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Appena però mi fui un poco inoltrato nella lettura di quel libro, mi accorsi che non uno zibaldone, dove potesse più qua e più là trovarsi qualche ricordo da tener conto e farne tesoro, ma bensì aveva alle mani una vera e propria cronaca cittadina svariatissima e mi- nuta. Svariatissima ; inquantochè col darci lo scrit- tore notizia di alcuni suoi fatti domestici, degli av- venimenti poUtici, delle feste, degli uomini a' suoi giorni eccellenti in ogni arte, di alcuni straordinari fenomeni e degli edifizi più magnifici che allora si muravano, ne rappresenta al vivo la pubblica e pri- Tata vita nella seconda metà del quindicesimo secolo. VI e nei primi anni, i più splendidi, del decimosesto» Minutissima poi; perchè i fatti, specialmente quelli politici, sono per lo più segnati giorno per giorno e non tutti a una volta; come, talora a scapito della chiarezza, son registrati dagli scrittori di storie. Tro- vai insomma un libro che, raffrontato con altri con- generi e coetanei, ha molta rassomiglianza con le cosi dette Storie di Giovanni Cambi, alla spro- positata pubblicazione delle quali non so se nep- pure nell'altro mondo abbia il padre Ildefonso di San Luigi, carmelitano scalzo, trovato perdono. Di più grata lettura riesce il Landucci inquantochè non tramezza, come fa il primo, la narrazione dei fatti col registrare i nomi dei Gonfalonieri di giu- stizia e dei Priori che di bimestre in bimestre sede- vano; serie di magistrati che per tante vie, in più autentico modo, si può ricomporre. Ricordan- domi allora di aver letto nel Machiavelli, che « se^ « ninna cosa diletta e insegna nella istoria, è quella « che particolarmente si descrive » , mi risolvei a por mano alla pubblicazione di questo Diario, per- suaso che anche per i nostri tempi abbia valore la sentenza del Segretario fiorentino, dalle gravi pa- role dette da Niccolò Tommaseo neW Archivio Sto- rico Italiano * sulla necessità di pubblicare, e con sol- lecitudine, quanto rimane di ricordi inediti dell'età passate, e di documenti storici sepolti in pubbliche e private raccolte in Italia. • Nuova Serie, I, parte I, pag. 110. VII Che l'opera del Landucci sia da aversi in con- siderazione, lo prova il fatto dell'esserne stato te- nuto buon conto anco negli antichi tempi ; come ne accerta il vedere che il tanto noto Diario di Ago- stino Lapini , per quasi tutta la prima metà del se- colo decimosesto, non è che un raffazzonamento del Landucci; un estratto ne fece Vincenzio Borghini, che passò nella Naniana di Venezia; negli Spogli del Senator Carlo Strozzi, noto erudito fiorentino, trovan- sene riportati diversi brani ; Giovambatista Casotti se ne valse non poco per le sue Memorie istoriche della miracolosa immagine di M, V, dell' Impruneta , che nel 1712 dedicava al Granduca Cosimo III. E in questa medesima opera si attesta, come fosse dagli eruditi avuto in pregio questo Diario, scri- vendo che andava attorno manoscritto : lo che , a mio sentimento, significa che con qualche avidità se ne erano andate moltiplicando le copie. Una buona parte infatti è trascritta pure in un codice dello scorso secolo, appartenente all'Archivio di Stato di Firenze, nel quale sono raccolti molti ricordi di storia fiorentina tratti da scrittori, per lo più, del se- colo XVI. Una copia fu posseduta da Domenico Manni e la citò sovente nei suoi opuscoli. Pietro Fanfani, che ebbe buon gusto nel pubblicare antiche scrit- ture, stampò, sotto il titolo di Savonaroliana, quasi tutta la parte del libro dove sono narrate le vi- cende del celebre Domenicano, e vagheggiava l'idea di stampare anche la descrizione delle magnifiche feste che si fecero in Firenze per la venuta di Leone X. vili Qual fortuna abbiano avuto i codici di questo Diario, che, secondo le parole del Casotti, dove- vano essere parecchi, lo che è anche confermato dal Moreni nella sua Bibliografia Toscana, non mi è riuscito di conoscerlo: quello autografo si conserva tuttavia nella Biblioteca comunale di Siena, ed è scritto in una vacchetta cartacea, originaria- mente di 88 carte numerate. Dall'autografo però non si avrebbe più oggi V intero Diario, perchè man- cante della carta 17 e delle 32-72: il qual codice è stato modernamente rinumerato a pagine, e va sino alla 89, mentre sono 90, che per errore fu dato a due il numero 61 ; e le pagine dalla 75 in poi sono bianche. Per riempire le lacune dell'autografo non ho avuto altro modo, per quante ricerche abbia fatto, che valermi di un codice della Marucelliana fioren- tina; copia di cattiva lettera, eseguita però con .ba- stante esattezza, dei primi del milleseicento. Tanti e tanti essendo i documenti e le scritture relative alla storia politica degli Stati d' Italia fino alla caduta della Repubblica fiorentina, ho creduto do- vermi in generale astenere dal dichiarare con an- notazioni quelle parti del Diario che toccano a quella storia ; anche perchè lo scrittore si distende con ba- stante larghezza, come quando ragiona della congiura dei Pazzi e delle vicende che la seguitarono, dei fatti di Lorenzo de' Medici, di Carlo Vili , di Alessandro VI e del Valentino, della guerra di Pisa, e via discorrendo. Per questa parte, dico, mi sono limitato ad aggiun- IX ^ere quegli schiarimenti che potevano servire alla retta intelligenza del testo , per coloro specialmente -che non hanno minuta notizia dei fatti fiorentini di quattro secoli addietro. Dove mi sono deliberatamente trattenuto è stato nell' annotare quei ricordi che sono relativi al materiale della città di Firenze e alle co- stumanze della medesima: e questo ho fatto valen- domi a preferenza dei documenti degli archivi, e degli scrittori contemporanei editi o^ inediti, e delle monografie che sui singoli soggetti sono state in vari tempi pubblicate. Resta ora a dire qualche cosa dello scrittore; del quale, per quanto io mi sappia, nessuno ha dato notizie. Molti particolari della sua vita e degl' indivi- dui della famigUa sua gli troviamo nel Diario; al- tri vengono dai Campioni dei Catasti e della De- cima, che mi confermarono come egli nascesse da un Antonio di Luca di Landuccio cittadino fiorentino, descritto nel gonfalone delle Chiavi del quartiere di S. Giovanni, abitante nel popolo di S. Pier Mag- giore. Quest'Antonio, originario della potesteria di Dicomano, noil era sprovvisto di beni di fortuna, specialmente se tenghiamo conto di quelli posse- duti da Felice sua madre. Nel 1469 era in età di anni 75, e l'Agnola sua moglie di 72: avevano due figliuoli; il nostro Luca, e Costanzo minore a Luca di sei anni : quel Costanzo appassionato pei ca- valli barberi, che andava a procacciarseli in Levante, -e che dopo vinti 20 paUi, fece nel 1485 la miseranda fine notata in queste pagine. Di Luca dice il pa- dre suo, in questa portata al Catasto del 1469, che faceva bottega di speziale, messa su con la dote della moglie, la Salvestra, che sposò appena dicias- settenne: della quale bottega (sempre secondo la por- tata, colla quale ordinariamente cercavasi d'impie- tosire chi aveva V uflScio di porre le gravezze) si dice che traeva « piuttosto debito che mobile », e che era indebitato « in modo che non ci è grascie » ; e che lo stesso Luca si trovava « colla febbre nel « letto molto grave », e che se si morisse « sarebbe « disfatto (il padre) a rendere detta dote » , che era ' di fiorini 828 sul Monte. Finisce poi la lamenta- zione con queste parole: « la fece chontro a mia vo- « glia » (non forse di prender moglie ma di metter bottega) « e male ne seghuita ». Della moglie infatti, dalla quale ebbe 12 figliuoli. Luca non si lagna ; che anzi la chiama « cara compagna, e virtuosa che non « aveva pari »; e soggiunge che nei 48 anni che stette con lui non lo fece mai adirare. Nel 1514, quando rimase vedovo , gli restavano 7 figliuoli ; quattro dei quali maschi, Benedetto, Antonio, Filippo e Battista: il primo seguitò probabilmente l'arte paterna ed at- tese agli affari di casa, vedendosi che quando la presenza del padrone occorreva a Dicomano , dove aveva il possesso avito, che in parte accrebbe, vi andava sempre Benedetto, o sia che si trattasse di disporre l'alloggiamento per soldatesche di passaggio, o che si dovesse riparare a' danni derivati dalla violenza della bufera. Antonio studiò medicina, é nel 1503 il padre lo mandò a studio a Bologna per XI farsi dottore; dove conseguì sicuramente la laurea, trovandosi che nel 1508 era di nuovo a Firenze col titolo di maestro, -ed assisteva coi dottori e scolari dello Studio all'anatomia del cadavere d'un giusti- ziato. Sembra che solo Benedetto continuasse la fa- miglia, trovandosi di lui un Luca dal quale deriva- rono Antonio e Benedetto, e da quest'ultimo un Vincenzio , che morì nel 1 649. Che Luca fosse uomo di buoni sentimenti e di animo mite, quantunque vivesse in tempi in cui gli odi di parte e il continuo spettacolo di torture e supplizi facevano indurire anche i cuori degli uomini migliori, si rileva ad ogni passo. Per vivo senti- mento di religione e per amore di libertà fu uno^ degli ardenti seguaci del Savonarola; ma le sven- ture del prossimo lo addoloravano sempre, anche quando i colpiti non erano della sua parte. Cosi, nella cacciata dei Medici del 1494, s'intenerisce pel giovinetto Cardinale che vide spaventato, alle fine- stre del suo palazzo, con le mani giunte ginocchioni raccomandandosi a Dio : e giudicò che fosse un buon giovane. Coslf perdona al feritore del suo Bene^ detto; e piange poi sul cadavere di Lorenzo Tor- nabuoni, uno dei cinque giustiziati nel 97 per la congiura di Bernardo Del Nero. Con gran fede seguì adunque il Savonarola, frequentandone le prediche e assistendo alle processioni; e sentiva di queste cose gran dolcezza; come pure che dei suoi figliuoli fossero « fralle benedette e pudiche schiere » del Frate. Ma la scomunica del 1497, se non lo fece XII discredere, che egli stesso lo confessa, trattenne lui come molti altri dall' andare alle prediche « che non « volle mettersi mai a pericolo andare a udirlo poi- « che fu scomunicato ». Alle quali parole son com- mento le altre : « hanno potuto più e tristi eh' e « buoni » , che nel libro stesso si leggono ; e la compiacenza colla quale, anche a distanza di vari anni, ritorna a dire, tutte le volte che i fatti gliene danno occasione, « che si era avverato el detto « del Frate » , o che il tale o tal altro era « capitato « male per aver fatto contro al Frate » , e simili. Questo Diario, che il Landucci avrà scritto nella sua bottega di speziale al Canto de' Tornaquinci , luogo frequentatissimo e principale della città, presso alle case dei Tornabuoni e degli Strozzi, non fu messo insieme su vaghe ed incerte chiacchiere dei frequentatori della spezierìa ; ma quello che l' autore non aveva veduto coi propri occhi, lo ritraeva da fonti sicure, poiché non mancavangli certo le rela- zioni di chi aveva parte nel governo, negli uflBci e nell'ambascerie: e da lui stesso sappiamo che era in rapporti d'amicizia pur con persone appartenenti alla famiglia dei Signori Priori. Oltre all'esser veritiero nelle date e nella nar- razione dei fatti,, merito statogli sempre riconosciuto, non è appassionato troppo nel rappresentargli ; che quando le cose avvenivano secondo il suo desiderio , allora si compiaceva delle medesime, e ne ringraziava Iddio; quando poi gli eventi volgevano, o parevano volgere contro al governo libero e popolare (che era xiir quello il suo ideale), gli notava egualmente, osservando che ciò avveniva per i peccati degli uomini e per gastigo di Dio, ai voleri del quale anche allora si piegava rassegnato. Ma dopo la deposizione del Gon- faloniere Soderini e il ritorno dei Medici è più parco in questi moderati commenti, sia perchè le tante^ mutazioni vedute lo avesser reso indifferente, o sia per timore che male gliene potesse incogliere , se le sue parole venissero a notizia dei nuovi governanti : quando non fossero state T esortazioni dei figliuoli, che non furon forse contrari ai Medici; essendo fre- quente il caso in ogni tempo, che i giovani militino in un campo politico diverso da quello dei genitori. Nel caso nostro, poi, si può anche argomentare che la vicinanza, e la probabile frequenza co' Tom abuoni, tutti cosa de' Medici, gli avesse disposti per loro. Un altro fatto da meritare considerazione è quello di vedere che nel 1512 Benedetto accompagnò con altri cittadini il viceré Raimondo di Gardena, che volle andare sulla cupola del Duomo : né su' prìncipii di quella restaurazione i Medici , o chi faceva per loro, si saran certo fatti accostare da persone con- trarie di dubbia fede. Non saprei con precisione stabilire quando l'au- tografo fu incominciato a scrivere; ma credo versa la fine del millecinquecento si decidesse il Landucci di lasciare ai posteri questo suo libro, dove avrà raccolti certi fatti principaU che gU erano rimasti a memoria e dei quali aveva preso ricordo , e con- tinuato a scrivere sotto quelli tuttociò che accadeva^ XIV alla giornata. Né si deve argomentare dal vedere nelle prime pagine registrata la morte della moglie avvenuta nel 1514, che il Diario sia tutto scritto nell'ultimo anno della vita di Luca; perchè quel ricordo si vede evidentemente essere stato fatto molto dopo alla ricordanza del matrimonio , delle do- nora e delle spese. Nonostante la premura grande che aveva di stare al corrente dei fatti quotidiani della città, e di quelli anche di fuori, quando fossero di una im- portanza speciale, pur tuttavia lo scrittore non ambì mai di aver parte attiva nella cosa pubblica. Con un governo repubblicano , del quale nella sua lunga vita si trovò più volte a veder mutare i meccani- smi, e dove era tanto alternare di cittadini agU uffici, non si sa che sedesse in verun magistrato: e forse non volle neppure che il suo nome si scri- vesse nelle polizze delle borse. Solamente nel 1512 fu mandato a partito nel largo squittinio che allora fu fatto , ma ciò per opera dei suoi "amici, e con sua poca volontà, e « per fare a modo de' Signori ». De- gli interessi dell'Arte sua si prese cura, e contribuì a rimettere in vita la Compagnia degli Speziali che era andata spengendosi. Ridotto quasi ottantenne, la mano non potè più continuare la vacchetta dove con tanta cura aveva notati i fatti seguiti per oltre mezzo secolo, ma la volontà non si arrestò. Che se il carattere di Luca termina col terminare del 1515, i ricordi continuano d'altra mano, forse di quella d'un figUuol suo, al quale avrà raccomandato di XV non troncare, finché gli durava la vita, l'opera in- cominciata e di continuarla anche dopo. E cosi fu fatto: e una croce che si vede in margine di con- tro al ricordo dell'impresa d'Urbino fatta da Lo- renzo de' Medici, fu posta indubitatamente dal pietoso continuatore a ricordare lo spegnersi della vita di Luca che, come leggesi nel Libro dei morti della città, fu sepolto in S. Maria Novella il 2 dì giu- gno 1516. Dopo questa data i ricordi divengono più scarsi e più brevi, e terminano col 1542 : ma ciò nonostante ho voluto pubblicare anche questa con- tinuazione ; si perchè non mi è parsa del tutto priva d'interesse, e si perchè il fare altrimenti mi sarebbe parso un contradire alla volontà del buon Landucci. Nel dicembre del 1882. loDOCo Del Badia. Ricordo, questo di 15 d'ottobre 1450, io Luca d'An- tonio di Luca Landucci, cittadino fiorentino e d'età d'anni 14 incirca, andai a l'abaco a un maestro che si chiama Calandro: e inparai a laide di Dio. E a dì primo di giennaio 1452, mi posi a bottega a lo speziale con Francesco di Francesco, alla Scala, ' in Mercato vecchio. E a di 8 di febraio 1453, morì la madre d'Antonio' mio padre, e fu seppellita in San Piero Maggiore. E a di 3 di novenbre 1454, prese la redità Antonio mio padre di sua madre,, della quale redità abbiamo carta; e prese tutti sua beni e di villa e di Firenze, e in fra l'altre una casa eh' era a vita di lei e d'Antonio. Si fece un conpromesso in messer Otto Niccolini, eh' e frati di Cestello, a chi ella ricadeva, avessino a dare a Antonio lire 23 l'anno, durante la sua vita; e loro ri-' presono detta casa: e intanto che Antonio visse ce le dettono. ^ Oggi si direbbe: all'insegna della Scala, del Sole ec. , o più brevemente: del Sole, della Scala ec. 1 2 [1458 E di marzo 1458, si pose * una gravezza che si chiamò Catasto, e posola nella Sala del Papa. * E in questi tenpi si cominciò la lanterna della cupola di Santa Maria del Fiore, e '1 palagio di Cosimo de' Me- dici, ^ e San Lorenzo e Santo Spirito e la Badia d'an- dare a Fiesole, e molte case in verso le mura di verso San Bernaba e di verso Santo Anbruogio e in più lati. E in questi tenpi vivevano questi nobili e valenti uomini : l'arcivescovo Antonino * eh' usci di San Marco, frate, e andò senpre vestito come frate di quell' Ordine di San Domenico , al quale si può dire beato ; messer Bartolomeo de'Lapacci, * vescovo e predicatore eccel- lentissimo sopra tutti gli altri ne' nostri dì; maestro Pa- 1 Intendi, che si incominciò a riscuotere, perchè la legge per la rinnovazione del Catasto , posto già la prima volta nel 1427 , è deir 11 gennaio 1457-58. Boninseoni Domenico , Storie della Città di Firenze; Firenze 1637; p. 118. — Canestrini. La scienza e Varie di Stato; Firenze 1862; p. 168 e segg. 2 Nel 1418 si fabbricarono dalla Repubblica alcune magnifiche stanze nel convento di Santa Maria Novella per alloggiare Papa Martino V ; e , a tempo del Concilio , vi si aggiunse la gran sala per le sessioni del medesimo. Queste stanze vennero in seguito adoperate per alloggiarvi principi e per altre occorrenze del Co- mune. 3 In Via Larga, oggi Via Cavour, detto Riccardi^ avendolo questa famìglia comprato dai Medici e aumentato del doppio. < Canonizzato poi e ascritto tra i Santi da Clemente VII. La testimonianza di questo scrittore contemporaneo è una prova no- vella della grande estimazione in che avevano i fiorentini il loro Arcivescovo, anche in vita. 5 Per i suoi meriti fu fatto vescovo di Cortona e più tardi di Corone nella Magna Grecia. Mori nel 1466. Nella biblioteca del convento di S. Maria Novella di Firenze, dove aveva fatta la sua professione, conservavansi molti volumi scritti di sua mano. La- piNi Prosino, Vita di S. Antonino; Firenze, Sermartelli 1569. UoHELLi, Italia Sacra; Venetiis, mdccxvii; voi. I, p. 627. 1462] 3 golo medico, fllosatb e astrolago e di santa vita ; * Cosimo di Giovanni de' Medici , el quale si chiamava da tutto '1 mondo el gran mercante, ch'aveva le ragioni per tutto r abitato ; non si poteva fare maggiore conparazione che dire : e^ ti par essere Cosimo de' Medici ; quasi dicendo : che non si poteva trovare el maggiore ricco e più famoso; Donatello scultore, che fece la sepoltura di messer Lio- nardo d'Arezzo in Santa Croce ; e Disidero iscultore che fece la sepoltura di messer Carlo d' Arezzo pure in Santa Croce. Di poi venne su el Rossellino, ' un uomo molto Piccolino, ma grande in iscoltura ; fece quella sepoltura del Cardinale che è a San Miniato, in quella cappella a mano manca; maestro Antonio,* sonatore d'organi, che passò ne' sua di ognuno ; maestro Antonio di Guido, can- tatore inproviso, che ha passato ognuno in quell'arte; maestro Andreino * degl'Inpiccatì, pittore ; maestro Do- menico da Vinegia, pittore, veniva su ; maestro Antonio e Piero suo fratello che si chiamava del Pollaiuolo, orafi, scultori e pittori; maestro Mariano che'nsegnava l'abaco; Calandro maestro d'insegnare l'abaco e uomo molto buono e costumato, che fu mio maestro. E a dì 4 di settenbre 1462, mi parti' da Francesco di Francesco speziale al Sole, che mi dette, el sozzo anno, di salario, fiorini 50, e feci conpagnia con Ispinello di Lo- renzo, e la speranza del maggiore bene mi fece perdere el bene certo. E aprimo lo speziale del Re in Mercato J Questi è il famoso Paolo dal Pozzo Toscanelli, fiorentino. 2 Antonio Gamberelli, detto il Rossellino, fece il monumento per il cardinale Iacopo de'Reali di Portogallo, eh' è seppellito in San Miniato al Monte. 3 Antonio Squarcialupi, di cui vedesi il monumento nel Duomo di Firenze. * Andrea del Castagno. 4 [1463-65 vecchio, ch'era prima un rigattiere, ch'erano tetti bassi ; e alzamo la casa e spendemo un tesoro, benché fussi contro a mia voglia lo spendere tanto , facemo ogni cosa sanza masserizia : uno armario che costò 50 fiorini d'oro. E veduto le spese grandi, e che '1 detto Spinelb non aveva danari e eh' egli era in mal luogo , e come io avevo già speso 200 fiorini d' oro de' mia, e de' sua non si vedeva ancora danari, avàmo a mettere del pari ; feci pensiero di termi dalla 'npresa più presto eh' io po- tessi. E a dì 27 di luglio 1463 fumo d'accordo di di- viderci, e dissigli : io ti vorrei lasciare ogni bene e male eh' è in questa bottega, sanza rivedere conti ninno, e che mi tocchi di guadagno l'anno fiorini 50 d'oro del tenpo ch'i ci starò; e che tu mi rendessi e' mia danari eh' i ci ò già messo. E' non bisognò altri mezzani. Disse : sia fatto ; ma e' bisogna che tu mi facci tenpo parecchi mesi : e io fu' contento, dandomi soficenti malevadori, di fiorini 200 d'oro, che mi dette Lorenzo suo fratello e mae- sti*o Lorenzo del maestro Lionardo. Partimi a dì 10 di dicenbre 1463 e mercatai la bottega di San Pulinari; e poi non fumo d'accordo , riparami con Giovanni da Bru- scoli, eh' aperse l'Agnusdeo, ' e dettemi fiorini 36 l'anno, tanto ch'io conperai a' Tornaquinci, a dì primo di setten- bre 1466. E a dì 10 d'aprile 1465, andò una fanciulla a giu- stizia, ch'era figliuola di Zanobi Gherucci, la quale ucise una banbina di Bernardo della Zecca, orafo, per torgli un vezzo di perle e certi arienti aveva al collo, e gittoUa in un. pozzo : andò in su' n uno carro, e fìigli mozzo la testa. E a dì 17 d'aprile 1465, passò per Firenze un figliuolo * 1 La bottega all'insegna deìVAgnusdeo. * Federigo d'Aragona; e il suo fratello, lo sposo, era Alfonso, duca di Calabria. 1465-66] 5 di don Ferante Re di Napoli, e andava a Milano per la figliuola del Duca di Milano per menarla a marito a un suo fratello. Aveva 12 o 13 anni questo garzonetto. Fugli fatto un grande onore, e aleggiò in Santa Maria Novella. E poi tornò colla donna pure per Firenze, con grandissima copia di signori e duchi, co molta cavalleria e in fra l'altre cose tante damigelle e matrone, ch'era una cosa magna*. E in questi dì fu trovato uno che falsava e soldini ch'erono d' ariento, fatti di nuovo, e fugli tagliata la testa. E a dì primo di dicenbre 1465, si fece isquittino in Palagio, quando Nicolò Sederini era Gonfaloniere, el quale fece tornare la gabella del vino a soldi 14. ' Fu benedetto dal popolo. E a dì 12 di giennaio 1465, venne una piena in Arno, la notte, sanza essere piovuto una gocciola, e furono le nevi che si strussono in un tratto, per modo eh' egli entrò per Firenze e alagò insino al Canto a Monte- loro, * in modo che s' andava in su V aqua colle panche della predica di Santa Croce insino a Monteloro. E andò r aqua alla Piazza del Grano più su che mezzo l'uscio dello speziale, e insino passato el Palagio del Podestà. Traboccava Arno dirinpetto a messer Bongianni ' sopra le sponde, e enpiè el Prato e la Via della Scala. Moricci di molte mule e cavagli per le stalle ; e tutti e vini an- dorono le botte a galla, massime inverso l'Arno. Venne inproviso. 1 La soma. * Il Canto di Monteloro è il punto dove la Via de'Pilastri e queUa di Cafaggiolo, detta ora degli Alfani, fanno capo a Borgo Pinti. 3 Le case di Bongianni Gianfigllazzi nel Lungarno dal Ponte a Santa Trinità. 6 [1460 E a dì 24 di maggio 1466, tolsi donna, in sabato, la vilia dello Spirito Santo, una figliuola di Domenico di Domenico Pagni, eh' à nome Salvestra. Ebbi di dota fio- rini 400 in sul Monte, col nome di Dio. E a di 5 di luglio 1466, gli detti l'anello in dome- nica sera, rogato ser Giovanni di Francesco di Neri. E a di 27 di luglio 1466, menai la donna, in domenica sera, in ca' detto Domenico. Ebbi di donora : Un sacco isbiadato, maniche strette, ricamato con perle. Una gamurra pagonazza, con maniche di brocca- tello. Un gamurrino bianco. 24 fazzoletti in filo da mano. 6 sciugatoi in filo. 24 benducci da lato. 8 camice a mezze mandorle, nuove. 12 cuffie. Una fetta bianca, con arienti. 3 berrette di più ragioni. Un borsetto verde, con arienti. Un ogaraiuolo, con perle. Furono stimate da due rigattieri, fiorini 38 di sug- gello. E più farò ricordo delle spese farò di mio. Una fetta per la cintola e arienti e doratura, in tutto L. . . . . Per once una di perle, per fruscoli, fiorini 6 d'oro \ ...» 27 Una brocchetta, fiorini 3 d'oro . . » 16 16 — Un paio di coltellini, fiorini 2 d'oro » 11 4 — Un frenello di perle, fiorini 10 d'oro e soldi 5 » 45 5 — 1466] Uno vezzo perle 120, fiorini . , . L. Per denari 6 di perle, fiorini 1 soldi 10. >► Per fornitura de' fruscoli. . . . . » Per denari 6 di perle, fiorini 1 soldi 15. » Per rascia, per la giornea .... » Per boccaccino, per la giornea ...» Per once una di perle , per la giornea, fiorini 5 soldi 15 » Per once una d'oro filato , per la gior- nea » Per un nastro da volgere e capegli . » Per denari 6 di perle » Per un pezzo di nastro » Per seta, per la giornea » Per panno, per la doppia della giornea » Per fornitura della giornea. ... » Per drappo, per collari » Per ariento e seta, per la giornea. . » Per drappo, per la cotta di zetani, cher- misi, fiorini 26 d'oro e soldi 6. ... » Per valescio, per la cotta .... » Per oro fatto brucioli, per la giornea » Per fattura delle canpanelle ...» Per seta azurra e un cuoio .... » Per guarnello, per la cotta .... » Per fattura della cotta, a Lorenzo sarto » Per ismalti, per tramezzare el vezzo. » Per maglie, per la cotta . . Per nastro d'oro, per la. cotta Per la doppia, per la cotta. Per panno lino, per la cotta Per banbagia, per la cotta. Per valescio rosso, per la cotta » » » » » » 40 4 6 2 1 15 6 7 17 15 12 26 — 5 2 3 1 2 14 8 6 4 9 12 15 151 10 5 8 1 15 2 — — 7 — 18 12 3 2 13 15 13 2 9 5 o 1 1 1 13 — 8 [1466 Per un segnaletto d'oro, per la cotta L. 2 Per cordelline, per la cotta. . * . » — 10 — Per grillo della giornea » 1 10 — Per un baiaselo, per pendente. . . » 15 — Per seta azzurra, per la giornea . . » — 6 — Per penerata azzurra, per le nappe della giornea » — 7 — Per ermellini, per gharzo della cotta. » 8 Per la frangia, per la cotta ...» 2 16 — Per la frangia della giornea. ...» 44 — Per cordelline, per la cotta. ...» — 2 — Per nastro, per orlare la giornea . » — 4 — Per 7 brucioli d'oro, per collare . . » 1 12 — Per fibbie, per collari della giornea . » 4 17 — Per senseria a Tommaso di Currado » 12 14 — Per uno diamante, fiorini 2 d'oro e grossi 2 11 15 — Per uno zafiìro, fiorini 2 e mezzo d' oro. » 13 19 — Per uno rubino, fiorini 1 '/, d'oro . » 8 8 — Per un anello si ruppe, di perdita . » 13 — A Lorenzo sarto » 1 Per fornitura del pendente . . . . » — 14 — Morissi la mia sopradetta donna e cara conpagna e tanta buona e virtuosa che non aveva pari : la quale in 48 anni stata meco, non mi fece mai adirare co lei. À fetto 12 figliuoli; e al presente me ne lascia 4 maschi e 3 femmine, una, monaca in Fuligno, e due in casa. A laide di Dio. Egli è stato ne'mia di questi Papi, bench' io non abbi e dì della loro creazione. ' ^ I Papi rammentati dal Landucci son questi. Eugenio IV, ve. neziano, della famiglia Condulmier, creato Tanno 1431. Niccolò V , 1466] 9 Papa Ugenio, si partì di Firenze circa 1440, avevo anni quattro. Papa Niccolaio fu dopo lui. Al tenpo di Ugenio fu fatto Papa Felice per concilio , e stettono . . ; . . Papa Calisto fu dopo lui. Papa Pio sanese. Papa Pagolo. E a di primo di settenbre 1466, conperai la bot- tega dello speziale di sul Canto de'Tornaquinci ; ' a di 4, ebbi le chiavi. E a di primo di settenbre 1466, si fece el parlamento in Piazza, e fu grande remore nella città: più volte si serrò le botteghe per pagura d'andare a sacco. Fu cac- ciato Niccolò Sederini, messer Dietisalvi • e messer Luca Pitti, eh' erano e capi contro a Piero di Cosimo de' Me- dici, el quale voUono amazzare, venendo da Careggi. E non riuscendo loro, furono cacciati molti cittadini di questa congiura, e confinati e amuniti circa 27 cassati scritti qui in una carta rimessa nel libro; eccetto che messer Luca Pitti; perchè feciono un parentado che Messere dette per donna una sua figliuola a Giovanni Tornabuoni, e imparentati insieme, non ne fu mandato: lui rimase amico e con buona pace. E a di 23 di novenbre 1466, menai la donna mia a casa mia. che fu Tommaso Parentuccelli di Sarzana, creato Tanno 1447; e quel Felice è l'antipapa Amedeo di~Savoia. Callisto III è Alfonso Borgia spagnolo, creato Tanno 1455. Il quarto è il senese Enea Silvio Piccolomini, creato papa nel 1458, che prese il nome di Pio IL L^ultimo è Paolo II, veneziano, della famiglia Barbo, eletto nel 1464. • Il Canto de'Tornaquinci è in quel punto di Via Tornabuoni dove terminano le Vie della Vigna Nuova e della Spada. * Dietisalvi Neroni. 10 [1467-71 E a di 12 di luglio 1467, tornai in casa Domenico mio suocero. E a dì 27 d'aprile 1468, ci fu nuove che la pace era 'fatta a ore 15 in circa. ' Fecesi festa assai di ftiochi, serossi le botteghe. E a dì 15 di luglio 1468, si puose una gravezza che si chiamò la Ventina; andò poco inanzi. Posono poi Ca- tasto, 1469. E a dì 17 di settenbre 1468, andorono in su'n uno carro 8 uomini, e furono inpiccati, perchè vollono tra- dire Castiglione di Marradi. * E a dì 15 d'aprile 1470, venne presi da Prato 15 uomini che volevano dare Prato, e furono inpiccati. ' E a dì 26 di maggio 1471, conperai de' primi zuc- cheri della Madera che ci venissino mai ; la quale isola fu dimesticata pochi anni innanzi dal Re di Portogallo, e cominciato a farvi e zuccheri ; e io ebbi de'primi che ci venissino. E a dì 27 di maggio 1471, si tirò su la palla di rame dorata in su la lanterna della cupola di Santa Maria del Fiore , in lunedì. * 1 Alamanno Rinuccini (Ricordi ec. Firenze, 1840) dice giunta a ore 13 e mezzo la nuova della pace universale fra tutte le po- tenze dltalia, pronunziata dal Papa in Roma due giorni prima. * Questa ribellione era suscitata dai Signori di Forlì e di Faenza. 3 È il trattato di Bernardo Nardi. < Alcuni scrittori pongono questo fatto nel 1472, altri nel 1474, chi sbaglia il mese e non Tanno; la verità però la dice il Lan- ducci, e a conferma riporto queste due partite tratte dall'Ar- chivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore. A di 28 di mag^ gio i47i. Lire due soldi Vili, portò Marchionne famiglio dell' Opera per pane e vino conprò per dare mangiare a* Mae- stri quando si tirò su la palla. — E a di primo di giugno. 1471-72] 11 E a dì 30 detto, posorono la croce in su detta palla, e andorovi su e calonaci e molta gente, e cantoronvi el Taddeo. ' E a dì 28 di luglio 1471, ci fu nuove come papa Pagolo era morto, e morì a' dì 26 detto 1471, in ve- nerdì notte poco innanzi dì. E a dì 9 d'agosto 1471, fu creato papa Sisto quarto. Fu da Savona: era frate di San Francesco e Generale deir Ordine; poi fu fatto Cardinale da papa Paolo e al presente fatto Papa. Fu creato in venerdì, la vigilia di San Lorenzo, e nel dì di San Sisto fu coronato. E a dì 23 di settenbre 1471, si partì di Firenze sei in- basciadori al detto Papa, che fu Lorenzo de' Medici e messer Domenico Martegli, messer Agnolo della Stufa, messer Bongianni Gianfìgliazzi e Piero Minerbetti e Do- nato Acciainoli, a vicitare el detto Papa ; e el detto Papa fece cavaliere Piero Minerbetti e tornò cavaliere. E a dì 22 d'ottobre 1471, * si vinse in Palagio che non si mercatassi più a fiorini di suggiello, facessisi a fiorini larghi di grossi, a lire 5, soldi 11 per fiorino di grossi a venti quattrini el grosso; e che fussino fermi a 20 per cento meglio, e più si vinse che si vendes- sino e beni della Paii;e. ^ E a dì 27 d'aprile 1472, ci fu come Volterra s'era ribellata di fatto, si mandò fanti. E a dì 6 di maggio 1472, ci venne el Vescovo di Lire tre pagate a' tronhetti di Palagio ; portò Matteo di ma- donna Andreagia, sono per loro fatica di sonare in sulla làn- tey^na quando si pose su la croce. Quaderno di Cassa, ad annum. 1 Cioè, il Te Deum. 2 Questa deliberazione è pubblicata dal Vettori nella sua il- lustrazione del Fiorino d'oro. 3 La Parte Guelfa. 12 [1472-73 Volterra inbasciadore e non fece nulla. E a dì 7^ si caricò le bonbarde per là. E a di 10 detto, vi giunse el Conte d'Urbino' colla giente d'arme; e insino a di 19 detto, presono tutte le loro castella; e a di 24 detto presono di molti prigioni di que'drento e tolsono loro la bastia. E a di primo di giugno, ci venne inbasciadori a chie- dere acordo, e quasi erano d' acordo; e giunti là fu guasto ogni cosa. E insino a ora avevano rotte due bonbarde. E a di 8 di giugno, mozzorno la testa a uno de' Bartolini ; e a di 9 detto , ruppono un altra bon- barda. E a di 18 di giugno 1472, ci venne el cavallaro coir ulivo, che s' era avuta a patti, salvo l' avere e le per- sone. Fecesi festa assai ; e come furono drente, cominciò un loro conestabole, ch'era viniziano, a gridare sacco, e' nostri entrorono drento e mandorola a sacco; e non si potè riparare né osservare loro e patti. El Conte fece inpiccare quello viniziano e un sanese. Nondimeno e po- veretti andorono male. El Conte venne in Firenze a di 27 di giugno 1472; fugli donato la casa del Patriarca, una bandiera, due bacini, due mescirobe d'ariento, di lire 180 e uno elmetto. Andossene a di primo di luglio 1472. E a di 2 di giugno 1473, si tirò in sul canpanile di Santa Maria del Fiore una canpana, la più grossa che vi sia, fatta di nuovo. E a di 5 di luglio 1473, andò a morire un Lazzerino del Mangano e fugli mozzo la testa; el quale fece que- sta cattività: tolse una fancelletta di circa 12 anni e viololla in tal modo ch'ella mori ; e poi la sotterrò fuor della Porta alla Giustizia. E di poi fu trovata perch'e cani la scopersono. Mandando più bandi, non si poteva Federigo da Montefeltro. 1473-74] 13 trovare; esondo preso, per altro, confessò tale eccesso; che ci andò anni di tenpo. E a dì 18 di luglio 1473, ci fu come a Roma era morto u' nostro Arcivescovo ch'era de'Neroni di Firenze, e fu dato ' al Cardinale di San Sisti, ch'era chiamato frate Piero. * E a di 11 di dicenbre 1473, fu in Camaldoli, in casa una poveretta, ch'aveva parecchi fanciulle da marito, e raccomandandosi a' loro Crocifisso in casa vidono sudarlo, e, dicendolo in vicinanza, vi cominciò andare giente, e sentendolo e frati del Carmino v'andorono e tolsolo con divozione, e posolo in uno tabernacolo in quella Cap- pella della Croce, e fu in divozione. * E a dì 25 di settenbre 1474, ci fu una lettera di mano di Matteo Palmieri, ch'era capitano di Volterra, la quale vidi io e lessila ; la quale conteneva questa ma- raviglia, che ih questi dì era nato là, in quello di Vol- terra, un fanciullo, cioè un mestruo, ch'aveva el capo di bue, e aveva tre denti, con un vello di peli nella testa, a uso d'un corno; e in sul capo aveva aperto come una melagrana che pareva che n'uscissi razzi di fuoco. Di poi le braccia aveva pilose tutte, co'piedi di lione e cogli unghioni di lione. El corpo colla natura sua aveva di femina umana ; e '1 resto delle ganbe e insino a'piedi, aveva di bue come '1 capo. E visse circa di 3 ore. La madre morì el quarto dì. Le donne che lo levorono e che v'erano intorno tramortirono di paura. E questo fu 1 L*Arcivescovado. * Pietro Riario nipote del Papa. 3 E questo indubitatamente quel Crocifisso conosciuto sotto il titolo della Provvidenza^ e del quale un cei to G. F. B. stampò in Firenze nel 1852 le Notizie, dove si desidera miglior critica. 14 [1475-76 manifesto al detto Matteo, perchè gli fu presentato in- nanzi come cosa spaventevole. El detto Matteo capitano di Volterra scrisse qui a Firenze di sua mano ; e io co- piai la detta lettera, le parole formali, non levai ne' posi nulla alla lettera di Matteo. E perchè el detto Matteo era conpare di mio padre e battezzomi lui, e benché fussi diritta a altri cittadini, mi vene nelle mani la propia lettera. E a di primo d'aprile 1475, fu preso un garzonetto d'anni 23 in circa, contadino di quassù di verso le Sieci, el quale, la notte della Pasqua di Resurresso, si rinchiuse in Santa Maria del Fiore, e albergò sotto l'altare di Nostra Donna di verso la calonica ; la mattina là rubò, tolse certi arienti, di braccia, ganbe e occhi, e in mag- giore dispregio vi fece suo agio. E nota se questo paz- zerello sarebbe stato de' fini, che '1 giovedì santo fu la- sciato dal Capitano per ladro. El sabato poi fu inpiccato quivi dal canpanile. Onne fatto ricordo più per questo che degli altri, perchè essere cavato di prigione el gio- vedì, e la domenica fare un tale eccesso. E a dì 7 di maggio 1475, io Luca Landucci andai a Roma per giubileo, e menai meco una mia suocera; e penamo, tr' andare e tornare, 15 dì. E a dì 29 di dicenbre 1476, ci fu come el Duca di Milano fu tagliato a pezzi e morto da un suo cittadino chiamato Giovanni Andrea ' el quale si mosse per certe ingiustizie gli vedeva fare. Si misse alla morte per po- polo, per zelo del bene comune. Furono parecchi congiu- rati ; e'I primo che gli dette fu questo Giovanni Andrea, el quale fìnse porgiergli una lettera con una mano e co l'altra gli dette con uno coltello. Feciono come Sce- 1 II Lampugnano. 1476-77] 15 vola romano, ch'anno messo la vita per la vita. Molto tardi si truova simili uomini. E questo credo che con- duchino- e peccati per permissione divina. E questo fu el dì di Santo Stefano, in chiesa, quando udiva messa. E volendo fuggire fuora, non poterono, per popolo grande, e massime le donne che inpaniorono co' panni in modo eh' e Baroni del Duca, e massime un certo Ghezzo che gli stava a lato , dettone e ammazzorono el detto Gio- vanni Andrea. E 3 altri furono presi e inpiccati. Alcuni dissono qui, che gli avevano fatto isquartare a 4 cavagli que'tre che presono. E a dì 15 di giennaio 1476, ci fu come el Duca di Borgogna fu morto da'Svizzoli, nella guerra faceva a detti Svizzoli ; e sconfitta tutta la sua giente in tal modo che non si seppe mai dove si fussi detto corpo del Duca, e non fu mai ritrovato ; in modo che gli era in oppinione che non fussi morto, ma fussi trafugato e che gli avessi un di a uscire fuora. Questo duca di Borgogna fu te- nuto un crudele uomo, per modo che gli era in pu- brica boce e fama, che gli era lui in ponente e'I Gran Turco in levante, che si dilettavano del sangue dell'uomo, che feciono [con] infinite crudeltà straziare gli uomini. El Signore alle volte gli leva di terra. La morte di que- sto Duca fu maravigliosa, perchè era con tanta giente che non poteva perdere, che loro erano a petto a lui niente. Ma perchè non voleva da'loro patto veruno, e come disperati, si comunicorono e uscirono fuori con una bandiera dipintovi drente una Nunziata, raccomandan- dosi alla Nunziata di Firenze; e andorono poca giente contro alla gran giente, e vinsono, come piaque al Si- gnore, per miracolo della Nunziata di Firenze. E nota che gli arecorono quella propia bandiera, con che vin- sono, alla Nunziata qui di Firenze; la quale vidi io 16 [1477-78 a'Servi, e tutto '1 popolo, e ancora v'è a'Servi, e molti altri doni. E a dì 7 di giugno ' 1477, rincarorono la gabella del vino, dove pagava soldi 14 la missono a soldi 20, e promissono che non s'intenda per più che 5 anni. E in questo tenpo fu finito la cupola de' Servi. E a dì 15 d'agosto 1477, serròno 4 porti di Firenze, la prima Sa' Miniato, la seconda la Giustizia, la terza Pinti, la quarta la Porticciuola delle mulina. E a dì 15 di giennaio, fece Papa Sisto parecchi Cardinali; ne fece uno a lo 'nperadore. E fece che si guardassi la festa di San Francesco come le feste co- mandate. E a dì 25 di marzo 1478, avemo dal Santo Padre una indulgienzia plenaria in Santa Maria del Fiore per un di, dal primo vespro de' 24 di marzo insino a l'altro vespro de' dì 25 di marzo 1479 (sic), el quale si prese con grande devozione. E fu la causa frate Antonio da Vergiegli che predicava questa quaresima in Santa Ma- ria del Fiore, e fece frutto assai. E a dì 25 di marzo 1478, si diliberò una leggio in Palagio che ninno ammazzassi l'uomo non potessi tornare mai a Firenze. * 1 L'autografo dice: 15 di giennaio» ma di questo lapsus ca- lami ce ne avverte la cronologia che non corre. La data supplita la tolgo dal Rinuccini, che fa ricordo di questo e degli altri prov- vedimenti finanziari ordinati in quel giorno dal Consiglio del Cento. * Questa provvisione è del 16 marzo 1478 st. e. e forse il 25 è il giorno che fu bandita. Provvedeva a limitare la concessione dei salvacondotti; e le cagioni che la motivarono si leggono nel- l'esordio della medesima che mi piace pubblicare come docu- mento che descrive il costume del tempo. « Atteso e magnifici et excelsi Signori , quanto sia grave el peccato dello omicidio , pel quale si spegne V uomo , creatura ad inmagine di Dio facta et 1478] Ì7 E a dì 26 d'aprile 1478, circa ore 15, in Santa Maria del Fiore, quando fu celebrato la messa grande, e levato el Signore, fu morto Giuliano di Piero di Cosimo de' Me- dici e Francesco Nori, intorno al coro di detta chiesa di verso la porta che va a' Servi; e Lorenzo de' Medici fu ferito nel collo e fuggissi in sacrestia e non ebbe male. Furono morti da una certa congiura fatta da mes- ser Iacopo de' Pazzi e Francieschino de' Pazzi e Gu- glielmo de' Pazzi, el quale Guglielmo era cognato di Lorenzo de'Medici, cioè aveva per donna una loro so- rella, ch'aveva nome la Bianca. E fucci e figliuoli di messer Piero de' Pazzi, cioè Andrea e Renato e Niccolò, e la Casa de'Salviati, che fu messer Francesco vescovo creata; e ricercho delle cagioni per le quali nella nostra iurisdi- tione molti se ne commette ; si truova, intra l'altre, darne mate- ria la facilità del perdonare e non usarsi severità in punire tale excesso detestabile al tutto et abominando, anzi si dà conmodità a chi l'omicidio conmette, di potere sanza pena o timore alcuno, essere nel conspetto, tutto il giorno, e di quegli che anno ricevuta l'offesa e di quegli che desiderano ben vivere; e quali tutti non sanza grande indegnatione e perturbatone d'animo, tali homicidiali possono risguardare. E benché le leggie del popolo fiorentino acremente vendichino e punischino tali delieti, e chi sicurtà ne dessi ; nondimeno, qual se ne sia la cagione, o la troppa humanità, che veramente più tosto crudeltà chiamar si debbe, o il disordi- nato amore, non si observano tali ordini e onesti e giustissimi. E pur desiderando gli excelsi Signori e i savi e principali citta- dini, che nelle cose le quali sono tanto contrarie allo honesto vi- vere, e centra i divini precepti, si ponga tale rimedio che, per paura almeno della pena, gli huomini se ne guardino, privati d'ogtii speranza di perdono , e a' magistrati tale sprone s' aggiunga che non solamente non sieno cagione di permettere ^ ma severamente usino giustitia, sperando fermamente di questo provedimento buono effecto »., Archivio di Stato di Firenze^ Consigli maggiori Provv. Reg. ad annum, 2 18 [1478 di Pisa e Iacopo Salviati ch'era gienero di Filippo Tor- nabuoni, e un altro Iacopo pure de' Salviati, e Iacopo di messer Poggio [Bracciolini e Bernardo] ' Bandini della casa de'Baroncegli, e Amerigo Corsi e molti altri. La quale congiura condussono qui el Cardinale di San Giorgio, * el quale era giovanetto ; el quale entrò in Fi- renze el sopradetto di e venne insieme in detta Santa Maria del Fiore, e, come (y detto, levato el Signore, mis- sono mano alle spade, e dettone a Giuliano, che fu Francesco de' Pazzi, l' altro quello de' Bandini, si disse. E morto Giuliano, vollono fare el simile a Lorenzo, e non riuscì loro, si fuggì in sacrestia. In questo tenpo, el vescovo de'Salviati, con Iacopo di messer Poggio, e due sua parenti ch'avevano nome Iacopo tutti a due, andorono in Palagio, con alquanti preti, fìngiendo volere parlare alla Signoria, e parlò col Gonfaloniere, e nel parlare alquanto isbigottì. El Gonfaloniere s' avide di tradimento, e chi si serrò di qua e chi di là, e serro- reno gli usci, e feciono sonare a parlamento. E tra 'I remore che venne di Santa Maria del Fiore della morte di Giuliano, e del sonare di Palagio, imediate fu la città in arme. E fu menato Lorenzo de' Medici a casa sua. E in questo tenpo, messer Iacopo de' Pazzi corse a cavallo in verso la Piazza de'Signori, gridando Popolo e libertà, per pigliare el Palagio; e, non sondo riuscito al Vescovo di pigliare el Palagio, non ebbe l'entrata. Andossene verso casa sua, e fu consigliato se n'andassi con Dio, e fuggissi per la Porta alla ^ , insieme con molti fanti e con Andrea de' Pazzi. In questo tenpo fu ^ Ho supplite queste due parole, essendo in questo punto del codice autografo uno spazio bianco. 2 Raffaello lUario. 1478] 19 tntta la città in arme, in piazza e a casa Lorenzo de^Me- dici. E fu morto in piazza una brigata d^uomini di que- gli della parte della congiura,' e gittati dalle finestre de'Signori in piazza, vivi; infra gli altri, un prete del Vescovo fu morto in piazza, e isquartato e levatogli la testa, e per tutto '1 dì fu portata la detta testa in su' n una lancia per tutto Firenze, e straccinato le ganbe e un quarto dinanzi, con un braccio, portato in su' n uno spiede per tutta la città gridando senpre : Muoino e tror ditori. In questa medesima sera, el Cardinale fu me- nato in Palagio, ch'appena gli fu salvata la vita nel- l'andare, e tutta sua brigata presi, che non ne scanpò niuno. El Vescovo rimase preso in Palagio con tutto '1 resto. E per questa sera inpiccorono Iacopo di messer Poggio alle finestre del Palagio de'Signori, e così el Ve- scovo di Pisa e Franceschino de'Pazzi ingnudo, e circa di 20 uomini, tra '1 Palagio de'Signori e del Podestà e del Capitano, tutti alle finestre. Poi l'altro dì 27, inpic- corono Iacopo Salviati gienero di Filippo Tornabuoni, e l'altro Iacopo Salviati, pure alle finestre, e molti altri della famiglia del Cardinale e del Vescovo. E l'altro dì 28 d'aprile 1478, venne preso messer Iacopo de'Pazzi, che fu preso nella Falterona, con nove sua fanti, da que' di Castagno, e da altri ; e fu ancora preso a Belforte Renata de'Pazzi. E in questa medesima sera de 28 dì d'aprile, circa a ore 23, fu inpiccato alle finestre del Palagio de'Si- gnori, sopra la ringhiera, messer Iacopo de' Pazzi e Re- nato de' Pazzi e molti altri loro fanti , in tanta copia , che per questi 3 dì furono più di 70 uomini. El Cardi- nale rimase preso in Palagio, e no' gli fu fatto villania, se non che gli feciono scrivere di sua mano, al Santo Padre, di tutte le dette novità. E in questo dì e prigioni delle Stinche attesone a ronpere le Stinche, e andoron- 20 [1478 sene tutti, ecetto ch'uno isventurato, che fu preso e inpiccatò cogli altri. E a dì 29 détto, si posò un poco e quietò, sanza più sangue; ma pure gli uomini erano ismarriti di timore. E a dì 30 detto, fu l'Ascensione, e fecesi Tessequio di Giuliano fratello di Lorenzo de' Medici, in Sa' Lo- renzo. E a dì primo di maggio 1478, entrò la Signoria nuova. E in questa sera venne preso Andrea de' Pazzi e '1 Brigliaino. ' E in questa sera, tornando da Pisa, messer Piero Vespucci fu preso e menato in Palagio, perchè dis- sono ch'egli aveva fatto fuggire uno ch'era colpevole al trattato. E a dì 3 di maggio 1478, circa a ore 18, fu preso nella Badia di Firenze un prete , ' eh' era cancelliere di messer Iacopo de' Pazzi, e un altro con lui, da Vol- terra, ^ ch'erano stati nascosti insino a questo dì, dal caso in qua. E in questa sera, fu inpiccato el Brigliaino e uno cancelliere del Cardinale, pure alle finestre; e, quando tagliavano e capresti, gli facevano cadere giù in sulla rin- ghiera. S'azzuffavano e fanti per rubare le calze e' far- setti. E a dì 4 di maggio detto, fu inpiccato el sopradetto prete e'I Volterrano, che furono presi in Badia, al Pa- lagio del Podestà; e più fu tagliato la testa a Giovanba- 1 Giovanni di Domenico detto Brigliaino, cagnotto di Casa Pazzi e uomo di malaffare. 2 Stefano di ser Niccolò da Bagnone, prete in San Procolo di Firenze. 3 Antonio di Gherardo Maffei da Volterra, scrittore della Ca- mera Apostolica, ovvero Notaro di Ruota. 1478] 21 lista conte da Montesecco, in sulla porta del Podestà, pe' medesimo caso. ' E a dì 5 di maggio 1478, si vendette a lo 'ncanto e cavagli e' muli di questi messer Iacopo e degli altri. E a di 9 di maggio detto, ci venne Tanbasceria del Papa, e finalmente, dopo pochi dì, rimandorono la detta anbasceria, e non renderono el Cardinale che volevano rimenare. E in questi di, feceno molti provi gionati in piazza e un Bargiello ch'andava per la città dì e notte, e le guardie de'cittadini tutta la notte. Non era chi an- dassi fuora da Tun' ora in là, né piccolo né grande ; non si sentiva un motto per la città, la notte, e non si por- tava arme. E a dì 15 di maggio 1478, fu disotterrato messer Iacopo de' Pazzi, di Santa 4$i- , e sotterrato lungo le mura di Firenze , tra la Porta alla Croce alla Porta alla Giù- stizia, drente. E a dì 17 di maggio 1478, circa a ore venti, e fan- ciugli lo disotterròno un'altra volta, e con un pezzo di capresto, ch'ancora aveva al collo, lo straccinorono per tutto Firenze ; e, quando furono a l'uscio della casa sua, missono el capresto nella canpanella dell' uscio, lo tiro- rono su dicendo : picchia l'uscio, e così per tutta la città feciono molte diligioni; e di poi stracchi, non sapevano più che se ne fare, andorono in sul Ponte a Rubaconte e gittorolo in Arno. E levorono una canzona che diceva certi stranbotti, fra gli altri dicevano: Messef Iacopo giù per Arno se ne, va, E fu tenuto grande miracolo. 1 II Conte di Montesecco, uno dei primi uomini di guerra dei feuoi tempi, ebbe morte meno ignominiosa, forse per riguardo alla sua qualità. Nella congiura si trovava implicato per interesse del conte Girolamo Riario nipote del Papa. 22 [1478 la prima ch'e fanciugli sogliono avere paura de'morti, e la seconda si è, che putiva che non se gli poteva apres- sare ; pensa, da' 27 dì d' aprile insino a' 17 di maggio se doveva putire ! E bisognò che insino colle mani lo toc- cassino a gittarlo in Arno. E sì del vederlo andare a galla, che andò insino disotto a Firenze, vedendolo tutta volta sopra Taqua, erano pieni e ponti a vederlo passare giù. E un altro dì, qua giù in verso Brezzi, e fanciugli lo ritrassono fuori dell' aqua, e inpiccorolo a un salcio , di poi lo bastonorono, di poi pure rigittato in Arno. E dis- sesi ch'era stato veduto passare tra' ponti di Pisa, ch'an- dava senpre a galla. E a dì 19 di maggio 1478, mandorono Andrea de' Pazzi, con due sua frategli minori, in una prigione nuova, in uno fondo di torre a Volterra. E a dì 20 di maggio 1478, Guglielmo de'Pazzi sodò di stare a' confini ; e fu mandato in villa sua e quivi confi- nato fralle 5 miglia e le venti. E messer Piero Vespucci fu messo nelle Stinche, per senpre; ch'aveva fatto fug- gire uno certo Napoleone Francesi, ch'aveva el bando dietro , perchè era in detta congiura di messer Iacopo. ' E a dì primo di giugno 1478, si vendevano e panni e masserizie a lo 'ncanto, di detti Pazzi e altri, sotto el Tetto della Zecca, ch'enpievano da l'un lato a l'altro, ch'erano molte ricche. E a di 5 di giugno 1478, fu licenziato el Cardinale. E a dì 7 detto, fu acconpagniato, di fuori del Pala- 1 La fuga del Franzesi, più che da sentimento d* umanità e d'amicizia, fu indotto forse a favorirla dall'odio concepito contro Giuliano de'Medici, vittima della congiura, perchè amante riamato della sua nuora, la bella Simonetta Cattaui, moglie di Marco Ve- spucci, oggetto continuo e palese delle amorose poesie di Giuliano. 1478] 23 gio, dagli Otto e molti cittadini, insino alla Nunziata; aveva grande paura di non essere morto dal popolo. E in detto dì, ci fu come el Papa ci scumunicava. E a di 12 di giugno 1478, si partì di Firenze el Cardinale. E a dì 13 di giugno 1478, si vinse in Consiglio di porre molte gravezze. Sesti, Decime; e a'preti 50 mila fiorini. E a dì 2 di luglio 147à, ci venne lo 'nbasciadore del Re di Francia. ' E a dì 5 di luglio 1478, si fece la festa di San Gio- vanni, la quale avevano lasciata nel dì suo, e fecesi molto bella di difici, processione ; corsesi el palio, e gi- randola e tutto spintegli, giganti e molte belle cose, come se fussi stato el dì propio. E a dì 10 di luglio 1478, ci venne un altro inba- sciadore del Re di Francia, ch'andava al Papa, e alo- giorono in casa Giovanni Tornabuoni. E in questi dì vennono e cavagli del Duca di Mi- lano per la via di Pisa, e passorono da Poggibonizi, e quegli del Re ch'accostavano tuttavolta. E a dì 13 di luglio 1478, ci mandò el Re di Napoli un tronbetto colla tronba spiegata, co l'arme del Re, e andò alla Signioria a notificare la guerra, mandando a dire che, lui e '1 Santo Padre, ci farebbe ogni pace e piacere se Firenze mandassi via Lorenzo de' Medici: la qual cosa non fu consentito da'cittadini, onde poi ci fu mosso guerra. E a dì 19 di luglio 1478, e Sanesi scorsono in sul nostro e predorono roba e prigioni, e presono Calciano, a dì 22 detto. Filippo Comines signore d^Argenton. 34 [1478 £ a di 23 detto, presono Rincine e disfeciola e me- noroao uomini e fenùne, piccoli e grandi ; e nostri ci fa- cevano peggio di loro, atend^vano a rubare per tutto la Valdelsa e feciono di grandissimi danni, per modo che ognuno isgonbrava per tutto e non si teneva sicuro ninno sé none in Firenze ; dipoi ognindi si faceva qual- che scorreria ; e' nimici scorsone a Panzane e ruborono e arsone. E a di 27 di luglio 14T8, e nostri scorsone sopra Sanesi e ruborono e arsone le mulina e tolsono, in più volte più di 100 cavagli. E in questo tenpo e nimici avevano el canpo alla Castellina, e '1 nostro era in sul Poggio Inperiale. ' E in questi dì si mandò el canpo a Imola. Feciono nostro capitano el Marchese di Ferrara, * dandogli 50 mila fiorini Tanno durante la guerra, e, non sondo guerra, 30 mila fiorini, e lui debbe tenere 1500 ca- vagli a sue spese. E a dì 31 di luglio 1478, e nostri feciono una grande preda di verso Volterra. Chi cerca el male lo truova. E' furono poco intendenti a lasciarsi levare a cavallo a fare la guerra in su' loro , che toccherà a loro e due terzi di male, e' resto a noi; e 1 Re di Napoli e '1 Papa, che Tanno ordinata, se ne passeranno di mezzo. E a dì primo d'agosto 1478, e nimici presono La- mole e andorone presi più di cento persone, e tutta*- volta bonbardavano la Castellina. L'ordine de'nostri sol- dati d'Italia si è questo: tu atendi a rubare di costà e noi faremo di qua ; el bisogno d' accostarci troppo non 1 II Poggio Imperiale presso Poggibonsi, da non confondersi coir altro vicino a Firenze. * Ercole I d'Este duca di Ferrara e di Modena, capitano ge- nerale della lega dei Fiorentini, Duca di Milano e Veneziani, nella guerra che fu in Italia dopo la Congiura deTazzi. 1478] 25 è per noi: lasciono bonbardare parecchi di un castello e non conparisce mai soccorso. Bisogna venga un di di questi Tramontani che v'insegnino fare le guerre. E a di 10 d'agosto 1478, tornò lo 'nbasciadore fran- cioso e '1 fiorentino ' da Roma, con poco accordo e prc^tto. E a di 15 d'agosto 1478, se n'andò lo 'nbasciadore fi^ancioso; e in questi di si perse la Castellina. E mes- ser Niccolò Vitellozzi, ' in questo tenpo, atendeva là, e misse a sacco certi castellucci di Città di Castello e arsevi drente uomini e donne e fanciugli con ogni cru- deltà. Dipoi, messer Lorenzo di Città di Castello * arse a noi, in quello d'Arezzo, certe nostre fortezze, e fece el simile, arse degli uomini. Furono due uomini crudeli. Sogliono capitare male. E piatosi non capitorono mai male. Cosi si leggio nella Santa Scrittura. E a di 18 d'agosto 1478, si perde la Castellina, scanpò le persone. E a di 19 d'agosto 1478, fu inpiccato un contadino alla giustizia, e fu spiccato per morto e posto nella bara, e venuto al Tenpio * si risenti e non era morto Lo por- torono a Santa Maria Nuova; dipoi mori infra pochi di. Lo vide tutto Firenze. E a di 19 detto, andò el canpo de nimici a Radda e a Panzane. E a di 20 detto, bonbardorono tuttodi e detti ca- stegli. 1 Guidantonio Vespucci. 2 Anzi Vitelli, alleato dei Forentini e di Lorenzo de' Medici. 3 Lorenzo Giustini che teneva quella città per il Papa. < L'Oratorio della Compagnia di S. Maria del Tempio, che confortava i condannati a morte e ne seppelliva i cadaveri. Era posto fuori della Porta alla Giustizia. 26 [1478 E a di 21 detto, ci venne un commessario viniziano che soldava per noi 3000 fanti pagati da loro. E a dì 22 d'agosto 1478, venne una scorreria de'ni- mici insino al Ponte a Grassina e menoronne un fabro e altri assai. E a dì 24 d'agosto 1478, venne un sospetto verso Rovezzano, e sonovvi a martello, e fuggì drento in Firenze ogni persona colla roba, per la porta alla ^y che pareva veramente che fussi perduto lo stato. Mai si vide una tale cosa di paura, in modo che ogniuno era avilito. Non si tenevano sicuri in Firenze, con gran- dissimo disagio e danno de' poverini. E a dì detto, si perdette Radda e missono a sacco e arsone assai. . E a dì 25 d'agosto 1478, fu inpiccati 3 che furono presi fuori della Porta a Sa' Niccolò ch'andavano ru- bando sotto spezie de'nimici, e furo quegli che det- tone tanto terrore, che feciono isgonbrare fuori della Porta alla •$►: costoro erano fiorentini. E a dì 27 d'agosto 1478, si perde Meletuzzo e San Polo, che vi fu trattato del conestabole che v'era drento. E a dì detto, fu preso Protone e '1 fratello conesta- bile di Radda, e Iacopo Vecchietti, che v'era comessa- rio ; e mandati alle Stinche perchè si disse che gli ave- vano traditi gli uomini di Radda. Venne anche preso uno di que'di San Polo ed ebbe della fune. E a dì 2 di settenbre 1478, ci fu come a Vinegia si scoprì trattato, e che mozzorono la testa e inprigio- norono alcuni. E a dì 7 di settenbre 1478, venne in Firenze el capitano nostro, ch'era el Marchese di Ferrara, entrò in Firenze in lunedi, circa a ore 22, con una grande conpagaia di balestrieri a cavallo, e scoppiettieri, e fu- 1478] 27 gli fatto un grande onore, e messo in casa che fu già sua. Aveva circa 50 muli carichi di cariaggio, e stette qui in Firenze insino a dì 12 detto, e prese el bastone, e andò in canpo, detto dì in sabato. E a dì 14 di settenbre 1478, si perde Brolio per forza. E in questo dì morì uno di morbo nella casa del Capitano, in prigione, el quale v'era per la vita, e funne cavato uno amalato, da quegli eh' erano sopra el morbo, e portato nello Spedale della Scala, ' dove si porta- vano gli altri amorbati. E in questo tenpo ci faceva danno assai el morbo in modo che fu otta che n'era amalati in quello spedale 40, o più, e morivano quando 7, quando 8 per dì, e già vi fu dì d'undici, e anche per la terra, che non andavano allo spedale. E a dì 25 di settenbre 1478, si perde Cacchiano e arsolo. E a dì detto, si mandò le bonbarde a Gasoli di Vol- terra, e andò vi el canpo nostro : non andorono mai a soc- correre que' che si perdevano. E a dì 29 detto, si riebbe Castelnuovo. E in que- sto tenpo ci era amalati di morbo, tra la terra e lo spe- dale, 60 o 70, e anche cominciava nel canpo. E a dì 29 di settenbre 1478, andò el canpo de' nimici al Monte a Sansovino. Si cominciorono un poco a scostare. E a dì 5 d'ottobre 1478, andò el canpo nostro a canpo a Gasoli. E a dì 6 detto, venne presi qui sei sanesi, che ve n'era uno ch'andava podestà di Gastelnuovo, el quale s'era riavuto. 1 Lo Spedale della Scala era nella via di quel nomef sul canto di Via Polverosa, ora degli Oricellari e dove più tardi fu il con- vento di San Martino. / ( 28 [1478 E in questi dì era amorbati allo Spedale della Scala circa 100, e per Firenze molte case, e, infra l'altre fa trovato uno morto in Santa Maria Novella, di morbo, in su'n una di quelle panche. E a di 11 d'ottobre 1478, fu trovato un fanciullo amorbato in su la porta dello Spedale di San Pagolo, ' e non si trovava chi lo portassi allo Spedale della Scala. E in questi dì, e nimici bonbardavono el Monte a Sansovino. E a dì 14 d'ottobre 1478, una donna amorbata an- dava a la Scala; e servigiali se gli feciono inanzi e piglioronla sotto le braccia, e quando fu allo Spedale del Porcellana, ^ cascò morta ; i' modo che la morìa si pò» teva dire grande. E a dì 20 d'ottobre 1478, si fece una tregua col canpo de' nimici per 8 dì, a disdire due dì inanzi. Non piaque agl'intendenti. E a dì 31 detto si disdisse, e strinsono el Monte a Sansovino. E fu nel nostro canpo un trattato; e '1 capitano lo 'npiccò uno de' sua principali di canpo. E a dì primo di novenbre 1478, furono cassi gli Otto che sedevano, e '1 notaio loro, perchè avevano arsì certi libri. E a dì primo di novenbre 1478, si perde el Monte a Sansovino ; e dessi a patti , salvo 1' avere e le per- sone. E dissesi peK ogniuno che se non si faceva la trie- gua, eh' egli era rotto el canpo de' nimici, che non aveva rimedio, perchè era assediato di vettuvaglia, e non po- teva durare 3 dì, ch'egli era spacciato; e '1 nostro ^ Sulla Piazza nuova di Santa Maria Novella, sotto le logge. 2 Questo Spedale era nella Via della Scala sulla cantonata di Via del Porcellana. 1478] 29 oanpo non volle mai andare a trovare e nimici. Donde si venissi el male, ogniuno si maravigliava che non si seguitassi la vittoria, ch'avàno un grande onore. ' E a dì 14 di novenbre 1478, venne preso da Pistoia un padre e un figliuolo per un trattato. Ebbono della eolla. E a dì 15 di novenbre 1478, cavorono messer Piero Vespucci delle Stinche, e mandorolo al Podestà; e nel detto dì lo missdno nelle Stinche, a qualche buon fine. E a dì 3 di dicenbre 1478, mandorono quello pisto- iese, che si chiamava Piero Baldinotti, in su 'n uno carro, e fu inpiccato, ' e '1 figliuolo fu confinato nelle Stinche per senpre. E in questi tenpi andavano a le stanze e nostri sol- dati in quel di Pisa e altrove, e così el Capitano. E a dì 7 di dicenbre, andò inbasciadore a Vinegia messer Tomaso Sederini. E a dì 24 dicenbre 1478, si trovò inpiccato in casa un contadino, quaggiù in questi piani, uno cittadino de' Popoleschi, che s'era inpiccato con uno sciugatoio. 1 Moltissime furono in questo tempo le sollecitazioni del Go- verno della Repubblica presso i commissari fiorentini ch'erano al campo , e presso il Duca di Ferrara , perchè si operasse più ga- gliardamente contro gli avversari. Una quantità pressoché innu- merevole di lettere si trovano su questo proposito nel carteggio dei Dieci di Balia. I commissari fiorentini, anch'essi, insistevano presso il Capitano ; ma egli, o per essere (come alcuni oj)inarono) imparentato col Re di Napoli , nemico ai Fiorentini , di cui aveva una fì^gliuola per moglie , o per altra qualsiasi ragione , non fece mai davvero quell'ufficio che era da aspettarsi dalla fama della sua molta virtù: onde riportarono 1 nemici questa e tante altre vittorie durante la guerra. 2 Aveva voluto levar Pistoia dal dominio de'Fiorentini e darla al Re di Napoli. 30 [1478-79 E in questo di venne Arno molto grosso che isboccò dirinpetto a messer Bongianni; fece molti danni. E in questo tenpo ci faceva la morìa danno assai , cpme piace a Dio. E in questi dì di Pasqua, si stavano e cittadini con sospetto di guerra, e la morìa, di scomuniche papali, di novità. Sono e cittadini molto impaguriti, e non è chi voglia lavorare. E poveri non truovano da lavorare, né di seta, né di lana, o poco, per modo che si duole el capo e'menbri. Iddio ci aiuti. E a dì 10 di giennaio 1478, giunse in Firenze 4 in- basciadori franciosi, e quali due ne va al Papa e due al Re di Napoli. Esposono qui alla Signoria, come an- davano per mettere pace in Italia e tra' Christiani , e intendere le diferenzie, e giudicare secondo ragione, e protestare, a chi inpedirà la pace, che '1 Re farà in- presa contro di lui ; e se '1 Papa f ussi quello che scor- dassi, richiederlo a Concilio; e fatta la pace, si facci inpresa contro agl'Infedeli, tutte le potenzio. Partinsi a dì 16 detto. E a dì 17 di giennaio 1478, ci venne un certo ro- mito e predicava, e minacciava di molti mali. Era stato in quello di Volterra a servire uno spedale di lebrosi. Era giovanetto di 24 anni, scalzo, con un saccaccio in dosso; e diceva che gli era aparito San Giovanni e l'Angiolo Raffaello. E una mattina, salì in sulla ringhiera de'Signori per predicare; gli Otto lo mandorono via. E così tutto '1 giorno veniva tal cose. E in questi dì si fuggì da Pisa un figliuolo del Duca di Milano, ' ch'era confinato quivi, e andossene a Gie- nova al signore Ruberto ' e accostossi co lui. 1 Questi è Lodovico Sforza detto il Moro. ^ Roberto da Sanseverino. 1479] 31 E a dì 27 di giennaio 1478, tornò Gostanzo di Le- vante mio frate. E a dì 4 di febraio 1478, fumo predati in Chianti. E in questi dì la morìa era molto alenata. Lodato sia Idio. E a dì 8 di febraio 1478, giunse 4 galee in Porto pisano, dua di Ponente e dua di Barberia, che s'accoz- zorono insieme. Vennono con gran sospetto per pagura dell'armata del Re e de'Gienovesi. Fu tenuta una grande nuova. E a dì 9 di marzo 1478, fu inpiccato uno in Mer- cato Nuovo, che dicevano ch'era viniziano, che tolse la sera dinanzi certi fiorini di su'n uno banco, di dì chiaro; e quegli del banco lo presono e missoUo al Rettore, e quivi fu inpiccato. E. in questi di ci venne adesso una cavalcata in quel di Pisa, dal signore Ruberto, con molta giente, e venne insino a la porta di Pisa e missevi fuoco drente, e fece poco danno alla porta; e cavalcò in Val di Calci, e arse le mulina, e fece una grande preda, e ritornossi poi di là dal Serchio. E da lato di qua venne el Duca di Calavria ' insino al Poggio Inperiale per torlo, e negli riusci. E in questo tenpo corsone e nostri insino a Siena, e predorono e presono un certo castell uccio chiamato Scivoli, e tennolo un buon pezzo e molti di, insino a dì 4 d'aprile 1479, E in questi dì ci faceva danno la morìa ; era ritocca molto bene. E in questi tenpi s'attendeva a fare fanti, e'Vini- ziani ci mandavano giente assai , e tutti gli mandavano in quel di Pisa. 1 Alfonso d'Aragona, figliuolo di Ferdinando re di Napoli. 32 [1479 E in questi dì giunse el nostro Capitano in quel di Pisa. Aspettavasi el conte Carlo con molti cavagli. ' E a di 12 d' aprile 1479, si fece fatti d'arme a Pisa, el nostro Capitano e '1 signore Ruberto, e morivvi al- quante persone. E dissesi che '1 nostro Capitano non volle vincere e che non faceva el dovere, e non si di- ceva altro per popolo. E a dì 18 d'aprile 1479, la morìa ci faceva danno in modo che io me n'andai in villa mia a Dicomano, colla mia brigata, e lasciai la bottega a li miei garzoni aperta. E in questi tenpi ci venne el conte Carlo e feciolo capitano, e feciono due canpi, e andò nel Perugino; afrontò la giente della Chiesa e ruppegli in modo n'an- dorono ingniudi. E allora si poteva ronpere el Buca, ma per difetto del Duca di Ferrara, nostro Capitano, e anche la mala concordia de' cittadini, nella lasciò fare, ch'era vinto sanza dubbio. E'I Duca di Calavria andò a canpo a Colle. Ogniuno c'inganna senpre, e però non si può essere vittoriosi, perchè piace così a Dio pe' peccati. E a dì 8 di novenbre 1479, sonò a martello in Mu- giello, di mezza notte, e andò sottosopra tutto el Mu- giello, con grande sospetto. E avemo voglia di venire in Firenze. Vennono e nimici a Piancaldoli e presolo e non passorono in Mugiello. E a dì 15 di novenbre 1479, el Duca di Calavria prese Colle di Valdelsa. Stette circa a 7 mesi a canpo inanzi la potessi avere. Trasse 1024 colpi di bonbarda, disfece la maggiore parte delle mura; e poi andorono a le stanze. E a dì «24 di novenbre 1479 , venne un tronbetto 1 II conte Carlo da Montone , figliuolo del famoso Braccio , mandato in aiuto de'Fiorentini da'Veneziani. 1479-80] 33 coir ulivo, a notificare la pace che s'era già praticata. E a di 6 di dicenbre 1479, si partì di Firenze Lo- renzo de' Medici, e andò a Napoli al Re. E a dì 8 di dicenbre 1479, si perdette Sarzana. E a dì 23 di dicenbre 1479, venne preso Bernardo Bandini de' Baroncegli di Gostantinopoli , che lo dette preso el Gran Turco ; el quale s'era fuggito di Firenze quando fu morto Giuliano de' Medici, credendo essere sicuro della vita quivi. • E a dì detto, ci fu come el Duca di Calavria aveva preso Siena, avengachè non fu vero; ma bene è vero questo, che n'era signore se voleva ; e'Sanesi non avevano rimedio veruno, perchè l'avevano messo drento colla sua giente, e faceva di Siena quello che voleva a sua posta. E a dì 28 di dicenbre 1479, fu inpiccato, alle fine- stre del Capitano, Bernardo Bandini ch'era venuto preso di Gostantinopoli , eh' era in quella congiura di messer Iacopo, e dissesi che fu lui quello che dette a Giuliano de' Medici. Ebbesi certi mezzi col Turco, che lo conce- dette loro. ' E a dì 20 di giennaio 1479, si dubitava che la pace non andassi inanzi. E la morìa ci faceva danno assai. E a dì 13 di marzo 1479 , giunse Lorenzo de' Me- dici a Livorno, quando tornava da Napoli. Fecesi ma- raviglia che fussi tornato, perchè tutto '1 popolo dubitava che '1 tle nello lasciassi tornare a sua posta; e massime 1 Alcune importanti lettere scritte a Lorenzo Carducci, console della nazione fiorentina in Costantinopoli, sulla cattura del Ban- dini fatta per ordine del Sultano, e l'istruzione a un Antonio dei Medici mandato a ringraziare il Sultano stesso , e a farsi dare il prigione, esistono neir Archivio di Stato di Firenze e fanno parte di una raccolta di Documenti Orientali, che tra breve darà in luce la R. Soprintendenza agli Archivi toscani. 3 34 [1480 si sapeva dell'altre cose eh' egli aveva fatte a gran mae- stri. Idio raiutò. ' E a dì 15 detto, giunse in Firenze alle 21 ore. E a dì 16 detto, giunse la pace, la. notte, circa alle 7 ore, e fecesi festa assai di fuochi e canpane. E a dì 22 di marzo 1479, si apersono le porte che s'erano serrate poco tenpo inanzi. E a dì 25 di marzo 1480, si bandì la pace e fecionci venire la Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta. i^e- cesi festa. E a dì 29 di marzo 1480, ci mandò el Papa un'agra- vatoria, che fu el mercoledì santo, che non sì potessi comunicare ; e non fu apalesata, in modo quasi ogniuno si comunicò, contro a coscienza chi lo sapeva. E a dì 9 d'aprile 1480, si mandò due inbasciadori al Papa e a Napoli, che fu messer Antonio Ridolfi e Piero di Lutozzo. ' E a dì 28 d'aprile 1480, fu cavato di prigione messer Piero Vespucci; e partissi di Firenze e andò a Siena al Duca di Calavria, e quivi si stette. * E in questo tenpo si ragionava che '1 Papa aveva * Era andato di proprio moto, visto che la guerra non si poteva più sostenere, non volendo perdere in Firenze quel fa- vore e queir autorità elisegli si era acquistata, massime* dopo la Congiura de' Pazzi. Temettero i Fiorentini che male non gl'in- cogliesse, e fu rammentato il caso d'Iacopo Piccinino, che nel 1465, andato a porsi, poco accortamente, nelle mani a quel medesimo Re, non n'era uscito che morto. Ma Lorenzo dovè ben tastale il terreno prima di muoversi; e tornato colla pace fatta, fu in Firenze più favorito e più autorevole che mai. 2 Nasi. ^ Molte erano state le istanze fatte dal Duca di Calabria, e dal re Ferdinando suo padre, a favore del Vespucci. 1480] 35 fatto lega co' Viniziani , Sanesi e Duca d'Urbino. " Non fu vero. E a dì 7 di maggio 1480, vinsono dieci Sesti e una Decima, e feciono 3000 fiorini di Sgravo e 1000 fiorini d' Agravo. E in questo tenpo mandorono al Duca di Calavria 30 mila fiorini per volta, più volte. Pensa se bisognava de' Sesti e delle Decime. Ogniuno che viene a' danni no- stri, quando egli à disfatto el contado e rubato, e Fio- rentini anno per un savio uso di dare danari per paga- mento di quel danno ci anno fatto. E non è solo una volta stato, ma sarà ancora per l'avenire. Chi vuole danari da' Fiorentini , ci venga a fare male. E a dì 27 di maggio 1480, fu preso la donna di Giovanni de' Pazzi e uno de' Giugni , e molti altri che volevano iscarcerare e Pazzi di Volterra. E a dì 2 di giugno 1480, entrò el signore Ruberto in Firenze. E a dì 3 di giugno 1480, fu ristituito messer Piero Vespucci, di stare in Firenze ; e renderogli lo stato, come volle el Duca. ' E in questo tenpo tornò el grano a soldi 15 lo staio e a ogni pregio. E a dì 20 di giugno, confinò el Duca di Calavria 18 tra cavalieri e cittadini di Siena. E teneva in piazza e sua provigionati, in modo eh' e' n'era signiore a sua posta. E non pareva a'Sanesi avere fatto punto bene, e veniva ' Federigo di Montefeltro. 2 -Egli peraltro preferi di partirsi dalla Toscana e andò ad offrire i suoi servigi agli Sforza in Milano, e da Lodovico il Moro fu nominato consigliere ducale. Mandato poi a reggere qual suo luogotenente la città d'Alessandria, v'incontrò fine infelice, es- sendo stato ucciso nel 1485 in una sollevazione popolare. 36 [1480 fatto; ma e' voleva prima fare el simile a noi; e, come piaque a Dio, per sommo miracolo, venne questo, che E a dì 6 d'agosto 1480, venne a Otranto Tarmata del Turco, e posevi el canpo ; onde fu necessario, per coman- damento del Re, partirsi e ritornare nel Reame alla di- fesa di quello. Aveva el Turco in tre luoghi el canpo: a Rodi, e colFUnghero. E a dì 18 d'agosto 1480, giunse in Firenze un Car^ dinaie, ' figliuolo del Re, che veniva d'Ungheria, andava a Roma. E a dì 2 di settenbre 1480, arse due botteghe d'arte di seta in Porta Santa Maria, presso a Vacchereccia ; e l'altra notte, arse tutto '1 Canto di Vacchereccia insino al Chiassolino del Buco. E gittossi el fuoco da l'altro lato della via dirinpetto, e arse tutto l'altro Canto di Vacchereccia, per modo ch'egli arse circa di 20 botteghe di setaiuoli e banchi ; che fu una grande perdita , che furono molti che non iscanporono nulla. E in questi tenpi molto si ragionava della perdita d'Otranto, e dubiiavasi ancora di Leccio. E a dì 27 di settenbre 1480 , venne in casa Lorenzo de' Medici, al Poggio a Calano, un certo romito; e' sua famigli lo presono e cominciorono a dire che voleva amazare Lorenzo; e mandorolo al Bargiello e dettogli dimolta fune. E a dì 15 d'ottobre 1480, morì a Santa Maria Nuova quello sopradetto famiglio, cioè romito, perchè fu molto straziato da diversi martìri. Si disse che lo dissolorono e piedi , e poi gli davano el fuoco , tenendolo co' piedi ne'ceppi, per modo che gocciolavano e piedi el grasso; poi lo rizzavano e facevalo andare sopra el sale grosso : * Giovanni d'Aragona. ^ 1480-81] 37 in modo che di tal cose mori. Non s'intese el vero, s' egli era peccatore o no : chi diceva sì e chi no. E a dì 4 di novenbre 1480, si fece 12 inbasciadori per andare al Papa; e a dì 15 si partirono. E a dì 5 di dicenbre, ci fu come el Papa ci aveva ribenedetti; e fecesi fuochi e festa assai. E a dì 14 di dicenbre 1480, ci passò el Cardinale di Mantova , ' eh' andava a Roma. Veniva da Mantova. E a dì 11 di giennaio 1480, si fece due altri inba- sciadori per a Roma, che fu messer Guidò Antonio Ve- spucci e Pierfilippo Pandolfìni. E a dì 12 di giennaio 1480 , Antonio Pucci , esondo gonfaloniere, vinse un balzello di 30 mila fiorini ; e levò alla gravezza nuova, e fecola albitraria. E a dì 6 di febraio 1480, venne un tremuoto circa a ore 4 'y^, avengachè non fussi molto grande. E a dì 31 di marzo 1481, si riebbe le castella, cioè Colle , Poggibonizi, el Monte a Sansovino e '1 Poggio Inperiale e altre cose, ecetto che la Castellina, Mon- tedomenici e Piancaldoli e Sarzana. Poco ci faceva la morìa, E a dì 13 d'aprile 1481, ci mandò el Papa un giu- bileo di colpa e pena, e dettelo in sei chiese : in Santa Maria del Fiore, in alla Nunziata de' Servi, a Santa •$►, a Santa Maria Novella , a Santo Spirito , a Sa' Iacopo in Canpo Corbolini. E' comincia questo dì detto e dura in- sino a Pasqua. El quale, chi lo vuole conseguitare, debba vicitare queste 6 chiese, 3 mattine, confesso e pentuto; e debbo porgiere aiuto, a dette chiese, per andare contro al Turco. E a dì 28 di maggio 1481, ci fu nuove che '1 Turco 1 Francesco Gonzaga. 38: [1481 era mopto, e così fu ; e nondimeno non si muove ancora e Cristiani. E a di 2 di giugno 1481, fu preso uno de' Fresco- baldi e uno de'Baldovinetti e uno de'Balducci ; e a dì $ furono inpiccati alle finestre del Bargiello, o vuoi dire del Capitano, perchè avevano confessato volere amaz- zare Lorenzo de' Medici. E a di 8 di giugno 1481, si serrò la Porta a Faenza, perché la morìa faceva gran danno di fuori di detta Porta, e in Firenze e' era in 3 o 4 case. E a dì 4 d'agosto 1481, feciono 12 uomini ch'aves- sino ogni autorità di potere fare quanto tutto '1 popolo di Firenze. La prima cosa che feciono si fu, che chi avessi debito in Comune pagassi, per ogni fiorino, 3 fior rini di paghe guadagniate. E a dì 22 d'agosto 1481, noi speziali facemo che noi non istessino a bottega el dì delle feste alle 22 ore come s'era usato insino a qui, ma stessi coloro che tocca per tratta, tutto '1 dì, che sono 4 botteghe in tutto la terra. ' E a dì 22 d'agosto 1481, nevicò in sulle monta- gne di Pistoia. E a dì 10 di settenbre 1481, maritò Lorenzo de'Me- dici una figliuola a Iacopo Salviati. E a dì 18 di settenbre 1481, ci fu come Otranto s'era riavuto. Fecesr festa e fuochi e altre cose. E a dì 2 d'ottobre 1481, giunse in Firenze el si- 1 A proposito di questa costumanza, mi piace aggiungere che il 15 d* ottobre 1547 fu pubblicato un bando degli Otto di Guardia e Balìa, sulla osservanza delle feste, proibente di lavorare nei di delle medesime, e di tenere aperte le botteghe, salve certe eccezioni, tra le quali è questa : « E quattro Spetiali che si trag- gono per TArte possono vender tutto el giorno, gì* altri Spetiali possono vendere dalle xxi ora in 1» ». ik 1481-82] 3§ gnore Gostanzo di Peserò; * e aveva una bella giente d'arme, parecchi isquadre e balestrieri a cavallo, e an- dava a Milano. E a dì 8 d'ottobre 1481, Gostanzo mio fratello ebbe el Palio di Santa Liperata, e fu el primo ch'egli avessi col suo barbero chiamato el Draghetto. Ne menò dua di Barberia: vendenne uno al Conte d'Urbino, che si chiamava el Pellegrino: ebbene cento ducati. E a di 15 di novenbre 1481, si fuggirono e prigioni delle Stinche. Apersono colle propie chiavi, che le dette loro un garzone ch'aveva nome Domenico di Cristofano che stava a guardare le Stinche. Uscirono in sulle 7 ore di notte. Quel garzone s'andò eoa Dio. E a dì 30 di novenbre 1481, s'incamerò la gravezza chiamata Scala. E a dì 26 di dicenbre 1481, Gostanzo mio fratello ebbe, col suo Draghetto, el Palio di Prato. E a dì 4 di marzo 1481, non parve a chi poteva, questi principali, che la gravezza nuova detta Scala fussi el bi- sogno della città. Rifeciono vegghiare el Sesto, e raddop- piato, e traendo, secondo che parve a' più intendenti. Egli è el vero; chi stava male, col Sesto rimase disfatto a fatto. E in questo tenpo e Viniziani dinunziorono la guerra ai Duca di Ferrara, e molto si dubitava di guerra. E a dì 14 di marzo 1481, fu inpiccato un Cancel- liere del Conte Gh'olamo alle finestre del Bargiello ; el quale fu preso da uno degli Altoviti eh' era rubello, e per essere ribandito, codio costui, e infra Pionbino e Pisa lo prese ; e fu ribandito. ' 1 Capitano di guerra deTiorentini, cui fu dato il bastone due giorni appresso. Vedi Ammirato, Storie ad annnm. * Questi dev'essere il celebre Cola Montano , bolognese , non 40 [1482 E a dì 18 di marzo 1481 , fu preso un cavallaro del signore Ruberto, al Ponte a Valiano , che portava let- tere del figliuolo del signore Ruberto: le quali lettere dettone un poco di lume d'un trattato, in modo che si parti di qui Antonio Pucci e altri cittadini, andorono in quel di Pisa, e in pochi dì feciono dimolti fanti. E a dì 25 di marzo 1482, morì madonna Lucrezia " donna di Piero di Cosimo de'Medici, e madre di Lorenzo, e morì el dì della Nunziata. E in tal dì , el Papa ci aveva mandato el perdono in Santa Maria del Fiore, di colpa e pena. E a dì 15 d'aprile 1482, fu ristituti e cavati di pri- gione e Pazzi ch'erano in carcere a Volterra e mandati fuori d'Italia; avengachè ne fu cavati due più mesi fa, de'minori, per malattie, perchè vi sarebbono morti. E in quest'anno è venuto a Rodi tremuoti grandi, in modo che v'è rovinato chiese e morto molta gientèf e massime in una chiesa vi morì 40 Cavalieri Fieri. Non ò el dì a punto, ma in questo anno è stato. E a dì 20 d'aprile 1482, è nato scandolo a Roma cancelliere, bensì manutengolo del conte Girolamo Riario, del Papa e del Re di Napoli e di quanti erano stati nemici dei Fio- rentini nella guerra nata dalla. Congiura de'Pazzi. Che fosse preso da uno degli Altoviti, non si ha riscontro. Menato a Firenze, fu posto nelle carceri del Bargello o Capitano della Piazza dei Si- gnori; dove scrisse di proprio pugno una Confessione , che si conserva nell'Archivio di Stato di Firenze, tra le Carte Strozziane, àncora inedita , ma degnissima di veder la luce per essere do- cumento di assai importanza alla storia d'Italia in quel tempo. L'ordine dei Signori e Collegi agli Otto di Cttstodia e BaUa de' 12 marzo, e un altro degli Otto al Bargello, de'di 13, per l'ese- cuzione del Montano, esistono pure in detto Archivio tra le carte di quei Magistrati. 1 La Lucrezia Tornabuoni. 1482] 41 tra gli Orsini e*Colonnesi; e mandorono sottosopra la città come si suole fare senpre. Per le quistioni di que- sti grandi ne patisce tutto el popolo. E in questo tenpo si fornì la cupola di Santo Spi- rito, e di fatto vi si predicò sotto essa. E a dì 28 d'aprile 1482, venne in Firenze el Duca d'Urbino, e stette in casa Giovanni Tornabuoni e fugli fatto grande onore. E a dì 29 detto, si partì e andò a Mi- lano per essere capitano, e fermossi a Ferrara, e quivi era el signore Ruberto. E insino a dì primo di giugno 1482, strignevano un castello, che si chiama Ficheruolo. E in questi dì, el Duca di Calavria strigneva da l' al- tra parte Ostia, a Roma; e a dì 10 di giugno si disse che l'aveva avuta, ma no;i l'ebbe. E misse a sacco Corneto. ' E in questi dì e Sanesì rimessone alcuni decloro usciti. E a dì 12 di giugno 1482, venne in Firenze el si- gnor Gostanzo, che tornava da Ferrara. E in questo tenpo molto si parlava d'una divozione di Nostra Donna trovato a Bibbona, d'un tabernacolo fuora di Bibbona, un trarre di balestro; ch'è una Ver- gine Maria a sedere con Cristo in braccio come si levò di croce, come si dipingono l'altre Piata. La quale co- minciò insino a dì 5 d'aprile 1482, la quale si trasfi- gurava, cioè diventava d'azurra rossa, e di rossa poi nera e di diversi colori. E questo dicono avere fatto molte [volte] insino a questo dì, e sanato diversi infermi e fette molti miracoli e di molte paci, intanto che vi cor- > Tutti fatti relativi alla guerra che di poco era nata tra i Veneziani e il Papa da una parte, e il Duca di Ferrara, i Fiorea- tÌBÌ, Milano e Napoli dall'altra. Federigo duca d'Urbino fu capi^^ tano generale della lega contro Venezia, e ai servigi di questa era Roberto da Sanseverino. 42 [1482 reva tutto mondo. E non si dice altro in questo tenpo ; e io ò parlato a molti che dicono di veduta averla ve- duto trasfigurare, in modo ch'egli è necessario a crederlo. E a di 20 di giugno 1482, ci fu come messer Nic- colò Vitegli aveva avuto a nostro proposito Città di Castello; e in detto dì si mandò là una bonbarda. Era appiccato la guerra in più luoghi. E a dì 2 di luglio 1482, s'ebbe Ficheruolo. ' E a dì 4 di luglio 1482, ci fu come avevano avuto le ròcche di Città di Castello e tutto. E a dì 11 di luglio 1482, fu confinato Antordo Belandi da Siena , e mandato a Monte Alcino per sua confini. E a dì 25 di luglio 1482, ci fu come la Chiesa aveva rotto el Duca di Calavria, e avevano presi 300 uomini d'arme, che v'era 19 signori; e così fu. E a dì 27 d'agosto 1482, fu veduto da molti qui, sopra a Firenze, certe fiamme di fuoco andare per l'aria, inverso levante, circa a un'ora di notte ; e fu veduto a Dicomano e altrove. E a dì 10 di settenbre 1482, morì el Conte d'Ur- bino a Bologna. ^^ E a dì 14 di settenbre 1482, morì el Magnifico Ru- berto ' a Roma, ch'aveva avuto sì grande onore e vittoria a ronpere el Duca di Calavria a Roma e pigliare 300 uo^ mini d'arme. In 4 dì morì due sì gran capitani, quando credevano essere ben filici. Vedi che errori sono nel mondo, mettersi in tanti pericoli d'amazzare altri o es- 1 Qui parrebbe voler dire che i Fiorentini o la Lega avessero quella terra, ma è tutto al contrario. Ficheruolo era una terra del Duca di Ferrara col q^iale i Fiorentini erano in lega, e cadde in potere de'Veneziani. * Roberto Malatesta, capitano mandato dai Veneziani in aiuto del Papa. k 1482] 4:; sere morto lui, per un poco di fumo di questo mondo, non pensando che cos' è amazzare Tuomo, e come presto s'à rendere ragione, e che si muore. E a di 24 di dicenbre 1482, venne in Firenze el Cardinale di Mantova, ch'era legato, e andava a Fer- rara. Fecesigli onore. E a di 5 di giehnaio 1482, venne in Firenze el Duca di Calavria. Partissi a di 8 detto e andò a Ferrara e menò seco circa 800 cavagli ; aveva seco molti Turchi. ' Fugli fatto un grande onore. E a di 6 di febraio 1482, ci passò una parte di que' Turchi che '1 Duca rimandava indietro, perchè se ne gli era fuggiti circa a 400 , e andato nel canpo de' Vi- niziani. Quegli che gli restorono rimandava indietro, e qui in Firenze se ne fece una brigata cristiani. E a di 12 di febraio 1482, si parti di Firenze Lo- renzo de' Medici, e andò inbasciadore a Ferrara ' ipoltó a ordine. E a di 8 di marzo 1482, tornò Lorenzo de' Medici ida Ferrara. Ebbe onore assai là, come valentuomo. E a di primo d'aprile 1483, a Siena, fu gittate a terra delle finestre del. palagio de' Signori, 4 uomini, e inpic- cati da 6; e quali erano della parte del Monte de' Nove; e fuggissi dimolti cittadini in su quello di Firenze. E a di 6 d'aprile 1483, venne in Firenze lo 'nba- sciadore del Turco. * 1 Tolti da lui ai suoi stipendi, dopo la ricuperazione d'Otranto. < Alla dieta , che vi si tenne per trattare dei negozi della guerra. ' Fu un tale Ismail, mandato da Baiazet II, dopo la morte del secondo Maometto, per invitare la Repubblica a riprendere il suo commercio con quell'Impero. Un curioso ricordo delPesposi- itone fatta dall'ambasciatore alla Signoria e della risposta datagli 44 [1483 E a dì 7 d*aprìle 1483, e Sanesi tagliorono la testa a tre cittadini sanesi, che fu uno Antonio Belandi e un Cavaliere di quegli che fece el Duca di Calavria. Cosi fanno le parti, degli uomini superbi che non sono con- tenti a lo stato che dà Idio. E a di 23 d'aprile 1483, scurò la luna. È seguito in questo di, cascò morto, un garzonetto di circa 12 anni, lo quale vidi io morto in San Simone, e un altro ser Bonaccorso notaio, e cosi una fanciulla. Tutti caddono morti. Fu tenuto in Firenze un forte di, e un grande effetto della luna. E a dì 30 di maggio 1483, si fece venire la Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta, perchè si racconciassi el tenpo, ch'era piovuto più d'un mese ; e inmediate s'ac- conciò bello. E a dì 14 di giugno 1483, si conpilò la lega co' Sa- nesi, per 25 anni, e rendettoci le castella. E in questi di mori a Faenza un Frate deTOrdine de'iServi, el quale fece molti miracoli: sonare le canpane da loro, quando morì ; sanare infermi. Corevavi e paesi di là, e io favellai a chi disse di veduta, a un di fede. ' E ognindi si diceva di queste cose, quando apariva in un fiume e quando in un monte, di questi miracoli; e chi parlava a una donna, ch'era la Vergine. E que- • dal Gonfaloniere, si legge nella succitata raccolta di Docnmenti Orientali, sotto il 7 di aprile. 1 Dalle Historie di Faenza di Giulio Cesare Tonduzzi, e dagli Annali dell'Ordine de' Serbiti di Arcangelo Giani, rilevasi esser questi il B. Iacopo Filippo Bertoni, che mori il 25 mag- gio 1483. Questi scrittori pure testimoniano dei prodigi riferiti dal Landucci, e che commossero tanto i Faentini, che vollero con pubblico decreto conferire onori a Misseriilo Bertoni dalla Cella di Monte Chiaro, padre del defunto. 1483] 45 sto dico perchè el mondo era solleyato a'spettare gran cose da Dio. E a dì 21 di gingno 1483, si pose in un tabernacolo d'Orto Sa' Michele quel San Tomaso a lato a Giesù, e ì Giesù di bronzo, el quale è la più bella cosa che si truovi, e la più bella testa del Salvatore ch'ancora si sia fatta, per le mani di Andrea del Verrocchio. E in questo tenpo el Duca di Calavria e '1 signore Ruberto si partirono da Ferrara e andorono in Lon- bardia, dove si fece male assai da Tuna parte e da Tal- tra; e fuwi avelenato el signore Gostanzo. E a di 15 d'agosto, vennono e fuori usciti di Siena a'danni de'Sanesi al castello di Sitorno; e non feciono nulla. Furono presi molti uomini di quel castello e me- nati a Siena. E in questi dì, e Fiorentini disfeciono un castello in Val d'Arno di sopra, che si chiamava Monte Domenici che si rubellò. E però lo disfeciono. E in questo tenpo d'agosto 1483, el Duca di Cala- vria prese dimolte castella in Lonbardia de' Viniziani, per modo che non potevano resistere, el canpo di Vi- niziani, e molto lo soprafaceva. E questo fu perchè la Chiesa scumunicava tutti quegli che davano aiuto a' Vi- niziani, per modo che non potevano avere giente d'ol- tramonti. ' E l'armata del Re di Napoli venne nel porto d'Ancona, e quella de' Viniziani la veniva a trovare. E a dì 5 di settenbre 1483, quella del Re si partì e nol- l'aspettò. Aspettavasi di sentire gran cose, se si fussino afrontati. E a dì 7 di settenbre 1483, venne inbasciadori in 1 Già il 12 dicembre 1482 il Papa aveva fatta pace con la Lega, e dipoi erasi a questa associato nella guerra contro Venezia. 46 [1483 Firenze dal Re di Francia, ch'andavano a Roma per conpilare la pace d' Italia ; e giunti qui, ebbono nuove che '1 Re loro era morto, a dì 30 d'agosto 1483. E a dì 13 di settenbre detto, si morì uno di questi 3 inba- sciadori in Santa Maria Novella; e gli altri si partirono e andorono a Roma. E in questo tenpo, per paura della fame e della guerra grande di Lonbardia, si partiva di là molte fa- miglie. Passavano di qui molte famiglie ^ andavano in quel di Roma a 50 e 100 pfer volta, intanto che fti- rono parecchi migliaia ; e anche per la Romagna ne pas- sava assai , e d' altri paesi. Dissesi che furono più di 30 mila persone. Era grande conpassione a vedere pas- sare tante povertà, con uno asinuzzo, colle loro miserie d'un paioluzzo, una padella e simile povertà, in modo che facevano lacrimare chi gli vedeva scalzi e ignudi. E queste cose fanno le maladette guerre. E nulla pas- sava sanza nostra spesa. E a dì 8 d'ottobre 1483, si disfece certi muriccioli ch'erano intorno alla Piazza di Mercato Vecchio, che si feciono di poco. E a dì 23 d'ottobre 1483, venne in Firenze un Car- dinale Legato, ch'andava al Re di Francia inbasciadore per confermagli la corona del suo padre ch'era morto. E questo Cardinale era quello Cardinale che '1 Re ch'era morto, tenne in prigione e in gabbia molti anni. E a dì 10 di novenbre 1483, si partì di Firenze 3 anbasciadori fiorentini mandati al Re di Francia; che fu messer Gientile vescovo d'Arezzo e Antonio Canigianì e Lorenzo di Piero Francesco de' Medici. E a dì primo di giennaio 1483, entrò la Signoria, e furono più rigidi che gli altri. Mandavano pe' cittadini e volevano che ogniuno pagassi quello aveva debito. E 1484] 47 mandavagli al Bargiello e alle Stinche. Molto eravamo tribolati e affannati dalle tante guerre. * E oltre a l'altre tribulazioni , valeva el grano soldi 50 lo staio; e più vendevasi le fave soldi 46 lo staio; vende vasi el pane bianco soldi 1, denari 8 la libra; e andò la farina a lire 3 lo staio. E a di primo di marzo 1483, tornorono e nostri an- basciadori di Francia, e tornò Antonio Canigiani cava- liere fatto dal Re di Francia. Fu gli fatto onore. E in questi tenpi, andò lo staio delle fave infrante a lire 4 lo staio, e'ceci a lire 5, éì grano a soldi 59, e ogni cosa caro ; e fra pochi dì, andò el grano a lire 3 soldi 8 lo staio. E a dì 6 d'aprile 1484, giunse a Pisa 7 nave di grano, che furono 7 mila moggia ; delle quali ne rimase qui 3 mila moggia, e 4 mila n'andò a Ferrara e per la Lonbardia, che v'era grandissima carestia. E a dì 9 d'aprile, giunse 3 altre navi di grano a Livorno ; e nondimeno valeva soldi 50 lo staio, e '1 Co- mune lo dava a soldi 42. E a dì 14 di giugno 1484, la morìa ci ricominciò; e in questa mattina sotterrò, uno de'Brogiotti, 3 figliuoli a un tratto, di morbo, due femine e un maschio. E a dì 19 di giugno 1484, valse el grano nuovo soldi 33 lo staio. E in questo tenpo, di luglio 1484, si cominciò una divozione a Prato, d'una Vergine Maria, * la quale, vi correva tutto el paese. Faceva de' miracoli come quella 1 Di questa Signoria ne dice molto male anco Alamanno Ri- NUCCiNi nei Ricordi storici. * E la Madonna detta delle Carceri che si venera in Prato, dove fu tosto murato un elegantissimo tempio coi disegni di Giù- 48 [1484 di Bibbona, in modo che si cominciò a murare e ordi- nare una grande spesa. E a dì 9 d'agosto, ci fu nuove della pace; e fecesi fuochi e festa. ' E a di 14 d'agosto, ci fu come el Papa era morto, e giunse alle 6 ore. TI morì a dì 13 detto a ore 14, che fu Papa Sisto. E a dì 20 si sonò per la sua morte. E in questo tenpo s'attendeva qui a fare giente as- sai, per mandare a Sarzana e Pietrasanta. E a dì 30 d'agosto 1484, ci fu come el Papa era fatto, e sonò a ore 4 in lunedi. E fu un cardinale gie- novese che si chiamava messer Giovanni de'Zeboni di Gienova e cardinale di Molfetta; e chiamossi Papa In- nocenzio 8^. ' E a di 8 di settenbre 1484, si bandi la pace in Fi- renze, e fecesi festa. E a dì 23 d'ottobre 1484, fu preso per lo Stato un figliuolo di Filippo Tornabuoni ch'aveva nome Alessan- dro, e fu confinato in Cicilia. E dissesi perchè pensava contro a Lorenzo de'Medici, ch'era suo parente ; e forse non fu, diciamo quello si diceva per la città. * liano da San Gallo. Mons. Ferdinando Baldanzi ne fece una bella illustrazione, che leggesi nel Calendario Pratese del 1847. Una chiesa pure si edificò a Bibbona nel Volterrano a onore di altra immagine ricordata a p. 41 di questo Diario. Ai prodigi operati dalle due immagini fa allusione il Savonarola nella II delle sue Poesie tratte dall'autografo^ Firenze 1862: dove dice: O anima cecata Tu senti mille segni A Prato e a Bibona. 1 La pace tra i Veneziani e la Lega Santissima. 2 Innocenzio Vili usci di casa Cibo, detti allora anche Zibo ; di qui la storpiatura che ne fa il nostro cronista. 3 Altre cronache dicono essersi egli confessato reo di delitti comuni, ma non di Stato. 1484-85] 49 E in questo tenpo si strigneva molto forte Pietrasanta. Eravi molti nostri comessari cittadini con bella giente. E in questi dì, si cavò di San Giovanni' e ceri e'palii, e ordinorono che non vi stessine più. Feciolo nettare tutto, e eh' egli stessi così seriplice sanza quelle frasche ; che prima vi si poneva tutta l'offerta di ceri e di palli, in modo che non si vedeva. E a di 6 di novenbre 1484, venne in Firenze morto Antonio Pucci, ch'era comessario a Pietrasanta. E a di 7 detto, s'ebbe Pietrasanta, la quale si détte a Lorenzo de'Medici. E a di 11 detto, s'ebbe la rocca e fu fatto castellano Piero di Filippo Tornabuoni, e commessario Iacopo Acciaiuoli ; e Bartolino Tedaldi, sopra la muraglia. Giunse qui le nuove alle due ore, e la mat- tina non s'aperse botteghe ; e fecesi festa assai e fuochi. E'I di medesimo venne in Firenze masser Bongianni Gianfigliazzi morto, ch'era comessario là. E a di 15 di giennaio 1484, vennono e Gienovesi a Livorno coU'armata, e apressoronsi alle torri e non fé-» ciono nulla. Partironsi a di primo di febraio 1484. E a di 15 d'aprile 1485, si tirò in sul Palagio de'Si- gnori due travi di quercia grosse e lunghe di gran peso, per sostenere la canpana grossa de'Signori e per accon- ciarla meglio. E a di 18 d'aprile 1485, venne in Firenze un tron- betto. E a di 23 d'aprile 1485, si vendeva lo staio del grano soldi 16. E a di 17 di luglio 1485, feciono e Fiorentini capi- tano el Conte di Pitigliano, ' e dettogli el bastone. E' Sa- nesi feciono loro capitano el Signore da Farnese. * Niccola Orsini. 4 50 [1485 E insino a questo dì, Gostanzo mio fratello aveva vìnto 20 palii col suo barbero Draghetto, cioè 20 palii da dì 8 d'ottobre 1481, insino a dì 25 di giugno 1485; che fu el primo Santa Liperata, e poi di Sant'Anna; San Vettorio più volte. Vinse una volta San Vettorio e vendettolo agli Aretini fiorini 40 d'oro, e andò Arezzo e rivinselo là un'altra volta. E andò a correre a Siena, e andò con un cavallo di Lorenzo de' Medici, che si chia- mava el Lucciola, del pari al palio ; e quello di Gostanzo andò una testa di cavallo inanzi. E fu giudicato dal popolo che v'era alla presenza, che fussi inanzi, e dice- vano : andate alla Ragione, che no' lo proveremo. Non- dimeno Gostanzo non v'andò, per reverenza di Lorenzo. E com'ella s'andassi, e' fu dato a Lorenzo. Un altro anno, pure a Siena, gli fu fatto maggiore villania: che andando rnanzi el cavallo di Gostanzo un gittare di balestro, e giunto al palio, scavalcò e sali in sul palio. E giunse poi uno altro cavallo ; e dissono che quello di Gostanzo non aveva passato el palio, e che quell'altro l'aveva passato. E però lo dettone a quell'altro. Vedi che massima ingiustizia, che colui ch'à preso el palio non l'abbi avere. Fu isventurato, avendo tanta bontà di cavallo. Tanto andò dietro a questo barbero che ne cavò la morte. Morì a dì 12 di settenbre 1485. E a di primo di dicenbre 1485, arsone in Roma le case degli Orsini a Monte Giordano, e fuvvi novità as- sai. E vennevi el Duca di Calavria in aiuto degli Orsini, perchè erano in guerra col Papa; e seguitò la guerra in Roma. E a dì 11 di dicenbre 1485, venne un certo vento caldo da mezzodì, come fussi di luglio, e gocciolavano tutte le mura delle case drente, per tutto Firenze, insino nelle camere, avenga che fussi no bene asciutte. 1486-87] ^ 51 E in questi dì di febraio e di marzo 1485, si faceva giente in Firenze tuttavolta, per mandare al Duca ' che faceva contro alla Chiesa; per modo che fu scomunicato in Firenze tutti quegli ch'avevano renduto partito con- tro alla Chiesa, e non si potevano coinunicare. Ogni intendente si maravigliava che si facessi contro alla Chiesa , massime che non aparteneva a noi questa guerra. Epure si seguitava questo errore pe' nostri pec- cati e per non temere Iddio. E a dì 9 di maggio 1486, qui alla Piazza de'Tor- naquinci, dalla casa de'Tornabuoni, intervenne che uno orso rilevato qui nella città, molto grande, passato l'or- dine usato, sondo da'fanciugli accanito, prese una fan- ciulla per la gola, di circa a anni 6, figliuola di Gio. vacchino Berardi ; e con diflcultà di molti uomini gliele trassoilo di bocca tutta sanguinosa e molto bene strac- ciata la gola. E come piaque a Dio non perì. E a dì 10 di maggio 1486, ci fu come la guerra di Roma, el Duca di Calavria s'era apiccato col signore Ruberto, ' e fatto gran fatti d'arme, e morivvi assai giente. E ebbe el meglio el Duca. E a dì 10 di luglio 1486, el Duca di Calavria molto strigneva la Chiesa, e non era sanza nostra spesa. E a dì detto, mori uno maestro Antonio di Guido, cantatore inproviso, molto valente uomo. In quella arte passò ogniuno; però si nota qui. E a dì 30 di settenbre 1487, ^ si trasse le reliquie di San Girolamo, cioè una mascella e un osso del braccio. 1 Di Calabria 2 Sanseverino. 3 Altre notizie dei primi mesi del 1487 si leggono a pag. 55^ dopo la data del 24 giugno 1488. 52 [148T dell'altare della «J» di Santa Maria del Fiore, e furono legate in ariento e oro, molto riccamente, con grande spesa. E fecesi una bella processione, e posta in detta Cappella molto divotamente. E questo fece di sua pro- pio spesa el laldabile messer Iacopo Manegli, calonaco in detta Chiesa. E dissesi, aveva speso 500 fiorini d'oro, e oltre a f^uesto, dotato una Cappella. E ogn'anno va quella bella reliquia a processione divotamente. E a dì 9 di novenbre, ci passò dua inbasciadori vi- niziani, ch'andavano a Roma. E a dì 11 di novenbre, ci venne certi animali che si disse gli mandava el Soldano ; poi s'intese eh' era'stati pure certi amici di Firenze per avere qualche buona mancia. Gli animali furono questi: una giraffa molto grande e molto bella e piacevole; com'ella fussi fatta se ne può vedere i'molti luoghi in Firenze dipinte. E visse qui più anni. E uno lione. grande, e capre e ca- stroni, molto strani. E a dì 12 di novenbre 1487, un garzone che go- vernava e lioni, esendo dimesticato co loro, i'modo ch'egli entrava infra loro e toccavagli, massime uno di loro : e in questo dì un garzonetto di circa 14 anni, figliuolo d'uno de'Giuntini, cittadino fiorentino, volle entrare an- cora lui con quello governatore. E stato così un poco, questo lione se gli gittò a dosso, e preselo pe' capo dirie- tro; e con fatica, quello che gli governa, isgndandolo, glielo levò da dosso. E strinselo e asannoUo in modo che 'n pochi dì morì. E a dì 18 di novenbre 1487, el sopradetto anbascia- dore del Soldano presentò alla nostra Signoria la sopra- detta giraffa, e lione e l' altre bestie ; e stette a sedere in mezzo della Signoria, in sulla ringhiera de' Signori, parlando e ringraziando per bocca d'uno interpetro. Fu, 1487-88] 53 per questa mattina, in piazza un grande popolo, a ve- dere tale cosa. Era parata la ringhiera colle spalliere e tappeti, e a sedere tutti e principali cittadini. Stette qui quello inbasciadore molti mesi. Fugli fatto le spese e doni assai. E a dì 25 di novenbre 1487, el detto anbasciadore presentò Lorenzo de' Medici di certe cose odorifere, in begli vasegli alla moresca; e fiaschi pieni di balsamo, e un bello e grande padiglione vergato alla moresca, che si distese , e vidilo. E a dì 12 di marzo 1487, un frate Bernardino ' del- l'Ordine di San Francesco, eletto predicatore in Santa Maria del Fiore per la Quaresima, e predicando e per- suadendo el popolo a fare un Monte di Piata, e di man- darne gli Ebrei, per modo riscaldandosi, per molti dì di Quaresima; e fanciugli presono animo contro agli Ebrei. E in questo dì andorono molti di questi fanciugli, an- dorono a casa uno ebreo chiamato ManuUino, che fa- ceva el presto alla Vacca ; ' e vollono assassinarlo e met- tere a sacco quel presto. Ma subitamente, gli Otto mandorono e loro famigli a riparare, e mandorono bandi, a pena delle forche. E presto si spense tale fuoco. Onde a di 13, l'altra mattina, gli Otto mandorono a dire al detto frate che non predicassi più, e mandatolo a l'Os- servanza di Samminiato, e' non bastò loro, che l'altra mattina, a dì 14 detto, che fu in venerdi di marzo, gli Otto ancora di nuovo mandorono e lor famigli e al- 1 II Beato Bernardino da Feltre. 2 La Vacca dicevasi quei tratto di via che principia tra le case dell'Arci vescovado e il Ghetto, e conduce alla Piazza degli Orlandini. Un banco d'usura era in quel luogo anco nel se colo XIV ed apparteneva ad un Cristiano. 64 IÌ4SS cuni degli Otto in persona, e oomandorono ch'egli sgon- brassi el contado nostro e partissi via. Onde parve al popolo, che vuole vivere da cristiani, che fussi un cat- tivo pronostico per noi, perchè era tenuto un santo. E videsi in poco tenpo capitare male alcuni di quegli Otto : chi fiaccò el* collo a terra d'un cavallo, e chi una cosa e chi un'altra. Infra gli altri, quello ch'andò in persona a cacciarlo dall'Osservanza, morì allo spedale e inpazzò. Parve che fussi finito male. Iddio nel guardi. E a dì 16 d'aprile 1488, ci fu come el conte Giro- lamo, signore d' Imola, era stato tagliato a pezzi , nella città di Furlì, dagli uomini della terra. E così fu. E in detto dì , si mandò di qui a Piancaldoli molta giente, comandati, Romagniuoli e di Mugello, in modo che, a dì 29, s' ebbe. E quello castellano, eh' era da Imola, si détte. E costoro gli dettone fiorini 4000 e una casa e l'arme a vita, qui in Firenze, e qui stette. E a dì primo di maggio 1488, ci fu come el Duca di Milano era entrato in Furlì, e fece morire alcuni. E a dì primo di giugno 1488, ci fu come el Si- gnore di Faenza ' era stato tagliato a pezzi con con- sentimento della moglie di messer Giovanni Bentìvogli, ch'era niadre della moglie di detto Signore di Faenza. E così fu. E a dì 5 di giugnio 1488, ci fu- come messer Gio- vanni Bentivogli era stato preso da que' di Faenza , a stanza de' Fiorentini ; e gridato Marzocco nella città. E così fu. E a dì 12 di giugno 1488, fu licenziato messer Gio- vanni BentivogU da' Fiorentini. Andò Lorenzo de' Medici in Mugello, dove fu fatto venire el detto messer Gio- 1 Galeotto Manfredi. 1487-88] 55 vanni, e parlò con lui e fecegli onore e rimandoUo a Bologna, e bene acconpagnato e pacificato. E a di 17 detto, e Bolognesi, per dispetto, come in- grati, feciono certi marzocchi di paglia e certe arme de' cittadini nostri, e arsogli in sulla piazza di Bologna, in dispregio. E a dì 24 di giugno 1488, el dì di Santo Giovanni, quando andava l'offerta, fu preso un bolognese che taglia- va e puntali di cintole, e rubava ; e non v' andò un'ora che, sanza riguardo della solennità d'un tanto Santo, lo 'npiccorono alle finestre del Capitano. E stettevi tutto 1 dì insino alla sera, quando el palio andava a le mosse. E in questa ora si levò un vento cosi grande, tenpesta d'aqua e di gragniuola, che mai fu veduto simile. Per modo che, le tende che si pongono sopra la Piazza di San Giovanni si stracciorono in migliaia di pezzi, che ventorono cenci da niente; e bisognò rifarle tutte di nuovo. Fu tenuta una cosa molto maravigliosa e am- mirativa; stimando fussi per tale omicidio. Fu molto ispaventevole nel cospetto di savi e buoni uomini, per- chè parve un poco di passione de' popoli, sendo bolognese, 6 avendo di pochi dì arsi que' marzocchi a Bologna. Si corse un poco a più furia. Si poteva serbarlo a un al- tro di. E per quella sera non si potè correre el palio. E insino a di 28 di marzo 1487, intervenne questo caso, che fu inpiccato uno alle forche qui di Firenze, e poi fu spiccato, e finalmente non era morto. Fu portato a Santa Maria Nuova, e stette insino a dì 11 d'aprile 1487. E perchè que' di Santa Maria- Nuova lo vidono di mala natura, e per certe parole ch'egli usava, di fare an- cora certe vendette e altro ; gli Otto deliberorono di farlo di nuovo inpiccare, e cosi fu inpiccato la seconda volta. E in detto dì 15 d'aprile 1487, furono rotti e Gie- 56 [1487-89 novesi da' Fiorentini a Serezzana, e^ morivvi uomini as- sai. E tolsono loro tutte rartiglierie e la bastìa, e soccor- sono Serezzanello, e mandarono qui due prigioni, messer Luigi dal Fiesco e un suo nipote. ' E a dì 22 di giugno 1487, si prese Sarzana a ore 12. E qui fu le nuove a ore venti. E a dì 30 di luglio 1488, morì madonna Clarice, donna di Lorenzo de' Medici. E a dì 12 di settenbre 1488, venne in sul Palagio de' Signori una saetta, circa a ore 14, e détte in su' lione e venne giù. E trovò due forestieri su presso alle can- pane, che fu un Cancelliere del Conte di Pitigliano, e fecelo cascare quasi morto e tramorti ; e l'altro fu poco meno : pure non morirono. Né fece troppo danno al Pa- lagio. Parve una cosa d'amirazione, toccare a due fore- stieri, sondo in Palagio centinaia d'uomini. Andavano per vedere el palagio e le canpane. E a dì 15 di giennaio 1488, passò di qui la figliuola del Duca di Calavria , * eh' andava a marito al Duca di Milano, con grande cavalleria e con molti Signori e con molte matrone e damigelle , eh' andavano co lei ; con grandissima baronia. Feceseli un grande onore, e grande spesa sanza misura. E a dì 10 marzo 1488, ci fu come el Papa aveva fatto 6 Cardinali che furono questi: due franciosi, uno milanese, due sua nipoti, e uno fiorentino, che fu figliuolo di Lorenzo de' Medici. * Al nome di Dio ch'è una grande grazia alla città nostra in gienerale, e in particulare al suo padre è alla suia Casa. 1 Orlandino figliuolo d'Obietto fratello di Luigi. 2 Isabella d* Aragona. 3 Giovanni che fu poi Leon X. 1489] 57 E a dì 12 d'aprile 1489, ci fu come a Vinegia era nato uno mostruo di questa qualità; la bocca fessa per lungo del naso, e un occhio dal naso e uno dirietro all'orecchio ; e fesso tutto '1 viso, come se gli fussi stato dato una coltellata. E dinanzi alla testa aveva un corno ch'era la, natura. Visse 3 in 4 dì. Tagliorono quel corno e subito morì. Dicono che le parti da basso essere di strana maniera. Aveva coda d'animale. E in questi dì ne naque un altro a Padova, el ve- nerdì santo, ch'aveva a ogni braccio due mani, e due teste. E visse 2 in 3 giorni. Una di quelle teste morì prima , e tagliatola, 1' altra visse poco. E in oltre una donna di 60 anni à fatto tre figliuoli a un corpo. Que- ste cose strane sono state qui a Vinegia in pochi dì. Questa lettera fu scritta apunto come eli' è qui, e fu mandata nel banco di Tanai de'Nerli. E di quivi la co-, piai, e fu vero. Questi segni significano grande tribula- zione alle città dove vengono. E a dì 10 di luglio 1489, si cominciò a recare ghiaia, per fare e fondamenti del palagio di Filippo Strozzi a lato al Canto de' Tornaquinci, che si cominciò prima da questa parte de' Tornaquinci. E a dì 16 detto, si cominciò a cavare e fondamenti, pure da questa parte, e presono della Piazza ' circa brac- cia 10. E a dì 6 d'agosto 1489, si cominciò a rienpire e 1 La Piazza de' Tornaquinci , che lo Strozzi ebbe facoltà di occupare dalla Repubblica e dalla Consorteria di quella Famìglia. Questi ricordi relativi alla fabbrica del palazzo sono molto più copiosi di quelli scritti daìF edificatore del medesimo e pubblicati in appendice alla vita dello stesso Filippo (Firenze 1851/ Per '» loro esattezza possono confrontarsi con quelli lasciatici da Tri- Baldo De' Rossi nelle sue Ricordanze. 5g * [1489 fondamenti, a ore 10, a punti di luna. E FiKj^ Strozzi fu el primo che vi comindò a gittare giù la ghiaia e la calcina, da questa parte, e certe medaglie. . E a dì 20 detto, fu fornito di rienpiere questa parte della Piazza de' Tornaquinci. E tuttavolta ai disfacevano le case, con grande numero di maestri e di manovali; ch'erano occupate tutte le vie intorno di montagne di sassi e di calcinacci e di muli, d' asini che portavano via e recavano ghiaia; per modo che con difficultà di chi passava per queste vie. E noialtri artefici stavamo con- tinuamente nella polvere e nella noia della giente che si fermava per vedere, e chi per non potere passare colle bestie cariche. E a di 21 di luglio ' 1489, si cominciò a murare so- pra detti [fondamenti]. E in questi tenpi si faceva tutte queste muraglie: l'Osservanza di Samminiato de' Frati di San Francesco; la sacrestia di Santo Spirito ; la casa di Giuliano Gondi, * e la Chiesa de'Frati di Santo Agostino fuori della Porta a San Gallo. * E Lorenzo de' Medici cominciò un palagio al Poggio a Calano, al luogo suo, dove à ordinato tante 1 Così il manoscritto, ma forse voleva scrivere: agosto. 2 Questo palazzo^ appunto ai nostri giorni, si è veduto, con molta lode del suo possessore , portare a compimento dal lato di mezzodì. Nel terminare quest^ opera sono stati demoliti gli avanzi di quella casa rispondente in Via de^ Gondi, già della Do- gana, e più anticamente delle Prestanze, che Giuliano compra dall'Arte de' Mercatanti per servigio della sua fabbrix^, e nella quale abitò da fanciullo Leonardo da Vinci : fatto che a me, per il primo, riuscì di mostrare nel luglio 1872. 3 Per l'assedio del 1529 fu demolita insieme col Ck>n vento che vi era unito. L'una e Taltro occupavano presso a poco T area dei Parterre e dell'Oratorio della Madonna della Tosse. I frati furono trasferiti in città, dando loro la Chiesa di S. Iacopo tra' Posai. . 1490] 59 belle cose, le Cascine. Cose da signori! E a Serezzana si murava una fortezza; e molte altre case si murava per Firenze, per quella Via che va a Santa Caterina, e verso la Porta a Pinti , e la Via nuova da' Servi a Ce- steUo, ' e dalla Porta a Faenza verso San Bernaba, e in verso Sant' Ambrogio , e in molti luoghi per Firenze. Erano gli uomini in questo tenpo atarentati al murare, per modo che e' era carestia di maestri e di materia. * E a di 18 di maggio 1490, si puose al palagio degli Strozzi la prima cornice sotto e bozzi, in sul Canto de* Tornaquinci ; che senpre si faceva qui innanzi a gli altri canti. E a dì 2 di giugno 1490, si rizzò Tantenna e *1 fal- cone da tirare su le pietre, pure qui in sul Canto. E a dì 11 di giugno 1490, si puose el primo bozzo al detto palagio. E a dì 27 di giugno 1490, io Luca Landucci apri la bottega nuova qui dirinpetto al detto palagio degli Strozzi; e feci la 'nsegna delle Stelle. E lasciai quella bottega vecchia di sul canto, eh' è de' Rucellai. E questa »uova è de' Popoleschi. E a^ dì 21 di settenbre 1490, cadde una pietra in Santa Maria del Fiore, grande d'una mezza soma di * In questo tempo chiamavasi Cestello il Convento attuale di S. Maria Maddalena in Borgo Pinti , che apparteneva ai Cister- censi. Nel 1628 lo barattarono con quello delle monache di S. Ma- ria degli Angeli di Borgo S. Frediano, dette ancora di S. Maria Maddalena de* Pazzi. 2 Nel maggio del 1489 la Signoria, volendo provvedere alla bel- lezza della città, e all'utilità e al comodo ancora di chi in quella abitare volesse, concesse l'esenzione per 40 anni da qualunque gravezza per quelle case che di nuovo si fabbricassero dentro 5 anni « ne^hioghi dove non sia casa né alcuno principio )>. Que- sto termine, nel marzo del 1494, fu prorogato a tutto Tanno 1497. 60 [1490-91 mulo, da uno di quegli occhi della cupola alti, di verso la sacrestia dove non si parano e preti ; e cadde allato al coro. Ed era l'ora quando si paravano e preti per dire el vespro. E non fece male a persona, ch'era già piena la chiesa di giente, che fu cosa maravigliosa, come piaque a Dio che ci aiuta. E a dì 19 d'ottobre 1490, si puose el drago di bronzo al palagio. ' E a di 22 di dicenbre 1490, si scopri la capella di Santa Maria Novella, cioè la capella maggiore. L'aveva dipinta Domenico del Grillandaio; e feccia dipigniere Gio- vanni Tornabuoni. E fece il coro di legname intorno alla capella. Che costò solo la pittura fiorini 1000 d'oro. E a di 10 di giennaio 1490, ghiacciò tutto Arno in modo che vi si fece su alla palla, e arsevisi su scope; fu gran freddo. E a dì 17 di giennaio 1490, questa notte che seguita verso e 18 dì, piovve una certa aquitrina, la quale in mentre che pioveva ghiacciava, e giugniendo in su gli alberi faceva ghiaccinoli. E fu in tanta quantità che '1 peso tirava in terra gli albori e ronpeva tutti e rami. E nota che fu nella somità de'monti. Circa a un mezzo miglio presso a' fiumi non fece danno. E cominciò da Fiesole, insino in Mugiello ; e a San Godenzo e a Dico- mano fece grandissimi danni. E a me, a Dicomano, cavò delle barbe parecchi castagni grossi e querce, e ruppe quasi tutti e rami d'ulivi e d'ogni altro legniamo, per 1 Per intendere e correggere ove occorra questa notizia, gio- verà forse quella registrata dal rammentato Tribaldo De' Rossi: « A di 20 d'ottobre 1490. Fo ricordo chome a di detto Filippo Strozzi, che fa el palagio suo, missono su e muratori la canpa^- nella del chanto dirinpetto a la Logia de* Tornaquinci , cioè la canpanella del Serpente » 1491] 61 modo tale che a uno mio podere , de' rami soli si fece circa 20 cataste di legnie e assi di castagni di più d'un braccio larghe; che mai fu veduto al mondo tale cosa. Per tal modo che chi si trovò in tali luoghi, credeva che gli avessi a finire el mondo, sentendo ronpere e schiantare ogni cosa sanza rimedio, a sentire tutti bo- schi e '1 grande remore. Era tale filo d'erba che pe- sava parecchi libbre, le secce del grano ne'canpi pare- vano organi per tutto. E pagliai parevano tetti tutti invetriati, ne si poteva andare per terra in veruno luogo. A chi toccò fu pericolato. E poderi per molti anni re- storono guasti che non feciono frutto, gli ulivi restorono piantoni e le querce tutte guaste. Fu una cosa incredibile e vera. E a di 19 di gennaio 1490, venne Arno molto grosso e rovinò el mulino dei Ponte a Rubaconte a lato a Santa Maria delle Grazie, e affogovvi un portatore. E uscì Arno in più luoghi del lato suo. Questo mulino fa- ceva filatoio. E a dì primo di maggio 1491, si mutò le monete, cioè si cominciò a spendere le monete bianche. E feciono che '1 grossone valessi 16 quattrini e mezzo, come va- levano e vecchi di questa moneta bianca ; e che si do- vessi pagare le gravezze e le gabelle di moneta bianca, che fu al popolo un poco d'agravamento ; che si paga più el quarto , e '1 popolo aveva bisogno d'aleggerire. E' fu aggravato per permessione divina, pe' nostri peccati, per- chè e' sono più tristi e poveri eh' e ricchi e grandi, co- munemente. Sia a laide di Dio. E a dì primo di maggio 1491, si cominciò uno rialto traila Loggia de' Signori e '1 Palagio, in tanto alto che s'andava al pari dalla porta ^del Palagio nella Loggia; con iscale, e di verso San Piero Scheraggio e di verso 62 [1491-92 la Piazza; in modo che non potevano passarvi più n'e cavagli, né altre bestie ; e anche un poco incomodo agli uomini ,' avere a salire e scendere. A chi piace, e chi no: a me non piaceva troppo. E a dì 15 di maggio 1491, mori questo Filippo Strozzi che murava el detto palazzo; e non vide andato su in- sino alla lumiera. Vide fatto insino alle canpanelle. Ben puoi vedere che cosa sono le speranze di queste cose transitorie. E' pare che Y uomo ne sia signore , egli è Toposito, loro sono signore di noi. Durerà questo palazzo quasi in eterno: guarda se questo palazzo à signoreg- giato lui, e di quanti ancora sarà signore. Siano di- spensatori e non signori, quanto piace alla bontà di Dio. Ogni cosa è posto nella volontà di Dio e a decoro del suo universo. Onde io priego Iddio che gli abbi perdo- nato e sua peccati. E a dì 7 di settenbre 1491, fu fornito di volgicre l'arco della porta di questo palagio, qui tra' Ferravecchi. E a di 5 di giennaio 1491, gli Spagniuoli eh' erano qui in Firenze per stanza, feciono fuochi e festa assai perchè ebbono nuove, come el loro Re di Spagna aveva conquistato tutta la Granata, e vinto é scacciato tutti e Mori ch'erano in quello regno di Granata: la quale nuova, non tanto fu la groria e utilità di quello Re, ma utilità e groria di noi e di tutti e Cristiani e corpo della Santa Chiesa. Fu stimato dagli uomini buoni e fedeK un grande aquisto per la fede di Cristo , e principio all' aquisto degl' Infedeli di Levante e di Gierusalem. E a di 10 di marzo 1491, el figliuolo di Lorenzo de' Medici cardinale, ebbe el cappello dal Papa. ' Fugli 1 Quando nel 1488 fu fatto cardinale non ne ebbe T insegne attesa la 8uu età di soli 13 anni. 1492] 63 dato alla Badia d'andare a Fiesole; e andogli incontro molti cittadini, e venne in Firenze, e andò a vicitare la Signoria ; e Taltro dì andò a udire messa in Santa Maria del Fiore. E in detto dì gli fu presentato dalla Signoria di Firenze 30 carichi di portatori d'arienti, bacini, me- scirobe e pìattegli, e di tutti gli strumenti che si pos- sono adoperare d'ariento, ad ogni grande signore, che (secondo che si disse) furono stimati più di 20 mila fio- rini; benché a me non mi pareva possibile; pure si di- ceva per pubrica boce e fama, e però lo scrivo. Per certo fu un ricco e magno dono. , A laide di Dio. E a dì 12 detto, el detto Cardinale andò a Roma al Papa. E a dì primo d'aprile 1492, si cominciò a porre el davanzale al palagio. E a dì 5 d'aprile 1492, venne la sera, circa a 3 ore di notte, una saetta in sulla lanterna della -cupola di Santa Maria del Fiore, e ruppela presso che mezza, cioè levò uno di que' nicchi di marmo , e molti altri marmi, di verso la porta che va a' Servi, per tale mi- racoloso modo che ne' nostri dì non vedemo d'una saetta tale effetto. Per modo che, se fussi stato da mattina, quando si predicava (che si predicava ogni mattina in quello tenpo con 15 mila persone d'udienti) bisognava di necessità vi morissi centinaia di persone. Ma noi permisse el Signore. Cadde quel nicchio e détte in sul tetto della chiesa traile due porte che va a' Servi , e ruppe el tetto e poi la volta in cinque luoghi, e poi si ficcorono nell' amattonato in chiesa. E cadde molti mat- toni e materia della volta, che agiugneva insino alle pan- che della predica, ch'avrebbe giunti molti a sedere. E anche in coro cascò materia ma non grossa. E di fuori, cascò molti pezzi di marmo, dalla porta che va a' Servi ; 64 [1492 de' quali un pezzo ne cascò sopra que'passatoi nella via e ficcò el passatoio e se sotterra; e un altro ne passò la via, e détte in sul tetto della casa dirinpetto alla detta porta che va a' Servi ; e passò el tetto e poi più palchi e poi la volta, e ficcossi sotterra nella volta; non fece male a persona; ch'era la casa piena di giente. Stavavi un Luca Rinieri. Pensa che appena rimasono vivi di stupore e di terrore, per gran fracasso; che non tanto quello ch'andò nella volta, ma più pezzi ch'andorono in su quei tetti di fuora eh' crono quivi intorno, e anche fece danno a quella tribuna di fuori della cupola. ' E nota che quello nicchio grande cadde in chiesa e fece una grande buca nell' amattonato, e non si guastò di niente quanto fussi un grosso. Fu tenuta una cosa molto amirativa e significativa di qualche cosa grande, però che gli era tenpo sereno sanza nugoli; venne così inproviso. E a dì 8 d'aprile 1492, morì Lorenzo de' Medici a Careggi , a' luogo suo ; e dissesi , che sentendo lui le nuove dell'effetto della saetta, così amalato, dimandò donde era cascata, e da che lato. Fugli risposto, e fu- gli detto; e che disse: Orbe: io sono morto, ch'è cascata verso la casa mia. E forse non ne fu nulla, ma pure si diceva. E a dì detto, lo recorono in Firenze, la notte alle 5 ore, e messolo in San Marco nella Conpagnia; e quivi stette tutto dì 9, che fu lunedì. E a di 10, mar- tedì, si seppellì in Sa' Lorenzo, circa a ore 20. Ben 1 Nel Codice Marucelliano leggesi in margine questa postilla: « Questo medesimo avvenne Tanno .... che cascò una saetta e fece simile effetto su la medesima casa, e restò un marmo su certe travi e qui restò, che se cascava amazzava molti. Et vi stava mes- ser Vincenzio de' Rossi scultore ». 1492] 66 può pensare ogniuno ch'è la vita umana nostra ; questo uomo era, secondo el mondo, el più grorioso uomo che si trovi, e '1 più ricco e '1 maggiore stato, più riputar zione. Ogniuno lo predicava che governava T Italia, e veramente era una savia testa; e ogni suo caso gli riu- sciva a bene. E al presente aveva condotto quello che per gran tenpo ninno cittadino l'aveva saputo fare : avere condotto el suo figliuolo al cardinalato. E non tanto à nobilitato la casa sua , ma tutta la città. E con tutte queste cose non potè andare più là un'ora, quando venne el pùnto. E però : uomo, uomo, qual cosa abbiano noi da 'nsuperbire ? El vero atributo umano è la vera umiltà . e però ogni volta che noi insuperbiàno , e che noi ci stimiàno più che gli altri, e non riconosciàno da Dio ogni benifizio spirituale, corporale e tenporale; allora usciàno de'termini umani. Ogni cosa ch'esce de' termini sua, quella cosa è guasta, e le cose che gli doverrebbono fare bene gli fanno male. La vera propietà dell'uomo si è la vera mansuetudine e umilità, e stimare Iddio ogni cosa, e' resto nulla, se non in tanto quanto l'à fatta buona Iddio : el quale sia benedetto in etterno da tutte le creature, com'è degno. El quale mi per- doni e miei peccati , e così perdoni al sopradetto morto , come voglio che perdoni a me ; e cosi a tutte le creature umane. E a dì 20 di maggio 1492, tornò in Firenze el Car- dinale de'Medici, e fu in domenica. E a dì 26 di luglio 1492, morì papa Innocenzio ot tavo, in giovedì; e domenica sonò qui per la sua morte, a dì 29. E a dì 6 d'agosto 1492, fu in Firenze uno adirato tenpo, in tal modo, per buon pezzo, l'aria pareva come fa la girandola quand'olia s'accende; così spesseggiava. 66 [1492-94 di tuoni e baleni: per modo tale che, cessato el tenpo^ fu anoverato di quelle che feciono segno evidente, circa a otto saette in Firenze : una in sul canpanile di Santa ^^ e una in sulla Porta di San Gallo, e una alla Porta al Prato, una alla Porta a Pinti, e i' molti altri luoghi. Non feciono troppo danno, e no' ci morì, E a di 11 d'agosto 1492, alle 23 ore, ci fu come el Papa era fatto, e fu fatto un Cardinale, che era Vece- cancelliere, ed era spagniuolo; e chiamossi Papa Ales- sandro sesto, E a di 12 detto, ci fu el certo in sulla nona; e so- nossi le canpane per la sua creazione. E a di 7 di novenbre 1492, andorono e nostri an- basciadori a Roma, a vicitare el Papa ; e fu uno Piero di Loretìzo de' Medici, e '1 Vescovo d'Arezzo, e Pier Filippo Pandolfìni, Francesco Valori, Tommaso Miner- betti. Andorono molto in ordine e massime Piero dei Medici, E a dì 20 di dicenbre 1492, tornò questo Tommaso Minerbetti, cavaliere per le mani del Papa, E a dì 17 d'agosto 1493, intervenne questo caso eh' un certo marrano, per dispetto de' Cristiani, ma più tosto per pazzia, andava per Firenze guastando figure di Nostra Donna, e in fra l'altre cose, quella eh' è nei pilastro d' Orto Sa' Michele, di marmo, di fuori, GraflSò 'l'occhio al banbino e a Santo Nofi^i; gittò sterco nel viso a Nostra Donna. Per la qual cosa, e fanciugli gli cominciorono a dare co'sassi, e ancora vi posono le mani ancora uomini fatti ; e infuriati, con gran pietre l'ammaz- zorono, e poi lo strascinorono con molto vituperio, E a di 20 di settenbre 1493, ci fu come '1 Papa aveva fatto cardinali, ^ E a di 20 di giennaio 1493, el dì di San Bastiano, 1494] 67 nevicò in Firenze la maggiore neve che si ricordi mai, secondo che dissono e più antichi. E infra l'altre cose mirande, ch'ella venne con certo vento con una bufera, in tal modo, che per tutto '1 di non si potè mai punto aprire usci, liè bottega, né finestre di casa. E durò dalla mattina, a l'Avèmaria, insino a l'altra mattina a l'Ave- maria, che furono 24 ore, che mai cessò punto, senpre colla bufera ; per modo tale che non era fesso ne'buco- lino sì Piccolino, che non avessi el monte della neve in casa; ne' si suggellata casa che non fussi sì piena di neve, che si penò più dì a votarle. Vedevi per tutte le vie gittate dalle finestre e monti della neve, che ba- storono molti dì, che non poteva passare né bestie né persone, in molti luoghi. Ed crono tanta la gran quan- tità per le strade, che bastò molti dì che non si poteva consumare, come fa qualche volta quando si raguna per fare un lione. Così durorono que'monti, perchè più d'otto giorni durò per la città. Chi lo vide lo crede. El simile fece a Dicomano in villa mia. Mandai Benedetto fra otto dì a votare la casa, che la trovò alta in casa come se non vi fussi stato tetti. E fu in capo d'otto dì. Sic- ché fu universale per tutto. E a di 29 dfgiennaio 1493, ci fu, come el Re di Napoli era morto. Alcuni dicevano che gli era morte di maninconia, perchè intendeva tuttavolta che '1 Re dì Francia passava. E a dì 10 di marzo 1493, si gittò dalle finestre del Capitano uno, per fuggire la prigione, e morissi. E a di 26 d'aprile 1494, fu sostenuto in Palagio Lo- renzo e Giovanni di Piero Francesco de'Medici; e dis- sesi che vi fu chi voleva che fussino morti, ma non si disse perchè. E a dì 29 detto furono licenziati di Pa- 68 [1494 lagio. E a dì 14 di maggio 1494, andorono a' confini Lo- renzo e Giovanni di Pier Francesco de' Medici. * E a dì 4 di maggio 1494 , entrò in Firenze 4 an- basciadori franciosi. Aloggiorono in casa che fu di mes- ser Iacopo de' Pazzi. E a dì 5 detto, andorono alla Signoria; esposono l'anbasciata e ebbono la risposta. E a dì 7 si partirono, e andorono a Roma. ' E a dì 19 di maggio 1494, ìfacemo venire la Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta, perchè restassi di piovere: fumo esalditi. ' * Gli storici fiorentini danno per motivo di tali provvedimenti una rissa stata tra questi Medici e Piero, discordando nelle ca- gioni che accesero la medesima. Scrittori contemporanei però ac- cennano alla loro troppo stretta aderenza col Re di Francia. Spe- ravo luce dai documenti, ma una deliberazione de Signori e Collegi de* 29 aprile 1494, colla quale si rilegavano a vita fuori della città un miglio, non premette che queste parole: iustis caitsis, ut di- ^erunt moti, et ad Statum multum pertinentihus ec. Un altra poi de' 9 novembre, che gli restituisce in patria, incomincia cosi: At- tenta humanitate et honis morihus Laurentii et Ioannis Pier Francisci de Meiicis et qualiter, contra justitiam et omne debi- tunij et ad instantiam tirannorunij fuerunt relegati ec. Lasciarono veramente la città il di 14> come dice il Landucci, cioè quindici giorni dopo la deliberazione, come era stato decretato, e il di suc- cessivo fu prodotta la fede della loro rappresentazione ai confini, essendo andati a stare nella villa di Castello. Libro di Delibera- zioni ad anum dei Signori e Collegi nel R. Archivio di Stato di Firenze. * Nel loro soggiorno in Firenze furono serviti colle argenterie della Signoria, e fu concesso ai suonatori della medesima di an- dare a suonare per onorarli. 3 Questa, venuta fu decretata il di 13 dello stesso mese , e il 14 si elessero alcuni dei Collegi, incaricandoli di fare i provvedi- menti opportuni. , 1494] 69 E a dì 10 di giugno 1494, venne Arno grosso, in- tal modo che coperse di molti grani, e fece un gran danno di sotto e di sopra. E fu tale che ninno di no- stri più antico non si ricorda in questo tenpo sì grosso. E venne in sulla sera ; fece danno assai a'grani ch'erano come maturi. E adì 10 di luglio 1494, ritornorono gF inbasciadori da Roma, franciosi; rimasene uno in Firenze. E in questi di, venne l'armata del Re di Napoli ih Porto Pisano, e asediorono la Spezie e Porto Veneri. E a dì 22 di luglio 1494, andorono di qui anbascia- dori a Vinegia, che fuPagoloantonio Sederini ' e Giovan Battista Ridolfì. E a dì 5 d^ agosto 1494, andò Piero de' Medici in- contro al Duca di Calavria, in quello d'Arezzo, a vici- tarlo, come si va a vicitare un gran maestro, un signore.. Esondo in Firenze gì' inbasciadori del Re di Francia, e chiedendo el passo, e non sondo loro dato così presto, e intendendo questa andata di Piero, presono sospetto che Firenze non fussi amica del Re; secondo che si parlava per la città, e che '1 Re minacciava Firenze. Ed è stato fatica dargli ad intendere che noi siano fede^ lissimi amici, e che '1 sospetto non era nulla ; benché io non abbi queste cose se non per pubrica boce e fama. E in questi dì, giunse l'armata del Re di Francia a Giono va, e molto si parlava di questo che s'appicche- rebòno insieme, E a di 11 di settenbre 1494, fu rotta l'armata del Re di Napoli a Rapallo da quella del Re di Francia è de'Gienovesi ; e non perchè s'appiccassino insieme l'ar- 1 Fu revocato il 9 novembre. 70 [1494 mata, ma quella di Napoli, inppudentemente, cavò di galea circa 3000 fanti e mandogli in terra, stimando pigliare Rapallo; e finalmente fu tramezzato loro la via da'Grienovesi e dal Re, e non poterono tornare a galea. Fuggirono verso e monti, e furono tutti presi e morti e tutti spogliati, per modo che rimase Tarmata del Re di Napoli disarmata e disfatta. E a dì 21 di settenbre 1494, ci fu come el Re di Francia era entrato in Grienova, e eh' e Gienovesi gli facevano sì grande onore, parata tutta la città, in tanto eh' avevano posto le porte^ della città in terra , per più magnificenza e sicurtà del Re. Ma non fu poi vero che- '1 Re v'andassi, fu ben vero l'apparato, e che l'aspet- tavano. Dissesi che non si fidò d'entrarvi. E a dì 4 d'ottobre 1494, venne in Firenze un se- condo inbasciadore del Re di Francia, e andorono alla Signoria, e non ebbono ricisa risposta, ma confusa; in modo isdegnati, che a dì 9 detto si partirono di Firenze, tutt'a due, e ritornorono al Re sanza el passo. El qual Re si disse ch'egli aveva giurato di dare a sacco Firenze alla sua giente. D'onde si venissi el non dare el passo volentieri, parve a ogniuno grande stoltizia e pericolo. E a dì 23 d'ottobre 1494, ci fu come el Duca di Calavria era morto a Napoli, di sua morte, e forse di maninconia ; che non fu sanza amirazione che in sì poco tenpo morissi el padre e '1 figliuolo, sotto tanto sospetto di perdere lo stato. Veramente egli era venuto la ple- nitudine del tenpo, che la mano di Dio lo toccò. Allora si comincia a credere e fermare ogni nostra superbia e cosi sarà di tutti noi altri. Messer Francesco, che giova soggiogare gli altrui paesi? Iddio ci perdoni e nostri peccati. E a dì 26 d'ottobre 1494, si partì di qui Piero 1494] 71 de' Medici e andò per la via di Pisa incontro al Re di Francia; e come giunse al Re, gli fece dare le chiavi di Serezzano e di Pietrasanta e anche gli promisse danari. Ei Re volendo intendere el vero se gli aveva questa comessione , e' venne qui Lorenzo di Giovanni Toma- buoni, ch'era andato col detto Piero de' Medici, e andò -alla Signoria, che gli fusse dato questa comessione; e noUo voUono fare. E Lorenzo un poco isljigottito non tornò in là: onde Piero fu un poco biasimato. E' fece come giovanetto, e forse a buon fine, poiché si restò amico del Re, a laide di Dio. E a dì 29 d'ottobre 1494, e Franciosi presono Fio- vizzano per forza, e missolo a sacco. E a dì 4 di novenbre 1494, andò un bando da parte della Signoria, che ogniuno fussi ubrigato mostrare la «uà casa per allogiare e Franciosi. E comandavano che non si toccassi ne cavassi nulla di casa. ' Non piaque a molti perchè mostravano di avere più pagura che non bisognava; che toccava a loro ad avere pagura, s'e'si fussi cominciato , ancora che fussi male per noi. Ma la mano di Dio non ci fu ned è mai levata di capo, per- chè à udito le lacrime e sospiri e preghi de' sua fedeli che vanno in verità, e che tutto '1 giorno lo priegano che facci bene a' buoni e retti di cuore, e che sopra tutte le cose amano l' onore e la groria di Dio e laldallo così nell'aversità, come nella prosperità, e non vogliono né disiderano altro ch'adenpiere la volontà di Dio, * Trovo ancora che TU novembre i Signori e Collegi deli- berarono: Quod nullus audeat resistere aperire et reserrare do- mum suam quin gentes Regis Francorum passini capere lodia- -menta et haòere receptum. Significando cuilibet persone quod nulli erit facta ,aliqua iniuria. 72* [1494 E a di 5 di novenbre 1494, certi mandatari del Re di Francia andavano per Firenze, e segnavano lo case che più gli piacevano. Andavano in casa, e per tutte le camere, e segnavano, questa per tale signore, e questa per l'altro barone, E nota eh' elle non furono centinaia ma migliaia ^ in tanto che tutta la città fu occupata per ogni luogo; che quelle che non crono segnate, quando giunsono le giente dell'arme e la fanteria, occuporono in un tratto tutti e borghi e vie che trovavano drente dicendo : apri qua; e non curavano se era povero o ricco. Davano ad intendere di volere pagare : pochi furono che pagassino. E se pure pagava qualche cosa, pagava le corna e man-^ giavasi el bue. E fu ancora maggior cosa, che furono pochi che levassino le donne di casa, eccetto che le fan- ciulle, che furono mandate a'munisteri e a' loro paren- tadi,' dove non era aleggiati. E in vero furono molto onesti, che non fu solo uno che parlassi una parola di- sonesta a femine. Avevano pure in secreto una grande paura: tutto '1 giorno dimandavano quanta giente può fare Firenze; e intesone come Firenze, a un suono di canpana, centomila persone tra dentro e di fuori. E'i vero era questo, che gli erano venuti con animo di met- tere a sacco Firenze ; e '1 Re l' aveva loro promesso ; ma non vidono el giuoco pure intavolato, non che vinto. • E tutto fece el Signore onipotente. E .a dì 5 di novenbre 1494, si fece qui 5 anbascia- dori, che fu Fra Girolamo predicatore dell' Ordine di San Domenico, abitante in San Marco, per patria Ferrarese ; el quale noi crediamo che sia profeta, e lui noi niega nelle sue prediche, ma senpre dice da 'parte del Signore^ e predice molte cose. El secondo fu Tanai de'Nerli, el terzo fu Pandolfo Ruceliai, el quarto fu Giovanni Ca» 1494] 73 valcanti, el quinto fu Piero Soderini; tutti cittadini fiorentini. E andorono a- dì 6 detto al Re di Francia ch'era in Pisa. E in detto dì , ci giugnieva assai Franciosi, ch'era l'antiguardo del Re, alogg^'ando per le case segnate, che le segnavano col giesso. E in questa sera circa a ore due; fu sentito in Pala- gio certi tocchi di canpana.- Inm odiato fu piena la piazza di giente, istimando suonassi a parlamento ; perchè ogni uno era sollevato e in grande timore, aspettando tutta volta gran cose. E a dì 8 di novenbre 1494, tornò qui in Firenze Piero de'Medici, che veniva dal Re di Francia da Pisa; e quando giunse in casa, gittò fuori confetti e détte vino assai al popolo, per recarsi benivolo al popolo; mo- strandosi avere buono accordo col Re ; e mostrossi molto lieto. E in detto dì, e Signori mandorono un bando che, insino che stessi el He in Firenze, non pagassi gabella né legno, né camangiari veruno; e '1 vino pagassi a mezza gabella; e che ogniuno potessi vendere e fare taverna. ' E a dì 9 di novenbre 1494, in domenica, circa a ore venti che sonava vespro, Piero di Lorenzo de'Me- dici volle andare alla Signoria in Palagio, e voleva me- nare seco e sua fanti armati. E non volendo la Signo- 1 Questo bando veramente è del 6 novembre, e le esenzioni e diminuzioni di gabelle con esso concedute, diversificano un poco da quelle qui riferite: la durata delle medesime fu dal di 9 al di 20, e in questo giorno furono anche prorogate per tutto il mese. Ciò fu fatto « perchè nella città sia abondantia di tutte le grascie per commodi tà degli habi tanti e forestieri , et per utilità de*poveri huomini ». 74 [1494 ria se non lui sanza arme, non vi volle andare solo, e tornossi a dietro. * E poi ritornava pure in piazza. E in questo cominciò a venire giente in piazza, e in un mo- mento si cominciò a gridare in Palagio Popolo e li^ berta, e sonare a Parlamento, e gridare dalle finestre Popolo e libertà, E inmediato, venne in piazza el gonfa- lone del Bue, e dietro a lui venne Francesco Valori a cavallo, con alcuni altri cittadini a cavallo, tutti gri- dando Popolo e libertà ; che fu el primo che venissi in piazza. E inmediatamente, non passò un* ora, che fu in piazza tutti e gonfaloni e tutti e cittadini. Fu piena la' piazza d'arme con grandissime grida Popolo e libertà, E benché non s'intendessi pe'popolo che si volesse dire tanta novità, nondimeno a casa Piero de' Medici non v'andò molti cittadini. Andoronvi e Tornabuoni e anche qualch'altri cittadini, e vestironsi l' arme con molti fanti, che lui aveva ordinati, e uscirono nella via alla sua porta, gridando Palle, E Piero montò a cavallo per ve- nire in piazza colla sua giente; e più volte si mosse e poi stava fermo. Credo che non si vide accompagnato da troppi cittadini, e anche gli dovette esser detto che la piazza era piena di cittadini armati. E in questo, el Car- dinale suo fratello si mosse da casa, con molti fanti e con que' cittadini che v'erano, e venne giù pe' Corso in- sino in Orto Sa' Michele, gridando Popolo e libertà come gli altri; mostrando partirsi da Piero. E in ef- fetto se gli fece inanzi la piazza, mostrandogli le punte con grande grida, chiamandogli traditori, e no' gli vol- lono acettare. Tornossi indietro non sanza pericolo. E ^ Nel libro citato di Deliberazioni dei Signori e Collegi^ la seconda registrata in questo giorno è il precetto a Piero di com- parire, dentro un' ora dalla sua notificazione. 1494 ] 75 inmediato andò un bando, che ogni forestiere posassi Tarme, a pena delle forche, che n'andò uno al Canto della Macina, e un altro di poi nella Via de'Martegli, apresso al Chiassolino ; a pena delle forche, chi dessi aiuto o favore a Piero de' Medici. E in questo tenpo vedesti abandonare Piero de' Medici d'alquanti, e posare l'arme. Chi si partiva di qua e chi di là, in modo che rimaneva con pochi. Onde el detto Piero si partì e andò verso la Porta a San Gallo; la qual porta aveva fatta tenere aperta da Giuliano suo fratello, con molti fanti e di fuori. E di fuora, aveva el signor Pagolo Orsini con ca- vagli, armato, per venire drente. No'gli parve tenpo ; e aspettò Piero, e parve loro d'andarsene con Dio, e Giu- liano co' lui. El povero Cardinale, giovanetto, si rimase in casa, e io lo vidi alle sue finestre colle mani giunte ginocchioni, raccomandandosi a Dio. Quando lo vidi m' inteneri' assai ; e giudicai che fusse un buon giovane e di buona ragione. E veduto partire Piero, si disse che trasvestì come frate, e ancora lui se n'andò con Dio. E in questo tenpo mandorono un bando in piazza, che chi amazzava Piero de' Medici guadagniassi dumila du- cati, e chi amazzava el Cardinale n'avessi mille. E in questo tenpo uscì di piazza di molti fanti, che fu co'loro Iacopo de'Nerli ; e andoronò a casa ser Giovanni di ser Bartolomeo, e missonlo a sacco. E poi si volse la turba, e gridavano Antonio di Bernardo^ e missolo anche lui a sacco, e così missono a sacco el Bargiello. Senpre multipricava la giente e '1 popolo per andare a rubare. E questo fu fatto inanzi fussi 24 ore, che fu ogni cosa in manco di 4 ore. Onde la Signoria mandò un bando, che non si mandassi a sacco più case, a pena delle for- che. Onde tutti e gonfaloni andoronò tutta notte per Firenze alla guardia della città, gridando senpre Popolo 76 [1494 e libertà, con torchi acesi, in modo che non si fece più male; ecetto che fu morto un certo famiglio del Bar- giello in piazza , che gridò Palle. E in questo tenpo, Gi- rolamo di Marabotto Tornabuoni e Pierantonio Carnesec- chi, e altri di quella parte si rivolsono e gridavano Po- 'pólo e libertà come gli altri. E volendo entrare in piazza, fu volto loro le punte e menato loro per modo che le corazze gli salvorono ; e andoronsi con Dio. Vero è ch'a Girolamo Tornabuoni gli fu cavato la corazza in Orto Sa' Michele, e raccomandandosi, gli fu salvato la vita, E Giovan Francesco Tornabuoni fu ferito nella gota malamente: si ritornò a casa. E nel prencipio del fatto e Franciosi, ch'erano aleggiati in Firenze, alcuni andorono co' l'arme dalla parte di Piero e gridavano, Francia. Credo che fussino avisati eh' eli' era fra citta- dini e cittadini, e che non facessino contro al Palagio,: ch'egli errerebbono: e così feciono. Tornorono a casa e sanza arme s'andavano per la città. ' > E a dì 10 detto, lunedì, ritornorono e cittadini in piazza armati, e tuttavolta mandavano a pigliare giente. Fu . preso Antonio di Bernardo , ser Giovanni di ser: ^ La confusione di questa giornata deve essere stata grandis- sima e un poca ne apparisce anche nel nostro Luca, quando scriveva le cose in quella avvenute, sicchà ne registro alcune che forse non le appartengono. Per esempio riguardo alle taglie poste ai Medici trovo qualche contradizione nei documenti, perchè la Signoria, il di 20, con due distinte deliberazioni , prima bandi e. dichiarò ribelle Piero e poi promesse 2000 fiorini di premio a chi Io consegnasse illeso, 1000 a chi consegnasse ser. Piero di Fran^ Cesco da Bibbiena suo cancelliere e 500 per la consegna di Bernar- do fratello di ser Piero e anch'esso cancelliere. Dimenticò poi Por*'' dine dato di liberare i prigionieri delle Stinche e la nomina di Francesco Pepi e Braccio Martelli in ambasciatori al Re di Francia.ì 1494] 77 Bartolomeo, ser Simone da Staggia, ser Ceccone di ser Barone, ser Lorenzo che stava in Dogana, Lorenzo di Giovanni Tornabuoni, Piero Tornabuoni, cavati di casa. La Signoria mandò un bando, a pena delle forche, chi avessi o sapessi chi avessi beni di Piero de' Medici e del Cardinale suo fratello, e così di ser Giovanni e di ser Simone e di ser Piero che stava in casa e' Medici e d'Antonio di Bernardo e di ser Lorenzo di Dogana. ' E più mandorono un altro bando, che venissi al Con- siglio tutti i veduti e seduti. Andovvi un grande nu- mero di cittadini. E in questa mattina mandorono a sacco la casa del Cardinale che stava in Santo Antonio di Firenze. Mandoronvi e mazzieri, e feciono posare al- cune cose ultime che vi restorono. E a dì 11 detto, martedì, venne uno in piazza, di fuori della Porta [alla] 4j>, e disse avere lasciato indie- tro giente d'arme e fanti che venivano verso Firenze, di Piero de' Medici. Inmediataraente si cominciò a gri- dare Popolo e libertà^ e in manco di mezza ora fu in arme tutta la città, corendo in piazza di tanta pronti- tudine, che mai si vide simile unione, così presto, pic- coli e grandi, con tante grida Popolo e libertà. Credo ehe se fussi venuto tutto '1 mondo, non arebbe spuntato tale unione; per tal modo che fu permesso dal Signore che si facessi una tal pruova di questo popolo, in questo tenpo pericoloso de' Franciosi, che tuttavolta entravano 1 I documenti danno cosi i nomi e le qualità di questi svi- scerati della casa di Piero de' Medici: Antonio di Bernardo di Mi- niato Dini, provveditore del Monte Comune; ser Giovanni di ser Bartolommeo da Pratovecchio, notaro delle Riformagioni ser Si- mone Grazzini da Staggia, notaro delle Tratte e ser Lorenzo di ser Antonio Tucci alias di Dogana. 78 [1494 in Firenze con cattivo animo di mettere Firenze a sacco* E veduto un popolo a ordine di questa natura, mancorono d'animo assai. E inteso la verità, che non veniva giente, si mandò bando che si posassi Tarme e fu in sull'otta del desinare. E nondimeno rimasono senpre alla guardia e gonfaloni, di dì e di notte, con buona giente; e tut- tavolta entrava molti cavagli e giente del Re di Fran- cia. E la Signoria fece aprire tutta la Porta di San Friano. E in questa sera, el Re di Francia albergò a Enpoli, e venne inanzi al Re più di 6 mila persone e co'lui altrettante, e dietro a lui altre 6 mila. E in que- sto di aleggierirono le gabelle e feciono grazie grandi. ' E a di 12 detto, mercoledì, ritornò Lorenzo di Piero Francesco de'Medici, e desinò alla sua casa della Gora, e la sera medesima andò incontro al Re,. che veniva 'albergo a Legniaia, in casa Piero Capponi. E in que- sto dì, fu preso el Bargiello nella chiesa de' Sei*vi. ' E in questo dì, venne più Franciosi che negli altri dì, e enpierono tutte le case de' cittadini, e anche de' poveri, insino tutto Camaldoli. E a dì 13 novenbre detto, giovedì, ci fu nuove ch'e Pisani avevano corso Pisa e presa per loro , e tolsono un certo marzocco di marmo e stracinorolo per tutta Pisa, e poi lo gittorono in Arno, gridando: Libertà, E ^ Aggiungo, che cassarono ed annullarono Tufficio degli Otto di Pratica, il Consiglio dei Settanta e quello dei Cento , tutte isti- tuzioni Medicee e dei loro aderenti. * Si chiamava Piero Antonio dall'Aquila. Il giorno precedente si era promesso un premio a chi avesse notificato dove era na- scosto ; e il di 14, i Priori deliberano qitod dono tradatur al si- gnor Giovanni da Maddaloni oratore del Re di Francia che lo ri- ceveva per il re stesso. 1494] 79 più ci fu nuove che Piero de' Medici e'frategli erano a Bologna; e qui entrava tanti Franciosi, Svizoli e tanta ciurma, in modo ch'era grande confusione e spavento e sospetto a ogni condizione di giente. Pensi ogniuno che cosa era avere quella ciurma per le case, e noji avere levato di casa nulla e trovarsi colle donne', e avere a servigli di ciò che bisognava, con grandissimo disagio. E a dì 14 detto, venerdì, entrò drente Lorenzo di Piero Francesco xie' Medici e '1 fratello, e alcuni altri, usciti e confinati, perchè avevano ribanditi tutti gli usciti dal trentaquatro in qua. E sappi che '1 detto Lorenzo de' Medici e 'P fratello ancora loro erano isbanditi. E già erano piene tutte le case. E a dì 15 di novenbre 1494, sabato, entrava tutta- vòlta gran giente, e qui s'ordinava di fare un grande onore al Re. ' E a dì 16 detto, domenica, si fece grande apparato pe'Re, in casa Piero de' Medici, e massime alla porta del palagio de' Medici. Feciono due grande colonne di fuori, che mettevano in mezzo la porta, con tanti ador- namenti, e arme del Re di Francia, che non si potrebbe dire. Era veramente una cosa trionfale , Stante erano grandi e ben fatte ogni cosa. Non ti dico nulla drento com'era apparato. E fecesi spintegli e giganti, e triunfì andare per la terra, e fecionojel dificio della Nunziata, con tante gale e arme di^ Francia] per] tutto Firenze, E feciono sopra la porta del Palagio de'Signori la detta arme del Re, grande e magna;;^con tanti ornamenti. 1 Già fino da' di 11, la Signoria aveva ordinato a tutti i cit- tadini che per la venuta del Re andassero alla Porta a S. Fre- diano, ornati secondo la propria possibilità, per fargli onore. 80 [1494 E a dì 17 di novenbre 1494, entrò in Firenze el Re di Francia, alle 22 ore. Giunse alla porta a San Friano e andò per piazza, e andorono tanto adagio che gli era 24 ore, quando entrò in Santa Maria del Fiore. Sca- valcò alle scalee, e andò all'altare iftaggiore, con tanti torchi, che dalla porta insino all'altare maggiore erano doppi, che lasciavano una via per mezzo netta di giente ; e per quella andò con sua baroni e cittadini, insino all'altare maggiore, con tanto tomulto di grida Viva Francia: mai fu sentito maggiore al mondo. Pensa ch'egli era tutto Firenze tra in chiesa e fuori. Ogniuno gridava, piccoli e grandi e vecchi e giovani, tutti d' un animo vero, sanz' adulazione. E vedutolo a piede, parve al popolo un poco diminuta la fama ; perchè invero era inolto piccolo uomo. Nondimeno non era ninno che nello amassi di buon cuore, e da dovere. Cosi fussi stato agie- vole a dagliene a intendere ch'ogniuno à el corpo pieno di gigli, e che ogniuno gli va in verità; in tanto, che deverebbe amare noi singularmente , e fidarsi di noi d'ogni e qualunche cosa. E questa è cosa vera, e ve- drallo per l'avenire la gran fede de'Fiorentini. E uscito di chiesa, rimontò a cavallo e andò a scavalcare a casa di Piero do' Medici al suo palazzo, senpre gridando Viva Francia; che mai fu fatta tanta alegrezza, e tanto onore d'un animo buono e non fitto, sperando in lui ogni no- stra pace e riposo. E finalmente non fu così, perchè ci tolse Pisa e donoUa a'Pisani, che non poteva né doveva farlo ; perchè détte quello che non era suo. ' 1 Lo stesso giorno, la Signoria medesima decretò che ogni padrone di casa tenesse tutte le notti, finché il Re abitasse in Fi- renze, un lume sopra una finestra rispondente nella strada, dalle 24 alle 5 ore di notte. Fu deliberato ancora di dare al Re le chiavi delle Porte a S. Frediano, S. Gallo e S. Pier Gattolino. 1494] 81 E a dì 18 di novenbre 1494, martedì, el detto Re andò a udire messa in Sa' Lof enzo, e io stetti alla me- desima messa e molto lo vidi d' apresso in detto San Lorenzo. E a di 19 detto, mercoledì, udì pure messa in Sa' Lorenzo, e poi el di andò per Firenze e a spasso; e volle vedere e lioni, ' pure a cavallo. E volle che si ca- vassi di prigione alcuni ch'erano nel palagio del Capi- tano, per casi di Stato, che fu un ser Lorenzo e uno Andrea e altri presi ; e fugli conceduto di fatto, perchè nel passare quivi volle fare quello beneficio agi' incar- cerati. E a di 20 detto, giovedì, non ci fu altro se non che per la città molto si mormorava come el Re voleva ri- mettere Piero de' Medici in Firenze ; e pareva ch'e cit- tadini di stato si contristassìno di questo. . E a di 21 detto, venerdì, circa a ore 21, e Signori avevano mandato per Consiglio e de' più degni uomini della città, e proposto loro come el Re aveva detto una cosa, e al presente ne voleva un'altra, e come e' chiedeva di rimettere Pi^ro de'Medici, e che consigliassino quello s'aveva a rispondere. E in effetto fu risposto da tutti, che per niente non si consentissi del tornare, ancora che '1 Re volessi lui ; e che si rispondessi al Re, che ogni altra cosa che quella gli sarebbe ceduta. E più, fu con- sigliato da tutti e cittadini, che se gli era di bisogno 1 Per antico costume la Repubblica manteneva in un serra- glio alcuni leoni. Questo serraglio era allora dietro al palazzo del Capitano, ora incorporato nel Palazzo vecchio, onde si chiama, anch'oggi, Via de'Leoni quel tratto di strada tra la Piazza di S. Firenze e le Loggie del Grano. Quell'uso cessò sul finire del secolo XVIII. 9 82 [1494 pigliare l'arme, che si facessi contro al Re e a ognuna che volessi dire el contrario, dicendo : se '1 Re à 20 mila persone , noi n' aremo 50 mila de' nostri propi dientro» Mostroron non avere paura del Re, e qui si mostrò avere partorito un grande odio fra' cittadini e questa Piero de' Medici ; donde si nasca lo sa el Signore. ]& in questo tenpo, come piaque a Dio, cominciò un poco di scandolo in Piaza de' Signori; esondo tutto el popola in sospetto e sollevato a ogni piccolo remore, aspettando tuttavolta qualche cosa pericolosa. Si stava in grande timore e quasi ismarriti; e massime avere le case piene di Franciosi. E tuttavolta si sentiva dire che '1 Re aveva promesso a' soldati Firenze a sacco. E [per] questo poco di scandolo della piazza, ogniuno correva a casa e ser- ra vasi tutte le botteghe, e chi mandava panni a casa e chi drappi, dove credeva essere più sicuro. E que- sto sospetto era cosi tacitamente, sanza parlare; onde molti Franciosi, non manco ismarriti di noi, pigliavano l'arme, e presono la Porta di San Friano e' ponti per sospetto di loro, per potersene andare a lor posta. E forse avevano inanzi così ordinato infra loro, quando fussi loro bisogno. Onde la Signoria con quello Con- siglio che consultorono le sopradette cose, inteso che ogniuno serrava le botteghe, ancora più caldamente vi- dono el pericolo d'essa tornata di Piero. Allora e Signori inposono al sopradetto Consiglio, e massime a' più degni uomini, ch'andassino al Re e mostrassino el pericolo della città, e che fussi contento nello chiedere, che gli ande- rebbe male tutta la città e ogniuno; e simile parole. Onde el Re, veduto e cittadini così disposti, e veduto el pericolo ancora suo, rispuose: Io non sono qui per conturbare ma per pacificare, e se io ò ragionato di tal cosa, credevo fare piacere al popolo e a ogniuno. E 1404] 83 che non voleva altro per niente che l'università ; e che per lui non si ragionassi di sua tornata. Allora e cit- tadini oflfersono al Re : Quello che v'è di piacere volere da questa libertà, siano senpre parati al vostro aiuto. Allora el Re chiese, che voleva che la città di Firenze gli prestassi 120 migliaia di fiorini, pagati al presente 50 mila, e per tutto luglio 70 mila, e poi ogn'anno, du- rante la guerra, ne prestassino 12 mila Tanno; e che dopo la guerra lasciare libera la nostra città d'ogni e qualunche cosa, e così morendo lui, lasciarla libera; aquistando o non aquistando, senpre libera. Ma voleva solo queste fortezze di Pisa e alcune altre che gli aveva prese di Serzana e altre, affine di potere tornare indietro a sua posta. No gli fu risposto allora. Al fatto de'fìorini presono tenpo; cosi si disse per ogniuno. E a dì 22 detto, sabato, si stava in grande timore dell'andare a sacco, e si diceva : E' non vuole soscrivere l'accordo; quest'è cattivo segno. E tuttavolta la giente del Re s'insignoriva più della città ; non lasciavano arme a' cittadini , di dì né di notte, che la toglievano, e da^ vano bastonate e coltellate ; e ninno non parlava né an- dava fuori, da l'Ave Maria in là; e spogliavano la notte, e le lor guardie andavano tutta la notte per la città. Ogniuno era avilito e con grande timore. Come vedevano uno che portassi sassi, o chi portava ghiaia, facevano pazie e davano. E a dì 23 detto, domenica, el Re andò fuora a ca- valo con molta cavalleria, e venne per Borgo Sa' Lo- renzo e alla Croce di SaQ Giovanni ; e quando fu presso alle scalee di Santa Maria del Fiore, girò e volsesi in verso e Servi ; e andando pochi passi, si rivoltò un' altra volta, e andò dalla Croce di San Giovanni, e entrò drietro a San Giovanni, per quello Chiassolino stretto, e venne 84 [1494 sotto la Volta di San Giovanni, da' Cialdonai; che chi lo vidde ' si rideva, e diceva queste cose molto leggiere, e perdendo piutosto di fama che no. E andonne per Mer- cato vecchio, e andonne infino a San Felice in Piazza per vedere la festa di San Felice, chq allora la facevano per suo conto, e giunti alla porta non vi volle entrare; e fecionla più volte e non vi entrò mai. ' Molti dissono che egli aveva paura e non si voleva rinchiudere, e questo ci mostrava che egli aveva più paura di noi; e guai a lui se cominciava, benché vi fusse anche el nostro gran pericolo. Ma el Signore. Iddio e' à sempre aiutati per l'orazioni de'servi del Signore e di tanti buoni e buone religiosi che sono in questa città, che vanno in verità a Dio. E in questi di ci venne due ambasciadori Vini- ziani al Re, e più c'erano gli ambasciadori Genovesi al Re, e dicévasi che venivano per domandare Serezzana e altro. E a dì 24 detto, lunedì, molto si bisbigliava infra U popolo co grande sospetto dicendo: questo Re non sa quello si voglia, non à ancora sottoscritto l'accordo. ^ Il Codice autografo manca della carta 17 (numerazione an- tica) e da questo punto fino a tutto il primo dicembre 1494, ho supplito servendomi del Codice Marucelliano. 2 Riporto questo brano delle Storie di Iacopo Nardi che di- scorda con quello che qui dice il Landucci « Essendosi riposata qualche giorno la maestà del Re, e intrattenuta con la rappre- sentazione d'alcune solenni e belle feste, com'è quella molto sin- gulare della Vergine Annunziata, che si rappresentò con ingegnoso e maraviglioso artifizio nella chiesa di San Felice in piazza: la quale tanto gli fu grata e dilettevole, che avendola veduta una volta publicamente, la volle rivedere altre volte sconosciuto e pri- vatamente >. Di questo edificio della Annunziazione ne ha fatto parola anche il nostro autore a pag. 79. 1494] 85 E molti dicevano che alcuni sua consiglieri attende- vano a sconciare, come fu un certo Signore di Bre, ' eh' era alloggiato in casa Giovanni Tornabuoni ; che si diceva eh' egli aveva promesso ad alcuni di fare rimet- tere Piero de' Medici, e farlo dimandare al Re, e forse non fu vero. Questo era in oppenioni d' uomini. Onde el popolo stava in grandissimo timore ; e ancora più, quando si disse eh' el Re aveva andare questa mattina a de- sinare in Palagio colla Signoria, e che gli aveva fatto cavare l'arme di Palagio, e lui voleva andare con molta arme, per modo eh' egli entrò el sospetto a tutto '1 po- polo, che ognuno attese questa mattina a riempiere le case di pane e d'arme e di sassi e afforzarsi in casa quanto era possibile, con propositi e aninai ognuno volere morire co l'arme in mano e ammazzare ognuno, se bi- sognassi, al modo del vespro Ciciliane. E fu tanto el ti- more, che fece caso, in su l'ora del mangiare, si cominciò a dire serra serra, e tutto Firenze serrò, fuggendo chi qua e chi là sanza altra causa, o altro remore; onde molti Franciosi corsone alla Porta a San Friano e presono el Ponte alla Carraia. E in Borgo. Ognissanti e in Pa- lazzuolo e in Borgo San Friano furono tanti e sassi dalle finestre, che non poterono pigliare le porte; e dimandando che cosa fussi, niuno el sapeva. Onde el Re non andò a desinare in Palagio. ' Fu una permissione divina che gli entrasse tanto sospetto dà ogni parte, che fu causa che mutorono l'animo loro cattivo in verso di noi che l'ave- ^ Alcuni storici fiorentini lo chiamano di Bles, ed è Filippo di Bresse che fu poi duca di Savoia. 2 La confusione maggiore sembra nascesse dagli Svizzeri, al- loggiati dentro e fuori della Porta al Prato, che si misero a sfor- zare Borgo Ognissanti per volersi accostare air alloggiamento del Re. 86 [Ì494 vamo buono. Ognuno può vedere che Iddio non abban- dona Firenze, ma noi siamo troppi ingrati. E in questo dì ci fu come el campo del Re, che egli aveva per la Romagna, passava di qua e da Dicomano. E ' a dì 25 detto, martedì, non ci fu altro se non che Franciosi avevano tanta paura che facevano guardie la notte e '1 dì; toglievano arme e speziavano chiunche e' trovavano la notte, per modo che la notte ne fu morti e feriti alcuni di loro da questi Fiorentini bravi, ch'ave- vano fatto pensiero d'ammazzargli quando gli trovavano fuori di notte. E se gli avevono a star più, l'arebbono fatto, che sarebbe stato quello che ci arebbe fatto capitar male. Sempre certi leggieri pericolone le città, che non pensano che cosa è attizzare el fuoco: alle volte uno che non vale un danaio farà isdegnare un Re per quaL che sua leggerezza, sanza colpa della città. E a dì 26 detto, mercoledì, el Re andò, insieme colla Signoria, a udire messa in Santa Maria del Fiore, e quivi giurò osservare e capitoli eh' erano compilati, che furono questi: che noi gli dovessimo prestare 120 migliara di fiorini, dargli al presente 50 mila fiorini e '1 resto per tutto luglio 1494, e che lui ci dovessi rendere e lasciare le fortezze di Pisa e tutte le altre cose, e lasciare le no- stre terre libere e spedite, e che Piero de' Medici restassi confinato 100 miglia discosto da Firenze, e che gli fussi levato el bando della taglia di fiorini 2000 e così si le- vassi a' frategli. Tutto questo giurò osservare in su l'al- tare di detta Santa Maria del Fiore, innanzi a Cristo Giesù, come parola di re. ' / Questi capitoli erano stati fennati il giorno precedente nel Palazzo dei Medici, dove abitava il Re. Il Marchese Gino Capponi gli pubblicò neW Archivio Storico Italiano, I Serie, Voi. . I, pa- 1494] 87 E a di 27 detto, giovedì, andò el Re fuori a vedere certi padiglioni distesi in sul Prato d'Ognisanti, che gli aveva mandato el Duca di Ferrara a donare al Re, che ve n'era uno pe' Re, molto bella cosa, el quale aveva sala, camera e cappella, e molte belle cose. Dovevasi partire questa mattina e noi fece: sonossi a gloria e fe^ cesi fuochi. E in questa mattina giunse a Dicomano molti uomini d'arme di quegli del Re che venivano di Romagna: alloggiorono a Dicomano, e insino sa luogo mio c'avemo forse 20 cavagli. Lasciavi Benedetto mio figliuolo molto giovanetto, ch'andò più volte a pericolo che nello ammazzassino, avvenga che facessi loro onore assai, com' io gli imposi ; che ci costorono assai. Alloggio- rono per tutto el Val di Sieve, e in sino al Ponte a Sieve e per insino alle Sieci ; poi andorono per Valdarno di sopra. ' E a dì 28 di novembre 1494, venerdì, si partì el Re di Firenze, dopo desinare, e andò albergo alla Certosa, e tutta sua gente gli andò dietro e innanzi, che poche ce ne rimase. E dissesi che fra Girolamo da Ferrara, famoso nostro predicatore, andò al Re, e dissegli che non faceva la volontà di Dio, allo stare, e che dovessi partire. E più si disse che v'andò una altra volta quando vedeva che non si partiva, e dissegli che non £a,ceva la gine 348-375. Sono 27 articoli, e gli ultimi 12 riguardano total- mente le persone e gl'interessi de* Medici. 1 Avendo il Re fatto bandire che tutti quelli cìie erano seco, partendo, pagassero ciò che avevano ricevuto ; la Signoria, con suo bando di questo giorno, ordinò ai Fiorentini di fare i conti beni- gnamente, e che a lei ricorresse chi si trovasse aggravato; mi- nacciando il taglio della mano a chi offendesse i Francesi. II giorno seguente poi pose la pena di sei tratti di fune a chi gli mole<^ stasse o percuotesse. 88 [1494 volontà di Dio, e che '1 male che doveva essere sopra altri, tornerebbe sopra di lui. E questo si stimò che fussi la causa che si parti più presto, perchè detto frate Gi- rolamo in questo tempo era in oppenione degli uomini che fussi profeta e di santa vita, in Firenze e per tutta ritaHa. E in questo dì, venne in Firenze el suo Capi- tano della gente sua di Romagna, ch'aveva nome el signore Begni, ' e disse al Re, un poco sopra mano, che si dovessi partire per ogni modo, che '1 tempo era prospero e ch'egli andassi innanzi ; e mostrò averlo per male l'es- sere soprastato. E di fatto el Re si parti perchè prestava più fede a questo Signore che a tutto '1 resto: e meri- tamente ch'era uno uomo molto savio e buono, secondo che si diceva; e questa fu la cagione potissima del partir presto. ' E a di 29 detto, sabato, el resto del campo del Re ch'era in Romagna, passò di qua e venne da San Godenzo e a Dicomano e al Ponte a Sieve, e poi per Valdarno di sopra, facendo molto danno. E a Corella ammazzarono circa undici uomini e presono prigioni e posono taglie, guastando tutto '1 paese come fussi una fiamma di fuoco. E a me fu rotto el muro della casa, e rotto tutti e ser- rami, e entrato per forza al mio podere, e feciommi molto danno, e consumorommi vino e biada, e portoronne al- cune masserizie ch'attagliavano loro ; e quelli di Corella ch'egli ammazzarono, furono certi uomini vecchi, per ao- * Roberto Stuart conte di Beaumont-le Roger, signore d'Aubi» gny-sur-Nerre. * Questo giorno i Signori destinarono Guglielmo d'Antonio Pazzi, Braccio di Domenico Martelli, Niccolò Antinori e Lorenza di Pier Francesco de' Medici , per andare la mattina seguente ad accompagnare il Re fino a Siena. In luogo del Medici fu poi sur- rogato Francesco de' Rossi. 1494] 89 cettargli, e non intesano l'uno l'altro. E ben vero che prima si feciono innanzi certi giovani per ributtargli, ma quei vecchi facendogli tirare indietro; e quei Franciosi bestiali dettone a quei vecchi su per la testa e lascio- rongli morti pe' campi, e per tutto feciono crudeltà. E a dì 30 detto, non ci fu altro se non parlare delle crudeltà eh' egli avevano fatto per tutto. E a dì primo di dicenbre 1494, lunedì, quel mede- simo. Tuttavolta passavano per Valdisieve el restante del campo di Romagna. E a dì 2 di dicenbre 1494, martedì, si fece Parla- mento in Piazza de' Signori, circa a ore 22, e venne in piazza tutti e gonfaloni, che ogniuno aveva dietro tutti e sua cittadini sanza arme. Solo fu ordinato armati assai alle bocche di piazza; e lessesi molte cose e statuti che furono parecchi fogli scritti. E prima fu dimandato al popolo se in piazza era e due terzi de' cittadini. Fu ri- sposto da' circunstanti che sì. Alora si cominciò a leg- gere : e dissono ne' detti capitoli^ eh' annullavano tutte le leggi dal trentaquattro in qua e annullavano e Set- tanta e' Dieci e Otto di Balìa, e che si dovessi' fare col Consiglio del Popolo e Comune, e serrare le borse e fare a tratte, come si soleva vivere a Comune; e fare uno isquittino più presto si potrà. E per al presente facevano 20 uomini de' più nobili e savi, c'avessino a fare al presente la Signoria e gli altri Offici, insieme colla Signoria e' Collegi, tanto fussi ordinato lo squit- tino. E di poi si stessi contento alla sorte, sempre. E detti 20 uomini si toglieva di loro dieci ch'avessino a badare alla guerra di Pisa, e altro che bisognassi. * 1 Varie delle cose deliberate in questo parlamento non sono in sostanza che una conferma degli ordini dati dalla Signoria nel 90 [1494 E a di 3 detto, mercoledì, si fece e detti 20 uomini; « feciono e Dieci della guerra, e altri ufid. E a dì 4 detto, giovedì, venne in Firenze Tanba- soeria del Duca di Milano. ' E a dì 5 detto, venerdì, gli Otto cominciorono a pi- gliare certi cittadini e mandargli al Podestà, che facessi loro ragione. E a dì 6 detto, sabato, predicò frate Girolamo e ordinò una limosina pei poveri vergogniosi, la quale s'ordinò in 4 Chiese: in Santa Maria del Fiore, in Santa Maria NoveUa, in Santa -^ e in Santo Spirito; la quale si détte el dì seguente, la domenica. E fu sì grande da non poterla stimare, d'oro e d'ariento, panni lani e lini , drappi e perle e altro : ogniuno porgieva con tanto amore e carità. E a dì 7 detto, domenica, si fece detta oferta. E pre- dicò pure in Santa Maria del Fiore, e ordinò che si facessi una processione, a ringraziare Iddio dei bonifici ricevuti. E a dì 8 detto, lunedì, si fece la processione, e tutta volta s'oferse pe' detti vergognosi , che non fu manco. Fu una processione molto maravigliosa , di sì grande numero d'uomini e di donne d'una stima grandissima, e con tanto ordine e ubidienza del Frate, che comandò ehe ninna donna non istessi su pe' muriccioli ^ ma stes* sino drente alle lor case, coli' uscio aperto chi voleva; in tanto che non aresti trovato una donna su pegli usci novembre, e ai quali si volle dare una solenne sanzione. Gli uffici del tutto annullati, furono il Consiglio del Cento, i Settanta, i Do- dici procuratori, gli Otto di pratica e gli Accoppiatori: gli altri BOB vennero che riformati. ^ Per rallegrarsi co' Fiorentini della recuperata libertà. 1494] 91 o moricciuoli. Fu con tanta divozione che non si farebbe forse un'altra volta. Non fu manco limosina che la prima della domenica. Non ebbi el vero del numero della li- mosina, ma furono migliaia di fiorini. E a dì 9 detto , martedì , mandórono un bando che Piero de' Medici fussi confinato fuori del tenitorio dei Fiorentini miglia 100. ' E a dì 10 detto, mercoledì, si trovava tuttavolta da- nari avevano nascosi in Dogana, sotto carboni e sotto aguti, e in più luoghi, che confessavano ognindì e detti cittadini presi. E più si diceva che '1 Re era giunto in Viterbo e che '1 Papa s'accordava a dargli passo. E a dì 11 detto, giovedì, venne in Firenze una soma di danari trovati a Pistoia, che gli aveva nascosti Sal- valaglio negli Ingiesuati. Tuttavolta si martoriava An- tonio di Bernardo e ser Giovanni di ser Bartolommeo, e confessavano queste cose. E a dì 12 detto, venerdì, fu inpiccato Antonio di Bernardo di Miniato, la mattina inanzi dì, alle finestre del Capitano; e stettevi inpiccato insino alle 24 ore. E in questi dì e Franciosi aveano tolto seta de' Fiorentini, che veniva di Levante qua, in quello di Cortona, che valeva 40 mila fiorini, e nella volevano rendere. Pure la renderono col tempo, benché costassi assai. E a dì 13 di dieenbre 1494, sabato, c'era nuove che *1 Re segnava le case in Roma. E a dì 14 detto, domenica, si disse come '1 Re era in Viterbo, e facevano delle cose bestiali come fe- eiono qui. I II 2 di questo mese la Signoria, per T osservanza dei ca- pitoli stipulati col Re, assolvè Piero dalla condanna di bandito e ribelle, e nel giorno medesimo gli détte il confine delle 100 miglia. Queste deliberazioni furono bandite il di 9. 92 [1494 E a di 14 detto, domenica, ci fu come in Roma ave- vano cacciato e segniatori, e morti molti Franciosi, e che si volevano difendere e no' gli accettare in Roma. E a di 14 detto, domenica, ci fu come e Cardinali, insieme col Papa, erano entrati in Castello Sant'Agnolo, con animo di tenersi, e tagliato e ponti, ecetto che quello di Castello Sant'Agnolo, e che v'era venuto el Duca di Calavria con molta forza; si che qui si giudicava ch'e Franciosi avessino a capitare male, e anche si disse, che '1 Re aveva mandato un bando in Pisa, che e Pi- sani dovessino tornare sotto e Fiorentini; altrimenti e Fiorentini faciessino loro tal guerra che gli disfacessino in tutto, alle spese del detto Re di Francia ; cioè eh' e danari che egli aveva avere, servissino per tale spesa, e finalmente non era vero, ma pasceva senpre di parole. * E a dì detto, frate Girolamo molto s' afaticava in pergamo, che Firenze pigliassi una buona forma di go- verno, e predicava in Santa Maria del Fiore ogni giorno ; e questa mattina, che fu in domenica, predicò, e non volle donne, ma uomihi; e volle e Signori, che non ri- mase se none el Gonfaloniere e uno de' Signori in Pa- lagio ; e fuvi tutti gli Ufìcj di Firenze : e predicava tutta volta intorno al fatto dello Stato, e che si dovessi amare e temere Iddio, e amare el bene comune ; e che 1 Qualche cosa di vero vi dovè essere, leggendosi nel Jlfe- mortale del Portoveneri, dove sono tante notizie della ribellione e guerra di Pisa, che il 4 dicembre giunse in quella città un araldo delReco'capitoli fatti dal medesimo coi Fiorentini, de'quali « dicieno s'abbi a rendere tutto quello ch'era prima de' Fiorentini. E questo di, ditto mandato dal Re è ito a Saressana e a Pietra- santa e a Fivizzano e al Bagnone e a Castel Nuovo e tutta la Lu> ligiana a consegnarla a' Fiorentini >. Questo pure era convenuto nel trattato. 1494] 93 niuno non volessi più levare el capo e farsi grande. Senpre favoriva el popolo ; e tutta volta diceva che non si facessi sangue, ma punissesi per altra via ; e così pre- dicava ogni mattina. E fecesi più forme, ed era grande contraversia fra' cittadini, in modo che ognindì si stava per sonare a parlamento. E a dì 15 detto, lunedì, quel medesimo. E tutta- volta c'era nuove di Pisa che si tenevano forte e scor- revano per tutto, predando e facendo danno assai con ogni animo. E a dì 16 , martedì , pure colle prediche del detto Frate. E a dì 19 detto, venerdì, si portò su in Palagio molte bozze di governo. Ogni gonfaloniere fece una bozza, come aveva detto el Frate. E a dì 21 detto , domenica , predicò ; e ancora non volle donne : predicò pure di Stato, e tuttavolta si stava in tremore, che non s'accordavano e cittadini. Chi la vo- leva lessa e chi arosto, chi andava secondo el Frate, e chi gli era contro; e se non fussi questo Frate, si vie- niva al sangue. E in questa sera, come permisse el Signore, circa a 2 ore di notte, tra' Ferravecchi, presso alla Volta della Luna, Benedetto mio figliuolo gli fu dato una coltellata in sul viso a traverso alla gota, e non fu piccola; della quale non sapemo mai da chi. Crediàno fussi colto in iscanbio, non avendo fatto dispiacere a niuno, né aveva d'alcuno sospetto : fu pe' nostri altri peccati. Della quale ingiuria gli perdono liberamente, come io voglio che '1 Signore perdoni a me, e priego Iddio che gli perdoni, e per questo non gli dia l'inferno. E a dì 22 di dicenbre, lunedi, dicevasi che '1 Re era in Viterbo, e tuttavolta si ragionava de' Franciosi , di 94 [1494 Roma, di Pisa ; e come Roma non voleva dare el passo. Ed era vi giunto el Duca di Calavria, per fargli risi- stenza. E in questo dì, vinsono in Palagio molt§ cose: Chi ammazzava non potessi mai tornare a Firenze ; e sopra el vizio inominabile, una leggie che chi fussi trovato la prima volta, stessi in gogna; la seconda, fussi suggiel- lato alla colonna ; la terza, fussi arso ; e più altre leggi, con ordine tutte del Frate. E a dì 25 di dicenbre 1494, fu la Pasqua. E non si faceva se non ragionare de' Franciosi, come a Roma erano giunti, e come la strignevano, e come avevano preso San Pagolo, e fatto ponti di legname. E a dì 28 di dicenbre 1494, domenica, predicò frate Girolamo, e non volle donne. Ebbe un grande popolo; ch'era giudicato alle sue prediche quasi senpre 13 o 14 migliaia di persone. Stavasi tuttavolta con grande so- spetto: dubitavasi di qualche scandolo, in questo pren- cipio di nuovo governo. E a dì 29 detto, si trasse e Signori nuovi ; cioè un nuovo modo di fare e Signori. E '1 primo Gonfaloniere fu uno de'Corbizi, che non fu sanza dolce alegrezza, pa- rendo un governo popolare e più comune. E a dì 30 detto, martedì, si fece inbasciadori a Pisa, che fu Piero Capponi e Francesco Valori, insieme con Franciosi, e lettere del Re, come ci fussi renduto Pisa. ' 1 II 13 novembre, la Signoria aveva eletto il Capponi, insieme con altri due cittadini', in Provveditori per la custodia e cura della città di Pisa. Il 24 dicembre i Dieci di Libertà e Balia deputano il Capponi ed il Valori in « Commissarii generali e con anplissima autorità in ogni luogo fuora di Firenze > ; e lo stesso giorno or- dinano che si paghino 40 fiorini d*oro a loro, « electi commissari! 1494r95] 95 E in effetto se ne feciono beffe in modo, eh' el popolo stimò che U Re ci dondolassi e ingannassi ; e stimossi tri- sta novella come in effetto fu. E a dì 31 detto, mercoledì, ci fu come certe navi del Re erano andate a travei^^o, che gli portavano die- tro vettuvaglia assai, che gli fu cattiva nuova. E a dì primo di giennaio 1494, entrò la nuova Si- gnoria, e fu una alegrezza grande jredere tutta la Piazza de' Signori calcata di cittadini, altrimenti che l'altre volte, come cosa nuova, ringraziando Iddio ch'aveva dato questo comune governo a Firenze, e cavati di suggiet- titudine: e tutto era ordine del Frate. E a dì 2 detto, venerdì, feciono dua anbasciadori a Milano, che fu messer Luca Corsini, e Giovanni Caval- canti. Andorono onorevolmente. * E a dì 3 detto, sabato, tornorono gli inbasciadori da Pisa e non avevano conchiuso nulla ; e dubitavasi assai di questa Pisa. E più si diceva, come Piero de' Medici era andato al Re di Francia a dolersi dell'essere stato cacciato, per avere tenuta la parte sua; e ch'egli aveva avuto buone parole da lui; e come detto Piero minac- ciava, e massime un certo Girolamo Martegli, ch'era sopra ritrovare la roba occulta di detto Piero. ' ad andare coli* ambasciadore del cristianissimo Re, verso Pisa >. Secondo quello che dice il Portoveneri, non fu loro concesso dai Pisani di entrare in città. 1 Per rallegrarsi con Lodovico Sforza detto il Moro dell'es- ser divenuto duca di Milano. * Il Martelli fu uno dei tre cittadini deputati dalla Repubblica, il 10 dicembre, prò computo Comunis honorum heredum Imì^ rentii, qui una cum tribus ex creditoribus dictorum heredum, propterea deputandorum, habeant auctoritatum, cognoscendi et iudicandi ec. , 96 [1495 E in detto dì, fu dato sentenzia che ser Giovanni di ser Bartolomeo andassi a Volterra in un fondo d' una rocca; e ser Zanobi, che stava agli Otto, fu condan- nato ih fiorini 500 e confinato in Firenze ; e ser Ceccone fu confinato nelle Stinche, con altri presi. E a dì 4 di giennaio 1494, domenica, ci fu come el Re di Francia era entrato in Roma d'accordo; e non- dimeno non gli dettone fJastel Sant'Agnolo. Dissesi ch'egli aveva saccheggiato gli Orsini. ' E a dì 6 detto, martedì, la Pifanìa, gli Otto cer- cando di danari, trovorono in Sa' Marco 1200 fiorini di quelli di ser Giovanni. Alcuni davano carico al frate Gi- rolamo ; onde, predicando, poi si scusò e disse no ne avere avuto notizia di detti danari, né n'era stato richiesto di tal cosa. E a dì 7 detto, mercoledì, gli uomini che furono fatti a fare grazie, si ragunorono nel Vescovado e comin- ciorono a fare grazie; e furono sì grandi e magne, che chi avessi avuto, debito miglia' di fiorini, pagava una coppia o due di fiorini. Furono sanza misura. Imito- rono el Signore che fa così. E a dì 8 detto, giovedì, si disse che '1 Re di Francia voleva Castel Sant'Agnolo e '1 Papa e' Cardinali e '1 fra- tello del Turco, ' ch'erano in detto Castello Sant' Agnolo. E a dì 9 detto, venerdì, ci fu come el Re aveva fatto licenziare certe sete de' Fiorentini, eh' avevano tolto 1 Giuseppe Molini, a pag. 22 del I voi. dei Documenti di Storia Italiana, pubblicò raccordo concluso il 15 di questo mese tra il Papa ed il Re. 2 Quésti era Zim o Gemme figlio del gran Maometto e fra- tello del regnante Baiàzet II, al quale contrastava V impero, ed era allora ricoverato presso il Papa. 1495] 97 e Franciosi, e eh' eli' erano nelle mani de' Fiorentini in Roma; e come trattava bene la Nazione fiorentina. E ognindi passava cavagli e some di panni di Francia, eh' andavano al canpo di Roma de' Franciosi. E a dì 11 di giennaio 1494, domenica, predicò frate Oirolamo e scusossi assai, e disse molto sopra la riforma della città ; e come e' era diavoli che tiravano adietro el vivere a Comune; e come loro scrivevano lettere con- trafatte, che paressi che '1 Frate dessi speranza a Piero de' Medici che tornassi, per farlo in disgrazia del popolo. E non di meno e' non era vero : che '1 Frate teneva col popolo, e col bene comune. Fu molto infamato da questi golpini, a torto ; che la verità sta senpre di sopra. Vero ■è ch'egli augumentò senpre questo vivere populare. E a dì 12 detto, lunedì, si fece fanti per a Pisa, e mandavansi via, e facevasi disegno d'averla in corto tenpo. E a dì 13 detto, martedì, feciono venire le bonbarde d'Arezzo e mandavansi giù a Pisa, e molte spingarde, e polvere assai. E tuttavolta si praticava la pace qui, traila discordia de' cittadini. E a dì 17 detto, sabato, predicò frate Girolamo; e molto s'inpacciava di questa pace e unione de'cittadini ; e molti cittadini si cominciarono a scandalizzarsi contro al Frate dicendo : Questo frataccio ci fa capitare male, E a dì 18 detto, domenica, si bandì un accatto di 100 mila fiorini, porre a tutti e cittadini; e molto isbi- gotti el popolo, e quasi si fermò ogniuno di lavorare; e stavasi malcontenti. ' Ogniuno diceva; Cosi non può 1 Con una provvisione approvata il 12 gennaio nel Consiglio del Popolo e il 13 in quello del Comune si ordinò tale accatto giudicando, « a conservatone della libertà et difendersi dalle in- sidie che contro a quella si tentassino, essere necessario di fare 7 98 [1495 stare; e' poveri che vivono solo di manifatture si mor» ranno di fame, àranno a stare colle limosino di San Martino. ' E a di 20 di giennaio 1494, ci venne molti Fioren- tini, circa 400, scacciati da Pisa da'Pisani, e lasciorono le lor donne e' figliuoli e lor botteghe, e furono molto male trattati. ' E molto si parlava delle pazzie loro. E a di 21 detto, andorono via e commessarii di qui a Pisa, e menorono co' loro molti bravi e giovani molto inanimati a fare loro ogni male. E anche si soldava molta giente ; e di quello di Pistoia v'andò molti fanti, e di tutto el contado, sanza soldo. Ogniuno correva là, stimando mandare a sacco tutto el paese, per modo che v'andò grande popolo. Ogniuno stimava poco el loro po- tere, ma non fu cosi, come si vedrà per Tavenire, che furono molto costanti e uniti alla loro difesa. E a di 22 detto 1494, ci venne uno inbasciadore dello 'Nperadore, ch'andava a Roma al Re di Francia. E a di 23 di giennaio 1494, si mandava a Pisa tuttayolta giente assai. preparatione di danari >. I cittadini dovevano esser fatti creditori 8U un libro che si chiamasse « V Accatto del MCCCCLXXXXV^ accioc)iè senpre appaia quelli che sono stati amorevoli della ciptà, et che ciascuno pigli esenplo da loro » ecc. 1 La Congregazione de' Buonomini di S. Martino per il «soc- corso dei poveri vergognosi, pe' quali- faceva cqntinuamente fare le elemosine fra Girolamo. 2 Di mali trattamenti si hanno testimonianze anche nei do- cumenti pisani. Una lettera de '27 gennaio 1494 ( 95 st. com. ) si riferisce a uno speziale che « nella sua partita fu per esser morto » , e furon fatte molte « ingiurie e spaventi alla donna sua... « minacciata di meterla a sacco » (Archivio di Stato di Pisa» Xettere agli Anziana I 29). 1495] 99 £ a dì 25 detto, predicò frate Girolamo, e chiese li- cenza, e disse avere andare a Lucca. Molto dispiacque al popolo. E a dì 27 di giennaio 1494, si ragunò el Consiglio Maggiore, e feciono uno Consiglio d'80 uomini che, in- sieme colla Signoria, avessino a fare inbasciadori e ri- spondere alle lettere, e molte altre cose. * E a dì 28 detto, ci fu come avevano avuti molti castellucci de' Pisani, e scorrevano tutto el paese. * E a dì 31 di giennaio 1494, voUono vincere negli Ottanta certe cose; non vinsono. E a dì primo di febraio 1494, non si vinceva nulla, perchè dicevano non volere vincere se non si vinceva una gravezza a'beni. E a dì 2 detto, ci fu come el Re di Francia aveva avuto rotta a Terracina, nel passare nel Reame, e morti centinaia d'uomini. E a dì 4 di febraio 1494, si vinse negli Ottanta la gravezza a'beni. E a dì 5 detto, si vinse nel Consiglio Maggiore la gravezza a' beni, cioè la Decima ; con questo, ch'ella non si potessi porla più ch'una volta l'anno o meno. ' 1 II 23 dicembre si era fatta una provvisione colla quale si stabiliva che dentro il 15 gennaio dovessero deputarsi questi Ot- tanta cittadini « perchè e' si conoscie essere necessario, per le cose occorrenti et d'importanza, et che tucto il giorno possono occorrere, essere bene che la Signoria o altri magistrati habbino qualche nu- mero di ciptadini co quali conferischino et domandino parere, et acciochè e magistrati di loro auctorità non chiamino uno più ch'un altro ». * Vedi Ammirato e Portoveneri. 3 Si chiamò Decima perchè si faceva pagare la decima parte delle entrate dei beni immobili. 100 [14g5 E a dì 5 di febraio 1494, entrò in Firenze el Car- dinale Sammalò frandoso, ' el quale aveva fatto Cardi- nale el Papa; el quale era passato di qua col Re di Francia, ch'era vescovo; e ora si tornava in Francia. Aveva molti cavagli. Aleggiò in Santa Maria Novella nella sala del Papa. E tuttavolta si diceva che '1 Re di Francia era in cattivo luogo e da dubitare. E a dì 6 detto, se gli mandò el presente molto grande. E a dì 8 detto, andò la Signoria a vicitarlo; e di poi, dopo desinare, vi mandorono otto cittadini, de'mag- glori, a intendere quello voleva. * E chiese e danari aveva avere el Re, e anche più 40 mila fiorini in prestanza. E a dì 9 di febraio 1494, e Signori arsone tutte le polize delle inborsazioni, perchè dicevano s'erano inbor- sate secondo ch'era piaciuto 'alcuni cittadini grandi. E a dì 11 detto, si praticava col Cardinale che ci rendessi Pisa, e voleva 70 mila fiorini. E a dì 17 di febraio 1494, si partì di qui el Car- 1 Guglielmo Brigonnet vescovo di Saint-Malo. Fino dal 25 gen- naio scrivevano gli ambasciatori pisani che ii Re di Francia aveva disposto di mandare a Firenze il R.mo di Saint-Malo, uomo, dicevano «. d'ingegno et d'autorità grande », e non per andare in Francia, ma per stare in Toscana o vicino, per conservare la quiete durante la dimora del Re nel reame di Napoli; e nel caso si fosse recato a Pisa, confortavano i Signori di ricevere con onore lui e la sua comitiva, « facendosegli allMneontro più in là et con pia gente » che fosse possibile. Era partito di Roma la mattina del 27 gennaio (Lettere citate, I, 38). * L'Ammirato e i documenti pubblicati nel T. I delle Négo- ciatioìis diplomatiques de la France avec la Toscane ne danno cinque, e i loro nomi sono questi: Guidantonio Vespucci, Tanai de'Nerli , Guglielmo de'Pazzi , Francesco Valori e Lorenzo deTVIe- dici che aveva cambiato il cognome prendendo quello di Popolani. 1495] 101 dinaie Sa' Malo, e andò a Pisa per renderci Pisa. E andò co lui alcuni nostri cittadini, fra' quali fu Fran- cesco Valori e Pagolantonio Soderini. E a dì 18 detto, si bandì che si dessi le scritte della gravezza della Decima s' ò, porre a' beni, per tutto marzo. E a dì 19 detto, ci fii nuove che'l Re aveva avuto rotta. E a dì 20 detto, ci fu come gli aveva preso Gaeta. E a dì 22 di febraio 1494, ci fu nuove che '1 Re di Francia aveva preso Capeva ed era presso a Napoli. Stimavasi Taquisterebbe presto. E a * dì 24 dettò, venne in Firenze el Cardinale Sa' Malo da Pisa e non ce la fece rendere. E dissesi che bisogniava averla per forza. E dicevasi che '1 Re vi teneva le mani, perocché '1 Re teneva la cittadella nuova e vecchia. E a dì 25 di febraio 1494, ci fu come el Re di Fran- cia aveva preso Napoli, e come v'entrò drente a dì 21 detto, sanza colpo di spada. E '1 Re si fuggì nel Ca- stello dell'Uovo. E qui si bandì con grande alegrezza, colle tronbe e pifferi, e fecesi serrare le botteghe e fare molti fuochi e panegli e grandissima festa, in me- moria di tale aquisto. ' ' E a dì 26 detto, si fece una grande procissione, e andovvi dietro el Cardinale Sa' Malo, e fecesi tre dì. E a dì 27 detto, si partì di qui el Cardinale Sa' Malo ch'era venuto per renderci Pisa, e no ne volle fare 1 Ciò è confermato da una deliberazione dei Signori di questo giorno che, oltre al comandare la chiusura delle botteghe, ordina anche le processioni nelle tre mattine successive. 102 [1495 nulla, e portonne 22 migliaia di fiorini, e ritornossi verso Napoli al Re. E a dì 2, lunedì, di marzo 1494, corsono e nostri in quello di Pisa e guastorono le mulina a* Pisam*, e pre- sono molti prigioni e bestiame. E a di 4 di marzo 1494, ci fu lettere dal Re di Francia molte grate, come gli aveva avuto caro che noi avessino fatto festa dell'avuta di Napoli. E a dì 5 di marzo 1494, si fece 4 anbasciadori al Re di Francia e di Napoli, che fu messer Guido Anto- nio, Pagolo Antonio Sederini, el Vescovo de' Pazzi e Lo- renzo di Piero Francesco de' Medici. ' E a dì 6 detto, molto si ragionava, che vuol dire che '1 Re non ci rende Pisa, vedendoci tanti amici della corona sua, e anche avendocela promessa all'avuta di Napoli. E a di 10 dì marzo 1494, andò Piero Capponi al canpo di Pisa e portò danari a'soldati. E a dì 13 detto, si diceva che '1 Re di Francia vo- leva tornare indietro. E a dì 16 di marzo 1494, si praticava la pace de'cit- tadini , e levare l' autorità alle sei fave ;- ' e vinsesi tra' Signori e Colegi. 1 Ha errato il Landucci nei nomi di questi ambasciatori. Nell'opera cit. Négociations ecc., si leggono l'istruzioni date ad essi ed i loro nomi, ma in luogo del Soderini e del Pazzi sono Bernardo Rucellai e Lorenzo Morelli, TAmmirato però dà il So- derini invece del Morelli; la verità si è che questi fu nominato a rimpiazzare quello , che non potò partire essendo ammalato. * La provvisione originale (Vedi Reg. di Provv. ad an.) è intitolata Lene pacis et appelationis zex fàbarum ProvisiOy e con- tiene le disposizioni per la pace, come dice il Diario; che con- sisterono in una indulgenza, o come oggi si direbbe amnistia. 1495] 103 E a di 18 detto, si vinse negli Ottanta. E a di 19 detto, si vinse nel Consiglio Maggiore. E disse la pitizione che non si riconoscessi fatti di Stato dal di della cacciata di Piero de' Medici, ecetto che de'da- nari; e che la Signoria non potessi confinare, sanza el Consiglio Maggiore. E a di 22 di marzo 1494, ci fu come el Re aveva preso Castello de Y Uovo. E a di 26 di marzo 1495, si faceva qui f%nti assai per Pisa. E a di primo d'aprile 1495, predicò frate Girolamo, e disse e testificò come la Vergine Maria .^ aveva rive- lato come la città di Firenze aveva a essere la più groriosa, la più ricca, la più potente ch'ella fussi mai, dopo molte fatiche; e promettevalo assolutamente. E V diceva tutte queste cose come profeta; e la maggiore parte del popolo gli credeva ; massime chi andava bene, sanza passione di Stato o di parte. E a di 2 detto , si disse che gli era fatto una lega, Veniziani, Duca di Milano, Inperadore, el Papa, el Re di Spagna, Gienòvesi; e dato tenpo a noi tutto aprile detto a entrare. dentro certi limiti, per chi avesse favorito lo Stato che reggeva fino al 9 novembre. Vi è poi un articolo il quale ordina che a chiun- que, abile agli offici, che « per caso alchuno di Stato sarà con- dannato da'Signori o Octo di guardia, o di Balia, in pena di morte o di ascissione di menbro , o confinato o relegato o in- carcerato, o condannato in maggior somma di danari che di fio-^ rini 300 larghi, possa et sia lecito ricorrere al Consiglio Maggiore »; « da esso venire assoluto con certe solennità. E in ciò, credo, «tette il levare l'autorità alle sei fave, o vogliam dire ai sei voti coi quali i predetti Signori e Otto potevano condannare, come di sopra è detto. 104 [1495 E a dì 5 d'aprile 1495, ci fu come el Re di Francia aveva aquistato tutto el Reame ; e che '1 Re di Napoli s'era fuggito in Ischia , come perduto la speranza. E a dì 7 detto , ci fu come '1 Re voleva tornare di qua. E a dì 8 d'aprile 1495, predicò frate Girolamo in Palagio, e confermò tutto quello aveva detto per pas- sato. E^a di 9 detto, ci fu come el Re di Francia aveva mandato a chiedere tutto di là d'Arno per abitazione; e dicevasi che ci voleva rendere Pisa. E a dì 13 d'aprile 1495, ci fu come e nostri soldati erano scorsi in quel di Pisa, e predato insino a San Piero in Grado; e presono molto bestiame. E a dì 17 detto, ci fu come e Pisani avevano pre- dato in sul nostro, e scorso in quello di Poscia. E a dì 21 d'aprile 14^, ci fu com' e Pisani erana a canpo a Librafatta, e che la strignevano forte, E a di 22 detto, e nostri si. missono a ordine per andargli a trovare; e si levorono da canpo e non aspet- torono. E nostri v'andorono e tolsono loro l'artiglierie. E a dì 25 di aprile 1495, ci fu come s'erono ap- piccati, e morti assai e prigioni dell' una parte e dell'al- tra. E un certo nostro caporale, ch'aveva nome France- sco Roverso, era scorso insino alle porte di Pisa, e rimase prigione. E a dì 26 detto, si diceva molto per la città che alcuni cittadini c'ingannavano, che non lasciavano ria- vere Pisa, e varie cose trattavano col Re, e forse non era. Facevano venire certi caporali per intendere el vero; e tuttavolta si stava in confusione e mali uniti. E a di 28 d'aprile 1495, si diceva che '1 Re di Fran- cia tornava in qua. E benché paressi amico, e ohe gli 1495] 105 avessi inteso che noi avàno caro Taquisto suo, nondi- meno ogniuno Taspettava con pagura di non n'andare un tratto a sacco. Ninno si fidava della sua amicizia. E a di 3 di maggio 1495, predicava frate Girolamo e confortava molto el popolo che non capiterebbe male. E a dì 9 detto, venne a Pisa circa 400 franciosi, mandati dal Re i' nostro aiuto ' . E a dì 11 di maggio, si vinse che si facessino e Dieci nel Consiglio '. E a dì 16 detto, fu preso due figliuoli di Giovanni delFAntolla. E mandorono per uno loro fratello eh' era commessario in Romagna, e dettone loro di molta fune; e confessorono un trattato che facevano per rimettere Piero de'Medici in Firenze. E a dì 17 di maggio 1495, ci fu come quegli di Librafatta avevano dato una rotta a'Pisani. E a dì 18 detto, venne preso quello dell' Antella. E a dì 20 di maggio 1495, ci fu come Librafatta s'era perduta per mancamento d'aiuto. E a dì 21 detto, si vinse di porre un balzello, che fu la disfazione della città, e con grande dispiacere de' cittadini. E a dì 23 di maggio 1495, ci fu come el Re di Francia s'era partito da Napoli e veniva in qua *. -r— 1 Gli storici fiorentini credettero c^e questi soldati fossero dal Re inviati per rafforzare la guarnigione di Pisa, ma invece erano spediti in servigio dei Pisani ; e per loro guerreggiarono coU'approvazione del Re. Portoveneri, Op. cit. 2 Cioè che al Consiglio Maggiore spettasse d'allora in poi la elezione dei Dieci di Libertà e Pace. 3 Già con deliberazioni dei giorni 16 e 19 di maggio, la Signoria aveva deputati vari cittadini per provvedere a tutto quello che occorresse per la venuta del Re nel territorio fiorentino. 106 ^ [1495 E a dì 24 di maggio 1495, fu volato dare a frate • Girolamo, nella Via del Cocomero, quando ebbe predi- cato. E a dì 28 di maggio 1495, si mandò uno degli Al- bizi per staffetta al Re, perchè s'era inteso che gl'in- basciadori non andavano in verità ; e forse non era vero. E a dì 29 detto, feciono altri 3 inbasciadori al Re, per intendere el vero '. E a dì 31 di maggio 1495, si ragunò el Consiglio e Richiesti assai ; e fecesi grande pratica sopra la venuta del Re. E infra T altre, molto si disse che si chiedessi al Re due cose, la prima la libertà, la seconda che noi non ci vogliamo Piero de'Medici. E a dì primo di giugno 1495, ci fu come el Re era entrato in Roma per passare di qua. E a dì 2 detto, si fece frate in San Marco Pandolfo Rucellai, ch'era già vecchio. E a dì 3 di giugno 1495, si ragunorono e gonfaloni nelle chiese, e fecesi molti consigli, in questa venuta del Re. E fu di nuovo consigliato che si chiedessi al Re 4 cose: la prima la libertà, e non volere Piero de' Medici, com'è detto; la terza, che ci renda le cose nostre; la quarta, dimandare se viene come amico o come nimico; e così fu consigliato da tutti. E a di 4 di giugno 1495, la città stava in grande sospetti, e molto si provedeva le case e forniva d'arme. E- a dì 5 detto, feciono venire la Tavola di Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta, e fecesegli un grande 1 Furono Domenico Bonsi, Giuliano Salviati e Andrea dei Pazzi. L*Ammtrato prende errore quando in luogo di quesfultimo pone Pandolfo Rucellai : al quale è vero che fu data tal com- missionef ma egli la rifiutò, vestendo Tabito Domenicano. 1495] 107 onore. * E frate Girolamo ordinò che quella rendita del- Toferte che se gli faceva, fussi de'poveri. E ordinò due tavole a San Felice in Piazza, e due a Santa Maria del Fiore, e quivi s* offeriva grande limosina di fiorini e di grossi. Fu grandissima limosina, e fu ordinata da detto Frate, ch'egli era ubidito da chi no'gli credeva. Fece stare in Santa Maria del Fiore le donne da Tun lato e- gli uomini da l'altro, che non si trovava uomo me- scolato con donne ; con una processione tanta ordinata, e divota, che mai ne fu fatta un* altra tale. E a dì 7 di giugno 1495, rifiutorono e 20 uomini ch'erano eletti al governo della città, e lasciorono el dominio a l'ordine del Consiglio Grande e universale; el quale pare, a ogniuno che volo vivere bene e sanza passione, el più degno governo ch'abbia avuto mai Fi- renze. E nondimeno tutti e principali attendevano a for- nirsi d'arme e mettersi in casa fanti, in modo si dubitò di Parlamento, ma non fu così. Lo facevano per pagura dell'andare a sacco. Ogniuno faceva forte la casa sua. El contado attendeva a sgonbrare in Firenze, massima- mente quegli di qua donde aveva a passare el Re. E nondimeno, el frate Girolamo predicava ogni giorno e confortava ogniuno che non avessino paura, che Iddio ci aiuterebbe. E a dì 11 di giugno, tornò Lorenzo di Pier Fran- cesco de' Medici, ch'era inbasciadore al Re. E a di 12, tornò Bernardo Rucellai, ch'era ancora 1 Questa venuta era stata in genere deliberata dalla Signo- ria il 28 maggio, affinchè il popolo fiorentino potesse aver grazia nelle angustie che lo affliggevano; due giorni dopo si fissò il 5 giugno per condurre il Tabernacolo in Firenze. 108 [1495 lui iabasciadore al Re. E in questi dì tuttavolta si for- niva d'arme la città, e ponevasi a ogni canto legni per potere isbarrare la città. Stava ogniuno in grandissimo prospetto e di mala >voglia, perchè si stimava ch« '1 Re ci voleva male ; perchè tuttavolta si perdeva, le castella. Eraci nuove che Palaia era perduta, e Montetopoli. E a di 13 di giugno 1495, ci fu come el Re era giunto in Siena, con tutta sua giente. E a di 14 detto, giugnieva la sua giente a Poggi- bonizi e facievano ogni male. Ogniuno pregava Iddio che non venissi per Firenze, e fumo esalditi da Dio. E a dì 15 di giugno, andò frate Girolamo in contro al Re a Poggibonizi, e quivi l'aspettò. E a dì 16 detto, venne el Re il Poggibonizi, e 1 suo antiguardo andò a Ehipoli, e mettevano a sacco ogni cosa, e pigliavano prigioni e facevano ogni male. E a dì 17 di giugno , parlò frate Girolamo al Re, in Poggibonizi. E dissesi che lui fu la causa che non venne in Firenze ; e che '1 Frate gli raccomandò Firenze, e che Iddio voleva che facessi bene a Firenze; e ch'ell'era tutta sua amica. In modo che si disse , che giovò assai a Firenze, e che 1 Re gli prestò fede assai. Era il Frate in quel tenpo in una tanta stima e devozione ih Firenze, che ci era molti uomini e donne, che se gli avessi detto loro Entrate nel fuoco, Tarebbono ubidito di fatto. Sti- mavasi per molti che fussi profeta ^ e lui lo diceva. E a dì 18 di giugno 1495 , ci fu come gli avèno arso Montetopoli, e messo a sacco Ganbassi e Castel Fiorentino, e molte altre cose, come sanno fare e Fran- ciosi e tutti soldati. E a di 19 detto, in verso Settimo, e nostri asalto- rono certi anbasciadori Franciosi che si partirono di Firenze, per modo che, per tutti questi piani insino a 1495] 109 Peretola, cominciorono a sgonbrare, che fu causa di certi nostri cervellini e tristi che no'pensono di quanto scan- dolo e'furono causa, per volere rubare qualche piccola cosa, mettere a pericolo. E a dì 20, tornò frate Girolamo dal Re, e a dì 21 poi predicò e disse avere parlato col Re, e come gli aveva promesso molto bene, e come lui aveva detto al Re che se e'no gli ateneva la promessa, che lui capite- rebbe male e che Iddio gli leverebbe Tuficio, e che non sarebbe più ministro di Dio, e che perderebbe la più cara cosa ch'egli avessi. E così chiamò testimonio tutta la predica, che v'era circa 13 o 14 mila persone, che così sarebbe a ogni modo. E disse, avergli detto certi altri secreti di sua casi particulari. E a dì 22 di giugno 1496, el Re si partì e andò verso Pisa. E a dì 23 detto, ci fu come el Re aveva avuto un poco di rotta dalla Lega, al Salto della Cervia, la sua prima guardia. E più ci fu come e Lucchesi avevano messo drente molti fanti della Lega, e non vollono el Re. E ancora ci fu come e nostri avevano dato una grande rotta a Montepulciano, ' e preso un messer Gio- vanni Savello capitano de'Sanesi. E a dì 24 di giugno 1495, el Re entrò in Lucca, e fu pure ricevuto. Si mutorono d'animo. E dicevasi che '1 Re non ci voleva rendere Pisa, e ch'e Pisani l'ave- vano donata al figliuolo del Re, che così dovè essere, però che s'è veduto l'effetto che lui si partì e noUa rendè; ed era ©brigato sotto giuramento, in sull'altare di Dio. * I Montepulcianesi, fino de*27 marzo, aiutati da*Senesi, si erano ribellati a Firenze, gridando Libertà e Lupa. no [1495 E a dì 25 detto, si partì el Re da Lucca, e andò in verso Serezzana. E nostri anbasciadori, che crono andati al Re, tornorono sanza concrusione di riavere^ Pisa; in modo che ci fa che dire ^ssai. E fecesi pensiero ^'averla per forza a ogni modo. E'nimici del Frate: — Togli, fidati del Frate che dice avere Pisa in pugno ! E a dì 26 di giugno, si fece la Signoria, la prima fatta per elezione, secondo la nuova riforma, e come si fanno gli altri ufici grossi ; e non fu più fatta da' Venti come prima, che già avevano rifitato, com'è detto. E fu gonfaloniere Lorenzo Lenzi ; e parve contento tutto que- sto popolo di tal modo d'eleggere. Ogniuno s'accordava che questo fussi el vero modo del vivere popolare fio- rentino, più che fussi mai. E a dì 27 di giugno 1495, ci fu come noi avàno condotto in patti Montepulciano. E a dì 29 detto, ci fu come el Re era in quel di Pietrasanta e Serezzana, e in que' paesi. Pensa come stavano ! E a di 30 detto, ci fu come el Re aveva messo a sacco e a filo di spada un castelluccio presso a Pon- triemoli. E a dì primo di luglio 1495, ci fu come el Re non poteva andare innanzi, e che vi pioveva la giente di Lonbardìa e di Bolognese e per tutto, sanza soldo, la maggior parte; e dubitavasi del Re che non capitassi male. E a dì 2 detto, ci fu come e nostri avevano preso 50 uomini di que' di Cascina; e fuvvi un figliuolo del Capitano de' Pisani, de' Malvezzi. E a dì 3 di luglio, ci fu come el Re di Francia era di là da Pontriemoli, in luogo che si morivano di fame. Erano stretti e avuto un poco di rotta dalla Lega. I 1495] 111 E a dì 6 detto, tnandorono e Fiorentini al Re inba- sciadori, che fu messer Guido Antonio e Neri Capponi. ' E a di 8 detto, ci fu come a dì 6 detto s'apiccorono la battaglia el Re di Francia colla Lega, in Parmigiano in sul Taro, a ore 16 ; e durò insino a notte, e funne morti dell'una parte e dell'altra, 3 mila. Uomini famosi sono suti morti e molti uomini di conto, presi molti pri- gioni da taglia. E' Franciosi anno perduto la maggiore parte de'cariaggi e artiglierie. El Conte di Pitigliano si fuggì da'Franciosi e andò dalla Lega. E morti dal canto di là furono : el signore Ridolfo da Gonzaga, el signore Anton Maria, el signore Carario, el conte Bernardo dal Monte, e messer Giovanni capitano del Marchese di Mantova, El Signore Rinuccio da Farnese rimase preso e ferito. E a dì 9 di luglio, si vendevano a lo' ncanto le cose di Piero de' Medici, e così e panni ; e penossi più dì, in Orto Sa' Michele. E a dì 11 detto, ci fu come el Re di Napoli aveva riavuto Napoli , e morti molti Franciosi. E più e' era nuove che '1 Re di Francia se n'andava, e la Lega lo secondava, e lascia vaio andare ; perchè nella Lega vi fu olii non andava in verità. Che se gli avessino voluto, e fussino stati d'accordo, e' non ne tornava in Francia te- sta di loro; né anche el Re, 1 II 23 giugno il Re aveva scritto ai Fiorentini che avrebbe ricevuto i loro ambasciatori quando fosse giunto in Asti, e i due qui nominati sono appunto quelli che gli furono mandati. Nei registri di Deliberazioni de' Signori e Collegi dell'anno 1495, si legge copia dei Capitoli fatti dal Re coi detti ambasciatori, a To- rino, il 16 di agosto, e che dai Signori furono ratificati il di 8 settembre. 112 [1495 E a dì 14, ci fu come gli avevano fatto un poco di triegua, e ch'e Franciosi potessino passare un certo fiume. E per ventura de' Franciosi , come piaque a Dio , quel fiume venne grosso, perchè piovve grandissima aqua, e' nostri non poterne andargli a trovare, per non potere passare el fiume , per modo eh' e Franciosi dettono a ganbe. E a dì 15 detto, ci fu come e Franciosi erano giunti in Asti, e molto si disse che fu per miracolo di Dio. E dissono ch'el Re giurò di volere tornare aquistare filano, e com è gran nimico de'Viniziani e di chi era nella Lega. E a dì 18, ci fu come e Giono vesi avevano pinoso Tarmata del Re con molti legni e prigioni, per modo che fu vituperato e rovinato di tale inpresa, per modo che Firenze potè dire che fussi ogni sua disgrazia per peccato eh' egli aveva fatto a ronpere el giuramento ch'egli aveva fatto in suU' altare di Santa Maria del Fiore, che giurò di renderci Pisa, come gli aveva Na- poli ; e come uomo di poco intelletto non volle mai co- noscere gli amici suoi. Vedeva chiaramente noi essere soli a non volere entrare nella Lega controgli, e diven- tòmo nimici di tutta l'Italia, per suo amore. Anzi ci à fatto spendere un tesoro a volerla per forza. Ma secondo ohe dice questo Frate (che noi stimiàno profeta) che presto gli à a'ntervenire peggio ; e come e' sarà dato a altri l'ufìcio dell'essere ministro di Dio a purgare l'Italia de' peccati. E a dì detto, fu finito el primo finestrate del pala- gio di Strozzi. E più si faceva nella Dogana e fonda- menti per la sala grande ; ' e tuttavolta el Frate confor- 1 Doveva servire per le adunanze del Consiglio Generale. Il disegno fu dì Simone del Pollaiolo amico del Frate ^ e varie te- 1495] 113 lava si tirassi inanzi. Per suo consiglio si faceva detta sala. E in questo tenpo tuttavòlta si faceva giente per a Pisa. E a di 29 di luglio 1495, ci fu come e Sanesi erano in arme, e che s'amazavano, per volere rifare un certo loro Monte de' Nove; chi voleva e chi no. E a dì 31 di luglio 1495, ci fu come e nostri ave- vano preso el Ponte di Sacco e mandatolo a sacco. E tuttavòlta, qui non si faceva altro che mandare giente. E a di primo d'agosto, ci fu come e Sanesi avevano confinati molti cittadini, e rifatto el Monte de' Nove. E a di detto, al Ponte di Sacco avevano presi circa 70 Franciosi ch'erano pe'Pisani in detto castello. ' E no- stri, come uomini non Taliani ma barberi, e inparato da loro, e perchè gli avevano in odio per più conti, si di- lettorono d'amazzargli e tagliarli tutti a pezzi, perchè de' Taliani si truova de' crudeli e tristi. E a di 3 d'agosto 1495, si dettone a patti parecchi castellucci de' Pisani, Lari e altri. E a di 4 d' agosto, ci fu come lo 'Nperadore aveva mandato un bando che ninno suo suddito non andassi al soldo de' Viniziani né del Duca, e che voleva citare el Papa a' Concilio; e se non voleva passare di là, lo voleva a Firenze. NoUo citò però. E a di 6 d'agosto 1495, andorono di qui al canpo nostro di Pisa, ch'era al Ponte ad Era, e nostri com- ste di marmo e di bronzo che erano nel palazzo de^Medici furono destinate per adornarla. Questa sala fu fatta rialzare e ornare da Cosimo I, e ora chiamasi il Salone dei Cinquecento. 1 Erano di quelli che aveva mandati nel maggio il Re, ed i Fiorentini credevano che si fossero venduti a' Pisani contro la volontà del loro Signore. 8 114 [1495 messari, che fu Francesco Valori, Pagolantonio Soderini, e portorono molti danari assoldati, circa 20 mila fiorini, E a dì 9 d'agosto, la domenica, quando si diceva el vespro, venne una saetta in sulla cupola. Non fece molto danno, ma grande paura chi era in coro, però che cadde alquanti calcinacci in coro, piccola cosa. E a dì 11 detto e per tutti questi dì, si vendeva in Or Sa' Michele robe di Piero de' Medici a lo 'ncanto, che v'era coperte da letto di velluto e con ricami d' oro, e molte e varie cose, dipinture, quadri e molte belle cose; a mostrare quanto può la fortuna in queste cose tran- sitorie, ma diciàno meglio, le permissioni divine, accioc- ché l'uomo riconosca da Dio ogni cosa, che le dà e to- glie a sua posta, e che l'uomo non debbo insuperbire per vedersi e trovarsi gran maestro e ricco ; ma debbe l'uomo, quanto più à ricevuto da Dio, tanto debbe es- sere più umile e paragli essere più ingrato a Dio che gli altri ; che la gravità de' peccati istà nella ingrati- tudine. E a dì 12 d'agosto 1495, fu finita la volta della sala grande , quella parte che copriva la corte del Ca- pitano. E in questi dì, si diceva che '1 Duca di Milano non lasciava passare lettere che venissino dal Re di Francia. E a dì 13 detto, si vinse in Consiglio Maggiore, che chi ragionava di fare Parlamento, glien' andassi la vita e la roba. E in questi dì, si strigneva forte Palaia. E a dì 14 d'agosto 1495, s'ebbe Palaia a patti che fussino salvi l'avere e le persone, e dettone fiorini 400. E a dì 18 detto, el canpo andò a Cascina, e presono la Badia di San Severino, ' ma poi non v'andoronó ; m'an- 1 Deve dire San Savino. 1495] 115 dorono a Vico Pisano, e V altro dì gli dettono battaglia e morivi de'nostri assai. E ogni dì si conbateva, e fuvvi morti più di 20 uomini. E a dì 29 d' agosto , si levorono da èanpo da Vico. E a dì 31 detto, ognindì si diceva: El Re manda a rendere Pisa, e che le lettere non possono passare. Non era nulla. E a dì primo di settenbre 1495, tornò Piero mio cognato, di canpo, ferito d'uno scoppietto nel tallone. Stette male. E a dì 4 detto, andò el canpo presso a Pisa. E a dì 5 di settenbre 1495, e Franciosi eh' erano nella cittadella di Pisa, avevano chiesto l'altra citta- della vecchia, e che l'avevano data loro. E dubitavasi eh' e Pisani avessino soccorso dalla Lega. E a dì 7 di settenbre, ci fu come el canpo nostro era nel borgo di San Marco di Pisa, e che gli avevano avuta la rocca Stainpace. E a dì 8 detto, ci fu una patente e contrasegno del Re di Francia per renderci Pisa ; e non valse niente , perchè erano sostenuti dalla Lega, e massimamente da' Viniziani. E a dì 10 di settenbre 1495, andorono al canpo a Pisa 2 de' Dieci, 2 degli Otto, 2 de' Colegi, per fare forza a Pisa. E a dì 14 detto, ci fu come gli avevano preso la bastia de'Pisani e alcuni prigioni Pisani. E se non fussi che '1 Castellano de* Franciosi ' cominciorono a trarre 1 Questo comandante, cui fu dal Re affidata la custodia della fortezza di Pisa, era Roberto di Balzac, antico favorito di Luigi XI, consigliere e ciamberlano del Re, siniscalco d'Agénois e di Gua- scogna, barone d*Entragues e di Saint Amand. Il Comines nelle 116 [1495 spingarde a'nostri e amazzorono alcuni* de' nostri; e fu ferito quello de'Vitegli; ' e non ci atennono quello ave- vano promesso, di renderci la forteza, come diceva le lettere del Re. E a dì 16 di settenbre, andò a Pisa Monsignore di Lilla francioso, ' eli' era qui in Firenze , per farci dare V la cittadella; perchè quello Francioso che v'era drento nella voleva dare. E andovvi in cataletto perch'era ama- lato, in servigio de'Fiorentini ; e non giovò niente. E a dì 18 detto, ci fu come el Fracassa ' era entrato in Pisa con poca giente, che si stimava era mandato dalla Lega. E a dì 20 di settenbre 1495, si fuggì di qui l'Alfonsina donna di Piero, de' Medici e andonne a Siena, al marito. E a di 23 detto, andò un bando, che se un figliuolo di Bernardo de' Medici * non conpari va agli Otto, avessi bando di rubello perchè 1' aveva condotta lui a Siena. E a dì 25 di settenbre 1495, mandorono un bando, che chi amazzava Piero de' Medici avesse 4 milia ducati, e l'arme a vita con due conpagni, e potere ribandire uno, chi e' voleva ; e colui che l' ammazza fussi rubello, abbi 2 mila ducati d'oro e sia ribandito, e possa por- tar l'arme a vita come gli altri. * sue Memorie lo chiama « uomo di molta qualità, servitore del Duca d'Orleans ». La sua condotta parziale e insubordinata, mi pare lo mostri di qualità molto cattiva. 1 Paolo Vitelli. * Giovanni Dumas signore di Lilla, consigliere, ciamberlano e maestro di casa del Re. 3 Gaspero di Roberto da San Severino capitano di gente d' arme. * Averardo di Bernardetto de' Medici. * Si rinnuovarono le condanne in conseguenza degli sforati che faceva Piero per rientrare in Firenze. 1495 ] 117 E a dì 2 d'ottobre 1495, fu finito le volte della sala grande di Dogana, che sarà una magna cosa. * E a di 3 detto, si cominciò a dubitare di certa ra- gunata si faceva negli Agnoli, d'opra di Parlamento. E mandorono a pigliare don Guido e certi altri frati degli Agnoli. Si disse tenevano mano a questa congiura. Non s' intese che fussi vero. E a dì 4 d'ottobre, venne el canpo a Cascina. E a dì 5 detto, tornò Monsignore di Lilla, e disse avere protestato al Castellano che, se non rendeva la cit- tadella, ch'egli era rubello del Re. Morì detto Monsignore, E a dì 6 d'ottobre 1495, presso a Canpi, si scoperse una -casa di morbo, e in casa Antonio di Bono morì un garzone e una fante; e in casa Andrea di Bono v'era amalati di morbo ; e in casa di Iacopo di Piero Berardi, e un altra nella Via della Scala e più luoghi. Ci fece danno. E a dì 15 d'ottobre 1495, si fece l'onoranza di Mon- signore di Lilla, e fugli fatto un grande onore. Sotter- ròssi a'Servi. Ebbe 280 torchi, e predicessi sopra el corpo in sulla Piazza di Sa' Lorenzo. E a dì detto, si vinse che chi amazzava Piero de'Me- dici , e fussi morto lui , 1' erede sue avessino e 4 mila fiorini. E a dì 17 detto, dettone bando^a uno de' Ricasoli che trattava con Piero de' Medici di dargli Ricasoli. * E a dì 18, predicava frate Girolamo e confortava tuttavolta a tenere fermo questo reggimento e '1 Consi- glio Maggiore. E a dì 27 d'ottobre 1495, venne un fante che recò * Aveva nome Antonio di Bettino. 118 [1495 nuove che '1 Re di Francia mandava un signore che ci rendessi Pisa per ogni modo; el quale era indietro; e toccò dalla Signoria 100 ducati, e nonne fu nulla. E a dì 29 detto, cadde Y antenna del palagio degli Strozzi che tirava su le pietre, perchè si ruppe un vento sopra la Loggia : e cadde in verso Santa Trinità, e rup- pesi nel mezzo do v' era la commettitura ; e non fece male a persona. E a dì 3 di novenbre 1495, ci venne uiio inbascia- dore del Re di Francia, che si chiamava Lancia in pu- gno, e veniva per darci Pisa; e andò là e fu preso da'Pir sani e poi lasciato. E a questo modo eravamo uccellati. E in questo tenpo la morìa ci facea un poco danno. E a dì 14 detto, ci fu come Piero de' Medici era in quello di Perugia con molta giente. E in questi di, tuttavolta si vendeva e beni dì Piero de' Medici a lo 'ncanto. E a dì 24 di novenbre 1495, si disfece un certo rialto che s'era fatto tra'l Palagio de' Signori e la Log- gia de'Signori, che s'era fatto di poco tenpo, che s'an- dava nella Loggia di Palagio al pari colla porta. * E a dì 26 detto, si vinse in Palagio 3 pitizioni: la prima, una taglia dietro a Giuliano de'Medici, chi ramaz- zava; e la seconda, vendere e beni della Torre; la terza, la riforma del trarre sanza chiamare. * 1 Una deliberazione della Signoria del 22 novembre è cosi concepita : Quod pavimentUm scuris politis stratinn ante portemi Dominorum, paucis ante annis confectum, dictum el Rialto, re^ moveatur et remaneat ut prius erat ad niaiorem Palatii pul- critudinem^ ne conspectus Palatii a lateiriìnis defor^natus videatur: et lapidea UH dentiir Operariis novaa Salae ad Salain con- fidendam. ' Ecco in sostanza con più chiarezza il sunto di queste prov- 1495] lld E a dì 3 di dicenbre 1495, ci fu come Piero de'Me- dici fu per esser preso a Cortona. S'ebbe a fuggire. E a dì 4 detto, ci fu come Ramazzotto, amico della Casa de'Medici , asaltorono la strada al Cavrenno, e tol- sono muli carichi; e come poi, l'altro dì, el podestà di Firenzuola aveva preso alcuni di loro. E comandossi fanti in Mugiello in aiuto di Firenzuola. E a dì 7 di dicenbre 1495, si vinse in Palagio una gravezza a'preti di 50 mila fiorini ' e alla roba di Piero de' Medici 30 mila. E a dì 8 detto, ci fu come el Re di Napoli aveva preso el Castello Nuovo, e così raquistava ogni cosa. E a dì 9 di dicenbre 1495, si portò in Palagio de'Si- gnori un Davitte ch'era in casa Piero de' Medici, e po- sesi in mezzo, della corte del Palagio de' Signori. * visioni. Colla prima, si prometteva il premio di fioriiii 2000 larghi d'oro e altri privilegi a chi uccidesse Giuliano : colla seconda, si ordinava agli Ufficiali di Torre di vendere 48 botteghe sul Ponte Vecchio e 20 in Mercato Vecchio : coirultima, s'ordinava Timbor- sazione dei cittadini per trarre a sorte quelli che dovessero occu- pare certi ufìzi o magistrati, che allora si facevano per elezione e come dice vasi, a mano, nel Consiglio Maggiore. E questo e il trarre sanza chiamare. 1 La provvisione intitolata Offìcialium Presbiterorirm, Ordì» natio è del giorno successivo. Dovevano essere cinque cittadini da eleggersi dal Consiglio Maggiore, e coirautorità di « risquotere almeno insino alla somma di fìorini cinquantamila da qualunche non sopportante le gravezze ordinarie ». La Signoria, il dì 30 dei seguente mese di gennaio , ordinò agli Officiali delle Grazie dei Contadini di cedere a quelli , per loro residenza, parte del locale che occupavano nell'Arcivescovado. * Il di 9 d' ottobre, i Signori ordinarono che le due statue di bronzo, il David e la Giuditta, esistenti il primo nel cortile del palazzo di Piero, e l'altra nell'orto del medesimo, venissero conse- 120 [1495 E a dì 10 detto, ci fu come el Re di Francia aveva arso le case di quello Castellano eh' era in Pisa , per non avere ubidito al Re di renderci la cittadella che teneva. « E a dì 11, ci fu come el Papa mandò a comandare a frate Girolamo che non predicassi; e così osserva più dì. E a dì 12 detto, si mandava comessari a tutti e passi a provedere. E a dì detto, ci fu nuove come a Roma era venuto el Tevere sì grosso ch'egli alzò in Banchi insino al primo solaio, e passò sopra '1 segno di tutte le volte più braccia; e morivvi assai bestie e uomini e certi ch'erono in prigione in fondi di torre, e più altri. E a dì detto, si disse questa cosa poco credibile, che nel Reame era aparita una donna a uno pecoraio e ave» vagli detto: Dammi una di coteste pecore, e dandola gli disse ; Partila per mezzo. E partendola, n'uscì fuori assai serpe, scorzoni e serpenti e brutti animali. Di poi gli disse: Richiudila e raccostala insieme, e ritornò viva come prima, e disse al pecoraio: Va, di' al Papa che sarà una grande pestilenzia ; che faccino penitenzia e di» giunino el primo sabato, e stieno 3 dì sanza mangiare carne. E a dì 12 di dicenbre 1495, ci fu un'altra cosa da ridersene ; pure la dirò , poich'ella si diceva per tutto, che gli aparì a Milano. Aparì nella via el Duca di Mi- gnate hgli Operai di Palazzo, per esser collocate in quel luogo del medesimo che si reputasse più conveniente. Tal consegna fu fatta sei giorni dopo. L'autorità del Landucci, confortata da que- sti documenti, serva a correggere ciò che ne disse il Moise nella sua Illustrazione del Palazzo dei Signori, a p. 74 e 75. 1495] 121 lano eh' era étato morto , e détte una lettera a uno e dissegli: Porta questa al signore Lodovico. E portan- dola, el cancelliere noUa potò aprire. E come el signore Lodovico l'ebbe in mano, s'aprì; e leggiendola, inchinò el capo e stette un pezzo amirato. E chiedendo la ri- sposta el messo, el signore Lodovico disse: EU' è fatta. E immediate sparì el messo. Onde si diceva molte cose : che sarebbe morìa, fame e massimamente guerre, come fu veduto per processo. E a dì 14 di dicenbre 1495, ci venne uno inbascia* dorè dal Re di Francia. ' Avàno buona speranza di Pisa; e venne a Pistoia e non venne in Firenze , dicendo vo- leva audare a Pisa. E là fu vicitato da' nostri cittadini e non giovò. E a dì 15 detto, si tirava su e cavalietti della sala di Dogana per porre el tetto. E a dì 21 di dicenbre 1495, si pose in sulla ringhiera del Palagio de' Signori, a lato alla porta, quella Giuletta di bronzo, ch'era in casa Piero de' Medici. ' E a dì 26 di dicienbre 1495, s'arse in Palagio quel resto delle polize. * > Monsignore di Gemei. 2 La Giuditta, opera di Donatello. Le parole Eccemplurnsalutis publicae cives posuere MCCCCXCV, che leggonsi intorno alla base, credo che si ponessero a ricordare V abbattuta potenza di Piero de'Medici e non la remota cacciata del Duca d'Atene, come stampò il Moise. Nel 1504, tolta dalla ringhiera per mettere nel suo luogo il David di Michelangelo , fu posta in una nicchia nel cortile dello stesso Palagio ; nel 1560 poi i\x collocata sotto V arco> della Loggia dei Signori in faccia a Via della Ninna, dove sta tuttora. 3 Ciò era in ordine a quella provvisione del 26 novembre che riformava ed estendeva il modo d'imborsare per gli uffici, e 122 [1496 E a dì primo di giennaio 1495, s'aspettava Pisa per la venuta di quello inbasciadore ; e fu tutto el contra- rio, perchè Taltro di el Castellano détte le fortezze a' Pi- sani ; e tutti e Franciosi che v' erano s' andorono con Dio, a Lucca. ' Onde si potè molto bene vedere che '1 Re ci dileggiava, né voleva si riavessi^ E stavasi ogniuno di mala voglia; e dove ci dovano dolere del Re, alcuni ignoranti volsono l'odio contro al Frate; andando di notte intorno a San Marco, gridando e dicendo parole diso- neste: Questo porco di questo frataccio si vuole ar^ derlo in casa, e simile parole. E fu chi volle mettere fuoco nella porta di San Marco. E a dì 4 detto, mandorono cavallari in Francàa, vo- lando, a dolersi dell'essere ucciellati. Niente giovò mai. E a dì 9 di giennaio 1495, an'dò in sul carro due contadini e furono inpiccati, che volevano dare Monte- catini a Piero de' Medici. E in questo dì mandorono un bando, che non si ragionassi di Stato, o di Re, o di Frati, e non portare maschere; a pena di fiorini 25, o dieci tratti di fune. E a dì 17 detto, tornorono e cavallari di Francia, e uno di loro si ruppe una coscia. E dissono, che gli avevano dal Re, che fussi rimesso in Sa'Malò e fatti di Pisa, di Sarzana e Pietrasanta; e che ci voleva rendere ogni cosa , e che gli era di buona voglia. Non ne fu altro. che ho citata nella nota 2 a p. 118, e che tra le altre cose prescri- veva che, fatta Timborsazione, si ardessero le polizze di quelle borse delle quali non accadeva farsi tratta. Il 30 dicembre, i Si- gnori ordinarono al cancelliere delle Tratte che portasse loro cmnes registros scrutineorum preteritorum ut illos comìnirant. I Questo fatto fu, com'è naturale, di grande allegrezza aTisani, i quali ebbero premura di darne subito notizia per mezzo d* am- basciatori al Duca di Milano, al Comune di Genova, al Papa, al 1496] 123 E a dì 19 di giennaio, ci fu lettere dal Re di Na- poli, che chiedeva aiuto, altrimenti farebbe cose che ritalia piagnerebe. E in questi dì, c'era disputa si doveva entrare nella Lega o no. Chi diceva che passerebbe un'altra volta di qua el Re, chi diceva no ; perchè già gli era morto el figliuolo e stavasi in molte parte e dispute. E a dì 26 di giennaio 1495, si partirono di Firenze gli usciti di Siena e andorono a Siena colla forza de'Fio- rentini, co'molta giente e '1 nostro capitano Conte d' Ur- bino, con tutti e nostri caporali. E così vennono e Pe- rugini con molta giente, e col resto degli usciti, e fuvvi in un di o due 8 mila persone, e rimissogli in Siena. Partissi di Siena alquanti cittadini e venono a Colle. ' E a di 29 di giennaio 1495, fu dato bando di ru- bello a un maestro Lodovico medico e altri, che voUono dare el Bucine a Piero de' Medici. E a dì 7 di febraio 1495, e lanciugli lavorone di capo una veliera a una fanciulla e fuvvi scandolo di sua giente , nella Via de' Martegli. E questo fu perch' e fanciugli avevano avuto animo di frate Girolamo, che dovessino correggiere le disoneste portature e' giucatori, per modochè quando si diceva : Ecco e fanciugli del Frate, ogni giucatore, quantunche bravo fussi, ogniuno si fug- giva, e le donne andavano con ogni onestà. Erano ve- Signore di Piombino, a Siena e ad altri « La corporale et actuale possessione della cittadella nuova con tutte le ròcche et fortezze », da essi riputata come il vero acquisto della bramata libertà, fu pre^a il primo di gennaio 1496, « a hore 18 ». Lettere degli An- ziani di Pisa. 1 II Malavolti, nella sua Storia dice anzi che non poterono entrare in Siena, e che « fatta una sanguinosa fattione », torna- rono indietro. 124 [1496 nuti in tanta reverenzia e fanciugli che ognuno si guar- dava delle cose disoneste e massimamente del vizio ino- minabile. Non si sarebbe sentito ragionare di tal cosa né da' giovani né da' vecchi in questo santo tenpo; ma fu, piccolo. Anno potuto più e tristi eh' e buoni. Sia laldato Idio da poi eh' i' vidi quel piccolo tenpo santo. Onde i'priego Iddio che ce lo renda quel santo vivere e pudico. E che sia stato un tenpo benedetto, vedi e pensa bene le cose che si feciono in tal tenpo. E a dì 16 di febraio 1495, fu el Carnasciale. E avendo predicato fra' Girolamo, più giorni inanzi, ch'e fanciugli dovessino in luogo di pazzie, del gittare e sassi ' e fare cappanucci, dovessino accattare e fare limosino a'poveri vergogniosi; e come piaque alla divina grazia, fu fatta tale comutazione, che in luogo di pazzie, accattorono molti dì inanzi ; e in luogo di stili, trovavi su per tutti canti Crocifìssi nelle mani della purità santa. Per modo tale, che in questo dì del Carnasciale, detto vespro, si ragunorono le schiere in 4 quartieri di Firenze, ogni quartiere ebbe la sua bandiera. La prima fu un Croci- fisso, la seconda una Nostra Donna, e così l'altre; colle tronbe e co'pifferi di Palagio, co' mazzieri e ministri di Palagio, cantando delle laide, sempre gridando: Viva Cristo e la Vergine Maria nostra regina; tutti con 1 Iacopo Nardi lasciò scritto nelle sue Istorie : « Tra le altre cose questa parve molto notabile, che in quel tempo fu dismessa e lasciata volontariamente quella stolta e bestiale consuetudine del giuoco de' sassi, che ne' giorni carnevaleschi s'usava di fare tanto radicata per la sua antichità che eziandio dai severi spa- ventevoli bandi de'magistrati non s'era mai potuto reprimere, non che diradicare ». Ma questa non fu che una sospensione, veden- dosi tal barbaro costume in vigore anche nella seconda metà del secolo XVI. 1496] 125 una ciocca d'ulivo in mano, che veramente pe'savi uo- mini e buoni lacrimavano teneramente dicendo: Vera- mente questa nuova co;nmutazione è opera di Dio. Que- sti giovanetti son quegli ch'anno a godere le cose buone ch'esso promesse. E ci pareva di vedere quelle turbe di Gierusalem ch'andavano inanzi e dietro a Cristo la do- menica d'ulivo, dicendo: Benedetto sia tu che vieni nel nome del Signore, E ben si può dire le parole della Scrittura: Infanzium e laitenzium jperfecisti laide. E note che furono stimati seimila fanciugli o più, tutti da 5 6 anni insino in 16. E tutti e quartieri si rauno- rono a' Servi, nel portico de'Nocenti e sulla Piazza, e tutti si partirono di quivi e passorono pella cappella della Nunziata, e poi per San Marco. Poi feciono la via che fanno le procissioni; passorono el Ponte a Santa Trinità e poi in Piazza. E poi in Santa Maria del Fiore feciono l'oferta, la quale era calcata d'uomini e di donne, divise, da l'un lato le donne e dall'altro gli uomini, con tanta divozione e lacrime di dolcezza di spirito, che non fu mai fetta tale. Fu stimata l'oferta parecchi cen- tinaia di fiorini. Vedevasi dato \om ne'bacini molti fio- rini d'oro, e la maggior parte grossi e arienti. Chi dato loro veliere, cucchiai d'ariento, fazzoletti, sciugatoi e molte altre cose. Si dava sanza avarizia; pareva che ogniuno volessi dare ciò che gli aveva, e massime le donne; pareva che ogniuno volessi offerire a Cristo e alla sua Madre. Io ò scritte queste cose che sono vere, e io l'ò vedute, e sentito di tal dolcezza, e de' mie' fi- gliuoli furono in fralle benedette e pudiche schiere. E a dì 17 di febraio, fu el primo dì di Quaresima, vene alla predica di frate Girolamo in Santa Maria del Fiore un grande numero di fanciugli. Fu fatto certi gradi accosto al muro, dirinpetto al pergamo, per detti 126 [1496 fanciugli, dietro alle donne ; e molti anche si stavano in fpalle donne ; e tutti quegli che stavano in su'gradi can- tavano inanzi alla predica dolci, laide; e poi venivano e cherici in sul pergamo e cantavano le Tanie; e'fan- ciugli rispondevano. Per modo che facevano per dolceza piagnere ogniuno, e massime gl'intelletti sani, dicendo : Questa è cosa del Signore. E questo durava ogni mat- tina di Quaresima, inanzi che '1 Frate venissi. E nota questa maraviglia, che non si poteva tenere nel letto la mattina ninno fanciullo; tutti correvano inanzi alle lor madre alla predica. E a di 25 di febraio 1495, si trasse la Signoria nella sala nuova, la quale era fornita di coprire, e non er§ ancora amattonata, né fatto panche. Era fatto la porta del Palagio ch'andava nella sala; era inbastito, e non v'era ancora fornito nulla. ' Nella qual sala fu posto due epitaffi di marmo, l'uno era in volgare e in versi; l'al- tro in latino. El vughare diceva una stanza d'otto versi: in sentenzia diceva : Chi vitol fare parlamento vuol torre al popolo e'reggimento. L'altro ch'era in latino diceva, che tal Consiglio eA da Dio, e chi lo cerca guastare capiterà male. E a dì 26 di febraio 1495, s'incamerò la gravezza della Decima. E a di 27, e fanciugli furono confortati dal Frate, che dovessino torre le zane de'berlingozzi, e' tavolieri dei giocatori e molte licenzio dell'usanze delle donne, per modo che quando e giucatori sentivano che venivano e fanciugli del Frate, ogniuno fuggiva, né era donna che avessi ardire d'andare fuori fuor dell'usanza. 1 Tre giorni prima i Signori avevano data licenza al Polla- iuolo di rompere il muro per andare dal Palagio nella nuova sala. 1496] 127 E a dì 28 di febraio 1495, ci fu nuove che Sarzana* e Serzanello, el Castellano francioso l'aveva dato a'Gie- novesi. ' Chi non si sarebbe ribellato da'Re di Francia ? Veramente si può dire, e Fiorentini essere al Re di Francia stati e più fedeli e più ubidienti uomini ch'abbia el mendo, e lui non pare che l'abbi mai conosciuto. E a. di 29 di febraio 1495, e detti fanciugli anda- vano per tutto, lungo le mura, alle taverne, dove vede- vano ragunate ; ■ e questo facevano ogni quartiere, e chi si fussi rivolto a loro, portava pericolo della vita, e'fussi chi vuole. E in questo tenpo ci rinforzava la morìa. * E a dì 8 di marzo 1495, predicando frate Girolamo, fece gridare quella mattina: Viva Cristo e simile cose spirituali, per modo che fu una grande comozione di spirito. E aveva, ogni dì di lavorare, 14 o 15 mila di persone, che la maggior parte lo teneva profeta. E a dì 14 di marzo, si fece certe leggi contro a' no- tai, che chi volessi usare el notaio non potessi avere tifici nella città. * 1 II PoRTovENERi dlcG chc la tenuta di Sarzana, comprata dal Banco di San Giorgio, fu data il 26 dello stesso mese, e si ride dei Fiorentini, che per averla « aveano pagato ai Franciosi molte migliaia di ducati, e fu fatto loro come di Pisa ». 2 Con una provvisione del 3 marzo, la Repubblica, « per ov- viare a' pericoli che nascer potrebbono dalla contagione del morbo della quale nella futura estate molto si dubita, avendo già in qualche luogo cominciato a dimostrarsi >, ordinò che dal Consi- glio maggiore si eleggessero quattro cittadini da durare il loro ufl&cio Ano a tutto ottobre. Dovevano avere piena balia per rime- diare e ovviare al morbo e sovvenire i poveri ammorbati. 3 La Provvisione, oltre airimporre ai notai « di scegliere uno de'dua membri, non parendo giusto che uno notaio possa godere 128 [1496 E a dì 22 detto, venne gragniuola e neve grande ch'alzò mezzo braccio per tutto. Perdessi de'fìori e frutti. E a di 27 di marzo 1496, che fu la domenica d'ulivo, fece fare fra'Girolamo una procissione a tutti e fanciugli, colFulivo in mano e in capo, e più portorono in mano ogniuno una croce rossa, lunga circa una spannalo più. Furono stirpati 5 mila fanciugli, e poi grande numero di fanciule; tutti vestiti di bianco, e cosi le fanciulle, colle ^ e coir ulivo in mano e in capo; e di poi tutti gli Ufici di Firenze e tutte le Capitudini; dipoi tutti gli uomini di Firenze, dipoi le donne; che non fu mai fatta la maggiore processione. Non credo restassi né uomo né donna che non andassi a fare tale oferta. E ofersesi in Santa Maria del Fiore, in su'n uno altare per fare el Monte della Piata. Fu fatta grande oferta. E andava inanzi a detta procissone un tabernacolo al quale v'era dipinto Cristo in su l'asino, come gli andò in Gierusalem, la domenica d'ulivo. E di sopra portavano l'onbrella, tutti gridando; Viva Cristo eh' è 'l nostro Re; per tutta la città. E a di 28 detto, si diceva che'Re voleva passare. ' E Viniziani facevano molta giente. E a di 4 d'aprile 1496, si portò una bonbarda alla Porta alla Giustizia, fatta di nuovo; e provandola, trasse e rovinò una casa alla Cappanaccia. E a di 7 detto, ci fu come a Siena era piovuto san- gli ufìci de* ciptadini et alsi gli ufìci de' notai » ; proibisce anche ie, sostituzioni negli uffici, e contiene altri provvedimenti per il rego- lare e disinteressato disimpegno delle attribuzioni dei medesimi. 1 < Se extima quasi certo, il Re di Fransa dover fare la im- presa de Italia ». Cosi scriveva da Milano, sin dal 14 gennaio, un oratore dei Pisani a quella' Signoria. Lettere agli Anziani. ;496] 129 gue sopra due porte di Siena ; ' e che a Viterbo era apa- rito una donna ch'aveva detto ch'a Firenze era el vero profeta. Le scrivo perchè si dice di queste pazie. E a dì 10 di aprile 1496, fu asaltato el canpo no- stro da'Pisani, di notte, e presono più di cento cavagli, -e amazorono e cavorono gli occhi a due uomini d'arme. Non presono però el castello di Buti. ' E a dì 12 detto, el Signore Piero prese di loro e fece el simile, cavò gli occhi a loro. E a dì 14 detto, ci fu come que'di Faenza avevano cacciati di Faenza tutti chi v'era pe'Viniziani, e morto un loro mandatario. E a dì 17 d'aprile 1496, predicò frate Girolamo a Prato nella Chiesa di San Marco, e fuvvi tanto popolo di Firenze e del contado che pioveva là ognuno. E disse loro che sarebbono e secondi 'avere le filicità, dopo le tribulazioni. E a dì 24 detto, ci fu come e Pisani avevano in- grossato el canpo, e ch'e nostri avevano el peggio, e che verrebbono a'danni nostri. E a dì 26 d'aprile 1496, si ragunò el Consiglio nella sala- grande, per fare la Signoria; e' frati di San Marco vi dissono la Messa; e dissela frate Domenico, e poi predicò un poco. E in questo tenpo che se ragunavano, fu trovato chi bucherava e dava polize ; e quali gli Otto 1 L'Allegretti nei suoi Diari Sanesi (in Rer. Ital. Script). registra questo fatto che impauri molti in quella città. Anch' esso -giudicava le cose come il nostro, concludendo con queste parole « tamen gli uomini di giudizio non lo credono ». 2 « Siamo a di 8, et abbiamo la nuova come li nostri hanno rotto il campo hostile, dove de' nimici sono morti Lta homini di arme, presi XXV, et cavalli 220 et certi muli, et ferito messer Francesco Seccho ». Lettere degli Anziani di Pisa, 9 130 [1496 feciono pigliare. Fra gli altri fu un Giovani da Tignano ^ e mandorlo al Podestà, e feciogli dare 4 tratti di fune; e poi presono Filippo Corbizi e Giovanni Benizi e altri^ e molti ne feciono sostenere in Palagio; e molti no' fu- rono scoperti; in modo che '1 Consiglio stette fino alle 22 ore inanzi fussi fatto. E Signori poi feciono fare la guM'dia per Firenze, la notte. E a dì 28 detto, fu confinato nelle Stinche in per- petuo Filippo Corbizi e Giovanni Benizi e Giovanni da Tignano, per la detta intelligienzia. E più fu amuniti 25 cittadini per dette intelligenzie. E a dì 2 di maggio, mandorono e Fiorentini al Re di Francia due lioni in su due muli in gabbie di le- gname; né ci giovò nulla mai co' lui. * E a dì 3 detto, ci fu lettere del Re di Francia ch'aveva isbandeggiato Viniziani, Lonbardi e Gienovesi, che non potessino andare con mercatantie veruna nel suo teni- torio; e che gli [aveva mandato a protestare ch'e Gie- novesi e Lucchesi rendessino e Serezzana e Pietrasanta a di chi ell'era. Fu da beife. E a dì 4 detto, ci fu come el Re di Napoli aveva ripreso ogni cosa nel Reame ecetto che Gaeta, e morti molti Franciosi. ^ Il (li 9 del mese stesso, i Priori deliberaverunt et precepe- ruìit Romulo Bernardi Antonii de Monte Catino, famulo eorum Camere armorum, quatentts vadat simul duobits leonihiis, micten^ dis per dictos Dominos ad Cristianissim,um, Regem, Francorum, et dictos leones in itinere guhemet donec ad curiam dicti Regis perveniate et eos postea presentet oratoribus Florentinis penes dictum Regem. eofistentibus , ut ecoecutioni mandent in predictis quod habent in mandatis. Et casu quo dictus Romulus in huius- modi itinere defìceret, tunc in eum locum, famuli diete Camere, et prò eitis remuneratione, succedat Bemardus eiusdem, Rcmiuli filius. 1496] ' 131 E in questo tenpo non restava di piovere ed era durata questa piova circa a undici mesi, che mai fu una settimana che jion piovessi. E a dì 8, domenica, di maggio, sonò la canpana grossa di Palagio al Consiglio maggiore, e fu la prima volta ch'ella sonò a tal Consiglio; e fu dopo desinare. E quegli confinati nelle Stinche e amuniti appelorono al Consiglio maggiore, e fu cimentato e non si vinse. Bisognò che gli avessino pazienza. ' E a dì 11 di maggio 1496, fu finito d'amattonare la Sala grande del Consiglio. E a dì 14 detto, la morìa si risentì in più luoghi in Firenze. E a dì 16 detto, ci fu come e nostri avevano rotti e Pisani e preso 40 uomini d'arme. Morì de' nostri un fante. * J II ricorso e il rigetto pel medesimo sono registrati nel libro di Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. ^ Pietro Popoleschi, uno dei commissari , scrisse da Bientina a' Dieci di Balia, lo stesso giorno, a ore 16: « Questa mactìna si sono abochate le genti nostre con le genti inimiche sotto Vico, e li nostri animosamente li hanno rocti et già ne è venuti prigioni, fra la Cecina et qui, circa 30 huomini d'arme, et la maggiore parte ad cavallo; et è preso Giannetto da Palaia nostro inimico. È fe- rito gravemente Tlllmo M. Francesco Secco in uno braccio da uno arcobuso, quale si portò virilmente ». Il Landucci forse esagera mettendo la sola perdita d'un fante, mentre il Portoveneri, per detrarre al merito dei Fiorentini, dice che erano molti e che furono affrontati da pochi Veneziani; e benché rimanessero vincitori , « le artiglierie de' Pisani amassòno circa sei omini d'arme e condut- tieri de'Fiorentini, fra' quali fu pur uno messer Francesco Secco fuoruscito di Mantova e primo conduttieri de'Fiorentini ». Si pos- sono accordare i documenti con i cronisti, riflettendo che il Secco, mori lo stesso giorno per la ferita riportata. Quegli però che non si può mettere d'accordo è .1' Ammirato, che fa morire que- sto capitano un mese prima. 132 [1496 E a dì 18 di maggio, venne un'aqua si grande ch'ella menò via e seminati insino qui ne'piani, e qui a Ro- vezzano ruppe due muri intorno a una yia. E a di 20 di maggio 1496, ci fu come el Duca di Milano s'era scoperto nimico de'Fiorentini. * E a dì 22 detto, si battezò una fanciulla ebrea, ch'aveva circa 20 anni, che si fuggì da sua madre, eh' era figliuola di madonna Perla ebrea. E a dì detto, ci venne uno inbasciadore francioso, ch'era Vescovo. * Aleggiò al Canto de'Pazzi. E a dì 24 di maggio 1496, andò in Palagio alla Signoria el detto Vescovo inbasciadore, e disse come era nostro amico, e come gli aveva conosciuto come e Fio- rentini erano sua amici, e che de'danni nostri ci voleva ristorare e fare rendere le cose nostre, e anche avere dell'altre. E senpre da lui avemo di queste buone pa- role ma non fatti. Ci fu senpre molto ingrato. Ma Fi- renze si lasciò senpre ucciellare come gl'ignoranti. El detto inbasciadore andò a vicitare frate Girolamo a San Marco, e fu fatto. Pisa si stette a quel medesimo. E a dì 28 di maggio 1496, ci cominciava una certa infermità, che le chiamavano bolle franciose, ch'erano come un vagiuolo grosso ; e non si trova medicine, ma andavano senpre peggiorando. * 1 Dovevano avere ben corta vista i Fiorentini di que' tempi Ho già osservato come fossero continuamente burlati da'Francesi e nondimeno sperassero sempre in loro: ora viene il caso del Duca di Milano, ch'e'si accorgono a mezzo maggio che era loro nemico, mentre il Portoveneri dice che, fino dal 4 aprile, era arrivato a Pisa un soccorso dei suoi soldati. * Filippo Hébert d'Aussonvilliers, arcivescovo d*Aix, che fu molto onorato e regalato, come mostrano i libri "dei Dieci. 3 Forse sarà cominciata allora in Firenze, ma già questa malattia era in Italia, secondo alcuni scrittori, fino dal 1492. 1496] 133 E a dì 30 detto, e figliuoli di Bartolomeo Pucci an- dorono a l'Arte della Lana e ruppono la prigione, e cavoronne lor padre. ' E a dì 31 detto, furono mandati al Bargiello. E a dì 6 di giugno 1496, venne sì grande aque, che venne el fiume di Rifredi più grosso che mai. Fece di- molto danno. E in questo tenpo non paso, in questo anno, soldi 34 Io staio del grano. E a dì 10 di giugno 1496, ci fu come el Papa mandava con giente d*arme el figliuolo in verso Siena, e aveva seco Piero de'Medici. ' E a dì 12 detto, ci fu come egli era giunto a Pisa molti Stradiotti mandati da' Viniziani; e, secondo me, qui sta el male nostro de'fatti di Pisa : sono quegli che gli sostengono e che possono durare alla spesa. E a dì 17 detto , ci fu come quegli cavagli pisani scorsono in quel di Bibbona e feciono grande preda. E a dì 23 di giugnio, scorsono e Pisani in Valdi- nievole e arsone el Borgo a Buggiano. ' E a dì 24 detto, non si fece festa veruna se none la- procissione e l'oferta di San Giovanni. * 1 Era fallito e però trovavasi in carcere. Litta Famiglie ce- lebri. 2 II figliuolo del Papa è il Duca di Candia. Che queste voci corressero in quei giorni lo prova anche una lettera scrìtta il di 8, di Roma, da Ricciardo Becchi, arrivata appunto il di 10 al- rUfficio de'Dieci di Libertà e Balìa. 3 L^espugnazione fu fatta « con faticha et morte » di solda- tesche pisane e fiorentine. Lettere degli Anziani di Pisa, ^ Intendi forse che non si corse il Palio, perchè i panelli (o padelle) per Tillumiuazione ebbe la privativa di provvederli un banditore dei Signori ; i quali altresì dettero licenza a tre ciurma» 134 [1496 E a dì 25 detto, si cominciò a fare e partiti colle pallottole d'oro come si fa a Vinegia. ' E in questo tenpo, ci era circa 20 case di morbo* E a dì 5 di luglio , e Pisani scorsone in quel di Volterra; e nostri gli rinchiusone e ruppogli e presono 60 cavagli e morivvi 20 uomini. Fu a'Pisani una grande rotta. E a di 8 di luglio 1496, ci venne Tanbasceria Sa- nese, e feciono lega co'Fiorentini per due anni. E in questo tenpo si cominciò apriare quelle dette bolle chiamate franciose, che già n'era piena la città di maschi e femmine, quasi tutti d'età grandi. E a dì 16, fece la mostra u' nostro condottiero chia- mato el signore Rinuccio da Farnese, con 400 cavagli; e andò in quel di Pisa, al canpo nostro. * E a dì 23 di luglio 1496, si vinse in Consiglio grande tori di potere iu quel giorno cavar denti, ciurmare, esercitare in- fine la loro arte. E ciò mostra che dovè esservi anco questa volta numeroso concorso, almeno di gente del contado. 1 Con provvisione de' 22 giugno, si ordinò che nella sala grande del Consiglio fossero certi cappelli o vasi di rame o di ottone o d'altra materia, stretti alla bocca e tanto alti che non* vi si potesse vedere dentro; nei quali dovevano essere delle « bal- locte di rame », parte « gialle o dorate », parte « darientate o altrimenti bianchite ». Quando vi' era da eleggere a qualche uf- cio, i Consiglieri, entrando nella sala, dovevano estrarre una pal- lottola; e se veniva ^alla, erano elezionari e dovevano passare al segreto per nominare a « queir uficio che accadessi farsi la no- minatione ». ^ Non trovando in questo tempo agli stipendi dei Fiorentini questo Farnese, credo che il Landucci volesse invece scrivere del conte Rinuccio da Marciana, che certamente trovavasi in Firenze, due giorni prima, come resulta dalla licenza data dalla Signoria ai Suonatori del Comune di andare a onorarlo fLibro di Deli- berazioni de' Signori ad an/ 1496] las uno balzello a'preti, di 50 mila fiorini ; ' e vinsono di le- vare la metà de' salari degrufici di Firenze drento, e un terzo a quegli di fuori, per uno anno. E a dì 24 di luglio 1496, ci fu come '1 canpo de' Pisani era venuto a Bientina. Ogniuno n'aveva mara- viglia che gì' avessino tanto animo. Ogni cosa nasdeva dall'aiuto de'Viniziani in secreto. E a dì 28 di luglio 1496, e nostri feciono una spia- nata presso a Cascina, per fare fatti d'arme; e' Pisani non accettorono. E a dì 29 di luglio 1496, ci fu come e nostri erano scorso tanto che preBono el Marchese di Fivizano e '1 castello. ^ Che varie cose fanno le guerre ! Or paiono al di sotto, ora al disopra, per modo ch'e Pisani s'erano recati in luogo forte per paura. E a dì 31 di luglio, ci fu come e Franciosi ch'erano in certe fortezze nel Reame, le tenevano pe'Re, ave- vano chiesti patti al Re di Napoli, insino a dì 23 d'ago- sto avere soccorso, da ind'i'là si volevano dare, salvo le persone, e posti in Provenza. E a di 2 d'agosto 1496, s'aperse per la prima volta el Monte della Piata, nella casa di Francesco Nori. * ^ Si deliberò di fatto in questo giorno che il Consiglio eleg- gesse cinque cittadini i quali, insieme con due religiosi deputati dal clero, imponessero tale accatto alle persone religiose e luoghi pii non sopportanti le gravezze ordinarie. Anco questa volta quell* uf- ciò risedè nell'Arcivescovado. 2 Fivizzano in questo tempo apparteneva a Gabbriello Mala- spina. Quello che fu preso prigione, anch'esso dei Malaspina, fu Tommaso marchese di Villafranca. I Dieci pagarono fiorini 25 d'oro a quelli che lo presero e lo condussero a Firenze. 3 Fino dal 28 dicembre, la Repubblica aveva ordinata r«le^ zione di otto riformatori del Monte della Carità, da cominciar» 136 [1496 E a dì 4 d'agosto 1496, si vinse che si pagassi le gabelle e '1 sale co' quattrini bianchi, che fu trista gior- nata pel povero populo, secondo alcuni. ' Fu gonfaloniere Tomaso Antinori. E in questo tenpo la morìa era quasi terminata. E a di 8 d'agosto 1496, fu morto u' nostro comes- sario in verso Firenzuola eh' era de' Canìgiani. Dissesi perchè gli aveva fatto tagliare la testa a'ior fratello. E a di 10 d'agosto 1496, valse lo staio del grano più di soldi 40. Era cattiva ricolta in ogni .luogo. E a dì 15 detto, predicò frate Girolamo in Santa Maria del Fiore e, per la gran giente, rovinò uno di que' gradi de' fanciugli, di verso la porta di San Giovanni, e non si fece male persona. Fu tenuto un miracolo. E sappi che gli erano 4 gradi, 2 n'era accostato al muro» diiinpetto al pergamo, gli altri due n'era uno di sopra,, dagli uomini e uno di sotto dalle donne, nel mezo della chiesa. Tanto erano multipricato e fanciugli, fu di bi- sogno fargli. E nota, che in quel tenpo era tanto spirito- in quella chiesa , e tanta dolceza a udire que' figliuoli il loro ufficio il primo gennaio 1496; i quali dovessero avere la cura, e pensare il modo del detto Monte. Con la stessa provvi- sione si fecero vari ordini contro gli Ebrei, che da 60 anni stra- niavano il popolo coirusura; leggendosi nel preambolo che, per esempio, in 50 anni, 100 fiorini divenivano 49,792,556, grossi 7 e danari 7. Con altra provvisione del 21 aprile 1496, si stabilirono i capitoli e le regole del detto Monte. 1 Se questo provvedimento fu molesto, buona però era 'la cagione che lo mosse ; perchè i danari che si ritraevano dall' au- mento dì queste gabelle furono destinati per gli Officiali del- rAbbondanza,' creati colla stessa provvisione, onde provvedessero, per quanto era possibile, che in questa carestia, « nella città er contado, il grano si mantenga in tal pregio che ciascuno che ne ara di bisogno possa comodamente comprarne ». 1496] 137 cantare, quando di sopra, quando di sotto e quando da lato, cantando a parte con ogni modestia e silenzio, che non pareva cosa da fanciugli. Io lo scrivo perchè mi trovai presente e vidi molte volte, e sentii tale dolceza spiri- tuale. Veramente era piena la chiesa d' angioli. E a di 19 d' agosto , venne in Firenze uno inbascia- dorè di Massimiano imperadore, e a dì 20, andò in Pa- lagio alla Signoria, e protestò e disse, che si dovessi levare l'offesa a' Pisani, e che noi entrassino nella lega, e lasciare el Re di Francia, dicendo che non è della stirpe reale. ' E a dì 22 d'agosto 1496, venne una tenpesta qua su da Quinto e ìnsino a Fiesole e Montereggi, che cav6 delle barbe molti noci e frutti, e portò via ulivi; e fu tanta e tale gragniuola che tolse vino e olio e ogni cosa. E a di 24, si parti detto inbasciadore dello 'Npe- radere. E a di 2 di settenbre 1496, ci fu una lettera del Duca di Milano e letta in Palagio, la quale diceva che '1 Frate scriveva al Re che venissi, che non poteva più sostenere. E ancora lo 'nbasciadore di Francia andò su alla Signoria a dire che questo Frate era quella 1 Non UDO ma due furono g^i ambasciatori; Oualterus de Stadio castellano, e Lodovicus Brtmus dottore. Alla loro orazione brevemente replicò il Gonfaloniere ; e preso tempo per consultare,, gli oratori furono nuovamente ricevuti due giorni dopo; e allora fece la risposta con bellissime parole il cancelliere Bartolommeo Scala, dicendo cha su tal proposito manderebbero ambasciatori all'Imperatore. A ciò furono eletti il vescovo Cosimo de'Pazzi e Francesco Pepi giureconsulto. Il 30 agostp fu loro intimato dai Signori di partire da Firenze dentro tre giorni, Tistruzioni però furono date loro il 7 settembre. 138 [1496 che guastava Firenze. El povero Frate aveva tanti ni- mici ! * E a dì 5 di settenbre 1496, fu fornita di volgiere^ la cupoletta della sacrestia di Santo Spirito. E a dì 9 di settenbre 1496, ci fu come el canpo no- stro aveva dato una rotta a' Pisani e morto 80 uomini. * E a dì 19 detto, ci fu come el Re di Francia aveva avuto un figliuolo maschio. E in questo tenpo non restava di piovere ogni set- timana, come Tanno passato, per modo che non era an- cora battuto in molti luoghi, e non si maturava le biade né r uve n' e fichi : ogni cosa mancava dalla sua per- fezione. E a dì 24 di settenbre 1496, ci fu come e Pisani avevano preso 30 muli carichi di zucchero e colami nostri. E a dì 26 di settenbre 1496, ci fu come Piero Cap- poni era stato morto in canpo da uno arcobuso. E a dì 27 si fece la sua onoranza in Firenze. * E a dì 8 d'ottobre, sabato, valse el grano soldi 50 o più. 1 Maggiori particolari su questi fatti vedili nei documenti XI e XII relativi al Savonarola, pubblicati dal Prof. Isidoro Del Lungo neW Archivio Storico Italiano, Nuova Serie, Voi. XVIII. 2 DalPÀMMiRATO abbiamo essere seguito questo combatti- mento in quel di Bientina. 3 Gli Anziani di Pisa cosi ne scrivevano a un loro ambascia- tore, il 26 di settembre « Li inimici hyerì andonno a campo a Soiana che si tiene per noi. ... et li denno una crudel battaglia, et durò più d*ore 4, in la quale mori molte persone et fra gli altri Piero Capponi commissario generale del campo hostile, el quale fii morto da uno archobugio; e stanotte li 'nostri sono iti a soccorrella^ et tandem s*è levato V assedio. Tornansi tutti li campi al loco loro. » (Lett. degli Anziani, I, 135). 1496] 139 E a dì 13 d'ottobre, ci fu come '1 Re di Napoli era morto, e che don Federigo s'era fatto Re e aveva rotto le bandiere del Re di Francia. E a di 14 d'ottobre, ci fu come lo 'Nperadore si par- tiva da Gienova e veniva a' Pisani. E a dì 16 d'ottobre 1496, andò un bando, chi sapessi chi avessi gittate una fanciulla di circa a 22 anni in una sepoltura di Santa Maria Novella, morta, legata in due sacca, la quale non si conosceva; e non si trovò di chi si fussi. E a dì 24 d' ottobre , ci fu come lo 'N nperadore era giunto in Pisa, ■ e come gli aveva scritto qui, come vo- leva che noi entrassino nella lega; altrimenti anderebbe a' danni nostri, e anderebbe a canpo a Livorno e a tutto el Contado, e metterebbe a filo di spada ogniuno. E a dì 30 d'ottobre, facemo venire la Tavola di No- stra Donna di Santa Maria Inpruneta. E quando giunse in Firenze, giunse nuove da Livorno, come era giunto 12 nave di grano, ch'era l'armata del Re di Francia; e quegli di Livorno usciron fuori e ruppono el canpo del- lo'Nperadore e de' Pisani , e amazzorono circa 40 uomini, e tolsono loro l' artiglierie : che fu opera di Dio, per la gran divozione che fp. di Nostra Donna. Giunse tal no- vella apunto quando giunse lei in Firenze. E ancora si trovò, che quando fu diliberato di mandare per lei, che 1 « Venerdì notte sopra il sabbato, che fumo a di xxii, a hore sei di notte, giunse qui la Maestà Cesarea, il Conte di Ca- iazzo et tutti li oratori delia Santissima Lega et altri Signori et Baroni; et li demmo la stantia sua in la casa che fu de' Medici lungo Arno. Ricevemmolo con quello honore di bonbarde, fuochi, torchi , campane et grida et lieto cuore che a noi fu possibile » (Leti, degli Anziana I, 150). 140 [1496 in quel dì si mossono le navi da Marsilia ; e quando fu disposta, giunsono in porto di Livorno. E fu tenuto che veramente la Vergine Maria voleva aiutare Firenze, e che quello fussi un saggio. E videsi chiaramente el mi- racolo espresso. ' E in questo tenpo valeva el grano, 58 , ' e , alcune cime, lire 3. E a dì 10 di novembre 1496, rovinò la cupoletta della sacrestia di Santo Spirito, quando si spuntellò. E a dì 17 di novembre 1496, ci fu come Tarmata de'Viniziani e de' Gienovesi andò a traverso nel Porto di Livorno, e afogò molti uomini. E que' di Livorno guadagnorono ^olto tesoro. Ed era nelF armata una certa navetta di grano che ci avevano tolta, che si riebbe. E più v' era una nave aparecchiata per lo 'Npe- radore, che v'era su sue veste e argenterie (era sceso in terra di poco quando venne la fortuna), la quale era intorno a Livorno per asediarlo co' Pisani. E di fatto levorono el canpo, e lo 'Nperadore perdette la sua nave e pressoché la vita. Veduto tale segno e miracolo, l'aiuto di Dio a' Fiorentini, inmediato s'andò con Dio e lasciò tale inpresa, ch'era venuto insino della Magna per insi- gnorirsi di Pisa, eh' e Pisani gliene davano. E in un dì fu spento un tale fuoco. Che non manco fu questo miracolo che quegli del Testamento Vecchio. Ma molti ingrati Fiorentini non l'anno stimato, ma bene è vero che una buona parte d'uomini buoni e savi, che senton bene delle grazie e maraviglie di Dio, lo stimano asai e danno laide a Dio. » 1 La venuta di questo tabernacolo fu ordinata con delibera- zione de*Signori e Collegi de^ 26 ottobre. * Cioè, soldi. 1496] 141 E a di 21 detto, andandosene con gran vergogna, Iddio gli volle ancora mostrare la'npresa sua ingiusta, che, passando da Lucca e chiedendo vettu vaglia, e Luc- chesi feciono pena la testa chi gli dava niente, per modo eh' io mi credo che dubitò più volte di tornare nella Magna. E a di 27 detto, ci fu come lo 'Nperadore era pas- sato in Lonbardia e caminava quant' e' poteva. E a ài 30 detto, venne Tarmata del Re di Francia a Livorno, con certe galee di Brettagna, e di que'Bret- toni ne scese in terra. E andavano a' danni de' Pisani » e feciono gran danno pel paese loro. E in questo dì, valeva lo staio del grano lire 3, e tuttavolta. E a dì 5 di dicenbre 1496, ci rinovò una casa di morbo, eh' era stato mesi che non e' era stato nulla. ' E in questo tenpo c'era già pieno di bolle franciose Firenze e '1 contado, ed erane in ogni città per tutta Italia e duravano assai. Chi le medicava e ristrigneva, davano doglie assai per tutte le giunture, e finalmente ritornavano. E questo modo non si trovava medicine ; e no' ne periva molti, ma stentavano con molte doglie e schifezza. E a dì 12 di dicenbre 1496 , mandarne el canpo a Cascina. E a dì 15, ci fu come e nostri avevano preso Tre- moleto, che l'avevano messo a sacco e a filo di spade e 1 Non cessando la peste, ed essendo finito T ufficio dei cit- tadini chiamati a fare le provvisioni necessarie contro la medesi- ma , la Repubblica , il 23 novembre , ordinò la creazione di due altri ufficiali per sei mesi, colla stessa autorità che avevano i precedenti. 142 [1496-97 morto ogniuno che v' era drento. E la cagione fu che trattando l'accordo, che si volevano dare e dare statichi, e apressandosi alla porta, uno sciocco (che sono quegli che fanno capitare male e popoli che vogliono ben vi- vere) trasse, dalle mura, trasse un passatoio, e détte nella testa a uno conestavole francioso che si chiamava el Pitetto , e cascò morto. Onde vedendo e Franciosi ch'erano nel canpo nostro, feciono fare indietro gli altri e dissono : E' tocca a noi a fare la vendetta , è feciono forza e entrorono drento, e amazzorono ogniuno e sac- cheggiorono tutto. E in questo . caso, e nostri non dove- vano lasciare fare a quegli uomini barberi, che godono d'inbrodolarsi nel sangue umano. ' E a di 17 di dicenbre 1496, rinviliò lo staio del grano soldi 5, e tutta volta mandavano assai muli per grano a Livorno. E a di 21 detto, ci fu come avevano preso Soiano per forza, e inpiccorono parecchi uomini e amazzoronne, e spogliorono tutti soldati e donne e fanciulle e tutti gli mandorono in camicia. E a di 23 detto, ci fu da'nostri inbasciadori di Fran- cia , come e' non se gli poteva dare a intendere che noi fussino sua amici del Re. E intesesi, come gli erano e cittadini di qui ch'ordinavano tutto ; e fu grande remore infra gli Ottanta 'che si dovessi fare giustizia e punire chi è peccatore, e non fu altro. E a di 3 di giennaio 1496 , ci fu come a Livorno era giunto due navette di grano di certi mercatanti. 1 Anche ne' documenti pisani si rammenta « la strage grande di Ceuli, Sancta Luce et Tremuleto, et la perdita di Colognole, Terricciuola, Sancto Regulo » e di altri castelli delle colline (Lett, degli Anziani I, 173 t.). 1497] 143 E a dì 5 detto, si vinse di porre una gravezza di 20O migliaia di fiorini e fussi posta da 20 uomini. ' E a dì 11 di giennaio 1496, giunse in Firenze Mon- signore Begnì, che veniva da Napoli, con forse 50 ca- vagli , ed era amalato. Aveva le bolle franciose. Venne nelle ceste. Aleggiò in casa di messer Iacopo de* Pazzi. Fecesegli onore, e'I presente grande. E a dì 20 detto , si vinse eh* e quatrini bianchi si spendessino per le gabelle e sale, per due altri mesi. * E più vinsono, che s* arogiessi al Consiglio giovani , bisognando, da 24 anni in su. ^ E in questo tenpo valse la farina lire 3 e goldi 10 lo staio. E a dì 23 di giennaio 1496 , si parti di Firenze el signore Begnì e andossene in Francia, oh' aveva perduto tutto el Reame, che non passò sanza vergogna del Re, che non mandò mai soccorso. Aveva aquistato sì grande regno in pochi dì, e in pochi perduto. E a dì 25 di giennaio 1497, valse el grano lire 3 soldi 14 lo staio. E in questo dì, morì una donna nella calca alla Piazza del Grano, dove si vendeva el.pane e'I 1 Dovevano essere scelti al più presto possibile dal Consiglio Maggiore, fra i cittadini abili agli uffici, e d'età d'anni 40 almeno. La distribuzione doveva esser fatta dentro 60 giorni, che tanti du^ rava queir ufficio. * È una proroga per altri due anni, e non mesi, della prov- visione del 4 agosto citata a pag. 136 nota 1, essendo peggiorate , assai le condizioni , specialmente per l'assedio di Livorno ec. Si accrebbe inoltre di altri cinque il numero degli Ufficiali dell'Ab- bondanza. 3 L'Ammirato dà molti ragguagli su questo provvedimento preso per aver sempre nel Consiglio il numero di 1000 ; per cui era necessario avere 2206 cittadini netti di specchio, che cioè non fossero scritti tra i debitori del Comune. 144 [1497 grano del Comune. E più ci fu, come un povero conta- dino, che veniva a Firenze per accattare del pane, e' lasciò a casa 3 banbolini sanza pane, e ritornando a casa trovò que'fanciugli che morivano, e no' gli potendo confortare, tolse un capresto e inpiccossi. E a di 28, sabato, rinviliò el grano 12 o 15 soldi lo staio; e dettesi el più debole a soldi 54 lo staio. E a dì 3 di febraio 1496, fu mandato, vìa un pre- dicatore de' Frati Minori che predicava in San Lorenzo. E a di 6 detto, afogò nella calca più donne alla Piazza del Grano, e chi ne usciva mezze morte, eh' era una cosa incredibile, ma fu vera perch'io la vidi. E a di 10 detto, afogò un' altra donna e uno uomo, al detto pane del Comune. E a di 11 detto , sabato , valse lo staio lire 4 , la cima. E a di 19 detto, andò la Piazza del Grano a sacco. E a di 20, ci fu come l'armata del Re, ch'era a Li- vorno, aveva preso due navette di grano nel Porto di Pionbino e condotto a Livorno. Stava a nostra stanza. ' E a di 28 di febraio 1496, valse e' grano quel me- desimo. E di 10 di marzo 1496, s'incamerò la gravezza detta Ventina. E a di 12 di marzo 1496, ci fu com'egli era giunto in Porto Pisano 3 nave di grano per nostro conto. E a di 13 detto, ci fu come el Papa aveva riavuto Ostia da' Franciosi, per danari. E a di 15 detto, avemo el perdono in Santa Maria del Fiore. 1 Le « due navi cariche di granì, prese sopra Piombino dalle cinque barce fransese >, erano de 'Pisani. (Lett. dejli Anziani di Pisa). 14971 145 E a dì 19 di marzo 1496, fu trovato per Firenze fanciugli morti di fame, e più d* uno. E a di 20 detto , fu confinata la suocera di Piero de' Medici, e detto. di andò via. ' E a dì 21 detto, ci fu sospetto di trattato di Piero de' Medici , che si diceva che voleva entrare in Firen- zuola, e dare grano e farina al popolo, e fare gridare Palle. E no' ne fu nulla, E a dì 24 di marzo , Venerdì santo , predicava un frate in Santo Spirito, che diceva contro a frate Giro- lamo, e tutta Quaresima diceva eh' el Frate e' ingannava •e che non era profeta. * Diceva cose da fanciugli, e a frate Girolamo gli cresceva tutta volta el populo. Aveva -alla predica continuamente 15 mila persone, ognindì di lavorare. E a dì 27 di marzo 1497, tuttavolta ci cascava uo- mini e donne e fanciugli per la fame, e alcuni ne mo- riva, e molti ne moriva allo spedale, eh' erano venuti meno per la fame. E a dì 2 d'aprile 1497, intervenne fuor della Porta •di San Piero Gattolino questo oribile caso a un sevaiuolo, che se gli appiccò el fuoco in casa e arse ogni cosa e ìe persone; che furono 4 tra donne e fanciulle, e tre maschi, che v'era un garzone grande ; che furono sette persone. No' ne canpò ninno se none un lor padre che si trovava 'Arezzo in quel dì. 1 Era la contessa Caterina da San Severino, cui gli Otto di -Guardia e Balia avevano ordinato, fino de' 17 marze , prò bono reipubltce, di uscire dentro tre giorni dalla città e territorio fiorentino. Il 20 poi comandarono a due cittadini di accompagnarla fino a Siena. Libro di Partiti e Deliberazioni di detti Ufficiali ^ annum, 2 Sarà quel frate Leonardo rammentato più avanti a pag. 153. 10 146 [1497 E a dì 4 d* aprile 1497 , isvenne molte donne alla Piazza del Grano, e morivene due. E a dì 5, ci venne una certa monaca di verso el Ponte a Rignano, la quale era un poco in oppinione di santità, e cominciò a parlare e dire contro a frate Gi- rolamo. E presto si spense. ' E a dì 8 d'aprile 1497, valse el grano lire 4^ soldi 10. E a dì 12 detto, valse el grano lire 5. E io lo ven- detti, un poco che m'avanzava, lire 4, soldi 13. Di ci6 mi chiamo ingrato, E a dì 14 d'aprile 1497, ci fu come a Livorno era giunto una nave di grano ch'era 2500 moggia. E a dì 16 detto, ci fu come e nostri avevano tolta a' Pisani e preso el bastione del Ponte a Stagno. E dì 18 detto, si levò un remore per Firenze, che venne di Piazza de' Signori e del Grano. Furono cierte povere donne ch'andorono alla porta del Palagio e chie- devano misericordia del pane, in modo corse per Fi- renze, che si cominciò a gridare serra, serra; in modo che ogniuno tirò drente e rastregli, e chi serrò la bottega. E a dì 19 detto, mercoledì, rinviliò el grano soldi 8 lo staio. E a dì 21, fu fornito di porre quelle colonne di marmo a l'andito che va di Palagio nella Sala grande, di verso la Mercatantia. * 1 II Savonarola le mandò a dire che attendesse a filare e & fare esercizi da monaca. Burlamacchi, Vita di Fra Girolamo, Nella Storia fiorentina Ms, dì Piero Parenti leggesi che si chiamava Suora Maddalena, ed era del Convento di Santa Maria a Casignano. 2 Fino de' 9 dicembre 1495, la Signoria aveva ordinato ai 1497] 147 E a dì 25 d' aprile, ci fu come Piero de' Medici era a Siena con giente assai, i'modo che si faceva le guardi la notte. E a dì 27 detto, ci fu come Piero de' Medici era a Staggia. E a dì 28 detto, ci fu com'egli era alla Castellina; e più rinfrescava: egli è a Certosa. E in effetto, non fu 20 ore che fu insino alle Fonti di San Gaggio, con dumila persone tra piede e cavallo. Onde, in sull'ptta di desinare, s'armorono e gonfaloni e molti cittadini e tutti e principali, e andorono alla Porta di San Piero Gattolino. E circa a ore 21 si partì, vedendo non avere seguito di Firenze. E fu tenuto la più sciocca cosa met- tersi in tanto pericolo, che, se gli avessino voluto,, lo potevano pigliare: sonare a martello di fuori, sarebbe stato rinchiuso. Tornossi a Siena e non sanza paura. ' E a dì primo di maggio 1497, ci fu come Giuliano de' Medici faceva giente qua in quel di Bruscoli. E a dì 4 di maggio 1497, l'Ascensione, e' predicò frate Girolamo in Santa Maria del Fiore; e certi uo- mini sua nimici di poca coscienza feciono una grande isceleranza. La notte, per dispetto, entrorono in chiesa e per forza, spezzando la porta ch'è dal canpanile, e en- trorono in sul pergamo e quello vituperosamente inbrat- torono di sporcizie ; in modo s' ebbe a piallare quando ebbe a montare in pergamo. E predicando questa mat- tina, aveva detto e due terzi, * fu fatto certo remore in Sindaci dei beni de^Medici di consegnare al Provveditore degli Operai di Palazzo le colonne della cappella di Piero de' Medici ;- ut illa deputent in Palatio ec. * Gli Anziani di Pisa scrivevano il 10 maggio: « La 'mpresa di Piero de'Medici tornò in aqua e fumo ». 2 Intendi che era aMue terzi della predica quando fu fatto ec. 148 [1497 verso el coro, che dettono co' na mazza in una cassetta. Crediamo fussi fatto a arte da' medesimi. E si levò in- mediate un remore, gridando tutti GiesU, E questo fu che '1 popolo stava sollevato, aspettando scandoli da' cat- tivi. E pure quietato el popolo per un poco di tenpo, un'altra volta si gridò GiesU; perchè all'uscio del per- gamo, sondo alcuni ch'avevano arme sotto in difensione del Frate, caverò fuori l'arme. E vedendo alcuni, di chi avevano sospetto, apressare al pergamo; uno ch'aveva nome Landò Sassolini pieno di piatto a uno ch'aveva nome Bartolomeo Giugni. E per ventura era degli Otto, onde e detti Otto dettono bando al detto Landò di ru- bello, non conparendo; ma conpari. E funne scandolo assai. E a di 5 detto, feciono e Signori un partito, che non fussi niuna regola di Frati che potessi predicare sanza loro licenzia, e feciono levare tutti panche e gradi de'fan- ciugli di Santa Maria del Fiore. * E questo fu fatto per grande invidia^ che aveva questo povero Frate, che disse inanzi : Io intendo che voi non vuole' che si pre- dichi; noi f^te che voi capiterete male. E nello vol- 1 La Signoria, con deliberazione de' 3 maggio, considerando che s'appressava Testate e che la riunione di molte persone por- tava pericolo di morbo, per questo ed altri motivi, proibì di pre- dicare per l'avvenire, durante quel priorato, in qualunque chiesa di Firenze, permettendolo solamente per il giorno successivo che fu l'Ascensione. Ordinò pure che dentro il 5 fossero tolte le scranne, panche, panchette ec. poste nelle chiese per ascoltare la predica. Questi provvedimenti non furono dunque presi in conseguenza dei disordini accaduti alla predica dell'Ascensione. La deliberazione è pubblicata nel T. II della Storia di Girolamo Savonarola e dei suoi tempii pregevolissimo lavoro del Prof. Pasquale Villari, che può essere con grande utilità consultato dai lettori di questo Diario che vogliano riscontrare i fatti del Frate qui narrati. 1497] 149 Jono ubidire. Onde gli omini di spirito, aspettando grande novità, stinaandolo el vero profeta, e disse cose grandi raffernaando le cose dette, e che si dovessi scrivere per tutto e tra gV infedeli, che gli era in Firenze un Frate che diceva la novazione della Chiesa, e disse : Scrivete ancora questo , che lo dice Iddio. Onde a questo tenpo, di questi Signori e Otto, si détte ognuno a' giuochi e ^'largare la vita a ogni male, e aprire el Frascato * e taverne. E a dì 6 detto, rinviliò el grano soldi 20 lo staio; tornò a lire 3. E a dì 8 detto, frate Girolamo fece una pistola e gittossi di fatto in forma, la quale confortava a stare fermi nella fede, e mostrando come e tristi e gli Ara- "biati s'avevano dato la sentenzia contro, a fare tale scel- leranza, a violare el tenpio di Bio. . E a dì 11 di maggio, la Signoria, ch'era gonfalo- niere Piero degli Alberti, feciono disfare e scarpellare tutte l'arme delle palle nel palagio de'Medici e in Sa' Lorenzo e altrove. * 1 Frascato chìamavasi, da remotissimo tempo, un luogo presso alla Piazza de'Succhiellinai e vicino a Mercato Vecchio. Ora è in- corporato nel Ghetto. Vi era una antica e rinomata taverna, un postribolo, e vi si andava a giuocare. È quel luo^o che Franco Sacchetti rammenta nella novella 187. Nell'edizione di esse No- ffellCy Firenze 1857, questa parola è stata cosi spiegata: Pergola di frasche davanti all'osterie di campagna, lÈ questo granchio o prese il Borghinil 2 II partito è del di 8, ed ordina che in ogni luogo, dove il Comune di Firenze ha giurisdizione, sì distruggano le armi e insegne di Lorenzo de'Medici e dei suoi figli ed eredi; e che in luogo di quelle (dove si potesse fare comodamente), si ponga rinsegna del popolo fiorentino, cioè la croce rossa in campo bianco ; tutto questo a spese degli Ufficiali dei Ribelli e Sindaci dei sud- detti eredi, come fu decretato con altro partito del di 13. 150 [1497 E a dì 12 detto , vinsono nel Consiglio eh' a far e certi ufìei grandi si facessi a 'lezione come prima, e gli ufici piccoli si traessi sei, e chi vinceva s' inborsassi e traessi. ' E a dì 13 detto, sabato, rincarò el grano e valse lire 4, soldi 15. E a dì 18 di maggio 1497, in questi tenpi, ci mo- riva di febre molta giente per la te^ra e agli spedali; la quale febre faceva farneticare e uscire quasi di sé; e anche veniva loro uscita, e morivano in due o 3 dì. Andavano a Santa Maria Nuova 12 per dì. Ordinorono di mettere e poveri a 'borgo nelle stalle del Papa, e dare a ogniuno un pane per sera. ' E a dì 24, si diceva che '1 Papa mandava a citare frate Girolamo. E a dì 25 di maggio 1497, fu el Corpo di Cristo. E andando la processione, e andando molti fanciugli alla processione, e' portavano in mano crocelline rosse; e * Questa provvisione che riforma il modo delle elezioni con- tiene altri ordini su quel soggetto, oltre quello dei sei elezi onari. Dovevano osservarsi fino a tutto dicembre 1498, salvochè in se- guito non si disponesse altrimenti. * Il decreto della Signoria de* 21 maggio ordina che si con- gegnino illis de Sancto Martino^ videlicet Societatis de Vergo- gnosi, Stabula quae nuncupantur del Papa,po5tto in Via della Scala, ut in eis hospitentur pauperi et mendicantes existentes in civitate Florentie, non habentes domicilium vel hospitiutn in gieo possint hospitari. Si assegnarono ancora per lo stesso og- getto omnia loca et mansiones hospitalium peregrinantium exi- stentia in civitate Florentie. Il giorno appresso, questa cura di ricettare i poveri fu affidata ai Collegi, cioè ai Gonfalonieri di Compagnia e ai XII Buonomini, ai quali gli Ufficiali dell'Abbon- danza dovevano dare ogni giorno sei stala di grano, ut possint ^osdem pauperes in aliqua parte alere. 1497] 151 perchè gli era ordine di frate Girolamo quel portare quelle croci così rosse , el povero frate Girolamo era in odio molto agl'uomini; e'.giovani comunemente più cat- tivi che gli altri. Però che senpre troverai, che chi à in odio le cose che sono di loro natura bene e non vede né sa altra verità, cului senpre erra e pecca. Ma questa mattina fu fatto questa scelleranza e infedelità, che, passando la detta processione in sul Ponte di Santa Trinità, alcuni giovani stavano a vedere passare a lato a una chiesolina eh* è in sul ponte a man ritta a 'ndare verso Santo Spirito. ' Vedendo que' fanciugli con quelle croci dissono: Ecco e fanciugli di fra Girolamo. E ac- costandosi uno di loro, prese una di quelle crocellìne e, strappandola di mano a quello fanciullo, la spezzò e gittò in Arno, come fussi uno infedele; e tutto faceva per odio del Frate. Si vendicò con Cristo. Or questo fu tenuto molto tristo caso per gli uomini intendenti e savi. Gli sciocchi si ridono del male come de' bene. E a dì 27 di maggio, sabato, valse el grano lire 4, soldi 10 lo staio, e quello del Comune lo davano a soldi 52 lo staio, e lire 3 lo staio, ma con grande difìcultà se ne poteva avere. E in questo tenpo eravamo privati del verbo di Dio. Non lasciavano predicare in chiesa veruna. E in questo tenpo fu cavato fuori certe pistole molto vituperose contro a frate Girolamo, di mano d' un frate di Santo Spirito. E a dì 31 di maggio 1497, valse el grano lire 5 lo 1 Forse quelForatorio di San Michele rammentato dal Manni nel T. VII dei Sigilli^ e che sarà caduto col ponte per la piena del 1557. 152 [1497 staio, e io lo vendetti lire 4, soìdi 16. Arène avuto più di lire 5, s'i*avessi voluto, bench'io n'avessi da ven* dere poco, E a dì primo di giugno 1497, ci moriva di iehve molta giente in pochi dì, chi in otto e chi in dieci di,, e chi in quatro dì, ci fu un cittadino. E dissesi che in questo fondo di luna che faceva questo dì, n'andò 120 tra gli spedali e la città. E anche si disse che e' era qualche cosa di morbo allo spedale. N'andava, per dì,, dieci o dodici. E in questo di ne mori, a Santa Maria Nuova, 24. E tuttavolta avàno .quest'altro dispiacere, ch'avàno la carestia spirituale e corporale, in modo che poco do- leva la morte a' poveri, e tuttavolta ci moriva assai* Ogniuno diceva: Quest'è una morìa onesta. E a dì 10 di giugno, ci fu in Piazza, del grano nuovo e rinviliò qualche cosa. E a dì 11 di giugno, si corse el palio di Santo Bar- naba, che s'era stato anni che non se n'era' corsi in Fi- renze più, per le prediche del Profeta. E a questa Si- gnoria, deliberorino di correre e no' stare più al detto del Frate dicendo: Risucitiano un poco questo populo^ abiàno noi a diventare tutti frati? E nondimeno ci le- vavano el verbo di Dio. E a dì 13 di giugno, ci morì, in un dì, circa a cento, tra spedali e la città, ch'era nella quintadecima la luna» E a dì 16 di giugno 1497, cadde uno canpanuzzo di que' di Santa Maria del Fiore, di quegli che si suonano a' levare del Signóre, e détte in sulla testa a lino cierto Dino, in mentre si leva el Signore, e stette per morire Si cavò più pezzi d' osso. E a dì 18 di giugno 1497, venne dal Papa una sco- munica che scomunicava frate Girolamo, la quale si gitt6 1497] 153 in questa mattina a Santo Spirito, in Santa Maria No- vella, in Santa -^, nella Badia e ne' Servi. La quale sentii io leggierla e gittarla in Santo Spirito , nel per- gamo di coro, infra due torchi acesi e più frati ; e letta e gittata per le mani d'un frate Lionardo, loro predi- catore e aversario di detto Frate Girolamo. La quale conteneva che '1 detto frate non aveva ubidito a un certo brieve a lui mandato insino di novenbre 1496 che lo citava in santa ubidienza eh' andassi al Papa ; e non volendo ubidire lo acomunica, e che non sia chi gli diar aiuto o sussidio, e che non si possa andare a udire, né andare a luogo dove sia, sotto pena di scomunica- zione. ' E a dì 19 di giugno 1497, ci fu come un figliuòlo del Papa era stato morto e gittate in Tevere. * E a dì 20, mandò fuori una pistola frate Girolamo in difensione della scomunica, la quale si difendeva, se- condo alcuni. * 1 É stato ripetutamente stampato che questa scomunica, cioè il Breve del 12 o 13 maggio, fu pubblicata in Santa Maria del Fiore, il 22 giugno. Credo però sia da attenersi senz'altro alla data che registra il Landucci, che ò quella che leggesi anche nella rammentata Storia del Parenti. Infatti, doveva leggersi in giorno festivo, e il 18 giugno 1497 cadde appunto in domenica. Il Pa- renti si accorda anche col nostro nelF indicare le cinque chiese dove fu pronunziata, e solo nel luogo di Santa Croce pone quella di San Francesco del Monte, indicata pure dal Nardi. Doverono ne- cessariamente farsi vari originali del Breve, per mandarne uno a ciascuno dei Conventi rammentati; e per conseguenza è vero cosi quello ripubblicato dal Villari e diretto ai Serviti , come quello editò dal profl Del Lungo e indirizzato ai Monaci della Badia Fiorentina. 2 II Duca di Candia, fatto uccidere dal Valentino. 3 Portando al giorno 18 la pubblicazione della Scomunica, ecco che questa lettera fu veramente scritta per difesa e non 154 [1497 E a di 23 di giugno 1497, cadde un fanciullo dalla canpana grossa di Palagio in sul ballatoio, e in pochi dì morì. E a dì*24 detto, sabato, valse el grano in Piazza lire 3. E a dì 28 detto, ci moriva pure di febre, si disse, 60 per di. E a dì 30, si scoprì più case di morbo per la terra, ed era nel borgo dì Ricorboli bene 8 case. E a dì primo di luglio 1497, fu gonfaloniere Do- menico Bartoli. E a di 2 detto, ci moriva assai di febre e di morbo e morinne solo in un dì, a Santa Maria Nuova, 25 el dì. E a dì 3 detto, ci si scopri più case di morbo, in modo che ogniuno faceva pensiero di fuggire. E in que- sto tenpo valeva un paio di pollastre lire 3, e un paio di capponi 7 o 8 lire; tanti c'era Tinfermi. E a dì 8 di luglio 1497, gli Ufìciali dell' Abondanza missono in Piazza el grano a soldi 35. E a dì 9 di luglio 1497, si scopri morbo in San Marco, e uscissene dì molti frati e andavano alle ville de'loro padri e loro parenti e amici. E frate Girolamo rimase in San Marco con alquanti frati. E in questi dì, c'era in Firenze circa 34 case dì morbo e anche di febre. E a dì 11 di luglio 1497, ci fu come el Signore di Mantova andò a Vinegia, e Viniziani, gli vollono moz- zare la testa, o veramente lui n'ebbe sospetto ; e calessi d'una camera dov'egli era, con teli di lenzuoli, e fug- per mettere le mani avanti, come alcuni han pensato, non trovando naturalmente altro modo di accordarla colla creduta pubblicazione del 22. 1497] 155 gissi a Mantova. E questo perchè 'si diceva ch'egli era fatto capitano del Re di Francia. E a dì 12 detto, mercoledì, valse e' grano nuovo e bello, soldi 45. E a dì 16 detto, era in Firenze circa a 30 case di morbo, e morivano anche assai di febre. E nota che moriva tutti capi di case, da'20 anni in su insino in 50, e non fanciugli. Pareva si verificasse el detto del Frate, della novazione della Chiesa e del mondo. E a dì 20 di luglio 1497, ci moriva assai poveri per le vie, di stento, e a ogn'ora per la città nVera ri- colti da chi era sopra ciò, co' cataletti, e portati allo spedale, e là morivano. E a di 23 di luglio 1497, fu preso un prete ch'ufi- ciava in Santa Maria Maggiore, dagli Otto, el quale confessò avere tamburato frate Girolamo e frate Dome- menico e tutti Frati di San Marco, com'erono soddomiti, per certi isdegni e passioni. E questa mattina fu man- dato dagli Otto a rendere loro la fama. E andò in su 'n uno pergamo posto in sulle scalee di Santa Maria del Fiore, in sulla Piazza, apoggiato al canpanile, e in presenzia di tutto '1 popolo disse avere detto le bu- gie, e confessò pubricamente avere errato, E di poi non- dimeno gli Otto lo mandorono alle Stinche e in gabbia. E a dì 29 di luglio 1497, scurò el sole e morivaci di peste e di febre, in modo che la città si votava di cittadini, ch'andavano alle ville, chi poteva. E a dì 5 d'agosto 1497, fu preso uno di quegli del- l' Antellà ' ed ebbe della colla, e confessò certo trattato con Piero de' Mèdici, e abominò molti, e quali fu man- 1 La confessione di questo delFAntella , ch'avea nome Lam- berto> fu pubblicata dal Villari, tra i documenti della sua Storia. 156 [1497 dato per loro e sostenuti in Palagio e al Bargiello, e dato fune. Fra' quali fu Lorenzo Topnabuoni, Gianozzo Pucci, Bernardo Del Nero, Niccolò Ridolfi, e altri che si fuggirono, che fu Piero di Filippo Toriiabuoni, el Butte de' Medici ' e altri. E a dì 6, mandorono pe'Signore Rinuccio e per certi caporali, e feciono fanti in Piazza. E a dì 10 d'agosto 1497, molto si parlava per la città che sarà di loro. Chi diceva: e' non anno errato, chi diceva sì. E a dì 13, si disse ch'e Tornabuoni avevano spac- ciato una staffetta al Re di Francia, e chiedere 'Lorenzo. E a dì 15 d'agosto 1497, intervenne questo, che alla chiesa di S^n Pagolo, al carnaio eh' è fuori della chiesa, e beccamorti seppellivano uno, e cadde a uno di loro certe chiavi là giù e andò per elle; e fu tanto el puzzo, che vi morì di fatto inanzi lo potessino ti- rare su. E a dì 16, andò el grano in su insino a lire 3. E a dì 17 d'agosto 1497, si ragunò la Pratica, e stettono in Palagio dalla mattina insino a mezza notte. E furono più di 180 uomini. E fu determinato a voce viva, che fussino morti e confiscati e beni secondo che dice là leggio. E fu giudicato questi 5 uomini, che fu el primo Bernardo Del Nero, e Niccolò Ridolfi, Griovanni Canbi, Gianozzo Pucci e Lorenzo Tornabuoni, de' quali ne 'ncrebbe a tutto el popolo. Ogniuno si maravigliò che fussi fatto tal cosa, né a fatica si poteva credere. E feciogli morire la notte medesima, ' che non fu sanza la- 1 Andrea de* Medici, soprannominato il Butta. 2 Furono giustiziati la notte del 21 , giorno nel quale era stato respinto l'appello e si era tenuta una seconda pratica. 1497] 157 crime di me, quando vidi passare a'Tornaquinei, in una bara, quel giovanetto Lorenzo, inanzi dì poco. E benché chiedessino l'appello, e che fusse consi- gliato daMottori che si poteva dare, e massimamente messer Guido Antonio Vespucci, non fu voluto dare loro; che parve troppa crudeltà a simili uomini. Pure è posta nella volontà di Dio ogni cosa. Sia senpre a sua laide ,ogni cosa. E più mandorono un bando chi avessi beni di que- sti 5. ' E a dì 24 d'agosto, confinorono una buona quantità : el Tinca Martegli e Iacopo di messere Bongianni, To- masino Corbinegli, Lionardo Bartolini, Francesco Dini. E a dì 17 di settenbre, andorono e fanciugli alla Signoria, a chiedere che frate Girolamo predicassi, e racconciassino e gradi in Santa Maria del Fiore. E a dì primo d'ottobre 1497 , predicò un Frate del Carmino a quella Vergine Maria ch'è nel canto delle mura, dalla Porta a San Friano; e afermava molto la dottrina di frate Girolamo, dicendo : E' m' à detto Iddio che gli è santo uomo e che la dottrina sua è vera^ e chiunche gli à fatto risistenza e detto male della divina opera, sieno signori, sieno religiosi, o gran maestri, gli sarà cavato la lingua e dato a'cani, e simile pazzie. E fu mandato per lui, esaminato al Vescovado, e fugli comandato che non predicassi. E a dì 5 d'ottobre 1497, venne in Firenze un figliuolo * di messer Giovanni Bentivogli, al soldo dei fiorentini, e aveva 100 elmetti. Era molto bene a ordine e andò a Pisa. ^ Supplisci per il senso « fosse obbligato a denunziarli ». 2 Alessandro , e appunto in quel giorno i suonatori della Si< gnoria ebbero la solita licenza di andare ad onorarlo. Delibera- zioni de'Signori e Collegi ad an. 158 ^ [1497 E a dì 16, lunedì, confìnorono molti cittadini per un medesimo peccato. Fu cavato di prigione quel Filippo deirAntella e Sforzo Bottini, e confinati infra '1 terreno nostro, E più, fu confinati quegli ch'erono citati e non conpariti ; che fu messer Piero Alamanni , Messer Tom- maso Minerbetti, messer Luigi Tornabuoni e Piero suo fratello. E a dì 18 d'ottobre, ci moriva di febri assai capi di casa e di buoni cittadini, e non moriva né donne né fauci u gli. E a dì 19 d'ottobre 1497, e in questo tenpo si sco- perse la morìa a molte case, in modo che fermò in villa e cittadini. E a dì 28, fu in Mercato Nuovo, in su'n uno moric- ciuolo tra que' banchi, standosi a sedere uno uomo di circa 50 anni, si pose la gota in sulla mano, come si volessi riposare per sonno ; e così stando, passò di que- sta vita, che ninno se n' avide de' circustanti. Non fece atto veruno. Ma poi vedendolo internato e toccandolo, vidono ch'era morto. E così stette ore morto con quella gota in sulla mano, e ògniuno stava discosto, credendo fussi amorbato, perché la morìa ci faceva danno. E a dì primo di novenbre 1497, fini la triegua co' Pisani e tutta Toscana, * e tuttavolta si faceva giente perché si diceva ch'e Viniziani mandavano giente a Pisa; ' 1 La tregua stabilita tra Spagna e Francia, nella quale i Pi- 8ani furono compresi, considerandosi come aderenti a Spagna. Però le ostilità non ricominciarono subito: infatti, gli Anziani dì Pisa scrivevano il 12 novembre: < Li inimici si stanno et noi alsi ». * « Qui la IlLma Signoria di Venegia ha mandato il Mag.co M. Marco Martanengo, con 600 cavalli bene a ordine, et apresso a lui manda 200 Stradiotti, Grechi et Albanesi » (Archivio pisano Lettere degli Anziani ad annum^ e. 218. t.). 1497] 159 e noi stavano tuttavolta in sulla spesa, aspettando el Re che si diceva: E'passa di qua. E a dì 3 di novenbre 1497, ci fu come a Roma cadde una saetta in sul Castello Sant'Agnolo, insino a dì 29 d'ottobre 1497, in domenica, a ore 14. La quale fece cose grandi : détte in suU'Angielo e gittollo giuso per ferra, e cascò giuso nella munizione, e appiccossi el fuoco, e scoppiò la torre, e fece andare pietre e legni, balestre, corazze di là dal Tevere; e morivvi uomini. Fu una cosa spaventevole. E a dì 6, ci venne Pisani per accordo ; e no' ne fu nulla. E a dì 7, cominciò la morìa a Dicomano. E a dì 9 di novenbre 1497, tornò lo Studio a Fi- renze che leggieva a Prato, e leggievano forse 40 let- tori. ' E a dì 13 detto, venne cavagli a Pisa mandati da Viniziani, e qui si faceva giente tuttavolta, aspettando di roppere guerra. ' E a dì 15 di novenbre 1497, si trovò sotto el por- tico dello Spedale di San Pagolo di Firenze, fu tro- vato, una mattina, una fanciulla morta, la mattina in sul dì ; la quale fu scoperta da quegli che governavano gli ammorbati, e giudicato noft era ammorbata ma più tosto strangolata. E inteso gli Otto el caso, mandorono un bando a pena della testa chi lo sapessi e non lo rivelassi. 1 Vi era siato portato nel 1495 in conseguenza della ribel- lione di Pisa. Il Parenti, che appunto trova vasi allora tra gli Offi- ciali dello Studio, scrisse che fu ridotto a Firenze « sendo a Prato il morbo, et contendendosi tra i Pistoiesi et Aretini, de'quali eia Bcuno sforzo facea d'haverlo ». 2 Qui incomincia la lacuna nel Codice autografo, e quel che segue Tho supplito valendomi del Codice Marucelliano. 160 [1497 E a di 18 di novenbre 1497, rinviliò el grano, tornò a soldi 50, e l'Abbondanza lo mise a soldi 40. E a dì 19 di novenbre . 1497, gli Otto fero bando a frate Mariano da Ghignazzano e altri sua compagni, che non potessino venire in quello de'Fiorentini a pena della testa perchè si dicevano che tenevano mano che Piero de'Medici tornassi a Firenze. ' E a dì 26 di novenbre 1497, ci fu come e' Pisani avevano fatto una preda in sul nostro insino a Bibbona, di bestiame. * E a dì 29 detto, si levò el Crocifisso dell'altare di Santa Maria del Fiore, e posesi quaggiù di sotto, dove seggono e Calonaci, e posono in su l'altare maggiore un tabernacolo di legname j)er el Corpo di Cristo, che non era ancora dorato, a vedere se piaceva. E a dì 2 di dicenbre, venne in Firenze un Cardi- nale figliuolo del Duca di Ferrara, ch'andava a Roma s. vicitare el Papa che l'aveva fatto Cardinale di nuovo. Era giovanetto di circa 22 anni. Fugli fatto assai onore; andogli incontro assai cittadini. ' E a dì 14 di dicenbre, ci fu come e nostri avevano «orso insino a Pisa, e predato in Val di Calci. * E a dì 16 detto, taglionno la testa al Cegino , nella 1 La deliberazione degli Otto del giorno 17 lo chiama Màgi- ^ter Marianus de GhinazanOj frate nella chiesa di San Gallo fuori delle mura, dell'Ordine di Sant'Agostino. Per suoi compagni non deve intendersi Frati dello stesso Ordine, dei quali non trovasi condannato che un altro, ma sibbene i suoi complici in quelle ♦rame , tra i quali era anche un converso Certosino. 2 Ippolito d'Este. 3 Una lettera scritta dagli Anziani di Pisa, dà molti partico- lari di questa scorreria, tra i quali quello che i Pisani fecero una «ortita e ripresero parte della preda, che era stata molta. 1498] 161 corte del Capitano, per quel medesimo peccato, d'avere fatto e fatti de'Medici. ' E a di 6 di giennaio 1497, andò la Signoria di Fi» renze a offerire a San Marco, e baciorono la mano a frate Girolamo all'altare, e non sanza grande maraviglia de'più intendenti, e non tanto degli avversari, quanto degli amici del Frate. Fu el di della Pifania. * E in questi di fu grandi freddi; ghiacciò Arno. E a di 11 di febraio 1497, cominciò a predicare frate Girolamo in Santa Maria del Fiore, e rifecesi e gradi come prima, * e andovvi molta giente, e molto si parlava 1 Gli Otto fino de' di 14 novembre avevano condannato a morte Francesco d'Agostino Ciegia e Luca Speranzini come fau- tori di Piero de'Medici. Di questo Agostino Ciegia nell'Archivio «di Stato di Firenze trovasi un libro, appartenuto già alla libreria del senator Carlo Strozzi; ed è intitolato Libretto secreto segnato A piccola. Nella prima carta leggesi : « Ricordo ogi , questo di 14 di marzo sopradetto (1495 st. e.) ch'io ò chominciato detto li- hretto sagreto per rispetto delle novità e mutatione di Stato grande che nella nostra città sono istate, e massimo a di 9 di novembre passato > ; e narrata la cacciata de'Medici, seguita : « e io partito che fu Piero, m'ebbi a nascondere perch' ero suo servidore , istettt la domenica notte in chasa di Francescho Guardi, e dipoi lunedi, martedì, mercoledì in chasa Silamo barbiere in Via di San Ghallo, e '1 giovedì mi rapresentai alla Signoria perchè, sotto pena del chapo, ebi a cbonparire. Istetti sostenuto di x, e nel detto tenpo eb- grandissime paure; fui liberato per l'amore di Dio e de' Re di Frani •eia ». 2 In quel giorno ricorreva la festa principale , della dedicazione di quella chiesa, e la Signoria per antica consuetudine vi andava ad offerta. Meravigliò molti il vedere anco in quest'anno compiere quell'atto, senza aver rispetto alla scomunica dalla quale era col* pito il Frate. 3 I gradi e le panche gli avevano fatti rifare in gran fretta :gli amici del Savonarola negli ultimi di gennaio, perchè tenevano per sicuro che egli avrebbe predicato il giorno della Gandelara» 11 162 [149^ di lui ch'era scomunicato, e molti mancorono d'andarvi, per temenza della scomunica dicendo : giusta vel ingiu^ sta, tintenda est. Io fui di quegli che non vi andavo. E in questo tenpo poco si ragionava di ihorìa, se- e' era in una casa o in due, non c'era in più. E a dì 15 di febraio 1497, predicò fidate Grirolamo in San Marco, e non volle se non preti e religiosi, e sco- perse loro le loro magagne, secondo che mi fu riferito da uno. E in questi dì la guerra di Pisa s'era un poco- quietata per la vernata cruda. E a dì 17, sabato , valse el grano da 49 a 50 soldi lo staio. E a di 18 di febraio 1497, predicò frate Girolamo in Santa Maria del Fiore, e manconne ancora più giente» E in questo tenpo fu grandi freddi, in modo che stette ghiacciato più di due mesi, che si dubitò non si per» dessi el grano e la ricolta ne'luoghi freddi. E a dì 24 di febraio, sabato, valse el grano quel medesimo, da 49 a 50 soldi lo staio. E a dì 25 di febraio 1497, predicò frate Girolamo in Santa Maria del Fiore, senpre provando la scomunica non valere né tenere; e nota che tutte le dette prediche sono state scritte e gittate in forma da un giovane notaio eh' à nome ser Lorenzo Vivuoli , se si può dire^ stato più ch'uomo, avere scritto ciò che à mai detto que» sto Frate in pergamo, e pistole e altre cose dette in molti anni : non si può trovare maggiore meraviglia al mondo^ e non bisogna altro miracolo in questa opera, avere scritto ogni minimo atto e parola come l'à dette apunto^ che non ne manca un iota, ch'è inpossibile ; ma è stata permissione divina a qualche buon fine, e così è giu- dicato dagli uomini che fanno bene. 14981 168 E dì 27 di febraio, fu Carnasciale, e fecesi in su la Piazza de' Signori un capannuccio di cose vane, di figure ignude e di tavolieri, libri eretici, Morganti, spec- chi e molte cose vane e di gran valuta, stimate mi- gliaia di fiorini. Come e* feciono anno la processione de'fanciugli, così feciono al presente: ragunati in 4 quar- tieri, colle croci e ulivi in mano , ogni quartiere ordinati con tabernacoli innanzi, andorono dopo desinare a ar- dere detto capannuccio; e benché fussi dato noia da certi tiepidi, gittando gatte morte e simile lordura, non di meno vi misono el fuoco, e arse ogni cosa, perchè v'era stipa assai. E nota che '1 capannuccio non era cosa da fanciugli, ch'era un certo quadro di legname di più di 12 braccia per ogni verso, fatto da legnaiuoli in più dì, e molte opere; per modo che fu necessario la notte dinanzi tenere la guardia di molti armati a guar- dare, perchè certi tiepidi lo volevano guastare, di certi giovani che chiamavano Conpagnacci. E nota che '1 Frate era in tanta reverenza a chi gli credeva, che questa mattina, ancora che fussi Carnasciale, frate Girolamo disse la messa in San Marco e comunicò di sua mano tutti e sua frati, e poi p£»*ecchi migliaia d'uomini e di donne; e dipoi venne col Corpo di Cristo in su un pergamo in sulla porta della chiesa così di fuori, e, mostrandolo, be- nedisse el popolo con molte orazioni : Fac salmcm po^ pulum tuum Domine, e certe altre orazioni. Bravi ve- nuto grande popolo, stimando vedere segni: e tiepidi si ridevano e facevano beffe e dicevano : Egli è scomunicato e comunica altri. E benché a me e'pareva errore , ancora che gli credessi ; ma non volli mettermi mai a p^icolo andare a udirlo, poiché fu scomunicato. E a dì 28 di febraio 1497, che fu el primo dì dì Quaresima, predicò e disse ch'e tristi avevano pieno el 164 [1498 sacco e fatto ogni male ; e massime la notte si fece una certa cena di Conpagnacci, tutti tiepidi che vorrebbono vedere le cose un poco più larghe, e non tanto ripren- dere e peccati, e avere licenza di vivere all'epicura. E a dì primo di marzo 1497, predicò frate Girolamo in Santa Maria del Fiore, e prese licenza, e disse pre- dicherebbe in San Marco, perchè e c'era venuto una aggravatoria del Papa : e sendolo , prese licenza da lì , e predicava in San Marco, ' e un frate de'sua predicava in Santa Maria del Fiore la sera: e seguitando in San Marco, gli cresceva el popolo, e dissesi eh' egli aveva scritto al Papa che si correggessi, altrimenti capiterebbe male, e aspettassi gran flagello, e presto. E a dì 11 di marzo 1497, predicando pure in San Marco ^ alluminando la città, che volevano fare un ti- ranno e già si vedeva per molti certi segni. E a dì 14 detto, si fece richiesti e pratica per pi- gliare modo di questo Frate, e finalmente s' andò in bi- goncia molti cittadini : chi voleva levarlo dal predicare, e chi no; e fuvvi grande controversia d'anbizione di Stato; non di meno tutta volta predicava, e '1 Papa minac- ciava d'interdire la città. Pareva cosa maravigliosa che '1 Papa nello potessi fare star cheto e cessare dal pre- dicare; e molto maggiore era che lui stessi pure forte e non cessassi dal predicare. E a dì 17 di marzo, la Signoria mandò 5 cittadini a frate Girolamo, la sera di notte, a pregarlo che non pre- dicasse per qualche dì; ' e lui rispose che voleva prima 1 II Papa mandò un Breve ai Canonici del Duomo, col quale ordinava che vietassero al Savonarola di predicare in quel tempio^ ViLLARi op. cit. Voi. II, p. 90. * In questo giorno si era radunata nuovamente la Pratica attesoché il di 14 non si fosse concluso nulla. 1498] 165 dimandarne colui che lo mandò a predicare: e nondi- meno pure predicò in San Marco, e chiese licenzia, mi- nacciando di gran cose a chi era cagione di questo. E a dì 18 di marzo 1497, predicò in San Marco frate Domenico da Pescia, e in Santa Maria del Fiore predicava la sera uno de'frati loro di San Marco. E a dì 21 di marzo 1497, ci fu nuove come '1 Papa era adirato co' Fiorentini, e che non si poteva quietare. Braci lettere in molti mercatanti ch'avevano paura di an- dare a sacco Roma. E più c'era lettere come frate Ma- riano da Ghignazzano molto soffiava nel fuoco, e come gli aveva fatto una predica, infra l'altre, a Roma, e come chiamò senpre ubbriacone frate Girolamo; e più venne in tanta insania, che nella predica, dov'era più cardinali, eh' egli usò volgere el parlare e disse: Ales-- Sandro ; se non fussì la reverenza tua, io ii farei due fiche agli occhi ; e attualmente fece con mano simile lordura in pergamo , così si disse da chi veniva da Roma. Or vedete quanto può la invidia! e nota s'ella pare invidia, che innanzi che fussi scomunicato gli erano molto maggiori nimici, gli apponevano molti falsi : pareva sola invidia; forse che no. E a dì 24 di marzo 1497, ci fu come el Duca di Milano era venuto a Genova e menato seco 200 citta- dini per fuggire el sospetto eh' egli aveva. E a dì 25 di marzo 1498, fu trovato certe scritte alla porta di Santa ^ e d'Orto San Michele, che dicevano: Popolo, ^' non è il Frate la tua malattia, ma sono certi pinzocheroni ; ed oravi nominato Francesco Valori e Pa- goloantonio Soderini, e dicevano: Andate a casa loro col fuoco. E nota che in questi tempi si facevano beffe di queste cose spirituali; si trovava per la terra tale infedele gente alla sfrenata, che toglieva moccoli e an- 166 [1498 dava cercando così accesi, e dicevano: Io cerco della cMavicina cK ha 'perduto el Frate; chi pigliava la giente e facevagli inginocchiare a una lanterna accesa, e dicev|i: Adora el vero lume; chi ardeva finestre in- pannate, e altri spregi: perchè el Frate aveva usate dette parole, la cMavicina, e che la novazione della Chiesa sarebbe el vero lume, E questi erano una gente di giovanaglia di poco spirito. E a dì 26, ci fu chi diceva che la interdizione di Firenze era venuta, ma non era vero, e che la fu oc- cultata; e nondimeno el Frate faceva in San Marco dentro, processioni e orazioni con un Crocifisso innanzi, in mano al Frate, con grande lacrime e divozione, con alquanti cittadini, che v'entravano dentro di nascosto dagli altri. E a dì 27 di marzo 1498, frate Domenico da Pescia, frate pure di San Marco, invitò nella predica un pre- dicatore che predicava in Santa ^ a entrare nel fuoco per questa verità, el quale diceva contro a frate Giro- lamo : e andorono parecchi cittadini a Santa ^ per am- basciadori. * * Molta confusione trovasi negli antichi e moderni scrittori Bel dichiarare da chi partisse la sfida, ed il Prof. Villari, rile- vando la discordanza, crede doversi concludere che il primo fosse il predicatore dì Santa Croce, frate Francesco da Puglia ; il Lan- ducci la fa muovere da fra Domenico. A me pare che dal con- fronto dei libri e dei documenti resulti che due furono le sfide ; prima il Francescano sfidò il Savonarola, ma questa non ebbe «eguito perchè il Domenicano non tenne conto della provocazione. Allora fra Domenico, per conto suo, mal sofi'erendo gli attacchi del Pugliese, formulò sei conclusioni della dottrina del suo mae- stro e invitò l'avversario a entrare nel fuoco per provarle. Questi però si schermi dicendo che la sua disputa era col Savonarola e «on lui sarebbe entrato nel fuoco. L'una parte e Taltra si erano 1498] 16T E a dì 28, predicava frate Domenico in San Marco •e dicendo di volere entrare nel fuoco; e più disse che molti di questi miei Frati faranno el simile; e volgeiH 'dosi verso le donne, ancora di queste donne faranno -questo ; e fu tanto V empito dello spirito che molte si Jevai'ono ritte dicendo; Io sono di Quelle. E in questo medesimo dì, el predicatore di Santa ^ disse in pergamo volere entrare nel fuoco, e ao- •cetto lo 'n vito , e disse : Io credo bene ardere , ma sono •contento per liberare questo popolo ; e disse : se lui non .arde, credetegli come vero profeta. E a dì 29 di marzo 1498, andarono in Palagio al- «quanti frati di San Marco e alquanti di Santa •^, e portorono le conclusioni e' capitoli in che modo si do- vessi entrare; e rimasi dovessi entrare un frate di San Trancesco, de'Rondinegli, e per la parte di San Marco frate Mariano Ughi. * E a dì primo d'aprile 1498, predicava in Santa Ma- ria del Fiore frate Mariano Ughi, frate di San Marco, el «quale s'era sottoswitto di volere entrare nel fuoco; e {)iù rafermò questa sera inginocchiato in pergamo in- nanzi al Crocifisso, promettendo per questa verità per ogni modo entrare nel frioco, pregando strettamente che 41 chi toccava dovessi tirare innanzi questa opera. E que- ste cose disse pubrìcamente e in pergamo. E a dì 2 d'aprile 1498, frate Girolamo fece dentro in :spint6 tanto innanzi che non poteva retrocedersi senza scandalo, per evitare il quale, fu convenuto che la prova con fra Domenico ^'avrebbe fatta frate Giuliano Rondinelli altro francescano. 1 Intorno a questo fatto delFesperimento del fuoco leggonsi "tra i documenti pubblicati dal Villari tre deliberazioni della Si— ^orìa. 168 [149$ San Marco una processione con tutti e sua frati e molti cittadini : uscirono per chiostro e girorono tutta la piazza e ritomorono in chiesa ; e frate Girolamo portava in mano el Crocifisso e imponeva e salmi. E a dì 6 d' aprile 1498, cominciò a predicare frate- Girolamo in San Marco, e predicò come era preparato a mandare de' sua frati nel fuoco per questa verità pre- dicata, e non tanto alcuni sua frati, ma tutti a voce viva erano preparati, quanto parecchi migliaia di secolari e di donne e fanciugli, per modo che nel mezzo della pre- dica si rizzò tutto '1 popolo gridando e offerendo la vita per quella verità. E a di 7 detto, fu ordinato in Piazza de' Signori un palchetto lungo braccia 50 e largo braccia 10 e alta braccia 4, e fu fondato in certe capre di legname, in sul quale fu fatto da ogni sponda un muricciuolo di mattoni crudi, alto braccia '/j » ® nel mezzo missono ghiaia e cal- cinacci, e in effetto tutto coperto che '1 fuoco non potessi trovare l'asse e'I legname; e in su detto palchetto fu fatto a ogni sponda legno grosse a uso di cataste, aite- braccia 2 7a» tutto el palchetto quanto era lungo, lascio» rono da ogni testa senza legno braccia 4, intanto che le legno erano lunghe braccia 40 da ogni lato : e lascio- pono in quel mezzo braccia 2 di spazio d'onde s'aveva a passare: e di fuora e dentro a dette legne si rizzò" molte scope e frasconi in modo che restò un braccio di luogo l'andito: e più vi fu gittate su olio, acqua ar- zente e altre ragie perchè meglio ardessi. E dato l'ora in detto dì a ore 17 si dovessino appresentare in Piazza detti Frati di San Marco e di San Francesco , e quali do- vessino fare lo sperimento del fuoco, come s'erano pat- teggiati e soscritti ; che dalla parte di San Marco dovessi «ntrar fra Domenico da Poscia, e dalla parte di San Fran* 1498] 169 Cesco dovessi entrare fra Giuliano de' Rondinogli del- rOsgervanzia. E a l'ora data giunse quei di San Francesco 6 entrorono nella Loggia dei Signori, la quale avevano diviso per mezzo collo steccato, e gtettono inverso San Piero Scaraggio sanza dir niente, E poi venne quei di San .Marco con grandissima divozione, grande numero di frati, circa 250, a coppie a coppie ; e poi frate Domenico con uno Crocifìsso in mano ; e di poi frate Girolamo con il Corpo di Cristo in mano : e aveva dietro un gran po- polo con molti torchi e lumi, cantando e salmeggiando con grande divozione : entrati nella Loggia, avevano pa- rato uno altare e cantoronvi una Messa; dipoi el popolo aspettava questo grande spettacolo. E stando più ore, si maravigliava el popolo, e la cagione era che avevano differenzia: che quei di San Francesco voUono che fi*ate Domenico si cavasse insino alle mutande, dicendo che era incantato, e lui fu contento ; poi gli missono un'altra cosa, che non v'andassi col Corpo di Cristo: per modo ch'e Frati di San Francesco si vide che volevano farne fuora. In modo eh' andò insino a sera questa controversia, fra andare su in Palagio e tornare: onde si ruppe eh' e Frati di San Francesco s'andorono via, e di poi si partirono quei di San Marco , per modo che '1 popolo si conturbò tutto, quasi perdendo la fede del Profeta. Molto si par- lava di questo fatto; e massimamente quegli che erano contro al Frate presono grande animo, ch'era una certa compagnia che si diceva Compagnacci, e quali comin- ciorono a fulminare e a sparlare disonestamente e di- leggiare tutti quelli che credevano questa opera del Frate , chiamandogli Piagnoni e pinzocheroni e simili ingiurie ; per modo che non era ninno di quelli del Frate che potessi parlare. E a dì 8 aprile 1498, che fu la domenica d'ulivo^ 170 [149S cominciò a scoppiare questo fatto ordine, che, sendo in Santa Maria del Fiore per cominciare el vespro, e la giente era a sedere alla predica, un buon popolo deno- mini e di done, e preti soprastavano a cominciare el vespro, alcuni dissono- perchè non s'avessi a predicare, e forse a stanza di questi Compagnacci , e quali comin^ ciarono a dare in quelle spalliere delle donne, e usando parole e dicendo: Andatevi con Dio piagnonacci e simile parole, in modo che molte si levarono da se- dere, e fu fatto un tumulto grande per chiesa; e beato chi poteva trovare la porta: e se alcuni garrivano, loro volevano dare con ogni arroganza , e appicca' la qui- stione; e tratto fuori arme addosso alquanti di quelli del Frate, fuggendo verso la Via del Cocomero, fu dato e feriti alcuni in modo che in poche ore fu in arme tutta la città , tutti di quegli contro al Frate , e questa com- pagnia de' Compagnacci, e fulminando verso San Marco gridando: A' frati, a' frati, a San Marco; e tutto il po- polo e' fanciugli corrono co' sassi; intanto che molti uo- mini e donne ch'erano in San Marco non potevano uscire fuora pe'sassi. E io mi trovai; e se non fussi che del chiostro uscì e andane in verso la Porta di San Gallo, rimanevo forse morto. E in effetto ognuno s'armava: di Palagio venne bandi, chi pigliava o menava preso frate Girolamo avessi 1000 ducati. Fu commota tutta la città, e niuno fu ardito di parlare, di quegli del Frate, che sarebbe stato morto. E innanzi che fussi ore 22, venne in Piazza qualche Gonfalone armati, gridando po- polo, ch'erano quasi tutti Compagnacci, e cominciorono a dire e gridare: A casa Francesco Valori, a sacco; •e corsone là e missono fuoco nella porta, e andò a «acce ogni cosa. E in questo tempo Francesco Valori usci di San Marco sconosciuto, dietro per Torto ò lungo 1498] 171 le mura : fu preso da due uomini vili e menato a casa sua: dipoi la sera fu cacciato fuori da' mazzieri de' Si- gnori e fugli promesso la vita, e menanvanlo in Palagio : e quando fxx presso a San Procolo, in sul canto da quella Vergine Maria, venne uno di dietro, e detteli in su la te- sta con una roncola due o vero tre volte, e mori quivi di fatto. £ nell'andare a sacco la casa sua fedirono la donna sua e mori, e fedirono figlie e balie, e ruborono ogni cosa. E più andò a sacco Andrea Cambini; ' e una casa nella Via Larga d'un povero uomo, che gittò parecchi tegoli nella via dalle finestre. E in questo tempo si com- batteva San Marco, e tutta volta vi cresceva popolo; e portoronvi circa 3 passavolanti, nella Via Larga e Via del Cocomero, e fuvvi feriti e morti alcuni, Dissesi che n' era morti di qua e di la 15 o 20 persone , e feriti circa 100. E circa alle 6 ore di notte arsone la parta di San Marco della chiesa e del chiostro , e entrati in chiesa si combattè; e finalmente il Frate era in coro a cantare ufizio, e vennero fuori due frati, e dissono: Noi vi da- remo el Frate, se voi lo volete dar salvo in Palagio^ e •così fu promesso : e alle 7 ore gli detto' el Frate e frate Domenico e frate Salvestro, e menoronlo in Palagio con molte ingiurie per la via. E dissesi che gli davano de' calci, e dicevano: Va là, tristo; e fugli messo e ferri in gamba e le manette, e tenuto molto stretto come un grande malfattore, e dettogli molti improperi e ingiurie. E a dì 9 di aprile 1498, non si fece altro, si posò l'arme ma non la lingua, pareva aperto l'inferno ; non sì potevano isfamare di dire e ladro e traditore. E non Uno dei più caldi seguaci del Savonarola. 172 [149S si poteva per niente parlare per la parte del Frate, che sarebbe stato morto, e dileggiavano e cittadini Piagnoni e pinzocheroni. E a dì 10 d'aprile 1498, a ore 21, el Frate fu por- tato al Bargello a predelline, perchè era co'ferri in gamba colle manette , e ancora frate Domenico ; e missono mano e dettongli 3 tratti di fune, e a frate Domenico ne det- tone 4 ; e disse frate Girolamo : posatemi che io vi seri* vero tutta la vita mia, E pensa quando fu udito, quande egli aveva avuto la colla, dagli uomini che vogliono ben vivere, e che gli credevano, che non fu sanza lacrime perchè aveva insegnato questa orazione : Fac bene bonis et rectis corde. Non fu sanza lacrime e dolore e forte orazioni a Dio. E a dì 13 di aprile 1498, ci fu come el Re di Francia era morto, e morì a dì 7 detto, ' quando venne un grande tuono e un brusco tempo, pareva l'aria molto crucciata e piovve ; e io lo so che mi immollai molto per vedere l'esperimento del fuoco, perchè fu in tal dì circa a ore 20. E in detto dì ci fu come lo 'Nperadore s'aveva rotto una coscia da un cavallo che gli cadde addosso. E in tal dì venne il Turco a Otranto. E in tal dì fu tagliato la testa a due gentiluomini che volevano avvelenare el Duca di Milano. E a dì 15 di aprile 1498, che fu la Santa Pasqua» arsone dentro le Murate più refettori, e fece loro grande danno e massime di robe di cittadini; e dissesi che non si sapeva in che modo si fusse acceso questo fuoco. 1 1 Pisani scrìvevano a Venezia : « La morte del Re di Fran- cia ci parve buona nuova quando la intendemmo; hora ci pare optima, poiché cotesta Signoria se ne ralegra per li rispecti che intendete ». 1498] ' 173 E a dì 17 d'aprile 1498, ci fu come el Duca d'Or- liens era stato fatto Re di Francia. E a di 19 d'aprile 1498, si lesse in Consiglio, nella sala grande, el processo di frate Girolamo, ch'egli aveva scritto di sua mano, el quale noi tenevamo che fussi profeta, el quale confessava no' essere profeta, e non aveva da Dio le cose che predicava; e confessò molti casi occorsi nel processo delle sue predicazioni essere el contrario di quello ci dava ad intendere. E io mi trovai a udire leggere tale processo; onde mi maravi- gliavo e stavo stupefatto e in ammirazione. E dolore sentiva l'anima mia, vedere andare per terra uno si fatto edificio per avere fatto tristo fondamento d'una sola bugia. Aspettava Firenze una nuova Gierusalemme donde avessi a uscire le leggi e lo splendore e l'esempio della buona vita, e vedere la novazione della Chiesa, la con- versione degli infedeli, e la consolazione de'buoni; e io sentii el suo contrario, e di fatto presi la medicina : In voluntate tua Domine omnia sunt posita. E a dì 21 d'aprile 1498, si scoperse la morìa in molte case, di nuovo nella Via della Scala circa quattro case, e qui intomo a San Brancazio, insino alla ^ al Treb- bio, altre quattro case. Faceva in due dì assai, perchè feceva la luna. Fece un poco isbigottire el j)opolo cir- cunstante. E a dì 22 d'aprile 1498, si prese el perdono in Santa Maria del Fiore, del Giubileo che ci aveva concesso el Papa; e concesse penitenziali che potessino assolvere da ogni e qualunche caso, e massime in queste scomu- niche che ci aveva fatto incorrere questo Frate, per le sue prediche : e per la gran fede che gli portava el popolo, in mentre ch'egli era scomunicato c'era assai che l'andavano a udire. 174 [1498 E a dì 23 d'aprile 1498, dettone martirio al Frate; e fu sostenuto certi cittadini, che fu Domenico Maz* zinghi e altri. E a dì 24 d'aprile 1498, s'intese come Pagoloantonio Sederini se n'era andato a Lucca per sospetto del Frate. ' E a dì 26 d'aprile 1498, ci fu un mandatario del Papa, e uh breve che dava licenza che facessino del Frate quanto paressi al suo mandatario. E a dì 27 d'aprile, si dette colla a tutti e cittadini presi per tal caso, in modo che, dalle 15 ore ìnsino a sera, si. sentì sempre gridare al Barello. E a dì 28 d'aprile 1498, si fece pratica sopra Frati e sopra cittadini ch'erano nominati da'Frati, e stettono insino alle 7 ore , e non feciono conclusione ; e fu molto contradetto a manomettere e cittadini. E a dì 30 d'aprile 1498, si ragunò el Consiglio e feciono e gonfalonieri, e vinsono di restituire certi con- finati nelle Stinche, e certe altre provisicmi: e de'cit- tadini ch'avevano errato nello Stato, vinsono pagassino danari, e del Frate non si ragionò. Furono condannati circa 23 cittadini in danari e ammuniti, chi in cento, chi in dugento, e clii in mille, che fu una somma di 12 mila fiorinL E a dì primo di maggio, furono rimandati tutti e cittadini a casa; e rimase e 3 poveri Frati. E a dì 2 di maggio 1498, si levò quel tabernacolo ch'era stato posto in Santa Maria del Fiore all'altare maggiore, per tenere el Corpus Domini, e riposesi el Crocifisso com'era prima. 1 Paolo Somenzi cancelliere del Duca di Milano scrìveva a quello: « Paulo Antonio Soderìno hahauto gran ventura ckCéì non fu ritrovato hieri, perchè el saria stato taliato a pese comedi Francesco Valori ». 1498] 175 E a dì 5 di maggio 1498, valse el grano soldi 35, e cosi lo dava el Comune. E a dì 7 di maggio, ci fu come a Pescia era scorso e Pisani e predorono. Dissesi che v'era trattato di un francioso, ma non riuscì. * E a di 8 di maggio 1498, ci fu come frate Girolamo aveva imposto el Miserere mei in prigione in Palagio, naX)^ Alber ghetto, * E a dì 9 di maggio 1498, si vinse negli Ottanta che gli Ebrei potessero prestare. Se fu lecito lo sa el Signore » e nel Consiglio maggiore non si vinse che prestassino. E a dì 12 di maggio 1498, gli Ufìciali del morbo andorono per gli spedali, cacciavano e poveri, e dove ne trovavano per la città tutti gli mandavano fuori di Firenze; e feciono ancora più crudele cosa, che posono all'arte de'Corazzai un canapo colla carrucola per dare colla a chi tornava dentro. Fn tenuta cosa crudele e una medicina contraria. E a dì 13 detto, ci fu come el Papa mandava un mandatario e '1 Generale di San Marco per giudicare frate Girolamo; e più ch'egli aveva dato licenzia a' Fioren- tini, che potessino porre a'preti e religiosi tre Decime. Alcuni pure amici del Frate, interpretavano e dicevano : Questo freUe è stato venduto 30 danari come 'l Salvato» re, perché tre vie dieci fa trenta^ E nota che molti preti si rallegravano del male del Frate, e tornò sopra loro. 1 Le lettere pisane non fanno parola di questa scorrei ia, ma parlano invece della scalata al castello di Buti fatta senza pro- fìtto dai Fiorentini, e della rotta che ebbero pochi giorni appresso nelle parti di Maremma; tutte cose che lo scrittore non accenna iLetU cìt. 1499 maggio 4, e 4, e 1499 maggio 19 e. 15 t.). 2 Nome di una prigione nel Palazzo della Signoria. 176 [149^ E a dì 14 di maggio 1498, si tirò su due campane grosse in su uno campanile, così alla salvatica, sopra la porta di San Lorenzo di Firenze. E a dì 18 detto, fu finito el secondo fincstrato di Filippo Strozzi. E a dì 19 detto, venne in Firenze un mandatario del Papa e el Generale di San Marco per esaminar frate Girolamo. ' E a dì 20 di maggio, domenica, quello mandatario lo pose alla colla, e innanzi lo tirassi su, questo di- mandò, s'egli era vero le cose ch'egli aveva confessate, e lui rispose e disse di no, e come egli era messo e mandato da Dio; e lui allora lo fece collare, e confessò quel medesimo, ch'era peccatore, come disse prima. E a dì 22 di maggio 1498, determinorono di fargli morire ; e fu determinato d'ardergli vivi, e finalmente la sera fu fatto un palchetto, el quale copriva tutta la ringhiera del Palagio de'Signori, e poi si partiva un palchetto dalla ringhiera allato al lione e veniva in mezio della Piazza, verso el tetto de' Pisani : e quivi fu ritto un legno grosso e alto molte braccia, e intorno, al detto legno un palchetto tondo e grande: e al so- pradetto legno fu posto un legno a traverso a uso d' una croce; e vedendo gli uomini dicevano: JS'gli vogliono cruci figger e; e sentendo mormorare della croce, ando- rono a segare di quel legno, in modo che non paressi croce. E a dì 23 di maggio 1498, mercoledì mattina, si fece questo sacrifizio di questi tre Frati. Gli trassono di Pa- lagio e feciongli venire in su quel palchetto della rin- 1 II primo era Francesco Romolino vescovo d'ilerda e poi cardinale, Taltro fra Girolamo Turriano da Venezia. 1498] 177 ghiera; e quivi furono gli Otto e' Collegi e '1 mandata- rio del Papa e '1 Generale, e molti calonaci e preti e irati di diverse regole, e '1 vescovo de' Pagagliotti, al quale fu commesso digradare detti 3 Frati : e qui in su la ringhiera fu fatto dette cerimonie. Furono vestiti di tutti i paramenti, e poi cavati a uno a uno, colle parole accomodate al digradare, affermando sempre frate Giro- lamo eretico e scismatico, per questo essere condannata al fuoco ; radendo loro el capo e mani, come si usa al detto digradare. E fatto questo, lasciorono e detti Frati nelle mani degli Otto, e quali feciono inmediate el partito che fussino inpiccati e arsi; e di fatto furono menati in sul palchetto allo stile della ^. Dove el primo fu frate Silvestro, e fu inpiccato al detto stile a uno de' eorni della croce ; e non ayendo molto la tratta, stentò buon pezzo, dicendo GtesU molte volte in mentre ch'era imr piccato, perchè el capestro non stringeva forte né scorse bene. El secondo fu frate Domenico da Poscia, senpre dicendo Giesit; e '1 terzo fu el Frate detto eretico, il quale non parlava forte ma piano, e così fu inpiccato. Sanza parlare mai ninno di loro, che fu tenuto grande mira- colo, massime che ognuno stimava di vedere segni, e ch'egli avessi confessato la verità in quel caso al po- polo; massime la buona gente, la quale disiderava la grolla di Dio e '1 principio del ben vivere, la novazione della Chiesa, la conversione degli infedeli ; onde non fu tsanza loro amaritudine : né fece scusa veruna , né ninno di loro. Molti caddono dalla lor fede. E come furono inpiccati tutti a tre, in mezzo frate Girolamo, e volti verso el Palagio; e finalmente levorono del palchetto della ringhila, e fattovi el capannuccio in su quella tondo, in sul quale era polvere da bonbarda, e'dettona fuoco alla detta polvere, e così s'arse detto capannuccio 12 178 [1498 -con fracasso di razzi e scappietti, e in poche ore furono arsi, in modo che cascava loro le gambe e braccia a poco a poco: e restato parte de busti appiccato die catene, fu gittate loro molti sassi per fargli cadere, in modo che gli ebbene paura che non fussino tolti dal popolo; e '1 manigoldo, e chi lo aveva a fare, fecione -cadere lo stile e ardere in terra, facendo arrecare le- andare per aria, grande, e sfavillava e lasciava la via d'onde passava buon pezzo, ed era bassa bassa. E a dì 5 di giugno 1498, andò el nuovo Capitsunp a Pisa. E in questo dì corsone e Pisani sino a San Mi* niato al Tedesco e feciono una grande preda e presono prigioni e arsone una osteria sotto San Miniato alla via di Stibbio. E a dì 7 detto, e Pisani posono el canpo a Ponte di Sacco, e l'altro dì si fuggirono percbè '1 nostno s'ap- pressò e ingrossava. ' E a dì 10 detto, venne in sul prato defServi e dal Tiratoio certi brucbi neri a mangiare quei pt^ativ in modo ehe quelli ispruneggioli rimanevano tutti bianchi e mondi; e innanzi che n'andassi quattro dì, quei bruchi diventò- pono che parevano d'oro; e'fancìugli gli pigiavano a gvìdsjidù: questi sono e bruchi del frate Girolamo; e quale pareva d'oro e quale d' ariento. E quali avevano queste condizioni: un viso umano con gH occhi e '1 1 « Stamani haviamo lettere da Cascina come, essendo li nostri in ordine per ire al campo al Ponte di Sacco e fare qualche factione, s*è inteso ad Montopoli essere arrivato Paulo Vitelli con 200 ba^ lestrieri bene ad cavallo et bene armati, et presso di questo venire Vitellozo con tucte le genti d*arme loro; onde per tale rispecto le cose si sono posate et levate quasi il pensieri non fare^ altra ìnpresa ». Lett. cit, 1499, giugno 7, stile pisano. 180 [1498 naso, pareva avessino una corona in testa, e intorno al viso come una diadema, come si soleva fare air an- tica, e tra la corona e la testa si vedeva una crocel- lina, col busto giù tutta pareva oro; e di dietro con una coda nera, piccola e sottile, colla quale mangiavano quei pruni. Parve 'alcuni cosa miracolosa non se n'es- sere veduti mai più, e che dovessino significare qual- che cosa; e parve ad alcuni che dovessino significare che la vita del Frate fussi stata d'oro, e che dietro a lui, s'avessi. a sterpare le male erbe; e '1 pruno, di quella ragione , pare e più tristo e disutile e spiacevole ; che la coda, cioè el dirieto, dovessi consumare le più cattive erbe. E a di 19 di giugno 1498, gli Otto ammunirono 28 cittadini tutti di quegli del Frate. ■ E a dì detto, fece la Signoria 50 uomini che aves- sino a prestare 1000 fiorini per uno a dodici per cento, all'assegnamento. E a dì 24 di giugno 1498 fu San Giovanni, e fe^ ciono una girandola, in su la quale posono un porco e giganti e cani, e un gigante morto ; e dicevasi che l'ave- vano fatto in dispregio del Frate: e dicevano el porco essere el Frate, e '1 gigante morto Francesco Valori ; e simili pazzie. E strascinando quel gigante, che cadde, sempre dicendo : quel porco del Frate, e simili cose da sciocchi. E a dì 26 di giugno 1498, fu morto un cittadino, \ li Parenti, che appunto si trovò allora a sedere degli Otto di Guardia e Balia, dà nella sua Storia le cagioni di quella am- monizione, colle seguenti parole: « Parendo che la parte fratesca, risurgessi, si pensò di nuovo abbatterli. Pure a* mezzani uomini toccò avere delle busse, e adm\inironsi più cittadini entrati in Con-, sigilo al tempo di Francesco Valori ». 14981 181 che era uscito di Siena, da uno, per guadagnare una taglia di fiorini 1000; e fu nel mezzo di Mercato Vec- chio , in su la terza dirimpetto allo speziale del Re. ' £ più fu feriti altri giovani la notte dinanzi. E la causa èra che ognuno aveva allargato la vita, e vedovasi la notte pieno d^arme in aste e spade ignudo per tutta la città, e co' lumi giucare in Mercato Nuovo e per tutto, sanza freno. Pareva aperto l'inferno; e tristo a quello che riprendeva e vizii. E a dì 27 di giugno 1498, fu inpiccato quello che ammazzò ieri quello in Mercato Vecchio, in quello luogo proprio dove fece el male, e fu attanagliato per tutta la città in su uno carro. Fu fatto una bella giustizia e presto. E a dì 28 di giugno 1498, fece la mostra uno figliuolo della Madonna d'Imola, che à nome Ottaviano,' che venne condottiero de' Fiorentini, con 100 uomini d'arme e 50 balestrieri a cavallo; venne molto a ordine. E a dì 30 detto, tolsono a San Marco la canpana loro emandossi all'Osservanza a San Miniato.* E a dì 4 di luglio 1498, s'aperse San Marco. E a di 7, sabato, valse el grano soldi 26. E a dì 18 di luglio 1498, ci fu come Montepulciano aveva cacciato fuori e fanti forestieri e gridato Mav' zocco. 1 L'ucciso fu Lodovico Luti nemico di Pandolfo Petrucci; e il sicario Tiberio di Francescone Masotti da Brisighella. 2 Ottaviano Riario figliuolo di Caterina Sforza. 3 II ViLLARi ha pubblicate le deliberazioni della Signoria del 29 giugno, che ordinano la consegna di questa campana, prima alla chiesa di San Lorenzo e poi a quella dei Frati di San Fran- cesco fuori di Porta a San Miniato. 1S2 [1498 E a dì 26 di luglio 1498, vlnsono in Palagio, in Oonsiglio maggiore, di fare una imborsazione di tutti gli oflci èsL 600 lire in giù, tutti chi à beneficio dal padre o dall'avo o dall'arcavo, da 50 anni in su per 3 polizze, e da 40 a 50 per due, da 30 a 40 per una e da indi in giù insino a 25. E a di 27 di luglio 1498, ci fu come el nostro Ca- pitano aveva preso 150 cavagli e '1 cariaggio e vetto- vaglia ch'andavano in Cascina, e morti molti fanti e morto un fratello del Governatore di Pisa, eh' era gen- tile uomo di Vinegia : ' e dissesi che '1 Capitano l'aveva fatto per iscaltri modi, che gli aveva mandati alcuni a predare per cavare fuori quei di Cascina , e così fu , che, uscendo fuora, el Capitano gli tramezzò e da più luoghi gli mise in mezzo ; e non ne scampò ninno di que- ^i eh' uscirono di Cascina. E in questo anno fu una abbondanzia di frutte, la maggiore. E a dì 6 d'agosto 1498, mandorono due ambascia- dori a Vinegia, che fu messer Guidantonio Vespucci e Bernardo Rucellai.* 1 Gli Anziani di Pisa scrivevano : « Intenderete Tassauto factoci li inimici et la morte del mag. messer lohanni Diedo, il corpo del quale essendo stato la sera medesima a hore 2 di nocte reso da* nemici, ordinammo venisse qua a Pisa dove hieri a hore 20, con tutte le Regule, Capitulo et Conpagnia, lo levammo di San Mar- tino dove s'era posato venendo da Cascina, et lo deponemmo in Campo Sancto. Andò airexequie quattro di noi et quasi tutti li nostri cittadini. Et facemmo interim stare serrato le botteghe et fare uno sermone in Duomo in sua lande, tutto con più honore che ci fu possibile. Iddio lo abbi reducto in loco di salate. É doluto Bxtremamente a tutta questa terra >. Lett. cit., 1499, luglio 28« s. p. * Si mandarono per trattare un accomodamento delle cose di Pisa, ma la loro commissione non ebbe esito felice , avendo il Doge 1498] m^ E a di 21 detto, ci fu come e nostri avevano {)i>eso Buti a patti, a discrezione, e mozzo le mani a 5 bom- bardieri.' £ tuttavolta si faceva spingarde nuove e man- dav* i' giù. £ impicco uno , e presono a* prigioni 33 uo- mini che ci erano, infra loro ci era de' fanciulli. Yennono in Firenze legati. E a dì 31 d'agosto 1498, ci fu come e nostri ave- vano preso el bastione di Vico, e morti tanti quanti ve n' era dentro ; e anche de' nostri ne morì e feriti assai. ■ E a dì 3 di settenbre 1498, si bombardava Vico Pi- sano, e sentivasi di su' ponti tale eh' annoverò 150 colpi. E a dì 5 di settenbre, ci fu come gli avevano avuto Vico a patti, salvo l' avere e le persone. • E a dì 10 di settenbre 1498, ci fu come e nostri avevano rotto e Pisani, e preso 200 cavagli e morto centinaia di uomini, e anche de' nostri morì. E questo dichiarato di voler continuare a dare aiuto ai Pisani, sebbene gli altri gli avessero abbandonati. 1 « Hyeri li nimici nostri espugnarono per forsa il castello di Buti, nel quale usorono quella crudeltà che è solita la inhumana loro sevitia et iniquità, ritenendo prigione et stratiando con di- verse torture li homini di quel loco, repulse le donne, et quale strupata; et tagliorono le mani a tucti li bonbardieri con tant» crudeltà che poca più ne porriano usare li barbari et Turchi ». Leti, cit.^ 1499, agosto 22, s. p. s Dai documenti pisani resulta invece che il 30 si bombar- dava il bastione di Vico, il quale poco potea tenere perchè era vecchio, e che il 31 era già preso perchè rovinato dairartiglierie e abbandonato dai difensori, « acquali crediamo ch^ntrasse paura per la crudeltà facta dagli inimici a Buti ». Sicché non sembra vero quello che dice il Cronista dei morti fatti nei bastioni. ^ Era tale lo sgomento della Signoria Pisana in questi giorni, che Vico l'avevano ftitto perduto fino del 31 agosto e, dopo Vico, il resto, « adeo che vediamo la ruina nostra totale senza poter- cene aiutare di cosa alcuna ». Lett. cit.^ 31 agosto 1499, s. p. 184 [149^ fu a Pietra Dolorosa, a un nostro bastione che loro vo- levano pigliare eh' è presso alla Verrucola; e '1 Ca- pitano, avendone sentore, cavalcò per piano e girò el monte verso Pisa e rinchiusegli. E a di 11 di settenbre 1498, ci fu come Siena era in arme e come quello de'Petrucci aveva preso el Pa- lagio e la piazza e teneva la parte nostra; e noi gli mandammo aiuto e mandammo el conte Rinuccio no- stro soldato, e prese una porta di Siena e aiutò que' de' Petrucci. E a dì 11 di settenbre 1498, ci fu come el Conte d'Urbino veniva con giente in aiuto alla contraria parte a Siena ; uscirono di Perugia e Baglioni e assaltorongli 6 non gli lasciarono passare. ' E più ci fu, come e Viniziani avevano avuto una rotta da' nostri in Val di Lamona e presi di molti uo» mini d'arme : queste quattro nuove in manco di 24 ore.. E più venne in Firenze 12 prigioni Pisani, e tutti dicevano eh' erano connestaboli. * E a dì 13 detto, si fece l'accordo tra'Sanesi.* 1 Neiragosto i Veneziani avevano portate le loro armi contro- Ferii città della contessa Caterina Sforza, al doppio fine di far dispetto al Duca di Milano, del quale era sorella, e di fare una diversione alla guerra di Pisa passando ai danni dei Fiorentini- tenendo la via alla volta di Siena. Firenze fu sollecita a spedir le sue genti in aiuto della Contessa, perchè questa non dovesse richiamare il figliuolo che era andato al campo di Pisa. Guido- baldo della Rovere duca d'Urbino era stato condotto al soldo dei Veneziani insieme con Bartolommeo d'Alviano, Astorre Baglioni» i Signori di Camerino, di Rimini, di Faenza ed uno degli Orsini. 2 Di un capitano e quattro connestabili fanno menzione anche le lettere citate (10 settembre 1499), s. p. 3 Fu fatta una tregua di cinque anni, obbligandosi i Fioren- tini di disfare il bastione del Ponte a Valiano, e facendo ai Se- nesi aUre concessioni. 1498] 185 E a dì 23, sonò a martello tutta la valle di Dico- mano, perchè giente de' Viniziani avevano preso el Borgo di Marradi. Era co' loro Giuliano de' Medici. Ebbono el pass(» da Faenza, ch'andava co' Viniziani e lasciò noi ; du- bitossi non passassino in Mugello, e posono el campo a Castiglione di Marradi. E a di 24 di settenbre 1498, lunedì, alloggiò a Di- comano el signor Rinuccio con otto isquadre di cavagli e molti balestrieri a cavallo, e l' altro dì andò in Mu- gello. E in questi dì si faceva in Firenze molta fanteria, e mandava in Mugello e in Romagna 4 o 5 migliaia di persone; e anche si diceva che v'era venuto Piero de' Medici nel campo de' Viniziani. E questo facevano e Viniziani per levarci da Pisa; e loro furono sempre quegli che sostenevano e Pisani, e quali non potevano durare alla spesa se non fussi e Viniziani e quali face- vano contro a ogni dovere : ma non sanno quello abbia a intervenire a loro.' E a dì 27 di settenbre 1498, ci fu come s'ebbe certe bastìe di Librafatta. Pensa che c'era da fare assai, avere a riparare in più luoghi. Iddio ci à sempre aiutati per- chè le nostre guerre sono lecite, ma non così quelle degli ambiziosi e invidiosi Viniziani. E a dì 28 di settenbre 1498, passò per Firenze el Signore di Piombino, con molte squadre di cavagli a cavallo e fanti assai, condotto al nostro soldo, e andò in Mugello dall' Ucoellatoio ; e dicevasi che in Faenza vi era garbuglio, chi voleva Firenze e chi Vinegia. E in questo dì valeva el grano soldi 22 lo staio. 1 Un veneziano venuto coUe galere assicurava i Pisani che la Signoria veneta aveva a cuore la impresa di Pisa come il pro- prio Stato. Lett. ciu^ 10 settembre 1499, s. p. 186 [1498 E a dì 30 di settei^re 1498, tuttarolta si soldava giente; chiunque veniva toccava danari e andava via. E a dì 3 d'ottobre, bonbardavano Marradi e Ylni- ziani, ma pure vi si mise vettovaglia per foi*za, che fu un bel fatto. E a dì 4 d' ottobre 1498, ci fu come e nostri ave- vano avuto Librafatta, che s'ebbe ieri a ore 22. E a dì 5 detto, tuttavolta strignevano Marradi con bonbarde. E a dì 6 d'ottobre 1498, ci fu come el campo no- stro è ito in Casaglìa, presso a Marradi, et è ben prov- veduto : stimasi s' andranno a trovare tra pochi dì, e dicesi che s' andranno con Dìo se potranno ; s' aspetta gli rinchiugghino e nostri. E in detto dì avvenne que- sto miracolo da Dio, che sondo assediati d'acqua quegli della ròcca di Marradi e stati più dì sanza acqua e non potevano più stare, si botorono alla Vergine Maria di fare un castello d'ariento, se pioveva; e fatto el boto, intanto si raccoglieva e danari, in un tratto rannugolò e piovve tanto che raccolsono 50 barili d' acqua. E in questo anno fu una ricolta grande e d*ogni e qualunche cosa, e di frutte e d'olio, vino e grano. Fu ogni cosa a buona derrata. Iddio non abbandona e poveri. E a dì 11 d'ottobre 1498, Marradi si stava pure così e non aveva più paura, ch'avevano avut^ l'acqua miracolosamente. E a dì 12 d'ottobre 1498, mandarono a Pisa al Ca- pitano, che gli aveva chiesti, guanti scarpellini era in Firenze; di poi tomorono indietro e non andorono. ' * Fora© perchè quelli del campo si tròvaraiio altrove, poiché molti scalpellini furono dairodte fiorentina adoperati a disfaro Santa Maria in Castello. 1498] 187 E a dì 13 d'ottobre 1498, ci fu come el Capitano nostro aveva due porte di Pisa, e che vi si gridava Marzocco} E a dì 14 detto, ci fu come el Capitano aveva avuto la torre di Foce e dato al Castellano 2000 ducati e l'abi- tazione in sul nostro dove voleva, e che gli aveva trat- tato accordo co' Pisani e presto sarebbe, e ch'egli aveva mandato un bando che tutti e contadini pisani potessino uscire fuori a seminare sicuramente e feciono le viste di volere accordo, ma feciono perchè potessino andare a seminare.' E a dì 17, uscì di Pisa certi che chiamano Ghin- gherli, che corsone insino a Montetopoli e predorono 120 capi di bestie e buoi e bifolchi, e furono assaltati dal paese e tolti loro tutta la preda e presono uno di loro. E a dì 21 d'ottobre, entrò in Firenze el Capitano di Firenze e non quello della guerra; e levossi el Bar- gello , eh' eravamo stati buon tempo sanza Capitano , avàmo fatto col Bargello. Era romano, stette nella me- desima casa del Capitano. * E a dì 24 d'ottobre 1498, ci fu come Piero de'Me- dici era passato la Pieve Santo Stefano, ed era presso a Bibbiena, e poi preso, col campo eh' era a Marradi de' Vi- niziani ; e fecionsi forti a Bibbiena , e dissesi che Piero vi aveva degli amici, E a dì 27 d' ottobre 1498 , questo campo de' Vini- 1 Ne'documenti pisani non si fa menzione di questa cosa, ed altrove se ne ricordano altre che la mostrano inverosimile. * In Val di Serchio, agli 8 di novembre, non si era fatta al- cuna sementa, 6on dispiacere de' Pisani che di là ricavavano il pane per sei mesi. Leu, cit. , 8 novembre 1499, s. p. 3 II Capitano del Popolo, che fu un messer Mario Salamoni degli Alberte&chi, patrizio romano. 188 [1498 ziani, ch'era con Piero de' Medici in Bibbiena, presono uno altro castellucciò che si chiama Fronzoli. E dice vasi per ognuno eh' e nostri, se si voleva, che gli erano rinchiusi e che non se ne potevano andare; e già vi era giunto el Signore di Piombino co' sua cavagli, e potevano esservi tutti e nostri caporali e pigliavano ognuno. Donde si venisse, non seguitoron la vittoria; mandorono alle stanze e soldati. E a dì 5 di novenbre 1498, passò di qua el Fra- cassa che veniva di San Benedetto, e alloggiò a Dico- mano con 400 cavagli e poi al Ponte a Sieve e per Valdarno, e andò a Arezzo. E a dì 6 detto, alloggiò a Dicomano uno altro Conte con 300 cavagli, tutti di quegli del Duca di Milano, e andò per la medesima via. E a di 8 di novenbre 1498, passò el conte Rinuccio a Dicomano con 400 cavagli, e andò alloggiare per Val di Sieve e non s'appresentò in Casentino dov'era il Si- gnore di Piombino; e però si partì da Prato vecchio el Signore di Piombino, con la sua giente, e venne allog- giare a San Lorino e a Calano e insino a Londa, e fe- ciono spaventare tutto '1 paese stimando fussino e ni- mici, poi andorono alloggiare a Dicomano. E a dì 24 di novenbre 1498, venne Arno molta grosso e fece danno assai, e fece rovinare un ponte che era tra la Porta al Prato e la Porticciuola, in sul Mu- gnione ; el quale Mugnone venne molto grosso e entrò per Borgo di fuori e affogò un mugnaio col cavallo e la farina, e una donna eh' ^ra in su detto ponte e fece molti danni. E a dì detto, intervenne eh' a Ricorboli, essendo alloggiati vetturali con 10 muli carichi di polvere da bombarda e artiglierie, alcuni giovani volendo provare 1498] 189 uno scoppietto , s' appiccò el fuoco a quella polvere e arse la casa e muli ; e' vetturali ne fu guasti dal fuoco cinque in modo che furono portati allo spedale. Credo ne morissi alcuni. E a di 25 di novenbre, el Capitano nostro alloggiò in questi piani del Poggio a Caiano, che si partì di quel di Pisa, e mandavanlo in Casentino. E a di 27 detto, ci fu come e nimici in Casentino avevano preso un castelluccio che si chiama Santerma, nel quale era fuggito molto grano e robe, e missonlo a sacco, ammazzorono ogniuno. E a di 30 detto, e nimici avevano posto el campo a Pratovecchio. E in questo tempo pioveva assai, e biso- gnò andassino alle stanze per tutto insino a Ticchio, consumando tutto '1 paese. E dubitavasi tuttavolta d'un trattato, e non si vinceva più danari e avevasi gran so- spetto. Chi ci lasciava, de'soldati, e chi minacciava, e massime chi era alla guardia delle castella e massime le castella di Pisa. E a dì 20 di dicenbre 1498, ci fu come e nimici in Casentino avevano fatto una preda, e' nostri di Ca- maldoli la tolsono loro e presono di loro. Era piovuto molti dì e neve in su Y Alpe. Stimava fussi per noi , perchè la neve serrava loro el passo. Per gli inten- denti si stimava avergli tutti prigioni, e cosi era; ma dove si fussi el male, e' non voUono una grande vitto- ria avere vituperato e Viniziani. E a di 18 di dicenbre 1498, ci fu come e nostri avevano ripreso Marciano e preso 70 o 80 uomini d'arme e molti fanti e preso tutti e passi; e tutti quegli del paese gridavano: lasciate fare a noi che non anno rimedio; Ognuno si disperava qui a Firenze. Perchè non vogliono costoro, e che vuol dire ? E vedovasi la cosa chiara sanza 190 P498 dubbio e nondimeno assediorono Bibbiena,, e presa di nuovo assai cavagli e fanti, in moda che si facevano tnttavolta spacciati; e pensavano in che modo se ne por tessino andare. E a dì 23 di dicenbre 1498, si diceva eh' e nostri non volevano guastare Y arte loro , e; non vollono fare quello che potevano , eh' erano vincitori sanza dubbio. £ a dì 25 di dicenbre 1498, la notte dalla Pasqua, fu fatto questa isceleranza nel popolo di Dio. e in Fi- renze e in Santa Maria del Fiore: la notte quando si diceva la prima messa della mezza notte, certi, non so s'io mi dico uomini o demoni, che missono in detto tem- pio un certo cavallaccio facendolo correre per la chiesa con molte grida, vituperando e facendo cose innomi- nabile nel postribolo, ferendo con arme il cavallo, e co' bastoni, mettendo e bastooi nelle parte di dietro, facendo agni iniquità, facendolo cadere per terra in chiesa, in- sanguinando e imbrattando el tempio del Signore; e per modo guasto e straziato detto cavallo caduto quasi morto a terra delle scalee di Santa Maria del Fiore, e quivi stette tutto il dì, che ognuno potè vedere, così come morto e lacerato. Per la qual cosa e buoni e savi uo- mini tremavano di paura di giudizio ^ Dio grande, ri- cordandosi anco di quello fu fatto pochi anni innanzi che furono aperte sepolture a Santa Maria Novella « fuori della chiesa,, in dispregio della resurrezione ìa nella notte della Resurrezione; e più fu messo inchiostro in 9ulle acque benedette in Santa Maria del Fiore, e eh' è peggio, fu rotta la porta della chiesa di notte, e salito in pergamo e inbrattato el pergamo e violato innanzi a Cristo dove si dice la parola di Dio, e molte altre iniquità sanza timcH^e di Dio. E dissesi che gli era stato tolto la corona alla Nostra Donna di San Marop e dato 1499] 191 a una meretrice : non ebbi la verità di questo della co- rena, ma per molti si disse. E più in questa notte della Natività, missono in su* foconi, per le chiese, in molte, azafetica in luogo d'incenso e feciono correre capre per Santa Maria Novella.* E a dì 27 di dicembre 1498, in questi dì, el nostro Capitano prese per forza un castello di là dalla Vernia ohe chiama Mónte Fatucchìo, eh* è di là dalla Vernia 7 miglia, e morivvi molte persone oravi fuggito. El mo- glioramento de* nemici, eh* erano in sul passo, restorno €ome assediati, avevano fuggito qui per andarsene a*lor posti. E a dì 28 di dlcenbre 1498, e nimici di Pisa ave* vano avuto per forza Montetopoli» e saccheggiato e preso prigioni e arse molte case.' E a dì 11 di giennaio 149S„ el Capitano nostro at- tendeva tutta volta a serrare e passi a nimici di là da la Vernia, e dicevasi che faceva una bastìa a Monte Lione. E a dì 14 di giennaio 1498, ci fu conio e nimici di Casentino avevano messo in Bibbiena 1000 fanti e quali 1 Anche Giovanni Cambi nelle sue Istorie, narra questi fatti, aifgiungendo : « E tutto facievano, perchè sendo morto el Frate pareva fussi lecito fare ogni male in tal notte, perchj lui col pre- dicare aveva levato via tali peccati » ecc. * « Li nostri soldati (scrivevano gli Anziani di Pisa al loro ambasciatore a Venezia) andando Tautra nocte, ooè govedi, in cavalcata, la mattina al far del giorno asaltorono quelli di Moi^ topori et tandem preseno et misseno a saccho il castello et parte ii*al»*ugìonna. Vero ò che si salvò molta gente et etiam robbe manesche, le quali si rlnchiuseso nella rócha; alla quale non demio batiaglia perchè, avendo saccheggiato il castello, erano iucti oharichi di robbe. Fuvi £ariti alchuni de'nostri et se ne tor- nonno la nocte seguente». Leti, cit.y 28 dicembre 1499, s. p. 192 [1499 erano venuti secreti e arrecorono uno staio di farina in collo per uno. Così si disse, che fu lo scampo loro. E a di 19 di gìennaio 1498, ci fu come el nostro Capitano aveva preso circa 70 muli carichi d* artiglierie e vettovaglia che veniva a Bibbiena e circa a 60 ca- vagli leggieri e molti fanti , e un Commissario Viniziano che portava buona somma di danari a Bibbiena. Fu te- nuta una grande novella. Erano i nimici per ogni modo ispacciati, e non seguitorono la vittoria. Donde si venisse si diceva da'nostri cittadini. E quali chi fussi, fece gra- vissimo peccato, perocché Firenze aveva el maggiore onore eh' ella avessi mai, a vituperare e Yiniziani, ma non è la prima volta che l'hanno fatto e Fiorentini.' E a dì 21 di giennaio 1498, ci fu come e Pisani erano corsi in Valdinievole e predato bestiame assai. E a questo modo n'avàmo una calda e una fredda, avàmo a riparare in due luoghi. E a dì 26 di giennaio 1498, ci fu come e nostri avevano presi in Casentino, a Montefatucchio, circa 200 cavagli leggieri che si fuggivano. E cosi di Montalone si fuggì giente e arsono el castello ; e funne anche presi e dicevano che in Bibbiena non era più vettovaglia di ninna ragione e che gli stavano male. E a di 13 di febraio 1498, ci fu come egl'avevano lasciato andare el Duca d' Urbino e Giuliano de' Medici, con 40 cavagli e lasciato forse 400 fanti a guardia. * E a dì 15 di febraio 1498, ci fu che feciono amba- 1 Queste censure facevansi egualmente che al Capitano de^Fio- rentini anche a quello de'Veneziani, che era il Conte di Pitigliano. ' Il duca d' Urbino, essendo ammalato ebbe il salvacondotto dal Vitelli senza consenso dei Commissari» e Giuliano se n*andò col Duca. 1499] 193 sciadori a Vinegia, che fu Pagoloantonio Sederini e Giovan Battista Ridolfi, e uno ne feciono a Roma che fu mes- sere Antonio Malegonnelle. Stimavasi si dovessi far pace. E a dì 17 di febraio 1498, ci feciono venire la Ta- vola di Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta, per pigliare buon partito di lega e di lasciare el Re di Francia. ' E a di 19 di febraio 1498, ci fu come el Conte di Pitigliano, mandato da' Viniziani, scorse e predò in Ga- leata e quivi si fermò. E qui si stava pure a vedere, e non si poneva el campo a Bibbiena, che non si poteva tenere un'ora; in modo ch'ognuno mormorava e dice- vasi che gli era qui chi non voleva che si vincessi. E sarebbe paruto a ognuno, a vedere non seguitare la vittoria certa. Insino a' contadini del paese venivano a dire : E' sono in prigione , lasciate fare a noi. E qui non si dava mai licenza, in modo che ognuno si ma- ravigliava. E a di 5 d'aprile 1499, ci fu lettere dagli ambascia- dori di Vinegia, e lessonsi in Consiglio ; e quali avisavano che le chieste de'Viniziani erano disoneste e perdevasi la speranza dello accordo. E '1 Re di Francia scrive, che noi abbiam tempo pochi di a entrare in lega con lui. E molto si diceva sopra pigliare partito di lasciare el Re '1 Duca, e mostrossi molti pericoli per l'una parte e per r altra. E a di 8 d'aprile 1499, venne el cavallaro coll'ulivo da Vinegia, dell'accordo fatto co' Viniziani e Pisani in 1 Vuol dire per essere inspirati, se dovessero entrare nella Lega o stare «ol Re. Il Parenti, contrario ai Piagnoni, attribuisce a questi Taver procurato tale venuta, col. segreto scopo di « fare più risurgere la loro secta e farsi risentire ». 13 194 [1499 questa forma; che noi abbiamo a dare a'Viniziani, in dieci anni, fiorini 180 migliaia, e eh' e Pisani tenghino certe fortezze di Pisa e abbino a chiamare un podestà a lor modo, di nostra giurisdizione. E questo dispiacque assai al popolo, perchè dovevano dare a noi, ch'erano in pri- gione a Bibbiena e vituperati ; e furono molto biasimati gli ambasciadori. ' E a di 12 d'aprile 1499, ci fu come fu morto e ta- gliato a pezzi, a San Benedetto, un garzone che aveva nome Ottaviano, che s'apparteneva la signoria di Faenza. Era stato qui in Firenze. Era un poco guercio. E dissesi che l'aveva fatto morire messer Giovanni Bentivogli; e forse che non fu vero. » E a dì 14 d'aprile 1499, venne qui el cavallaro da Vinegia, e arrecò la retificazione dell'accordo. E fucci come in Pisa s'era fatto rumore per alcuni che non piaceva l'accordo^ e per modo che '1 Commissario Vini- ziano fu di bisogno andassi a Pisa, e fece morire da 5 uomini, di tale discordia.' 1 Fiorentini e Veneziani avevano fatto compromesso nel Duca di Ferrara, e in questo giorno venne la notizia del lodo da esso proferito, come ne abbiamo anche la testimonianza nel Cambi; il quale aggiunge, che fu dato « benché asente e nostri oratori che non si voUono trovare » : il che non s^accorda col biasimo che dà loro il Landucci. ^ Ottaviano Manfredi sopraccennato, figliuolo di Carlo II, che era al soldo di Firenze, fu assaltato ed ucciso sull'Alpe di San Godenzo da' suoi nemici di Val di Lamona. Ved. Parenti cit. 3 Per il lodo sopraccitato, i Veneziani dovevano, dentro il 24 di aprile , ritirare le genti che tenevano contro i Fiorentini ; ma i Pisani scontenti della sentenza , appena conosciutala , rimossero le genti dei Veneziani dalla guardia delle loro porte e fortezze. Guicciardini, Storia d'Italia, Libro IV. E questo è il rumore di cui qui si parla. 1499] 195 E a dì 17 di aprile 1499, ci fu come e Pisani ave- vano ritte le bandiere del Re di Francia, e che a gnun modo non volevano tale accordo, né stare mai sotto e Fio- rentini ; e come e' s' erano deliberati di disfare gli arienti delle chiese e aiutarsi, e mettere la vita prima che darsi a' Fiorentini ; e non voUono l'accordo ch'avevano fatto e Viniziani. E a dì 23 d' aprile 1499, gli Otto dettone bando a Simone Tornabuoni e al Grasso de' Medici, e più dì fa dettono bando a uno Marcuccio Salviati el quale andò al soldo de' Viniziani e tenne pratica con Piero de' Me- dici; e per questo medesimo errore lo dettono al detto Simone e al Grasso. ' E a dì 24 d'aprile, si riebbe Bibbiena tutta disfatta. E a dì 26 d'aprile 1499, ci fu come el Duca di Fer- rara aveva giudicato e dato la sentenza dell'accordo in favore de' Pisani, e che gli avessino a tenere, oltre le cose dette , ancora le torre delle porte , e che risco- tessino le gabelle. E finalmente fu consultato nel Consi- glio degli Ottanta, cheperniun modo non si accetti; e a questo modo non se ne fece nuUa. ' E a dì 3 di maggio 1499, ci fu come e Pistoiesi ave- vano fatto scandolo, le parte dentro; e moriwi circa 16 uomini, e feriti più di 40, con artiglierie e altro. 1 Sotto questa data riscontrasi nel Libro di Partiti degli Otto di Guardia e Balia la sentenza contro il Tornabuoni e con- tro Andrea d'Alamanno de' Medici soprannominato il Grasso; e 15 giorni prima vi si legge Taltra di Marco di Bernardo di Marco di Forese Salviati chiamato Marcuccio. 2 Neanche i Pisani, non ostante che il Duca riducesse anche più favorevoli per loro le condizioni dell'accordo, non vollero mai accettarlo ; e a questo credo voglia riferirsi quel « non se ne fece nulla ». 196 ^^. Arsone due porte per mettere dentro le lor parte de' con- tadini. ' E in questi dì valse el grano soldi 15 in 16 lo staio. E in questi dì facevano e Fiorentini clisfare le mura di Bibbiena. E a dì 15 di maggio 1499, ci fu come gii era morto el Soldano, e morinne quattro innanzi che fussi fatto la lezione. E andò a sacco e magazzini de' Viniziani. E a dì 19 di maggio 1499, ci fu come el Duca di Milano mandava a dire di renderci Pisa ; ma voleva che ci obbrigassimo, al suo bisogno, pagargli ' uomini d'arme.. E a dì 2 di giugno 1499, mandorono pe' Capitano in Casentino per mandarlo a Pisa.® E a dì 3 di giugno 1499, fu un fornaciaio di mattoni, a Settimo, che in questo dì prese due sue figliuoli, uno di 3 anni, uno di 7, e sì gli scannò con un coltellino, come si fa un caveretto. E a dì 5 di giugno 1499, passò di qui el Capitano e '1 signor Rinuccio, e andorono in quel di Pisa. Non entrò in Firenze. Andorono guastatori di questi piani per dare el guasto a' Pisani. E a dì 12 detto, dettono el guasto a' grani; e '1 campo era tra Cascina e Pisa. E in questo dì vinsono una gravezza che la chiama- rono la Graziosa, e feciono danari. * 1 Questi disordini, tra le antiche fazioni de'Cancellieri e Pan- ciatichi, erano incominciati anco avanti ; e sono estesamente nar* rati dal Salvi, Historia di Pistoia^ T. III. 2 A questo punto è un bianco nel codice ; il Guicciardini però dà il numero di 300 uomini d'arme e 2000 fanti. 3 Cessata la guerra in Casentino, il Vitelli era andato a Città di Castello, e il Conte Rinuccio nel contado d'Arezzo. A chiamare il Vitelli fu inviato Piero Corsini. * « Per fare qualche provvedimento di danari; per dar fine 1499] 197 E in questi tempi appari in Firenze moltitudine di bruchi neri e piccoli e pilosi; entravano per le case e mordevano le persone e facevano male e enfiava dove mordevano. Mostravano d'aver veleno. E a di 17 di giugno 1499, caricorono bombarde per a Pisa, e mandaronle in su le scafo per Arno. E a di 21 di giugno 1499, piantarono le bombarde a Cascina. E a di 26 di giugno 1499, ci fu il cavallaro coll'ulivo dell'avuta di Cascina. Giunse alle 20 ore, ed ebbesi a ore 17 a discrezione della Signoria e del Capitano. E venneci molti prigioni di Cascina, e missongli in sul ballatoio, in Palagio. E a di 2 di luglio 1499, ci fu come el Turco era corso insino a Zara, per terra, e predato 200 anime e bestiame, e arso e dibruciato tutto el paese; e che la persona del Turco era per terra e veniva verso Raugia, e coU'armata sua era fuori dello stretto, nell'Arcipelago. E fucci lettere da Vinegia, che parevano tutti smarriti e Viniziani. E più ci fu come el Re di Francia passava di qua, e che gli aveva in Turino molte gran rote d'ar- tiglierie e tuttavolta ne faceva gittare. E a di 12 di luglio 1499, tornorono qui l' artiglierie ch'andorono in Casentino, per mandarle a Pisa. E a di 13 di luglio 1499, passò di qui sconosciuto messer Ascànio cardinale, ' e andava a Milano al Duca ; che cominciavano a credere che '1 Re veniva a'danni loro. alla presente guerra et expedi re la impresa della Città di Pisa », fu imposta, con provvisione deiril giugno, una Quintina e mezzo ai cittadini fiorentini. Da un'altra provvisione del 21 gennaio 1500 abbiamo che detta gravezza fu chiamata volgarmente el Piacente, e credo sia la stessa che il Landucci, errando, chiama la Graziosa, 1 Ascanio Sforza, fratello di Lodovico il Moro. 198 • — ,_^ E a di 18 di luglio 1499, andorono in campo a Pisa due Collegi con 30,000 fiorini numerati. E a dì 19 di luglio 1499, ci fu da Roma, come 'IDuca di Milano rimetteva Piero de'Medici in punto, e davagli 10,000 fiorini, e che venissi a'danni nostri, perchè Pisa non s'abbia. E a dì 31 di luglio 1499, si pose el campo a Pisa^ la sera a ore 3, con ordine grande e forza, E a dì primo d'agosto 1499, presono una torre che si chiama Asciano, e mozzo le mane a 6 uomini ch'erano dentro, e che non si voUono dare. ' Aspettorono le bom- barde, E a dì 3 d'agosto 1499, ci fu come avevano rotto un pezzo di muro di più di 40 braccia, colle bombarde, e entrorono dentro molti fanti, e furono ripinti fuori con morte d'uomini, perchè facevano la guerra dispe- rata. E a dì 5 d'agosto 1499, venne di Pisa un contadina che avisò come gli avevano fatto dentro fosse cieche, e come saettavano medicame. Credo venissi in benefizio de' Pisani, per mettere più paura a chi volessi entrare dentro. E a dì 7 d'agosto 1499, ci fu come el Capitano aveva preso la Porta a Mare e la Torre Stainpace. E a dì 11 d'agosto, si partì di qui uno ambascia- dorè lucchese, di furia, perchè s'intese qui com' e Lucchesi avevano mandato soccorso a' Pisani; perchè fu trovata dal nostro Capitano uno ch'aveva una lettera in una 1 Anche il Portoveneri, col quale s'accorda mirabilmente iì presente Diario, registra questa crudeltà ; e aggiunge che per detta cagione furono tagliate dai Pisani le mani a uno dei fiorentini che avevano prigioni. 1499] 199 palla di cera, che mandavano e Lucchesi a proferire danari a' Pisani. E a dì 15 d'agosto 1499, ci fu come el Capitano aveva preso, dentro, la chiesa di San Pagolo. E a dì 19 d'agosto 1499, si vinse, tra'Signori e Col- legi, che Pisa andassi a sacco, e di poi non si vinse in Consiglio. E in questi dì ci tornava molti amalati e fe- riti di campo, e non tanto soldati quanto cittadini che erano andati a vedere ; e molti ne moriva, e feriti quasi tutti, ch'erano feriti dal medicamo. E fu bisogno man- dare altri Commessari. E a dì 24 d'agosto 1499, feciono venire in Firenze la Tavola di Nostra Donna di Santa Maria Impruneta, e fecesi molti doni.' E intervenne questo che passando, nel venire, sotto uno ulivo, s'appiccò un ramicino di quello ulivo a una stella del mantello di Nostra Donna e ri- mase appiccato alla detta stella ; e alcuni di quegli che portavano voUono con una canna farlo cadere, e provan- dosi più volte, noUo potè spiccare ; onde chi era da lato, vedendo , giudicorono che fussi per miracolo (perchè fu deliberata perchè noi avessimo vettoria di Pisa, che se gli dava tuttavolta la battaglia), dicendo: questo è buono pronostico, ella porta l'ulivo a Firenze. E molto fu di- vulgato per la città. E quando giunse a San Felice, gli levorono quel mantello e spiccorono l' ulivo, e appicco- ronlo in quel luogo medesimo ch'era, in su la spalla ritta, che ognuno lo potè vedere nel venire e nell' andare. 1 II 19 agosto la Signoria ordinò che il di 25 si conducesse in Firenze il Tabernacolo ; ma avendo il Vitelli chiesto che si fa- cesse venire il 24, perchè in tal giorno voleva dar battaglia a Pisa, si trova un'altra deliberazione del 21 che ordina di anticipare di un giorno quella venuta. 200 [1499 Era una forchettina di dua ramicini, lunga circa una spanna. E a dì 27 d'agosto, ci fu come el Re di Francia aveva preso 7 castella, che fu Tortona, Razza, Nori, Valenza, Castelnuovo, Pontecorona e Bovera, e andava a Pavia. ' E a dì 29 d'agosto 1499, venne un nostro commis- sario da Pisa in furia per staffetta. Si dubitava di tra- dimento. E a dì primo di settenbre 1499, ci fu come el Re di Francia aveva avuto Alessandria. Aveva di fatto, dove egli andava, ogni cosa. E a dì 2 di settenbre 1499, passò per Firenze un Cardinale legato, ambasciadore del Papa al Re di Francia. E a dì 3 di settenbre 1499, ci fu come '1 Duca di Milano s'era andato con Dio e lasciato Milano, e dentro si gridava Traii ' e Francia, Lasciò el Castelletto fornito d'uomini e di vettovaglia per 6 anni o più. El Cardi- nale Ascanio aveva portato via el tesoro verso la Magna. E più ci fu, come e Gienovesi avevano levato la ban- diera di Francia. E a dì 5 di settenbre, si levò el campo da Pisa, e fu grande mormorio per Firenze : ognuno si maravigliava. E in detto dì, si dirizzò la croce in su la Cupola, ch'era stata torta molti anni per gran venti. E a dì 12 di settenbre 1499, ci fu come el Duca e' figliuoli era stato preso , e tolto el tesoro ; e che si 1 Razza e Bovera sono Rocca dì Arazzo e Voghera. 2 Giovanniacopo Trivulzìo ribelle del Duca di Milano e co- mandante deirarmi francesi in quella guerra. Quel cognome si storpiava malamente in quel tempo: il Rinuccini nei Ricordi lo dice da Treuzo ed il Portoveneri da Treussi. 1499] 201 compilò lega tra el Re , e Viniziani, el Papa , e' Fioren- tini. Non fu vero. E a dì 13, el Capitano volle mandare le bombarde a Livorno, e misele in mare, e affondonne due grosse e uno altro dragonetto, che fu una perdita grande. E a dì 17 di settenbre 1499, ci fu come e Pisani avevano ripescato quel dragonetto che cascò in mare di nostro, e che gl'era entrato in Pisa Franciosi. E a dì 19 di settenbre 1499, ci fu come el Re di Francia aveva avuto el Castelletto di Milano e insigno- ritosi di tutto '1 Ducato; e giunse qui alle 22 ore el cavallaro, e immediate si sonò a gloria e fecesi fuochi per la città, e fecesi e panegli in Palagio e per tutto. Fu grandissima allegrezza per la città. E a dì 21 di settenbre 1499, si mandò .al Re di Francia 3 ambasciadori , che fu messer Francesco Gual- terotti e Lorenzo Lenzi e Alamanno Salviati, per ral- legrarsi col Re. E a dì 26 di settenbre 1499, ci fu come '1 Turco aveva preso Corfù e che faceva gran patti a' Cristiani: la prima, chi si dava d'accordo, non toccava la Fede, la- sciava credere ognuno a suo modo, e non voleva da loro se non la metà di quello pagavano a' Viniziani Tanno; e facevagli esenti per 5 anni , e da 5 anni in là voleva la detta metà. E a dì 27 di settenbre 1499 , ci fu come el Re di Napoli aveva mandato al Papa, dicendogli che se non riparava che '1 Re di Francia non venissi a' danni sua, che metterebbe il Turco in Italia. E sarebbe riuscito se '1 Re di Francia voleva andare più innanzi verso e danni suoi; ed era da credere, perchè el Turco aveva preso un modo d'acquistare, al non toccare la Fede. Iddio non volle tanto male alla povera Italia. 202 [149^ E a dì 29 di settenbre 1499, ci fu come noi avàmo preso el nostro Capitano in Cascina c^me traditore della patria. E l'altro di venne preso in Firenze e giunse alle due ore e tre quarti di notte, con molti torchi. B questo fu el Re di Francia ch'avvisò la Signoria che fussi preso, s' egli era traditore. E più fu avisato la Signoria da quello de' Traù, che prese un cavallaro del Duca, el quale rivelò come el Duca era d'accordo col nostro Capitano, e come el Duca spendeva lui in Pisa. E fucci, come un nostro cittadino, essendo a Milano col Re e dicendo come avevano levato el campo da Pisa,, el Re dimandò perchè, e lui gli disse : noi siamo ingan- nati dal nostro Capitano; allora disse: fatelo pigliare^ E venne qui per staffetta a recare questa nuova, che fu un pignoro la pedina a torgli la vita. E a dì primo d'ottobre 1499, in martedì, fu tagliata la testa al Capitano, cioè Pagolo Vitegli, in Palagio de' Signori, su alto, in sul ballatoio ; e fu alle 23 ore e tre quarti, ch'era la Piazza molto piena di popolo. Aspet- tavano lo gittassino giù a terra del Palagio; nollo git- torono, ma mostrorono la testa alle finestre del balla- toio, con un torchio acceso, mostrandolo al popolo in su'n una mazza. Allora el popolo si partì, giudicando che si fussi fatto giustizia e grande onore alla città. Ebbe prima molta colla , e prima gli dettone bando di rubello , innanzi 2 ore, e mandarono el bando per la città.' E nota ch'eli era gonfaloniere Giovacchino Guasconi, el 1 Nel Parenti leggesi questo temale, pubblicato in quella occasione : < Paolo sono che venni, vidi e finsi Di dar Pisa a Marzocco et exaltarlo, Ma quel di gloria e me di fama extinsi >. 1499] 203 quale seppe molto segretanoiente mettere le mani addosso a questo Capitano. Fu molto òommendato da questo po- polo per uomo savio e buono e di grande animo. E tuttavoltsL facevano confessare certi cancellieri del Capitano, per avere la verità. E a dì 11 d'ottobre 1499, fu impiccato alle finestre del Podestà un messer Cherubino, ch'era dal Borgo, che teneva le mani col Capitano del tradimento voleva fare. ' E a dì 19 d'ottobre, ci fu da Vinegia come el Turco era scorso presso a Vinegia a 20 miglia, e arsone circa 17 ville e presono 8 mila anime e altrettante n'ammaz- zorono; per modo che tutti paesi fuggivano a Vinegia insino alle vicine terre. E perchè certi loro commissari e capitani de'Vinizìani non feciono el dovere a resistere a'Turchi, n'andorono così presi e detti commissari. N'an- darono presi a Vinegia; che vi fu un messer Barto- lomeo da Lutiano e un Carlo Orsini, che ci feciono contro a Bibbiena. E fu, questa preda, el dì di San Girolamo. E a dì 22 d'ottobre 1499, ci fu e capitoli della Lega tra noi e 'IRe di Francia e'Viniziani e 'IPapa e'Sa- nesi. Fecesi gran festa e fuochi e panegli.' E a dì 23 d'ottobre, si bandì detta Lega, e come pro- metteva bene a' Fiorentini , e come volevano che noi riavessimo le cose nostre innanzi che noi fussimo obbri- gati a pagare niente. E poi voleva che noi l'aiutassimo di giente d'arme, quando passassi all'acquisto di Napoli, 1 II Parenti chiaftia questo Cherubino dal Borgo a San Se- polcro, « capo di parte e connestabile del Vitelli » ; ed aggiunge che furono presi Gerbone del Monte Santa Maria uno dei suoi can- cellieri, messer Antonio da Castello suo confederato , e il medico. * La convenzione tra il Re di Francia e i Fiorentini fu pub- plicata dal Molini, nel T. I. dei Documenti di Storia Italiana, a pag. 32. 204 [1499 E a dì 25 d'ottobre, ci fu come era alla Velona 20 mila Turchi ; e chi diceva eh' egli erano in Puglia. E a dì primo di novenbre 1499, la Madonna d'Imola isgombrava la roba sua e mandavala a Firenze, e mandò sue fanciulle e missele nelle Murate; perchè 'IPapa, co' caldo del Re di Francia , voleva torgli la signoria e darla a un suo figliuolo. Onde la Madonna diliberò di stare lei a difendersi. E a dì 10 di novenbre 1499, ci fu come '1 Re di Francia s'era partito da Milano e ritornava in Francia, e dimandava 30 mila fiorini che '1 Duca diceva ci aveva prestati , come suo creda. E non dimeno Pisa non ci rendeva. E a dì 27 di novenbre 1499, ci fu come el figliuolo del Papa aveva preso Imola, ma non aveva avuto la ròcca; e bombardava la ròcca in modo che io sentivo le bombarde insino da Dicomano, al mio luogo, che stri- gnevano la fortezza ; e que'della fortezza travano per la terra e disfacevano tutte le case. La Madonna s'era par- tita e andata a Furlì , e quivi s' affortifìcava ; e dissesi ch'ella aveva lasciato nella fortezza uno che gli aveva dato per statichi e figliuoli e la sua donna, se dava mai la fortezza, che Lei ammazzassi la detta donna e figliuoli. E a di 29 di novenbre 1499, si vinse in Consiglio di cavare di prigione ser Giovanni, ch'era in prigione a Volterra. ' 1 Per questo Giovanni di ser Bartolommeo Guidi, rammen- tato anche a pag. 76 e 96, fu chiesta grazia di uscire dal fondo della rócca vecchia di Volterra, dove stava fino dal 1494. Nella petizione dice di essere di anni 65, « infermo, si per la stanza ha facto in decto luogo, si etiam pe'molti tormenti et affictioni di corpo ebbe innanzi fusse mandato in detta prigione ». Con prov- 1499-500] 205 E a dì 2 di dicenbre, si cominciò a cavar el cam- panile di San Miniato, per dirizzarlo, da un maestro di murare. E a di 10 di dicenbre 1499, ci fu come ' aveva avuto la fortezza d'Imola e morti molti uomini. E a dì 13 di dicenbre 1499, ci fu come el campo era a Furlì. E a dì 16 di dicenbre 1499, ci fu come la Madonna d'Imola s'era accordata col Papa di dargli Furlì, e che '1 Papa gli facessi cardinale un figliuolo, e anche dargli danari. E a dì 21 di dicenbre 1499, ci fu come Furlì s'era perduta , e non restava se non la ròcca, che v'era den- tro la Madonna. E a dì 25 di dicenbre 1499 , fu la santa Pasqua ; e cominciò el giubileo a Roma, e passava assai Tramontani. E a dì 9 di giennaio 1499, ci fu come la Madonna chiedeva la sua dota al Papa, e come la Regina di Francia voleva ch'ella l'avessi. E a dì 13 di giennaio, ci fu come la Madonna aveva perduto la fortezza di Furlì, dove ella era, ed era rimasta prigione. E morivvi circa 500 uomini, e ammazzorono tutti quegli della ròcca, eccetto lei ch'era ferita. E a dì 14 di giennaio 1499, fu rotta la strada presso a Viterbo da certi Còrsi, e ruborono un oste con un carriaggio d' un certo signore eh' egli aveva alloggiato , ch'aveva bene 16 muli, e andava al Perdono. E fug- gendo Toste e gridando, fu corso dietro a'detti Còrsi e tolto loro la preda, e presono di loro 8, e giunti in Vi- visione de'6 dicembre, ebbe permutata la pena nel confine perpetua nel Vicariato di Mugello. 1 Intendi il Valentino. 206 1500] terbo gli impiccorono di fatto, e tuttavolta correva la strada. E a dì 16 di giennaio 1499, ci fu come la Madonna era mandata al Papa, e poi fu ritolta da' Franciosi ; e cavorono fuora detti Franciosi, come el Papa aveva fatto la lega co'Viniziani e col Duca, e ch'egli era contro al Re; e non volevano dare le fortezze al figliuolo del Papa. E a dì 5 di febraio 1499, ci fu come messer Ascanio e '1 Cardinale di San Severino, erano entrati in Milano ; e '1 Duca era indietro con molta giente Tedeschi, e come el popolo lo chiamava, e che gli avevano preso la città; e '1 castelletto si teneva pe' Franciosi. E entrorono in Milano a dì 3, il di di San Biagio. E a dì 6 di febraio 1499, ci fu che 'IPapa s'era fuggito in Castello Sant'Agnolo, che Roma era in arme, erano rotte le strade. E a dì 9 di febraio 1499, ci fu come el Duca di Milano era entrato in Milano, a di 5 detto, alle 16 ore. E a di 12 di febraio 1499, ci fu come e Franciosi che si partirono di Romagna, passando da Tortona, es- sendo assaltati per isvaligiarli , si strinsono insieme e missono a sacco la terra e ammazzarono insino a' fan- ciugli, e feciono gran crudeltà come sono usi. E a di 15 di febraio 1499, ci fu come 'IDuca s'era partito di Milano , che '1 Castelletto traeva per la terra e faceva danno. E più si disse, che l'ambasceria del Turco era ve- nuta a Napoli, e che '1 Re gli aveva fatto grande onore e giostre. E a dì 16 di febraio 1499, venne in Firenze la Du- chessa di Milano che se andava a Napoli, la quale fu donna del Duca giovanetto che fu avvelenato ; e lei era figliuola del Duca di Calavria; e menonne seco due figliuole 1500] 207 femmìiie; e '1 figliuolo maschio gli tolse el Re di Francia e mandollo in Francia. E a dì 19 detto si parti di qui ; e £Eicemole le spese per tutto el nostro territorio. ' E in questi tempi era cessato il morbo e non se ne ragionava. E a dì 25 di febraio 1499, ci fu come el Duca aveva acquistato molte terre, Bergamo e altre. E a dì 27 di febraio 1499, ci fu come l'ambasceria del Turco era venuta a Roma al Papa , a chiedere el passo per andare a Milano contro al Re di Francia. Non V ebbe. E a dì 11 di marzo 1499, ci fu come el Re di Francia era già giunto a Lione, e veniva con molta giente. E a dì 12 di marzo 1499, fu impiccato due da Bru- scoli, e quali avevano morto quel commissario de' Cani- giani che n' è ricordo indietro. E andorono in sul carro e furono attanagliati per tutta la città, e uno di loro fu isquartato e appiccati e quarti in su le forche. ^ Furono presi alla Castellina ch'andavano al Giubileo. E a dì 25 di marzo 1500, ci fu come el Re di Francia aveva mandato di qua 1500 lancio, e appressavi forte. E a dì 26 di marzo 1500, ci fu come el Duca aveva avuto Novara e morto molta giente, e non aveva avuto la fortezza. E a dì 3 d'aprile 1500, ci fu come s'era fatto una lega, el Re d'Ungheria, el Re di Napoli, el Papa e'Vi- i Lo stesso giorno 16, i Priori deliberarono che si prestassero ì loro argenti a Stefano Parenti massaio della Camera dell' Armi per onorare la Duchessa. * Carlo di Piero di Carlo Canigiani fu ucciso, come si è letto a pag. 136. 1 suoi uccisori, che furono Lodovico di Santi di Vico alias Vico da Bruscoli, Michele di Antonio del Chierico e altri, non si fecero prendere allora; e solo dopo tre anni e mezzo caddero nelle mani della giustìzia questi due, il primo de' quali, in esecuzione della sentenza degli Otto, del 10 marzo 1500, fu squartato. 208 [1500 niziani e Ferrara, e lasciato lo spazio a noi. E non vo- lemo mai lasciare el Re, che do verrebbe conoscere la grande fedeltà de' Fiorentini, che siamo diventati nimici di tutta la Italia e con grandissimi pericoli. E a dì 12 di aprile 1500, ci fu come '1 Duca di Mi- lano era stato preso dal Re di Francia; e fucci alle 4 ore di notte. E dissesi che quegli del Duca l'avevano dato preso, e che non si travava di quegli del Duca che volessino andare più innanzi alla guerra per paura ; e anche dicevano, eh' e soldati non erano pagati. E a dì 14 d'aprile, ci fu el vero com'era stato preso, e come vi era stato morto 12 mila persone. E qui si fece una gran festa ; sorressi le botteghe, arsesi panegli e mólti gran fuochi e colpi d'artiglieria, e posesi le spal- liere in su la ringhiera, e la corona al Lione ; ' e posesi alla porta de' Signori un Cristo di rilievo molto bello, come parve che noi volessimo dire Non abbiamo altro re che Cristo, Credo fussi una permissione divina, come più volte aveva detto frate Girolamo, che Firenze non aveva altro re che Cristo. E in questa sera, andando un fabbro a porre e panegli alle porte di Firenze, quando fu in sulla Porta a Pinti per acconciare e detti panegli, 1 Riguardo a questo costume di coronare il Marzocco reputo opportuno riportare V appresso notizia estratta dal Diario dJ' Ago- stino Lapini che fiori nel secolo XVI. « 1564 , a di 5 di marzo, in lunedi mattina circa a ore 7 1|2, si levò il Leone di Piazza di sul canto della Ringhiera a dove oggi è la fontana, che fu il lunedi del carnevale, dove detto Leone era stato dimolti anni. Messesi in verso il gigante David un 20 braccia, e li sta e forse starà sem- pre. Solevasi per T allegrezze e per le festività grande mettere in capo a detto Leone una corona; ma adesso si è dimessa detta usanza. Messesi a dove egli è oggi a di 6 detto, il di proprio del <^arnevale, di veduta ». 1500] 209 e non s' avedendo d' una certa piombatoia , cascò per quella insino in terra, e sfracellossi- e morì di fatto. E a dì 18 d'aprile 1500, ci fu da' nostri ambascia- dori al Re, come el Re scriveva che le gienti sua e la sua artiglieria era messa a nostra posta e nostra stanza, per andare a Pisa. E a dì 23 d'aprile 1500, vinsono un balzello aperto a chi non aveva stato,' che fu tenuta una cosa tirannesca. E a dì 25 d'aprile 1500, venne in Firenze un man- datario dal Re di Francia, el quale veniva per andare a Siena a farci rendere Montepuliciano, e andare a Pisa per farcela rendere, e a Lucca a notificare che ci fussi penduto le cose nostre ; e benché gli andassi per tutto, non giovò niente. ' E dì 26 d'aprile 1500, feciono venire la Nostra Donna di Santa Maria Impruneta, e fecesi grande onore perch'olla ci aiutassi. * E a dì 9 di maggio 1500, ci fu che '1 Turco aveva messo in terra in Puglia molta giente ; e come e Vini- ziani, per paura e per fare piacere, gli mandòrono mes- ser Ascanio e molti altri cittadini milanesi figgiti a Vinegia , e avevano da loro salvacondotto ; e nondimeno 1 Cioè a coloro che non erano abili agli Uffici. Nel Registro di Provvisioni ad an. trovasi, sotto questa data, una provvisione che impone « a qualunque descripto o compreso nelle gravez© de' cittadini fiorentini o matricolati, o che exercitassino alchuna delle XXI Arti nella città o ne' sobborghi della città di Firenze, uno achatto o vero impositione che getti almeno la somma di fiorini 40 njila larghi ». * Dal partito della Signoria per onorare, secondo il solito, questo mandatario resulta che era già arrivato il di 24. 3 Fu fatta venire in Firenze questa immagine, per riavere Pisa, insieme colle cose perdute nella venuta di Carlo Vili. La delibe- razione della Signoria che vi si riferisce, è del di 20. 14 210 L1500 fecìono questa ìnfideltà, che furono molto biasimati da chi lo intese. E a dì 10 di maggio 1500, ci fu come e nostri am- basciadori di Francia avevano fatto col Re di Francia, che lui ci facessi rendere Pisa, Pietrasanta, Serezzana, Montepulciano; e che gli avesse avere da noi 30 mila fiorini. E a dì 19 di maggio 1500, ci fu da Roma come gli era venuto da Napoli una processione, con un taberna- colo el quale dicevano aver fatto molti miracoli per la via, ralluminare ciechi , rattratti e molte altre infermità ; e venne con gran divozione, e molti battuti che s'ave- vano tutte le reni insanguinate dalle discipline. E a dì 23 di maggio 1500, ci fu come Lucca s'era levata in arme, e eh' el popolo era contro a' grandi, perchè e grandi avevano preso per partito di renderci le cose nostre, e facevano per obidire al Re che gli aveva mi- nacciati; e non volle ubidire loro ambasciadori. E final- mente non fu mai ubidito per nostro conto ; credo pure ch'egli arebbe voluto, ma non potè mandare giente perch' ebbe da fare. E a dì 24 dì maggio, noi Speziali di Firenze ci ra- gù nammo, circa 40 maestri, in San Gillo, per risuscitare una nostra Compagnia, cominciata insino 1477, e avànla abbandonata; e facemo certi uomini che facessino el bisogno. E a dì 6 di giugno 1500, ci fu come in Mugiello, alla Collina, fu un contadino ch'ammazzò 4 fanciugli da otto anni in giù, ch'erano sua nipoti, e fedì un vecchio a morte. El Podestà lassù lo prese. E a dì 8 detto, ci fu com' e Pisani s'erano dati al Re di Francia e levate le sue bandiere ; e in questo venne un mandatario del Re e disse loro se si volevano dare: 1500] 211 dissono che sì, al Re, ma non volevano essere sotto i Fiorentini. Rispose che non aveva quella commissione, ma che si dessino liberi ; e così si dettone liberi, e non- dimeno non ne fu nulla. E a dì 10 di giugno 1500, mandarne ambasciadori incontro a'Franciosi inverso Librafatta, che ne cominciava a venire, che fu uno degli ambasciadori Luca degli Al- bizi. ' E fucci come Pietrasanta avea ritto le bandiere del Re, e che vi si gridava anche Marzocco; e questi Franciosi venivano per farci riavere Pisa e Pietrasanta * e Serezzana. E fucci com' e Pisani si volevano difendersi e stavano duri, e fu anche un dondolo. E in questi dì, ci fu come a Bologna era cascato in un dì 5 saette, una in San Michele e una ne'Servi, una a' Crociati e due per la terra, e feciono gran danno. E a dì 20 di giugno, ci fu come Montepulciano gri- dava Marzocco, E a dì 21 di giugno 1500, ci fu come e Franciosi erano andati co'nostri a campo a Pisa, e come e Pisani traevano a'Franciosi, e morto parecchi uomini. E venne qui el Capitano de' Franciosi , e dicevasi che Franciosi andavano e uscivano di Pisa a lor posta. Dubitavasi non e' ingannassimo, e così fu. E in questi dì ci era delle case di morbo e dèlie bolle assai. E a dì 2 di luglio 1500, ci fu come a Roma era venuta una gragniuola che alzò due braccia, con tanto empito di vento e tempesta che fece rovinare el palazzo 1 L'altro fu Giovan Batista Rìdolfi. Ammirato. 2 II Beaumont, comandante francese, si fece dai Lucchesi re- stituire Pietrasanta, ma la ritenne per il Re e non la rese ai Fio- rentini. Al^MIRATO. 212 -^ del Papa, dove era certa parte d' una sala dove era el Papa in sedia, e cascogli addosso; e come piacque a Dio , rimase sotto un legno che s' appoggiò al muro e sostenne el resto del palco per modo che non vi morì. Fecesi un poco di male al capo e a una mano e alla gota; e morivvi 12 o 13 persone ch'erano in quella sala. E fu el dì di San Piero, circa a ore 20. E al Papa fe- ciono cavare un poco di sangue. Fu tenuto un grande segno e pronostico per detto Papa. * E in questi dì si mandava al campo di Pisa quanto pane si poteva fare in Firenze ; pigliavano quante bestie venivano in Firenze e caricavanle di pane. E mandorono loro 8 mila fiorini d'oro. Avevasi buona speranza di Pisa. E in detto dì usciva certe donne di Pisa in camicia, e' nostri le presano ; e dubitando non portassino amba- sciate, deliberorono di cercarle; e furono tanto disonesti e soldati che voUono cercarle insino nella natura a quelle donne , e finalmente fu trovato loro in detto luogo lettere ch'andavano al figliuolo del Papa. Pensa quello che fanno le guerre e' casi che intervengono in- numerabili, e '1 peccato di chi l'ordina. E in questi dì si scoprì in Firenze da 15 case di morbo. E a di 8 di luglio 1500, ci fu come nel campo no- stro di Pisa v'era venuti con que' Guasconi insieme co' Franciosi, e come quei Guasconi cominciorono a mettere a sacco la vettovaglia del campo, e '1 Capitano loro détte loro licenza, e loro andorono per la Val Nievole e mìssono a sacco qualche casa pel paese, onde qui si 1 II ToMASi, nella Vita del Duca Valentino^ dà i particolari di questo fatto avvenuto il 29 giugno. 1500] 213 fece roniore assai, parendo che noi fussimo dondolati da questo Capitano francioso. E a dì 9 di luglio 1500, ci fu come Luca degli Albizi, commissario in campo, fu preso dal Capitano francioso nostro in campo, ch'avàmo condotto con 700 fanti ; in modo che si scrisse di fatto al Re e modi di questi bestiali e pazzi Franciosi, in modo che se n'andavano da loro , pa- rendo loro avere servito male. ' E a di 12 di luglio 1500, si levò il campo e andorono in quello di Lucca, e missono a sacco certe castella di quelle di Lucca. ^ E '1 Re di Francia scriveva a* suoi Franciosi che facessino d'avere Pisa in ogni modo e che poi tornassino indietro. E scrissono e nostri ambasciadori di Francia che '1 Re aveva avuto per male che '1 campo si fussi levato da Pisa, e che voleva s'avessi in ogni modo, e ch'e sua Franciosi tornassino, * a pena di bando di rubello. E a questo modo ogni di era quel medesimo. E in questi dì ci fu come Perugia aveva romoreg- giato é mandato fuori e Baglioni, colla morte di 100 uomini. E più ci fu com' e Sanesi erano in arme ; e fu morto un suocero del Petruccio. * E in questi di si fornì di porre le mensole del cor- nicione del Palagio delli Strozzi, cioè la metà del Pa- lagio, di verso Mercato vecchio. 1 L'Albizzi fu preso dagli Svìzzeri che erano nel campo, e dovè pagare 1300 scudi di taglia. È vero però che si era anche opposto al Beaumont per la levata del campo. Ammirato. 2 Sotto questo stesso giorno scrive: il Portoveneri « E Fran- zesi passano sul contado di Lucca, e' Luchesi danno loro la vitto* varia, e per paura sopportano da loro grande ingiuria ». 3 Tornassero indietro, come dice sopra, cioè air impresa di Pisa. * Niccolò Borghesi. 214 [1500 E in questo, tempo valse el grano manco di soldi 20 lo staio. E a dì 9 d'agosto, non s'acquistava nulla, e sanza danari e anche con poca prudenzia. Ognuno si mara- .vigliava che nostri ambasciadori sempre dietro al Re, e che non abbino mai veduto se '1 Re va di buòne gambe no all'aiuto nostro. E a dì 11 d'agosto 1500, Pistoia si levò in arme per loro differenze. E in questi tempi si stava qui di mala voglia tutto '1 popolo, e massime pe'balzello ch'era stato molto aspro,. e per vedere non acquistare nulla e stare in sulla spesa grande.' E Pisani vennono a saccheggiare l'Altopascio, e come gli avevano preso Librafatta. E a dì 17 d'agosto 1500, ci fu come e Pistoiesi erano in arme, e come v'era morti 150 uomini, e ar- devano le case, e arsone San Domenico ; e come v' era corso tutto il contado e la montagna. E più si disse che messer Giovanni Bentivogli aveva mandato giente a pie e a cavallo. E a dì 19 d'agosto 1500, ci fu come e Pisani ave- vano avuto la bastìa e morto ognuno che v' era, e come gli erano a campo a Rosignano; e nostri non soccorre- vano nulla, e pareva eh' ognuno fussi sbigottito. Ci tro- vavamo senza soldati, o veramente con pochi che non » Il RiNucciNi, nei citati Ricordi scrive in proposito: « Questi Signori si portorono molto male, in questo loro magistrato, perchè non attesono mai se non a fare denari, sforzando disonestissima- mente i cittadini a prestar denari al Comune, e facendo loro per forza pagare molte gravezze innanzi al tempo, che uscirono con disgrazia di tutto questo popolo dal detto magistrato, il quale ten- nono questi due mesi (luglio e agosto), con poca anzi con nulla reputazione ». !fe »i?r_ 1500] . 215 erono sofficienti a potere soccorrere el bisogno, in modo che ci pareva essere tra '1 monte e '1 mare. Era molto affannoso tempo e pericoloso, in modo che a dì 20 detto, el di di san Bernardo, non lasciorono sonare campane in Palagio per sospetti dentro e di fuori : * pure Iddio ha sempre aiutato questa città. E a di 30 d'agosto 1500, si faceva giente e manda- vasi a Pistoia e a Livorno e alle castella. E a dì primo di settenbre 1500, ci passava molta giente al Giubileo. E a di 5 di settenbre 1500, ci fu come '1 Turco aveva preso Corfù e Modone e morto ognuno, e spianato Mo- done. E più si disse che '1 Turco aveva rotto Tarmata de'Viniziani e presa, e morto 30 mila persone tra l'ar^ mata, e le città e' Turchi. E a dì 15 di settenbre 1500, fu finito di porre el cornicione del palagio degli Strozzi della metà del pa- lagio verso Mercato. E a di 18 di settenbre 1500, ci fu come e Pistoiesi s'erano azzuffati di nuovo e morti assai, e come e Pan- ciatichi ebbono el meglio. E a di 19 di settenbre 1500, piovve tanto forte e continuo che e' venne grosso Arno, e fece molto danno per questi piani; ma ove fu la gran piova fu a Dico- mano, e in Mugello venne la Sieve più grossa che mai, ma maggiore cose fece el Dicommio e la Moscia, la quale ^ Nel nome di S. Bernardo era intitolata la cappella del Pa- lazzo della Signoria, ed in questo giorno vi offerivano tutti gli anni un censo di cera i monaci della Badia fiorentina, e lo Spedale degli Innocenti ; e vi si faceva una bellissima festa. Era ancora co- stume di suonare per tutto quel giorno le campane del Palazzo, costume che durò anche sotto il governo dei Lorenesi. 216 [1500 Moscia rovinò el ponte di Londa e quanti difici era in sul fiume. E in Turicchi menorono giù quei fossati mon- tagne di sassi alla riva della Sieve, e fece per tutti quei paesi rovinare le terre e mondare e campi insino in sul masso. E possolo dire perchè a me toccò, che guastai molti campi, fra gli altri un mio chiamato Chiassala m'andò per un mezzo una certa chiassaiuola che ne menò insino al masso, che lo peggiorò 25 ducati. E a dì 8 d'ottobre 1500, ci fu come Valentino par- tiva di Roma con molta giente e artiglierie, e andava alla volta di Faenza o di Peserò. E a dì 13 d'ottobre 1500, ci fu come Valentino era colla sua giente verso el Borgo, e aveva seco Vitellozzo e dubita vasi che non andassi a' danni nostri. E a dì 16 d'ottobre 1500, ci fu come Rimine s'era dato a Valentino, e che '1 popolo aveva dato lOmila du- cati al Signore e che lui se n'andassi. E a dì 16 d'ottobre 1500, ci fu come Peserò aveva fatto el simile, e che '1 Signore se ne veniva qui. E a dì 29 d'ottobre 1500, ci fu da Murano lettere che ci era su disegnato un bue* come gli era stato tro- vato sotterra, di rame, ch'aveva queste condizioni : aveva in capo una città, dalla zampa ritta aveva una testa d'uomo, che la teneva colla zampa; dalla manca aveva una banderuola colla croce, e allato aveva tre campane a rovescio; nel mezzo -del corpo uno uomo, e sotto le parte di dietro un calice con una ostia ; dal lato manco del corpo aveva un Cristo molto strano, aveva più let- tere, una giù dal corpo che diceva: quarto liùce. Era interpretato in molti modi, ma, perchè era l'arme del Papa, si dava a lui : questo sa el Signore. Tanto è che '1 mondo è troppo gravido de' peccati. N'ò fatto me- moria perchè io vidi la lettera così disegnata. "■''^-' 1500] 217 E a di 9 di novenbre 1500, Valentino aveva preso Berzighella ed era colle sue giente in quel di Furlì. E a dì 16 di novenbre 1500, si pose le lumiere al palagio degli Strozzi, che furono 4, a ogni canto una, che costò runa, la manifattura sola, fiorini 100 d'oro. E a dì 21 di novenbre 1500, sabato, e a dì 22 do- menica, e a dì 23 lunedì, e a dì 24 martedì, e a dì 25 mercoledì, nevicò continuamente in Firenze, e ghiacciò, che stette insino alla domenica che non gocciolò mai tetti, che non fu mai veduto in Firenze la maggiore neve e stare più. Fecesi molti lioni e cose per Firenze. E a dì 29 di novenbre 1500, noi Speziali ridiriz- zammo la nostra Compagnia, ch'era quasi dimenticata, che fu fondata insino 1477, e rifacemo e Capitoli, e fa- cemo Capitani e ciò che bisognò. E a dì 15 di dicenbre 1500, fu sostenuto qui un Frate di san Francesco, osservante, e vicario della Pro- vincia ch'aveva predicato a Pisa in questi tempi della guerra e avevagli molto confortati che stessine forti, che Iddio gli aveva liberati, e tenevanlo per intendere se gli aveva errato, o av^ va secreto veruno. Non s'intese altro; lascioronlo. E a dì 29 di dicenbre 1500 , tagliorono la testa a due uomini da Castiglione Aretino, capi di parte, ch'avevano disubidito alla Signoria. ' 1 II 28 dicembre i Signori, iuoctis ut dixerunt causis moti et prò conservatione eorum regiminis , deliberano di scrivere agli Otto di Guardia e Balia un Bullettino perchè, omesse tutte le so- lennità e sostanzialità della legge e degli statuti, subito condan- nino alla pena del taglio della testa. Dino di Tonio di Giovanni dell'Agnello e Mariotto, alias Totto di Matteo di Francesco, tutti e due di Castiglion Fiorentino, tamquam omicidas et homines male conditionis. Castiglione Arentino diventò Castiglion Fiorentino dopo l'acquisto d'Arezzo nel 1384. 218 [1500-1501 E a dì 30 di dicenbre 1500, la sera circa à ore tre, rovinò l'albergo delle Bertucce, e rovinò la volta di sotto, prima, e poi una altra volta di sopra, e venne dietro poi el tetto e coprì molte persone ch'erano a bere, circa di 16 uomini. Funne trovati tre morti e molti pericolati, trovati sotto certi cantucci dove si sostenne certe alie di volte. Perdette tutto el vino e le botte. Fu una grande rovina. Fu tenuto un miracolo che non ne morissi se non tre di 16. E a dì 2 di giennaio 1500, si bandì qui un Giu- bileo che mandò el Papa per chi non potessi andare a Roma; e dettelo con questo si facessi visitazioni in Santa Maria del Fiore e in Santo Spirito e in Santa Croce e in Santa Maria Novella, co' penitenzieri ch'avevano la medesima autorità eh' è come andare a Roma, d'ogni que- lunche caso, e comunemente dicevano che, chi poteva, dessi la limosina di tanto quanto uno logorassi la set- timana, e più v'era dispensazioni di boti, che v'era una cassetta secondo e penitenzieri. E a dì 6 di giennaio 1500, ci fu come e Pisani pre- dorono insino al Ponte ad Era; e j^resono circa 27 uomini, e 5 n' affogò che si giettorono in Arno ; e menoronne bestiame assai. E a dì 14 di giennaio 1500, andorono di notte per la città certi nostri giovani de' principali con arme, e riscontrandosi col cavaliere del Podestà, si ferirono e morì due birri, e furono fediti parecchi de' nostri, e an- dorono insino al Palagio del Podestà per tórre e pri- gioni. Fu tenuta cosa mal fatta e superba. E a dì 16 di giennaio 1500, ci fu come Faenza aveva dato una rotta a Valentino. E a dì 7 di febbraio 1500, ci fu come e Pistoiesi s' erano affrontati di fuori, e morivvi 200 uomini. Ave- 1501] 219 vano e Cancellieri 1600 uomini, e' Panciatichi n'avevano 800 e nondimeno vi morì manco de' Panciatichi che de' Cancellieri. Furono al di sopra e Panciatichi, si disse. E a di 24 di febbraio 1500, fu morto un Sanese, ch'era medico, del casato de' Belanti, di Siena, da tre mandati da Pandolfo Petruccì, si disse, e quali gli det- tono dal beccaio ch'è in sul canto di Via Ghibellina, dalle Stinche; e funne preso uno dal popolo, allora, e poi la sera ne fu preso uno altro che fu trovato di verso Sant' Ambruogio, l'altro si fuggì e scampò, perchè si disse che l'aveva fatto con grande astuzia, che fu el primo che gli détte, poi disse agli altri: dategli; e détte a gambe e lasciò loro, in modo ch'el popolo badò a loro, e lascia- rono andare cului. Si disse che gli aveva ingannati. ^ E a dì 26 detto, furono impiccati in sul Canto delle Stinche, dove feciono el male. Andorono in sul carro, attanagliati per tutta la terra molto crudelmente ; e qui a' Tornaquinci si spezzò el caldano dove affocava le ta- naglie. E non v'essendo molto fuoco, che non isfavillava, el cavaliere, minacciando il manigoldo, fece fermare el carro, e '1 manigoldo scese del carro e andò pe' carboni al calderaio, e per fuoco al Malcinto fornaio, e tolse un paiuolo per caldano, onde fece grande fuoco. El Cavaliere gridava sempre: falle roventi; e così tutto '1 popolo di- siderava fare loro grande male sanza compassione. E fanciugli volevano assassinare el manigoldo se non gli toccava bene, onde gli fece molto gridare terribilissima- mente. E tutto questo vidi qui a' Tornaquinci. 1 L'uccìso fu Luzio Sellanti, «uomo letterato e di stima» (come lo chiama il Parenti); e gli uccisori, come rilevasi dalla sentenza pro- ferita dagli Otto il di 25 febbraio, furono Guasparri di Batista da Modena, Giampietro di Conte d'Astolfo chiamato Bagone da Carpi, e un certo Giorgio pure da Carpi. Quest'ultimo si salvò colla fuga. 220 [1501 E a di 2 di giennaio 1500,' ci fu come e Pisani git- torono a terra delle finestre de' Signori due uomini eh' erano uomini d' un loro caporale che si chiamava el Bian- chine, perchè andarono a rammaricarsegli di certe in- giustizie che gli avevano ricevute. Furono sempre uomini crudeli. E per questo el detto Bianchine si parti da lóro e venne dal nostro, benché molti non se ne fidavano. E a di 5 di marzo 1500, ci fu come certi Pistoiesi Cancellieri vennono dietro a tre Panciatichi che si parti- rono da Pistoia e venivano qui, e quando furono a San Piero a Ponte, e detti Cancellieri gli assaltorono, e loro si fuggirono in una casa, e loro ruppono l'uscio e presongli e menorongli discosto un miglio, e qui gli ammazzorono. Tanto possono le passioni delle parti in una città! Io sono sanza passione di parte o di stati, e non desidero se non la volontà di Dio. E in questo tempo ci ritoccò la moria. Era in Fi- renze in più di 10 case. E a di 10 di marzo, ci fu come e Pistoiesi s'arde- vano le case Tuna parte all'altra, per il contado, e come s'affrontorono, a di 12 detto, e ammazzorono del una parte e dell'altra, assai pur più de' Cancellieri, secondo si diceva. E a di 9 di marzo 1500, la moria ci ritoccava forte, in questo fondo' della luna, e scopersesi in più luoghi molte case, e massime nella Via della Scala vi si scopri in un di in 4 case, che vi fu tal casa che in una notte vi mori tre persone, che non vi rimase ninno vivo. Ebbesi a rompere l'uscio di fuori e cavarne detti morti. * La cronologia confusa, e il vedere che questo fatto trovasi registrato nelle Istorie di Giovanni Cambi e in quelle di Pietro Parenti, come avvenuto a Pistoia nel febbraio, e' inducono a cre- dere che qui abbia errato lo scrittore dei Cod. Marucelliano. 1501] 221 E a dì 24 di marzo 1500, e Pistoiesi ammazzorono Un capo di parte che si chiamava el Zavaglia. * E a dì 2 d'aprile 1501, s'azzufforono i Pistoiesi, e rnorivvi 64 uomini ; e a questo modo si disfacevano l'uno l'altro, e non si rimediava a nulla de' casi loro. Non si trovava rimedio: pure ne incresceva a ognuno. E a dì 13 d'aprile 1501, ci fu come Valentino aveva gittato a terra delle mura di Faenza. Stimavasi l'arebbe. E a dì 15 d'aprile 1501, venne in Firenze dieci cit- tadini di Pistoia, de' principali, a dire e tristi casi loro. E quivi si mandò nn nostro commissario: entrò in Pi- stoia e impiccò certi disubidienti; e nondimeno presono l'arme e non vollono ubidire. ' E a dì 21 d'aprile 1501, ci fu come Faenza aveva morti dimolti Franciosi, circa 400, e come Valentino era entrato dentro, e fu ripinto fuori con vergogna. E a dì 23 d'aprile 1501, ci fu nuove che '1 Re di Francia aveva licenziati e nostri ambasciadori , e dubi- tavasi che non fussi nimico. E a dì 26 d'aprile 1501, ci fu come Valentino aveva messo a sacco Faenza ; ma la terra si ricomperò e détte 40 mila fiorini e non andare a sacco. E a dì 27 d'aprile 1501, non s'era preso altro par- tito di Pistoia: stavasi così. La morìa ci era in assai case, el grano valeva soldi 40 lo staio, e qui non si la- vorava, e massime di seta, e massime e poveri stenta- vano e dolevansi. E a dì 29 d'aprile 1501, ci fu come messer Giovanni Bentivogli s'era fuggito di Bologna per paura di Va- 1 II Salvi cit. Io dice de' Gherardini. 2 II Commissario mandato dalla Signoria fu Niccolò di Tom- maso Antinorì. 222 [1501 lentino, e poi ci fu come s' era accordato con Valentino, e cosi fu. E a dì 2 di maggio 1501, ci fu come Valentino era a campo a Firenzuola, in modo tale che si sgomberava insino qui presso alle porte, in Firenze ; e qui si stava con sospetto di romoreggiare la città. E a dì 3 di maggio 1501, si mandò al Re di Francia 20 mila fiorini; che v'andò Lorenzo di Pierfrancesco. E a dì 6 di maggio 1501, ci fu come Valentino chie- deva el passo, e U Papa ci mandò un mandatario e fugli concesso. E a di 8 di maggio 1501, feciono venire in Firenze Tartiglierie ch'erano in Empoli, che furono 90 paia di buoi. E a dì 9 di maggio 1501, si mandò Piero Sederini e Benedetto de' Nerli come ambasciadori a Valentino. E in questi dì isgombrava tutti questi piani. Vedevasi tutte le povertà de' poveri contadini, tutte calcate le strade di carri e di bestie cariche. E a di 12 di maggio 1501, ci fu come Valentino era giunto a Barberino di Mugello, e faceva ogni danno, e ardeva e rubava, e tagliava grano. E in queste notte per Firenze si faceva guardie ; lumi su per le finestre. ' E a dì 13 di maggio 1501 , giunse la giente di Va- lentino a Carmignano, e scorse insino a Peretola e a Sesto, E questa mattina, circa a ora di desinare, e Si- gnori mandorono un bando che quando e' facessino que- gli segni cioè due colpi d'artiglierie e sei tocchi di cam- pana, in due volte, ognuno atto a portare arme vadi al suo gonfalone; e che ninno porti arme fuori del gonfa- 1 Con un bando della Signorìa dì questo giorno fu comandato che tutti tenessero la notte il lume acceso sulle finestre. 1501] 223 ione, a pena d'essere rubello. ' Onde ognuno serrava le botteghe e isgombepava e portava a casa, stimando que- sta cosa grande perìcolo; e ognuno di fuori s' ingegnava di mettere dentro in Firenze. E a dì detto, alloggiorono a Campi, e quivi intorno e feciono assai danno : alcuni contadini ne presono di loro parecchi a cavallo e menorogli in Firenze. E in questo dì andorono ambasciadori a Valentino, a Campi, che fu el Vescovo de' Pazzi e Francesco de' Nerli, e tornorono ; e nel passare dissono che le cose andrebbono bene, e ognuno si maravigliava, e dicevasi : che abbiamo noi a fare con Valentino? non abbiamo guerra con lui. E ognuno de- siderava di andarlo a isvaligiare, che non era per uno asciolvere solo a' contadini ; che non fu mai la semplice cosa e cattiva a lasciargli guastare el nostro contado con tante iniquità, eh' è da vergognarsi d' essere fioren- tino, avere a fare compromesso delle cose sue in uno che non valeva tre quattrini. Ebbe tanto animo che disse volere Campi; é aveva dato tempo insino alle 18 ore a darsi se none lo saccheggerebbono, onde qui s'ac- cordorono di dargli 300 uomini d'arme, e non gli dare noia all'acquisto di Piombino. E a di 15 di maggio 1501," si fece l'accordo che se gli dovesse -*dare 36 migliaia di fiorini Tanno, per tre anni, e che fussi nostro Capitano, cominciando questo 1 I colpi d'artiglierie dovevano tirarsi dal ballatoio del Pa- lazzo; e gli armati dei Gonfaloni dovevano con quelli ire, come dice la Deliberazione della Signoria, contra inimicos Reipublice Fiorentine et ad tuendam civitatem ab hostibus eam opprimere volentibus, * La Signoria questo giorno détte licenza ai suoi suonatori d'andare ad onorare il Duca Valentino ch'era allora presso Firenze (Delib, ad ann.) 224 [1501 di primo di maggio 1501^ e che se gli dovessi dare al presente 9 mila fiorini, e lui voleva che non si conoscessi ninno ch'avessi fatto contro allo Stato dal di che lui si partì d'Imola in qua; e questo perchè si diceva per molti, che c'erano alcuni cittadini ch'avevano ordinato che ve- nissi a lor proposito, che forse erano cascati in tale errore.* E in questo di intervenne più cose: uno di loro volendo entrare in Firenze per forza, per la Porta a Faenza, colla spada ignuda in mano , le guardie ch'erano poste alla porta lo passarono da l'uno lato all'altro con una lancia e mori di fatto. E molti altri intorno alle porti e in- torno al campo gli spogliavano e toglievano loro e ca- vagli, e chi uno e chi quattro, in modo che non pote- vano andare punto spicciolati ; e loro facevano el simile rubando e facendo ogni male. E a di 16 di maggio 1501, mandò la Signoria due mazzieri e due comandatori a dire che si partissino, e ordinare che gli avessino e buoi che gli aveva chiesti, bene 80 paia ; ed ebbono tanto animo che gli spogliorono e tolsono loro le mazze e ferirono uno loro di molto male, e non si vollono partire dicendo che volevano danari. E a di 17 di maggio 1501, si mutò el c^mpo e pas- sorono a Signa e alloggi crono di là d'Arno verso Ugnano e al luogo de' Pandolfìni, e scorrendo insino a Montelupo, rubando e facendo ogni gran male. A chi arrandella- vano la testa, e chi impiccavano pe' testicoli , quando po- tevano, qualcuno, perchè insegnassi la roba; perchè molto trovorono le case vuote. E qui si diceva tutto il con- 1 Sono di concorde parere gli storici, nel dichiarare che vi fossero in Firenze alcuni che tenevano segrete intelligenze col Va- lentino ; e nel biasimare la condotta pusillanime dei magistrati, che il Nardi chiama « pazienza asinina ». 1501] 225 trario. Se gli détte e buoi ch'egli aveva di bisogno, cioè se gli prestarono; e più si mandò un bando che niuno facessi danno a lui, e chi lo avessi fatto lo debba ren- dere a pena delle forche. E più si condussono andare ^li Otto in persona, questa mattina, per tutti questi piani; e pigliavano chi stava alla strada. E a dì 17 di maggio 1501, ci fu lettere dal Re di Prancia, come e' non era volere del Re che questo Va- lentino ci facessi danno e ponessi taglie, e che si man- dassi via; e se non si partissi, ordinava a Milano ' che ci fussi mandato aiuto ; per modo che si pensava di non ^li osservar quello che gli era stato promesso. E a di 18 di maggio 1501, s'intendeva tutta mat- tina le iniquità di costoro: infra l'altre, missono Car- mignano a sacco e menoronne quante fanciulle vi tro- vorono, ch'erano ragunate in una chiesa, di tutto '1 paese. E più si disse che furono parecchi, peggiori che ^1 diavolo dell'inferno, e quali trovando una donna con un suo fratello di circa 17 anni. (Non so se mi potrò scrivere questa isceleranza, che al sentirla dire tremavo del timore di Dio. Un tal peccato merita la dissoluzione d'una città ; e ben si legge nel Testamento vecchio, per tal peccato fu distrutta una città, disfatta insino ne' fon- damenti. Guai a coloro che ne sono stati cagione, e an- che a quegli che non anno punito un tal eccesso, a chi poteva ; che si poteva struggere Valentino con più giente che non aveva tre volte. Ma a me non è nuovo quello sanno fare e nostri cittadini ; non si curano d'ogni gran male per un lor commodo. E questo s'è veduto più volte, potere vincere e avere un grande onore, non avere vo- 1 Cioè alle sue genti che erano in Lombardia. 15 226 [1501 luto, solo per discordia). El quale peccato fu questo : tro- vato quella donna e quel fanciullo di 17 anni, come è detto, e isforzando e l'una e l'altro disonestamente, e più di loro guastando el fanciullo, e lei lasciando come» morta. Alcuni altri trovando la donna e '1 marito gio- vani, legando el marito a una colonna, e in presenza sua vituperare la donna da più ribaldi, e bastonare. E così si sentiva a ogn'ora cose che non si sentiron più. Quando ci passò el Re di Francia, non si sentì pure un caso di donne ben piccolo; anzi stettono insieme colle gen- tildonne, in molte case de' cittadini, e non feciono mai un cattivo cenno. E in questo dì ci fu come Pisani avevano preso Ponte di Sacco e che gli scorrevano per tutto ; e tuttavolta si diceva che venivano 4mila Guasconi di dietro a questo serpente. E in questo dì andò a remore tre volte la Piazza de'Signori. La prima volta el Cavaliere volle pi- gliare uno isbandito, e ponendogli le mani addosso, fa aiutato da certi bravi, e fedito un famiglio d'Otto; e fedito quello isbandito, fuggissi e passò di qui da'Tor- naquinci fuggendo, tutto sangue el viso. Si comincia a serrare per tutto. Una altra volta uno de' Baroncegli détte a uno de' Cambi una coltellata in su la testa e mandogli giù uno orecchio e un pezzo di capo; e questo fu perchè questo de' Cambi si trovò degli Otto quando fu fatto morire un figliuolo di questo de' Baroncegli ; che dicevano ch'era un certo bravo che faceva ogni malo per contado : ' e questo caso fece serrare una altra volta le botteghe per tutto. Un'altra volta si levò sanza altro caso, ch'era sollevata la città. 1 ÀDche il Parenti narra questo caso di Piero Cambi e Gio- vanni Baroncelli, al quale fu dato bando di ribelle. 1501] 227 E in questo dì Valentino chiedeva Tartiglierie nostre ch'erano in Empoli, in prestanza; e danari. Fugli risposto che non volevamo fare né l'uno né l'altro: ch'e danari, ^ avevamo a dare per tutto agosto, e così volevamo osservare, e che dovessi partire. E a dì 19 di n^aggìo 1501, si partì Valentino da Signa e andò tra Montelupo e Empoli, sempre predando e fa- ciendo ogni iniquità; e in questa sera se gli mandò Piero^ ^derini ambasciadore. E a dì 20 di maggio 1501, e poveri contadini colle loro famiglie e loro povertà si ritornavano difuori, e in su la sera si levò el remore di verso Malmantile^ che Va- lentino tornava indietro, e corse el romore fino a Firenze; per modo che quei contadini ch'erano tornati difuori, f& di bisogno ritornassino in Firenze, con molti pianti e affanni. E crebbe tanto el sospetto di tornare indietro, che per tutti questi piani rifuggivano dentro ; e pitì an- cora crescevano perchè Vitellozzo aveva menato e no&tri buoi a Pisa per artiglierie, e non gli voUono rendere. E stimavasi non volessino porre el campo a Empoli. Parevano gli uomini ismarriti, non vedendo pigliare ninno partito alla Signoria. Facevano come e Turchi, mette- vano a fuoco e fiamma tutti e paesi, e pigliavano fan- ciulle e donne; e fu chi trovò per la via di Roma le some di fanciulle che mandavano a Roma a presentarle, e forse venderle, come fanno e Turchi de' Cristiani. K non mi pare maraviglia , che gli era condotto quel campo da due uomini crudeli, Valentino e Vitellozzo. Se Vitel- lozzo somigliò suo padre fu troppo crudele, che venen- dogli innanzi un fanciullo della parte contraria , mandato dalla sua madre, e gittandosi ginocchioni chiedendo per- donanza e misericordia, si cavò da lato un coltello e ammazzollo di sua mano : e arse le torri piene di donne 228 [1501 e di fanciugli e molte gienti colla roba, che non vi campò niente vivi, con grandissime urla e strida. ' E questo suo figliuolo imparò da suo padre, che non anno temuto Iddio, anno mandato accattando le centinaia di conta- dini per vendicare le loro passioni, e sensi vendicati con chi non à fatto loro male veruno, come uomini vili che non temono la mano del Signore, né conoscono come ella è grande, e come è presso a loro. E a dì 22 di maggio 1501, si stavano intorno a Empoli alloggiati e scorrevano per tutto la Valdelsa e paesi, rubando e predando. Non si sentiva se non cru- deltà. E tuttavolta si vedeva empiere qui la città di poveri contadini colle loro povertà e loro famiglie, piccoli e grandi, con molta amaritudine. E a dì 23 di maggio 1501, si partì Valentino da- Empoli e andonne inverso Castello Fiorentino colle ar-- tiglierie ; e tuttavolta si diceva che tornerebbe indietro , é questo sospetto nasceva dalle intelligenzie che ci erano^- E che sia el vero, ognuno attendeva a mettersi in casa- pane, per modo che in questa sera non si trovava pan^ a' fornai ; e andò el grano a soldi 53 lo staio. * Firenze era ripiena di maninconia e pareva s'affogassi in un bicchiere d'acqua. E a dì 24 di maggio 1501, Valentino mandava a dire non si volere partire se non gli era dato almeno Smila fiorini. Ogni dì si sentiva cose crudeli de' fatti sua. ^ Il LiTTA pure registra questa crudeltà. Il fanciullo era della famiglia Fucci di Città di Castello, della quale Niccolò Vitelli, padre di Vitellozzo, voleva TestermiDio. 2 La Signoria prendeva straorclinarie disposizioni per provve- dere il pane, e quietare il popolo tumultuante per la mancanza di esso. r 1501] 229 E missono a sacco Castel Fiorentino e poi Barbialla, che v'ammazzorono più di 60 uomini e 6 donne, e ruborono ogni cosa. Dicevasi di loro cose più non sentite ; e nondi- meno gli era mandato di qui vettovaglia, e tutti e nostri Commissari tuttavolta comandavano che non si offendes- sino di nulla, e facevano rendere a chi toglieva loro nulla, e facevano disperare ogni nostro suddito : e chi era ru- bato e morto s'aveva el danno. ' E a dì 26 di maggio 1501, ci fu come el Re di Francia mandava SOmila persone per a Napoli, e che gli erano mezzi di verso Pontremoli, e mezzi venivano di quassù di Romagna, e questa sera erano a Castrocaro, eh' era con loro el Signore Begnì. E a dì 27 di maggio 1501, si partì Valentino e andò verso Colle, e que'di Colle gli feciono resistenza e am- mazzorono di loro una brigata; e Taltro dì andorono verso Gasoli di Volterra, disfeciono tutto el paese. Dove egli andorono andò male mezza la ricolta; segavano el grano a' cavagli; e per ristoro s'aspettava e Franciosi di sotto e di sopra, di dì in dì. E a dì 2 di giugno 1501, ci fu come e nostri di Pisa avevano preso tre Pisani, e balestrieri del Prefetto. " E a dì 3 detto, vennono in Firenze, che v'era un messer Piero Gambacorti e altri cittadini. ' 1 Non son queste esagerazioni dello scrittore, ma la pura ve- rità, come si rileva dai bandi allora pubblicati, e dalle sdegnose parole colle quali tutti gli scrittori fiorentini contemporanei stigma- tizzano quel vile procedere dei governanti. 2 I Pisani si fecero arditi di scorrere vicino a Cascina credendola sguernita, ma vi erano tornate le genti di Giovanni Della Rovere Prefetto di Roma, signore di Sinigaglia e condottiere dei fiorentini. 3 Molto caso si fece della cattura del Gambacorti che si de- siderava avere nelle mani per esaminarlo e intendere da lui molti 230 [1501 E a di 4 di giugno 1501, ci fu come certi nostri contadini da Ronta avevano morto un francioso per la strada di Ronta, el quale era parente del Signore Begnì; ohe fu tenuta mala nuova, perchè passava di quk col <5ampo, ed era religioso. Fu poi seppellito a' Servi e fé- cesi grande onore, perchè el Signore Begni non Ta vessi preso da noi tale maleficio; e fugli fatto grande scusa. ' Sempre qualche bestiuolo mette a pericolo una città; ma, secondo molti, quello era un uomo savio, buono e^ un bello uomo; ognuno Tamava, e non riprese tal cosa, per odio. E dì 6 di giugno 1501, giunse a Dicomano la fanterìa, de' Franciosi col Signore Begnì; portaronsi bene assai^ E in questo medesimo tempo passavano di quaggiù da^ Empoli e per la Yaldelsa molto più numero, in mod(^ che dissono di 30mila tra di quassù e di quaggiù, e di — eevasi che ne veniva di nuovo. E a dì 10 di giugno 1501, giunse a Dicomano 40010.- segreti appartenenti alla ci^ La Signoria ne scriveva il 2 giugno^ al Commissario Vespucci rallegrandosi e ordinandogli di mandarle^- a Firenze con buona scorta. Il Valentino con lettera del 3 lo rac^ comandava, scrivendo che gli si facessero graziosi trattamenti, po- tendo servire d* intermediario per far la pace con Vitellozso cto gli era molto benevolo. 1 II Magistrato degli Otto scrisse subito al Vicario di Scar- peria e ai Capitano di Marradi di cercare con ogni diligenza i rei. Il di 11 la Repubblica ordinava al Tosinghi commissario presso r esercito francese di mostrare T innocenza dd Fiorentini circa a questi assassinamenti che non erano punto rari sui confini; e di significare « che al corpo di quello prelato che si dice nipote di Monsignore d*Ubigni, si feciono quelli onori a pubbliche spese che parvono convenienti in questi tempi ». Un altro documento lo chiama il Protonotario di Scozia, Finalmente la Repubblica scriveva an- cora airAubigny condolendosi. 1501] 231 cavagli e quali feciono el oontrario che la fanteria. Fe- «iono ogni male: segorono e grani pe' cavagli per tutto dove passorono, e missono a sacco le canove, dando ba- stonate ; né stimavano Commissari né persona. E in sul- l^'Alpe voUono tor polli a certi contadini, e loro rivolgen- dosi e' non se gli lasciò torre; in modo che l'ammazzo- rono. E levandosi su altri contadini si fece una mischia « morivvi 20 uomini. * E a dì 11 di giugno 1501, vennono in Valdisieve inaino al Ponte a Sieve, e poi si andarono per Valdarno. E a dì 14 di giugno 1501, ci fu come erano entrati in Siena e che se n'erano insignoriti; e mandoronne e Signori a casa, e Pandolfo Petrucci si nascose. E a dì 18 di giugno 1501, ci fu come era presso a Roma, * e come di quaggiù n'era venuti per mare, e che gli smontavono a Livorno per andare per terra, e che veniva in Firenze el Cardinale di Roana, che veniva da Milano ; e dicevasi che '1 Re di Francia era di pensiero di farlo Papa; era così in oppinione. E più ci fu come el Papa s'era partito di Roma e andato a Orvieto. E a dì 19 di giugno 1501, ci fu come Federigo re di Napoli aveva fatto, el dì del Corpo di Cristo, una pro- cessione molto grande e divota, e che lui andò dietro scalzo, e quando fu in chiesa fece una orazione a tutto '1 popolo, e disse che credeva a Cristo e al Sagramento; e che così voleva. E testificò a tutto il popolo che non ^ Di questo fatto pure si scriveva al Commissario che facesse le scuse, ordinandogli di provvedere ai Francesi più vettovaglie che fosse possibile perchè non dovessero cercarle, e si aggiungeva che facesse di tutto per procurare che uscissero presto dal territorio fiorentino. * Parla sempre dell' esercito Francese. 232 [1501 metteva in Italia Turchi per fave contro alla fede, ma per aiutarsi; e che se '1 popolo non lo volevano per Signore, che se ne andrebbe, e se lo volevano aiutare, che rispondessino. E tutti a una boce, el popolo, grido- rono volerlo aiutare ; per modo che ^i dice che venne verso Roma. E a dì 22 di giugno 1501, ci fu come aModona era venuti tremuoti grandi in modo ch'era caduto molte case e morti molti uomini, e infra l'altre una chiesa profondata. E in detto dì 22 di giugno 1501, qui in Firenze, tirando su le tende di San Giovanni, e intraversando ca- napi, s'appiccorono alla croce eh' era in su la colonna di San Giovanni, che rappresenta el miracolo di San Zanobi, e tirella in terra ; e più si ravvilupporono e detti canapi e feciono cadere embrici da un tetto e ammazzorono uno uomo ; e a un fanciullo ruppono una gamba. Fu te- nuto tristo pronostico. E a dì 24 di giugno 1501, ci fu come el Signore Begnì colle sua giente era entrato in Roma, e ognindì pigliavano l'armi que' Romani : pensa come stava Roma l E a dì 3 di luglio 1501, e Franciosi erano passati Roma e affrontatosi con don Federigo, e morti ben 5mila persone. E a dì 4 di luglio 1501, e Pistoiesi s'erano di nuovo affrontati, e morti bene 200 uomini ; e furono quasi tutti soldati forestieri. E l'altro dì si raffrontorono e moriv- vene 100; e andò dentro nella povera e isventurata città forse 12 teste d'uomini in su le lancio; e face- vano alla palla co' capi degli uomini di fuora e dentro. '• 1 Anche il Parenti dà questi particolari, cioè che furono po^ tate in Pistoia sulle lance le teste dei Panciatichi uccisi nei com- battimenti seguiti nel contado. 1501] 233 E a dì 7 di luglio 1501, ci fu come e Franciosi avevano trovato certe botte di vino sotterrate e avve- lenate, e avevanle beute. E in questo tempo valeva el grano soldi 36, e non ci era quasi nulla di morìa. E a dì 13 di luglio 1501, ci fu come a Piombino era venuto 60 vele di Turchi. * E a dì 14 di luglio 1501, ci fu come e Franciosi avevano avuto un poco di rotta, e nondimeno c'era come gli erano passati Capeva e seguitavano. E a dì 21 di luglio 1501, fu preso uno che à nome Rinaldo, fiorentino, ch'era giucatore;* el quale, perchè aveva perduto, gittò sterco di cavallo a una Vergine Maria eh' è dal Canto de' Ricci in uno chiassolino da quella Chiesa eh' è in su una piazzuola di dietro alle case ; e dettegli nella diadema. E vedendolo un fanciullo disse come egli era stato un uomo; e fugli andato dietro e codiato, e fu preso all'Osservanza di San Miniato, e quando e famigli degli Otto gli furono presso si détte d'un coltellino nella poppa manca, e loro lo presono e menoronlo al Podestà, e confessò averlo gittate per passione d'avere perduto, e la notte lo impiccorono alle finestre del Podestà, e fu la mattina di Santa Maria Mad- dalena, che fu una festa doppia. ' Vi venne tutto Firenze 1 Questa flotta turca era comandata dal Capitauo Camallo, e venne per impedire Tarmate francese e spagnuola che andavano contro al Re di Napoli. 2 Qui lo scrittore ha confuso il cognome col nome: T autore del delitto qui narrato si chiamava Antonio di Giovanni Rinal- deschi come rilevasi dalla sentenza dei Signori Otto pronunziata Io stesso, giorno 21. 3 Per intendere il significato delle parole fu una festa doppia, giova avvertire che la cappella del palazzo del Potestà era inti- 234 [1501 a vedere, per modo che venendo el Vescovo a vedere questa Vergine Maria, levò detto sterco da lei, in modo che non fu sera che vi fu appiccato molte libbre di cera, e tutta volta crescendo la divozione. E in pochi dì vi venne tante immagini come si vedrà col tempo. E a dì 22 di luglio 1501, si ripose su ciuella croce in su la colonna da San Giovanni, che fece cadere el canapo. E a dì 24 di luglio 1501, ci fu come Franciosi si avevano avuto rotta presso a Napoli : pure seguitavano la vittoria animosamente. E a di 25 di loglio 1501, venne qui a Castello la Madonna d' Imola, che sì partì da Roma; che la chiese al Papa Monsignore Begnì, e lei se ne venne a stare qui. * E a dì 28 di luglio 1501, ci fu come Franciosi ave- vano preso Capeva e messo a sacco e a fll di spada ognuno. E fu a'24, la villa di Sant' Jacopo. E a di detto, ci fu come e Pistoiesi s'erono ap^àc- tolata a S. Maria Maddalena penitente, e che quel Magistrato so- steneva la spesa delle feste cosi sacre come profane che in tal giorno faceva fare. Quando poi al medesimo fu sostituito il Tri- bunale della Rota, che in appresso si trasferi nel palazzo dei Ca- stellani detto già Altatronte, la festa si faceva nella cappella della nuova residenza di quei Giudici, continuandosi a suonare in quel giorno le campane dell'antico palazzo, e a correre un palio di cavalli, dairOpera del Duomo all'Arno. Dell'altra festa^ che fu Tete- cuzione del Rinaldeschi, si è conservata la memoria fino ai mo- derni tempi, esponendosi tutti gli anni in quel giorno, sotto le loggie della Chiesa della Madonna de' Ricci, un' antica tavola rappresen- tante il fatto. ^ Caterina Sforza (liberata secondo altri per favore di Mon- signor d'Allegri), rimasta vedova di Girolamo Riario, sposò Gio- vanni di Pier Francesco de' Medici, al quale aj^punto apparteneva la villa di Castello. 1501] 235 cati, e' Panciatichi avevano avuto el peggio, e die n'ave- vano impiccati parecchi Panciatichi in Pistoia alle fine- stre, e die gli feciono impiccare a un prete, e poi vollono che '1 prete s' impiccassi da sé ; e furono circa 7 Pan- ciatichi. E a dì 2 d'agosto, ci fu come Franciosi avevano avuto Napoli per primo fante. E a dì 4 d'agosto 1501, si vinse in Consiglio che '1 detto Consiglio grande tornassi, e bastassi almeno 600» uomini. ' E a dì 6 d'agosto 1501, ci fu el vero come el Re di Napoli aveva perduto lo Stato e prese pel Re di Francia. E qui, in questo dì, si fece gran festa, sonossi a gloria, e arsesi e panegli e molte scope per la terra, con molti colpi d'artiglierie. Ebbe Napoli insino a dì detto, entrorono e Franciosi in Napoli; che '1 Re don Federigo, e chi si voleva partire, potessi portarne la roba; avessi tempo due dì. E a dì 21 d'agosto 1501, venne in Firenze un fran- cioso con molti cavagli, el quale andava a Napoli in luogotenente per Re di Frauda. E a dì 29 d'agosto 1501, ci fu come e Pistoiesi ave- vano fatto la pace, e fatto la Signoria, 4 d'una parte e 4 dall'altra, e '1 Gonfaloniere s'imborsò due dell'una e due dell'altra, e trarre ; e così rimasono in pace dopo la morte di tanti e tanti uomini: e fussi almeno fine! E in questi dì e Pisani presono de' nostri soldati. * ^ Questo provvedimento fu preso perchè quel Consiglio, attesa la difficoltà del ragunarsi un gran numero di cittadini, teneva ad- dietro tutte le faccende. * Presero di quelli che «rano andati a predare a Limone* PORTOVENERI. 236 [1501 E a di 5 dì settenbre 1501, e Pistoiesi ammazzorono 2 3 di loro. E a dì 7 di settenbre 1501, e Pistoiesi ammazzorono uno altro de' Cancellieri, qui alla Porta al Prato di Fi- renze. Vegga ognuno la bella pace che gli anno fatto. E a dì 8 di settenbre 1501, ci fu come Piombino era in pace dalle giente di Valentino, e lui era amma- lato in Roma. ' E a dì 9 di settenbre 1501, ci fu come lo'mpera- dore era in sul Lago maggiore, ch'aveva preso Navarra con molta crudeltà, et altri castelli. E a dì 11 di settenbre 1501, ci passava assai Te- deschi di quelli che erano col Re a Napoli, perchè Y Im- peradore aveva mandato un bando che tutti e Tedeschi ch'erano al soldo tornassino a lui, a pena d' essere rubello. E a dì 17 di settenbre, passò per Firenze forse mille fanti e forse 600 cavagli, che venivano da Napoli e an- davano in Lombardia, per il Re di Francia. E a dì 18 di settenbre 1501, ci fu come Piombino s'era dato al Papa liberamente. E in questi tempi non c'era infermità di corpo, ma bene era inferma la città e impoverita; non si rendeva Monte di niuna ragione, né dote, nò guasti; ognuno si doleva. Valeva el grano soldi 33 lo staio, el vino un ducato la soma, l'olio lire 16 el barile, e non si lavo- rava molto. E a dì 9 d'ottobre 1501, noi Speziali facemo all'Arte degli speziali che noi non potessimo fare più candele di due danari. 1 II Signore di Piombino essendo fuggito già da del tempo, gli uomini della terra si dettero alle genti del Valentino il 3 set- tembre. ■^ 1501] 237 E a dì 10 d'ottobre 1501, fu un tempo molto brusco d'acqua, di tuoni, e venne molte saette, infra le quali ne venne una in sul campanile della chiesa da Legri, la mattina quando el popolo era in chiesa; e fu in dome- nica, e il prete apunto parato per andare all'altare, e fece cadere una parte del campanile in su la chiesa e morivvi 5 persone, e più di 40 se ne fece gran male. E a dì 14 d'ottobre 1501, venne in Firenze un tre- muoto alle 2 ore di notte, e non fece rovinar nulla. E a dì 25 d'ottobre 1501, si vinse in Palagio che si dovessi mercatare a Fiorini d'oro e Lire. * E a dì 2 d'ottobre 1501, si bandì la pace de' Pisto- iesi con sodamente : chi la rompessi , pena assai. ' E a dì 3 di novenbre 1501, e nostri di quel di Pisa presono 57 cavagli e prigioni, ch'erano scorsi in verso Volterra, di quei Pisani : e' nostri gli tramezzorono. E a dì 14 di dicenbre 1501, venne in Firenze il Cardinale di Ferrara con molti cavagli, che andava a Roma per la figliola del Papa, e menarla a marito al fratello a Ferrara; e aveva 150 muli di carriaggio. Fu- 1 1501, 14 ottobre. La Provvisione dice che « Inteso i Priori ec. quanto disordine sìa nato et continuamente sia per nascere nella città per la varietà delle monete, et per essere quelle tose et di cattiva lega, et desiderando a tale cosa porre qualche conveniente rimedio ; ordinano, che tutti e mercati, etiandio di qualunque Monte, Cambi, et og^i contratto o obbligho di qualunque ragione o qualità si sia, che per Tadvenire si faranno, excepto i contratti delle con- fessioni delle dote, si debbono fare a fiorini larghi d'oro in oro, buoni, et di peso come batte la Zecha del Comune di Firenze, o a lire di quattrini fiorentini , bianchi o neri , et non altrimenti ». 2 Questa data del 2 ottobre è evidentemente sbagliata, forse dallo scrittore del codice Marucelliano. Il Salvi scrive che i ca- pitoli della pace furono pubblicati il 21 di detto mese. 238 [1501-2 gli fatto un grande onore ; molti giovani di Firenze gli andorono [incontro], E alloggiò in casa sua al Canio de' Pazzi, * e i cavagli alle stalle del Papa. E a di 15 si partì. E a dì 27 di dicenbre 1501, venne in Firenze la ta- vola di Nostra Donna di Santa Maria Impruneta, e fecesi solenne precessione e grande onore; e dissesi per cagione che 'I Re di Francia chiedeva cose inoneste, di volere rimettere usciti e governatori a suo modo. E a dì primo di giennaio 1501, molto si ragionava dello Imperadore che voleva passar qua con gran giente. E a dì 23 di giennaio 1501, mandò la Signoria am- basciatori a presentare la figliola del Papa ch'era giunta a marito a Ferrara,, e mandorono gran presente. * Non ritornò da Firenze quando andò a marito. E a dì 11 di febbraio 1501, venne in Firenze Tarn- basciatore dell' Imperatore ; alloggiò in casa i Portinari. Andò alla Signoria. ' E a dì 23 di febbraio 1501, ci fu come e Pistoiesi s'erano azzuffati, come e Cancellieri avevano cacciati fuori tutti e Panciatichi e arse loro le case, con la morte di molti uomini. Ora si può dire che a' casi loro non v'à più riparo : non giova sodare la pace, né altra medicina. Firenze è scusata, perchè non può far bene a chi non vuole: bisogna lasciar rompersi il capo da loro: e' sono vaghi del sangue. 1 II Duca di Ferrara aveva in Firenze la casa che era af)par- tenuta ai discendènti di messer Piero de* Pazzia * A questa ambasceria fu deputato Tommaso Soderini, e portò un donativo di drappi d'oro e d'argento per il valore di 800 ducati. BoNAccoRsi, Diario, 3 Due furono gli ambasciatori inviati dall'Imperatore: il mar- chese Ermes Sforza e Giovanni Graismer. 1502] 239 B a di 10 di marzo 1501, ci fa come el Turco era nel Golfo con grande armata, e come e Yinìziani gli avevano affrontati con danno dell'una parte e Taltra. E a dì l^ di marzo 1501, andò di qui a Pistoia nostri eommissari, e impiccorono una brigata di quei capi. E a dì 23 di marzo 1501, ci fu come e Pisani ave- vano preso la terra di Vico Pisano, e poi s'intese che gli avevano avuto la ròcca, che l'aveva data el nostro Commissario ch'era de' Pucci , e '1 Castellano eh' era de' Ceffi, e uno certo conestabìle di Piamente. E a dì 4 d'aprile 1502, dettone bando di rubello al sopradetto Commissario e al Castellano di Vico, e con- fiscato lor beni. E in questa sera venne preso un certo Francesco di mona Tarsìa, ch'era stato in detta ròcca di Vico. E a dì 23 d'aprile 1502, si vinse di dare el guasto a' Pisani ; e valeva el grano in questo tempo soldi 25 lo staio. E a dì 30 d'aprile 1502, mandarono a Pisa l'arti- glierie e bombarde assai, e facevano tuttavolta gienle per Pisa, e fu fatto commessane Antonio Giacominì. ' E a dì 10 di maggio 1502, si cominciò a dare el guasto a' Pisani, di grano è di vigne e frutti e ciò che si trovava; e feciono che contadini pisani fussino esenti, (chi veniva dal nostro), e non fussi dato el guasto a lui. E a dì 15 di maggio 1502, cadde una pietra dalla casa dell'Arte della Lana, in sul canto di quel chiasso- lino dirimpetto a Orto San Michele, che si spiccò da sé ^ Giovanni Cambi cosi lo descrive : « Uomo popolano spicio- lato e non di molta riputazione appresso agli uomini grandi, ma di credito e fede grande inverso el popolo; e mai non volle il po- polo fidarsi d^altri che di lui in tale impresa del guasto »« 240 [1502 ch'era fessa e cadde in suUa testa d'un povero uomo e morì. ' E a di 16 di maggio 1502, ci fu dal Re di Francia mandatari, e quali andavano al Papa , e a tutte potenzio, che non fussi chi facessi contro a' Fiorentini, sotto la sua disgrazia, e mostrocci grande amore e amico. E a di 17 di maggio 1502, ci fu come e Pisani ave- vano presi certi contadini marraiuoli, e avevangli impic- cati e isquartati e scorticati. E a dì 18 di maggio 1502, venne in Firenze certi prigioni pisani , e quali mandò Giovacchino Guasconi da Volterra, che portavano lettere inverso Roma. E a di 19 di maggio 1502, ci fu come e nostri ci mandorono una brigata di prigioni pisani, che ci era un capo de' principali el quale era ferito e non poteva an- dare ; e que' di Vicopisano davano el guasto anche a noi in quel di Bientina : e a questo modo andava male ogni cosa. E a di 20 di maggio 1502, ci fu come quei di Barga avevano preso el Fracassa con molti compagni ch'an- davano in Pisa. E a di 22 di maggio 1502, ci fu come e nostri ave- vano presi 28 pisani* e impiccatigli tutti. * E a di 26 di maggio 1502, ci fu come e nostri ave- vano fatto una preda di 100 muli carichi di robe, e 130 pisani co'cavagli loro. ^ Quando nel 1569 fu istituito rArchivìo dei contratti gli fu destinato il posto sopra la loggia d'Or S. Michele, e colla nuova scala per accedervi si occupò questo chìassolino, che nel 1571 fu serrato totalnaente colla costruzione di una bottega in faccia alla loggia stessa. 2 II PoRTOYENERi ne dà 24, che furono di quelli di Vicopisano, usciti a predare tra Pontedera e Cascina. 1502] 241 E a di 29 di maggio 1502, venne preso el Fracassa con molti fanti, ed era preso con lui el figliuolo del conte Jacopo. ' E in questo dì venne qui Antonio Giacomini ch'era commessario, e andò alla Signoria. E in detto di, ci fu come e nostri avevano in patti Vicopisano e la ròcca per tutto di d'oggi. E a dì 2 di giugno 1502, uno maestro Lorenzo Lo- renzi medico, che leggeva in Studio, e stimato assai, sti- gato dal dimenio, si gittò in un pozzo e morì. E a di 5 di giugno 1502, ci fu come Arezzo s'era ribellato. * E a di 6 detto, ci fu come non s'era perduto la cit- tadella, e che gli erano in tutto 12 o 14 case che s'erano levate in arme ; e di fatto costoro levorono il campo da Vico e mandarono 'Arezzo, e passarono di qui questo di detto. * La Signoria, in questo stesso giorno, deputò Piero Popo- leschi e Luca di Maso degli Albizi perchè esaminassero il Fra- cassa e gli altri prigioni condotti dagli uomini di Barga; e del loro esame le rendessero conto. Il 4 giugno ordinò la liberazione di Alessandro camarlingo del suddetto, del barbiere e di due fa- migli; il jQQedesimo capitano fu poi rilasciato (purché non uscisse dalla città) il primo luglio, e il 4 fu liberato del tutto, previo giuramento di non fare contro la Repubblica per due anni. Il figliuolo del conte Iacopo, che era Niccolò Piccinino, fu sostenuto in Palazzo fino al 7 giugno. Deliberazioni ad an. * Secondo quello che scrisse Iacopo Pitti nella sua Istoria Fiorentina^ la nuova di questa ribellione giunse a Firenze a ore 5 la notte del di 4. Per i particolari vedi il Racconto di Arcàngelo VisDOMiNi pubblicato nel 1755 in aggiunta alla Relazione di Gio- vanni RoNDiNELLi sopra lo stato antico e moderno della città di Arezzo, il Diario di Francesco Pezzati edito neìV Archivio Storico Italiano, T. I, e la Vita del Giacomini scritta da I. Pitti, e pubblicata neW Archivio detto, T. IV, parte IL 16 242 [1502 E a dì 8 di giugno, si partì di qui Antonio Giaco- mini,' che l'avevano fatto governatore del campo, e andò 'Arezzo. E a dì 9 di giugno 1502, ci fu come gli avevano preso Guglielmo de' Pazzi, ' e come Vitellozzo s'accostava 'Arezzo, e come e contadini loro stavano sospesi per ve- dere come le cose andavano, e se v' era fondamento. E più ci fu, come s'era ribellata Rassina. E a dì 10 di giugno 1502, ci fu come Vitellozzo era entrato in Arezzo con molti fanti e artiglierie, e come Valentino veniva con molta giente; era di là da Siena. Onde parve qui ismarrito el popolo, dubitando avessi maggior fondamento; e pareva che fussi questo male, come egli era, in su la ricolta. E in detti dì, e Pisani iscorrevano e predavano e ammazzavano, che pareva loro avere el campo libero; e così avàno el fuoco di intorno intorno, benché a' più intendenti parve leggierezza rimuovere el campo sì di leggiero. E in questo dì, si vinse gravezze assai, decime e condizioni di paghe,* E a dì 11 di giugno 1502, ci fu come non era vero di Vitellozzo fussi entrato in Arezzo, né di Valentino; che feciono per vincere danari. E a dì 12 di giugno 1502, ci fu come e Pisani erano a campo a Bientina, benché fussino da' nostri ributtati. * Commissario generale ia Arezzo. 2 II proemio della Provvisione di questo giorno, colla quale si ordinavano le gravezze di cui qui si parla, ne dichiara la ra- gione, che JTu di provvedere danari pei bisogni della città, e « alli imminenti e repentini pericoli che si veggono soprastare » ; e la parola condizioni è posta a significare i vari modi d'imporre e di pagare che furono stabiliti. 1502] 243 E a di 13 di giugno 1502, ci fu come Vitellozzo aveva preso un certo monte ch'e nostri non potevano soccor- rere la cittadella. E a di 15 di giugno 1502, ci fu come Castiglione Aretino avevano preso 40 muli carichi di farina eh' an- davano 'Arezzo, e come e nostri avevano guaste le mu- lina d'Arezzo. E a di 16 di giugno 1502, andò Piero Sederini a Mi- lano per la giente del Re di Francia. E a dì 18 di giugno 1502, ci fu come Arezzo ave- vano preso la cittadella e mozzo el capo al Vescovo de' Pazzi ' e certi altri uficiali eh' erano in Arezzo ; ma non fu vero del mozzare le teste, ma bene gli mandarono prigioni in Città di Castello, Guglielmo de'Pazzi e '1 Ve- scovo e alcuni altri; e gli altri fu salvo l'avere e le persone. E a di 19 di giugno 1502, ci fu come el campo no- stro si tornò indietro a Montevarchi. E a di 20 di giugno 1502, ci fu come Piero de' Me- dici era entrato in Arezzo , e che vi si gridava Marzocco e Palle, E a dì detto, si fece qui in Firenze 50 uomini per gonfalone che stessine qui a' Tornaquinci, un gonfalo- niere, a guardia della città; in modo entrò la paura, che di sotto e di sopra ognuno isgomberava, che fu cosa spaventevole.' 1 Cosimo de* Pazzi figliuolo del Commissario. Dopo che il padre fa preso dagli Aretini, si ritirò nella cittadella e ne diresse la va- lorosa difesa. 2 II Landucci aveva la sua bottega di speziale al Canto dei Tornaquinci. Circa a questi provvedimenti il Parenti scrive: «Si raddoppiorono le guardie in Firenze, mutoronsi le toppe alle porte» 244 [1502 E a dì 21 di giugno 1502, ci fu come Valentino aveva morto el garzone eh' era signore di Faenza, eh' egli aveva a Roma, e tre altri tali; fecegli strangolare e gittare nel Tevere, e fecelo quando e' giucava alla palla con altri giovanetti come lui, ch'era ancora fanciullo.' Credo che si mosse perchè lo vedeva troppo amato dal popolo, per gelosia della signoria, come un uomo diabolico. E a di 22 di giugno 1502, ci fu come el Re di Francia aveva mandato un suo mandatario a protestare, come gli era rubello a tutti quegli che facevano contro a' Fiorentini. E a dì 23 di giugno 1502, ci fu come Valentino aveva preso Urbino e poi Città di Castello; e più, questo dì giugnevano e Franciosi in Mugiello, che venivano in nostro aiuto ;* e più si disse che Vitellozzo aveva preso Cortona. Andava tante cose attorno. E a dì 24 di giugno J.502, non si corse palio per non ragunare giente, per sospetto. E a di 26 di giugno 1502, ci fu come Valentino fermoroDsi 50 fanti forestieri per quartiere e^ quali obbedissino ai Gonfalonieri delle compagnie del popolo. Giudicossi fatto cosi per non fare armare i popolani acciò non si volgessino verso i grandi, stimando da loro essere male condotti in prova per mutare il go- verno e trarlo dalle mani delP universale ». 1 La morte di Astorre III Manfredi, di Giovanni Evangelista suo fratello naturale e di altri loro aderenti è con diversi parti* colari narrata dagli storici; il nostro ha di più il momento nel quale furono strangolati. Antonio Giustinian , ambasciatore veneto a Roma , fino del 6 di quel mese scriveva al Doge : « È stato detto che zuoba, de notte, sono stati buttati in Tevere et anne- gati quelli due signorotti de Faenza, insieme con el loro mastro di casa ». Dispacci di A, Giustinian, pubblicati dal prof. Pa- squale Villari (Firenze, 1876), T. I, pag. 18. 2 Gli aiuti sollecitati a Milano da Piero Soderini. Era lor capi- tano Monsignore d'Imbault. 1502] 245 aveva mandato a dire che voleva fare lega con noi, al- trimenti verrebbe a' danni nostri: davaci tempo 4 di.' E a dì 27 di giugno 1502, si serrò 5 porte di Fi- renze, che fu San Giorgio, San Miniato, la Giustizia, Pinti e la Porticciuola al Prato delle mulina ; e fecionlo per sospetto che non entrassi giente e lettere. E coman- darono alle case lungo Arno che non porgessino scale a ninno in Arno. E a di 2 di luglio 1502, ci fu, el Borgo s'era ribel- lato,* e Anghiari s'era dato a patti, e la Pieve stava male.' E cosi pareva eh' e Fiorentini avessi le budella in un catino. Ognuno vicino si rideva de' Fiorentini. E a di detto, gìunsono qui e Franciosi e alloggiorono da Sesto insino qui alla Porta a San Gallo e a Faenza.* E a di 3 luglio 1502, ci fu come Cortona era tor- nata sotto e Fiorentini. 1 Su questo proposito può non essere inutile il sapere che quattro giorni innanzi, il 22, la Signoria aveva decretate pene severissime contro quei cittadini che, intervenendo alia pratica, avessero rivelato qualche cosa circa alle lettere del Duca Valentino. Anche il 25 fu imposto il segreto sulle lettere venute nella notte. ^ Il Borgo a San Sepolcro. 3 Castel della Pieve. ^ Per avere un'idea del modo col quale si provvedeva allora agli alloggiamenti di queste genti di passaggio, dirò come la Si- gnoria fino del 29 giugno ordinò ad un ta velaccino di andare fuori della Porta a Faenza, con Bernardo Portinari commissario depu- tato per preparare le vettovaglie ai Francesi che erano per giun- gere; e il di primo luglio ordinò a molti cittadini di riporre nelle loro ville fuori delle Porte a San Gallo e "Faenza le masserizie che per timore avevano sgomberate , affinchè i detti Francesi po^ tessero dormire e mangiare. Il di 3 poi dette licenza ai suoi so- natori di andare a onorare il Capitano francese, e il di appresso si ordinò che un trombetto andasse seco a servirlo in campo. Delio, ad an. 246 [1052 E a di 4 di luglio 1502, feciono la mostra de' fanti avevano fatti qui in pochi dì, che furono 250. E ordi- narono tutta questa settimana processioni e predicare ogni mattina in ogni Quartiere. E a di detto, la notte alle 7 ore, andarono via le gienti de' Franciosi inverso V Ancisa, che furono 100 uomini d'arme e fanteria assai. E in detta notte fu fatto alla casa del Gonfaloniere e alla casa di Piero Sederini, e madonna Selvaggia Strozzi, dipinto forche e cose disoneste, da uomini che non temano Iddio, che non sanno che sono ubrigati alla ristituzione della fama, altrimenti sono dannati. Iddio ne gli guardi.' E a dì 5 di luglio 1502, ci fu come e nimici erano a campo a Poppi e a Chiusi: pareva che noi fussimo in preda. E a di 6 di luglio 1502, ci fu come el Re di Francia aveva giurato sopra la sua corona di vendicare tutte le ingiurie fatte a' Fiorentini e farci gran bene, e come veniva in Italia ed era già a' confini. E a di 7 di luglio 1502, ci fu come el campo de' ni- mici s'era partito da Poppi e tiratosi indietro, e '1 nostro campo era venuto al Ponte a Sieve per andare in Ca- ^ Il Parenti vide la cagione di questi insulti nella diffidenza che era tra la parte che propendeva agli accordi col Valentino, la quale comprendeva il forte dei primati , e quella dei popolani, che si assicurava con Tesser gran numero e confidarsi in Dio e aver ragione. Questa egli scrive, « minacciava i primati latente- mente, non potendo alla scoperta, et già di notte furon dipinte forche et capresti alli usci di Piero Soderini et de* Salviati, benché ancora fu fatto il simile a casa di Francesco d'Antonio di Taddeo uscito gonfaloniere di giustizia , il quale mirabilmente aveva te- nuta la parte popolare ». 1502] 247 sentine, e come quei Franciosi pareva loro mille anni d'affrontare e nimici. E in questi di, e Pistoiesi andavano rubando per tutti questi piani insino a Campi. E a dì 11 di luglio 1502, tornarono in Firenze e pri- gioni che noi avàmo 'Arezzo, che si scambiorono con que- gli che noi avàmo qui di loro, che fu fatto el baratto a Siena, infra 'quali vi fu Guglielmo de' Pazzi, e '1 Ve- scovo suo figliuolo, e rimandossi 'Arezzo un certo are- tino genero di Bernardino d' Arezzo J E a di 14 di luglio 1502, ci fu come el Re di Francia avea soldati tutti e signori d'Italia e gli usciti di Ro- magna, e '1 Marchese di Mantova e messer Giovanni.* E dissesi che Valentino s'aveva rotto una coscia, che gli era caduto un cavallo addosso. E a dì 15 di luglio 1502, feciono costoro qui un bar- gello per Pistoia e uno altro per Valdinievole, con molti balestrieri a cavallo. E in questa notte, venne un tremuoto in Firenze alle 3 ore di notte: non fu molto grande. E a dì 16 di luglio 1502, venne in Firenze el Ca- pitano della giente franciosa con pochi cavagli; e la giente d' arme eh' era ancora con lui andorono per Mu- giello ed a Dicomano. El Capitano alloggiò in casa e Pazzi, e '1 di dopo desinare andò a vicitare la Si- gnoria.' ^ La Signoria deliberò il di 4 di consegnare tutti i prigionieri aretini al Vescovo d'Arezzo e a Guglielmo de' Pazzi, affinchè si scambiassero con quelli di Firenze che erano in mano degli Are- tini. Delio, ad an. > Il Bentivogli. 3 In questo stesso giorno, per onorarlo, 1 Signori ordinarono al loro Canovaio di prestare ai Pazzi quegli argenti che avessero voluto. Delio, citate. 248 [1502 E in questo dì, ci fu come Vitellozzo s' era fuggito. E a dì 17 di luglio 1502, giunsono la giente de' Fran- ciosi al Ponte a Sieve all'altro campo. E a dì 18 di luglio 1502, si parti di qui el Capi- tano de' Franciosi, e caricoronsi l'artiglierie, e manda- vansi su in campo in Valdarno. E a dì 21 di luglio 1502, ci fu come el Capitano era andato in Arezzo e parlato con loro. E a dì 25 di luglio 1502, ci fu come el Capitano de' Franciosi aveva fatto che noi riavessimo tutte le cose di là, eccetto ch'Arezzo. Parve al popolo non molta buona novella: pareva una cosa fuori d'ogni ragione. E a dì 28 di luglio 1502, ci fu come el Re di Fran- cia aveva citato tre uomini, Vitellozzo, Valentino e Pan- dolfo Petrucci di Siena. E a dì 29 di luglio 1502, s'ammazzorono 150 Pi- stoiesi fra uomini, donne e fanciugli. Non è mai giovato nulla con loro. E a di 30 di luglio 1502, ci fu come Vitellozzo aveva messo a sacco Arezzo.' E a di 31 di luglio 1502, ci fu come Valentino con- tro a Vitellozzo. E a di 7 d'agosto 1502, s'impiccò un fanciullo da sé, in casa sua, ch'era de' Vettori. E a dì 9 d'agosto 1502, mandorono commessari 'Arezzo che pigliassino le cose nostre eh' erano smarrite. ' E a dì 11 d'agosto 1502, mandorono un bando che comparissi qui 50 Pistoiesi d'una parte e 50 dell'altra, 1 II Parenti invece racconta che Vitellozzo portò seco le campane della cittadella e parte delle robe del Monte di Pietà, per pagarsi di quello che erano tenuti di dargli gli Aretini. ^ Piero Soderini e Luca degli Albizi. 1502] , 249 sotto pena di rubello e d'essere confiscati e beni loro, fra quattro di.' E a di 12 d'agosto 1502, e Franciosi ch'erano in Arezzo e in quelle altre terre, facevano molte avanie, e in Arezzo tolsono loro l'arme e comandorono loro che non si partissino d'Arezzo sanza loro licenzia, e chi si volessi partire pagassi 200 fiorini. E fuvvi chi gli pagò e caricò 9 some e andavansene ; e quando fu alla porta gli tolsono otto some e mandaronlo via con una sola. Vedi se le loro pazzie sono per esempio d'altri l E a dì 15 d'agosto 1502, comparirono qui 100 Pi- stoiesi e mandavasi là nostri fanti, e loro non avevano licenzia di partirsi di qui. Valeva el grano, in questo tempo, soldi 40. E a di 22 d'agosto 1502, ci venne un francioso mandatario del Re di Francia, per farci rendere le nostre cose ; e a di 24 andorono insieme co' nostri commessari.* E a di 26 d'agosto, ci fu come gli avevano ripreso Arezzo, e come quegli principali aretini s' erano andati con Dio a Siena e altrove. E a di 26 d'agosto 1502, si vinse in Consiglio Mag- giore SI facessi un Doge a uso viniziano." E a di 27 d'agosto, s'accordorono e Pistoiesi e tolsonsi loro le gabelle ; e questo guadagnarono delle lor pazzie. 1 Questo bando, dove sono i nomi dei citati, leggesi nel solito Libro di Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. ' Il 23 i Signori promessero di pagare franchi mille a Mon- signor di Mei un, se facesse rendere alla Repubblica le artiglierie, munizioni, campane ecc., che avevano portate via da Arezzo, Cortona e Borgo San Sepolcro il Vitelli, il Baglioni, l'Orsini e Piero de' Medici. Delih. citate. s Cioè il Gonfaloniere a vita, affine d'evitare i molti inconve- nienti che portava seco la spessa mutazione dei magistrati. \ 250 [1502 E a dì 2 di settenbre, venne una saetta in villa mia in su uno cerro , allato alla mia casa a 50 passi ; e mon- doUo tutto e seccossi insino nelle barbe, né mai rimisse. E a dì 8 di settenbre 1502, si partirono e Franciosi d' Arezzo e andorono per la Valdelsa facendo danno assai. E a dì 20 di settenbre, a questi dì e Franciosi erano ancora a San Miniato al Tedesco, e disfacevano per tutto dove passavano e non pareva che volessino uscire del nostro.' E a di 21 di settenbre, ci feciono venire la Tavola di Nostra Donna di Santa Maria Impruneta a fine che Dio ci concedessi un Doge buono e savio. E a dì 22 di settenbre 1502, si ragunò el Consiglio, e feciono un Gonfaloniere a vita, che fu Piero di messer Tommaso Sederini; andò a partito più di 150, e vin- sono solo tre, che fu messer Antonio Malegonnelle, e Giovacchino Guasconi e '1 detto Piero, e nell'ultimo par- tito rimase Piero di messer Tommaso Sederini detto, a laude di Dio ; e di fatto mandorono per lui ch'era 'Arezzo e statovi tutta la guerra. Fu quello ch'andò a Milano per la giente del Re e condussela lui di qua, come uomo valente e buono. E quanto bene fu assunto a questa degnità, e quanto bene giudicò el magno Consiglio ! Ve- ramente fu da Dio tale opera. 1 I Dieci scrivevano TU settembre ai Commissari fiorentini in Arezzo : « La Maestà del Re è contenta che Monsignore di Lancre con la sua compagnia, insieme con quella di Meslun e Foìs, rimanghino qua alli servizi nostri per 15 di o 3 settimane ». Essendo questa cosa trattata con grande segreto, è naturale che il Landuccì , non conoscendolo , pensasse a male dei Francesi per questo ritardo. Vedi Scritti inediti di Niccolò Machiavelli risguar- danti la storia e la milizia, illustrati da G. Canestrini ^ Fi- renze, 1857. 1502] 251 E a dì 7 d'ottobre 1502, venne in Firenze Piero Sederini ch'era stato 'Arezzo, come è detto. E a di 12 d'ottobre 1502, in questi dì ci fu come '1 Papa a Roma era in discordia cogli Orsini e que' ca- sati, in modo che '1 Papa s'era fuggito in Castel Sant' Agnolo ; e a Bologna faceva gìente per sospetto del Papa ; e' Viniziani ne facevano a Ravenna. E a dì 16 d'ottobre 1502, si fece certa lega contro al Papa e a Valentino, che fu messer Giovanni Benti- voglio e Vitellozzo e gli Orsini.^ E ripresone Urbino e sua castella. E a dì 24 d'ottobre 1502, ci fu come molte castella di Romagna s'erano ribellate da Valentino, che fu Ca- merino e altre castella. E a dì 31 d'ottobre, entrò el Cardinale di San Seve- rino con molti cavagli; fugli fatto onore assai. E a dì primo di novenbre 1502, in martedì, entrò Piero Sederini, gonfaloniere a vita, in Palagio insieme colla nuova Signoria. Fu in piazza tutto Firenze, come cosa nuova, mai più non fatta a Firenze. Parve che ognuno avessi speranza d'avere a vivere bene. E a dì 13 di dicembre 1502, la notte, arse el tetto e' deschi de' beccai in Mercato Vecchio, e non fece danno alle botteghe. E a dì 29 di dicembre 1502, fu riformato certe sante leggi contro al vizio innominabile e contro alla bestem- mia; e altre buone leggi. E feciono che quando non fus- sino conosciute o punite dagli Otto o Conservadori , in ^ Gli storici parlano dell'accordo stabilito fra questi ed altri Signori nella dieta tenuta alla Magione in quel di Perugia, ma i Fiorentini si astennero dal prendervi parte. 252 [1503 tal caso si debba andare innanzi a' Signori e Collegi e Dodici.' E a di 3 di giennaio 1502, ci fu come Vitellozzo era stato morto in Città di Castello, e che Valentino' aveva preso Sinigaglia; e più, che gli avisava qui di certi trattati. E a di 5 di giennaio 1502, ci fu come Valentino aveva preso Città di Castello e aveva morto Vitellozzo e un suo fratello ch'era prete notaio, e altri sua amici e parenti di Vitellozzo. Guarda come la divina giustizia paga alle volte el Sabato! vedi lo sterminio di questa casa: Pagolo qui tagliatogli la testa, e ora tutto el resto de'frategli. Non vi maravigliate: e' mi ricordo che messer Niccolò loro padre, essendo el principale della città e avendo vinto tutti e sua aversi della parte contraria, v'era restata una povera madre co' un fanciullo, la quale disse a questo suo figliuolo: Io voglio che tu vada in- nanzi a messer Niccolò e che tu ti getti ginocchioni e chiedigli perdonanza e misericordia, credendo che gli avessi misericordia alla purità del fanciullo; e fu tanto crudele e scelerato che si cavò da lato un coltello e di sua mano si lo scannò e ammazzò. E più si disse che, essendo fuggiti in certe fortezze suoi nimici, che v'arse dentro donne e fanciugli e molta giente, che non volle n' uscissi persona.* Guai a chi è crudele e non teme Dio. E a di 5 di giennaio 1502, ci fu come a Siena s^era scoperto trattato, e che Pandolfo aveva mozzo la testa a due cittadini, a uno de' Tagliacci, e preso uno degli Sci- ^ Con uùa Provvisione di questo giorno si fissò il mQdo di giudicare sollecitamente chi fosse tamburato, accusato o inquisito presso il Magistrato degli Otto o i Conservatori di Legge; e con altra si stabili V apertura di un terzo Monte di Pietà. Libro di Prov- visioni ad an. Queste sono le buone leggi cui accenna il Landucci. 2 Sono gli stessi fatti che si leggono a pag. 227. 1503] 253 pioni. A questo modo fanno le maladette parte che non temono Iddio e credono avere a vivere sempre e essere loro quegli che anno a redare el mondo : quest* è la maggiore ignoranza che sia, che pensano contro allo spe- rimento che non anno bisogno di fede, e forse che n' è in Italia uno di questa ragione! E a dì detto, ci fu come el Papa aveva preso el Cardinale Orsino e' 1 Vescovo di Firenze eh' è degli Or- sini.' E a dì 11 di giennaio 1502, ci fu ambasceria Sanese alla Signoria, a dimandare aiuto perchè Valentino ve- niva a' danni loro ; e fu risposto che noi non possiamo muovere contro al Re, e che noi siamo in un medesimo caso di loro. E a dì 15 di giennaio 1502, ci fu come Pandolfo s'era partito di Siena e' suoi figliuoli. E a dì 22 di giennaio 1502, ci fu come Valentino era in quel di Siena presso a Buonconvento. E a dì 30 di giennaio 1502, si bandì una proces- sione che si dovessi fare per reverenza della Cappa di San Francesco che s'era avuta dal castello di Monte Aguto, pychè se gli era tolto el castello e disfatto da' Fio- rentini perchè ci fd contro ne' casi d'Arezzo. Onde, ve- nendo nelle mani de' Frati Osservanti di San Miniato, s'ordinò detta processione per Firenze, innanzi detta Cappa la quale era molto vecchia e consumata. Fu fatta con grande divozione, gli andò dietro tutto Firenze, e poi si portò all' Osservanza di San Francesco di San Mi- niato, e qui sta.* 1 Rinaldo di Iacopo OrsiDÌ. 2 Quest'abito del Santo lo aveva ricevuto da lui medesimo nel XIII secolo, il conte Alberto signore del castello; e i suoi discen- 254 [1503 E a di 30 di giennaio 1502, ci fu come Pandolfo Petrucci se n'era andato a Lucca, e che Valentino stava fermo alla 'mpresa di Siena, benché, con disagio di vet- tovaglia , a disagio. E a dì 2 di febbraio 1502, ci passò 400 fanti di quei di Valentino ch'erano tedeschi, ch'erano licenziati da lui: e lui aveva rimessi in Siena usciti e fatto ac- cordo, e che lui se n'andava alla volta di Roma. E a dì 3 di febbraio 1502, andò a procissione la Cappa di San Fancesco; fuglf fatto grande onore, tutte le compagnie e regole di Firenze ; e fu posata alla Piazza de' Mozzi e fatto quivi un palco con colonne grandi come si fa a San Felice quando viene Nostra Donna di Santa Maria Impruneta. E quivi gli andò incontro la proces- sione ; e portata a San Miniato all' Osservanza, dove si debbo riposare e stare. E a di 8 di febbraio 1502, fu fornito el tetto de' beccai di Mercato Vecchio, e fattovi intorno le botteguzze. E a di 19 di febbraio 1502, andò la donna del Gonfa- loniere, ch'à nome madonna Argentina,* in Palagio de' Si- gnori, albergo e per stanza, la prima volta. E parve cosa molto nuova vedere abitare donne in Palagio. E a di primo di marzo, arsone tutte le scritture de' Cinque del Contado: fu grande danno e scandolo. Valeva el grano soldi 35 lo staio. In questi tempi fu gran piove, che durò 4 mesi alla fila. denti lo conservarono religiosamente fino a quest'anno, nel quale fu dai Fiorentini rovinato Monte Acuto, perchè il conte Francesco aveva aiutato gli Aretini ribelli. Tal reliquia conservasi oggi nella chiesa dì Ognissanti di Firenze, dove fu portata nel 1571. Com- pendio delle divozioni e maraviglie del Sacro Monte della Verna. Firenze, 1756. 1 Argentina di Gabbriello Malaspina. 1503] 255 E a dì 7 di marzo 1502, ci fu la lega fatta tra 'Ire di Francia e di Spagna e Inperatore e Papa; e fecesi festa. * E a dì 11 di marzo 1502, ci fu come Valentino aveva preso un castelluccio degli Orsini, che v' ammazzò parec- chi Signori con una artiglieria che fece rovinare una casa, e morironvi sotto. E a dì primo di maggio 1503, qui si faceva giente per Pisa. E a dì 7 di maggio 1503, ci fu come gli Spagniuoli avevano ripreso nel Reame ogni cosa, che non restava se non Napoli. E a dì 13 di maggio 1503, si faceva qui molta giente per a Pisa; e questa mattina fece la mostra in piazza Giampagolo Baglioni con 40 uomini d'arme, e andarono a Pisa. E tuttavolta mandavano fanti assai e facevano la mostra molti conestaboli, e più mandavano molti gua- statori. El grano se n'andò in lire 3. E a dì 24 di maggio 1503, ci fu come la Badia a San Savino era rovinata addosso a circa 60 guastatori, e dissesi eh' e Pisani l'avevano messa in puntegli a que- sto fine per giugnere questi alla schiaccia. E a dì 29 di maggio 1503, fu morto el manigoldo dal popolo co' sassi al luogo della giustizia. Intervenne questo,, che un certo banderaio, giovanetto, avendo morto un altro banderaio per una certa invidia, andò questa mattina a giustizia, e questo manigoldo non gli tagliò el capo né al primo né al secondo né al terzo colpo; el cavaliere che gli era a lato gli dette due bastonate; e perchè egli 1 È certo un errore del copiatore T avere scritta sotto questa •data la notizia della Lega che è probabilmente quella del 1501. "Vedi Muratori, Annali ad an. 256 [1503 era un giovanetto di circa 20 anni quello che moriva, venne al popolo sì grande compassione che si levò un tumulto fra 'Ipopolo: A' sassi ^ ansassi; per modo eh' e Battuti ebbono alquanti colpi di sassi , e '1 cavaliere e chi v'era ebbe delle fatiche di scampare a gittarsi a terra del muro, in modo tale fu la furia del popolo che lo ammazzorono, e poi e fanciugli lo stracinorono insino a Santa ^. Alcuni voUono dire che gli era intervenuto perchè gli impiccò e arse quei 3 Frati.' E a di 30 di maggio 1503, si vinse in Palagio che '1 sale si comperassi 7 quattrini la libbra, bianchi, che dolse a' poveri assai : pure anno pazienzia perchè si fiisse men gravezze. E a dì primo di giugno 1503, ci fu come el Vescovo de' Sederini era fatto cardinale,' e fecesi gran festa e fuochi, panegli. E focene el Papa circa 9 Cardinali. E a dì 3 di giugno, passò di quaggiù da Campi la giente del Marchese di Mantova condotte da noi per a Pisa, che furono 100 uomini d'arme. E a dì 4 di giugno 1503, ci fu come e Franciosi erano giunti a Pisa in nostro aiuto per modo eh' e Pi- sani stavano male. Valeva el grano in Pisa lire 4, soldi 15 lo staio, e non avevano potuto ricorne ch'era stato loro guasto. E a dì 14 di giugno 1503, ci fu come avàmo Vico a patti. E a dì 19 di giugno 1503, ci fu come avevano preso la Verrucola. 1 Nella Vita del Savonarola scritta dal Burlàmacchi e pub- blicata dal Baluzio nel T. I. della sua Miscellanea a p. 576, si trova notato questo fatto. * Francesco, vescovo di Volterra, fratello del Gonfaloniere. " Ji^' 3r "■ j ■ i503] 257 E a. di 25 di giugno 1503, in sul correre del palio xii Santo Lo/ venne una acqua con tanta gragniuola in Firenze, e massime di là d'Arno, e ruppe tutte le tende di San Giovanni ed e canapi: fece gran danno. E a dì primo di luglio 1503, rompemo e Pisani eh' avevano fatto una preda, e tolsonla loro. E poveretti stavano male. E a dì 15 di luglio 1503, si mandò el cappello al ^Cardinale de' Sederini alla Badia di Fiesole, con molti cavagli e giovani ; e a dì 16 entrò el Cardinale in Fi- (renze, e dìssesi la messa in Santa Maria del Fiore molto adornato, e divota.* E a dì 19 di luglio 1503, si cominciò a battere quat- trini bianchi, e grossonì di 20 quattrini.' E a dì 28 di luglio 1503, ci fu come in Roma fu 1 II 26 giugno si celebra la festa di Sant* Eligio vescovo, in Firenze detto volgarmente S. Lo, protettore degli Orefici, Calderai « Manescalchi, che posero la sua statua in una nicchia d^ Or San Michele. In questo di facevasi una corsa di cavalli, e premio al vincitore era il palio che la città d^Arezzo offeriva il giorno del Battista. Una deliberazione della Repubblica ordinò alPArte dei Mercatanti di consegnarlo alla Camera del Comune, nonostante le proteste eh* essa fece per la perdita che ne veniva air Oratorio di di S. Giovanni da lei amministrato, ed a profitto del quale andavano i palli portati ad offerta. ^ Tornava di Francia dove era ambasciatore, e si posò alla Badia per indi muovere con pompa verso la città per farvi solenne ingresso, che è minutamente descritto dal Cabibi. 3 Per queste nuove monete vedi Orsini, Storia delle monete •della repubblica fiorentina a pag. 279, dove si legge la Provvisione del 22 giugno 1503 che ordina siano coniate, per rimediare air in- conveniente dello spendersi da qualche tempo « diverse monete « d* ariento false et tose, et quattrini di qualità che ne va lire lE « o più per un fiorino largo d*oro ». 17 **-~ ' '' %WP 258 [1503 assaltato el Cardinale di San Severino e lo Ambasciadore del Re di Francia da circa 40 travestiti colle maschere^ e fu morto uno staffiere del Cardinale e ferito la mula del Cardinale/ E a dì 30 di luglio 1503, levorono la giente da quello di Pisa e mandoronle in quello d'Arezzo, perchè si diceva che Valentino veniva in qua. Furono troppo leggieri a muovere. E a dì 4 d^agosto 1503, giunse e Franciosi in quello di Pescia, e poi qui a San Donnino, eh' erano Franciosi, Mantovani e Ferraresi, mandati dal Re a soccorrere el Reame. E a dì 13 d'agosto 1503, giunse a Dicomano 4mila cavagli franciosi per andare nel Reame: alloggiorono per le ville, e io n'ebbi al luogo mio ; avemo tra me e al Moro 24 cavagli, ch'ebbi a dare le spese a tutti. An- dovvi Benedetto, e fece loro onore el meglio che potette, con pericolo della vita a sopportargli : gli voUono dare più volte,* E a dì 14 d'agosto, si partirono e alloggiorono al Ponte a Sieve. Andavano via presto, che bisognava loro. E a dì 19 d'agosto 1503, ci fu come el Papa era morto alle 23 ore; e a dì 20 si sonò le campane per la sua morte. E a dì 21 d'agosto 1503, ci fu come Valentino era morto con 4 Cardinali. Non fu vero, non mori se none ^ Federigo Sanseverino cardinale del titolo di S. Teodoro. Se- condo quello che racconta il Nardi, furono assaltati alcuni gen- tiluomini francesi che uscivano da casa del cardinale. * Il Landucci possedeva nella potesteria di Dicomano e pre- cisamente nel popolo di S. Martino a Poggio. Una parte di questi beni gli aveva comprati da una famìglia di quel luogo denominata Dal Moro, Benedetto è un figliuolo dello stesso Landucci. :iM 1503] 259 un Cardinale ; e dissesi che Valentino aveva avvelenato f aschi di vino, e che quello Cardinale morì di quello : e più s' è detto, che '1 Papa n'aveva bevuto anche lui, in iscambio d'altri fiaschi. Per avvelenare e Cardinali, av- velenò el suo padre. Se fu vero o no, lo sa Iddio ; tant' è, che fu un dì o dua da l'uno all'altro a morire. Vedi que- sto Valentino dove si truova al presente, con tanti nimici che gli verranno addosso ! E a dì 26 d'agosto 1503, ci passava più Cardinali ch'andavano via a Roma per staffetta: infra gli altri, uno gli cadde un cavallo addosso, e ruppesi una gamba a Montebuoni, e rimase qui in Firenze a medicarsi. E a dì 29 d'agosto 1503, giunse qui 4 mila fanti Svizzeri, e alloggiorono alle porte, di fuori; mandati dal Re di Francia per soccorrere el Reame: e ogni dì pas- sava giente del Re di Francia pe' reame. E a dì 31 d'agosto 1503, ci fu come el Signiore di Piombino* aveva ripreso Piombino. E a dì primo di settenbre 1503, ci venne el Signiore di Mantova,* e alloggiò in casa quegli del Tovaglia , sol- dato dal Re. E a dì dua si partì, e andò verso el Reame di .... Faceva el Re grande isforzo di giente, che man- dava ogni dì. E a dì 4 di settenbre 1503, ci passò el Cardinale di San Giorgio, e non si fermò in Firenze : andava via in furia.' E a dì 5 di settenbre 1503, giunse qui monsignore della Tramoia; alloggiò in casa e Salviati. Andava via con furia nel Reame, mandato dal Re. 1 Jacopo IV AppìaDÌ, richiamato dal popolo. 2 Giacfrancesco Gonzaga. 3 Giovaoni Antonio Sangiorgio milanese, vescovo Alessandrino, cardinale del titolo dei SS. Nereo ed Achilleo. S-l^ffif*"' tf"""Pj 260 [1503 E a di 7 di settenbre 1503, giunse qui tre Cardinali ; che fu Ascanio, Roano e Aragona: alloggiorono in casa Giovanni Tornabuoni; e desinato, cavalcorono via.^ E a di 12 di settenbre 1503, venne in Firenze, in manco di mezz' ora, 6 o 7 saette : infra F altre, ne venne una in su la Porta di San Piero Gattolino, e détte in su uno San Giovanni e mandogli la croce per terra, e in Via Gora ne venne un'altra, e in più luoghi della città ; e non tanto dentro, quanto ancora di fuori. A Pe- retola, sondo per la strada uno Bartolommeo Nelli, a ca- vallo, gli cadde addosso la saetta, e ammazzò lui e *1 ca- vallo; e uno altro cavallo, che gli era un poco adietro, isbalordì ; e 1 cavallo diventò zoppo : e dissesi di due altri morti, uno al Poggio a Caiano, e uno a Calenzano ; e in Mugiello, in una casa, uno uomo e una donna e fan- ciugli mori. E a di 16 di settenbre 1503, entrorono e Cardinali in* conclave; e prima disse una messa dello Spirito Santo un Cardinale innanzi al corpo di San Piero; e fatto un bello sermone si rinchiusone; e furono 38 Cardinali. E a di 23 di settenbre 1503, fu fatto el Papa el Cardinale di Siena.* Fu creato a di 21 a ore 14, e chia- mossi Papa Clemente; poi si disse Papa Pio terzo. 1 Questi tre cardinali sono lo Sforza ricordato ; Giorgio d*Am- boise arcivescovo dì Rouen, cardinale di S. Sisto, legato pontifìcio in Francia, che veniva a Roma con grande speranza di divenir papa; P ultimo è Luigi d^Aragona dei reali di Sicilia, diacono car-, dinaie di S. Maria in Cosmedin. Prima sMnviò ad incontrarli Fran- cesco Pepi, e il di 6 la Signoria comandò ad alcuni cittadini di cavalcare la mattina susseguente ad honorandum R.mo8 Cardino- les Florentiam proooime venturosa sotto pena della relegazione per un mese nella città, a chi mancasse; ma nessuno mancò. ' Francesco Todeschini Piccolomini senese. .>_.*i 1503] 261 E a di primo d' ottobre, ci fu come e Franciosi erano passati Roma, e come Valentino aveva dato a' Franciosi 200 uomini d'arme, e altrettanti se n' aveva serbati. El canpo degli Spagniuoli si faceva incontro, ed erano appresso, Aspettavasi ogni dì sentire qualche grande rotta. E a di 6 d'ottobre 1503, venne Valentino in Roma, ammalato in cataletto, col resto di sua giente.* E in questo tempo valeva el grano soldi 36 lo staio , e '1 vino valeva di fuori soldi 15 el barile. E a di 15 d' ottobre 1503 , ci fu come gli Orsini ave- vano voluto ammazzare Valentino in Roma; e che pre- sono uno Raffaellino de' Pazzi, ch'era con lui, fiorentino, ch'era a cavallo armato, e legatolo in sul cavallo, lo gittorono nel Tevere. Valentino fu avisato e messo in Castello Sant'Agnolo.' E dicevasi che tutti e romani Or- sini erano dagli Spagniuoli, e che '1 Marchese di Man- tova s' era tornato indietro in Roma ; e come e Franciosi si morivano di fame, e chi si fuggiva di qua e chi di là: el canpo loro indeboliva, e gli Spagniuoli pigliavano animo assai. Pensa dove si trovavano e Franciosi ! 1 II Valentino bramava di ritirarsi in Roma per paura del- TAlviano che faceva di tutto per averlo nelle mani, e vi giunse la sera del 3 ottobre. Il Papa consenti il suo ritorno forse per com- passione (come scrive il Giustinian), ma più per la speranza che, essendo ammalato, vi morisse, e cosi « metter man ne la robba e « denari che lui ha portati fora de Roma ». 2 Tentando il Duca di fuggirsene dalla città, gli Orsini si prepararono per inseguirlo; ma abbandonato, appena, uscito di casa, dalla maggior parte dei suoi, fu costretto, per assicurarsi, ad entrare in Vaticano da dove fu portato in Castel San t* Angelo. Della morte del Pazzi non fu vero : nel giugno 1504 era a Napoli. Giustinian, tom. II, a pag. 244, e tom. Ili, a, pag. 521. 262 [1503 E a di 20 d' ottobre 1503 , ci fu come Papa Pio era morto, e morì ieri a di 19 a ore 18; e in detto di si sonò le campane. Visse manco d'un mese, E a di 24 d'ottobre 1503, andò Antonio mio figliuolo a Studio a Bologna per farsi dottore in medicina. E a dì 30 d'ottobre 1503, entrorono é Cardinali in conclavi per fare el Papa. E a di 2 di novenbre 1503, ci fu come '1 Papa era fatto, e fu San Piero in Vincola gienovese.* Fu qui le nuove a ore 18, e sonossi le campane all'ave maria; e fu fatto ieri a ore 3, e chiamossi Papa Giulio II. Fecesi gran festa. E a dì 14 di novenbre 1503, ci fu come e Vini- ziani avevano preso tutta Val di Lamona, e come gli avevano una ròcca di Faenza. E a di 17 di novenbre 1503 , ci fu come e Franciosi s'erano appiccati cogli Spagniuoli, e come v'era morta molta giente, ma più de' Franciosi, E a di 21 di novenbre 1503, ci fu come e Vini- ziani avevano avuto Faenza, e feciono loro questi patti: esenti 10 anni la città, e 20 anni el contado. E a di 28 di novenbre 1503 , ci fu come Valentino era stato preso ad Ostia e mòzzogli la testa; e dicevasi che voleva dare la Romagna a' Viniziani , e passare di qua colla sua giente , perchè si vedeva spacciato , sanza aiuto, e nimico d'ogniuno. Non fu vero che fussi morto. * 1 Giuliano della Rovere, d'Albizzola presso Sayona, arcive- scovo e legato d'Avignone e cardinale di S. Pietro in Vincoli. ^ Non volendo il Borgia consegnare i contrassegni delle for- tezze di Cesena e Forlì che il papa richiedeva, questi ordinò al comandante delle navi in Ostia di ritenerlo prigione. Altri scrit- tori oltre il Landucci registrarono la voce della sua morte che corse in quei giorni. Villìwri, N. Machiavelli e i suoi tempii tom. I, a pag. 465. 'sxjài 1503] 263 E a dì 29 di novenbre 1503, ci fu come don Mi- chele, conduttore delle gienti di Valentino, era stato preso qua in verso Città di Castello e '1 Borgo, e svaligiato tutta sua giente d'arme.* E a di 5 di dicenbre 1503, venne don Michele preso in Firenze. Vedi se Valentino rovinava affatto! e se gli era pagato del lume e de' dadi delle sue cru- deltà. E più c'era eh' e Viniziani avevano preso Imola, e cosi gli toglievano ogni cosa di Romagna. Halla goduta manco del conte Girolamo. Queste povere città della Chiesa, di Romagna, ogni dì anno queste rivoluzioni, e non si possono riposare. E a dì 9 di dicenbre 1503, venne in Firenze el Marchese di Mantova, che veniva del Reame: aveva lasciati e Franciosi, perchè vedeva gran pericolo nella fame e aspra guerra; e andossene a Mantova l'altro di. Dicevano ch'avevano fatto tregua el Re e gli Spa- linoli. E a dì 18 di dicenbre 1503, venne in Firenze el Car- dinale di Roano,* con un suo nipote fatto cavaliere di 1 Don Michele Goriglia spagnuolo condottiere di fanterie al servizio del Valentino e « strumento fidatissimo in tutte le sue « azioni come che fatte si fussero ». Cosi lo qualifica il Nardi. Il Machiavelli scrivendo da Roma il 18 novembre avvisava del pas- saggio per la Toscana delle genti condotte da don Michele, e con- sigliava di svaligiarle. * Per mostrarsi amici del Re di Francia, e per rivestire questo Cardinale il grado di legato pontificio, i Fiorentini gli resero onori specialissimi. Prima gli si mandò incontro a San Caseiano Giovanni Tomabuoni con un tavolaccino della Signoria ; quindi fu ordinato agli operai di S. Maria del Fiore di ornare quel tempio con drap- pelloni ed altro, come si costumava fare per la venuta dei Legati pontifici, successivamente furono eletti, sempre per onorarlo nel ■/•^■s 264 [150a nuovo: alloggiorono in casa Giovanni Tornabuoni; e quali se n'andavano in Francia: e più si tornava a Ferrara el Cardinale di Ferrara.* E a di 28 di dicenbre 1503, si partirono di qui e- nostri Ambasciadori eh' andavano a Roma al Papa nuovo^ che furono, el Vescovo de' Pazzi, el Maggiore dell'Ai- topascio, e Matteo Strozzi, e Tommaso Sederini, uno^ de'Girolami, e messer Antonio Malegonnelle.' E a di detto, ci fu come a Roma avevano isquar- tati due uomini ch'erano stati avelenare quel Cardinale. E cosi s' era fuggito dua Cardinali , che fu uno quel man- datario che venne qui ammazzare quei tre Frati e ar^ dergli. E cosi Valentino era stato collato a Roma.' E qui si teneva ancora don Michele. suo passaggio per il territorio della repubblica, Francesco Man- nelli, Girolamo Bettini e Giovanni Gondi, tutti accompagnati o da un tavolaccìno o da un famiglio del Rotellino. Non si mancò di mettere, al solito, a sua disposizione le argenterie della Signoria.. Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. ^ Ippolito d^Este, dei Duchi di Ferrara, cardinale del titolo di S. Lucia in Selci, chiamato anche il Cardinale d^Este. 2 Questi ambasciatori furono eletti il 4 e 6 di novembre nel Consiglio degli Ottanta, ed il 29 furono dalla Signoria date loro le istruzioni. Il Maggiore dell'Ai topascio è Guglielmo Capponi;, quello de'Girolami, Francesco di Zanobi. 3 I carteggi degli ambasciatori veneto e fiorentino a Roma ci agevolano l'intelligenza di questo punto. Da quelli rilevasi essere, nella notte dall' 11 al 12 aprile, morto di veleno Giovanni Michiek veneto cardinale del titolo dì Santa Maria in Septifolio, vescovo Portuense, chiamato comunemente il Cardinale di Sant'Angelo. Il Papa ne procurò la morte per impadronirsi delle sue ricchezze.. Nel dicembre, l'avvelenatore, Asquino da CoUoredo nel Friuli, segretario del cardinale, fu imprigionato e processato: due suoi compagni, il cuoco e il cameriere, si salvarono colia fuga. La notte- dei 19 di detto mese il Remolino catalano, cardinale del titola 1504] 265 £ a di 5 di giennaio 1503, ci fa come e Franciosi erano stati rotti e morti gran quantità, e perduto Gaieta, che l'ebbono per forza. E in detto di , affogò Piero di Lorenzo de* Medici con molti baroni franciosi,. nel fuggire di Gaieta, eh* era in Gaieta; e capitorono male tutti e Franciosi.^ E a di 7 di giennaio 1503 , venne in Firenze 50 ca- vagli mandati dal Papa per menarne don Michele: e alli 9 ne lo menorono, el detto don Michele, a Roma. E più si disse ch'era preso quel Cardinale, che si chia- mava Niccoletto, el quale venne qui innanzi fussi car- dinale, mandato da Papa Alessandro a giustiziare quei tre Frati di San Marco, dell'Ordine di San Domenico, che fa fra Girolamo da Ferrara, e frate Domenico da Pescia, e uno altro fra Salvestro; e fecegli ardere. E dissesi che per avere fatto tal benefìzio al Papa diventò cardinale; e forse non fu vero. E a di 10 di giennaio 1503, ci fu come e Pisani pre- sono una brigata di fanti, di quegli di Livorno, e fuvvi un Borgo Rinaldi fiorentino; e questo fu che gli andò- reno aizzare tanto gli trassono fuori, e, rinculando, gli missono in mezzo; e furono tutti presi. E in questi tempi freddi, s'era fuggiti del Reame molti Franciosi, chi aveva potuto, tutti isvaligiati e ignudi: n'era in quel di Roma molte migliaia che mo- del SS. Giovanni e Paolo, e arcivescovo di Sorrento; e Lodovico^ chiamato anche Pierluigi, Borgia nipote di papa Alessandro arrù puerunt fugam^ scrive il Giustinian, e si credè ciò facessero in conseguenza delle rivelazioni delfÀsquino che nominò alcuni car- dinali coneenzientt a quel misfatto. 1 £ noto avere il Medici trovata la morte neir acque del Ga- rigliano dopo la celebre battaglia combattuta sulle rive di quel fiume; e come i Fiorentini si rallegrassero molto di questa morte. 266 [1504 rivano per le fosse dì fame e di freddo, che non trova- vano chi gli aiutassi, per le loro crudeltà che gli avevano fatto di mettere le città a filo di spada e saccheggiare ogni cosa; e per permissione divina morivano in Roma ne' monti del letame; ignudi entravano nel letame per fi^eddo: e se non fussi che U Papa fece fare 300 o 400 sal- tamharca, e dettene a ognuno uno, e détte loro danari e misegli in galea che passavano di là in Francia, sareb- bono tutti morti. A ogni modo, ci fu come n'era morti più di 500 di freddo : ne' monti del letame ignudi si trovavano morti la mattina. Per Roma entravano nelle case, quando ne trovavano una aperta, e non se ne potevano cavare: davano loro delle mazzate, non ne gli potevano cavare; dicevano : ammazzaci. Non fu mai fatto tale sterminio. E nondimeno el Re non gli mandava aiutare, s'era dimen- ticato di loro; perchè cosi fa la giustizia di Dio, perchè vanno per ammazzare altri e rubare ; e sono tutti bestem- miatori con tutti e vizi, sanza fede o timore di Iddio.* E a dì 4 di febbraio 1503, ci fu come e Viniziani avevano preso Furlì, e così non v'era contradizione. E a dì 7 di febbraio 1503, ghiacciò Amo; fu gi*an freddo. E a dì 12 di febbraio 1503, venne un Cardinale in Firenze, ch'era nipote del Papa, eh' aveva avuto el suo cappello; e aUoggiò in casa Guglielmo de' Pazzi.* 1 I dispacci del Giustinian de* 6 e 8 gennaio confermano la narrazione del Landucci cosi per.ì soccorsi del Papa, che « in « questa rotta si ha scoperto tutto per loro », come per le mole- stie che ricevevano dalle popolazioni della città e del contado memori dei danni che fecero quelle soldatesche quando andavano nel Reame; e del ricoverarsi in fine nei* monti del letame, per cagione del gran freddo che li prendeva, giungendo a Roma spo- gliati « anzi nudi ». 2 Galeotto Della Rovere cardinale di S. Pietro in Vincoli creato da Giulio II il 29 novembre 1503. ^jJ W0-^' 1504] 267 E a dì primo di marzo 1503, ci fu come la lega del Re di Francia col Re di Napoli era rotta. E a di 14 di marzo 1503, andò a giustizia una fan- ciulla che stava per fante con uno miniatore; la quale ingravidò e fece una fanciulla femmina, e ammazzoUa e gittoUa giù per un cesso. El votacesso, che fu Bardoc- cio, trovò questa bambina e portolla agli Otto; e di fatto fu presa detta fanticella: e colui eh* aveva usato con lei si fuggì ; e la detta fanciulla andò in su uno carro, e fuUe tagliata la testa.^ E a dì 31 di marzo 1504, si vinse che le robbe che venivano di quel di Lucca pagassino 20 per cento.' E a dì 21 d'aprile 1504, si consecrò la chiesa di San Francesco da San Miniato, ch'era fornita di tutto.* E a dì 28 d'aprile 1504, ci passò una ambasceria del Re d'Inghilterra eh* andava al Papa.* 1 La sentenza degli Otto di Guardia e Balia del 13 marzo ci dà i nomi della disgraziata fanciulla e del seduttore. Quella si «hiamava Ginevra di Nardo di Piero del Prete della Piacentina, questi Luigi di Mariotto Biffoli, ed era miniatore come rilevasi da alcuni documenti veduti dal eh. cav. Gaetano Milanesi. s Dal generale aumento di gabelle fatto con questa provvi- gione, che doveva andare in vigore due mesi dopo, furono eccet- tuati solamente i sali e i ferri. 3 A carte 27 del Libro di Deliberazioni e Partiti dell' Arte -de* Mercatanti che soprintendeva alla fabbrica di questa chiesa e convento leggesi: Nota qualiter hoc presenti suprascripta die ■ecclesia Sanati Salvatoris de Observantia fratrùm Minorum Sancii Franciseiy sita prope januam sancti Miniatis ,^ ch'era legato e andava ambasciadore all'Imperatore: fugli fatto onore assai. E a dì 24 d'agosto 1507, venne presi in Firenze 20 pisani e mettevangli nelle Stinche, e chi mandavano a lavorare al Poggio Inperiale.* /{ E a dì 28 d'agosto 1507, ne venne presi altri 40 pi- sani e mandavangli legati insino al Poggio a lavorare. E a dì 13 d'ottobre 1507, cadde la saetta in su la Porta al Prato e cavò una pietra dell'arco della portai 1 È Bernardino Carvajal spagnuolo, cardinale di S. Croce in Gerusalemme. Appena giunse la nnova a Firenze della spedizione di questo ambasciatore, si mandò a Siena, da dove passava, Nic- colò Machiavelli a fine di conoscere con che treno e seguito fa- cesse il viaggio, e forse ancl^e per saperne di più sul conto del suo mandato. 2 Questi e più altri prigioni pisani vennero in Firenze da Ca- scina, in questo e nei giorni precedenti e successivi; e per deli- berazione dei Dieci erano prima rinchiusi nelle Stinche, poi man- dati al Poggio Imperiale, cioè a Poggibonsi, ed altrove, a lavorare a quelle fortificazioni. Alcuni si rendevano a istanza di parenti o di amici ; altri se n* andavano da sé, D* una ventina mandati ad Arezzo il 25 agosto, « ad lavorare in quella muraglia », in calce al relativo ordine dei Dieci si legge : « Fuggiti tutti a di ... di dicembre 1508». Vedi neirArchivio di Stato di Firenze il libro di Deliberazioni dei Dieci di Balia dal 1506 al 1511 a e. 32 e segg. passim. >^'JBbU 1507-8] 285 ■che v' era scolpito dentro la croce, e appiccò el fuoco nella porta, e fu poi spento. E a dì 14 d'ottobre, cadde una casetta appresso a Santa Trinità, e ammaccò tre persone, che ve ne fu uno legnaiuolo, figliuolo del Cortopasso, che vi faceva bottega. E a dì primo di novenbre 1507, fu fornito el corni- •cione di marmo al tetto di Santa Maria del Fiore, verso «1 campanile, eh' è lungo el tetto. E a dì 20 di febbraio 1507, ci fu come lo 'mperadore aveva preso una terra de'Viniziani e messola a sacco e ^ filo di spada, e ogni male. E a di 31 di marzo 1508, ci fu lettere alla Signioria come, nelle montane di Lucca e di Pistoia, s' era veduto la sera fuochi, e che pareva che di quei fuochi uscissi cavagli e giente d' arme. Non ci do fede a queste cose.* E a dì primo d' aprile 1508, si bandì qui un giubileo molto grande, che s' aveva a cominciare a di 9. * E a dì 2 d'aprile 1508, c'era molti predicatori, che la maggior parte gridorno grande tribulazione, e la no- vazione della Chiesa, e molto si parlava deUo 'mperadore. E a dì 7 d' aprile 1508, ci fu come è Viniziani erano stati rotti dallo 'mperadore, e morto 50 uomini d'arme 'e 300 della fanteria. 1 Abbiamo inutilmente cercato intorno a questo tempo queste -lettere; ma ciò non pro?a che la notìzia sia falsa, attesoché sia scarsissimo il carteggio rimastoci delia Signoria in questo tempo. 2 E addi 9 riparla della festa con Ta quale si cominciò in Fi- renze il giubbileo. Il di primo meramente fu bandito d'ordine dei Signori questo giubbileo o indulgenza plenaria concessa dal Papa •corifessis et contritis visitantibus ecclesiam Sanctae Mariae Fio- Tts et Sancti Salvatorts extra portam Sancii Miniatisi et eis €cclesiis offerentihus prò constructione Sancti Petri de Roma, dal eli 8 al 26 del mese. Ved. Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an. nm 286 ^ [1508 E a di 9 detto, ci mandò el Papa un giubileo di colpa e pena, e cominciò detto di. E fecesi uno altare in Piazza de' Signiori a pie delle scalee della Loggia, e uno in Santa Maria del Fiore, dove s'aveva a offerire e all'uno e al- l'altro; e fecesi una processione grande a vicitare detti altari. E fu di tanta autorità che conteneva ogni caso e di ristituzione e di chiese, chi l'avessi per simonia; e ancora, chi offeriva per e morti, valeva in forma di suf- fragio. E a di 22 d'aprile, passorono qui un condottiero di que' della Colonna* con giente d'arme, e andò a Pisa. E a di 5 di maggio 1508, si cominciò a mandare giù fanti di quegli del battaglione per dare el guasto. E a di 4 di giugno 1508, ci venne un Cardinale le- gato eh' andava a Bologna. * E in questi di fu disposto el Podestà di Firenze, e toltogli r ufìcio, per certe cattività che gli aveva fatto.' 1 Marcantonio. 2 Francesco Aiidosi, cardinale e vescovo di Pavia. Venne per le cose di Pisa e per ottenere aiuti di gente d'arnae per il Papa. I Fiorentini cercarono dargli parole, come si rileva dal carteggio de* Dieci con Roberto Acciaioli loro oratore a Roma; facendogli in pari tempo una onoranza straordinaria. Il quaderno del MaS' saio della Camera dell'Armi ad an. , neirArchivio citato, è pieno per parecchie carte di spese fatte per lui, nei due giorni (4 e 5 giugno ) eh' egli si trattenne in Firenze, e poi anche nell* accom- pagnarlo per il dominio della Repubblica. 3 Era un messer Piero Lodovico Saraceni di Fano, uno dei cinque giudici del Consiglio di giustizia, e allora per turno pote- stà; e fu deposto con deliberazione de* Signori e Collegi del 30 maggio, sentito prima il parere di molti dottori e spettabili cit- tadini, tra* quali fu Francesco Guicciardini. Le incolpazioni erano in genere di cattivi e disonesti costumi e di mala amministrazione della giustizia. Delio, cit. ad annum. ^.^dÉÙ 1508] 287 E a dì 5 di giugno 1508, quello Cardinale legato fece scoprire la Nunziata de' Servi; e fucci tanta giente che per la calca vi tramorti giente, e una donna partorì in San Bastiano, cavata della calca con grande diflBcultà. E a dì 11 di giugno 1508, s'appiccò el fuoco nel Pa- lagio de'Signiori, e fu la notte dello Spirito Santo. Fé danno; morivvi una guardia di fuoco. E a di 12 di giugno 1508, ci fu come e battaglioni si tornavano indietro, ch'avevano dato el guasto. E a dì primo di luglio 1508, ci fu come a Bologna era stata novità, perchè quello Cardinale legato fece mo- rire parecchi uomini. E a dì 6 di luglio 1508, ci fu come el nostro Arci- vescovo, eh' era a Roma, aveva rinunziato el vescovado di Firenze e datolo al Vescovo de' Pazzi, el quale rinunziò anche lui el Vescovado d'Arezzo e dettelo ; * e fecesi festa assai. E a di 13 di luglio 1508, ci fu come in Candia era venuti grandi tremuoti eh' avevano rovinato molte case ; e, non so che luogo, profondato e fatto uno lago grande. E in questi dì si cominciò e fondamenti della Nun- ziata da' Ricci, che si dice Santa Maria Alberighi , quella che si cominciò da quello che gli gittò nel viso bruttura e fu. inpiccato.' E a dì 22 d'agosto 1508, si cominciò a ronpere el 1 In questo punto è nel codice uno spazio vuoto. Da Rinaldo Orsini romano passò T arcivescovado di Firenze in Cosimo de' Pazzi, cui successe, nel vescovado d'Arezzo, Raffaele Riario. 2 L'immagine che fu lordata dal Rinaldeschi, come è detto in questo a pag. 233, rappresentava TAnnunziazione, e nel 1508 s' in- cominciò a murare un oratorio che poi fu ampliato e ridotto a chiesa parrocchiale detta tuttora la Madonna de' Ricci. •■ Z!',4'- 288 [1508 muro del Palagio de' Signori, per fare la porta eh' andava nella sala grande per la Dogana. E a di 24 d'agosto 1508, la notte che seguita dopo San Bartolommeo, venne Amo grosso in modo che gli affogò molte persone quaggiù a Brezzi, e a S. Donnino circa quattro uomini e muli ; e in fra l' altre cose menò via un tesoro di lino e legname, perchè venne che qui non e' era piovuto, e accozzossi la Sieve e Arno, e venne qui inprovviso. E in questi dì, si gittò dalle finestre una fanciulla in pruova, e mori di fatto. E a di 27 di settenbre 1508, entrò in Firenze e in possessione l'Arcivescovo di Firenze fatto di nuovo, che fu figliuolo di Guglielmo de' Pazzi ed era vescovo d'Arezzo, prima. Fecesegli un grande onore e, per una preminenza, fu mandato una sella a Alfonso Strozzi, colle tronbe in- nanzi. * E in questi dì si murava una cappella in Santa Maria Novella, allato alla cappeDa maggiore, dal lato manco, cioè si faceva più bella di marmi e d' altre cose. E a di 12 di novenbre 1508, ci fu come e nostri di Pisa avevano andato a' danni de' Lucchesi e predato Via- reggio e arsone ciò che vi restò; che fu un bottino di diecimila fiorini, perchè è el porto di Lucca. E poi scor- sone insino presso a Lucca, in modo che '1 popolo di 1 Non che fosse mandata la sella a Alfonso Strozzi, ma egli stesso e il fratello Lorenzo, per vigore di un antico diritto della lor casa, la chiesero ed ottennero, insieme col freno, dallo stesso Arcivescovo, smontato che fu sulla pisizza di S. Pier Maggiore; come resulta da un pubblico istramento quivi fatto in quello stesso di 27 di settembre, pubblicato dall' Uqhblli, Italia Sacra^ t III, a pag. 182. ..^^.^ 1508-9] 289 Lucca uscì fuori ; é furono rotti e morti circa 40 uomini di loro con grandissimo loro danno. E questo e poveretti si sono andati cercando el male, senpre tenendo la parte pisana e aiutatogli; dovevano pensare che Marzocco era atto a fare loro male: pigliavano la fallace. E a dì 8 di dicenbre 1508, si disse d'uno acquisto eh' avea fatto el Re di Portogallo d' un' isola che gli aveva trovata di là da l'Equinozio 34 gradi, dirinpetto Alessandria. E a dì 14 di dicenbre 1508, ci passò el Cardinale di Santa Croce legato, che tornava dall' Inperatore a fare l'accordo; e qui si disse che l'Inperadore e '1 Re di Francia e '1 Re di Spagna e '1 Papa e ' Fiorentini e tutti gli aderenti avevano fatto lega e accordo. E'I detto Cardinale volle dire messa lui proprio in Santa Maria del Fiore questa mattina della Pasqua, e détte r indulgenza a tutti quegli eh' udirono la sua messa in detta chiesa. Fuwi un grande popolo. E a dì 6 di giennaio 1508, disse la messa in Santa Maria del Fiore l'Arcivescovo nostro, e détte la 'ndulgenzia plenaria per tutto el detto dì dal levare di sole insino al coricare, con una autorità a lui concessa. * E a dì 20 di giennaio 1508, si bandì la lega tra noi e ' Lucchesi per anni , che non dovessino porgere aiuto a' Pisani nò in palese nò in segreto.* E a dì 20 di febraio 1508, ci fu come e Pisani ave- vano presi circa 87 de' nostri scoppiettieri. 1 Di queste due Messe solenni del Cardinale e deirArcivescovo e delie indulgenze da essi concesse si ha. conferma per il bando mandato dalla Signoria, che assistè anche alla prima di dette Messe con tutti 1 magistrati. 2 La lega fu fatta per tre anni; e Tatto, di cui un esemplare si conserva neir Archivio Diplomatico fiorentino, è del 12 gennaio. 19 290 [1509 E a dì 2 di marzo 1508, si fece due commessari per a Pisa, che fu Alamanno Salviati e Iacopo suo jfratello.* E a dì 10 di marzo 1508, andorono e detti amba- sciadori a Pisa; e ordìnorono qui di mandar giù tutti e battaglioni. E in questi dì missono e piò ne' ceppi a tutti e prigioni che noi avàmo nelle Stinche, perchè s'intese eh' e Pisani facevano el simile a' nostri. E a dì 21 di marzo 1508, ci fu come egli era arso l'arzanà de'Viniziani e mortovi uomini, che fu loro cat- tivo segno, e massime sondo fuori della lega: vedovasi apparecchiare grande ruina sopra loro. E a dì 5 di aprile 1509, ci fu come e Pisani, e' no- stri, avevano presi circa 60 cavagli e morto e presi molti uomini che conducevano grano in Pisa: si disse l'avevano tratto di Lucca secretamente. E in detto dì ci giunsono 54 uomini di quei presi, legati a una fune tutti ; e mis- songli nel palagio del Podestà, e dicevano che n' era morti ' circa 60. Andorono a mostra che gli potò vedere ogniuno. E a dì 9 di aprile 1509, ci fu come e' fu un certo Alfonso del Mutolo, che mandò a dire a' nostri Commes- sari che dava loro una porta a entrare dentro, e quando ebbe dentro un numero d' uomini che volle, lasciò cadere 1 Nel Consiglio degli Ottanta furono veramente eletti, il 2 marzo, per commissari generali in agro pisano. Alamanno d*Averardo e Iacopo di Giovanni Salviati. Ma poiché una legge sui divieti, del- Tanno 1444, proibiva che due della stessa famiglia si trovassero insieme in un medesimo ufficio, lo stesso giorno fu sostituito a Alamanno, che aveva ottenuto un minor numero di voti, Antonio da Filicaia. Poi, il 6 marzo, avendo Iacopo Salviati allegato certi suoi impedimenti, fu nel luogo suo rimesso Alamanno; che il 10 marzo, come appresso scrive il Landucci, parti difatti col Filicaia per la sua commissione. Vedi neir Archivio di Stato Fiorentino il registro delle Legazioni e Commissarie, Eles, Istruz. e Lettere ad an. [1509 291 la saracinesca e rìmasono presi molti uomini; e in un tratto dettone fuoco a molte artiglierie, a quelli che -rì- masono fuorì, e ammazzaronne molti. E a dì 21 d'aprile 1509, ci fu come el Papa aveva posto el canpo a Faenza, e '1 Re di Francia V aveva posto a Cremona, e '1 Re di Spagna l'aveva posto alle terre de' Viniziani in Puglia, e '1 Gran Maestro di Rodi l' aveva posto in Cipri. poveri Viniziani, che farete voi? avete el jeanpo in quattro luoghi! Non credo vi ridiate più de' Fiorentini quando anno avuto le loro tribulazioni , e anche pensiate più a sostenere Pisa, come avete fatto insino a qui : bisogna adoperare la pecunia altrove. Non sapevi voi che facevi contro a coscienza di fare contro a chi non fa ingiuria a voi, e anche tórre le terre al Santo Padre? Vi doveva bastare avere Ravenna tenuta tanto tenpo; ma così conducono e peccati, e chi fa contro a coscienza e non teme Iddio. Siete stati cagione di tutti e mali ch'anno avuto e Pisani, perchè sarebbono tornati é[ primo dì a noi se non fussino stati sostenuti dalle vo- stre persuasioni; e così in Casentino, a Bibbiena^ tutto per vostra cagione: e tutta è stata stolta inpresa, che, se non fussi la discordia de' Fiorentini, rimanevi vituperati affatto; benché ve n'andassi con vergogna a ogni modo. E a dì 6 di maggio 1509, ci feciono venire la tavola di Madonna di Santa Maria Inpruneta, per essere stato buon tenpo sanza piovere: e l' altro dì piovve, come piacque a Dio, che ci fa grazia senpre pe' prieghi della Vergine benedetta.* 1 Nel Priorista di Iacopo de* Rossi leggesi una più estesa re- lazione della venuta di questo tabernacolo, deliberata perchè era stato cinque mesi senza piovere; e quivi pure leggesi essersi ot- tenuta subito la desiderata grazia. Casotti Q. B. Memorie {sto- riche della miracolosa immagine di S, M, V, dell' Impruneta, Firenze 1714, a pag. 141. 292 [1509 E a di 8 di maggio 1509, la giente del Papa avevano messo a sacco Berzighella, e preso e morto molti prigioni, insino alle donne. E in questi dì Pisa era molto stretta dallo assedio e stavano molto male ; tuttodì si sentiva di loro cose molte ostinate, e, infra l'altre, venne una donna di Pisa con due sue figliuoli, e andò innanzi al Commissario dicendo che si moriva di fame e aveva lasciata sua madre in Pisa che stava male deUa fame ; e '1 Commissario comandò che le fussi dato del pane per sé e per la madre e figliuoli; e tornando col pane in Pisa ne détte a sua madre che stava già male, e quella vecchia vedendo quel pane bianco disse: Che pane è questo ì e la figliuola gli disse che l'aveva avuto di fuori da' Fiorentini ; ond'ella gridò e disse: portatelo via el pane de'maladetti Fiorentini ^ voglio prima morire; e non ne volle. Pensa quanto odio portavano le povere persone a questa città, trovandosi a cosi dure sorte sanza lor colpa. quanto gran peccato a ordinare le guerre! Guai a chi la causa. Iddio ci perdoni; benché questa nostra inpresa é presa lecitamente: pensa che peccato fa chi la piglia inlecitamente ! E a dì 16 di maggio 1509, ci fu come e Viniziani fu- rono rotti dal Re di Francia, insino a dì 14 detto, presso a Carafaggio nel piano dell'Alberello ; e morivvi 12 mila uomini , e cosi si raffermò molte volte di 12 mila. E qui si fece fuochi e festa assai. Viniziani! di quattro canpi n'avete già uno in poco tenpo al disotto. E a dì 25 di maggio 1509, venne in Firenze otto anbasciadori pisani,* e a dì 26 ebbono udienza; e a di 28 ne tornò due a Pisa a fermare e capitoli. 1 Anche dal Cambi è registrata la venuta di questi ambascia* tori che furono accompagnati da Alamanno Salviati. Aggiunge che ^Aim 1509] 293 E in questi di ci fu come el Re di Francia aveva mandato a dire a' Viniziani che s' eleggessìno un principe sopra loro, chi e' volevano ; e tuttavolta acquistava tutte le terre di Lonbardia. Guarda se la superbia à el paga- mento, che gli è mandato a dire che da loro si levino a cavallo 1 E insino a questo di el Papa aveva avuto Ravenna, Faenza e più altre cose di Romagna, che toccano alla Chiesa, sanza difficultà. E '1 Re di Spagna faceva in Puglia, con V armata, la parte sua alle terre de' Viniziani. E a di 28 di maggio 1509, ci fu come el Turco aveva mandato fuori una grossa armata, e '1 Papa faceva pro- cessioni per pigliare partito di fare la crociata. E in questo tenpo e Viniziani erano come balordi e isbigottiti vedendosi avere contro tutte le potenze. El Marchese di Ferrara era andato a racquistare el Pulesine, e di fatto V ebbe. E poveri Viniziani non pote- vano più soccorrere nulla ; non restava più nulla loro in terra, rimanevano solo col guscio in capo, presso ch'as- settato la pecunia. E a di 2 di giugno 1509, e Pisani ratifìcorono all' ac- cordo alle 14 ore: e come, quasi un miracolo, che alle dette 14 ore, entrò in Palagio una colonba per la porta del Palagio de' Signori, e girò per tutta la corte, e di poi la Signoria « ordinò non fussi loro parlato sanza loro licenzia, e « non andavano fuori, benché non fu tanto la guardia, che uno di « detti inbasciadori pisani, per conto dei contado, disse al nostro « magnifico Gonfaloniere : Auto eh' arete Pisa vi voglio mostrare « lettere di più di 40 ciptadini che mi chonfortano che io ghuasti « Tachordo, et che io non dubiti di niente, ma voglio esser fedele ». Nel volume HI deir Opere del Machiavelli (Firenze, 1876), si tpo- vauo alcune lettere del Salviati relative a questo fatto. ^■•■w" 294 [1509 volò sopra el capo d'una parte de' Dieci, che' erano per l'androne del Palagio; e volendosi appiccare nel muro, cadde giù a' piedi di detti Dieci, in modo che '1 proposto,, ch'era Giovacchino Guasconi, la prese in mano e nella tenne, ma rimasegli delle penne in mano. Fu giudicato un buon segno, e massime che in quell'ora ch'avevano ratificato l' accordo e Pisani, che fu segno che gli era da dovere, e che s'era posto fine a tanto male, e ch'ella sa- rebbe buona pace : benché molti dicono sono cose naturali» Nondimeno fu pure gran cosa ch'andassi a' Dieci che fa- cevano r accordo, e, più forte, in mano al preposto ; e non è ninno che n'abbi veduto andare più in quel Palagio, in quel modo. Gli uomini buoni dissono eh' era da Dìo ; e che sia el vero, permesse Iddio eh' e Viniziani avessino perdute tutte le forze; che come e Pisani viddono così al disotto e Viniziani, di fatto vennono all'accordo, e di qui si può vedere che loro gli tenevano così ostinati e feciongli tanti anni pericolare. E a dì 6 di giugno 1509, mandorono e Signori la can- pana a San Marco, la quale canpana fu tolta a San Marco insino al tenpo che fu preso frate Girolamo; perchè c'era chi poteva, eh' aveva molto in odio San Marco, e volen- tieri arebbono disfatto quella chiesa per tanto odio eh' ave* vano conceputo per questo frate Girolamo: onde parve ad alcuni di dover dar bando a questa canpana fuora di Firenze, e mandoronla confinata all'Osservanza; e stette quivi insino al dì d'oggi, e però la rimandorono da loro.* 1 Non fu solamente levata da San Marco V unica campana» come è detto a pag. 181, ma fu per di più esiliata per cinquan- tanni dalla città, sotto pena a chi ve la riportasse di esser di- chiarato ribelle. La deliberazione è stata pubblicata dal mio ca^ rissimo amico Alessandro Gherardi a pag. 205 dei Nuovi documenti .-M 1509] 295 E a dì 7 di giugno 1509, el di del Corpo di Cristo, s'aspettava T avuta di Pisa. E venendo un cavallaro^ circa a ore 21, e credendo la brigata ch'elle fussino buone, in modo tutte le chiese dove si diceva el Vespro fu una commozione che si lasciò el Vespro e andavasi in piazza; e quegli ch'erano nelle Stinche ronpevano forte, e in modo ruppono che non fu un' ora di notte che si usciron tutti ; benché ne cavassino alquanti prima di buone poste, come fu quel Podestà di Firenze eh' era in prigione nelle Stinche per mancamenti eh' egli aveva fatti ; e fu da Fano, e fu molto vituperato da non tornare mai più a casa sua : era vizioso, secondo che si disse. ^ E a di 8 di giugno 1509, in venerdi, circa a ore 18 , giunse el cavallaro con l'ulivo dell'avuta di Pisa; e fe- cesi gran festa e sorressi le botteghe, e fecesi molti fuochi e panegli a tutte le torri e Palazzo.' E a di detto ci venne l' anbasciadore dello Inperadore, « a di 10 gli fu dato udienza, e chiedeva 100 mila fio- rini ; e più tosto si disse che veniva per inpedire che noi non avessimo Pisa, come quegli ch'erano ricorsi là, ve- dendo e Viniziani che non gli potevano aiutare. Come piacque a Dio non giunse a tenpo, che s'era avuta el dì medesimo. e studi intomo a Girolomo Savonarola (Firenze 1878), insieme con un ricordo del cronista del Convento, e una lettera di fra Ste- fano da Castrocaro; dai quali documenti resulta il merito princi- pale di questa restituzione appartenere al gonfaloniere Sederini e r occasione esserne stata T allegrezza pel riacquisto di Pisa. ' Quello stesso rammentato a pag. 286. 2 Tutti gli ordini dei cittadini veramente festeggiarono questo fatto; in un libro del Convento della SS. Annunziata leggo che « fecionsi feste grandi », e che quel Convento spese in quel giorno lire tre e soldi dieci « in polvere per fare razzi ». '-■mi 296 [1509 E insino a questo dì 8 di giugno 1509, aveva avuto el Papa quattro città, che fu Faenza, Rimini, C^via, Ra- venna. E '1 Re di Francia n' aveva avute, insino a questo di 8 di giugno 1509, circa nove, che fu Crissale, Trevigi, Ca- rafaggio, Cremona, Crema, Brescia, Bergamo, Peschiera, Estri. E r Imperadore n' aveva avute otto insino a detto di 9 di giugno 1509, che fu Gorizia, Triesti, Fiume, Piacenza, Verona, Udine, Civitale, Padova. E 1 Re di Spagna in Puglia n'aveva avute sette, in- sino a questo di 8 di giugno 1509, che fu Otranto, Cut- tone, Brandizio, Trani, Napoli, Fulignano, Nola. E '1 Marchese di Ferrara n'aveva avute tre, insino a questo di 8 di giugno 1509, chefuRovico, el Pulesine, la Saliera. Vedi dove si truovano e Vinizianil avere perduto tutte queste terre erano loro. Doveva cadere loro un poco di superbia. E a di 20 di giugno 1509, ci fu come l'Inperatore aveva venduto tutte le terre eh' egli aveva acquistate in Lonbardia a' Vìniziani, e loro davano a lui 500 mila fiorini e ogni anno 50 mila fiorini, per 20 anni. Cosi s'è detto; se sarà vero, bisognerà loro la cava dell'oro. Fanno le faccende co' danari. E a di 4 di Luglio 1509, io Luca détti una noda in- venzione a Giovanni piffero di Palagio,* la quale détti, più tenpo fa, a Simone del Pollaiuolo, che poi si morì, e al presente l' ho data al detto Giovanni perché la metta innanzi a chi la potrà mettere in opera, se piacerà a Dio. 1 Giovanni Cellini padre di Benvenuto scultore, uomo non prò. fano alle arti del disegno. 1509] 297 E questo è un disegno dì fare un tenpio a San Giovanni Vangiolista, in quel luogo dove egli è, dirinpetto a San Lo- renzo ; cioè pigliare un quadro quanto tiene la piazza di Santo Lorenzo, eh' è circa cento braccia per ogni verso, come per una scritta Tò avisato. E a di 22 di luglio 1509, ci fu come Padova si levò in arme, chi voleva Vinegia e chi l'Inperadore, in modo eh' e Yiniziani entrorono dentro e corsonla per loro e mo- rivvi giente assai ; e anche feciono morire di quegli par- tigiani deir imperio, da' Yiniziani, e dissesi che facevano un canpo di quarantamila persone. E a dì 18 d' agosto 1509, ci fu come e Mori di Bar- beria avevano ripreso la città d' Orano, la quale s' acquistò quando el Re di Spagna prese Granata. E a dì 24 d'agosto 1509, l'Inperadore s'appressava a Padova col canpo suo e colle giente del Re di Francia. E a dì 4 di settenbre 1509, ci fu come l'Inpera- dore si ritirò indietro, perchè non gli parve essere ba- stante. E a dì 10 di settenbre 1509, passò di qui 500 spa- gniuoli eh' andavano a Padova in aiuto dello 'Nperadore, mandati dal Re di Spagna da Napoli. E più si diceva che ne mandava ancora migliaia ; e questo fu che fece tirare indietro l'Inperadore per aspettare questa giente. E in questo di ci passò due Cardinali franciosi, eh' andavano a Roma, che ve n'era uno ch'andava per il cappello. E a dì 15 di settenbre 1509, ci fu come l'Inperadore aveva dato la battaglia a Padova, ed oravi morto molta giente dell' una parte e dell' altra, e tuttavolta giugneva giente dell' Inperadore ; e come el Papa aveva coman- dato a' Vescovi di Francia e della Magna che venissino aU' aiuto dello Inperadore, e chi non veniva gli era tolto e benefizi e rimanevano scomunicati. E più si disse ch'egli """^^r^ 298 [1509 aveva levato el battesimo a* Yiniziani. E tuttavolta ci passava molti Spagniuoli ch^ andavano alF Inperadore ; tanti che furono più di dumila. E a dì 24 di settenbre 1509, ci fa come *1 canpo del- r Inperadore era molto ingrossato, e come gli avevano tolto el fiume della Brenta a Padova, e come facevano molte scorrerie per tutti quei paesi ; in modo che e detti paesi fuggivano in Yinegia colle robe e colle donne e figliuoli. E a dì 15 d'ottobre 1509, l' Inperadore levò el canpo da Padova e tirossi indietro. Pensa come &cevano quei paesi ! E a dì 28 di ottobre 1509, ci fu come in Gostanti- nopoli era stati tremuoti sì grandi ch'avevano rovinato quattromila case ed eravi morto settemila persone, e fat- tosi male innumerabile giente; e moriwi de' nostri fio- rentini, che fu uno Antonio Miniati nostro fiorentino, e più fiorentini si feciono male. E venne tale tremuoto a dì 10 di settenbre 1509 alle 4 ore; e, per quello mede- simo tremuoto, era in Candia e quivi appresso rovinato una città, e fatto un lago; come poc|ii anni fu un' altra volta in quei medesimi paesi circunstanti in Grecia e in Andrinopoli e in più città molti grandi danni e rovine ; e delle mura di Gostantinopoli rovinò una buona parte oltre alle case. E '1 Turco si partì di quivi e andossene in Bursia: la qual cosa non fu più sentita, e, secondo la buona giente, era segno a' Cristiani e al Santo Padre di dovere muoversi a conquistare tutto il Levante. Ma il ni- mico della umana natura aveva ordinato loro e ordito una altra tela in Italia, per e nostri peccati, e perchò non è venuto ancora la plenitudine del tenpo ; perchò bi« sognia prima purgare la malizia de'cattivi cristiani, de' tanti infedeli cristiani bestemmiatori, adulteri, involti nel vizio innominabile, micidiali sanza ignuno timore dello onnipo- 1509] 299 tenie Iddio, che non si curano di guastare le creature sue nò penson mai che si è fatti da lui. ignoranzia grande, che si truova tanti che non si fanno mai coscienza d' am- mazzare r uomo, di mettere a sacco la roba e le persone de* poveri che si stanno alle loro povertà e non anno fatto ingiuria loro veruna I ammazzare, rubare, ardere le case, menar via le vergini al postribolo, tagliare le vignie, ta- gliare tanti mirabili frutti che manda Iddìo a V uomo, e guastare grani e biade e tutto quello che manda Iddio pe' nostri bisogni. grande miracolo che si truovi tanti di sì perversa natura che par loro andare a oflferire l Si- gnore mio io vi priego che voi perdoniate loro perchè e sono nella profonda notte della ignoranzia, non anno mai pensato che cosa sia le gran maraviglie degli effetti di Dio ; perdona a me che n' ò maggiore bisogno che veruno, fatemi misericordia. E a dì 12 di novenbre 1509, fu finito di porre e conci della porta di Palagio che va in dogana, per andare in su la sala maggiore. E a dì 15 novenbre 1509, ci fu un certo Spagniuolo el quale montava in panca come ciurmatore, per vendere sue orazioni, e diceva : Acciocché voi crediate eh' eli' è d' una santa che fa miracoli, e ch'egli è vero quello che io vi dico, venite e menatemi a un forno che sia caldo, e io v'entrerò dentro con questa orazione. E finalmente fu menato a questo forno, da Santa Trinità, col popolo dietro e molti cittadini de' principali; perchè si partì di Mercato nuovo dove egli montò in panca. E giunto al fornaio disse: Datemi un pane crudo; e gittollo nel forno per mostrare ch'egli era caldo, e poi si spogliò in camicia e mandò giù le calze a pie del ginocchio, e così entrò nel forno insino lassù alto, e stettevi un poco, e recò quel pane in mano, e voltolovvisi dentro: E nota eh '1 forno era caldo, aveva 300 [1509-10 cavato el pane allora, e non si fece male veruno. E uscito del forno, si fece dare un torchio e acceselo, e così acceso se lo mise in bocca e tennelo tanto che lo spense; e più molte volte in panca, e in più dì, toglieva una menata di moccoli accesi e tenevavi su la mano per buono spazio di tenpo, e poi se gli metteva in bocca così accesi, tanto che si spegnevano. E fu veduto fare molte altre cose del fuoco; lavarsi le mani in una padella d'olio che bolliva sopra '1 fuoco, fu veduto molte volte da tutto il popolo. E così vendeva di quelle orazioni quante ne poteva fare; e io dico che, fra tutte le cose che io ò mai vedute, non ò veduto el maggiore miracolo che questo, se miracolo è. E a di primo di dicenbre 1509, si cominciò a non pigliare più se non monete fiorentine. * E a di 20 di dicenbre 1509, ci fu come e Ferraresi avevano dato una gran rotta alle galee de' Vini^iani nel Po. E a di 24 di febbraio 1509, ci fu come el Papa aveva ribenedetti e Viniziani; e dissesi che non ne fu contento lo 'Nperadore né *1 Re di Francia nò di Spagna, perchè non si voUono trovare col Papa e loro anbasciadori ch'erano in Roma. E a di primo di maggio 1510, ci fu come el Re di Franqia aveva preso un castello in Lonbardia, che si 1 Sotto questa data leggesi nel Cambi: « Si chominciò a spen- de dere quattrini nuovi neri, che se n^era fatti di nuovo, e davonne « lire 7 per scudo d*oro, e si dicie avevano mezza oncia d*ariento « per libbra, e gli altri quattrini neri degli altri coni si misse el « pregio di danari due 1* uno, e battevasi grossoni che valevano % soldi 7 di quattrini neri 1* uno, cioè grossi 20 per scudo d* oro, « e sbandissi tutti gli arienti toxi d' ogni ciptà, e messesi el peso « che aveano a essere, e per quanto s* avea a spendere; e taglia- te vano tutti e toxi ». 1510] - 301 chiama Lignaco, per forza, ed era vi morto circa mille franciosi, e loro missono a sacco el castello e ammazzonvi ogni giente insino a^ fanciugli. E più si disse eh' egli era rifuggito giente in su uno monticello molto forte e, non potendolo avere né salirvi, eh' e Franciosi avevono tatto certa buca in quel monte, e messovi buona quantità dì polvere da bonbarda, e poi datogli fuoco, e fattolo ro- vinare buona parte del monte. E a dì 11 di giugno 1510, venne una saetta a San Don- nino e ammazzò un padre e un figliuolo, e due altri figliuoli ch'egli aveva tramortirono e stettono male. E in questi dì fu trovato una fanciulla in un pozzo affogata, e non si trovò mai chi la fusse, nò chi la co- noscessi, e non si seppe mai chi se l' avessi meno in tutti quei paesi. E a dì 15 di giugno 1510, si cominciò a murare le case della Via de' Servi, dell'Arte della Lana, cioè quelle che sono fatte dov' era el tiratoio, e disfacevano el tira- toio di mano in mano che facevano le case. E comin- ciorono la prima di verso e Servi. * E a dì 18 di giugno 1510, si cominciò a votare la volta della Loggia de' Signori, la quale era in volta sotto, e fu fatta quando si murò la Loggia, e non si sapeva; ma volendo fare neUa Loggia un pezzo di fondamento per 1 DimÌDuito notevolmente in Firenze il commercio dei panni di lana si poterono, senza danno, disfare in questo tempo alcuni tiratoi. Uno fu quello detto dell'aquila, in Via de' Servi, e vi si fecero nove case per ornamento della vìa medesima. Due armi deir Arte, in pietra, si vedono ancora sulle case di numero 12 e 28, e segnano i confini delP antico tiratoio. La forma originale di quelle «bene aggiustate case », tutte di «un soP ordine», come scriveva il Cinelli, è sempre conservata esternamente da quella di numero 22. ;, • r"'*** 302 [1510 porvi la Giuletta di bronzo, trovorono che v'era la volta; e notificato al Gonfaloniere n' ebbe allegrezza assai , e, come valente uomo, disegnò di fatto farla votare pensando fussi utile a tenere l'artiglierie. E a dì 19 giugno 1510, e festaiuoli di San Giovanni mandorono un bando che non fussi ninno artefice ch'aprissi botteghe da di 20 detto insino fatto San Giovanni, a pena di lire 25, sanza loro segno; e chi aveva el segno costava a chi due grossi e chi tre e chi quattro. E fe- ciono grande avanìe a' poveri, perochè '1 bando disse che non s' intendeva pe' lanaiuoli, nò setaiuoli, né banchi ; che fu tenuta una ingiusta e infamatoria cosa e vile a far fare la festa di San Giovanni agli artefici. E in questo tenpo venn« in Firenze e per tutta Italia una influenza di una tossa con la febbre, che l'ebbe la maggior parte del popolo. Bastava la febbre quattro o cinque dì e fu chiamato in Firenze el male del tiro. Per- chè feciono la festa di San Giovanni e feciono molte cose; la prima si giostrò in Piazza, cioè feciono fare fatti d'arme a molti uomini d'arme, armati di tutte ai:mi, colle lancia come se fussino in canpo, e uno andò in sul canapo; e per ultimo feciono la caccia di un toro. E fu quel di caldo grande e poi piovve una grande acqua che si immollò ogniuno eh' era scoperto ; che fu fatto grande numero di palchetti, che v' era tutta Firenze e gran numero di fore- stieri ; e per questa cagione dell' essersi molle col grande caldo si chiamava el male del tiro, E a dì 7 d'agosto 1510, venne due tremuoti alle 6 ore, e alle 7 ne venne uno altro, e l'altra notte ne venne due altri nel medesimo tenpo di notte. E in questi dì ci fu come nel contado di Bologna venne un si grande vento che rovinò molte case per il contado. Pensa de' frutti quello potò fere! ■' i-gtj 1510] 303 E in queisto tenpo feciono rifondare e rilasiricare sotto el ponte a Rubaconte. ^ E a dì 24 di settenbre 1510, giunse el Papa a Bo- logna. E a dì 26 di settenbre 1510, veiuie in Firenze due Cardinali, cioè 3 Cardinali ch'andavano a Bologna al Papa. Alloggiorono in Santa Croce. E a di 30 di settenbre 1510, ne venne due altri Car- dinali per andare a Bologna. Alloggiorono ne' Servi. ' E a dì 17 d'ottobre 1510, si partirono di qui e an- dorono verso Pisa e Lucca per passare in Francia e non andare al Papa, perchè erano franciosi e avevano sospetto del Papa; e per non fare ingiuria al Re. E in questi di si diceva, che '1 Re di Francia veniva con due canpi a Bologna per assediare el Papa, in modo che si diceva che '1 Papa stava con sospetto. E anche si diceva che verrebbe abitare in Firenze. E in detti di venne el Re e scorse insino a Bologna, guidato da' figliuoli di messer Giovanni ' , che credettono che '1 popolo facessi novità a loro stanza, e non si mosse nulla; per modo che se '1 Papa voleva, ronpeva el Re 1 La provvisione con la quale si ordinava agli Ufficiali delia Torre di far riparare questo ponte, eh* era ridotto in istato da minacciare prossima rovina, è del 26 aprile 1509. Ved. il Re- gistro di Provvisioni ad an. 2 Le date della venuta e della partenza di questi cinque Car- dinali combinano a capello coi documenti. Vedi le Deliberazioni dei Signori e Collegi e il Copialettere dei Dieci ad an. Prima vennero San Malo, Bayeux e Sanseverino; indi Santa Croce e Cosenza; e partirono poi tutti insieme, per la via di Pisa. Curiosi particolari della loro prolungata dimora in Firenze si hanno nel citato copialettere de' Dieci, a e. 96 e seg. 3 Bentivogli. i i i 304 [1510 appena si ritrasse e scostossi assai indietro: in modo che 1 Papa non à più sospetto e stimasi ara Ferrara presto. E a dì 2 di novenbre 1510, intervenne questo caso che al ponte a Rubaconte, traila porticciuola e '1 ponte, facevano rifondare el muro. Perchè* v' era acqua assai, forse 12 braccia, facievano venire la ghiaia e calcina per r acqua in su certi navicegli. Avevano fatto un palco in su detti navicegli, e portavano in sul palchetto a lato al muro con forse 25 uomini ; e quando s' accostorono al i muro e detti navicegli s'enpierono d'acqua, per il peso j grande, e tirorono giù el palco e gli uomini, in modo [ che n'affogò da 3 o 4 uomini. E cosi avevano una nave grossa con un palco eh' andò bene sanza pericolo ; e io ne vidi ripescare. E a dì 4 di dicenbre 1510, arse la bottega di in sul Canto de' Tornaquinci deDo speziale, la quale facevano e figliuoli di Giampiero speziale a San Felice , e '1 sito era di Cardinale Rucellai; la quale arse tutta che non si scanpò nuUa se non qualche rame che si trovò sotto el fuoco tutti guasti ; e spianossi le mura fino a' fondamenti. E a dì 22 di dicenbre 1510, si scopri un trattai del Gonfaloniere, di chi lo voleva ammazzare; che fu figliuolo di Luigi della Stufa ch'era a Bologna, che chiamava Prinzivalle. Si disse ch'egli aveva disegni 3 modi d' ammazzarlo ; el primo, d'ammazzarlo in Coi glie; el secondo, in camera sua; el terzo, quando and« fuori. E questo scoperse una donna; e fu conferito a lippe Strozzi, el quale, come lo seppe, l'andò di fatj notificare alla Signoria: e difatto mandorono per della Stufa suo padre e sostenuto in Palagio.* 1 Nella vita di Filippo Strozzi, scritta da Lorenzo suo fij si parla distesamente di questo trattato di Prinzivalle delh Be'. 1510-11] 305 E a dì 30 di dicenbre 1510, fu confinato per 5 anni in quel d' Enpoli, e ronpendo e confini s' intendeva bando di rubello; e '1 figliuolo s'andò con Dio. E a dì 3 di giennaio 1510, gli Otto mandorono un bando che chi fussi fiorentino e stessi in casa el Cardi- nale de' Medici , o del fratello o di ninno de' suoi, havessino bando di rubello se infra tre dì non fussi partito da loro ; e tutti quegli eh' andassino a parlare e stare in casa loro per conto veruno, s' intendine avere bando di rubello, se non fussi notificato fra tanti di qui alla Signoria.* E in questi dì ci fu un Cardinale' sanza timore di Dio che per forza di danari fece corronpere una fanciulla fio- rentina figliuola d'uno uomo da bene, buon cittadino e d'antico casato, e maritata a uno altro uomo da bene; e quali non voglio nominare per salvare el loro onore. E furtivamente la fece menare via a lui a Bologna, ch'era quivi col Papa, con dispiacere di suo padre e madre e sua parenti: e fu molto odiosa a tutta la città. E finalmente fra pochi dì fu rimenata, con molti n¥)rmoramenti e infa- mia per tutta la città, perchè fu molto manifesto a tutto '1 ma noQ vi si fa parola che una donna lo scoprisse: vi si dice bensì che Filippo sdegnosamente ne conferi con la sua suocera Alfonsina Orsini nei Medici. 1 Fino dal 21 gennaio 1497 era stata fatta una provvisione colla quale si ordinava ai cittadini, contadini e distrettuali che erano « al servizio et in compagnia de*rubelli et inimici » cioò de* Medici, di restituirsi al proprio luogo entro un mese: il 30 di- cembre 1510, la repubblica richiamò in vigore quella legge co- mandando agli Otto di Guardia e Balia di farla pubblicamente bandire dentro i primi tre giorni del loro ufficio. Quest* ordine fu da quel Magistrato portato ad effetto con deliberazione de' 2 gen- naio. {Libro de' Partiti ad an.). 2 Francesco Alidosi, già vescovo di Pavia e perciò chiamato, comunemente, il cardinale di .Pavia. Vedi appresso sotto di 23 maggio. 20 "'^S^T 306 [1511 popolo. E benché sia stato un caso particulare, fu sti- mato universale, quando si diceva fiorentina. E a dì 13 di giennaio 1510, cominciò a nevicare in Firenze e per tutto el contado, e nevicò 4 dì alla fila, che mai restò, per modo che l'alzò per tutto Firenze mezzo braccio , e ghiacciò in modo che bastò in Firenze insino a dì 22 che nevicò di nuovo sopra quella, in modo ch'ella alzò in Firenze in molti luoghi un braccio. E fecesi per Firenze molti lioni di neve molto begli, e da buon maestri; infra gli altri se ne fece uno dal canpa- nile di Santa Maria del Fiore, grandissimo e molto bello, e a S. Trinità; e molte altre figure fu fatto al Canto de' Pazzi, igniudi, da buon maestri ; e in Borgo S. Lorenzo si fece città con fortezze e molte galee : e questo fu per tutto Firenze. E a dì 23 detto, si cominciò a struggere e addolcare in modo che fece per tutte le vie un tal macco che per tutto non si poteva passare nò andare a fare ninna sua fac- cenda ; per un dì o, due, non e' era rimedio a potere pas- sare le vie sanza fare ponti , e però n' ò fatto ricordo. E a dì 23 di giennaio 1510, ci fu come el Papa aveva avuto la Mirandola a patti, salvo l'avere e le persone. E a dì 15 di marzo 1510, ci fu come el Papa aveva avuto un poco di rotta a Ferrara. E in dì detto ci fu come a Cortona si faceva una certa festa, e rovinò palchetti e la sala dove si faceva detta festa ; e morivvi circa 20 persone tra maschi e femmine, e più di cento se ne guastò; e fuvvi qualcuno fiorentino. E a dì 5 d' aprile 1511, si pose giù una figura di marmo ch'era sopra la porta di San Giovanni, di verso l'Opera, per porvi figure di bronzo fatte di nuovo. * ^ Vedi appresso sotto di 21 giugno. .-J/'-MÈI^oi 1511] 307 E a dì 11 d'aprile 1511, si vinse in Consiglio che le dote delle fanciulle non si potessino fare in sul Monte, né dare più di dota, che millesecento fiorini. * 1 A fiorini 1600 di suggello si riduceva e limitava veramente il quantitativo della dote di ciascuna « figliuola di cittadino fioren- tino»; ma non già che non v* entrasse anche il Monte; che anzi i 1600 fiorini si doveano formare cosi : fiorini 800 larghi di grossi, guadagnati sul Monte in nome della fanciulla, che ridotti a fio- rini di suggello facevano fiorini 960; e ogni restante tra denari contanti e donora, non potendo queste però oltrepassare fiorini 150 di stima. Solamente nel caso che la fanciulla « non avessi detto Monte o i usino a detta somma di fiorini 800 larghi », si poteva dare « la valuta e stima di detti fiorini 800 larghi, o di quelli che mancassino, in danari contanti » ec. (Vedi la riformagione del Consiglio maggiore del suddetto di 11 d'aprile nel Registro 202 ^elle Provvisioni^ a e. 12). Degne di essere riferite sono*le con- siderazioni per cui il governo della Repubblica si muoveva a pren- dere questa deliberazione, riassunte nel seguente proemio alla de-* liberazione stessa: « Considerando e magnifici et excelsi Signori « in quanto disordine sia transcorsa la nostra città, e con quanto « disagio e danno de' sua particulari cittadini et delle loro figliuole « non maritate, per la dannabile consuetudine da non molto tempo 4c in qua introdocta nel dare le grandi et excessi ve dote, di che * ne è seguito e ne segue che molti cittadini antichi e nobili, non « potendo dare tali e tante dote, sono stati necessitati fare paren- te tado con persone assai dissimili alla qualità e conditione loro; « e cosi e converso molti giovani da bene, per desiderio di gran « dota, hanno tolto le figliuole di uomini danarosi ma molto infe- re riori al grado e dignità loro; e desiderando ritornare alla buona « consuetudine de' vostri antichi e savi cittadini, e dare materia « che le fanciulle si possino più facilmente maritare; avuto etiamdio « sopra di ciò lungo e maturo colloquio, examine e parere da' loro « venerabili Collegi, e da buon numero d'altri prudenti e savi cit- « tadini, giudicano esser bene nello infrascritto modo provedere. » Nel Cambi pure è notato questo provvedimento e le ragioni che lo provocarono: tra l'altre cose narra che le doti erano giunte anche a fiorini 3000, solamente di contanti, e che in città erano più di 3000 fanciulle da' 18 a' 30 anni che non si potevano maritare. [ i i 308 [1511 E a di 17 di maggio 1511, ci fu come el canpo del Re di Francia s'era appiccato con quello del Papa, e erasi accostato a Bologna a due miglia. E a di 21 di maggio 1511, entrò in Firenze un Gap» dinaie fatto di nuovo, eh' era fiorentino, che si chiamava messer Piero Accolti.* E a di 22 di maggio 1511, feciono venire la Tavola di Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta perchè restassi di piovere ; perchè pareva in questo tenpo troppa acqua. Et ebbe molti doni, eh' avanzò tutte l' altre volte ; e ebbe 8 mantegh molto ricchi, e cosi molte pianete e paliotti j e cose di drappi, numero 24, e cerati bianchi e gialli furono numero 90, e una bella croce d'ariento. ' E a di 23 di maggio 1511, ci fu come le giente del Re di 'Francia erano entrate in Bologna, e le giente del Papa s' erano isbaragliate e andato col Papa a Ravenna. E '1 Cardinale di Pavia si fuggi di Bologna, el quale era legato della Chiesa e a guardia di Bologna, e andò a Ra- venna dov'era el Papa; e '1 Prefettino,' ch'era Signore d' Urbino e Capitano della Chiesa, se gli fece inconti e dissegli: traditore! tu ài rovinato la Santa Chiesa ;J dettegli d'uno stocco nel petto e passollo da l'un h all'altro in modo che mori in poche ore. Vedi che fa^ 1 Era stato creato cardinale del tìtolo di Sanf Eusebii Giulio II in Ravenna, a* di 10 marzo di queir anno. 2 Nel Registro delle Deliberazioni dei SS. e Collegi è una deliberazione del giorno innanzi che stabilisce ed ei i luoghi, oltre i consueti, nei quali si dovea processioni portare ih tabernacolo. E in un quaderno del Massaio df mera delPArme di quest anno, a e. 75, si trova una noH parte delle spese occorse per quest'onoranza. s Francesco Maria della Rovere. 1511] 309 giustizia di Dio ! che questo Cardinale fu quello che tolse quella fanciulla fiorentina; e pensa quello faceva in Bo- logna eh' era governatore di Bologna. Secondo che si di- <;eva, aveva fatto molte cose di quelle medesime e più cattive. « E a di 20 di giugno 1511, ci fu come el Papa era giunto a Roma, che si partì da Ravenna; e giunto a Roma scomunicò Bologna e tutti quegli che gli dessino aiuto favore, d'una scomunica molto forte, ch'era sco- municato el Re di Francia con tutta sua giente e chiunche -dava loro aiuto. E a dì 21 di giugno 1511, si scoprirono quelle tre figure di bronzo sopra la porta di San Giovanni di verso l'Opera, donde si levorono quelle di marmo antiche, e fu- rono fornite di tutto. * E insino a dì 13 di giugno 1511, circa a ore 20, venne in Firenze una fortuna d'acqua, e per tutto insino in Mu- rielle; e in Firenze venne in manco d'un' ora parecchi «aette; una a San Giorgio e ammazzò un fanciullo, e una ^1 Ponte vecchio in su la torre della Parte, e fece isba- lordire parecchi che sedevano in sulla panca, e, infi'a gli altri, uno de'Ridolfi ne fu portato a braccia a casa, non vi mori. Una altra ne cadde in Sitorno e ammazzò una donna; una altra ne cadde a Bellosguardo fuori di Firenze, e ammazzò una donna eh' era maritata a uno ^e' Tosinghi eh' era quivi in villa ; e anche morì una sua fante eh' era su di sopra a uno altro palco ; una altra ne * Queste tre figure dì bronzo furono opera di Gio. Francesco Rustici, stategli allogate dalPArte dei Mercatanti fino da* 3 di- cembre del 1506. Vedi i relativi documenti, pubblicati dal cav. Gae- tano Milanesi nel Giornate Storico degli Archivi Toscani, IV, •,pag. 63 e segg. i' i 310 [1511' venne a Montebuoni in sul canpanile della chiesa, e am- mazzò una mula; una altra ne venne a San Benedetto fuori della Porta a Pinti e cadde sopra la cappella mag- giore e passò la volta, e poi in due luoghi forò la tavola dell'altare, poi si ficcò in terra tra due mattoni. La quale vidi tutti questi segni, e fu tanta acqua grande ch'al- lagò tutto el Mugiello e '1 Valdisieve , e qui a San Salvi e tutti questi piani. Menò via molto legniamo. E a dì 16 di luglio 1511, cavorono le nostre arti- glierie di Santa Maria Novella, dalle stalle del Papa, e misonle sotto la loggia de' Signori che gli avevano cavata e acconcia ; e la prima vi missono con difficultà per modo che, ronpendosi el canapo, scorse giù per lo sdrucciolo della volta, e fu per ammazzare e buoi e gli uomini. E a di 17 di luglio 1511, ci fu come la giente del Papa avevano preso un figliuolo di messer Giovanni Ben- tivogli, e come la giente del Re di Francia gli corsono dietro e riscattoronlo, e come in Bologna si gridava: Papa^ e come fu mozzo la testa a più cittadini che volevano rimettere e figliuoli di messer Giovanni e colla forza] del Re. E a di 26 di luglio 1511, furono e primi poponi eh si vendessino in Firenze, e non si maturava nulla qu st' anno : e fu la causa che gli andò tutta la prima v( fresca, e piove cosi insino a questo tenpo, però ne| ricordo. E a di 8 d'agosto 1511, ci fu come noi avàmo pj la tenuta di Montepulciano. E a di 4 d'agosto 1511, affogò 3 uomini vuoti in un certo pozzo néro presso alla Porta a San Gattolino, alle Monache di San Giovanni. E a di 7 d'agosto 1511, ci fu ambasciadori ài tepulciano, e fermoronsi e capitoli fra noi e loro : e 1511] 311 si sonò a gloria e fecesi fuochi e festa assai. Fu una cosa sanza saputa di persona, e massime del popolo. * E a di 3 di settenbre 1511, ci fu come el Papa aveva interdetto Pisa, perchè ritenevano e Cardinali che volevano fare^ el concilio quivi. * E a di 4 di settenbre 1511, ci fu come a Crema in Lonbardia era venuta una gragniuola con pietre arsiccie di peso di libbre 150 l' una, la maggiore, e la gragniuola vi fu pezzo di libbre 30 l' una , che ruppe e tetti e am- mazzò più giente e bestiame assai. Cosi si disse da più gìente. E in questi di medesimi fu veduto la sera in aria, al castello di Carpi, fuochi grandissimi, e poi vedevano ispar- tire el fuoco in tre parti e fare grandissimi tuoni; e venne in un tratto gragniuola e venti che ne portava e tetti e'canpanili, e fecie grandissime cose. E a di 23 di settenbre 1511, venne dal Papa la'nter- dizione a Firenze, pure per quello medesimo, che credeva che noi tenessimo le mani al Concilio. E a di 23 d'ottobre 1511, fummo ribenedetti insino a mezzo questo altro mese di novenbre. E in questi di fu fornito di coprire la chiesa della Vergine Maria di Por San Piero, cioè '1 corpo della chiesa. ' 1 I capitoli della sottomissione di Montepulciano alla Repub- blica furono stipulati in Firenze il 10 agosto; e se ne conserva una copia originale nelPArchivio delle Rìformagionì, provenienza degli Atti pubblici, con in fine la ratificazione originale della Co- munita di Montepulciano. ^ Giulio II nella sua elezione aveva promesso di adunare entro due anni il Concilio, ma non ne fece nulla. Questo che si voleva fare a Pisa era contro di lui promosso dal Re di Francia e dal- l' Imperatore. 3 SMntende sempre di Santa Maria degli Alberighi o de' Ricci. 312 [1511 E a di 4 di novenbre 1511, venne in Firenze la notte che seguita, circa a mezza notte, due saette, Tuna détte in sul palagio de' Signori, la quale détte su dall' orivolo, e venne giù nella corte e levò una certa coreggia di bronzo eh' era per basa al Da vitto della corte ,* e più ismosse un pilastro della porta che comincia andare su per la scala, e ruppe certi scaglioni ancora su per la sala, poi su fece el simile; e di fuori giunse giù per la porta, e tinse e guastò tre gigli sopra, pure de' Signori; che fu tenuto tristo segnio per il Re di Francia. E quella che venne in su la cupola ismosse circa tre nicchi, benché non caddono; e anche questo significava qualche incomodo della Chiesa. E a di 12 di novenbre 1511, si partirono e Cardinali da Pisa che volevano fare el Concilio. * E a di primo di dicenbre' 1511, riavemo dal Papa di potere dire le messe, che ce n'aveva privati già tanti mesi. E a di 15 detto, ci ritolse le messe e ritornammo nelle interdizione. 1 Nel Cambi è pure registrata la caduta di queste saette, e come ne fosse investita la statua ricordata qui a pag. 119, cioè « uq « Davitte di bronzo, di mano di Donatello, in sur una colonna che «e posa in sur una baxe eh' avea 4 fogliami a* pie di detta colonna « nel mezzo de la corte del Palazzo, e roppe uno de* 4 fogliami in « tre parti. » 2 Perchè, dopo tenute tre sessioni in Pisa, deliberarono di te- nere la quarta a Milano. ( Yillari, Niccolò Machiavelli e i smùì tempii tom. II pag. 153). 3 II codice marucelliano ha Ottóbre^ ma deve dire Dicembre. Ce ne assicura il Cambi che scrisse : « Addi p.^ di Dicembre, il di « di S. Andrea, che venne in domenicha, cheffù il primo di del- « TAvento, Papa lulio mandò sospensione per 15 giorni che lo « 'nterdetto fussi sospeso. » .%àJì 1512] 313 E più ci fu come la giente del Papa erano in Ro- magna e verso Bologna e verso Ferrara. E in questi dì pose el Papa el canpo alla bastia di Ferrara, e presto V ebbono per il Papa. E in pochi dì la recuperorono e perderono di gien- naio; e come s'era tirato indietro, e che '1 Re di Francia aveva messo in Bologna 400 lance. E tuttavolta noi sta- vamo interdetti insino tutto giennaio. E a dì 15 di febbraio 1511, ci fu come Brescia s'era ribellata dal Re e data a'Viniziani, benché la fortezza «i teneva per il Re, e bisognò che '1 Re levassi la mag- gior parte della giente da Bologna e andò a Brescia. E '1 canpo del Papa si stava, benché si disse che '1 Cardi- nale de' Medici era entrato in Bologna: non fu vero. E a di 19 di febbraio 1511, si fece qui 300 bale- strieri e scoppiettieri a cavallo, tutti di nostro contado. Feciono la mostra. E in detto dì si disse che li Viniziani avevano avuto una rotta dal Re presso a Parma. E a dì 23 di febbraio 1511, ci fu come el Re aveva ripreso Brescia e morto quasi ogniuno ; in modo si disse 18 migliaia d' uomini , poi si ridussono a 4 o 5 migliaia. Dipoi scrisse qui Francesco Pandolfìni, che v'era amba- sciadore, che se n'era sotterrati novemila; e qui si fecie fuochi e festa della vittoria del Re. * E a dì 2 di marzo 1511 , nevicò e fu grande freddo; e a dì 5 detto rinevicò di nuovo una altra grande. La 1 Nel libro ad an. del citato Massaio della Camera si vede che le spese per questa festa ammontarono a lire 69. 9. 4 per 420 panelli ^o ^a/a dicti Palata reactanda, que vocàbatur Sala Consilii tnaioris. S il 31 di dicembre ordinarono al Camarlingo della Camera dell'Armi di pagare ai detti Operai tutti gli abeti ricevuti e da riceversi dal- l' Opera, prò conficiendis mansionibus Custodiae Salae novae, {Libro di Deliberazioni ad an. ). * Come è noto, la Balia nominò fino dal 21 settembre gli Arroti per fare questa imborsazione per tutti i magistrati ed uf- fici! , e con successive deliberazioni prese vari provvedimenti sem- M \, V*^l^ 334 [1513 alcuni miei amici con mia poca volontà; ma per fare a modo de' Signori. A laude di Dio. E a di 19 di giennaio 1512, venne in Firenze el Car- dinale de' Medici, che veniva di Bologna. E a di 24 detto, gli Otto confìnorono Martino dello Scarfa per 5 anni fuora di Firenze, e in tremila fiorini, pagandone la metà al presente.* E confìnorono anche un Pieio mazziere per 5 anni a Livorno, el quale gli ave- vono anche tolto l' ufìcio prima , e anche ebbe della colla, perchè dissono che gli aveva isparlato dello stato, et è da credere, perchè era uomo senplice , e lasciava andare le parole spesso carattando e cittadini, sanza pensare alcuna ingiuria. E a di 18 di febbraio 1512, si scoprì un poco di trat- tato, e inmediato alle 4 ore di notte feciono pigliare pre al medesimo oggetto. Degna di nota è quella del 19 di decem- bre che principia: « Pensando continuamente e Mag." et Ex.«» S.ri « et gli altri spettabili cittadini della presente Balia tutte quelle « vie mediante le quali si possino beneficare e cittadini et prove- « dere che per qualche sinistra machinatione non habbino a essere « tolti gli honori della città a chi ragionevolmente si convenis- « sino » ecc. Questa deliberazione accresceva T autorità data ai 20 Accoppiatori, ordinando che, per il prossimo squittinio generale, avessero facoltà d' imborsare quei cittadini che non avessero otte- nuto il partito, quando i loro nomi venissero approvati da almeno due terzi di loro. 1 Martino di Francesco dello Scarfa fu condannato a stare nelle potesterìe di Montelupo e di Empoli, come porta la sentenza da me veduta, e la multa riducevasi a soli 1500 fiorini, purché li pagasse dentro otto giorni dalla notificazione della condanna, come fece. Che la sua colpa fosse di far contro ai Medici lo fanno capire gli stessi Otto, quando dicono di pronunziare la sentenza jpro conservatione presentis optimi pacifici status et regiminis Populi fiorentini j et pluriìms aliis iustis et rationahilihus causis moti. i.'tdA 15131 335 circa a 14 giovani cittadini de' principali, che vi fu de' Cap- poni, Strozzi, Nobili, e Valori, Boscoli e altri.* E a di 19 detto, gli Otto mandorono un bando che ogniuno dessi notizia delFarme che gli avessi, per tutto di 20 detto, a pena di fiorini 100 , e dettonsi a di 20 detto. E in detto di si disse che '1 Papa era morto. E a di 22 di febbraio 1512, andò el Cardinale de' Me- dici a Roma con grande prestezza. E a dì detto si sonò lo canpane per la morte del Papa, ch'era nona; e mori a di 20 detto in domenica. E in questa notte mozzorono el capo a due di quegli, presi per lo stato, che fu uno Agostino Capponi e l'altro un giovanetto de' Boscoli, nel Capitano ; e più confinorono Niccolò Valori in prigione a Volterra per due anni, e poi confinato per senpre a Città di Castello. ' E a dì 4 di marzo 1512, entrorono e Cardinali in conclavi per fare el Papa. E a dì 11 di marzo 1512, innanzi dì due ore, si levò ci remore per Firenze che '1. Cardinale de' Medici era Papa, i Diciotto o venti furono indiziati come congiurati contro la casa de' Medici per aver voluto liberare la città e ammazzare Giuliano e Lorenzo e messer Giulio. .Si scopri la congiura per essere stato raccolto un foglio dov' erano scritti i loro nomi, caduto di tasca a Piero Antonio Boscoli, che insieme con Agostino Capponi fu ritenuto per il capo della congiura. Il 4 aprile 1513, la Balia per ordine del Papa assolse dalle pene oltre al Soderini, allo Scarfa e altri, anche i condannati per questa congiura, cioè Nic- colò Valori, Giovanni Folchi, Ubertino Bonciani, Francesco Ser- ragli, Pandolfo Biliotti, Buccino Adimari e Giovanni Bartolommei. Quanto al Capponi ed al Boscoli, che erano stati giustiziati, fu di- chiarato il 20 dello stesso aprile che i loro beni fossero liberi dalla confisca. ^ Luca di Simone della Robbia scrisse la Narrazione del caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi, che fu pub- blicata nel tomo I dell' Archivio Storico Italiano. 336 [1513 e sonò molte canpane e fecesi fuochi in molti luoghi per Firenze con tanto remore e allegrezza, con tante grida, senpre Palle, che feciono levare ogniuno in Firenze in- sino alle donne , ogniuno alle finestre, eh' era innanzi dì più di due ore, benché cominciò alle otto ore d'uno ch'andò gridando per la città come gli era Papa; non- dimeno non ce n' era nulla , perchè andando al Palagio de' Signori e de' Medici dissono che non c'era ancora nulla. E finalmente non si potè, per tutto dì, non si potè mai fare altro che gridare Palle sanza sapere nulla. Pa- reva ch'el popolo indovinassi quello ch'era, che fu cosa maravigliosa ; eh' è vero el proverbio « boce di popolo, « boce di Dio » e nondimeno, per gli intendenti, parve cosa leggiera a sonare canpane e fare fuochi sanza sa- pere el vero. E a dì 11 di marzo 1512, a ore due, in venerdì, ci fu la nuova, e '1 vero, che gli era Papa el Cardinale de' Medici, e chiamato Papa Lione X™<^; e se prima s'era fatto fuochi e festa, si fece altrimenti e d'altra voglia^ per modo che s' arse innumerabili fastella di scope e fra- sconi, corbegli, barili e ciò che s'aveva in casa ogni po- vero uomo ; e per tutte le minime vie della città, sanza ninna masserizia; e non sondo contento el populo, corsone per tutto Firenze a rovinare tutti e tetti d'asse che tro- vavono alle botteghe e in ogni luogo, ardevano ogni cosa* Pericolorono tutta la città con danno grandissimo; e se non fussi gli Otto mandorono un bando che non si rovi- nassi più tetti e che non si dicessi più ingiuria a'pia- gnioni, a pena delle forche, arebbono rovinato quegli de- gli enbrici e messo mano a rubare le botteghe. E durò questa pestilenzia tutto venerdì e '1 sabato a fare fuochi e panegli in Palagio, in su la cupola, alle porte e per tutto, con tanti colpi d'artiglierie, senpre gridando Palle^ 1513] 337 Papa LionCy che pareva ch'andassi sotto soprala città, e chi fussi stato alto arebbe detto: Firenze arde tutta la città, tanto era le grida e' fuochi e '1 fumo e gli scop- pietti, e piccoli e grossi; e poi la domenica quel mede- simo, e 'llunedi poi via peggio che mai. Posono in su'canti del ballatoio del Palagio una botte da malvagia dorata a ogni canto, piene di scope e cose da ardere, e così su per la ringhiera molte botte dorate, e su per la Piazza, con tanti colpi di spingarde. Era cosa incredibile el nu- mero de' fuochi ch'era per la città; ogni povero aveva el fuoco all'uscio suo. E più feciono più trionfi, e ogni sera n'ardeva uno a casa e' Medici a loro proposito; che fu uno la discordia, la guerra, la paura; uno altro ne feciono della pacie, e questo non arse, come se fussi posto fine alle passioni, e che si rimanessi in pace e trionfi. E a dì 18 di marzo , venerdì , ci feciono venire la Nostra Donna di Santa Maria Inpruneta; fugli fatto grandissimo onore, ebbe nove mantegli, che ve ne fu 7 di broccato d'oro dalla Signoria e da' Medici ; e altri molti e molti altri doni innanzi a tutte le altre volte.* E a dì 21 di marzo fu fornito di coprire una volta* la quale si fece in Mercato vecchio a lato a l'entrare de' beccai, verso la colonna, la quale si penò più mesi a cavarla perchè trovorono fondamenti molti difficili a cavare ; e nel penare assai accadde che, per pochi prov- vedimenti, vi cadde di notte molte persone, e chi si ruppe braccia e chi la coscia, e dissesi che ve n' era morti. Chi l'ebbe a fare non ebbe troppa carità. 1 Questa volta il Tabernacolo fu portato in processione per render solenni grazie a Dio dell* essere stato creato papa un fio- rentino (Casotti citato, pag. 146). 2 Cioè una cantina. 22 *-' T3^« 338 [1513 E a dì 8 d'aprile 1513, la notte, morì el nostro Arci- vescovo eh' era figliuolo di Guglielmo de' Pazzi ; e a di 12 gli feciono un grande onore in Santa Maria del Fiore, e quivi è seppellito nel mezzo della chiesa. Dio gli per- doni. * E in questi di ci fu una copia che quando e Cardi- nali furono in conclavi , innanzi facessino el Papa , creo- rono fra loro 30 capitoli di quello fussi obbrigato el Papa che sarebbe creato, sotto giuramento d' osservargli ; e che '1 Papa che sarà fatto sia ubrigato a retifìcare a detti capitoli sotto giuramento, innanzi sia pubblicato: fra gli altri capitoli furono questi. 1. Che non possi fare più che due cardinali di sua consanguinità, quando mancassi el numero di 24, senpre vincendo co' due terzi de' cardinali. 2. El secondo, che fussi ubrigato a ragunare una congregazione di cristiani a ordinare la Santa Chiesa, e pensare contro a gli infedeli, e leggere due volte l'anno questi capitoli nella congregazione. 3. El terzo, che non possi trarre la Corte di Roma per l'Italia sanza consenso della metà de' Cardinali , e per fuori di Italia bisogni 'Z, de' Cardinali. E in questo tenpo stette mesi che non piovve mai, ma nevicò e stette freddo per molti di come di giennaio, in modo che ci moriva molta giente : in pochi di morivono e non si sapeva di che male. E a di .... d' aprile 1513 , fu coronato Papa Lione a Roma, con grande onore e assai magnificenza e spesa. E a di 17 d' aprile 1513, ci fu come mesSer Giulio de' Medici era fatto Arcivescovo di Firenze, e fecesi molta ^ Il Cambi dice di lui, che « era uomo grande e buono ». 1513] 339 festa e fuochi per tutto Firenze, in modo che s'appiccò el fuoco nelle case del Vescovado, di dietro, di verso San Giovanni, che s' appiccò a certe scope che teneva in un magazzino el fornaio di sotto le volte. E a dì 17 d' aprile 1513, andò a Roma Giuliano de' Medici fratello del Papa, a vicitarlo; e andò con lui più giovani de' Tornabuoni e altri. E a di 17 di maggio 1513, andorono a Roma al Papa anbasciadori nostri cittadini; andorono molto in punto e erre voli di vestimenti e cavagli, con molti giovani con diverse livree, e 50 muli di carriaggio. E a di 28 di maggio 1513, ci fu come el Re di Francia aveva preso Genova per forza. E a dì 9 di giugno 1513, ci fu come el Re di Francia fu rotto da'Svizzoli che venivano a Milano. E a dì detto ci fu come el Papa aveva fatto tre car- dinali, che fu messer Giulio di casa sua, el quale prima aveva fatto Arcivescovo di Firenze; el secondo messer Lorenzo Pucci ; el terzo un figliuolo di Franceschetto suo parente*, e un fratello di ser Piero da Bibbiena.* E a dì detto si disse aveva fatto 4 cavalieri fiorentini, ma non furono se non due, che fu Filippo Buondelmonti e Luigi della Stufa.' 1 Innocenzio Cibo, figliuolo di Maddalena sorella del Papa. . 2 Bernardo da Bibbiena, domestico e allevato dei Medici, stato segretario del medesimo Papa quando egli era cardinale, e dipoi suo tesoriere. 3 Degli ambasciatori fiorentini il Papa « feciene dua Chavalieri {scrive il Cambi). Arebene fatti più, ma per Tavaritia de'cipta- dini, richuxorono; che in questi tenpi era T avari tia in colmo; più che fussi mai stata per infino a questo di; per modo che in Fi- renze non era rimasto se none un Chavaliere sperondoro, chessi chiamava mess. Piero di Francesco Alamanni, d'età d'anni 75». 340 [1513 E a di 24 di giugno 1513, si fece la festa di San Giovanni. E a di 25 detto feciono in su la Piazza de' Signori uno castello di legniame, e fecionlo conbattere con diverse lance e arme e con mattoni crudi e bastoni, tutti sanz^^ ferro: era dentro circa 100 uomini e di fuori furono circa 300 ; e fu in modo bestiale la guerra che di quegli di fuori ebbono di quei mattoni in modo che ne andò assai allo Spedale, e anche ne mori.* E oltre a questo, vi cadde un palchetto e morivvi due donne e uno uomo, nel medesimo dì.' E a di 26 di giugno 1513, si gittò in Arno un cit- tadino al ponte a Rubaconte, e volontariamente volle affo- gare. E in detto di si gittò uno altro in un pozzo volon- tariamente, ma fu veduto e ripescato che non affogò. E a di 26 detto feciono una caccia, pure in Piazza de' Signori, di tre tori, e feciono dimplto male: guasto- rono dimolti uomini eh' andorono a Santa Maria Nuova. E di quei tre tori n'usci due dello steccato, uno ne corse per il Corso insino a San Giovanni, e l'altro corse insino a la Piazza del Grano, e non feciono male a persona, ed 1 II Cambi la chiama una festa diàbolicha e tutta bestiale. Dentro al castello, che girava più d' 80 braccia, erano « certi bravi « e di mala vita, e di fuori erano 400 uomini soldati di nostro « tenìtorio — e in effetto quelli di fuori ne fu ghuasti assai, e di « que* di drento quasi nessuno ». ^ I soldati che stavano nella sala grande del Consìglio (rilevo sempre dal Cambi) fecero un palchetto sporgente sopra la porta del Bargello, che allora era sempre li, e non al palazzo del Po- testà come scrisse il Polidori, annotando la citata Relazione del Della Robbia, « per fare vedere due meretricie, sì roppe una piana di detto palchetto e caschò con quelle dua meretricie, e dettono addosso a due fratelli » che erano sotto a vedere lo spettacolo, e « tuttaqquattro morirono ». 1513] 341 erano calcate le vie di giente; e corsone loro dietro, e là gli fornirono d'uccidere. E a di 29 di giugno 1513, venne in Firenze messer Luigi della Stufa fatto cavaliere dal Papa: fugli fatto onore. , E a dì 22 di luglio 1513, venne in Firenze messer Filippo Buondelmonti fatto cavaliere dal Papa a Roma, e dettongli le bandiere la Signoria e la Parte Guelfa, e così l'ebbe anche messer Luigi.* E a dì 26 di luglio 1513, venne una saetta a Bel- losguardo e ammazzò un famiglio di Francesco Girolami, el quale era dietro al detto Francesco, eh' era a cavallo, e Francesco fece mezzo isbalordire, e non morì se non el famiglio. E a dì 10 d'agosto 1513, tornò in Firenze Lorenzo di Piero de' Medici. E a dì 14 d'agosto 1513, venne in Firenze l'Arcive- scovo nuovo, che fu messer Giulio ch'era cardinale. E a dì 15 detto, udì la messa in Santa Maria del Fiore e détte l'indulgenza di colpa e pena, chi stette a •quella messa. E a dì 18 di settenbre 1513, fu confinato Francesco Del Pugliese per 10 anni, che non potessi appressarsi a Firenze a due miglia, perchè aveva isparlato della Casa de' Medici, d'alcune parole.' 1 Dettagliatamente descrive il Cambi la cerimonia dell* ingresso, ricevimento ecc. di questi cavalieri, fatta con tutte le forme dell' an- tica consuetudine. 2 La condanna è del 3 di settembre e doveva essere eseguita dentro venti giorni. Nel documento non son nominati i Medici, ma che fosse data a loro riguardo questa sentenza sMntende facile leg- gendovisi: Actentis quibusdam errortbus etinconvenientibus factis -et commissis in vilipendium et dedecus presentis pacifici Sta^ tus ecc. 342 [1513 E a di 27 di settenbre 1513, comandò la Signoria che questo dì si guardassi come la Domenica; e così si fece, che non s'aperse botteghe, a riverenza di San Cosimo e Damiano, e fecesi una processione.^ E in quel dì si pose a' Servi V immagine di Papa Lione. Aveva un breve che diceva: Pastorem ut me f ecisti: fammi grazia ch'io vinca r arme colla pace , eh' io possa riducere alla fede e Turchi. E a dì 7 di ottobre 1513, fece la Signoria che lo Spedale di Santa Maria Nuova non pagassi gabelle. * E a dì 12 d'ottobre 1513, la Signoria di Firenze si insignorì di Pietra Santa e di Mutrone, e in detto dì si prese la tenuta. A laude di Dio. ^ • E in questi dì ci fu come gli Spagniuoli avevano rotto e Viniziani e scorso per terra quanto vollono, con grande 1 Tutto questo fu deliberato actentis et consideratis innume- rabilibus henefitiis et gratiis ah omnipotenti Beo huic inclite ci-- vitati Florentie et collatis et que cotidie conferuntur; etdemum nova creatione quatuor Cardinalium florentinorum ab aposto- lica Sede creatorum ecc. (Registro di Deliberazioni dei Signori e Collegi ad an). * La deliberazione è della Balia (Reg. cit., a e. 159 ) e de' 5 d'ot- tobre; e fu presa in riguardo alle benemerenze grandi di quello Spedale verso la città ; tantoché nel proemio si leggono queste pa- role : « Et volendo confessare el vero, si può assolutamente dire « quelli essere stati ed essere » (gli Spedali di S. Maria Nuova e degli Innocenti) « due ferme e solide colonne del mantenimento « di questa excelsa Republica e della sua libertà ». Furono per- tanto concessi a detto Spedale di S. Maria Nuova tutti quei « pri- vilegi, benefìcii, emolumenti, immunità et exemptioni » che godeva l'altro Spedale degli Innocenti. 3 Restituirono ì Lucchesi ai Fiorentini questi due luoghi in vi- gore di una sentenza del Papa, nel quale ambe le parti, che dap- prima avevano prese le armi, avevano compromesse le loro que- stioni. 1513] 343 preda. Dovrebbono ricordarsi quando si ridevano de' Fioren- tini, e quando vennono a canpo insino a Bibbiena, e come tenevano mano di tórre loro Pisa, e senpre la tennano confortata che non tornassi sotto e Fiorentini; ora va per adverso: chi la fa l'aspetti. E a dì 18 d'ottobre 1513, ci fu come el Re di Por- togallo aveva mandato l'ubidienza al Papa e presentolo queste cose : un Papa di zucchero con 12 Cardinali tutti di zucchero, grandi come uomini naturali, 300 torchi di zucchero di 3 braccia l'uno, 100 casse di zucchero e molte casse di spezierie sottili , di cannella, garofani e di tutte altre cose, uno cavallo bianco che passa tutti gli altri di bellezza ; e più à mandato un moro, di quegli di Calicut, alto circa braccia 4, con molte gioie appiccate a gli orecchi e per tutto. E a dì 20 d'ottobre 1513, venne in Firenze uno spa- gniuolo el quale aveva seco un garzonetto di circa 13 anni, el qual garzonetto era nato con questa voglia, o vegli dire mostro, el quale andava mostrando per la città e guadagnava molti danari; el quale gli usciva del corpo una altra creatura che aveva el capo in corpo suo e fuori pendevano le ganbe colla natura sua e parte del corpo, el quale cresceva come el garzonetto, e orinava col detto mostro, e non dava molto affanno al garzone. E in questi di si ruppe una catena alla sala grande sopra la Dogana, perché vi avevano murato su.* E a dì 12 di dicenbre 1513, morì in Santa ^ dì Firenze un frate eh' aveva predicato più di in detta chiesa, el quale predicava molte tribulazioni a Firenze, e tutto el popolo correva alle sue prediche, perchè egli era in fama e tenuto santo, perchè era uno omuccino molto abietto, 1 Sempre la Sala del Savonarola o del Consiglio maggiore. •-'ìj; 344 [1514 f con una cappa sola corta, a mezza ganba e misera. Chi lo vedeva si maravigliava che potessi vivere per tali freddi. Era in grande divozione e fu seppellito in Santa lo odore della buona vita et fama et miracoli facti per e meriti « del beato Antonio per il passato Arcivescovo Fiorentino; desi- li derando per le predecte cose canonizzarlo ha conmesso per la « exequtione di tal cosa a'Ri"' Padri Jacopo Simonecta et Gu- « glielmo Cassadoro Auditori di Ruota, che piglino da ogni et « qualunche persona sopra le cose predecte informatione onde decti « Auditori sono parati come figliuoli di obbedienzia benigniamente « ricevere ogni informatione et esaminare et altre cose fare ne- « cessarle, consuete et opportune, et cosi hanno mandato si pu- « blichi a ciascheduno: pertanto e prefati Magnìfici Signori et « Gonfaloniere fanno intimare per il presente bando a ciascheduna « persona che sappia della vita, fama e miracoli o per sé o per « udita d* altri, per carità, gloria et honore dUddio et de Sancti, « sia contencto a decti Auditori fare noto et advisarlì, in casa del « prefato M. Jacopo Simonecta, posta nella via de^Pandolfini di « Firenze, dove sarainno ad ogni bora di giorno continuamente « da loro benigniamente admessi ed uditi ». (Registro di Delibe- razioni de' Signori e Collegi ad an.). v>. i^B 1522-27] 367 E in questo anno cascò la manna quasi per tutto, che fu sì gran caldo che secava Tuve in su le vite. E a dì 14 di settembre, morì Papa Adriano 1523. E a dì 19 di novembre, fu fatto Papa Gremente; e morì a dì 25 di settenbre millecinquecentotrentaquatro. E a di 23 di febraio 1524, fu preso prigione el Re di Francia dallo Inperadore ; e morivvi circa 8000 uomini intorno a Pavia, e andò prigione in Ispagna. E a dì utimo di febraio, fu finito el pavimento in- tomo al coro di Santa Maria del Fiore, di marmo bianco, nero e rosso, che si penò circa 4 anni. E a dì 21 di settembre 1526, ci fu nuove come el Turco aveva preso V lingeria e morto el re ; in un fiume anegò. E del mese di dicenbre, fu morto el Singnore Gio- vanni de' Medici, da' Lanzi presso a Mantova. E face- vasi le bonbardiere e tutte le torre de le mura di Fi- reiize, che prima non s' crono fatte, e rovinavonsi le torre dette, insino al pari delle mura.* E a dì 6 di maggo andò a sacco Roma, 1527, e fugì el Papa in Castolo con ventidua Cardinali, e quivi furono tutti prigioni de' Lanzi e Spagniuoli, come piaque a Dio. E a dì 16 di maggo, si mutò lo stato d' acordo e pacificamente, e andosene e Ipolito de' Medici e '1 Cardi- nale di Cortona insieme. E del mese di dicenbre, fu liberato el Papa ch'era stato 7 mesi prigione in circa. ^ Le torri delle porte furono quasi tutte mozzate e ridotte a cannoniere, come ancora si vedono quelle del Prato, di S. Gallo e della Croce, per ordine di Federigo da Bozzolo e del Conte Pietro Navarra mandati a fortificare la città da Papa Clemente VII; la qua! cosa dispiacque assai ai Fiorentini. 368 [1527-2& E a di 27 di dicenbre, fu finito di scrivere l'ordi- nanza de' soldati cittadini di Firenze, gon£Eilone, per gon- falone. E a dì 25 di genaio, 26, 27, 28, si fece quatro ora- zione, una in Santo Spirito, in pergamo, una in Santa Maria Novella e una in Santo Lorenzo e una in Santa Croce, da quatro govani fiorentini, a esortazione di detta milizia. E a di 5 di febraio, s' apiccò 16 bandiere verde,, co' loro sengni de' gonfaloni, in Piazza, che crono fatte di nuovo pe' la sopradetta milizia. • E a dì 19 di settenbre (1529), ci fu nuove come Cortona s'era data a patti al Principe d'Arangio, capi- tano dello Inperadore. E così s'era ribelato Arezo. E a dì 2 d'ottobre, venne in Firenze la Vergine Maria, e pertossi in Santa Maria del Fiore nella Capela. di San Zanobi, acciò che guardasi la sua città da questa guera aparecchiatogli ; e poi che fu quivi fugì la paura e lo spavento a tutta la Città. * E a dì 10 d' Ottobre 1529, venne el Canpo delo' npe- radere e del Papa alle mura di Firenze, e col tenpa circundò intomo intomo tutta la città d'un grandissima asedio e stette cosi presso a uno anno, che fii una care- stia che valse lo staio del grano L. 3 e soldi 15 — che» così volse la Signoria E la libbra del Cacio L. 2. 18. — E uno paio di Caponi » 49. — . — E uno paio di Galine » 21. — . — E libbre una di Camesecca » 2. 15. — 1 Narra il Varchi che affinchè questa tavola non venisse alle- mani de* soldati e di gente luterana (cioè degli assedianti) la Si^ gnoria la mandò segretamente a prendere. 1529] 369 E uno Cavretto L. 25. ^^". — E uno Agnello » 18. "^"". — E una libbra d'Asino o Cavallo » — . 10. — E uno cesto dì Lattuga » — . 6. — E due Susine acerbe » — . ^^"» 4 E una Susina matura » — . 1. 8 E una Granata » — . 6. — E uno quartuccio di Fave molle » — . 2. — E uno mazzo di Radice » — . 1. 8 E uno fiasco d'Olio » 7. ^^"» — E la libbra de le Confezioni » 2. 10. — E libbre una di Salsicciuoli bolognesi i » 2. 18. — E once una di Pepe > — . 16. — E una coppia d'Uova » — . 18. — E libbre una di Pere moscadelle » — . 12. — E libbre una di Ciriege » — . 8. — E libbre una di Castrone » 2. 10. — E un Cipolla » 4. — E uno fiasco di Vino » 2. 2. — E libbre una di Pesce » 2. 2. — E una Testicciuola di caveretto » 1. 5. — E una Curatella » 1. 5. — E libbre una di Candele di cera » 1. 16. — E libbre una di Mele » 1. '^"". — E uno Limone » — . 7. — E una Melarancia » — . 6. — E libbre una d'Uve secche » — . 12. — E una Aringa » — . 7. — E libbre una di Mandorle stiacciate » 3. 12. — E dua Noce a quatrino E un piccolo mazzo di Bietola » — . 1. — E un piccolo mazzo di Cavolo » — . 1. — E un mazzo di Cipole fresche poraie » — . 1. — / 24 370 [1529-32 E una Zucca fresca L. 1. 15. — E una Albercoca » — .4. — E un Papero » 14. — . — E libbre una di Salsiccia » 2. 16. — E a dì 25 d'aprile 1530, si riebbe Volterra, che la teneva gli Spagniuoli, che la riprese per forza el Fer- ruccio. E a di 28 di maggio, si perde Enpoli. E a di 3 d' agosto, fece fatti d' arme el Ferruccio, tra San Marcello e Gavinano, e ammazzò el principe d' Oran- gne e morì anche lui, cioè fu morto. E a di 8 di settenbre, si parti el canpo 'degli Spa- gniuoli e Lanzi. E a di 12 di settenbre, si parti Malatesta con le no- stre gente. E a (^ 8 d'ottobre, venne un diluvio a Roma si grande che fece molto più danno che non fece el sacco. E a di 5 di luglio 1531, venne el Duca Alessandro de' Medici in Firenze a la sua ritornata. E del mese d'agosto 1531, si messe el ducato a lire 7 soldi 10, che prima valeva lire sette. E '1 barile* valeva soldi 12, danari 6 e andò a soldi 13, danari 4. E '1 grossone valeva soldi 7 e andò a soldi 7 danari 6, e le monete che valevano soldi 28 andarono a soldi 30; e 3 quattrini bianchi andarono a 4 neri. E a di primo di maggio 1532, aveva a entrare la nuova Signoria, e no' la feciono più. E a di 3 di dicenbre, venne in Firenze, mandate da Papa Clemente, 100 reliqide in quarantacinque vasi, messe in San Lorenzo. 1 Barile, ovvero Gàbellotto, era una moneta cosi chiamata perchè tanto pagava di Gabella un barile di vino a entrare in Firenze. 1533-35] 371 E a di 17 d'Aprile 1533, venne in Firenze la Du- chessa moglie del Duca Alessandro, e a di 26 detto andò a stare a Napoli, ch'era figliuola deb Imperadore, non ligittima.* Nel 1529 , si cominciò a lasciare la portatura de' ca- pucci, e nel 1532 non se ne vedeva pure uno, che fu spenta l'usanza, e scanbio di capuccio si porta berrette e cappegli. E più, in detto tenpo, si cominciorono a moz- zare e capegli, che prima ognuno gli portava lunghi in- sino a le spalle , e non si trovava pure un solo sanz' essi ; e or cominciossi a portare la barba, che prima non si trovava persona che portassi barba ecetto che due, in Fi- renze, el Corbizo, e uno de' Martegli. E più in detto tenpo si cominciò a fare le calze di duo pezzi, che prima si facevono d'un pezzo, e sanza tagli veruno, che ora si tagliano per tutto e mettevisi sotto taffettà, e fassi uscire per tutti e tagli. E a dì 37 di maggio 1533, si cominciò a fare e fon- damenti della nuova cittadella fuora della Porta a Faenza, e lavoravasi dì di festa , e dì di lavorare, e più e di dola Pasqua. * E a dì 25 di settenbre 1533, morì Papa Gremente. E a dì 11 d'ottobre 1533, fu fatto Papa Paulo 3®. E a di 25 d'aprile 1535, si cominciò a stanpare mo- nete di soldi 40 r uno con la testa del Duca Alessandro, un- lato, e dal' altro San Cosimo e Damiano. 1 Margherita d^Austria, allora in età di nove anni, che Carlo V aveva promessa fino dal 1529 ad Alessandro de' Medici. < I fondamenti si incominciarono al di fuori della porta, ma questa ripiase compresa nella nuova fortezza, che chiamossi di S. Giovanni Battista, e la torre che esiste tuttora servi d* anima al maschio della fortezza stessa. •ra^^ 372 [1535^6 E a dì 20 di luglio, ci fu le nuove come lo 'npera- dore aveva preso Tunizi di Barberia.* E a di 5 di dicenbre 1535, fu finito quasi afatto tutte le mura di fuori dela cittadella, e cantossi la messa e benedissesi, e messesi la guardia in detta cittadella. E a di 19 di dicenbre, si parti el Duca per andare a Napoli a vicitare lo 'nperadore ch'era tornato da Tu- nizi di Barberia. E a di 11 di marzo, tornò el Duca Alessandro de' Me- dici da Napoli. E a dì 28 d'aprile 1536 in venerdì a 21 ora, entrò lo 'nperadore in Firenze con 5000 fanti, e 2000 cavalli e 'n prima andò in Santa Maria del Fiore, e di poi nel Palazzo de' Medici, e a dì 29 detto andò a vedere la fortezza, e di poi se n'uscì e andò lungo le mura verso San Gallo, e volse ale stalle del Duca. E a dì primo di maggio andò alla messa in Santa Maria del Fiore, e stette in uno tabernacolo fatto di ricchi drappi. E a dì 2 di maggio, andò alla Nunziata alla messa, e scopersono la Nunziata. E a dì 2 di maggio 1536, venne lo 'nbasciadore del Re di Tunisi a lo 'nperadore e recoglì el tributo, cioè 4 cavagli e 2 camegli e 8 falconi, e lasciò al Duca e 2 sopradetti dormendari. E a dì 3 detto portò el detto tri- buto a palazzo alo 'nperadore che era qui in Firenze.* E a dì 4 di maggio 1536, si partì lo' nperadore di Firenze a 15 ore, e andò alogiare a Pistoia, 1 QuestMmpresa di Carlo V, è stata illustrata da Damiano MnoNi, Cenni-Documenti-Regesti, Milano 1876. 2 II sommario dei capitoli stabiliti fra 1* Imperatore e Maley Hassan, re moro di Tunisi, è pubblicato dallo stesso Maoni, a p. 88 ; e fra i patti vi è quello appunto di dare ogni anno alP Imperatore per censo sei c^yalli barberi e dodici falconi. ^M..^M.JL.4 1536-37] 373 E a dì 6 detto, andò a Lucca. E a dì 15 di giugno 1536, venne la Duchessa a ma- rito al Duca Alessandro de' Medici.* E a dì 6 di genaio 1536, in sabato^ a 6 ore in circa, la notte di Befanìa, fu tagliato a pezzi, e sgozzato el Duca Alessandro de' Medici, e s'è sepellito che non fu veduto da persona, se none da coloro che lo portorono. Queste sono le parole quando faceva bandire : Lo inlu- strisimo e degnissimo Signore Duca nostro Alessandro de' Medici e sua Consiglieri. E a dì 9 di genaio 1536, fu fatto el signore Cosimo de' Medici Signore in luogo del Duca, in martedì. E a dì 20 di genaio 1536, venne tre Cardinali e uno Vescovo, cioè Salviati, Ridolfì e Gadi, e '1 Vescovo de' Se- derini, per fare acordo col popolo e non si fé nulla.* E a dì primo d'agosto 1537, fu rotto el Canpo de' fuo- rusciti di Firenze a Montemurlo, che fu tenuta cosa mi- racolosa, che si rinchiusane nella gabbia da loro a loro: e fuvvi morti assai, e presono molti prigioni. E Prigioni furono questi, a di 3 d'agosto 1537. El figliuolo del capitan Galeoto da Barga, fu in- piccato. El Sacchettino, per sopranome;' inpiccato. E Vico Rucellai ,* tagliato el capo. 1 Avendo ora Tetà sufficiente per il matrimonio, ritornò in Firenze il 31 gaggio, e il 13 giugno « udi in S. Lorenzo la messa ■« del congiunto insieme col Duca Alessandro suo marito » (Varchi). * Saputa la morte d* Alessandro , volevano procurare il rista- bilimento della libertà, tèb. arrivarono troppo taìrdi, e da chi fa* ceva spalla al Duca Cosii&o furono, dopo pochi giorni, fatti uscire ^allo Stato. 3 Bernardo di Giovanni Sacchetti ni. ^ Lodovico figliuolo bastardo di Ouglielmo Rucellai. ,.-..,.^ 374 [1537-3S E Bacciotto del Sevaiuolo,* tagliato el capo. A dì 4 d'agosto detto. El capitano Gerardino,' tagliato el capo. E Govanbatista Giacomini, tagliato el capo. E Lionardo Ringnadori, tagliato el capo. El capitano Guera,' tagliato el capo, e 'npicato per un pie a la citadela de la Justizia. A dì 20 d'agosto. E a Baccio Valori, tagliato el capo. E a Filippo suo figliuolo, tagliato el capo. E a Filippo Valori di Niccolò tagliato el capo. E Anton Francesco degl'Albizi, tagliato el capo. E Alessandro Rondinegli, tagliato el capo. E Cecchino del Tessitore, inpiccato. E a dì 18 di dicenbre 1538. Si sgozzò Filippo Strozzi da sé con una spada, che era in prigione nella Cittadella. E Pagol' Antonio Valori, in un fondo di torre. E Fabaie del Benino, che s'era fuggito, fu ripreso e tagliatogli el capo. E Bernardo Canigiani. E Beccaccino Adimari. E Giovan Francesco Capponi. E Cecchino Tosinghi. E Nigi del Tarchia. E Gio. Francesco Giugni. E Sandro da Filicaia. E figliuolo di Gian Filippo Bartoli. 1 Bartolommeo d'Antonio Tagi, detto Bacciotto. ' Andrea di Ser Lorenzo Gherardini. 3 Questo Guerra di Modigliana era capitano appunto della fortezza della Porta alla Giustizia presso TArno. ^*ìkli 1538-39] 375 E Lepre de Rinieri. E Amerigo Antinori. E '1 capitano Bette Rinuccini. E Vieri da Castiglione. E Neri Rinuccini. E molti altri, che io none scrivo. E a di 5 di genaio 1537, fu fatto Duca di Firenze da uno mandatario dello 'nperadore.* E a di ... d'ottobre 1538, andò a Roma la Duchessa ch'era moglie del Duca Alessandro morto, ch'era rimari- tata al nipote del Papa. * E a di . . . di novenbre 1538 , ci vene la Vergine maria de la 'Npruneta, perchè era piovuto lungo tenpo. E subito fatto el partito cesò la piova e fessi bello tenpo, che fu cosa miranda. E a di 18 di dicenbre 1538, si sgozò o fu isgozato, Filippo Strozi eh' era prigione in cittadella, stato 16 mesi e 18 giorni, che fu cosa che merita gran considerazione. E a di 29 di giugno 1539, entrò la Duchessa del Duca Cosimo de' Medici in Firenze, che era venuta da Napoli a Pisa per mare.' E a di ... di luglio 1539, di ricolta valeva el grano soldi 70 lo staio. ^ Leggo nel Diario di Francesco SettimaDoi , sotto la data del giorno successivo. « Dal Consiglio e Senato de'Quarantotto fu dichia- « rato il sig. Cosimo de'Medici Duca 2^ di Firenze con mandato del- « rimperator Carlo quinto, dato nella terra di Monzone T ultimo « giorno di settenbre prossimo passato, portato dal Conte di Si- « fonte spagnuolo , ambasciatore di S. M., a cui fu fatto grandis- « Simo onore ». 2 La duchessa Margherita d'Austria sì rimaritò ad Ottavio Farnese. 3 Eleonora figliuola di Dòn Pietro di Toledo viceré di Napoli . 376 [1539-41 E a dì 15 d^ottobre, fu finito di fare el pozo nel mezo del chiostro grande di Santa Maria Novella, che prima v'era un pino ch'averà 237 anni; e ponsò tutto el chio- stro a melaranci, che prima era prato, e di grandissimo piacere. E di settenbre andomo a stare gli Otto nel Palagio del Podestà, che prima stavano in Palazzo de' Signori. E più vi tornò el Bargello, che prima stava a lato alla Dogana di verso Santa Croce. E a dì 3 d'aprile 1540, el Duca Cosimo ebe una figliuola della Duchessa Leonora sua donna. E a dì 15 di maggio 1540, la vilia dello Spirito Santo, andò ad abitare el Duca Cosimo in Palazzo de' Singnori. E a dì 27 di febraio 1540, fu menato dua leoni in Piazza de' Singnori, in dua gabie come dua stie e, quando gli cavorono fuori delle gabie, un toro gli andò incon- tro e uno lione prese uno salto e saltogli in su la schiena e non gli fece male nessuno, e l' uno andò in là e l' al- tro in qua e non dissono mai più nulla l' uno a l' altro. E molti cani grossi che v' crono non gli dissono mai nulla. In modo gli rimandorono a la stanza loro per la via eh' crono venuti, che vi ritomorono sanza fatica ve- runa. E nel 1514 ve n'era stato menato un altro, che non fece se non che con una brancata sola amazzò un can corso, che non si mosse punto. E a dì 25 di marzo 1541, ebe el Duca Cosimo un figliuolo maschio della Duchessa Leonora sua donna, e posegli nome ^ E a dì primo d' agosto 1541, si batezò con gran fe- sta e grande aparato in San Giovanni. * Francesco. 1541-42] 377 E a di 24 d'agosto 1541, andò el Duca Cosimo a licitare lo 'nperadore a Genova e tornò. E a dì d* aprile 1542, fu mandato al Duca Co- simo 2 tigri dal Vece re di Napoli suo suocero, in dua gabie, e messogli in una stanza dove stanno e lioni. E a dì 12 di giugno 1542, venne uno tremuoto in Firenze, non mai più udito el magiore; durò tanto che si sarebbe detto, uno Paternostro, e molti altri piccoli. E non fece danno nessuno in Firenze, benché si sentissi in tutto el dominio fiorentino, eccetto che in Mugello che minò tutto el castello della Scarperia. E a l'intorno ruinò 1740 case e morivi 113 uomini, e più 289 feriti e percossi e guasti dalla ruina. E a dì 6 d'agosto 1542, venne una saetta in su la cupola e non fece quasi danno. E a dì 18 di settenbre, venne una saetta in su la cupola e non fece danno, o poco. E più ne venne una in Palazo de' Signori dove ogi abita el Duca Cosimo. E molte altre ne cade per Firenze. E a dì 14 d' ottobre 1542, venne una saetta in su la cupola, e una ne venne in Palazo e molte altre per Firenze. E a dì 22 di dicenbre venne una saetta in su la cupola, e détte in su la lanterna e ruinò e spezò tanti marmi che si giudicò che a raconcare si spenderebe più di 12 mila iscudi. E più ne venne una in Palazo del Duca. FINE K ^ r V .., ^^0^"^^ '■ ;..v<>" i»^'.^A.W«»'' , rtStSSf iK.r.., ^/'^"'Vk,^«v^>^'^-''