultaneamente svolta sul- la letteratura romana. Importanti noti- zie, che io con pena nou posso riprodur- re, ed appena qua e vado spargendo qualche rara spigolatura. Mentre per la sollecita vigilanza di Paolo III l'universi- tà, fornita di cattedre in ogni disciplina e abbondante d'eccellenti professori, ri- sorgeva a nuova vita; il senato romano pensò a provvedere alla letteraria istru- zione de'fanciulli, specialmente poveri,on- de senza dispendio venissero abilitali a erudirsi poi nella stessa università. Per- tanto neh 54i, con piacere di Paolo III e del cardinal Farnese protettore dello studio pubblico, furono riaperte le scuole di grammatica in ciascun rione di Roma;

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ed ai maestro regionario del rione di s.

Eustachio fu assegnato doppio stipendio,

cioè annui 100 fiorini , o perchè avesse

quello d'iillora qualche maggior inerito,

0 perchè dovesse subire più grave fatica per concorso più numeroso di scolari. I maestri regionari continuarono a far par- te del pubblico studio, e da esso dipende* vano; ed ecco perchè a'tempi del Redaz- zi i maestri sparsi ne'rioni di Roma, che tenevano scuola pe'fanciulli, sebbene non più stipendiati con pubblico denaro, erano ancora sottoposti all'ispezione e autorità del rettore dell'università. Gli splendidi esempi di Leone X e di Paolo HI in favore de' letterati, vennero imitati e seguiti da di versi ordini di persone. I cardinali,! più ragguardevoli prelati gareggiavano tra loro in chiamare e tenere presso di se, con cospicui stipendi ed onoranze, persone scenziatedi cui si prevalevano ne'dome- siici uffizi e nel disimpegno delle pubbli- che incombenze.Non v'era gran personag- gi o, non ricco cittadino, che non ambis- se d'essere in amicizia co' più applaudili letterati, di goderne l'erudita e istruttiva conversazione a mensa, nella villa, in cit- tà. Così da tutti erano generalmente a- mati i dotti, riveriti egiustamente apprez- zati. Ognuno facevasi pregio di favorire, di lodare , di ricompensare le letterarie fatiche, e le produzioni de'nobili e viva- ci ingegni. » Le vigilie, i sudori, la medi- tazione, gli sforzi dell'ingegno, la noia del- la vila letteraria, sempre dura , laborio- sa, e che la privazione induce de' piaceri e di dilettevoli distrazioni , non s' incon-

1 rano, non si tollerano senza la sicura spe- ranza di utili ricompense, e del guiderdo- ne de' ineritali onori (o almeno per amor di gloria o per rendersi utili)... Ma non rade volte avviene, che i rapporti, le cir- costanze, alcune fortunale combinazioni spinghino taluni rapidamente cou poca fatica e scarso merito a quella meta, a cui altri per ogni riflesso più degni o non giungono mai, o tardi vi pervengono, e a grave stento (talvolta per le mene del-

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la bassa invidia e della vana gelosia)". Osserva inoltre Renazzi, che sebbene i l'a- pi ristoratori della letteratura uon omet- tessero di rivolgergli sguardi anche alle scienze, nondimeno il favor loro spiegava- si più frequente e copioso verso le belle lettere; il che avvenne non solo in Roma, ma comunemente in ogni altra città d'I- talia, dove rifiorirono con vigore gli stu- di. Ma il pontificato di Paolo 111 fu l'e- poca vera, in cui s'intraprese ad accudi- re in Roma con energia e con comune im- pegno agli studi serii, e ad accoppiare le scienze colle belle lettere in una maniera costante ed efficace. Paolo HI amava P erudizione, e ne conosceva tutti gì' in- numerabili rami ; ma era anche a suffi- cienza istruito nelle scienze, dilettandoci pure da Papa dell'astronomia e delle ma- tematiche. Vedeva di più egli il gran bi- sogno, che al suo tempo v'era non tanto di sfoggio d'erudizione, quanto di sodez- za e profondità di dottrina. Era necessa- rio di difendere le cattoliche verità, im- pugnale da'novatori, abusando essi d'o- gni maniera di scientifiche cognizioni, col - l'armi stesse colle quali le combattevano, resister loro e abbatterne l'orgoglio in- sultante.Quindi piùche i beispiriti, gl'in- gegni eleganti, le persone erudite , quel perspicacissimo Papa si mosse a favorire gli uomini scenziati , a premiare i colti- vatori di discipline utili egtavi,a promuo- vere con ogni sorta di mezzi gli studi sa- gri. Allora veramente la letteratura ro- mana fu in ogni parte piena e completa. Le scienze giovaronsi della coltura e del lustro delle belle lettere, e da questa u- nione risultò quello stato di perfezione letteraria, che già una volta s' ammirò nella Grecia, e vi produsse effetti splen- didi e meravigliosi. Poiché un comun vin- colo lega e stringe tra loro i buoui sludi, come osservò opportunamente il gran Ci- cerone. Per fausto congiungimento di scienze e belle lettere, sfolgoreggiò di am- plissima nuova luce la romana letteratu- ra sotto Paolo 111, che irradiò eziandio la

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successiva età. Cessò allora il calunnioso rimarco de' maligni , che in Roma ogni studio nel secolo XVI si riferisse soltan- to all'erudizione, a Ila coltura delle lingue, alle belle arti. Tulle le scienze presero vigore solido, e giovaronsi del generale ni li\ a mento degli studi ameni ed eruditi. A nianteneree propagare in Roma la let- teratura, Paolo 111 riparò nella bibliote- ca Vaticana le deplorabili ruberie fatte dagli avidi e furiosi saccheggiatori del i 5 27, con l'acquisto di nuovi codici e di libri stampali; e perla conservazione de' vecchi aggiunse per ricopiarli due scrittoli greco e lalinojeper rendersi co- muni e non più peribili i tesori di dottri- na che ivi giacevano nascosti, fu aperta in Roma la celebre stamperia di Biado per pubblicarli e così rendei eperpetue l'ope- re degli antichi sci it tori, a spese dell'en- comialo cardinal Farnese e del cardinal Cervini. Di lutto tenui proposito nel voi. LXIX, p. 226 e relativi articoli. Roma per Paolo 111 sorse più. maestosa e bella, per lo copia di statue, d' Udizioni e di monumenti d' ogni genere, clie disoller- 1 avarisi, e di cui si ornavano a gai ai pub- blici luoghi e le private abitazioni, a gio- vamento delle lettere e delle belle arti. A vegliare alla custodia e conservazione delle preziose antichità di Roma, il Papa stabilì il magistrato Commissario del- l' a idi chi romane (/ .). Tanti eccita- menti ispirando i letteiali d'ìusolilo co- raggio, gli accese ad attender alacremen- te eoo maggior lena agli sludi, ad eserci- tarsi tra loro con pubblici saggi per il- lustrare le scienze, istituendo nuove Ac- endemie, in sostituzione della celebratisi sima accademia romana d'antichità per l'archeologia, che nell'infelice 1 527 erasi disperda. Le scienze e le belle lettere as- sai debbono a tali eruditi consessi, di cui Roma e l'Italia dicrono il modello alle altre nazioni, le quali se ne giovaronofer- v 01 osameli I e con lauta loro gioì ia, e eou meravigliosi progiessi nell'umano sa- pere, che produssero ubertose e splendi-

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de conseguenze. 1 tempi che successero al magnanimo Paolo III , continuarono ad essere floridi per l'università romana, che mai più poi per celebrità di professori, per frequenza di scolaresca, per pubblica rinomanza così costantemente risplendet- te, come in tutto il rimanente corso del secolo XVI. Per parte del senato roma- no nou si mancò di provvedere pronta- mente all' occoi renze della medesima, supplendo come meglio potè agli stipen di de' professori , e alle spese necessarie pel restauro e continua/ione dell'edilizio. Ne minor premura nudi irono quasi tut- ti i Papi, che in quel secolo salirono sul- la cattedra apostolica, per conservare al- l'università le sue rendite e privilegi, per riformare alla loro volta gli abusi che in tulli gli umani stabilimenti insorgono, e per maggiormente accrescerne la repu- tazione e lo splendore.

Il successore Giulio III prese partico- lar pensiero del pubblico studio, merite- vole perciò di giusta lode, e dell'onore attribuitogli nel collocarsi il suo ritratto tra quelli de'Papi che si distinsero in gio- varlo e proteggerlo. L'esperienza aven- do fallo conoscere, che a'diversi disordi- ni , i quali sulle rendile e regolamento dello studio ripullulavano e aumentava- no, non sarebbesi inai potuto opporre stabile riparo senza una provvidenza e autorità superiore, da cui tutte le cose di quello dipendessero ; quindi Giulio 111, olite il cardinal camerlengo, a cui come gran cancelliere dello studio spettava la priucipal cura del medesimo , scelse al- cun'altri cardinali per maturità di con- siglio e riputazione di dottrina più di- stinti, cioè Cervini poi Marcello Il,Moro- ni che in due conclavi fu vicino al trire- gno, Malici di raro ingegno , e Polo che dovrà esser Papa. A questi, insieme col camerlengo , appoggiò particolarmente l'incarico di proteggere lo si odio, di rifor- marlo e presiederlo., chiamandoli in un breve regimila Studii ejutdem Preten- de ntest illiusque Protvclorvs. Così ehbe

B N I origine e fu islituila la Congregazione cardinalizia degli studi o dello studio, per presiedere al governo e riforma del medesimo. Perseverò essa sotto i succes- sori di Giulio III, anzi s. PioV l'aduna- va quasi sempre innanzi a se. Sisto V la confermò enumerandola tra le Congre- gazioni cardinalizie. Dice il Renazzi, che se la medesima non fosse ita in disu- so, certamente si sarebbe sempre I' uni- versità romana mantenuta nel primiero suo stato di floridezza e di riputazione. Ed io sono lieto d'aggiungere, come me- glio poi dirò, die fu ripristinata a'uostri giorni da Leoue XII. La congregazione tra gli altri provvedimenti stabilì, che ol- tre gli autichi due bidelli venali o assi- stenti, memorati nelle bolle di Leone X, vi fosse un 3." Bidello chiamato Puuta- tore dall'uffizio specialmente addossato- gli di notare quotidianamente le man- canze de'professori,e d'accompagnarli do- po sonata la campanella nell'ore succes- sive delle lezioni alle rispettive loro scuo- le, vestito con soprano (specie di soprav- veste) violacea indosso, berretta in capo, guanti sulle matti , e mazza o caduceo sotto il braccio (d'argento, come rilevai nel ricordato articolo). A tale uffizio fu deputato il famoso AlessioLorenzaui chie- rico di Reggio, che Giulio III confermò, e dichiarandolo Archibidello ordinò, che uluiprivativameutespellassedi condurre alla chiesa, in cui si facesse la funzione, e di ricondurre alle loro abitazioni i lau- reandi , precedendo la comitiva col suo caduceo o mazza d'argento inalberata, ed esigendone la ricoguizione, o bibalia, com'era in uso nell'altre università. Di più volle che il bidello puntatore nulla a- vesse di comune cogli altri autichi bidel- li, e che in caso di vacanza venisse confe- rito un tal impiego per suffragia Sebo- lasticorum viro pauperculo , facundo, probo, et bonis litteris imbuto. La gabel- la del pubblico studio, gravata di pesi e- stranei e di debiti, talvolta non potendo soddisfare gli stipendi de'professori,Giu-

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lio III riparò all'enorme disordine eoa applicarvi il dazio d'un quattrino a lib- bra imposto sulla carne macellata , per pagare i creditori, e i rimanenti scudi 1 4oo fece consegnare al rettore e riformatori dello studio, per impiegarli nella fabbrica bisognosa d'ampliamento e 1 istauro. Per- ciò sino alla fine de! secolo passato esisteva nell'edilìzio lo stemma scolpito di Giulio 1 1 1 (Sull'ingresso d'una scuola piauterrena, poi convertita in teatro per le dimostrazio- ni anatomiche. Ad outa delle provvide di' s posizioni del concilio di Costanza e di Si- sto IV, sussistendo l'abuso che molti per mezzodì rescritti estorli dalla s. Sede, sen- za previo esame e gli altri necessari re- quisiti, si promovevano al grado di dot- lori nel diritto civile e canonico ; perciò Giulio III a disvellerlo emanò la bolla Cam sicut fide dignorum, de'6 febbraio i55i, presso il Cartari, p. 88, Advoca- ioruniSacri ConsistoriiSyllabum. In es- sa confermò e concesse a tal collegio la pi i vati va facoltà, che per inveterata con- suetudine compelevagli , di esaminare e approvare queHi,checoH'autorità del car- dinal camerlengo fossero per promoversi nella curia romana al grado di dottori nel diritto civile e canonico, proibendo a qualuuquealtrodi piùpromoveruealcu- 110 al dottorato per qualsivoglia titolo o pretesto, o rescritto apostolico, e dichia- raudo tali promozioni irrite e di niuu va- lore. Volle però che i poveri, riconosciuti degni d'esser creati dottori, venissero da- gli slessi avvocati concistoriali promossi gratis. Simile era I' abuso , e anco più pregiudizievole, che a vea preso piede nel- la facoltà medica. Molti sprovvisti di stu- dio, di perizia e d'esercizio, estorcevano de'rescritti dalla s.Sede^ e sotto altri pre- testi ottenevano d'esser dichiarati dottori in medicina. Giulio III vi riparò col bre- ve Meritis devotionis, de'2 1 aprile 1 553, Bull. Rom. t. 4. par. 1, p. 3o3, abolendo per sempre tali dottorati, e concedendo al collegio medico la privativa facoltà d'e- saminare e approvare i candidati, e sotto

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V autorità suprema del cardinal camer- lengo conferire in Roma la laurea dotto- rale in medicina, confermando altresì al proto- medico la podestà di giudicare in (.'istanza le cause civili e criminali al suo uffizio spettanti. Le provvidenze di Giulio III, e le cure de' cardinali da esso preposti all'università romana vi ricon- dussero il buon ordine, e rassicurò a'pro- fessori la pronta esazione de'loro stipen- di, onde fioriva e sarebbe salita ambe a più lieto e glorioso stato, se Marcello II, che nel 1 555 gli successe, non fosse mor- to dopo 11 giorni, comechè dottissimo e mecenate delle lettere. Paolo IV che gli fu sostituito, sebbene anch' egli dotto e versato nelle lingue orientali, virtuoso e zelante, nulla operò a vantaggio dell'uni- versità, per la mal'intra presa e peggio di- retta guerra contro gli spagnuoli, che de- scrissi nel voi. LXV, p. 234- Neh 55g ne occupò il luogo Pio IV, e colle sue inces- santi premure peri' università supplì al- l'immatura morte di Marcello II, ed al- l'inazione di Paolo IV. Egli ebbe a cuo- re l'aumento e l'assicurazione de'proven- ti della gabella sul vino forasliere, e col senato romano si adoperò in provvedere di professori d'un merito distinto I' uni- versità, alla mancanza de'precedenli, fra' quali il sacerdote Marc' Antonio Mureto di Limoges, professore di elica, che riuscì il maggior Suo ornamento nel secolo XVI, eletto dal senato, e Silvio Antoniano dal Papa nominato professore d'eloquenza e coadiutore al rettore, poi celebre cardina- le. Prima di prender possesso della eoa- d'intona, l'Antoniani fece la solenne prò- fessionedifedee giuramento, prescritti dallo stesso Pio IV a tutti i destinali a in- segnare nelle Università d'ogni luogo, o eletti a presiederle, come riportai in tale articolo, nel quale vi sono notizie che si com penetrano cou questo, ed ancora spe- cialmente riguardanti l'università roma- na e il collegio medico. Meglio ad Uni- versità' artistiche parlai del collegio me- dico, e del cotifertaieuto de' adi acca*

UN I deraici In filosofia e medicina ; non che del \MO\.o-Mcdico di Roma, sue preroga- tive e giurisdizioni, anche nel civile e Del criminale, perciò facente parte de' Tri- bunali di Roma (/".), e il simile può dirsi dell'università romana. In questa subilo s'incominciò ad eseguire la bolla Piana, con emettersi la professione e il giura- mento in mani del cardinal camerlengo o altri da lui deputati. Dice inoltre il Re- nazzi, che a'4 novembre ogni anno, pri- ma d'incominciarsi l'anno scolastico del- le lezioni, tutta l'università si aduna nel palazzo del cardinal camerlengo, e nelle di lui mani alla presenza del rettore si giu- ra da ciascun professore. Avendo Pio IV fabbricato nella Citlà Leonina il Borgo Pio, per comodo degli abitanti vi stabilì un maestro di grammatica, come in tut- ti gli altri rioni (e XIV di essi lo dichia- rò poi Sisto V), e diesi pagasse colle ren- dile della gabella dello studio col con- sueto stipendio. Pio I V fu benemerito del- la biblioteca Vaticana e vi stabilì la Stam- periaben fornita, secondo l'idea di Mar- cello li, e poi la trasferì in Campidoglio, e fu la Stamperia del Popolo romano. L'incremenlodelle stamperie in Roma o- però la prodigiosa moltiplicazione de'li- bri, e dilatossi così il regno delle scieuze. Allora cominciarono a formarsi le librerie di libri stampati da'letlerati, eda'ricchi o'per genio o per vanità avidi di tali sup- pellettili letterarie, alcune delle quali con- servate e accresciute acquistarono gran rinomanza. Nel secolo XVII il Piazza nel- I' Eusevologio Romano, ci die il tratta- to: Delle pubbliche e private celebri /i» brerie di Roma. Di quasi tutte anch' io ne ragionai ai ispettivi articoli. Da parec- chi consigli tenuti dal senato romano ap- parisce il grande impegno di Pio IV, per- chè venisse proseguita la fabbrica dello studio, co'denari della gabella dello stu- dio medesimo, con includervi il sito per una sufficiente stamperia, che all'univer- sità servisse di uso e di lustro, e rilevati- si le misure efficaci perciò da lui prese e

UN I secondale il al senato. Questo nel i 362 de- putò 3 architetti, fra'quali il Yignola, a proseguir la fabbrica , ma poi fu scelto l'ino Ligoiio. Per avere denari onde se- guitarla e per I' acquisto d' alcune case degli Aragoniae diGiottello, per edificar- vi sopra, con approvazione pontificia del i565, fu eretto il Luogo di Monte del- lo Studio vacabile a vita di scudi 2DOO, alla ragione di scudi 1 1 percento, da pa- garsi col sopravanzo della gabella del vi- no, importante annui scudi nj5o. Verso la fine di detto anno , morto Pio IV, il successore s. Pio V non ebbe miuor pre- mura di lui pel buon ordine, decoro e vantaggi dell'università, e ne fece prose- guire la fabbrica, per la quale occorse an- ticipatamente 6000 scudi dall'appaltato- re. In tal modo poterono avanzare i lavori in guisa , cbe la parte superiore dell' o- dierno edilizio tra levante e mezzodì, cor- rispondente al prospetto dalla parte di s. Eustachio ed alla via de'Canestrari, ri- mase nel pontificato di s. Pio V quasi in- teramente compita. Fu allora per como- do de'3 collegi, cioè de'teologi, degli av- vocati concistoriali e de'mediei, costruita una sala, die esistita sino al declinar del secolo passato, fu indi divisa e convertita in uso di scuole. Ivi era una cattedra se- micircolare co' suoi sedili elevati intorno per comodo di detti collegi , i quali nel 1 078 cominciarono in detta sala ad adu- narci ed esercitarvi le loro funzioni, che prima facevano nella chiesa e sagrestia di s. Eustachio, e poi qualche volta nella cap- pella dentro l'università aperta da Leone X al modo riferito. E perchè tra' nomi- nati collegi non sorgesse confusione, a te- nore d'una interessante relazione mss. del borioso bidello Lorenzani, furbo e mor- dace, riguardante l'università dal 1 566 al 1578, Ristabilito dalla congregazione de' cardinali riformatori dello studio, c\ie di- visa sint tempora unicuique Collegio, ut omnia sine strepitìi fieri possint,vidcli- cet dd. Theologis diebusfestis ,q uoniam res sacrae trac(anUir} diebus vero non

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festis de mane Collegio Mcdieorum, ve- spere Collegio Advocatorurn.-Olire l'im- pegno pel proseguimento della fabbrica, s. Pio V amava tenere alia sua presenza le ricontate congregazioni de' cardinali preposti a riformare l'università e presie- derla, e bramava che a lui si riferisse il risoluto nell'altre pel buon regolamen- to. In una di queste prime congregazio- ni si risolvette che si dovesse far la cam- pana per convocare la scolaresca e indi- care le solennità dello studio (anche l'e- sequie). A tal uopo esso già l'avea sotto Paolo III, anzi nel ruolo deli li 14, illu- strato dal Marini , per ultimo sono regi- strali fiorini i5pro Campana, stipendia del campanaro o custode della campana dello studio. Non si conosce come n'era restato privo, e vi restò ancora per qual- che tempo. Il bidello Lorenzani suggerì di far uso d' una campana, che giaceva per terra oziosa nella chiesa di s. Marco, col portarla sul campanile della vicina chiesa di s. Agostino, contentandosene il priore degli agostiniani. Il fantastico e intrigante bidello, che non senza prontez- za d'ingegno parlava e scriveva, propose ancora di couvertire una bombarda vec- chia in campana, perla ragione: Dignum cnim videtur,ut si metallum inservit Bel- lonatae, inserviat Mincrvaej nani in u- troque versatur ipsa. In altre congrega- zioni fu risoluto d'invocare il pontificio permesso di fare nell'università la noto- mia sui cadaveri degli ebrei o altri infe- deli morti per via di giustizia , e che al chirurgo si dovessero somministrare le spese necessarie. Che i nuovi professori, se uon aveano letto altrove in Italia, doves- sero far prima la prova con due o più lezioni. Tra le materie trattate corani Sanctissimo, dalla congregazione, meri- ta ricordarsi 1' abolizione o sospensione degli uffizi, come non necessari, di revi- sore delle porte e antichità di Roma , di revisore de'pouli, e di lettore de' conser- vatori ossia spositore di storia romana istituito da Leone X , dotali di cospicui

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stipendi sulla gabella dello studio e a suo pregiudizio, mentre pel di lui vantaggio si applicarono. A'tempi di s. Pio V fioii- tissimo fu lo stalo dell'università, ed e- gli v'introdusse la cattedra di lingua e- braica, e fece riaprire quella di matema- tica restata senza maestri dopo il saccodi Roma. Curò ancora la scella d'eccellen- ti professori, stipendiandoli in proporzio- ne del merito, e aumentando l'onorario n' più. zelanti. Continua vasi nella chiesa di s. Eustachio la recita dell'orazione per l'apertura dell'anno scolastico, alla a ispi- rare ne' nuovi e vecchi scolari il deside- rio di profittare, incarico per lo più con- ferito al professore d'eloquenza. V'inter- venivano i conservatori di Roma, i ma- gistrati accademici, e tutto il corpo del- l'università, cou gran concorso di scola- resca e di letterati, riuscendo la fu unio- ne decorosa e solenne. Ciascun professore poi nell'incominciar di sue lezioni soleva nella propria scuola fare una prolusione, o particola!' orazione analoga alla mate- ria che intraprendeva a trattare. Talvol- ta vi assistevano i cardinali protettori, co- si accrescendo credito e rispetto a' mae- stri. L'edifìzio in tanto erasi innalzato dul- ia parte orientale sino all'altezza prefìssa. Quindi oltre la ricordata gran sala con cat- tedra e sedili in semicircolo, in cui potes- sero fare promiscuameute le loro funzio- ni i suddetti 3 collegi, si aprirono alcune scuole nel piano superiore, rimanendone altre nel pianterreno, dov'erano state tut- te sin allora. Ne'porlici esteriori, per cui si avea ingresso nelle scuole , passeggia- vano disputando gli scolari, ovvero trat- tenevano in circolo co' professori. Insom- ma ormai nulla mancava perchè lo stu- dio romano a ninna delle più antiche e rinomale università d'Europa cedesse in floridezza e splendore, e molte ancora di lunga mano ne superasse. Nel 1572 su- blimalo al papato il magnanimo Grego- rio XIII, già professore di sagri canoni nell'università di Bologna sua patria , a uiuno fu inferiore de' suoi predecessori

U N I nel favorire e proteggere la romana. Sua prima cura fu, che non restasse interrot- ta l'intrapresa fàbbrica dell'università, per la quale impiegavano annui ducali 1200. Acciocché procedesse la costruzio- ne con ispeditezza maggiore, pensò di de- putare a presiedervi un cavaliere roma- no col titolo di governatore della fabbri- ca dello studio, nella persona di Girola- mo del Bufalo Cancellieri, assegnandogli un emolumento sulla gabella del vino fo- rastiere. Così nel suo pontificalo crebbe grandemente l'edifìzio, e mancando an- cora la campana ordinò la costruzione del campanile nell' angolo incontro po- nente e verso setlenlrione, per prepara- re almeno il luogo in cui a suo tempo collocai la. Si formò inoltre una nuova scuola superiore, s'aprì l'a/.ipia scala ver- so oriente, e proseguissi sotto e sopra l'or- dine de' portici dal lato riguardante la chiesa di ». Giacomo degli spaglinoli. Un bel monumento n'è rimasto a'posteri nel- la medaglia dallo slessoGregorio XIII fat- ta coniare, in cui si vede un intero brac- cio interno de'portici superiori e inferio- ri dell'università col motto: Scholaium Exaedificalioj incisione che riprodusse- ro Ciacconio e Palazzi. Altre notizie sul- la fabbrica di Gregorio XI li le riferirò poi col Ratti , il quale però nulla dice delle continuazioni della medesima operate sot- to i decorsi successòri di Leone X. Ri vol- gendo poi Gregorio XIII il pensiero a' mezzi, per cui l'università si mantenesse in fiore, trovò opporluuissiino,che seguis- se a rimaner affidata al patrocinine di- rezione de'più dotli e gravi cardinali che fossero in Roma; laonde ne conservò hi congregazione, aggiungendovi il suo nipo- te cardinalFdippo Boncouipagni, per ren- dere palese qual impegno egli nudrisse per favorire e ampliare il pubblico stu- dio. Continuarono inlatti i cardinali pro- tettori e riformatori in tutto il pontifica- to ad adunarsi frequentemente non solo tra loro, ma anche alla presenza del Pa- pa per trattar delle cose dello studio, e con

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servarlo in florido stato. Spesso recavan- si a visitar le scuole, mai lasciavano di trovarsi presenti alle solenni prolusio- ni, ed a tulle le altre accademiche fun- zioni per fare onore «'maestri, e incorag- giare la scolaresca. Frutto dell'assidua vigilanza de'cardina'i protettori fu I' in- troduzione in questo tempo fatta nell' u- niversità d' un nuovo professore legale per insegnarvi separatamente le istituzio- ni del diritto criminale; istituzione lode- volissima e di sommo interesse al pubbli* co bene. Avendo i detti cardinali assun- to fin dalla loro introduzione la somma del governo sull'università e sue rendite, non senza rincrescimento del senato ro- mano, per vedere lesi i suoi diritti sul pub- blico studio; e reclamandone a Gregorio XIII, i magistrati romani non furono e- sauditi per la reintegrazione. Grande al- tre lì fu la premura ch'ebbeGregorioXIll e la diligenza die usò perchè l'universi- tà abbondasse di valenti e rinomati pro- fessori; e perchè il celebre IVI u reto non ac- cettasse l'invito del re di Polonia Stefano Latori, a'5oo scudi d'oro che percepiva ne aggiunse altri 200, oltre una pensio- ne di scudi 3oo e l'aggregazione alla no- biltà romana. Àvea la congregazione de' cardinali permesso a'doltori giovani, in pubblico saggio di loro abilità, di leggere fuori d'ordine alcune particolari materie e in ore diverse dalle letture de' profes- sori. Però Gregorio XIII col breve Cu- pientes Universo* almae Urbis, dell' 1 1 ottobre 1574, Bull. Rom. t. 4>Par- 3, p* 29 1 , ad istanza del senato e popolo roma* 110,11011 solamente concesse agli scolari ro- mani non solo di nascita ma di avo edi pa- dre, i quali avessero conseguito la laurea dottorale, dopo aver fatto uua prelezione solenne avanti a 'cardinali protettori dello studio, rettore e riformatori, il privilegio d'insegnai e pubblicamente la facoltà clic professavano; ma assegnò eziandio a tali professori fuori di numero l'annuo stipen- dio di se. 2 5,da'proven ti della gabella dello studio. Con tali belledisposizioni, il Papa

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comprovòlasua propensione pe'rom.uii e per l'i neremento dell'uni versi tu, alletta li- do con efficaci stimoli la gioventù ro- mana a studiare, e ad abilitarsi per poi facilmente ottare e ascendere alle letture ordinarie e di numero, venendo insieme l'università ad avere perpetuamente co- me un seminario perpetuo d'idonei non istranieri , ma propri professori. Per e- sercizio della gioventù eransi nell'univer- sità istituite diverse accademie letterarie, specialmente legali, con proprie insegne e molti, prima cioè della mela del seco- lo XVI. Le componevano i più diligenti tra'scolari, e li più fervorosi d' approfit- tare per mezzo degli esercizi accademici nelle rispettive facoltà, che studiavano. Sempre un qualche professore pubblico era l'anima e il direttore di tali accade- mie. Sembra che in impeciai guisa si di- stinguesse allora l'accademia Eusiachiti o Eusiichiana, e per anteriorità all' al- tre e per pubblico stabilimento. Una tal denominazione dev'esserle derivata da s. Eustachio, nobile romano guerriero e in- vitto martire cristiano, la di cui antica e nobilissima chiesa e sagrestia annessa, prossima all'università, servivano già e seguirono anche in appresso per molto tempo a servire d'emporio e di seggio per la celebrazione di tutte le solenni lette- rarie e scolastiche funzioni. Il che si cor- robora dall'impresa dell'accademia, ch'e- ra un capo di cervo avente tra le corna una figura rappresentante il Padre Eter- no, ed è tuttora lo stemma del Rione di s. Eustachio {V.), in allusione all' ap- parimene di tal animale, che si raccon- ta essere occorso a s. Eustachio in un monte non lungi da Roma, e in vicinan- za di Tivoli j nel quale articolo celebrai l'avvenimento, il luogo e l'insigne santua- rio erettovi per memoria. Sotto l'impre- sa si leggeva iu una fascia : S. P. Q. R.j e nella circonferenza erano delineate le seguenti parole: Publicae Ro;nanaetct A nliq uissi nule Acadcmiae Eustachiae. È chiaro poi che l'accademia Euslachia

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avesse pei1 suo oggetto la giurisprudenza canonica e civile, e la materia de' feudi. IN'on meno di 1070 furono le conclusioni, che estratle dal corso dell'uno e dell'al- tro diritto in giugno 1 56 1 stampò, e s'ac- cinsea difendere Angelo Antonio de Ros- si aquilano, rettore dell'accademia sotto gli auspicii del cardinal Madruzzi vesco- vo e principe di Trento. La disputa du- rò 5 giorni nell'università, i primi due coll'assistenza de'dotlori, e gli altri 3 de- gli scolari^ poi conlinuossi ancora ncll'ac- cademia e tra gli accademici. Chiunque era ammesso ad argomentare, faceva scri- vere dal bidello il suo nome. Pensò a te- nersi assai corto il rettore accademico nel l 568, Gio. Battista Berti de Seragoni ro- mano. Imperocché 7 soli furono i punti, che propose a disputare agli studenti le- gali^ ch'egli s'offrì di pubblicamente di- fendere a'28 marzo nell'università, de- dicando le sue conclusioni al cardinal Sa- raceni dottissimo. Esistono gli atti di que- si 'acca dem iaEuslachia oEuslachiana,che faceva allora grande strepito in Roma tra gli studenti legali, nella Biblioteca Bar- berini, celebre per copia e preziosità di miss. Alt#a accademia scelta s' intitolava de' TW^Z/V/,perchè da soli 1 3 spregiudica- li si componeva. La sua impresa era un sole raggiante e circondato da nuvole ri- splendenti , col mollo sopra: Omnia lu- slratj e intorno una fascia colle parole: Academiac publicae. Trcsdecim. Non si limitava essa alla sola giurisprudenza, ma abbracciava ancora la filosofia. Nel 1 565 con punti presi dalle due facoltà intrapre- se a disputar l'accademico Matteo Mat- lei di Vico varo per 3 giorni iteli* univer- sità romana, consacrando il suo accade- mico esercizio al celebre cardinal Alciato, benemerito per aver curato lo splendore della giurisprudenza. E dubbio se pro- priamente fosse addetta all'università l'accademia, chiamata il Liceo Ramano. A via per impresa 3 porte arcuale, in 2 delle quali vi era una persona, e in quel- la posta a sinistra ve n'erano 2: da que-

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sta parie era vi una mano con un paio di cesoie o lamine per tagliare e in allo ap- puulodi tagliare; e dall'altra parte si scor- geva un albero di palma. Sul cornicione delle porte si leggeva: Aykelonj e sotto alla soglia: Lyceum. Ogni scienza divina e umaua , e sino la rettorica e la poesia formavano l'oggetto universale degli ac- cademici del Liceo Romano. Nel 1 57 1 n'e- ra rettore Mario Altieri patrizio romano. Egli assumendo a patrono il cardinal Truchses, propose 1 oo5questioni, desun le dalle diverse discipline. La disputa eb- be luogo nell'università per 3 successivi giorni, insieme co'dollori e cogli accade- mici, cioè a' 1 4, i5 e 16 maggior 57 5. Il difendente si esponeva a sostener le sue te- si contro tutti, e chiunque poteva fornir- si del libretto stampato, che distribuì va- si dal bidello. Da'discorsi accademici ce- li si apprende qual fosse I' ardente fer- vore della scolaresca nell' imparare ed in addestrarsi; e quanto operativo fosse l'im- pegno de'pubblici professori, per l'istitu- zione letteraria de'discepoli. A tal elicilo usa vasi anche tra quelli, che fosse l'un col - l'altro concorrente, cioè una stessa ma- teria, un libro stesso o autore due profes- sori simultaneamente tratlavanoed espo- nevano , perchè la lodevole gara che si accendeva tra' maestri, anche negli sco- lari si diffondesse. Frequenti assai erano in quell'età i saggi che del loro profitto davano gli scolari con solenni dispule, che tenevansi o nella chiesa di s. Eustachio,

0 nell'università con gran pompa e uni- versale concorso. Oltre le pubbliche, e-

1 ano continue ne'giorui festivi le dispute particolari , e le lezioni privale che si fa- cevano nell'università per maggior istru- zione ed esercizio degli scolari compo- nenti l'accademie legali e d'altre facoltà, per cui maggiori erano allora i mezzi d'ap- profittarsi per la gioventù studiosa. Da tante dispute, circoli, funzioni accademi- che, letterari esercizi chi ritraeva fiondi soltanto, e chi fiori. Allora incominciava- no lu lezioni, nell'inverno a ore 1 4 le mal-

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tutine, e nd ore 20 le vespertine: nell'e- state cominciavano le lezioni del mattino nd orcio, le vespertine a ore 19. Quanto all'antonomastica denominazione di Sa- pienza, che da lungo tempo fu data al- l'università degli studi di Roma., confes- si» Renazzi noti trovarne l'origine certa di sua introduzione. Dice però nou esser nuo- vo il nominarsi Sapienza un qualche luo- go pubblico destinalo all'istruzione nelle Scienze, che sono i fonti dell'umano sape- re. Il collegio istituito iu Perugia circa la metà del secolo XIII dal cardinal Ni- colò Capocci,%\ chiamò Sapienza. Quan- do poi ivi mg.1 benedetto Guidalotti fon- dò nido simile collegio si disse della Sa- pienza nuova, e il precedente della Sapien- za vecchia. Il suddetto cardinal Capra- nica quando eresse in Roma il suo colle- gio lo denominò: Collegiuni pauperum scholarium Sapientiae Firmanae, per- chè dal suo vescovato era comunemente chiamato il cardinal Fermanoj il qual nome andò in disuso, come si raccoglie da un breve di Gregorio XIII, e fu det- to il Collegio Capranica. Forse ciò av- venne perchè era prevalso l'uso di deno- minare Sapienza lo studio pubblico di Roma. Certo è che dalle memorie che si hanno dell'università romana dalla sua fondazione sino circa alla metà del secolo XVI, non trovasi mai designata col nome di Sapienza, ma co' vocaboli Studium Urbis, o Gyinnasiurn Romanum. La 1 ." volta che il Renazzi trovò usalo il nome, è in un'opera del domenicano Feruatidez impressa nel i568 : Academia romana, (piani vocant Sapientiam. Adunque pa- re che poco prima o verso la metà del secolo XVI fosse invalsa tal volgare ap- pellazione, e forse allorché Paolo IH ria- prì lo studio con tanta sceltezza di celebri professori e gran concorso di scolarescajed a magnificarne l'istituto con splendido soprannome si volle qualificarne rutilila

e la stòria. Così la chiamarono nel 1 585 o

il p. Malici nella vita di s. Ignazio, e |>o- slerior incute il Douati parlando degli ac-

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crescimenli falli da Gregorio XIII all'e- dilizio : Roma nani Academiam , quani vulgati nomine Sapìentiani vocant. Al che avrà poscia alluso Sisto V, (piando sul- la gran porta da esso aperta fece incide- re sotto il suo stemma il detto scrittura- le o versetto del salino 1 10, che riportai in principio. In seguito assolutamente Sa- pienza viene nominato lo studio roma- no nelle bolle pontificie , negli atti, me- morie e libri, come anco adesso spesso avviene. Così pure nel secolo XVI dovet- te cominciarsi negli atti e nelle scrittu- re a qualificare lo stesso studio romano Arehigymnasinm Urbis, probabilmente per distinguere la sua anteriorità, maggio- ranza e preminenza dalle scuole del Col- legio Romano (F.) de'gesuiti, a cui Gre- gorio XIII, fondatore del sontuoso edili- zio delie medesime, concesse il titolo e i privilegi d' Università, detta perciò dal suo nome Università Gregoriana, affer- mandolo anche l'ab. Costa ozi nt\V Osser- valore di Roma, t. i, p. 1^1. Egli dice che il Papa consegnò il nuovo edilìzio a'gesuiti, con l'obbligo di tenervi scuole dall'i ufi ine alle principali scienze, ammet- tendo ad apprenderle non solo i romani, ma ancora gli esteri di qualunque nazio- ne, e dando loro la facoltà di addottorare, secondo le leggi consuete, gli scolari che frequentano tale Ateneo; quindi giusta- mente il Costanti fa uno splendido elogio delle benemerenze de'gesuiti col collegio romano. Non voglio tacere, che pretese il Ratti, aver dato il nome di Sapienza al- l'edilizio dell'università romana, quando il posteriore Alessandro VII nel fronte- spizio della nuova chiesa pose l'iscrizione: OmnisSapientia a Domino, senza far pa- rola delle dichiarazioni di Renazzi, e sen- za rimarcare che già Sisto IV altra ne avea collocata sulla facciala principale e- sterna dell'edilìzio stesso, e neppure che egualmente prima d'Alessandro VII a* vea con simile vocabolo Urbano VI 1 1 cui» lucalo l'iscrizione da lui riportala ; Ur« bano Fili - Pontifici Maximo - Ub Sui*

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pientiac Gloriam-Et Patrocinium. La- le cattedre. Nell'università romana gli pitie esistente nel Iato australe della fa!)- ordini regolari più cospicui, per la trasfu- brica, rispondente alla via de'Canestrari, sione in essa dell'antiche scuole palatine ed ove vuoisi che Urbano VW facesse il o università della curia già seguitaci tro- 2.° piano. Dal vocabolo Sapienza datoal- vavano in possesso di somministrarle chi l'edifizio e allo studio che contiene, le due v'insegnasse teologia, e tale incarico per adiacenti vieche vi conduconodalla piaz- lo più incombeva a' procuratori generali 7 a Madama, e quella dinanzi al suo prò- residenti nella curia romana. Perciò nel- spetto principale, presero il nome di via le costituzioni degli agostiniani romitaui, (.Iella Sapienza. formate in Perugia nel i 58o, si prescri- Ragionando il benemerito Renazzi de' ve che in procuratore dell'ordine debba professori d'ogni facoltà, che dal i55o eleggersi un soggetto ben fornito di dot- ai 1 585 insegnarono nello studio di Ro- trina e di eloipienza, perclrè tale uffizio ma, cominciando dalla facoltà teologi- porta seco l'insegnare teologia nel ginna- ca , dichiara che finalmente erasi capi- sio romano, e nel far la Predica in Gap- to quanto ad attingere con sicurezza i pèlla pontificia nell'Avvento e nellaQua- dogmi dalle divine Scritture, coutribuis- resima (prerogativa propria anche di ai- se la cognizione delle lingue orientali, e tri procuratori generali religiosi). Laonde perciòa quest'epoca ebbe la lingua ebrai- continuarono i lettori di teologia, pi inci- ta il ricordato speciale professore uell'u- palmento ad essere religiosi, unche ear- mversità romana per insegnarla. A gara melitani, domenicani, serviti, francescani, cattolici ed eterodossi moltiplicarono le fra 'quali il conventuale fr. Felice Perelti traduzioni latine dell'ebraico originale e poi il gran Sisto V. La filosofia peripate- delle greche versioni. I novatori cercava- tica d'Aristotelecontimiò a dominare nel- no cos'i ansiosamente di fondare i loioer- le scuole romane, poiché nou erano au- rori sulle parole della s. Scrittura e del cora giunti a penetrare in esse que' raggi Testamento , che ammessa da essi per di vivo splendore che cominciavano ai- unica regola di credenza, si spiegava a ca- trove a lampeggiare sul vasto campo ilei- priccio secondo il privato spirito di eia- le filosofiche discipline. La maggior par- seti no. All'incontro da'eattoliei la vera in- te de'romani maestri erano tuttavia me- telligenza de'divini oracoli, non sempre dici, poiché continuavasi quasi sempre a chiari abbastanza , o facili ad intendersi congiungere gli studi pratici di medicina da lutti nel legittimo lorosenso,ncavava- cogli astratti della filosofia e di materna hi non da'propri lumi, ma bensì dagli scrii- tiche. Il professore di queste Giambatti - ti degli antichi Padri, dalle decisioni de' staRaimondi deli576,chedottissimo uel- Papi e da'eanoni de'concilii, donde risul- le lingue orientali il cardinal Ferdinan- la la genuina e infallibile interpretazio- do de Medici gli affidò la Stamperia po- ne della s. Bibbia. 1 più dotti e laborio- liglotla da lui aperta in Roma, fu un de' si teologi intrapresero unche a fornire a' primi ad alzar bandiera contro Aristo- commentatoli della Bibbia armi invinci- tele, e a preparare in Roma la letteraria bili percomb. ittere e distruggere le mio- rivoluzione di rovesciarlo dal filosofico ve eresie insegnate da Lutero, Calvino e trono, e rimettervi il già abbandonato da altri eresiarchi, insorti in quel tempo Platoue.La giurisprudenza ci vile insegna ad affliggere la Chiesa. Pegli studi falli tadalMureto, già professore di etica, co- per risolvere le controversie dogmatiche mi nei ò u riprendere il nativo splendore, e disciplinari, la teologia illuminata dal che in parte d'Italia avea sparso l'Alcia- suo nativo splendore, con più conveuien- topoi cardinale, e in Francia diversi giti- le dottrinasi trailo ne'libii e insegnò nel- inconsulti. Fioriva la giurisprudenza ca*

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nonica nelle scuole romane, siccome con- viene alla sede del supremo Gerarca, uro* limitatore o approvalore de'canoni; che illustrata dalla sana critica e dall'erudi- zione dell'antichità ecclesiastiche.con me- raviglioso effetto e con solida utilità pò* sostenere contro gli eretici le verità or- todosse e ristabilir la disciplina dellaChie- sa nella sua purità, ed eziandio eseguir l'emendazione del decreto di Graziano d'ordine di Gregorio XIII, a cui si deve anche la riforma del Calendario.Non eb- be mai forse l'università di Roma più e- letto numero di valenti e rinomati pro- fessori di medicina, quanto nel periodo di tempo decorso dalla morte di Paolo III all'elezione di Sisto V. L'ero come in altre epoche, dottissimi teorici furono in- felicissimi pratici, e non destri e fortunati nel curare gl'infermi. Acquistarono allo- ra le scuole romane gran grido, e immen- sa turba di scolari indigeni che fora- stieri ad esse accorse per formarsi sotto la disciplina di maestri così eccellenti. Non deve ciò recar meraviglia, poiché già la storia naturale e la botanica, massime per la scoperta America ferace di produzio- ni naturali, e l' anatomia con incessanti studi e l'erezione de'teatri anatomici, a- veano dovunque solerti colti vatori,a van- taggio dell'arte salutare; e la farmaceuti- ca ricevè notabile ampliamento, per co- noscersi viemmeglio la virtù medicinale delle piante e dell'erbe, e il modo di trar- re dalle proprietà de'minerali e de'corpi animali, eflicaci rimedi a sollievo dell'e- gra umanità, ed a lustro delle salutari di- scipline. Allora s'introdusse la (orinazio- ne più regolare degli orti botanici, e Ro- ma anche in ciò ebbe vanto sopra l'altre città d'Italia. 11 famoso Bartolomeo Eu- stachio, che i più vogliono di Sanseveri- no, uno de'primi e più celebri ristoratori dell'anatomia, introdusse iu Roma e nel- I' università I' utilissimo e necessario uso di fare le sezioni dc'eadaveri, e le dimo- strazioni anatomiche su tutti i visceri e membra del corpo umano. Non fortunato,

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morì povero ! Non poco lo celebrai a'iuo- ghi rei iti vi, in uno al suo diletto discepolo da Urbino (P-), e così di altri che vado nominando o per imperiosa brevità lac- cio. Può inoltre vantare la romana uni- versità, che in essa principalmente risor- sero gli studi dell'eloquenza, e della gre- ca e latina letteratura, donde poi si pro- pagarono per l'Italia e penetrarono anco- ra tra le straniere nazioni. L' università romana conservò felicemente il primato di gloria negli studi d'eloquenza, da Nico- lò V alla metà del secolo XVI, dopo cui a tal sublime segno pervenne, mercè i ce- leberrimi e dotti uomini scelti a profes- sarvi, che non si può mai abbastanza ce- lebrare; ma dipoi per fatai condizione di tutte l'umane cose, alquanto decadde e venne meno. Può con verità dirsi , che alla metà del secolo XVI pervenisse la ro- mana letteratura a! suo più perfetto sta- to di maturità, mercè l'ardente zelo e l'e- rudito genio di molti Papi, e il numero grandissimo di uomini iu qualsivoglia spe- cie di gravi e amene discipline dottissimi. Così Roma che godeva I' incomparabile pregio d' esser la metropoli del mondo cristiano, aggiunse anche il glorioso van- to di di venir nuovamente il soggiorno co- mune de'letterati, il domicilio di tutte le scienze, la sede delle belle arti. Siccome iu ii i ti ti luogo più che in Roma e nell'im- menso suo circondario si presenta facili- tà e insieme felicità di ritrovare e dis- seppellire vetusti monumenti, che a veauo fortunatamente resistito all' ingiurie del tempo, ed evitalo il furore de' bar bari de- vastatori ; così dal principio del secolo XVI s'ammirava di loro adornata qua e Roma, poiché i più ragguardevoli per- sonaggi ansiosamente ricercandoli li rac- colsero per abbellirne le proprie abitazio- ni, e n'adunarono tanta copia che vi for- marono gallerie e musei, la di cui descri- zione si legge negli illustratori dell'anti- chità romane; e fra 'quali primeggiò il mu- seo del Palazzo Farnese (J^.) principia- to da Paolo 111 e continuato da 'caldina-

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li suoi pronipoti. Propriamente la forma- zione ò" un pubblico Museo per racco- gliervi e conservarvi gli avanzi preziosi dell'antichità, a grato diletto de'contem- poranei e ad erudita istruzione de'poste- ri, secondo il Renazzi, fu nobile idea del cardinal Cervini poi Marcello li, e da lui devesi ripetere l'iucomiiiciameiilo del A/k- seo Faticano, che prendendo forma sot- to Clemente XIV, pel genio magnanimo di Pio VI pervenne a quel grado di ma- gnificenza che ammiriamo. Racconta il l'olidori, che Marcello 11 nel brevissimo suo pontificato, ripose nel palazzo Vati- cano copiosa serie di medaglie, di statue e d'altre antichità, ed eccitò col suo esem- pio i posteri a sempre più aumeuturne la raccolta. I musei poi doviziosamente contribuirono ad esercitare i letterati col- le loro illustrazioni, e gli artisti cogli slu- di die con successo vi fecero. Fra tanti ormati raccolti in Roma per accrescere e corroborare la coltura delle lettere e del- le più interessanti discipline, mancavano tuttavia i mezzi necessari per conoscere le produzioni della natura, investigarne le proprietà, e le virtù loro esporne pro- ficue agli umani bisogni. Il vasto genio di Nicolò V formò presso il Palazzo a- poslolico Vaticano un ampio e copio- so orto di semplici, cioè di piante e er- be medicinali, in cui riunì le piante più rare e di maggior uso. Negligentato in seguito, Pio IV lo ristabilì con custode che ne'giorni feriali dalla cattedra espo- neva i semplici e la loro virtù. Meglio a s. Pio V si deve la lode della compita re- staurazione dell'orlo botanico Vaticano, che cominciò allora a nuovamente fiori - re e ad acquistar nome , poiché lo fece riempire di scelte piante esotiche odi lon- tani paesi, e d'ogni specie d'erbe e d'arbo- scelli nostrali , affidandone la soprinten- denza al celebre Andrea Mercati (io col Marini, lo chiamai Michele e Mei lieo di s. Pio V e alivi Papi, inoltre raccoglito- re d'una collezione mineralogica, e fon- dutole della Metalloteca Vaticana). Gre-

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gorioXIII non fu meno sollecito del pre- decessore, e perchè in Roma, oltre la bo- tanica, potessero coltivarsi anche I' altre parti della storia naturale , si valse del Mercati per formare nel palazzo Valica- no un museo, in cui vennero raccolte tut- te le produzioni della natura e singolar- mente del regno minerale , a comodo e benefizio degli studenti della storia natu- rale. Non solo il Mercati con mirabil or - diuedispose il museo, ma poi l'illustrò col nome di Mctallotheca. Dopo la sua mor- te andò il museo in deplorabile dispersio- ne, e si crede che occupasse parte del lo- cale dell'odierno^museo Pio-Clementino. Le scuole del collegio romano, aperte da' benemeriti gesuiti sul principio del pon- tificato di Giulio Ili, che in breve tempo a gran fama salirono, riceverono dalla munificenza di Gregorio XIII vasU, sta- bile e nobile sede, copioso sostentamento e singolarissimi privilegi; e fin dal nascer loro, come tutte le altre scuole de'gesui- ti, riuscirono utilissime non meno alla civile cbealla cristiana repubblica, come- che consagrati i gesuiti in peculiar mu- do a formargli animi giovanili alia pie- tà e alle scienze, non essendo disgiunta la religiosa dalla letteraria istituzione. Il Re- nazzi,giustameute, colla storia altamente ne encomia i sommi vantaggi che recaro- no,e lo fece in uu tempo che i gesuiti non erano ancora stati ristabiliti da per tutto, considerando ancora quanto la i." lette- raria istituzione de' giovanetti sia imba- razzante e fastidiosa. Quindi le scuole del collegio romano servirono meravigliosa- mente a dilatare in Roma e conservar- vi l'amore e il coltivamento degli studi, riuscendo di gran sostegno e ornamento alla romana letteratura. In s'ingoiar gui- sa vi fiorirono (e fioriscono) gli sludi delle belle lettere, con maestri d' un merito straordinario, in qualunque facoltà. Per- ciò non deve sorprendere se le scuole del collegio romano prendessero gran voga e giungessero prima a coutrobbdan- ciare e poi auche a superare in riputa* io-

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ne e in concorso quelle della pubblica università romana, che restò ecclissata e illanguidita, per quanto poi accennerò col Ren^zzi. Intanto nel suo più bel fiore l'u- niversità di Roma, nel i585 addolorata per la morte del munifico Gregorio XIII, dopo 1 3 giorni esultò colle più liete spe- ranze in vedere elevato a degnissimo suc- cessore il glorioso Sisto V,già professore dello medesima; dotto nelle sagre scien- ze, iniziato e geniale nell'altre discipline ; amatore e premiatore degli scenziati e de- gli eruditi, gran promotore degli studi, e quale tentai lumeggiarlo nella biografia. Conoscitore dell'ornamento che recava a Roma e alla s. Sede l'università romana degli studi, per V attaccamento che cia- scuno suol conservare verso que' luoghi o celi a cui siasi una volta appartenuto, e lo zelo ardentissitno che nudi iva di man- tenere in vigore e proteggere gli studi, lo stimolarono tra'tanti gravissimi ogget- ti, intorno a cui sempre aggiravasi la sua gran mente, di comprendervi anche la romana università. Sapendola gravata di vistosa quantità di debiti, con pontificia munificenza tosto le donò la cospicua somma di scudi 22,000 e la liberò da al- tri pesi. Tale debito pare residuo di quel- lo contratto a' tempi di Pio IV per sup- plire alle spese della fabbrica, per cui fu eretto il Luogo di Monte di scudi a5,ooo. Indi continuò e condusse assai innanzi il nuovo edilizio della medesima. I portici e tutta quella parte che guarda la chie- sa di s. Giacomo degli spagnuoli, già co- minciata a erigersi sotto Gregorio XIII, fu per suo volere compita, con aprirvi la porta maggiore, su cui leggesi: SixtusF' Pont. Max. Ann. //.Superiormente nel mezzo del frontespizio, precisamente so- vrastante la finestra di mezzo, era vi il di lui stemma gentilizio marmoreo, e sotto 1' esistente cartella di pietra sono incise le già riferite parole: Inìtium Sapienlìae est Timor Domini ,con allusione assai op- portuna al luogo, alla cosa e al nome di Sapienza, con cui già solevasi chiamare

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volgarmente e tuttora si appella. Da Sisto V fu pure fatta drizzare una delle due magnifiche scale che guarda il settentrio- ne, fino alla sommità dell'edilizio, anche per dar comodo accesso al campanile, che incominciato ivi ad innalzarsi nel prece- dente pontificato, fece egli a perfezione condurre. Vennero in questo perdi lui ordine collocate le campane non solo per annunziare le pubbliche solennità e le funzioni dello studio, ma ancora per in- dicare i giorni scolastici, e avvertire i pro- fessori e gli scolari del principio e del fi- ne delle rispettive lezioni. Nella campa- na maggiore, che serve la mattina e nel- l'ore pomeridiane a convocarci professo- ri e scolari, alta 5 palmi e pesante circa 3ooo libbre, vi si vedono in rilievo l'ar- me di Sisto V e del Senato e Popolo ro- mano, e l'immagini della B. Verginee di s. Francesco, del cui istituto religioso con- ventualeilPapaerastatoalunno. La cam- pana ha V iscrizione : Sedente Xisto V. P. I\I. Coronatiti Planea de Coronatis Rom. Gyrn. Reetor deputatus Campa- namhanc lect. horis signifie.conJlariC. tf/i/10 1 589. Nel 1^97 fu fatta la campa- na più piccola che serve all'orologio per suonarle ore, posto sotto il campanile col- la mostra nella facciata principale, e col- lo stemma del rettore. Nel 1^98 fu col- locala nel campanile la campana mezza- na, coll'iscrizione del rettore che l'ordinò. Il Cancellieri che nel 1806 pubblicò: Le due nuove campane di Campidoglio, ri- ferì che negli ultimi anni (allude all'epo- ca repubblicana e alla posteriore) pel Car- ncvale, invece della campana di Campi- doglio, che più non esisteva, e di quella della Curia Innoccnziana, che da princi- pio era stata destinata a far le sue veci, fu suonato il segno della permissione di portar la maschera, da quella dell'archi- ginnasio della Sapienza. Perciò il valen- te pittore e arguto poeta Salvator Rosa si querelò con questi versi, che: Chiama in Roma più gente alla sua udienza - L'arpa d'una lichca cantalrice,- Che

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la campanti della Sapienza. Noterò che il Rosa morì nel 1 697, e perciò è un'ap- plicazione di Cancellieri, e non versi falli pel da lui riportato. Poi soggiunge, rela- tivamente all'indicala epoca democrali- ca.»Quanto più grande sarebbe stata la sua meraviglia, se avesse sentito cangia- re il grave suono della medesima, desti- nato soltanto a chiamare la gioventù stu- diosa alle più serie occupazioni, ridotta poi dall'infelicità delle circostanze ad in- vitarla alla dissipazione e al divertimen- to! " Circa all'edifizio,dopo tutto quanto il narrato coll'accurato Renazzi , che Io prova con documenti, massime dell'ope- ralo in esso da Alessandro VI a Sisto V, e di aver avvertito ohe Leone X ebbe l'i- dea di riedificare l'università romana, ma affatto non l'eseguì, come asserisce il Rat- ti ; questi senza nominare tutti i rammen- tati Papi successori che realmente pro- seguirono la fabbrica, continuando a nar- rare le vicende della cappella provvisoria di Leone X, esplicitamente dice che sino a Gregorio XIII ninno più pensò al pro- seguimento della fabbrica dell'universi- tà cominciata da Leone X. Che Grego- rio XIII ne riassunse il pensiero, affidan- done la direzione all'architetto Giacomo della Porta; ed in quest'occasione il loca- le della cappella o fu demolilo o incor- porato in altro uso perla nuova fabbrica, per cui l'archiginnasio ne rimase nuova- mente privo. Lo stesso accadde sotto Si- sto V, che fece costruire l'intera facciala rimpetto alla chiesa di s. Giacomo; e nel- l'epoca repubblicana del 1 798 l'armi gen- tilizie di Gregorio XI li e Sisto V (che le incisioni della facciala le mostrano sopra 3 finestre del 1 ."piano, cioè quella di mez- zo e le due ultime), corsero la stessa sor- te di quelle di Leone X. Tultavja i loro emblemi scolpiti nell'alt io e l' iscrizioni nella fumata esteriore (ossia le da me ri- poi late) fanno conoscere (piai parte del- l'edilìzio di liha-i a ciascuno di essi attri- buite. La commissione da Gregorio XIII data a Della Porla, fece credere ad alcu-

UN I ni che !' intero edilìzio sia di lui opera e disegno, come scrisse il Baglione nelle Vi- te degli architetti ec. Privata l'univer- sità della cappella, fu ingiunto a 'cappel- lani di portarsi quotidianamente a soddi- sfare i loro obblighi nella vicina chiesa di s, Giacomo. Il genio di Sisto V alla mu- nificenza propenso, egualmente che pron- to a riformare o ad innovare in ogni co- sa , non poteva esser pago soltanto del- l'estinzione de'debiti, e del proseguimen- to dell' edificio dell' università romana, poiché volle pure sul regime di essa por mano, unendone in perpetuo il rettorato al collegio degli Avvocati concistoriali ', benché avea da poco, con breve de' 19 marzo 1 586, conferito la carica al prela- to SimoneCeccbini uditore delle contrad- dette, ad istanza del senato romano, di- stinguendosi per dottrina e varietà d' e- rudizioue. Ellettuò la sua determinazio- ne colla bolla Sacri Apostolatus mini- sterio, de'23 agostoi587, Bull. Rom. t. 4, par. 4 > P- 336. In essa il Papa li chia- ma Difensori (V.) , fuse per ricordare quegli ScholasticiDefcnsoreSfU'qwdW nel secolo V da'vescovi si appoggiavano i di- ritti di loro chiese e il patrocinio delle cause de'poveri,e vuoisi auche da s. Gre- gorio I, che inoltre die loro la cura degli affari della Chiesa romana ne Patrimoni della medesima, e secondo alcuni scrit- tori da essi derivò il cospicuo collegio de- gli avvocali concistoriali, meglio stabili- Io da Benedetto XII in Avignone. Quan- to alle vesti degli Avvocati concistoria- li, Cappa, Mantellone, Piviale ec, ne ragionai in tali articoli. Qui solo dito, che nelle cappe! le particola ri, come quelle che celebratisi nella chiesa dell'archiginnasio, compresi i preluti, tulli usano la sottana di saia paonazza e la cappa serrata. Nel- le funzioni principali dell'università, co- me apertura di studi , premiazione ec, tutli vestono nello slesso modo. Quando sono nel collegio sia per gli esami o altro, vestono I' abito d' abbate, e se l' inlimo è in habititf allora vi si recano iu abito

UN I lungo, fascia e mantellettone tutto nero, colore adoperato nella Sede vacante an- cora.Il Renazzi dopo aver riportalo un bel sunto storico del medesimo collegio e 'li sue ragguardevoli prerogati ve,fra le quali l'intervento a 'concilii generali, l' accom- pagno de* Papi ne'viaggi, onde all'occor- renza essere consultali, e per non dir d'al- tri, Innocenzo Vili concesse loro che i propri figli potessero essere aggregali al collegio per soprannumeri, se forniti de' necessari requisiti e quindi in morte suc- cederli; non che riferiti i motivi che po- tè aver il Papa di far I' unione del ret- torato agli avvocali concistoriali , quin- di dice che Sisto V confermò lorogli an- tichi privilegi e specialmente la fi «colia di conferire la laurea dottorale ne'due di- ritti, e loro concesse la precedenza su tut- ti gli altri avvocali e causìdici della curia romana, ed eziandio a'doltori più anzia- ni, perchè prima la precedenza desume \asi dalla qualità di professore e dall'an- teriorità del dottorato. A'4settembredel- lo slesso anno il collegio rettora le degli av- vocali concistoriali prese possesso del ret- torato, con atti assai solenni e formali. Sic- come a Sisto V abbisognava denaro per eseguire le grandiose sue idee, così non fu assolutamente gratuita la grazia accorda- ta agli avvocali sull'unione perpetua al collegio loro del rettorato della romana università. Essi per renderla più facile promisero pagare al depositario della da- taria apostolica seimila scudi d'oro, come si enuncia nella bolla. E perchè avesse- ro gli avvocati la maniera di pagar tale somma vistosa, il Papa colla medesima li facol lizzò a erigere un Luogo di Mon- te, i di cui frutti si dovessero pagare co' proventi del rettorato, da estinguersi in 8 anni. Avverte Renazzi che errò il p. Ca- rafa nel!' asserire, che il collegio contri- buì i seimila scudi d'oro in sollievo e van- taggio dell'università romana, perchè di- chiarò Sisto V nella bolla, prò sublevan- dis in aliqua parte nostris et Sedis a- postolicae necessitatibus.Sembva che al-

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loia avesse origine quella cospicua pre- stazione di denaro, che ogni nuovo avvo- cato concistoriale presentemente ancor i deve improntare nell'atto d'esibire al col- legio il breve pontificio di sua elezione. Imposta quella in principio per trovare e unire la somma necessaria a estinguere il Monte eretto, in progresso anche dopo la sua estinzione non fu tolta , dividen- dosi il denaro tra gli altri avvocati qual provento loro dovuto nell' ammissione d'un nuovo collega. Risiedendo il relto- rato presso tutto il collegio, fu necessità che alcuno di esso ne esercitasse l'incom- benze e le funzioni; perciò d il medesimo collegio s'introdusse subito l'uso di de- stinar un suo membro per tal esercizio col titolo di Rettore Deputato, come poi sempre praticò. In principio la deputazio- ne durava un anno, qualche volta si e- slese a maggior tempo, e spesso si coslu- mòdi confermare d'anno in anno un me- desimo soggetto , da cui così si esercitò per più anni il lettorato. Negli ultimi tem- pi invalse l'uso di deputare ogni rettore per 3 anni, riuscendo l'annue mutazioni incomode e inopportune. Talvolta fu rie- letta la stessa persona. II Renazzi, come de- gli altri, fece la serie de' rettori avvocati concistoriali con notizie biografiche, co- minciando dal i.° eletto e deputato dal collegio a'4 settembre i 587,. nella perso- na d'Orazio Rorghese romano, e fu ili.° avvocato, che fatto prelato ritenne l'av- vocatura concistoriale, per iiululto pon- tificio (però chi è prelato non può oliare, esercitare il decauato del collegio): mo- rì nel 1 590, e il fratello divenne Paolo V. Restato per morie il rettorato vacante, talora e sino alla nuova elezione supplì iklecano, col titolo di pro-rettore ex com- missione Collegii. Indi Sisto V a prov- vedere in altra stabile e solenne manie- ra alla conservazione, al decoro e al buon governo dell' università, colla bolla Im- mensa, de'22 gennaio 1587, che Renaz- zi dice promulgala a*2 3 marzo 1 588, isti- tuì la congregazione cardinalizia deputa-

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la a reggere, riformare e patrocinare lo studio pubblico di Roma, cioè a dire con- fermò solennemente la preesistente, de- putando 5 cardinali a formarla, a'quali tra le altre facoltà die ancor quella di sce- gliere professori e maestri eccellenti di qualunque scienza o arte liberale, e d'as- segnar loro con intelligenza del Papa convenevoli stipendi. Commise inoltre a* medesimi la cura de' Collegi di Roma (?'•) esistenti de' Greci, de1 Maroniti, de- gl' Inglesi e de' Neofili (7 \), e addossò l' incarico di proteggere le università di Parigi, Salamanca, Oxforcle Bologna. In questa congregazione vi ebbero sempre luogo i cardinali camerlenghi e i cardina- li nipoti de' Papi; ma dessa cessò adatto dopo la metà del secolo XVII. Vedasi il p. Plettcoberg, NotitiaCongregationum, [).j56: De Congregatione Cardinaliutn prò Univer sitale Studii Romani. Inu- tilmente per tali disposizioni reclamò il senato romano, che vedeva i suoi antichi diritti poco a poco diminuirsi, mentre lo studio e i lettori si mantenevano co' de- nari del popolo romano. Di più. il senato si mostrò malcontento del rettorato per- petuamente unito al collegio degli avvo- cati concistoriali, per temerne la poten- za colla quale avrebbe ad ogni incontro cercato di declinare o annullare ogni au- torità del senato, e tutta a se avocare l'i- spezione e podestà sul pubblico studio, conforme realmente avvenne. Finalmen- te a Sisto V si deve l' incremento della Libreria Vaticana, e lo stabilimento ma- gnifico della Stamperia faticanao A- poslolica,e<i il principio della Stamperia Camerale. Gregorio XIV, essendo vaca- ta la preposilura della cappella, derogan- do al disposto di Leone X a favore de' professori e la nomina al rettore e rifor- matori, nel i /><)i la concesse n Domizio Morelli, privo della qualità richiesta dal fondatore. E continuandosi sempre a la- vorare intorno alla fabbrica dell'univer- sità,al defunto governatore o amministra- tore della medesima Del Cufulo Canccl-

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lieri, gli sostitiù Francesco Rustici coll'e- molumentodi scudi i o mensilijdipoi Pao- lo V li raddoppiò e gli die a coadiutore Ottaviano Vestri Barbiani segretario a- postolico. Nel |5<M divenuto Papa Cle- mente Vili Aldobrandini , già avvocato concistoriale, il senato lo supplicò a re- stituire al collegio degli avvocati conci- storiali la somma sborsala pel rettorato, e di questo reintegrarlo. Invece il Papa con sua bolla confermò al collegio tutti i di- ritti e privilegi che godeva, confermando altresì l'unione del rettoiato fitta da Si- sto V, e gli statuti e regolamenti di tale uffizio. Qui conviene che noti col Ratti, che nel i 5p4 un cappellano fece istanza per la ripristinazione della cappella prov- visoria in un qualche locale il più adatto dell'archiginnasio, nel quale si potessede- centemente celebrare la mes«a,a forma del prescritto da Leone X. Pare ch'abbia avu- to il suo effetto, poiché rilevasi dalla visita apostolica del 1627 ch'era stata ripristi- nala l'antica cappella, in supplemento di quella da costruirsi secondo l'antica sua pianta; la quale il Balli crede quella di Leone X, e perciò si conferma nel ri lene- re che il disegno di lutto l'edilìzio è del Buonarroti, che fu architetto di quel Pa- pa, e non di Giacomo della Porta. In- di si andò innanzi colla rinnovata cap- pella provvisoria, per la cui angustia non potè servire che alla celebrazione del- la messa ne'giorni di pubbliche lezioni, festa di s. Luca , anniversari o altre si- mili funzioni; menlre rispetto agli atti pubblici, si continuò a tenerli nella vici- na chiesa di s. Eustachio. Parimenti per lo slesso motivo il collegio degli avvocati concistoriali volendo festeggiare con mag- gior pompa e decoro l'annua ricorrenza del loro protettore s. Ivo, si procurò il permesso di celebrarla nella chiesa lito- lare dello stesso santo (daCalisto III con- ceduta a' bretoni ad istanza del cardinal Cetivodi Bretagna) appai tenente alla na- zione francese ( e perciò la descrissi nel voi. XXVI, p.229, e l'intervento de'car-

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dinali nel voi. IX, p. i3p, descrivendo questa Cappellacardinfrfizia). Ciò ri- leva ancora da una reciproca convenzio ne seguita nel 1 602, per mezzo della qua- le da'deputati della chiesa di s. Luigi de' francesi, da'quali dipendeva quella di s. Ivo , si accorda il richiesto permesso al collegio (sarà stata rinnovazione, poiché nel luogo citato riportai un documento che già ivi si celebrava nel 1 5o 1 ), e que- sti in correspettivilà si obbligò dare ogni anno a delta chiesa la ricognizione di scu- di tre, lasciare in dono le torcie che ser- vono per l'elevazione, e fare a sue spese gli occorrenti restauri all'altare maggio- re comprensivamente alla statua del San- to. Il collegio nella sua pia generosità , oltre i convenuti donativi, vari altri ne fece alla chiesa di s. Ivo in diversi tempi, consistenti in sagre suppellettili , e ciò in seguilo delle piuttosto frequenti istanze, cheal medesimo ne faceva il parroco del- la chiesa (la cura fu soppressa da Leone XII). Così si praticò dal collegio, finché non fu edificata I' odierna e magnifica chiesa nell'edifizio dell'università. Con- viene dar lode a Clemente Vili anco per la cura che si prese di non far mancare al- l'università valenti professori, come pure per non trascurare il proseguimento di sua fabbrica. Il gran salone dal lato di tramontana, incominciato da Sisto V, fu per suo ordine compito e nobilmente or- nato d'intagli assai eleganti nel solìilto, e di maestosa cattedra a forma di semicirco- lo co'sedili intorno. In questi, nella catte- dra e nel soffitto s'intagliarono gli stemmi del Papa,del nipote cardinal Aldobrandini camerlengo, assai propenso per l'univer- sità, del senato e popolo romano, perchè forse a di lui spese si sarà fatto l'orna- to. D'allora in poi gli avvocali concisto* riali lasciando libera a' collegi de'leologi e de'uaedici l'antica sala costruita sotto s. Pio V, e in cui anch'essi si adunavano, cominciarono e tuttavia seguitano a con- gregarsi e a conferire le lauree dottorali nel nuovo e magnifico salone.Nello scor- vot. ixxxv.

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ciò del secolo passato , minacciando di- staccarsi lo stemma di Clemente Vili, fu tolto e sostituito altro ornamento. La- menta Renazzi , parlando de' professori delle scienze dell' università nel decli- nar del secolo XVI, che non furono e- guali nell'eccellenza a' precedenti, e già cominciavano a fermentare e pullulare fuori i semi di quel cattivo e depravato gusto, che nel seguente secolo infettò nel- l'Italia quasi tutte le gravi e amene di- scipline, ed in Roma forse più che altro- ve allignò e propagossi ampia mente.Quin- di anche la qualità de'pubblici maestri fece travedere la decadenza del vero buon gusto negli studi, cheandavasi poco a poco preparando, e che poi con impeto immen- so fuori proruppe. Le scienze sagre non ebbero professori distinti. La filosofia di Aristotele cominciò ad essere fieramen- te combattuta, pure venne ancora soste- nuta, credendosi più della Platonica op- portuna per la religione cattolica. Il ce- senate Giacomo Mazzoni, professore che ebbe annui 1000 scudi d'oro di stipen- dio, a cui ninno mai era pervenuto ne conseguì poi , difese Aristotele contro il suo più arrabbiato nemico Francesco Pa- trizi di Cherso. Continuarono in Roma e in Italia gli studi legali in istato di lan- guore ; così quelli dell'eloquenza, per cui convenne chiamare degli estranei nell'ar- chiginnasio. Però le scuole romane di me- dicina proseguirono a mantenersi nella reputazione cui erano salite. Tuttavia, in generale, l'università e la letteratura ro- mana si conservarono vigorose e fiorenti sul fine del secolo XVI sino a' principi» del XVII, in ogni ramodi scienze e arti: il lieto stato deli'una influiva allora alla pro- sperità e sostegno dell'altra. La coltura let- teraria s'era inRoma sempre più propaga- ta e resasi generale, in quasi tulli i rami di quelle scienze e arti, per cui la mente umana s'istruisce e adorna, onde poi spa- ziar nel mondo astratto e intellettuale, e pei vasti campi aggirarsi delle belle lettere e dell'erudizione ; e niuno per avventura 3

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ve n'ebbe, che con successo non fosse con ardore percorso, e con sollecita diligenza coltivalo. Discipline sagre,storia ecclesia- stica e profana, anatomia, botanica, me- dicina, matematica, filologia, antiquaria, bibliografia, ogni genere quasi di lette- ratura avanzavasi a gran passi e faceva nuovi e considerevoli progressi. Ma il pregio, cbe insignemente distinse la let- teratura romana , fu il fausto accoppia- mento degli studi delle scienze e delle bel- le lettere. Mai in Roma si composero lauti libi ie pubblicai onsi tanteopere, mai tan- te stamperie furono in attività; che seb- bene rare furono veramente le opere me- morabili,la gran copia degli svariati scrit- tori prova quanto in Roma fosse estesa la letteratura e universale il coltivamen- to. Roma era in quel tempo a guisa di luminoso teatro, su cui venivano d'ogui parte d'Europa a far pomposa mostra de' talenti e del saper loro i più grandi uomini che allora vivessero, accolti beni- gnamente da polenti e splendidi mecena- ti, che in tutti gli ordini e ceti della corte e curia incoiUn» varisi in copia. Quasi tutti i Papi d'allora e la più parte de' cardi- nali e prelati di quel tempo, si distinsero segnalatamente in favorire le leltere. In quell'epoca fiorirono i due gesuiti cardi- nali Francesco Toledo , e ven. Roberto Bellarmino, uno de'più valorosi difen- sori delle verità cattoliche e dell'autorità della s. Sede contro i novatori, soni ino controversista, e forse ili. "che si accinse con armi al cimento pari a combatter gli eretici di quel tempo, i quali impugnan- dolo sempre con esito infelice giunsero a fondar cattedre espressamente per con- futarlo 1 II cardinal Cesare Baronio fi- lippino, che a rischiarar la storia della Chiesa .di cui facevano abuso i protestanti per sedurre gl'incauti e ingannar le colte persone , compilò gli Annali Ecclesia* siici, che servirono a smascherare I im- postine de'novotori. Il dotto ed elegante .scrittore cardinal Agostino Valerio. Il giureconsulto cardinal Domenico Toschi,

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autore d'opera grandiosa in cui abbrac- ciò in un corpo solo tutta la scienza le- gale: egli fu ili.°a dar l'idea di ridurre una scienza in Dizionario. Avendo fati- cosamente raccolto tutte lequeslioui del diritto canonico e civile, le distribuì in ordine alfabetico, e così formò quasi una enciclopedia delia scienza legale , che a suo tempo era in uso nel foro.

llch.Renazzi tra gl'illustri dotti forastie- ri fioriti in Roma nel declinar del secolo X V I,celebra ancoraTorquatoTasso/il che feci io pure in tanti luoghi, come a Fer- rara. Roma (ove avea imparato le lin- gue dotte) in lui ricoverò nel suo seno il più grande forse de'poeti italiani (certa- mente il piùgrande dell'Italia moderna), uno de'più belli ornamenti del suo secolo, e insieme unodegli nomini d'insigne meri- to dalla fortuna più bersagliati, l'immor- tale cantore della divina Gerusalemme, liberata (composta di 20 anni, e in un tempo che la Turchia , pel narralo in quell'articolo, ridesiava il zelo e il terro- re de'cristiani, ed in cui gli sguardi d'Eu- ropa in arme tendevano ad avventarsi sull'Asia, per ritogliere agl'infedeli la glo- riosa tomba del Salvatore del mondo, per nuovamente inalberare il salutifero vessillo della Crocesullemuradi Gerusa- lemme. L' ingresso in Roma del Tasso ebbe l*aspetto d'un trionfo). Dice inoltre, che de'di lui pregi letterari e delle vicen- de in cui nel corso di sua vita sempre sgraziatamente fu involto (agitata e an- gosciosa per l'alterala fantasia, e con pie- na la mente di sublimi concetti), bene ne scrisse il biografo ab. Pierantonio Se- cassi da Rergamo, suo concittadino seb- bene nato a Sorrento. Bensì riferisce co- me il cardinal Cinzio Passeri AUlohran- ilini (!'.), nato in Siuigaglia e originario di Bergamo, splendidissimo mecenate de' letterati, invitò a Roma il Tasso, l'ospitò in Vaticano, e da Clemente Vili suo zio gli ottenne non solouna decente annua pen- .sic ne, con cui sottrarre si potesse al peto di verta che opprime valojma uucora Tono-

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resin^olarissimo d'esser solennemenleco- ronatu in Campidoglio col poetico alloro, che dopo Petrarca ivi non era stalo con- cesso ad altri. Sarebbe ciò servito ad ac- cender maggiormente in Roma l'ardore pegli studi, ed accrescere un nuovo splen- dore a'fasti della letteratura romana. Ma nnco in un' occasione in cui il Tasso avreb- be alla fine riportato un compenso alle tonte sull'erte sventure,sperimentò la for- ra indeclinabile del suo perverso destino. Interinatosi mortalmente mentre si di- sponevano i preparativi della solenne fun- zione, in vece della caduca passò il Tasso a'i5 8prilei5g5, in età di 5 i anni, a ri- cevere la corona immortale, come è da sperarsi pe'contrassegni di cristiana sin- cera pietà con cui si dispose a morire (cosi fra I' universale compianto si spense un luminoso astro del bel cielo d'Italia, de- (■binando all'occaso col secolo che avea veduto tante meraviglie). Fu sepolto nel- la Chiesa di s. Onofrio (fr.) e poi tra- sferito a sinistra presso la porta, nel di cui annesso convento de'religiosi Girolami- ni del b. Pietro da Pisa (l~.) erasi ri- tiratone! raccoglimento e nella preghie- ra, appena cominciò a manifestarsi la gra- vezza del suo male; dove i frali a istan- za di Gio. Battista Marno marchese di Villa, gli posero neh 60 1, nel 1. "sito ove era slato tumulato un'iscrizione: Hic/a- eet hoc ne nescius esset hospes , poiché il cardinale si proponeva erigergli un mo- numento. Questo non essendosi effettua- to, il ferrarese cardinal Bonifacio Bevi- lacqua vi supplì con de' alarmi, il ritratto del sommo poeta, ed una lunga elegante iscrizione neh 644? come dissi nel penul- timo de'citati articoli. Ivi notai il magni- fico mausoleo di marmo che stava lavo- rando, mercè l'offerte degli ammiratori di gran poeta, il comniend. Giuseppe de Fabris, avendo rimarcato nell' ultimo articolo il giorno in cui perì la famosa quercia, all'ombra della quale soleva se- dere Tasso, pei1 cui ne prese il nome. O- ia essendosi inaugurato solennemente il

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monumento , pel complesso delle circo- stanze e di celeberrimo nome, mi sia permesso una digressione, che ricavo da' n.ri q5 e 96 del Giornale di Roma del 1857, perciò non potendo del lutto evi- tare alcuna ripetizione, per la maggior precisione dell'importante racconto, che onora Roma, Chi vi regna , le arti e le lettere, ed i loro cultori. Recatosi in Ro- ma Tasso, il cardinal Passeri Aldobran- dini dopo avergli ottenuto annua pensio» sione da Clemente Vili, a questi lo pre- sentò. Il Papa lo ricolmò di lodi e gli dis- se: Vi abbiamo decretata la corona d'al- loro , perchè sia da voi tanto onorata , quanto ne'tempi passati fu ad altri d'o- nore. Aspettandosi la stagione propizia a compiere la solenne ceremonia, l'avversa fortuna non gli permise tal consolazione. Consumato dall'angoscie, conobbe Tor- quato che pochi giorni di vita gli rimane- vano, e volendo disporsi all'estremo pas- saggio, ottenne dal magnanimo suo pro- tettore di ritirarsi in s. Onofrio sul Gia- uicolo. Ciò fece non solo perchè l'aria è lodata da'medici più che d'alcuna parte di Roma, ma (piasi per cominciar da quel luogo eminente, e colla conversazione di qne'divoti religiosi, la sua conversazione in cielo. Pace all'anima sua trovò in quel- l'amena solitudine. Ma logoro dal male, morì confortato da quella religione che tanto potentemente l'avea ispirato ne' suoi aurei carmi. L'annunzio di sua mor- te fu per Roma pubblica sventura, e il cardinal Passeri Aldobrandini ne fu col- pito profondamente, addolorato ci i veder svanita la pompa trionfale per lui appa- recchiata. Fgli non trovò miglior sollie- vo di quello che di rendere all'estinto vate funebri onori i più solenni. Fatto ve- stire il cada vere d'una Ioga romana e co- ronato d'alloro, ordinò che fosse pubbli- camente esposto (arroge che io qui ricor- di avere rilento nel voi. LXIV, p. i63 , che neh 853 in Palermo dopo 7 lustri fu diseppellito I' Anacreontc e il Teocrito della Siciliaì Giovanni Meli, e cinto il

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suo capo di corona poetica d' alloro so- lennemente, con gran pompa fu onoralo e lodato con discorso funebre. Arroge pu- re che io rammenti, che Leopoldo I re del Belgio, volendo conferire il gran cordone del suo ordine di Leopoldo al conte Fe- lice de Merode, questi con rara virtù si sottrasse n tale alta distinzione per nobi- le e scrupolosa delicatezza, narrata dal n.° 3g del Giornale di Roma del 1857. Venuto a morte a' 7 febbraio, il re per le grandi benemerenze dell' estinto fece rimettere l'insegne del gran cordone al conte Wernero tìglio dell'illustre defun- to, affidandogli il mesto ufficio di deporle sulla sua tomba. Chi fu il conte Felice de Merode, autorevolmente lo dice la Civil- tà Cattolica , serie 3.a,t. 6, p. 127. In bre- ve: fu quello che quando il Belgio si rese indipendente lo designava suo re futuro, chiamandolo il Principe indigeno; di che egli non ne ammise virtuosamente nep- pur l'idea, per sentimento nobilissimo di pubblico bene. Si conciliò la stima uni- versale, e sempre difese la causa cattolica. La sua morte fu pianta da tutti con pub- blico lutto,come vera sventura. Venne ac- clamalo il grande Cittadino o meglio il grande Cristiano. L' onori fi cent issi ma pompa funebre fu senza esempio ; e ne re- citò l'elogio il cardinal arcivescovo di Ma- lines). Ordinalo un solenne funebre con- voglio, le spoglie mortali del compianto cantore delle Crociate e della Religione, furono portate per le vie principali di Ro- ma, ed accompagnalo con grande corteg- gio da tutta la corte palatina e dalle fa- miglie de' due cardinali nipoti del Papa. L' esequie si. celebrarono nella chiesa parrocchiale di s. Spirito in Sassia; e con ìstraordinario concorso di popolo furo- no le spoglie mortali chiuse in cassa di legno e sepolte accanto all'aliar maggio- re, ed ivi i religiosi posero il ricordato e- pitaflio. Quando poi gli fu erelto il mo- numento,^! trasferirsi all'indicato luogo, le sue ossa furono poste in cassa di piom- bo. Tale monumento non corrispoudeu-

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do alla celebrità del Tasso e all' entusia- smo de'suoi ammiratori che lo visitava- no, nel 1 827 l'encomialo scultore com- mend. de Fabris volse il pensiero a scol- pirne altro degno di quello ch'ebbe la fa- villa del genio d'Omero e di Virgilio. Al- l'effettuazione si associarono varie distin- te persone, raccogliendo offerte di denaro, onde si die principio all'opera nel 1829 (gl'illustri nomi de'primi offerenti si pon- ilo leggere nel n.° 3 delle/VòfisiV del gior- no del 1 825, e in diversi Diari di Roma, come nel n.° io delle Notizie del gior- no del 1 843), colla certezza di tornar glo- riosa al decoro di Roma. Nondimeno re- stò per 27 anni sospesa, e il compimento era riservato al Papa Pio IX. Emulato- re del cardinal concittadino, per la glo- ria di Tasso, prima con generosa largi- zione (nel marzo 1 853, poiché si ha dal n.° 61 del Giornale di Roma , die ac- cordò la sua protezione alla deputazione preposta a promuovere il compimento della lavorazione del monumento j, poi se- condando autorevolmente le preghiere di mg.r Giuseppe Milesi-Pironi-Ferretti ministro de'lavori pubblici, belle ai ti ec., decretò che venisse fornito l' occorrente pel sollecito compimento del monumen- to. Di più il Pontefice, sapendo che la cap- pella ove dovea esser posto era piccola e disadorna , ordinò che fosse allungata e abbellita ; il che lodevolmente fu eseguilo sotto la direzione del cav. Carlo Piccoli, per cui ora nella vaghezza di sua archi- tettura vedesi ricca di fregiature dorale e di varie pietre di valore, che ne ador- nano le pareti ; come ancora di pitture a olio e a fresco dell'egregio artista Fi- lippo Balbo, il quale in una lunetta rappresentò il cardinale Passeri Aldo- brandini che reca a Tasso infermo e as- sistito da' girolamini la benedizione pa- pale. Il mausoleo sorge sopra una base, sulla quale in bassorilievo è ritratto il poeta portato a sotterrare, e vi sono ef- figiati gli amici suoi e i letterati più fa- mosi che l'accompagnarono. Al di sopra

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d'una nicchia ben adorna di fregi, di ge- mi e d'emblemi che alludono all'opere del Tasso,evvi la sua statua maggiore del- la naturale grandezza, in atto d* invocai* la B. Vergine co' versi : O Musa, tu che di caduchi allori Non circondila/tonte in Elicona, Ma su nel del infra i head Cori, Hai di stelle immortali aurea co- rona. I pregi della figura in tutto rilie- vo, dal cui volto traluce l'anima, il cuo- re e la mente altissima dell'epico italia- no, appoggiata al tronco dell'alloro, sim- bolo della poesia italiana, che secondo la predizione del suo degno padre Bernar- do e illustre poeta, dovea rinverdire mer- cè il figlio suo; il complesso dell'unità del monumento, alto più di 33 palmi, ch'e- sprime il cìrcolo della vita civile e lette- raria del poeta, ed è sovrastato sotto l'ar- co dalla ss. Vergine assorta nella gloria degli Angeli; tutto viene dichiarato dal Giornale, che inoltre riporta la marmo- rea iscrizione ornata di cornice di giallo antico, con arabeschi e stemma pontifì- cio, scritta, come le altre che uel Gior- nale si leggono, dall' esimio cav. Luigi Grifi segretario generale del ministero de' lavori pubblici, belle arti ec. In essa si di- ce: Più» IX P. 31. Sumjjto pub lieo per- jccictj'uxla locum, In quo Princeps Ile- roici Carminis humatus fuerat , Erigi j'ussit, Curante J. 31ilesi,ec. Il 2 5 apri- le 1807, an,u versarlo della morte del «ne- ra viglioso poeta, fu destinato alla traslo- cazione di sue ceneri al nuovo monumen- to, ed un'epigrafe posta sulla porta del tempio indicava la cereraonia : Funere celebrato adstantibus Academiìs l rbis. La chiesa fu tutta vagamente addobbata di ricchi drappi di velluto nero con tri- ne e frange d'oro e veli a lutto, e in mez- zo si elevava il catafalco formato da un dado di legno con ivi dipinti ne' 4 lati > segni della virtù del poeta e corrispon- denti emblemi. Innalzandosi a guisa di piramide fino alla volta erano tali fregi co- ronali da un serto d'alloro in memoria di quello che dovea cinger la houle di

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Tasso. La messa fu celebrala da mg.r Be- dini arcivescovo diTebe,eaccompaguata dui canto de'cantori della cappella pon- tificia. Intorno al catafalco e in posti di- stinti sedevano i personaggi che poi no- minerò, oltre due deputati per ogni acca- demia di Roma, invitati ad essere testi- moni della disumazione delle ceneri del gran poeta e del chiuderle nel nuovo se- polcro con onorarne la cereuioniu. 1 de- putati generalmente furono i presidenti o i censori ed i segretari delle rispettive accademie, i cui nomi e gradi sono rife- riti dal Giornale. Quanto all'accademie cui appartenevano, esse erano quelle de- nominate Teologica, di Religione Catto- lica, d'Arcadia,due professori dell'Archi- ginnasio romano, il direttore dell'acca- demia di Francia, il presidente dell' Ar- cheologia, il primicerio di s. Cecilia, due de'Lincei, della Tiberina, di s. Luca, del- la Filodrammatica , della Filarmonica , della Liturgica, de' Virtuosi delPanlheon in numero di 3 compreso l'encomiato ar- chitetto, dell' luo macola taConcezione.del- la Latina, de'Quiriti. Compiutasi l'asso- luzione, si aprì la cassa che racchiudeva le spoglie mortali di Tasso e avente l'i- scrizione fattavi incidere da'girolamini, e fu portata presso il tumulo tra la commo- zione degl'illustri astanti. Poscia le ossa diligentemente furono cavate dal cav. Fortunato Rudel professore dell' archi- ginnasio nell'istituzioni anatomiche, de- scritte e registrate con rogito da Camillo Diamilla notarodel vicarialo, e poste nel- la nuova urna di piombo, insieme colla pergamena, chiusa entro un tubo di cri- stallo e sottoscritta da tutti i personaggi eh' ebbero un posto distinto nella cere- monia funebre. Suggellala l'urna, fu col- locata in arca di marmo, e 111 questa che nell'altra erasi incisa l'epigrafe: Os- sa Torq itali Tassi. ludi l'arca fu calata sotto il lastrico del nuovo monumento , ponendo lai ." pietra perla chiusura del- la fossa mg. r .Mi lesi. Il Giornale ripro- duce l'epigrafe acuita uella pergamena,

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e firmata dal cardinal Girolamo d'An- drea, da mg.r lkdini, da mg/ Milesi, i!al bali Colloredo luogotenente dell'ordine Gerosolimitano (il quale col cardinale , con uig/ Pacca maestrodi camera del Pa- pa , con mg/ Talbolt cameriere segreto del medesimo, col principe e principessa Hohenlohe e il baione de Thile mini- stro di Prussia/in una tribuna aveano as- sistito al funere), dal principe Orsini se- natore di Roma, da mg/ Pacca, da mg/ Giuseppe Angelini canonico Vaticano, da fr. Carmelo Patrignani generale de' gi- rolamini, da fr. Luigi Cazzoli procura- tore generale dc'innìe-i mi, dal can, Fran- cesco Anivitli promotor fiscale, die col suddetto notaio, die per ultimo si sot- toscrisse, erano deputati dal cardinal Vi- cario per la disumazione delle ossa; e fi- nalmente si firmarono il cav. Grifi, il commend. dcFabris, mg.' Giovanni Co- razza maestro delle cei emonie pontificie, il cav. Rudel, e i deputali dell' accade- mie a seconda die pc'primi si presenta- vano e perciò coli' ordine riferito, JNelle ore pomeridiane , la traslocazione delle celebrate ceneri e la solenne inaugurazio- ne del nuovo monumento sepolcrale di Tasso, furono festeggiate dall'accademia de'Quiriti con isti aordinaria adunanza , nell'anfiteatro die sorge presso il luogo ove giganteggiò la quercia di Tasso: pic- colo recinto che sorgendo sulle d'eliziose allure del Gianicolo domina lolla la mo- numentale e maestosa città de'Selte Mon- ti, che adornalo del busto del famoso poe- ta cinto d'alloro ecbeggiò di sue alle lo- di poetiche e di fragorosi applausi, pre« cedute da un discorso di Domenico Bo- nauni sotto-bibliotecario della Coi sinia- na, e intramezzate da un coro a tulle voci del maestro Fenzi con eco, e da un coro a grande orchestra del maeslro Ferretti. L'egregia poetessa estemporanea Gian- nina Milli di Teramo, ispirata alla gran- dezza della solennità, improvvisò un can- to, e cosi ebbe termine 1' adunanza. Ooc- ita fu nobilitata da imponente e scelta nu-

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nione , in cui primeggiavano i cardinali Altieri camerlengo, Garelli e Gaude. Il n.°r i dell' Albata di E orna del 1. 1!\ ri- produsse le bellissime ottave della gen- tile poetessa, con un disegno inedito di Arrivabene, esprimente Tasso sedente in detto anfiteatro in atto di concentrata i- spirazione che sta per iscrivere; e dipoi altri componimenti ed epigrafi. Già il me- desimo Album ripetutamente a vea ragio nato del monumento, e nel 1. 1 o, a p. 1 1 1 , pubblicò elegante incisione del disegno di esso, illustralo dalle Stanze, con eru- dite note, del celebratissitno cav, Angelo M/ Ricci, i cui onorandi avanzi mortali riposano a Rieti [V?) in marmoreo avello scolpito dallo stesso valoroso commend. de Fabris. Gloriandomi d'appartenere a sei dell'encomiate e illustri accademie ro- mane,se non di persona,almeno colla pen- na qui volli prender piacevole e riverente parte al pubblico e solenne omaggio, giu- stamente reso alla memoria delgrand'uo- ido, spargendo sull'onorata tomba fron- de d'alloro che resteranno sempre verdi, e fiori che rimarranno freschi per l'im- peritura stampa , e insieme facendo af- fettuoso eco a'eantati carmi, Celebraro- no l'avvenimento e il gran poeta, il qua- le cantò le gesta dell'invitto capitano: Clic 7 gran Sepolcro Ubero di Cristo, anco la Civiltà Cattolica, serie 3. ',t, 6, p. 4$tì, V Eptacordo di Roma co'n." 4 e ^, cu' fecero eco illustri accademie romane. Fa- rò un confronto. Misero destino ilegli uo- mini ! Il maggior poeta d'Italia gemeva in vergognosa schiavitù a Ferrara , nel tempo stesso in cui a Lisbona sua patria terminava nell'ospedale il suo doppio a- riugo della miseria e della gloria, disco- nosciuto da' contemporanei , Luigi Ca- moens ! Egli è il sommo e celebre cantore del poema epico della Lusiade, il più li- moso de'poeti portoghesi; poema nel qua- le trionfa (ulta la loro storia nazionale, congiunta allo splendore della poesia, al- la divozione cristiana e alle favole del pa gauesimu. Dopoi 5 anni gli lu cretto un

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monumento , e vi fu scolpito I' epitaffio composto dal p. Matteo Cardoso gesuita. Per le vicende de' tempi perito il monu- mento, rimasero le spoglie mortali d'un Camoens in oblio. Fu quindi grande atto di riparazione, quando nel 1 855 se ne ri- cercai ono l'illustri ceneri. Queste raccol- te formalmente in feretro d'ebano, furo- no affidate alla custodia del monastero di s. Anna, lìtiche decorosamente saranno collocate nel decretato monumento. Do- po la pubblicazione della Lusìade, Tasso compose un sonetto in suo onore. Ora ri- piglio il filo della storia dell' università dogli studi di Roma.

Clemente Vili contribuì moltissimo a mantenere in vigore la romana letteratu- ra, e procurò col maggior impegno che si dasse 1' ultima mano alla compilazione ilei y.° libro delle Decretali, ordinata da Sisto V. Quantunque però tale compila- zione fosse compita, e già secondo alcu- ni stampata, nondimeno si sospese di. pub- blicarla , perchè non servisse ad altri di pretesto per spiegare i decreti del conci- lio di Trento, l'interpretazione de'quali era stala da Pio IV a chiunque vietata. Inoltre Clemente Vili, a far sempre più prosperare in Roma gli studi delle scien- ze, anziché formare nuovi superflui sta- bilimenti, credè spediente di adoperare un mezzo quanto efficace e solido, tanto più comunemente raro a frequentarsi, cioèdi compensare le letterarie fatiche de- gli uomini dotti, e promoverli prelaliva- mente a chiunque agi' impieghi pubblici e all'ecclesiastiche diguità; onde l'esem- pio del loro innalzamento servisse di sti- molo potentissimo a lutti gli altri per co- raggiosamente imitarli. Da esso in fatti vennero a tal elicilo promossi agli onori, e anco al cardinalato, moltissimi perso- naggi non per altro titolo pregievoli, se non che per la loro somma dottrina, ed esimie opere date alla luce! ÌNeli6o5 fu elevalo alla sede apostolica il grau Pao- lo V Borghese , che se non sembrò cosi propenso e munifica verso i dotti, come

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gl'immediati predecessori, fu nondimeno premuroso dell'aumento e decoro della romana università, ed i professori di que- sta gli devono gratitudine per le sue prov- vide cure a loro vantaggio. Imperocché rimanendo spesso i professori creditori de'loro stipendi, doveuno ricorrere a'Pa- pi, perchè i pesi imposti alla gabella del- lo studio superavano l'introito; Paolo V volle in una maniera stabile ed efficace ri- mediare a un disordinesìindecorosoepre- giudizievole, e provvedere per sempreal- la doverosa e sicura soddisfaziouede'pro- fessoli. Pertanto con chirografo de'7 a- gosto 1610 prescrisseche dalla massa de' proventi suddetti si separasse in avvenire l'annua somma di scudi 6000, assegnan- dola particolarmente a'professoii, per es- sere erogata soltanto ne' lorostipendi,sen- za che potesse più farsi della medesima alcun altro uso o erogazione. Questosag- gio e opportunissimo provvedimento , trannetemporaneeallerazionijQnoal ter- minar del secolo ultimo fu inviolabilmen- te osservato. Si era sospesa la continua- zione del nuovo edilìzio della stessa uni- versità per mancanza di denari da ero- garsi a tal uopo, da quelli che ritrae- va il senato dalla gabella dello studio po- teva togliersene somma alcuna , essendo tutti destinali ad altri usi. Paolo V, a cui era grandemente a cuore il proseguimen- to della fabbrica, assegnò per esso le pi- gioni delle case all' università annesse e contigue, che allora rendevano circa an- nui scudi 600. Ma vedendo che per la te- nuità di tale assegno assai lentamente a- vanzavasi l' edilìzio, soppresse l'impiego d'architetto dell'università, per morte di Gio. Paolo Maggi, ad etletlo che l'annuo stipendio di scudi 5o assegnatogli sulla detta gabella, uniti ad altri scudi 5o da trarsi dalle pigioni.servisse per crearvi so- pra tanti Luoghi di Monte redimibili col frullo di scudi 5 per luogo a favore de' compratori. Quindi pei l'esecuzione nediè facoltà a'eonservatori di Roma, ingiun- gendo loro che il iitratto da tali luoghi

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10 spendessero pel proseguimento della fabbrica. In questa guisa e non colla nar- rata dal Ciaccolilo e dalNovaes, Paolo V supplì alle spese per la fabbrica, che si ac- crebbe non poco verso setleutrioné, e ne danno manifesto seguo l'aquile (alterna* le co' draghi facenti pure parte del suo stemma) che si vedono scolpite in alcune delle uicchie ovali, che girano sotto il cor- nicione nella parte interna del gran cor- tile,elequaliapparlengonoal di lui stem- ma gentilizio (la parte colle uicchie con leste di leuue, è quella edificala da Si- sto V, l'altra colle api e.-ilro nicchie è quella che fu eretta da Urbano Vili), che si vedeva ultre volte collocato presso l'angolo della facciala dell'edilizio espo- sta a levante, cornspondeute alla piazza di s. Eustachio. 11 Borromiuo dice, che Clemente Vili innalzò parte de'muri la- terali, principalmente verso austro, con- tinuali e terminati da Paolo V.Non po- teva però la fabbrica procedere innaiui felicemente senza un valente architetto che la dirigesse, perciò gli ufficiati del po- polo romano cercavano di eludere il giu- stissimo provvedimento di Paolo V, sul- la separazione e parziale assegno da'pro- venli della gabella dello studio della som- ma di scudi 6000, per essere invariabil- mente erogata negli stipendi de' pubblici professori, quando nel 162 1 l'ottimo Pa- pa passò a godere il premio di sue virtù.

11 glorioso successore Gregorio XV Lu- dovisi non lasciò di dar prove del suo a- more per le lettere, poiché a' 28 agosto 1O22 coti suo chirografo confermò pie- namente quello del predecessore , ordi- nando onninamente a 'conservatori diRo- idii , che rimanessero sempre separati i 6000 scudi per interamente stipendiare 1 lettori, come esige l'equità. In conse- guenza dell'alto fu stabilito il fisso as- segnamento sulla gabella del vino a favo- re dell' uni versi d'annui scudi 83oQ,cioè 6000 pe'piofe.v>oii e il resto perle minu- te spese della medesima, per ;di emolu- fliculi de' suoi mmislri, uffiziuli e tusei-

UN I vienti, e per le paghe de'maeslri regio- nari in iscudi 43o, che ancora non era- no stali soppressi. Il senato avea eletto a dirigere la continuazioue della fabbrica Domenico Zumpieri detto il Domenicki- no, sommo pittore, e il Papa l'approvò iu uno al salario d'annui scudi 5o. Gre- gorio XV con istituire la merawigliosa Congregazione cardinalizia di Propa- ganda Fide (F.), die luogo a farvi fio- rire vigorosamente lo studio delle lingue orientali, seguito dall'apertura della po- liglotta Stamperia di Propaganda Fi- de (F.). Il suo medico Gio. M." Castel- lana gettò i fondamenti della celebre Bi- blioteca Casanatense, di cui riparlai nel voi. L V, p. 97, con un legato di 1 2 ,000 scudi. Pel breve suo pontificato, mancò a Gregorio XV il tempo d'operare ulte- riormenle a beneficio dell'università, in che abbondò nel suo lungo Urbano Vili Barberini che gli successe neh 62 3. Sot- to di questo magnifico Papa letterato e di grande ingegno, presto la fabbrica iu costruzione crebbe di molto, e per le di lui incessanti premure restò interamente compita tulla la parte superiore meridio- nale, cioè condusse a fine la facciata del- la parte australe, al diredi Boromino, ri- spondente alla via de'Caneslrari, dove so- no presentemente le scuole, dice Renaz- zi; ed anzi aggiunge, sopra cui sino agli ultimi anni esisteva la rinomatissima stamperia Salvioni. Quindi in mezzo al- la facciata esterna venne innalzato il suo stemma (non più esistente, olii e l'impre- sa del sole raggiante che vi resta), coll'i- scrizione che riportai di sopra. Neli632 confermò la deputazione in architetto del- lo studio, diede! celebre e bizzarro Fran- cesco Boromino o Borromiuo aveano fat- to icouservalori di Roma. Da questo, per far corte al Papa, fu ideato e incomincia- to ad eseguire il capriccioso e sorprenden- te disegno della nuova cappella •chiesa interna iu forma d'Ape, ullusiva al di lui stemma che formasi di 3 api. Avendo il senato rotuuuo dichiarato governatole

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della fabbrica Quinzio del Bufalo, da suo cedersi da' suoi figli e discendevi , e in inancauzu de'quali autorizzandolo a no- minare un cavaliere romano, Urbano Vili confermò singolare deposizione. Mentre il materiale edilizio dell'universi- tà notabilmente progrediva, il formale cominciava ad affievolirsi e decadere; e mentre si assicurava a'professori gli sti- pendi, scemavano essi in pregio e dimi- nuivano in numero , perchè vacando le cattedre si attribuirono gli stipendi per pagare i debiti da cui era nuovamente gravata l'uni versila. Si cominciò a trascu- rare la surrogazione di valenti professori nelle cattedre di retlorica , già floride e numerose; gli studi d'eloquenza, pe'quali l'università erasi acquistata tanta celebri- tà, erano venuti cotanto meno sino a con- tarsi un solo professore di lettere umane. Però Urbano Vili nel 1628 eresse una cattedra d'eloquenza, e nel 1 63j ripristi- nò quella di medicina pratica, ma confe- rendola al suo medico Collicola con li- bertà di leggere a beneplacito. Con que- sta disposizione die un colpo fatale all'u- niversità, mentre cercava di rinvigorir- la. In vero da tal esempio restarono in- coraggiati anche i reggitori dell'universi- tà a promovere in seguito spesse volle alle vacanti letture, non i più idonei, ma le persone da loro dipendenti per grati- ficarle! La con «redazione cardinalizia so- pia lo studio romano continuava, e tal- volta si adunò dinanzi al Papa; ed il ret- tore Giulio Cenci avvocalo concistoriale, eletto nel 1 64.0, fu ili.°a togliere l'an- tico uso di fìngere casi criminali atroci e declamarvi sopra ne'pubblici Concistori, surrogandovi invece come più adatte a quegli augusti consessi le proposizioni del- le cause de Servi di Dio, per l'introdu- zione a quelle di Beatificazione e Cano- nizzazione,di che in più luoghi parlai. Nel 1620 l'Aojydeno pubblicò in Roma, De Pielate Romana, ed a p. 108 tratta: De Urb isRomae Un iversita tib us,e t Gym ria- iris. Le cattedre teologiche proseguirono

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a occuparsi da alcuni religiosi de'pt itici- pali ordini regolari, consuetudine che tal- volta die mediocri soggetti, come rileva Renazzi. Languì la filosofìa, poiché qua- si ninno tentò aprirsi uua nuova carrie- ra nel filosofare, sebbene ([nasi dovunque iu Italia elevati ingegni, e iu Roma stes- sa dall' Accademia de' Lincei, che in tan- ti luoghi celebrai, nuova luce si sparges- se nella filosofia con consultar la natura e l'esperienza, e fui. "esempio di società scientifica in Europa, il che è segnalata gloria romana. Fiorì però nello studio romano la matematica lietamente, e dal- l'industria di due professori la repubbli- ca letteraria raccolse frutti copiosi, cioè Andrea Àrgoli di Tagliacozzo e il bene- dettino p. ab. Benedetto Castelli brescia- no. Infelice fu lo stato della facoltà lega- le, a confronto del precedente floridissi- mo. Alla morte dell'aretino Angelo Giu- dici, che insegnò l'istituzioni per 3o an- ni , gli furono celebrale solenni esequie nella chiesa di s. Nicola a' Cesarmi, alle quali collegialmente intervennero tutti i professori dell'università. E questo ilt.° esempio che s' incontra di tal pio conve- nevole uso. La facoltà medica si manten- ne in riputazione, ed iu certo stato di vi- gore e di lustro. Ridotta l'eloquenza ad una sola cattedra, iu essa il professore si limitò a insegnare scolasticamente i pre- celti rettoria. Copioso poi fu il numero de'maestri di lingue esotiche, e tanti che giammai ne avea avuti 1' università , in lingua arabica, ebraica, caldaica, greca, siiiaca. Urbano Vili istituì il Collegio Urbano {V .), ove soltanto si addottora in filosofia e teologia , non conferendosi altri gradi accademici, anco in altre fa- coltà; non che fondò il Seminario Va- ticano. Del resto Urbano Vili fu muni- fico e grande amatore degli scenziati,de' letterali ede'poeti, che in copioso nume- ro fiorirono nel suo memorabile ponti- ficato^ e co'quali si mostrò generoso e a- inorevole. Frattanto che nell'inol trarsi del secolo XV 11 le cose del pubblico studio

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di Roma cominciavano a deteriorare sen- sibilmente, già alla romana letteratura era sopravvenuta assai grave e violenta ciisi, ad olVuscarne il bel primiero .splen- dore; si depravò generalmente in Roma il buon gusto nelle belle lettere, ma non s'interruppe il loro coltivamento inde- fesso e con abbondanza di mezzi. £ no- to però, che la letteratura, come tulle l'u- mane cose, va soggetta a vicende; la più comune cagione è principalmente la man- canta di premi e di onori a' coltivatori della medesima. E volgare opinione in Ita- lia e specialmente in Roma, ebe il seco- lo XV li fu fatale e disonorevole alla let- teratura, tutti disprezzando il Seicento e i Seiventisti. Invece il coltivamento delle gravi scienze e dell'intellettuali discipline, in Roma fece ampii e lieti progressi, mol- ti e utili avanzamenti, non dovendosi con- fondere colle belle lettere; massime le scienze fisiche e matematiche vi amplia- rono assai la sfera dell'analoghe cogni- zioni, e aprirono il varco a maggiori e più segnalati progressi, e più che in tutte le precedenti età. A perenne gloria demen- ziali di Roma del secolo XVII, il pi in cipe romano Federico Cesi fu fondatore e l' ornamento più bello della tuttora fiorente in Campidoglio e già encomiata accademia de'Lincei, istituita nel suo pa- lazzo, ora Palazzo Cainucciiii (ne\ quale articolo dissi che vi si ammirava la cele- bre galleiia de' (piatili del valentissimo barone Vincenzo Camuccini , e cpii av- verto che dipoi verso ili 855 l'acquistò il duca di Norlhumberland), formandovi un orto botanico fornito delle più rare e pregevoli piaute, una copiosa biblioteca, un ricco museo d'ugni genere d'antichi- tà, sempre apeiti a comuu comodo de- gli accademici. Quest'accademia scienti- fica precede di gran tempo la fondazio- ne della real accademia di Londra, di quella delle scienze di Parigi, dell' altra de Curiosi di Vienna, e dell'accademia slessa del Cimento di Toscana. Foco do- po la metà del secolo XVII era in l'ari-

UN I gi comparso un giornale letterario conte- nente le notizie, gli estratti e i giudizi de' libri, ideato dal consigliere del parlamen- to Luigi Sallo, e coll'aiuto dell'ali. Gal lois, sotto il titolo di Giornale de' dotti. Quest'invenzione bellissima e utilissima al comodo e istruzione della letteraria re- pubblica, assai presto fu in Roma adotta- la. Devesi a gran vanto ascrivere della letteratura romana, che il i.° Giornale de letterali pubblicato in Italia uscisse in Roma, il di cui esempio fu poi imitato in altre città d'Italia. L'ab. Michelange- lo Ricci, poi cardinale, ne concepì il pen- siero, e l'esecuzione fu assunta dall' ab. Francesco Nazari bergamasco, letterato di merito assai distinto e dotato d'abilità pari all'impresa. 11 1 , "tomo nella tipogra- fia Tinassi fu dato alle stampe nel i663, e il giornale si continuò tranquillamente sino al 167;). Insorse allora un'acre con- troversia tra i librai e il giornale, il qua- le però fu proseguito tanto dal Nazari, quanto dall'eruditissimo mg.r Ciampiui, che avea preso a proteggere un di quelli. Questo lo continuò sino al marzo 1681, non giunse l'altro chea tutto il 1679.

Clemente Vili, Paolo V e molto più Urbano Vili non aveano lasciato di pro- curare , che continuata venisse la parte superiore dell'edilìzio dell'università de- gli studi, in eguaglianza di quella giìi in- nalzata d'ordine di Sisto V in prospetto alla chiesa di s. Giacomo. Ma la scarsez- za d'assegnamenti bastevoli allegravispe- se necessarie per proseguire e termina- re una vasta fabbrica, e fors'anchc l'in- dolenza di chi dovea prendersene cura, furono cagione che lentamente procedes- se il lavoro, e spesso restasse intermesso. Dissi che sotto Urbano Vili il Bori omi- no disegnò la nuova chiesa da erigersi den- tro l'ambito di essa in luogo della prov- visoria cappella. Ma veramente inni si po- se mano a edificarla che sotto Innocenzo X Pamphilj, già avvocato concistoriale, che gli successe neh 644» Pel cU c,u vo~ lere si proseguì cou tal vigore, che a suo

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tempo ne fu «piasi compita la coslruzio- ne. Nc| l649 e,a g,;> terminala la cupo- l;i, ma il Lizzali issimo cupolino a chioc- ciola che va restringendosi verso l'alto e termina in una corona imperiale, non era ancor finito, come si vede nella delinea- zione della fabbrica dell'università pres- so Filippo De Rossi, Ritrailo di Roma mo- derna. Fu poi Rncor questo innalzato in forma spirale, eh una delie più ingegno- se e vaghe opere dal Borromino ideale, Sopra la palla che sormonta la detta co- rona, vi collocò la colomba col ramo d'o- livo nel becco, alludente allo stemma d'Innocenzo X, tuttora esistente, e sul- la quale trionfa la croce greca adorna Del- l'estremità con dei gigli, i quali pure ri- cordano la sua arme gentilizia (quel Papa creò cardinale Carlo Gualtieri, già ret- tore dell'università). 11 Cancellieri nella citata opera sulle Campane, a p.i 77, de- scrive tale cupola, ch'egli dice per la sua altezza e forma può annoverarsi fra'cam- panili, facendone da lontano la compar- sa. Osserva che il termine di questa cu- pola è in forma di torre angolare, e che la corona imperiale luminosa con raggi, imitandola luce, è allusiva all'elfeltodel- le scienze, che illuminano que'che le col- tivano. Riferisce il Ratti , che disconve- nendo troppo all'archiginnasio romano la mancanza d'una chiesa stabile, che fos- se degna di esso e corrispondente alla sua celebrità e magnificenza dell'intero edi- lizio, il cav. Berniuo contribuì che l'ere- zione fosse allogata al Boromino o Borro- mino, il quale poi divenne ingratamente il suo più fiero nemico e persecutore. Principiò la fabbrica nel 1 64-2,traendogli ordini di pagamento al muratore i con- servatoli di Roma e il rettore, ma io tut- ti d'8oo scudi, per cui pochissimo si fe- ce. Fu il collegio degli avvocati concisto- riali che ne assunse pel proseguimento etlicaeetneule l'impegno con Innocenzo X, benché non avesse ancora i mezzi ne- cessari a così grandiosa impresa, e vi o- peiò iti seguilo il imi iato. Lia lisci va-

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la la gloria di compiere e perfezionare interamenteil nuovo edifizio dell'univer- sità , dopo oltre un secolo e mezzo dac- ché era stato cominciato, al munifico A- lessnndro VII Chigielelto nel i655. Que- sto dotto Papa amatore delle scienze e de' letterali, contri bui generosamente grosse somme di denaro all'università, e giun- se nel i65g a dare al rettore mg.r Vizza- ni scudi 10,000 per supplire alle spese del? l'edificazione. Così non solo nelf inter- no fece coprire e ultimar la fabbrica del magnifico tempio pel suo compimento, e prospettiva del gran cortile; ina anco- ra nell'esterno chiudere e riquadrare l'e- difizio, innalzando da' fondamenti quel- la porzione che guarda la parte di s. Eu- stachio, e che facendo angolo verso set- tentrione, dov'era l'antica dogana, e pre- seutenienle è il palazzo de' conti Carpe- gna, al dire di Retarti, il che forse non mi pare del tutto esatto. L'antica doga- na era situata nella via della Dogana vecchia, la quale comincia dalla piazza di s, Eustachio, incontro il palazzo Cenci ora Macca rani, ma non ha che tare col pa- lazzo Carpegna, alquanto distante, posto tra le due vie degli Staderari, perciò per buona parte incontro ad un'ala dell'edili- zio di cui ragiono. 1 11 epoca posterioi e,cioè da Innocenzo XII, fu eretto l'edifìzio del- l'attuale Dogana di terra , ed allora fu trasferita ivi la dogaua. Nou debbo tace- re che il Palazzo Carpegna allora era de' marchesi Baldinotti, cioè prima che nel 1710 da loro 1' acquistasse il cele- bre cardinal Carpegua; e che nel 1606, come rilevai nel ricordato articolo, le do- gane furono appaltate al marchese Ze- uobio Baldinotti di Pistoia, la cui figlia sposò il conte di Carpegna, appalto che sembra protratto sinoal 1678. Questo fui-, to darebbe una probabilità, che il Baldi notti aveste tenutola sua dogana nel prò- prio palazzo , ovvero avesse acquistato questo quando già la comprendeva; ma la distanza della via della Dogana vec- chia, che rammenta il luogo ove esiste-

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•«, mi fa dubbiosa I' asserzione dell' ot- timo storico Reoazzi, auzi avendone fat- te ricerche, escludono la supposizione. L'accurato Bernardini, che d'ordine di Benedetto XIV fece e pubblicò la De- scrizione de Rioni di Roma nel 1 744» a p. i4o parlaudo delia via Dogana vec- chia, dice che questa era già ove è 1' al- bergo de' IVI archegiani, eh' è un fabbri- cato contiguo alla chiesa di s. Eusta- chio. Però non voglio nemmeno occul- tare, che quasi un secolo dopo l' enco- miato e autorevole scrittore Ratti, nel darci l'obbligazione di garanzia sulla cu- pola della nuova chiesa di Borromiuo, della quale da qui a poco terrò ragione, pose per condizione." Che si tiri avanti, et termini lino al primo piano la loggia di mano manca, che fiancheggia delta chie- sa dalla pai te della Dogana fino allo shoc- care nella piazza della Dogana". Per piaz- za dellaDogaua,o deve intendersi la piazza di s. Eustachio che precedeva la Dogana, o al più. anche la piazzetta formala dal- lo spazio eh' è tra delta piazza e le due vie Staderari; ed iu questo caso acquista probabilità il riferito da Reuazzi. Dirò di più altro risultato delle mie indugiai. La dogana non avea un solo e tegolaie edi- lizio. Olire la detta località, eh' è assai mediocre ueli' ampiezza, ne avea altra precisamente nella casa accanto alla ii- nomata ed esistente trattoria del Falcone, il che risulta da un documento certo. E siccome tale casa resta in (ondo e di fron- te della piazza di s. Eustachio, e perciò da un iato dell'adiacente omonima chie- sa, così pare certo, che tutta la piazza avesse il nome di Dogana e lo comuni- casse alla propiuquu via che lo conserva; non che al resto di-Ila piazza versoli pa- lazzo Carpegna, In quale ultima parte venne ristretta dall'angolo dell'edilìzio dell'università romana di tramontana o seltentrioue. Sembra lilialmente che la piazza in discorso fosse contemporanea- mente denominala anche di sani' Eu- stachio. Iu tal modo credo aver chiari-

U N I to e conciliato le narrate proposizioni. In memoria del compito edilizio, e de- gli altri comodi e ornamenti da Ales- sandro VII aggiunti all' università, de' quali poi dirò, il collegio degli avvo- cali concistoriali fece incidere nel super- bo frontespizio della chiesa nel 1 66 1 l'e- sistente iscrizione, riportata dal Reuaz- zi. Allorché prima della metà del secolo XV furono dal senato romano collocate le pubbliche scuole nel sito dove ora so- no, si die a loro ingresso nella piazza di s. Eustachio per comodità degli studen- li, che abitassero iu Roma a levante, e con savio provvedimento. Il 1 lori omino nel- l'innalzaie all'angolo e lati della piazza di s. Eustachio, e ridurre in isola la fab- brica, due maestose porte apiì orizzon- talmente da quella parte co'suoi padi- glioni innanzi e magnifiche loggie sopra, una sulla detta piazza, e l'altra nella via che passando dinanzi al Palazzo Laute conduce al Teatro Falle, e porta que- st'ultimo nome. Avea pur pensato il Bor- i omino, che non ebbe pari nell'ardimen- tose novità e felice esecuzione di sue in- gegnose e straordinarie idee, di chiudere l'ingresso esistente nell'opposto lato, che corrisponde incontro alla chiesa di s. Gia- como, e di aprire ivi due altre gran por- te, eguali d' ornati e corrispondenti per linea retta al suddetto, onde il colpo d'oc- chio riuscisse a' riguardanti più vago, <j più spedilo fosse il passaggio pe'portici, che circondano il gran cortile. Così puro riuscito sarebbe piii arioso e comodo il passeggio per la scolaresca ne' portici, la quale ivi si trattiene o disputando, o at- tendendo l'ora delle rispetti ve lezioni. Di- seguo in vero bello, che può vedersi inciso in rame nella delineazione e descrizione, che per cura di Sebastiano Giannini, che avea acquistato il di lui studio, fu pub- blicala iu Roma nel 1720 e dedicata a Clemente XI, nella divenuta rara: Ope- ra del ca\'. Francesco Borro/nino ca- vata da' suoi originali, cioè la chiesa e fabbrica della Sapienza di Romaj con

U N I in veduta in prospettiva, e con lo ut ndio delle proporzioni geometriche , piante, al lezzi-, profili e spaccati, in 4^> tavole. Inoltre per eguagliare il prospetto dalla parie occidentale dell'edilizio, avea dile- guato il Dominino d'innalzare un altro campanile, il quale facesse simmetria con quello già erettovi nell'angolo verso set- tentrione e il palazzo Carpegn», dove as- sai fuor di luogo sorgendo isolato rompe e guasta tutta l'architettonica simmetria «Iella fabbrica. Dovea un tal campanile all'interno esser costrutto con tal artifi- zio, che potesse servire di specola o os- servatorio, di cui tuttavia è mancante l'e- dilìzio dell'università, non però questa come a suo luogo riferirò, cosa che tan- to bramò il Renazzi. Dice Ratti, che Bo- i omino voleva alzare due alte torri, una nel sito del campanile, l'altra nell'ango- lo opposto ad uso di specola; e che le sue vaste idee, se realizzate, avrebbero accre- sciuto bellezza e magnificenza al già no» lidissimo edilizio. Di più Alessandro VII pensò di destinare ad uso veramente u- tile e decoroso quella porzione , che al- l'elleno narrato doveasi alzar da'funda- menti. L'uni versila era senza libreria, che servisse in particola!- modo al bisogno e al comodo de' professori e degli scolari. Quest'ultimi specialmente nell'ore inter- medie tra le diverse lezioni, eranocostret- ti a rimaner ne'loggiati, per cui si ha in- gresso nelle scuole, esposti all'intemperie e alle vicende dell' aria e delle stagioni, eravi luogo per trattenersi a impiega- re utilmente il tempo, e molto meno e- ranvi libri per occuparlo nello studiare. Per provvedere a tutto, il Papa con lode- volissimo accorgimento, volle che la nuo- va porzione di fabbrica, che si stende dal- la via Staderarijdoè quella tra l'univer- sità e il palazzo Carpegna , sino all' an- golo sulla piazza di s. Eustachio, servis- se per formarvi un vasto bislungo salone ad uso di libreria. Lo fece a tal uopo for- nire di plutei superiori e inferiori di no- ce, cou bella simmetria disposti, e divisi

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in mezzo colle opportune corsie, cornate altresì con pitture analoghe il rentrodel- 1h gran volta da Clemente Majoli pillo- re di sufficiente abilità. Nella città a Lr- bania (P".) trovava*i presso de' Chierici regolari minori ( P .) una copiosa biblio- teca, collocata nella loro casa detta del Crocefisso da Francesco Maria II idtimo duca d'Urbino, e da questa nobile città ivi trasportata, la quale ivi giaceva ne- gletta e inutile, secondo il Renazzi. Ales- sandro VII promessa all'ordine una cat- tedra neh' università e una consnlloria nell'Indice, la fece trasferire in Roma nel sito destinato per la libreria, che dal suo nome si chiama Biblioteca alessandri- na {P.y. Col breve Innotuit Nohis, de'7 agosto 1657, Bull. Boni. t. 6, par. 4, p- 187, commise al legato d'Urbino la tra- smissione in Roma anche della bibliote- ca à' Urbino (V.) esistente in questa cit- tà, a cui die in compenso 10,000 scudi, per collocarla nella biblioteca Vaticana. Ho voluto qui di ciò far cenno perchè ta- le libreria , contenente principalmente mss. e codici, non si confondesse coll'al- tra. Indi per aumentare la biblioteca A- lessandrina, le donò molti suoi libri, e volle che si accresresse con gran parte di quelli che avea uniti insieme il celebre p. ab. d. Costantino Gaetano per uso de' suoi monaci benedettini che da qualun- q paese si recassero a Roma, nel vasto ospizio o collegio che avea intrapreso a fabbricare in Trastevere. Nel principili prospetto della biblioteca fu posto il bu- sto in bronzo del benemerito Alessandro VII, scolpito da Domenico Guidi, con o- norifìcentissima iscrizione riprodotta da Renazzi. Quindi con sua bolla , riferita dal p. Carafa, provvide al regime, rego- lamento e conservazione della bibliote- ca, la cui soprinlendenza commise al col- legio degli avvocati concistoriali, da'qua- li si dovesse di triennio in triennio depu- tar un di loro col titolo di bibliotecario, a cui spettasse di presiedere alla biblio- teca, e di far quanto di comun consenso

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si sarebbe conosciuto spediente per mnn- tenerla in buon online e accrescerla di nuovi libri. Stabilì ancora, conquella par- ie della bolla riferita dal Batti, die dal collegio dovessero scegliersi un i.° e un 2.0 custode per aver cura de'libri, distri- buirli e ritirarli dagli studenti, e per as- sistervi continuamente ne'giorni e ore mattutine che pomeridiane, in cui la bi- blioteca fosse per tenersi aperta a pub- blica comodità. Ambedue i custodi volle il Papacbe fossero sacerdoti, imperocché avendo colla suddetta bolla soppressa la prepositura e le duecappellanie già eret- te da Leone X nell'antica cappella del- l'università , trasferì negli stessi custodi il peso di celebrare alternativamente la s. messa nella chiesa in tutti i giorni, in cui stessero aperte le scuole, e appoggiò loro la cura della chiesa stessa e delle sa- gre suppellettili. Al i ."custode furono as- segnati 1 o scudi mensili,e 7 al 2.°,con con- veniente abitazione per ciascuno dentro l'università. Alessandro VII, riservando- si per lai. 'volta l'elezione del biblioteca- rio e de'custodi, scelse per bibliotecario l'avv. concistoriale Marc'Antonio Burat- ti romano (indi confermato da' colleghi ne'due seguenti anni, poi prelato e cano- nico Vaticano, rieletto rettore e confer- mato per 4 anni consecutivi; ma sicco- me eravisi perpetualo, morendo nel 1 702 il collegio decretò che l'uffizio di biblio- tecario per l'avvenire dovesse durare un solo triennio), peri ."custode il maltese sa- cerdote Carlo Magri (eruditissìmo,che fe- ce una nuova traduzione della Notizia de vocaboli ecclesiastici, del fratello Dome- nico, col titolo di Hicrolexicon y da lui corretta ed emendata comechè poco cri- tica , onde era stata una delle prime o- pere soggette a censura nel suddetto Gior- nale o Diario de letterali ': di lui parlai nel voi. XL1I, p. 66 e altrove), e per a." Fausto Nairoui prete maronita (profes- sore nell'università di lingua siriaca per oltre /|o anni, il cui stipendio da 60 scu- di si accrebbe sino a 160; celebre per la

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cognizione dell'antichità sagre orientali, e per due libri dati in luce, uno ricorda- to nel voi. XLIII, p. 1 16, l'altro intito- lato Evoplia. fidei Calholicae Romanae: divenne poi 1." custode, e quale canonico di s. Eustachio fu sepolto in tal chiesa nel 1 708, ed ove riposano le ceneri di mol- ti professori dell'università romana, poi- ché per essere vicini ad essa abitarono nella parrocchia), di cui erasi servito per unir insieme in Urbania i libri della bi- blioteca Urbinatense e presiedere al tra- sporto in Roma. Finalmente pegli stipen- di de'due custodi furono dal Papa attri- buite le somme già assegnate sulla ga- bella dello studio al preposi to e a'cappel- lani da esso soppressi, eccettuando le spe- se occorrenti per l'anniversario di Leone X,e per la ricognizione del pubblico pro- fessore, che fa l'orazione in lode del me- desimo, volendo che si continuasse la ce- lebrazione dell'uno e la recita dell'altra. Perla manutenzione poi della biblioteca, e per l'aumento e compra de'libri, il Pa- pa assegnò le rendile che sopravanzasse- ro dalle pigioni delle botteghe e magazzi- ni esistenti (e nel corrente secolo per de- coro tolti affatto da Leone XII, e così l'u- niversità acquistò maggiori locali) nel cir- cuito esteriore dell'università, da erogar- si principalmente nel conservar la fabbri- ca e fornire a' bisogni della chiesa. Non mollo dopo ebbe la biblioteca Alessandri- na aumento insigne di volumi, mediante il già celebrato legato del prof. Carpani, di sua copiosa libreria, enei frontespizio di ciascuno de'suoi libri fu notalo il suo nome per distinguerli, a memoria del suo benefìzio, del suo zelo pel decoro dell'u- niversità, e di sua premura a bene de'col- leghi. Il Piazza nel trai. 1 3 Delle Libre- rie Romane, ne discorre al cap. 3: Del- la pontificia romana della Sapienza. L'encomia e chiama,Teatro dc'moiii let- terati, e bell'ornamento del celeberrimo Ateneo romano. Diceche Alessandro \ Il in compenso a'ehierici minori assegnò lo- ro in perpetuo una lettura di filosofìa ino-

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rale. Indi ne ila distìnta notizia, coe- rentemente al narrato, rilevando la qua- lità de'preziosi libri che contiene. Il giar- dino de' semplici, ch'era stato negli or- ti del palazzo apostolico Valicano prov- vidamente piantato e cresciuto nel seco- lo XVI, e sembra essere allora servito pure ad uso del pubblico studio e de' di lui professori , col volgei degli anni fu tra- scuralo in guisa, che non ne restò vesti- gio né memoria. Forse avrà a ciò contri- buito il soggiorno, che dopo i grandiosi aumenti fitti da Paolo V al nuovo piaz- zo Quirinale, intrapresero i Papi a fate in questo con maggior frequenza e anche di continuo, perchè situato in luogo più co- modo di Roma, e in aria più ventilala e salubre, per cui l'abitazione al Vaticano e le sue adiacenze cominciarono a trascu- rarsi. Quindi considerando Alessandro VII quanto disdicesse, che lioma fosse re- stala priva dell'orto botanico, pensò di ri- parare al difetto formando un giardino di semplici, e foi nitodell'erbe-e piante più rare e singolari, per attribuirlo e unirlo stabilmente all' università. Quindi sul Monte Gianicolo, presso il superbo fron- tespizio della Fontana dell'acqua Paola, venne collocato, perciò aperto insito e- levato ed ameno. Gli arboscelli e le pian- te falle raccogliere, e venir anche con non lieve spesa da lontani paesi, vi furono di- stribuiti in ordine secondo le diverse loro classi,asseguandovi i custodi. E perchè po- tesse agli studenti della scienza medica e delle cose naturali bello stabilimento riuscir di profìtto, il Papa ordinò che il pubblico professore di botanica dovesse impiegare un certo numero di lezioni a ri- ferirei nomi dell'erbe e piante del nuovo giardino, designarne le loro caratteristi- che, ed esporne le virtù e gli usi medici- nali. Crebbe in breve tempo tale orto si- no a contenere oltre 3ooo piante, rarissi- me e tutte singolari, di cui non molto do- po Gio. Ballista Trioiifelti bolognese, al- lora pubblico professore di botauica,eche per 3o anni l'ebbe in custodia, perilissi-

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mo nella scienza, die in luce il catalogo colia spiegazione d'alcune tra loro più pregevoli. In tal guisa l'orto botanico del- la romana università presto divenne uno de'più scelti e rinomati d'Europa. iVe trat- tò eruditamente il Piazza, come untai nei voi. XLIV, p. 1 08, anche come accade- mia, la quale aprivasi ue'giorni festivi di maggio e giugno a ore 22, celebrandone la bellezza, l'amenità del sito più emi- nente di Roma. L'anno 1660 sarà sem- pre memorando ne'fasti della romana ti- ni versi tà, poiché Alessandro VII, dopo es- sersi portato personalmente a'sc) settem- bre i65g a riconoscere i nuovi accresci- menti del fabbricato, e a visitar minuta- mente ogni cosa ; terminata la nuova chiesa , innalzata e aperta la biblioteca, formato l'orto botanico, ristabilite o isti- tuite le cattedre che narrerò, riquadrato l'isolalo edifizio, e compiuta interamente tutta la fabbrica, nulla piùsembrava man- care, se non che con conveniente rito si dedicasse la nuova chiesa e l'università stessa, per tal guisa accresciuta, decora- ta, e nel suo material edifizio terminata, e fosse con solenne pompa inaugurata. Piacque ciò appunto al Papa d'eseguire nel 1 660 pel riaprimento degli studi, col- le particolarità pubblicate un mese dopo dal prof. fv. Francesco Macedo: Archi- gyrnnasii Romanae Sapicnliae ab Ale- xandro VHP. M.perfecli^luslrali^on- secrati postridie idus novembris de- sctiptio, Rumaci G61. Domenica 1 6( 1 4 dice il Ratti) novembre 1660 fu dal Pa- pa destinato a compiere I' allo solenne, ritardato da un'inondazione del Tevere. Si die principio nella mattina preceden- te alle religiose ceremonie colla benedi- zione fatta da mg.r Lorenzo Gavotti ve- scovo di Savona della chiesa e altare sot- to l'invocazione di s. Ivo o Ivone di Ti e- guier, e il cui bel quadro nella parte su- periore fu dipinto dal celebre Pietro da Cortona, e per sua morte e col suo dise- gno nella parte di sotto compito ila Gio. Ventura Borghese da Ci di Castello.

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Nella sera il cardinal Antonio Barberini camerlengo, come gran cancelliere e pri- mario superiore dell'università, vi ricevè e ripose sull'altare della vecchia cappel- la le ss. Reliquie da collocarsi nella nuo- va, ed il corpo di s. Alessandro martire trovato nel cimiterio di Priscilla col va- so vitreo cosperso del suo sangue, che rin- chiuso in nobil arca in dono mandò il Pa- pa al collegio degli avvocali concistoria- li, per mezzo del suo sagrista mg.1 Lan- ducci, la cui autenticasi legge in Halli, insieme ad uno de'due voti sul corpo del santo, illustranti la storia d'un celebre campione della fede, fra' tanti die dello stesso nome si leggono nel Martirologio romano e presso i Bollandisli. Questi due •voti si conservano nell'archivio di detto collegio , e il pubblicato dal Ratti è di rog.r De Rossi avvocato concistoriale. Ap- pena spuntò l'alba della seguente dome- nica, il collegio degli avvocati concistoria- li e tutti i pubblici professori s' unirono nella nuova chiesa per assistere in corpo alla consagrazione dell'altare e alla mes- sa, che dopo riposte sotto quello le sagre reliquie e il corpo di s. Alessandro, vi can- tò solennemente il cardinal Barberini. Frattanto sopravvennero molti altri car- dinali, e i più cospicui ordini della prela- tura. Finalmente, essendo già compiuto tutto, giunse all'università lo stesso som- mo Pontefice colla sua corte. Recatosi nella nuova chiesa, vi celebrò religiosa- mente la messa. Quindi ascese il Papa, seguito da tutta la nobil numerosa co- mitiva, al gran salonecb'era stato magni- ficamente ornato di tappezzerie e di fre- gi, e si pose a sedere sul trono collocato incontro all'ingresso, presso cui stavano l'ambasciatore delduca di Savoia, il gran contestabile Colonna, ed i suoi fratello e nipote Mario e Agostino Chigi. Erano a' due lati della sala i sedili pe' cardinali, e presso loro de'bancbi inferiori per la pre- latura, e altre scelte persone concorse al- la gran funzione. Alcune cattedre o pul- piti intersecavano i sedili de'cardinali, su

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cui immediatamente salirono i professori di ciascuna facoltà più anziani per fare una breve e analoga prolusione nella facoltà che rispetti vamenteinsegnavanojcioèi let- tori di teologia, di gius canonico, di diritto civile, di medicina teorica, di metafisica. A questi successero i pubblici maestri del- le lingue orientali, dell'ebraica, della si- riaca, dell'arabica, della greca: recitaro- no essi un epigramma prima nelle lingue da loro insegnate, e poi tradotto in lati- no. Cbiuse questa pubblica solenne le- zione in ogni facoltà il professore d' elo- quenza con un'orazione di rendimento di grazie, ben dovute a un Papa splen- dido benefattore dell'università romana. Quindi si lesse il catalogo o rotolo de' pubblici professori, i quali quando era- no nominati venivano presentati ad Ales- sandro VII, e ammessi al bacio del pie- de, dopo cioè mg/ luogotenente è gli av- vocati concistoriali. A ciascuno di quelli cheaveano agito, trattando le materie da loro professate, furono per parte del Pa- pa date in dono 20 monete o scudi d'o- ro. Per tramandare la memoria di fau- sto giorno e di tal solenne dedicazione della romana università eaprimento de- gli studi, fece Alessandro VII coniare una medaglia, in cui da un lato s'impresse la di lui effigie, con camauro, stola e mozzet- ta.coll'iscrizioner/^/e.r. VII P. O. M.;e nell'esergo il prospetto dell'edilìzio inte- riore dell'università, colla nuova chiesa, col motto: Omni» Sapientiaa Domino, allusivo al nome di Sapienza, con cui per antonomasia comunemente viene desi- gnata l'università o pubblico studio di Roma. La medaglia la trovo riportata dal p. Bonanni, Numisma ta Ponlifìcum, t. 2, p. 64i, ed illustrata a p. 686. Nella Serie, de conii di medaglie pontificie esi- stenti nella pontificia zecca di Roma fa»' quali vi è quello di questa medaglia, pel riferito non è esatta l'indicazione, ch'e- sprime il cortile dell'archiginnasio roma- no costruito da Leone X con disegno di Buonarroti, ed ornato della nuova cbie-

U N I sa da Alessandro VII. Gli avvocali con- cistoriali, a perpetuare la ricordanza de' benefizi d'Alessandro VII generosamente all'università compartiti, fecero collocare nc-lf islesso anno nel frontespizio della chiesa la già summentovala iscrizione. Poiché fu l'università fornita della nuova e magnifica chiesa, s'incominciarono to- sto a celebrare in essa tutte quelle pubbli- che funzioni, tinto sagre che civili, spel«' tanti all'archiginnasio, che secondo la va- rietà de'tempi e delle circostanze si face- vano nella prossima parrocchiale di s. Eu- stachio, o anco nella cappella poi da Leo- ne X aperta dentro l'ambito del vecchio edifìzio. Come la più antica, così ancora la principale tra loro era la festa di s. Lu- ca,sin da'piìi remoti tempi veneralocome protettore dell'università, e la di cui an- nua ricorrenza serviva già d'epoca fìssa in ogn'anno pel riaprimento degli studi. Or questa festa si solennizzò nella nuova chie- sa per lai. "volta nel 1662, conservando- si la sostanza della funzione, che fu sem- pre la stessa. L'intero corpo dell'univer- sità adunatasi nel festivo di s. Luca, assistendo alla gran messa cantata. Ter- minala questa, recita vasi dal bidello pun- tatore il rotolo o catalogo de'lellori, indi- cando la materia da leggersi nel nuovo anno scolastico da ciascuno. in quale scuo- la e in che ora, e dopo si pubblicava l'e- ditto pel buon ordine degli sludi, con di- stribuirsene a tutti gii esemplari stampati, unitamente al calendario, in cui sono no- tali i giorni delle rispettive lezioni or- dinarie che straordinarie. Finalmente sa- liva in pulpito uno de'professori dal ret- tore preventivamente destinato, e pro- nunziava un'orazione latina, prolusoria al riaprimento delle scuole, per infiammar gli scoluri ad intraprendere fervorosa- mente la carriera degli sludi. Nel seguen- te i663 si die principio a celebrare an- che l'esequie di Leone X nella stessa nuo- va chiesa, terminando coll'01 azione in di lui lode , pronunziata da un professore scello dal rettore. Siuiiliueulc nell'anno

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stesso il collegio rettorale degli avvocati concistoriali cominciò ivi nel giorno se- guente a far l'esequie de' colleghi defun- ti. Nel i685 (o forse meglio ueli695) si cominciarono perla i.a volta a celebrar quelle pe'lettori defunti. Che ne'3 anni- versari intervengono gli avvocati conci- storiali, i collegi ed i professori, lo nar- rai superiormente. In segnilo s'incomin- ciò dagli avvocati concistoriali, a seconda del decreto loro de' 1 9 agosto 1 66 1 , a so- lennizzare pure nella uuova chiesa la fe- sta di s. Ivo patrono del loro collegio, che come dissi celebravano nella chiesa di s. Ivo de'breloui, alla quale ogni avvocalo offriva una torcia in tal occasione, al ri- ferire del Fanucci, Opere pie di Roma, cioè innanzi a! rettorato conferito ad es- so, poiché dopo la celebravano nella cap- pella antica dell' università. Tale riso- luzione il collegio con lettera la parteci- pò al re di Francia, e si legge uel Ratti. La celebrazione essendo solenne e a spe- se del collegio, questo iuvita il sagro col- legio, ed uno studente ecclesiastico del- l'ultimo anno del corso legale ordinaria-* mente, o altro studente di legge, per reci- tarvi l'analoga orazione latina in onore del santo. Il Piazza riferisce che nel se- colo XVII vi assistevano anco gli Udito- ri di Rota, che poi tralasciarono d'inter- venirvi, e in fatti non li nominai uel de- scrivere questa Cappella Cardinalìzia, ma nel voi. LXXXII, p. 267, per er^ rore, invece d'intervenivano, è detto intervengono. A tali notizie mi piace ag- giungere quest'altre. Gli avvocali cou- cistoriali domandano al Papa la licenza d'invitare i cardinali per questa cappella, la cui ora prendono dal cardinal decano, e quindi si recano a invitare tulio il sa- gro collegio. Cadendo la festa nell'ottava di Pentecoste è necessaria una particola- re licenza per dire la messa del Saoto,nel qual caso non ci va la commemorazioue dell'8.*, ma il prefazio e il Cornniunican- tes proprio dellaPentecosle.Dietro il ban- co uV cardiuali preti vi assiste il collegio 4

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degli avvocati concistoriali, dietro quello de'cardinali diaconi siedono i lettori del- l'università. 1 cardinali hanno 3 tiri d'in- censo, i gli avvocati, i lettori e il ceremo- niere. Terminata la messa cantata da un vescovo, invitato dagli stessi avvocali, e giunto in sagrestia, I' oratore pronunzia il panegirico e non dice l' Ave M 'ariamoti essendo discorso che si fa dopo il Vange- lo. Terminata l'orazione i bidelli dell'ar- chiginnasio presentano a ciascun cardi- nale, avvocato e lettore, ed agli altri che hanno assistito, una rama di fiori fìnti, ovvero un mazzetto di fiori freschi. Rice- vono e accompagnano i cardinali due av- vocati concistoriali. Souo anche ricevuti e poi ringraziati dal cardinal arcicancel- liere, secondo il riferito del n.° i i4 del Giornale di Roma del 1857, in cui pur si dice, che mg.r Rosa ni vescovo d'Etri- trea pontificò la messa solenne, a mezzo la quale mg/ Lodovico Jacopini studen- te di legge e cameriere d'onore del Pa- pa lesse il panegirico del Santo. Ora de- vo accennare le copiose notizie che sul narrato riporta il Ratti, con interessanti documenti. Comincia col dire , che noti era ancora perfettamente al suo termi- ne la nuova chiesa, quando comparvero al pubblico sanguinose critiche contro Borromino, sulla solidità della fabbrica, pitiche la stravaganza e bizzarria dell'ai*- rhitettura, pretendendosi che i muri del tempio non fossero sufficienti a sostenere la sovrapposta cupola, epiù ancora la gran massa di piombo da cui era tutta ester- namente foderata. Di die il rettore fece intimazionegiudiziale a Borromino, pro- testando contro i danni, e invocando i pe- riti a giudicare sulle pubbliche apprensio- ni. Pare che essi non intervenissero, per l'obbligazione emessa dal boi romi no, ine- rendo all'obbligo che per ragione comu- ne hanno gli architetti, com'egli si espri- me,cioè d'assicurazione della fabbrica per anni 1 5 a forma del gius comune, oltre la condizione che riportai. Il tempo ha di- mostrato, che le censure furono ingiuste

UN I e senza -fondamento. Dall' assicurazione legale emessa dal Borromino, prende ar- gomento il Ratti di esprimere il deside- rio : che sarebbe stato utilissimo, se la saggia disposizione di pubblico diritto si fosse mantenuta in vigore, e fosse stata osservata anche ne' tempi posteriori al Borromino. Soggiunge Ratti. » Con que- sta legge romana farebbe as«ai bella unio-. ne l'efesina, che Vitruvio fin dal suo tem- po (nella prefazione al lib. x). desidera- va fosse adottata anebe in Roma, relati- va allo scandaglio della spesa occorrente per ciascun pubblico edifizio. Secondo una tale leggo doveva ogni architetto che fosse incaricato di nuova fabbrica, pre- sentarne la sua perizia al magistrato. Fin- che la medesima non era al suo termine, tutti i suoi beni rimanevano obbligali per essa. Dopo terminata, se l'importo della spesa superava più d* un quarto la pre- cedente stima, il di più era a tutto carico dell'architetto! " Continua Ratti a dire: Questa chiesa è certamente una delle più belle, ma insieme delle più bizzarre ope- re del Boromino. In essa spiegò egli tut- te le sue nuove e singolarissime idee nel- l'arte edificatoria, die facendo dimenti- care le buone regole dell'antica archilei- lura greca e romana, tanto contribuiro- no alla decadenza e depravazione della primogenita dell'arti sorelle. La sua for- ma partecipa in qua'che modo della cro- ce greca. E decorata di pilastri d'ordine composi to,e la cupola sovrappostavi è co- struita con doppi i archi. Vaghissimo è il cupolino esterno fatto a chiocciola, ed'uu travaglio il pili ricercato.» La gran tavo- la dell'altare èinvenziotic e lavoro di Pie- tro da Cortona, terminata però da Ven- tura Borghese di lui scolaro, essendo e- gli morto' prima di finirlo. Nella parte in- feriore, ch'è la principale del quadro ; è rappresentato s. Ivo in atto di accoglie- re varie persone d'ambo i sessi, che pei lq propria impotenza daini implorano d'es- sere gratuitamente difese nelle loro liti ; nella parte superiore è rappresentato s.

UN I Luca, ed il Pontefice s. Leone I con altri santi, contornati da maestosa gloria d'an- geli, frapponendosi fra una parte e l'al- tra un ricco panneggio, il tutto assai ben inleso". A maggiormente decorare la nuo- va cappella, l'avvocato concistoriale Giu- lio Cenci, che come dissi era stalo retto- re, morendo nel 1 659 le avea lascialo due delle sei colonne di marmo che possede- va, a scelta degli avvocati concistoriali, i quali preferirono quelle di lumachella gialla alte palmi 1 1 circa. Essendo trop- po piccole pel grandioso altare, furono invece poi collocate a'iati della porta d'in- gresso che dalla sala cos'i detta dell'acca- demia teologica mette nel salone destina- lo alla collazione delle lauree e all'altre pubbliche funzioni dell'archiginnasio, il Ratti nota che di tutte le surriferite sagre funzioni, oltre la ricordata relazione del Macedo, ne fu compilata esalta relazio- ne, e più dettagliata quanto alla chiedi, da Carlo Vincenzo Carcarasio maestro delle ceremonie pontifìcie, ed egli la pub- blicò. Che nel 1662 fu fatto di marmo lutto il pavimento, con disegno di Boro- mino; e neh 685 il grandioso altare e la cornice del quadro, impiegandovi i mar- mi più preziosi, in guisa che sebbene tut- to non sia perfetto pel disegno dell'archi- tetto Conlini, niente lascia a desiderare per la ricchezza della decorazione. E sic- come fu eseguito sotto Innocenzo XI O- descalchi, cogli stipendi sospesi per un fal- lo a un medico d'annui scudi 700, ne'la- ti dell'altare vi sono due grandi sue ar- mi di marmo. Finalmente, che il collegio degli avvocati concistoriali provvide la chiesa de' necessari utensili sagri, l' in- ventario de'quali, prodotto dal Ratti, essi consegnarono al bidello puntatore nel 1 683, cioè que'da servire per le funzioni solenni della festa di s. Luca, per I' ese- quie di Leone X e del collegio, e per la festività di s. Ivo, funzioni tutte loro par- ticolarmente spettanti.

Non bastò al munifico genio d' Ales- sandro VII quanto da esso erasi operalo

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a comodo e ornamento della romana u- ni versila degli sludi, poiché eresse 6 nuo- ve cattedre di varie scienze, le quali allo- ra mancavano, e altronde sembravano essere o utili o necessarie, cioè la cattedra o lettura delle Contro versi e,qucl!a del De- creto di Graziano, delle Pandette, dell'i- stituzioni canoniche e criminali, e la cat- tedra o lettura di storia ecclesiastica. Di questa non cade dubbio che Alessandro VII nell'università fu il i.° istitutore, il quale ben comprendeva, che iu Roma, sede principale dell' ortodossa religione e del sommo Pontefice , fonte primario d'ogni sagra podestà, lo studio che sopra qualuuque altro dee coltivarsi e fiorire è appunto quello della storia ecclesiasti- ca. Ma rispetto alle altre letture, savia- mente riflette il p. Carafa, aver le mede- sime avuto luogo altre volte nell'univer- sità. Infatti Ira'lanti lettori uell'unu e nel- l'altra giurisprudenza, che contempora- neamente per lo più insegnavano, non è da dubitarsi, che alcuni s' impiegassero nello spiegar l'istituzioni canoniche, e nel- l'esposizione del Decreto e delle Pandet- te, la quale lettura era stala intermessa. Egualmente l'istiluzioui criminali ebbero già il loro professore. Couviene pertan- to concludere, che le menzionate cattedre erano ite in disuso o non fissate stabil- mente nell'uni versila di Roma , e per prov- vida cura d'Alessandro VII vi fossero ri- pristinate, e assegnalo loro certo stipen- dio e permanente collocazione. Se si au- mentarono i comodi egli ornamenti del pubblico studio di Roma, e il suo mate- rial edilìzio poco dopo la metà del seco- lo XVII rimase finalmente compito; noti però prese esso novello vigore e si accreb- bero i veri suoi formali pregi. Sembra an- zi che a proporzione dell'aumento d'e- strinseco splendore, scemasse l'intrinseca di lui pregevolezza. Se Alessandro VII fos- se vissuto per qualche altro anno, forse l'università nou sarebbe tosto venuta dopo il suo pontificato in languore, e po- scia in decadenza assai critica e luttuosa.

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Forse ne avrebbe consolidato gì' inferni sostanziali vantaggi, die sempre più d'an- no in anno scemavano, introducendovi miglior forma di governo, nuovo accon- cio metodo di studi , e corredandola di maggiori rendite, valevoli a tenerla sem- pre fornita d'eccellenti e rinomati mae- stri. Ma in ogni genere le cose dell' uni- versità dopo la morte d'Alessandro VII rapidamente decaddero. Clemenle IX cbe nel 1667 gli successe nel pontificato, dot- to per se stesso e amatore de'dolti, visse assai poco, onde aver tempo e opportuni - di volger su quella i suoi sguardi, e di rinfonderle il primiero splendore. Nel 1670 divenuto Papa Clemente X in età d'8o anni, questa non gli permise di ca- ricarsi di cure sopra il bisogno, d'im- pegnarsi in quelle vigorose 1 isoluzioni,che occorse sarebbero per introdurre miglior ordine e governo nello studio di Roma. Non mancò tuttavia il virtuoso Clemen- te X di confortare i professori e accen- derli ad adempiere con zeloi propri do- veri, e di contribuire al mantenimento della biblioteca. Perciò ordinò che la som- ma di scudi 6000 già assegnata per gli o- WNwrì de' lettori, tutta in quelli sempre si erogasse, ne i sopravanzi che potevano esservi si convertissero mai più in altr'u- so, ma si dovessero distribuire e consuma- re tra'lettori. Ma poco o nulla giovò tal prescrizione di ClemenleX a risvegliar ne' professori diligenza o impegno nell'inse- gnare. Questo Papa condiscese altresì prontamente all' istanza avanzatagli dal collegio degli avvocati concistoriali, per- chè si concedesse in benefìzio della biblio- teca Alessandrina, bisognosa di maggio- ri mezzi per la sua manutenzione e au- mento , il gius privativo della stampa e spaccio (da molto tempo non più in vjgo- re)de'Diari, Lunari, Almanacchi, Ordi- nari ec. su cui quella godeva una presta- zionedi soli scudi ?.o(l' Ospizio apostolico di s. Michele, tuttora gode il privilegio esclusivo di stampare e vendere in lutto lo stato ecclesiastico i libri scolastici ad

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uso delle tettole inferiori: nel n.°i8i del Giornale di Roma del 1 856 si legge la proroga del privilegio per un altro decen- nio, onde provvedere alla sicurezza de' libri scolastici, de'quali ivi è riportalo l'e- lenco). A tempo di Renazzi la biblioteca continuava a raccogliere il frutto della be- nigna concessione. Circa al suddetto tem- poopocodopola biblioteca fu arricchita di due ampi e bellissimi globi o mappamon- di, e ne fu costruttore l'abilissimo d. Sil- vestro Amanzio fabrianese,monaco silve- slrino. Li perfezionò con mirabile esat- tezza, onde si meritò le lodi de' contem- poranei matematici e intendenti. Tale or- namento si deve alla cura degli avvocati concistoriali, che allora presiedevano alla biblioteca, da'quali si ordinò il lavoro e si supplì alla spesa. La guerra feroce che i turchi aveano mosso in Ungheria a casa d' Austria, minacciando rovina al resto dell'Europa cristiana, e una non interrot- ta serie di critiche circostanze assorbiro- no giustamente i pensieri e le cure tutte d' Innocenzo XI del 1676. Perciò non ebbe agio di prendere in ispecial conside- razione il pubblico studio, e di riparare al rapido di lui decadimento, che allora maggiormente si dilatava. Col breve Cimi felicistÙei 1 aprilei683, Bull. Roni. I. 8, p. 279, Innocenzo XI concesse alla bi- blioteca la facoltà di ritenere qualunque opera proibita e dannala. Nel suo ponti- ficato si costruì il teatro anatomico nella scuola a pianterreno , dove in tempo di carnevale solevansi già far le sezioni de' cadaveri, e la sposizione e spiegazione del- le parti della mirabile struttura del corpo umano e del loro uso, poscia trasferito in quaresima, e celebrato quale utilissima accademia dall\£Wei'o/og/odel Piazza. Il di lui celebre medico Gio. M.a Lancisi, cui quel Papaavea poc'anzi conferito la cat- tedra d'anatomia e di chirurgia, fu quello che propose e ottenne la costruzione del teatro, con vaga forma di disegno esegui- la, ed elegantemente ornata. La sollecita cura de' maggiori per la primitiva lei*

U N I leraria istruzione de'giovanellj, special- mente poveri, aveu provvisto al bisogno e comodo loro cullo stabilimento di scuo- le pubbliclie,dipendenti da'magistrali ac- cademici, e distribuite una per ciascun rione di Roma, onde in vasta .metro- poli hi tenera età neppure avesse il disa- gio di lungo tragitto per frequentar la propria scuola. Gli stipendi de'maestri e- rano notabilmente poco a poco scemati e ridotti ad annui scudi 3o, nel comin- ciar del pontificato d' Innocenzo X, per ogni maestro di grammatica regionario, e di pel decano. Ma sotto tal Papa fu tolto anche tenue stipendio e di lui or- dine erogato per le fabbriche di Campi- doglio. In tal guisa si estiusero le pubbli- che scuole regionarie, dove i fanciulli i- slruivansi a leggere e scrivere, e negli e- letueuti della grammatica, con pubblico danno. Cessate così tali scuole, il conimi bisogno per la prima letteraria istruzio- ne produsse che si aprissero pe' rioni nuove scuole mercenarie pe' fanciulli, e per cui i padri dovessero pagare meiisil pensione a'maeslri, perchè vi ammettes- sero e istruissero i figli. Ciò esigeva prov- vedimento perchè alcun inabile o scostu- mato non abusasse della fiducia de' pa- dri di famiglia, e mancasse alla cristia- na e letteraria istruzione de'giovanetti. Quindi nel 1668 dal cardinal Barberini camerlengo e gran cancelliere dello stu- dio si emanò un decreto per ingiunzione di Clemente IX, con cui si prescrisse, che ninno ne'di versi rioni di [toma potesse aprire e far scuola a'ragazzi,e tener pres- so di se scolari in educazione e convitto, senza previo esame ed espressa licenza del rettore dell' archiginnasio romano. D'allora in poi si osservò , che in ogni cosa relativa a silfatte Scuole di Roma, e fino a'nuovi provvedimenti de' nostri giorni riferiti iu tale articolo, ed a' loro maestri, fossero pienamente soggetti al- l'autorità e giurisdizione del detto retto- re. Lo stesso cardinal Barberini deputò mg.r Celio Bichi uditore di Bota iu suo

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luogotenente nel collegio degli avvocati concistoriali, secondo il consueto, per la collazione delle lauree legali in utro- que j'ure . . . de mandato SS. Domini Nostri Papae vivae vocis or acido nobis desuper facto, et auctoritate nostri Ca~ meriaralus ofjlcii, come leggo nella pa- tente perciò spedita dal cardinale al pre- lato, presso Renazzi. Come e perchè, do- po Alessandro VII, sempre più illangui- disse il pubblico studio, e grandemente decadesse dal primiero suo stato, lo narra Renazzi. Solo dirò, che fra le principali cagioui fu la qualità de'pubbìici profes- sori di que'tempi, assai mediocri, meno poche eccezioni; poiché il favore e l'a- micizia de' reggitori spesso regolava la scelta de'maestri. Così gli stipendi si re- golavano per Io più in vista di partico- lari rapporti, che della fatica e del me- rito nell'iusegnare, con tristi elfetti : gli nitri professori quasi tutti , indecorosa- mente per l'università di Roma, meschi- namente stipendiati s'indispettivano, in- di invalse generale trascuranza , e rare divennero le lezioni pubbliche. Quindi la scolaresca cominciò a disviarsi, e a pren- dere altre direzioni. I gesuiti o per accre- scere sempre più il florido concorso alle loro scuole del collegio romano, o più veramente per supplire all'istruzione più estesa della numerosa gioventù, v'intro- dussero una lettura d'istituzioui canoni- che. Così le scuole dell'università rima- sero quasi deserte, e circa il fine del pon- tificato d'Innocenzo XI, e in quello assai breve d'Alessandro Vili, eletto nel 1689 d' anni 79 , alcuna stava chiusa e altre servivano spesso a usi iuconvenieuli e diversi dalla doverosa loro destinazione. Allora fu che il celebre giureconsulto car- dinal de Luca ferì vivamente i profes- sori di quel tempo, nella Relatio Roma- nae Curiae,dhc. 44> n.° 2 sparlando del pubblico studio e de'maestri di tutte le facoltà, concluse: attamen videris potius quoddamStudiuinCaerernoniidc.lenlò cou poco successo confutarlo il professor

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Gallesi, coll'opera legale: Tract. de re- stit. in iutegr. cap. 7, n.° 11. L' uso in- valso di stampare e dispensare ogni an- no i rotoli o cataloghi de'lettori, sommi- nistrò al Renazzi sicure notizie per illu- strarli. Il Cohellio neh 653 colla Notitia Cardinalatus, Romanaeaulae Ofjìcia- libus a p. 1 o4'- Congregalo prò Univer- sitate Studii Romani, pubblicò il rotolo di detto anno , e colle uotizie dell' -uni- versità e di sua congregazione, notò il tempo da che ogni lettore insegnava, e lo 'stipendio che percepiva, licitato Gal- lesi pubblicò il rotolo del 167 3, presso il Renazzi, assai più uniforme a'recenti, in cui si vedono om inessi gli stipendi de' professori, e in vece trovasi notata l'ora in cui ciascuno leggeva ne' giorni scola- stici. Jl Piazza nel 1 6^SyUe\Y Eusevologio, riporta il catalogo o ordine delle mate- rie che si leggevano, colla loro distribuzio- nedel tempo,notnndo che dal numero de' professori sono usciti molti cardinali, pa- triarchi,arcivescovi,vescovi, prelati e altri uomini insigni, che hanno illustrato la nobilissima università, la letteratura e la ( diesa di Dio. Quaoloalle letture proprie d'alcuni ordini religiosi dirò.Nel i65i era professore di teologia fr. Piet . Passerini, •uiche valente canonista, collo stipendio di scudi 60. Fr. Lorenzo Bratteati mi- nore conventuale professore di teologia, .incora la leggeva collo stipendio di scu- di 200 quando Innocenzo XI locreòcar- dinale neh68i. Nella s. Scrittura i let- tori pubblici erano al solito dell'ordine romitano di s. Agostino. Il portoghese e 1 professore di storia ecclesiastica, ge- suita e poi francescano fr. Francesco Ma- ceclo summentovato, di molteplice dot- ! lina e di vasta erudizione, ebbe a suc- cessori due conventuali. Pe'mesciiini sti- pendi i professori di filosofìa e matema- tiche in que'tempi erano religiosi, e non sufficienti che ad essi. L'etica venne in- segnata da'ehierici regolari minori, per- chè Alessandro VII ne cominciò a confe- rir loro privativamente la lettura in com-

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pensodella suddetta biblioteca Urbaniese de' duchi d'Urbino (già però altro chie- rico regolare minore era stato lettore di lingua caldaica e versatissimo nell'ara- bica, il p. Filippo Guadagnoli d'Abruz- zo). Sebbene non appartenga alla classe de'religiosi, tra' professori dell' epoca di cui si parla, merita particolare menzio- ne il celebre e benemerito pontificio we- dieo, Gio. M.a Lancisi romano, fondato- re dell' insigne Biblioteea Laneisiana (^.), nel sontuoso Ospedale di s. Spi/i- to, dotandola pure di rendite per accre- scerla e per mantenervi alcuni giovani a studiare (la donazione seguì lui vivente, e l'apertura nel 17 16 con molta pompa, in presenza di Clemente XI e d'un nu- mero grande di cardinali : nel seguente 1718 stampò in Roma Cristoforo Cai- sughi, Bibliolheca Laneisiana, con un discorso De recto usit Bibliofliceae. Con- tribuì ancora alla formazione della li- breria -d'Urbino, nel quale articolo par- lai delle sue Lettere sul viaggio alla Carpegna e Monte Feltre); e molto più si conserva la sua memoria e si conser- verà famosa nelle varie dottissime ope- re da lui composte, da me ricordate in più luoghi. A vantaggio dell'insegna- mento e istruzione de' giovani della no- bile e utilissima disciplina della medi- cina, già nel pontificato d'Innocenzo XI avea il medico Giacomo Rrasavola*Valen- tissimo, aperto nella sua casa, decorata di scelta e copiosa libreria, Yaccadcmia de* Medici i avendo per impresa il corpo umano, ma cessò colla morte del Papa. Ne discorre il Piazza nel trat.i ?., cap. 33, mentre al cap. 16 ragiona dell' Accade mia dev'Indisposti alla Sapienza, fon- data dal duca Cantarelli , colla recita di molti componimenti in versi e in prosa. Adottò per impresa uu Lauro carico di bacchi, a'quali s'accosta un colombo per beccarne alcuno, col motto Sanabitur. Forse col titolo Indisposti volle l'istituto- re alludere alla grave indisposizione che cagiouu negli animi gcutili la velenosa 1

UN ! infingardii ignoranza; ina accostandosi al- la virtù, che sempre produce pascoli di godimento saporito e d'antidoto prezioso a'vizi, gli perfetta salute e Io rende vit- torioso delle proprie passioni, e dell'al- trui malvagità e calunnie. La congrega- zione de'cardinali protettori dello studio romano sussisteva ancora sotto Clemente X, ma in sostanza era cessata poco a po- co in ogni operazione e attività. Ne! pon- tificalo del successore Innocenzo XI uon si ebbe cura di surrogare nuovi cardinali «'defunti, più. si trova dopo tal tempo memoria o monumento clic la riguardi; che anzi il cardinal de Luca, che a quel tempo scrive* la rammentata Relazione dilla Curia Romana, espressamente af- ferma, che tal congregazione più non e- si^leva. Ciò pose, osserva Renazzi, come il sigillo alla gran decadenza in cui l'uni- versità incorse allora, la quale re>tò co-à priva del decoro e del presidio, che ud essa risultava dall'averper capi, protetto- rie riformatori i più illustri personaggi e autorevoli cardinali della Chiesa e cor- te di Roma. Quanto alla più antica ma- gistratura de'riformatori dello studio, de- putala dal senato e popolo romano, un tempo con amplissima podestà e giuris- dizione , cessò dal suo uffizio sotto Inno- cenzo X, comechè divenuta inutile pe' nuovi ordini dicose, e principalmente per aver quel Papa nell'edificare sul Campi- doglio il palazzo poi Museo Capitolino, assegnalo per le spese anco le provvisioni che pagavansi a'riformalori dello studio, a' suddetti maestri di grammatica, ed a diversi antichi uffìziali capitolini, per cui non più si procede all'elezione de' rifor- matori. Così perde il senato i ornano que sl'avanzo d' autorità e di giurisdizione sul proprio suo pubblico studio. Quando già il secolo XVII rapidamente affretta- \asi verso il suo termine, era l'università o archiginnasio giunto a tanta decaden- za, che simile non avea da gran tempo sofferto, per le suaccennate ragioni. Le scienze sagre, quasi mai per verità furo-

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no in gran voga nell'archiginnasio ro- mano , come nuovamente dichiara Re- dazzi. Prima le scuole teologiche d'alcu- ni ordini regolari aperte auche agli estra- nei, e poi quelle de' gesuiti nel collegio romano attrassero a se generalmente la gioventù studiosa delle sagre discipline, la quale vi trovava mezzi opportuni e più copiosi per ben istruirsi, e quotidiana- mente esercitarsi. Quindi nell'università sempre più divennero rari i discepoli nel- la classe teologica. Le cattedre di questain progresso di tempo furono privativamen- te addette ad alcuni principati ordini rego- lari, i quali seguendo diversi sistemi non presero nuova e più spaziosa carriera : gli ordini che tuttora hanno il proprio lettore, sono 1' agostiniano Tornitami, il conventuale, il domenicano, il carmeli- tano calzato. Dopo il pontificato d' Ales- sandro VII le scuole teologiche divenne- ro sì scarse di discepoli,che in alcuna con- lavasene appena uno o due, e qualche al- tra era affatto deserta. La scuola di sto- ria ecclesiastica io principio pel credilo del professore e per la novità della cosa ebbe sufficiente numero d'intervenienti, ma non molto dopo si diradò la frequen- za, e iti essa pure sopravvenne general di- serzione di scolaresca. Ne più lieta sorte fu a quel tempo quella delle scuole di filoso- fia. Quasi sempre si deputavano medici ad insegnarvi, i quali anziché immergersi iu filosofiche speculazioni, al continuo eser- cizio attendevano della lucrosa loro pro- fessione : quesle scuole pure erano per lo più affatto vacue di discepoli. Quanto al- la fisica, mentre già quasi dappertutto e in Roma stessa ingegnosi e asseunati fi- losofi attendevano ansiosamente ad esa- minar la natura e a penetrarne i segreti, segui vauo i maestri a star attaccati agli antichi sistemi. Sebbene nel collegio ro- mano insegnavasi altrettanto io tutti i ru- mi diversi delle filosofiche discipline, non perciò tali scuole lasciavano d'esser fre- quentate da numerosa scolaresca, che dal- la sua puerizia ucl collegio romano erasi

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assuefatta a ricevervi la letteraria istru" rione. Le scuole filosofiche dell'archigin- nasio giace vano abbandonatecelo in quel- la di matematica, quando vi fu preposto a insegnarvi Vito Giordani , molti con- corsero a istruirsi sotto la disciplina di uomo si raro e accreditato. Nelle scuole di giurisprudenza il concorso de'discepoli si minorò non lievemente, massime dopo la negligenza de'posteriori professori, che disgustando la gioventù la rese più rara a intervenire alle lezioni. Quindi surse la moltiplicazione di particolari maestri di legge, da'quali tenevasi aperta scuola pri- vata nelle loro case, e che da'genitori do- viziosi venivano assunti per istruire pri- vatamente i loro figli. Così con disdoro de'pubblici professori s'intraprese a sup- plire all'indolenza e negligenza loro nel dar lezione; anzi per avidità di lucro, in- vece d'insegnar pubblicamente nell'ar- chiginnasio, cominciarono anch'essi a te- ner nelle loro case scuola aperta con mer- cede, specialmente nell'istituzioni. Ecco come le pubbliche scuole rimasero quasi totalmente abbandonate d' uditori, con grave danno al credito e decoro dell' u- ni versila romana. Rispetto agli studi del- la medicina si mantennero , come sem- pre, in credito e vigore, anche per non esservi in Roma altre scuole pubbliche in tal facoltà, era facile supplirvi con particolari maestri; perciò sufficiente fu il concorso della scolaresca, dalla neces- fcità costretta a frequentar le scuole del- l'università, d'altronde fornita di profes- sori di merito. Gli studi d'eloquenza, già fioriti meravigIiosameole,caddero in lan- guore, poiché i professori di retlorica e belfe lettere ad uno soltanto erano ridot- ti.n'l ranii>niano edi comune sapere,men- Ire tra' romani eranvi molti e migliori. Sorte men trista ebbero le scuole di lin- gue dotte. Chiunque bramava istruirsi Ite linguaggi orientali, tanto necessari alla più compiuta intelligenza de' sagri libri del vecchio e nuovo Testamento, non po- teva altrove soddisfar sua brama, che nel-

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le scuole dell'università. mancarono professori di lingue di singoiar dottrina e noti per opere pubblicate, il che gio- vava a richiamar ad udirli gli studenti di sagra erudizione.

Neh 69 r divenne Papa il magnanimo Innocenzo XII Pignattelli, mentre giace- vano in luttuoso stato gli studi di quasi tutte le discipline nell'archiginnasio ro- mano, anzi alcune scuole forse per l'avi- dità de' ministri subalterni servivano al pubblico esercizio d' arti e mestieri. Fu perciò malignamente suggerito al Papa d'assegnare a'reli giosi delle Scuole Pie (P.) l'edifizio, per convertirlo in uso di loro scuole, collo specioso pretesto di più opportuno comodo e di maggior pubbli- ca utilità. I benemeriti scolopii insegnali-, do gratuitamente a'fancudli poveri, as- sai propenso era all' istituto Innocenzo XII, perchè inclinalissiino a favorir tnt- tociò, che contribuir potesse al sollievo de' poveri , onde si meritò il glorioso e onorevole nome di Padre de' poveri. Quin- di avea prestato favorevole orecchio al- l'inconveniente progetto, e colla miglior intenzione di giovare più ampiamente al- la cristiana e letteraria educazione de'gio- vanetti , mostravasi disposto a cedere a' religiosi scolopii l'edifizio dell'università. Che se l'università di Roma sfuggì il gra- ve pericolo, di cui era minacciata, se e- vilò il suo avvilimento, se Roma fu sal- va da tale disdoro, fu ciò per vigile e lo- devole cura del reltoral collegio degli av- vocati concistoriali, e per industre ope- ra de'professoii legali. Questi, a 'quali dal- l'eH'eltuazioiie di stravagante progetto ne sarebbe ridondato più danno, e scor- no die agli altri, ebbero il coraggio di accingersi a combatterlo, e a frastornar l'ottimo Innocenzo XII dall' accudirvi. L'avvocato Didaco d'Aghirre professore primario di leggi, uomo di credito e che la stima godeva di parecchi cardinali, fu quello che a fronte scoperta intraprese a distornarne il colpo fatale. Coll'aiulo d'al- cuni suoi colleghi compose una scritta-

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ra , fondata su sode ragioni , fornita di gravissimi riflessi, e con doveroso rispet- to, ma insieme con energica franchezza distesa. Fiancheggiato dalla valevole as- sistenza del collegio rettorale, l'Aghirre stesso la presentò al Papa e l'accompa- gnò coli' energia della voce. Innocenzo XII colla sua saggezza, dopo aver matu- ra mente considerato il peso preponde- rante de'rilievi espostigli, siccome dotato di fino accorgimento, tosto comprese l'as- surdità e 1' ingiustizia dello strano pro- getto, a Roma eminentemente obbrobrio* so, nocivo alla s. Sede, e alla gloria in- festo del suo memorabile pontificato; in- di lo respinse irremovibilmente, e lo con- dannò a quel perpetuo obblio che meri- tava (si può vedere il memoriale indi- rizzalo a Clemente Xlintorno allo sta- to antico e moderno dello Studio gene- rale della Sapienza di Roma, ivi 1 705). Svanito per vigilanza ecoraggio del colle- gio rettorale e de' professori, il progetto pernicioso alla perpetuità e integrità del

l'antichissimo e celeberrimo archi°inna-

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sio romano, Innocenzo XII a rinvigorir- lo energicamente prima d'ogni altra co- sa rivolse il pensieroa provvederlo di nuo- vi ed esimii maestri, i quali colla loro di- ligenza e rinomanza ne ravvivassero lo splendore. Per buona ventura dell'uni- versità era allora gran cancelliere dello studio di Roma il cardinal Gio. Battista Spinola nuovo camerlengo, il quale re- putò debito del suo uffizio d'usar subito d'ogni sforzo per fargli riprendere il pri- miero stato d'attività e vigore, onde to- glierlo al pericolo di nuovi tentativi d'in- decorose e pregiudizievoli innovazioni. Formò un piano di riforma a'tempi con- gruente e per sbarbicarne i disordini, e lo presentò al Papa per l'approvazione, che vi appose con chirografo de' io feb- braio) 700, presso il Renazzi ; ma fu co- me il pomo di discordia e il germe di quelle controversie giurisdizionali, sulla direzione e governo dell' università che dopo si suscitarono e agitaronsi. Sicca-

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me la facoltà legale , e dopo di essa la medicina erano in singoiar voga, diven- nero precipuo scopo delle riforme. 11 Pa- pa ingiunse al cardinale di comminar pe- ne e di dar tutti quegli ordini, che piìi gli paressero, con valersi di tutte le fa- coltà, che avea come camerlengo, dan- dogli di più tutte l'altre facoltà neces- sarie e opportune, rimettendo tutto al suo assoluto e pieno arbitrio. Il cardinal Spinola con zelo non tardò un momento a far eseguire i mezzi ei provvedimenti per riordinare il pubblico studio prescritti nel pontificio chirografo, con emanare diversi editti. Pertanto ordinò la chiusu- ra di tutte le scuole private legali, mas- sime quelle aperte nelle case de' pro- fessori, tranne le scuole per particolare uso de'collegi e seminari, e interdisse a chiunque la facoltà d'insegnar giurispru- denza. A provvedere l'istruzione pubbli- ca stabilì per la 1 .a volta nell' università le lezioni quotidianedell'istituzioni civili, canoniche e criminali ; sicché oltre l'or- dinarie a certi determinati giorni nel ca- lendario assegnate, e le straordinarie ne' festivi e di comune vacanza , anche quelle vi venissero introdotte , le quali dal principio dell'anno scolastico durar

dovessero sino al seguente settembre. In- o

di 3 scelse tra'lettori legali, che comin- ciassero il turno annuo delle lezioni, ed, assegnò loro sulla dogana dello studio un accrescimento di scudi 120 per ciascuno di stipendio, per l'anno in cui legessero l' istituzioni. Lo stesso assegno fece a a lettori medici, che similmente elesse a in- segnar quotidianamente per turno l'isti- tuzioni di medicina teoretica e pratica. Ordinate così le cose , nel 2.0 giorno di quaresima del 1700 i professori legali e medici mentovati principiarono le scuo- le quotidiane con indicibile concorso di studenti. Nel i.° lunedì di quaresima si apù il teatro anatomico dell'università, per seguire l'aulico uso di far in tal tem- po lezioni e dimostrazioni anatomiche cou maggior solennità. Il celebre Raglivi, nou

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contento di sua prelezione ilei mattino , con anime tornava verso sera al teatro per dare una a.* lezione a'suoi numerosi discepoli. A tutti gli altri lettoli poi s'in- culcò dal carnet tengo l'obbligo cbe loro incombeva,di venir ali università ne'gior- m destinali nel calendario di essa, a far- vi le lezioni delle materie a ciascuno as- segnate, e furono comminate gravi pene ii cbi negligentasse il proprio dovere. A qualunque professore si vietò di doman- dare o ricevere dagli scolali mercede o dono alenno sotto qualsivoglia titolo o pretesto, clie alla pubblica istruzione to- gliesse d'esser gratuita e universale. Vari altri provvedimenti emanò il cardinale riguardanti i melodi degli studi, i doveri degli scolari e il buon ordine delle scuo- le. Tulio riuscì felicemente a tenore del- l'intenzioni del Papa, dell'idee del car- ili naie e de'pubblici voli. Lo studio ra- pidamente si rimise in pregio, a centinaia ci centinaia accorsero gli studenti non solo delle jàllà convicine, ma ancora de' più i montati studi d'Italia e di fuori, frequen- tato da'letterati ollremontani a udir con soddisfazione le lezioni de'professori. Ap- pena «invigorita l'università, Innocenzo XII passò agli eterni riposi, ed a'^3 no- vembre 1700 gli fu dato a degno suc- cessore il dotlo e virtuoso Clemente XI Albani, amico e mecenate de' letterati, cbe in gioventù iteli' archiginnasio dal dottor Carpani a vea appreso la giurispru- denza. Presso di lui fu agevole al cardi- nal Spinola di procurare ogni maggior bene all'uni versila, e d'impegnarlo a coa- diuvare e garantire colla sua suprema autorità quell'ullerior riforma e più este- so riordinamento, di cui quella sembra- vagli tuttavia abbisognare. Clemente XI bramoso di renderla nel suo pontificalo utile e fiorente, accudì prontamente al- l' inchiesta. Però gli piacque cbe proce- dessero le cose cou intelligenza del col- legio rellorale degli avvocati concistoriali, onde fosse per effettuarsi senz'alani di- sturbo e altrui amarezza. A tale elletto de-

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[itilo una congregazione particolare com- posta degli avvocali concistoriali Fagua- ui decano, Spreti rettore deputato dello studio e colla qualifica di segretario, Se- vetoli e Bottini, e degli uditori di Rota Capraia e Scolti , già membri di detto collegio. A questa congregazione die per capo il cardinal Spinola, innanzi a cui si dovesse adunaree dalla cui direzione di- pendere. Avendo assai influito al languo- re de'professori nell'insegnare e al deca- dimento dell'università, la troppo accre- sciuta moltiplicazione delle letture, e la gran sproporzione tra gli stipendi de'lel- lori, pegli arbitrari assegni, alcuni aven- do annui 700 scudi, altri 60 e sino 25; perciò nella 1 ." congregazione de'19 lu- glio 1701 si decretò ripararvi con divi- dere tulio il corpo dell' università in 3 classi. Secondo l'uso delle più antiche e celebri università d'Europa seguila di- visione : cioè legale, medica, e in classe dell'arti, sotto cui restarono generalmen- te comprese due cattedre di teologia, una di s. Scrittura, quella di storia ecclesiasti- ca e controversie, le cattedre di logica , fìsica, metafisica, matematica, etica, ret- torica, e delle lingue greca, ebraica, a- raba e siriaca. Le cattedre legali molti- plicate ai 1 si ridussero a 9. In altra con- gregazione si fece la divisione degli an- nui scudi 6000 sulla gabella dello studio, per classi, e neh 702 fu approvata dal Pa- pa. Fu ben accolta e applaudita da'legisti, classe che rimase più ubertosamente prov- vista e dotata, in confronto della medica e molto più di quella delle arti ; perciò non piacque agli altri professori che ne fecero alle querele senza successo. Pare che dopo l'accennate risoluzioni, la con- gregazione non progredisse più oltre e na- turalmente si disciogliesse. L'altre con- ferii porauee e posteriori innovazioni non riguardano l'intera uni versila, ma la clas- se de'legisti, e derivarono dal solo camer- lengo. I professori del diritto civile e ca- nonico, come in quasi tutte l'altre uni- versità, formavano la principale e più ri-

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spellabile parte, riguardata la scienza co- me di più universale uso e bisogno, per- ciò s'introdusse negli studi prima dell'al- ti e e primeggiò nella loro maggior parie. 1 professori canonisti e civilisti in assai più numero di quelli dell' altre scienze dappertutto forma vano tra loro un distin- to ceto, fornito di particolari leggi e di- ritti. In fatti nello studio di Roma sul li- ne del