CIRO

RICONOSCIUTO

Dramma per Musica

^arapprefentarjtnctr antico Teatro di Tordìnona mi Carnemh delPAnno 1757.

DEDICATO

■MVIUunri'Uìwa, ed EccelUntìJJi^a Signora

OTTAVIA

STROZZI CORSINI

Fronepote Degnìfma del Regnarne Pmefc^ CLEMENTE XII.

SI vendono a Pafquino nella Librarla sW'lako^i . S . GIo: d'i Dio ,

P«ffo Monte e^oidano, X Con Lìcdj'Su/.

imprimatur;

videbitur Reverendiflìmo Patri Mag. Sac» Pai. Apoft*

N»Baccanm E/^lfi^Bojan, Vkefg^

IMPRIMATUR,

Fr. Joachim Pucci Sac.TheoJ.Mag.J & Socius Revniì Patris Sac, Pai, Apoft. Ord. Pr^d.

WNC--CHAPE' mu.

Illma i ed Eccma

SIGNORA*

Iccome dejìderar non potè a queBo D ra- ma un onor più dìHìnto , che il comparir fu le Scene di Roma fe- guato col chiaro nome di V, E., aggiungendo in tal forma d fuoi proprj meriti , un nuo'vo Jìngola- rijjtmo pregio 5 cosi non pofs io fperar maggior forte , che il -vc" derlo dalla medejima accolto con ifptcial gradimento ora che ìnat- A 2 te-

teflato della mia obbligata ferini- tu le ne jaccio oj[leqmofaments__, f offerta . Ma 'venendo di ciò af- Jìcurato da quell' innata benigni' 9 che ne II' animo dell' E, V, unita alle altre Virtù di fa pompa , e di cui ho io fenz,a ah cun merito fperimentati nuo'va" mente gì' effetti , non mi reHcL^ che fupplicarla efficacemente del- la continuazione del fuo ^vali" àiffimo Patrocinio , dal quale^ ogni 'vantaggio poffo fenZA duh" hio alcuno ripromettermi . E le faccio intanto profondijjìmo iu' chino .

DiV.E.

Vmilmo i Dìvmo , ed Olinto Servii $re Glufcppe Polviuo FalIIcontl

ARGOMENTO.

L cradeliffitna Aftìage, ulci- mo Rede'Medi, inoccafione del parto della fua figliuola Mandane , dimandò fpiega- zione agUndovini , fopra al- cun fuo fogno , e gli fu da foro predetto che il nato nipote dovea privarlo del Re- gno: onde egli per prevenir quefto rifchio, ordinò ad Arpago, che uceideffe il picciol Ciro, (che tate era il nonie del nato infan- te ; ) e divife Mandane dal conforte Cam. bife, rUegando quefto in Perfia , e ritenen- do Taltra appreffo di fe : affinchè non na- fcefler da loro , infieme con altri figIi>nuo- ve cagioni a* fuoi timori Arpago non a- vendo coraggio di efeguir di propria ma* no così barbaro comando ; recò nafcofta- mente il bambino a Mitridate, paftore de« gli armenti reali , perche l'efponeffe in un bofco . Trovò che la conforte di Mitrida* te avea in quel giorno appunto* partorito fanciullo, ma fenza vita, onde la natu- ral pietà, fecondata dal comodo del cam- bio , perfuafe ad entrambi , eh* efponeffo Mitridate il proprio figliuolo già morto; ed il picciol Ciro » fotto nome d*Alceo, ia abito di paflore in luogo di quello educaf* A3 fe,

6

fe. Scorfi da queflo tempo preflb a tre lu2 ftri > ddìofR una voce , che Ciro ritrovato in una forefta bambino , foffe flato dalla-* pietà d'alcuno confervato , e che fra gli Sciti viveffe. Vi fu Impoftore così ardito, che approfìttandofi di quefta favola , o avendola forfè a bello flndio inventata, af* funfe il nome di Ciro. Turbato Aftiage a tal novella , fece a fe venir Arpago , e di- rnandollo di nuovo, feavefTeegli vera* mente uccifo il picciol Ciro, quando gli fu impofto da lui. Arpago,che dagli efter- nifegni avea ragion di fperar pentitoli Re;ìtimòquefta una opportuna occafio- ne di tentar Tanimo fuo > e rifpofe i di non aver armo coraggio d'ucciderlo , ma d*aver» lo efpodo in m hofco : preparato a fcuopric tutto il vero, quando il Re fi con^pìacef- fe della fua pietofa difubbidienza : e ficu- rofratanto , che quando fe ne fdegnafTe, non potcaa cadere i fuoi furori , che fui finto Ciro j di cui con quefta dimezzatau» confeffione, accreditava rimpoftura. Sde* gnoffene Aftiage , ed in pena del trafgre^ dito comando privò Arpago d'un figlio, e con barbare circoftanze , che non ef« fendo ncceffarie all'azione , che fi rapprc- fenta, trafcuriamo volentieri di rammen-^ rade . Sentì trafiggerfi il cuore V infelice Arpago nella perdita del figlio i Ma pure

1

avido di vendetta, non lafciò di libertà alle finanie paterne , non quanta ne bi- fognava , perche la foverchia tranquillità non ifceniaffe credenza alla fua fimulata-» raffegnazione : fece credere al Rei ch€-> nelle lagrime fue aveffe parte maggiore il pentimento del fallo , che il dolor del ca- ftigo , e rafficuroUo a fegno , che fe non-j gli refe intieramente la confidenza pri* mieta ; almeno non fi guardava da lui» Incominciarono quindi Arpaga a medi- tar le fue vendette, ed Aftiage le vie d*af« ficurarfi il trono con roppreffionedel cre- duto nfpote . Il primo fi applicò a fedur* re > ad irrirare i Grandi contro del Re , e ad etcitare il Principe Cambìfe fino iru^ Perfia pdove viveva in efilio: 11 fecondo a fimular pentimento della fua crudeltà ufata contro di Ciro ; tenerezza per lui, defiderio di rivederlo , e rifoluzionc di ri«r conofcerlo per fuo fucceffore , ed alKunot ed all'altro riufcì così felicemente il dife- gno \ che non mancava ormai che lo fta- bilimento del giorno e del luogo adAr- pago per opprimere il Tiranno eoa Tac- clamazione del vero Ciro; ad Aftiage per aver nelle fue forze il troppo creduto Im- poftore col mezzo d'un fraudolento invi- to . Era coftume de'Re di Media di cele-, brare ogn'annone'^cof) fini del Regno,(do- A ^ ve

8

ve erano appunto te capanne di Mitrida- te ) un folenne facrificio a Diana. Il gior- no ed il luogo di tal facrificio ( che faran quelli deir azione che fi rapprefenta) par- vero opportuni ad entrambi alrefecuzio^ ne de' loro difegnì . Ivi per var; accidenti uccifo il finto Ciro, fcoperto, ed accia- mato il vero, fi vide Aftiage affai vicino a perdere il Regno, eia vita : ma difefo dal generofo nipote , pieno di rimorfo , e di tenerezza depone fu la fronte di luì il diadema reale , e lo conforta fui proprio efempio a non abufarne, come egli no aveva abufata .

Erod^ Cli Lib. i. GiufìJib» l. Hi fi, excerpt ^aUMax* lib.i'^e*']^ &c.

L*a':(ione fi rapprefefjia in una tmps^ gna fu" confini ddU Media .

PER-

1* E R S O N A G G ì.

ASTIAGE Re de; Medi Padre di Mandane.

S,gneT Cnflofore dei RoJJo da P!fa . MANDANE Moglie di Ca.nblfc Madre di Ciro.

S>i^or Giovanni Tedefihi da Rcncig,!,n/° ARPALICE Confidente di Mandane .

CIRO fotto nome Hi Alceo In abito di Pàftore cr*^ rfuto figliuolo di Mitridate . *^ Siinor Domenico Ricci da Fano . CAMBISE Principe Perdano Conforte di Mandi- Signor Gwfippe Santarelli da Forlì .

Confidente di Aftlage Padre di Maa- Signor Gìojeppe Ale/ina Mìlanefe .

MITRIDATE Pallore degli Arntentl Reali . Signor Gte vanni Colabetli .

La Poefia è del Sig. Abbate Pietro Metaftafio

Poeta di Sua Maeftà Cef. e Cattolica j ' * Mufica è del SIg. Rinaldo di Capua .

Pittore, Inventore , e Direttore delle Scene JKL- gnor Glambattirta Olivieri . *'

INTERMEZZI DF BALtI.

'"'*Fumant?n?Ì""°" signor Pletr^f

Inventore degl'Abiti Sig. Giulio Cefate Band .

MUTAZIONI.

NELL'ATTO PRIMO.

Campagna fu ì confini della Media fparfa di pochi Siberia ma tutta Ingombrata di numerofe tende* per comoda d'Aftiage 3 e dell a Tua Corte.Da Iato gran p<id]glIone aperto j dall* altra fteccati per le guardie reali.

Parte Interna della Capanna di Mitridate con por* ta In faccia > die unicamente v*'introduce. NELL'ATTO SECONDO.

V-afta pianura Ingouvbrata di rwine d^'antìca CIttà> già per lungo terirpo Infalvatichlte.

N E L L* A T T O TERZO*

Montuofa ,

Grand' Atrio ten(^ata5 ed ornato avanti 5) Tempio di Diana*

Nella Scena IL deirAtto Il7 al fepor*^"dopo le

.parole Fidati , e parti * M;(» Parta ; mi fido ,e fpero

Che In libertà li mio figlio Contento a bbri celerò. Ne più fu'l rio penfiero Del fuo vie in periglio

10 palpitar dovrò .

Nella Scena X. dell'Atto II. In luogo deirArlal Parto i non ti [degnar Gir» Deh perdona o dolce » o cara

Madre mia , fe ancor qui redo : M'è di pena troppo amara

11 doverti ( oh Dio ) si prello , Ritrovata , abbandonar .

Ma ubbidiente ai cenni tuoi li mio pie già i paflì Hende ; E da te quefl'alnia apprende 1 fuoi afFt;ttI a moderar.

ATTO

ATTO L

SCENA L

Campagna fu i confini della Media hzrcl di poch, alberi, tutta ingombrata di numerofe tende per comodo d'Af- ciage^e della fua corte: Da un lato grati

padiglione aperto .e daii^alcrofteccati per le guardie reali

Man.

Mandane feduia , ed ^rpalice.

Adì: Non é quel bofco ( Con mpa's^ien'^ji. ) Delia Media il coniìac? E* quello»

Man.ìm^^^ Il loco

Qy^Ho non é , dove alla Dea triforme Ogn'anno Aftiage ad immolar ricorna Le vittime votive? ^rp- Appunto. Man. E'fcelto

OpeOodl, queRoIoco Non fu dal Genitore al primo incontro E)el ritrovato Ciro? ^^P* Eben?Per quefto Che mi vuoi dir ? .

A 6 Man^

1% ATTO

Man. Che voglio dirti ! E dove Quefto Ciro s* afconde ? Che fa ? perche non viene ?

^rp. Eh Principeffa L'ore corroa più lente Che il materno desìo^Sai che prefcritta Del tuo Ciro ali* arrivo é Torà iftefla Del facrificio . Alla notturna Dea Immolar non (i vuole [ il Sole.

Pria che il Sol non tramonti^ E or nafce

Man^ E* ver: ma non dovrebbe Il Figlio impaziente?— .Ab ch'io paven- Arpalice.... (to....

^rp. E di che ? Se AfliageiftefTo, Che lo voleva eftinto , oggi il fuo Ciro Chiama , attende , fofplra

Mm. e non potrebbe Finger così ?

^rp. Finger ! Che dici ! E vuoi

Che di tanti fpergiuri [ po

Si faccia reo? Che ad ingannarlo il tcm- Scelga d'un facrificio , e far pretenda Del tradimento fuo complici i Numi ? No : col Cielo in tal guifa Non fi fcherza , o Mandane .

Man. E pur fe fede Prcftar fi dee. . Ma chi s'appreffa? Ah Forfè Ciro £corri*it

Arp. E* una Ninfa

Maìu E* ver Che pena l

P R I M Ot 13

Atp* (Tutto Ciro gli fembra ! ) E bea

Man. Se fede

Meritati pur le immagini notturne , Odi qual fiero fogno

jltp. Ah non parlarmi

Di fognilo Principcfla. E* dite indegna pueril credulità: Tu dei Più d'ogn'un deteftarla. Un fogno, il fai Fu cagion de*tuoi malit In fogno il Pa- vide nafcer da te l'arbonche tutta (dre UAfiacoprìa N'ebbe timor: ne volle Interpreti que*Saggi, ilcuifapere Sta nel nottro ignorar. Quefti,ogni fallo Ufi a lodar ne'Grandi, il fuo timore Chianaar prudenza : ed a£Fermar che uni figlio

Nafcerebbe da te , che il trono a lui Dovea rapir.Nafce il tuoCiro,e a mor-^' Oh barbara follìa ! (te Su la fede d'un fogno il Re rinvia* gli baftò . Perche mai più non fofle Il talamo fecondo A te di prole , e di timore a lui i Efuleil tuo conforte Scaccia lungi da te . Vedi a qua! fegno Può acciecar qucfta infana Vergognofa credenza Man* Eh non è fogno j Che ormai , l'ottava mcffe Due volte germogii9 , da che perdei i

H ATTO

Nato appena mio Ciro. Oggi Tatten-

E mi fperi tranquilla ? [ do;

é/irp* In te credei

i-'iii moderato almeno

Quefto materno amor, Perdefli il figlicr

Ne! partorirlo : ed il terz'anno appena

Compievi allora oltre il fecondo luilro»

In queiretà s'imprime

Leggiermente ogni affetto J^an. Ah non fei madre,

Perciò . . . . Ma non è qnello

Arpago,iI padre tuo? Sì-Forfe ei vIcneM»

Arpago . . . .

S C E N A I r.

^TpugQ , e detti

^rpdg. f^Rlncipefla,

Jl E' giunto ii figlio tuo * ^^aìì. Dov'è?

Jlrpag, Non ofa ^ro Paflar del Regno oltre il confia fin tan- che il Re non vien- Quella é la legge .

Man» Andiamo .

Andiamo a lui . ( ìncaminandofì,)

yirp. Ferma Mandane . Il Padre Vuol efler teco a] grande incontro

Man. E il Padre Quando verrà?

^ P R I M O. 15 jfrpeg. Già incaminoffi . Mao. Almeno

Arpago va : ritrova Ciro; , . t/irpag. Io deggio

Qui rimaner finch'il Re venga . Ma». Amica

Arpalice ,fe m'ami, Egli fljf ^ ^"^^^ ^

Efattamente oflerva L'aria.la yoce.i moti Tuoi. Se in volto A più la Madre, oil Genitor. Va. corri, E a me torna di volo . Odimi : i Vuoi Cai, domanda, i miei gli narra , e digli, v-n egli e , . . . Ch 10 fono oh Deii

Digh quelchenon dico, edirvorri^' •^rp. Bafta cosi . T'intendo :

Già ti fpiegafti a pieno . E mi dircfti meno

Se mi diceffi più . Wcglio parlar tacendo: ^ Dir molto in pochi detti De violenti affetti, E' folita virtù .

Ma, &c.Cl>4y/f.)

SCE-

U ATTO

S C E N A I I

Mandane , ed^rpago^

Man.T^ D Aftiage non viene , Arpago io JlL Ad affrettarlo. Ah foffc (vado Il mio fpofo prefeate.Oh Dio qual pcaa Sarà per lui nel dolorofo efiglio Saper trovato il figlio » Non poterlo veder l Tutte figuro Le ftnanie fue : gli fto nel cor.^

^fpag. Mandane,

Odi : taci il fegreto , e ti confQla « Cambife oggi vedrai .

Man* Cambife 1 E come ? ^ ^ /

^rpag. Di più non poffo dirtiJ

Man» Abmilufinghi

K^rpag. No . Su la mia te npofa

Tel giuro ;pggi il vedrai . Han. Vedrò Io Spofo 1

L'unico , il primo oggetto

Del tenero amor mio l Che già tre luftri

Pianfi in vano , e chiamai { ^Ypag. Sì. Man. Numi eterni

Che impetuofo é quefto (fc!

Torrente di contentiiOh figliofOh Spo-

Oh me felice ! Arpago > Amico, io fono

Fuor

primo; 17

Fuor di me fteffa.E nel cocente eftremo Per foverchio piacer lagrimo , e tremo.

Par cbedi giubilo

L*alma deliri,

parche mi manchino

Quafi i refpiri ,

Che fuor del petto

Mi balzi il cor Quanto è più facile ;

Che un gran diletto

Giunga ad ucciderei

Che un gran dolor !

Par&c, (Vane.)

SCENA lY.

jirpage fohé

Sicuro é il colpo , oggi farò palefe Il vero occulto Ciro : oggi il Tiranno Del facrifìcio attefo La vittima farà «Con tanta cura Lo fdegno mio diffimulai , che il folle Non diffida di me. Sedotti fono Fuor, che pochi Cuftodii Tutti i fuoi più fedeli : lafin Cambife Del difegno avvertii Potete al fine Ire mie fciiuillar : fuggite ormai Dal carcere del cor Soffrifte aflTai .

Già

ATTO

Già Pidea del giufto fcemplò Mi rapifce , mi diletta : Già penfando alla vendetta Mi comincio a vendicar .

Già quel barbaro, quell'empio Fa di fangue il fuol vermiglio : Et il fangue del mio figlio Già fi fente rinfacciar,

Già&c. (Varte*)

SCENA V*

parte interna della Capanna dt Mitrida- re con porca in faccia > che unicamente v'introduce.

Cirùi e Mitridate

Cir. y^Ome! Io fon Ciro? E quanti

Ciri vi fon ?Già fui confin de£ Regno

Sai purghe un Ciro é giunto*. Il Re noti

Per incontrarlo V [ venne

Jtf ;n II Re s* inganna . E' quello

Un finto Ciro . Il ver tu fei . C/V. Inarcano

Meglio mi fpiega Jo non Tintcndo l Hit, Afcolta*

Sognò Aftiage^ina volta r Cir. Io fo di lui

II

P R I M O; 19

Il fogno i ed il cimor : de'Saggi fuoì il barbaro cQhfiglio : il nato Ciro , So che ad Arpago dieiB , e fo . . . .

Mìt. Non darti (da gran frettalo Signortquindi incomin- Quel che appunto non fai* Sentilo. Il Cenno non ebbe core (fiero Arpago d'efeguìr* Fra gli oftrl involto Timido a me ti reca .

C/V. E tu nel bofco .... [ziente

Mit. No : Lafcia ch'io finifca. (Oh impa- Giovane età!) La mia Conforte avea Un bambin fenza vita Partorito in quel dì: propofi il cambio: Piacque. Te per mio figlio Sotto nome d'Alceo ferbo> cdefpongo L'eftinto in vece tua

Cir^ Dunque «

Mit. Non vuoi , ^ Ch'io fiegua ? AddioW

Cir. si , perdòna »

ikfi/. II cenno [to Credè compiuto li Re.Pcnfovvi:e fciol- Dal fuo timor , vide il fuo fallo: intefc Del fangue i moti ; e fra i rimorfi fuoi Pace più non avea . Quafi tre luftri Arpago tacque : alfin ftimò coftante D'Aftiage il pentimento, ere, gli parve Tempo di palefar . Pur come faggio Prima il guado tentò . Dcfta una voce

S'era

10 a T t o

S'era iti que' , che Ciro Fra gli Sciti vi vea: ch'altri in un bofco Lo raccolfe bambino. O fparfo foffe Dairimpoftor quel grido,o che dal gri« NafcelTe rimpoftorivi fu Taudace [do Che il tuo nome ufurpò

Cir. Sarà quel Ciro Che vien . #

Mit. Quello. T'accheta . Al Re la fola Arpago accreditò : dentro ai fuo core Ragionando in tal guifa. OilRcn^ Et io potrò ficuro Egode

11 fuo Ciro fcoprirgli: o il Re fi fdegna; E i fuoi fdegnì cadranno

Sopra de ir Impoftor

eh* Ma già che tanto Tenero AftiageèdelNipoterC vuole Oggi ftringerlo al fen j perché fi tace Il vero a Lui ?

Mit. Bcir animo reale Arpago non fi fida. Il Re gii fece Svenar un figlio in pena Del trafgredito cenno: E mal s'accorda Tanto affetto per Ciro , e tanto fdegno Per chi lo confervò. Prima fu duopo Contro di lui monirti. Al fin Timprefa Oggi è matura- Al tramontar del Sole Sarai palefe al mondo : abbraccerai La Madre, il Genitor . Quefti fra poco Verrà; l'altra già venne

Cir.

Or. E forfè quella

Che mi parve beila , or or che quindi Frettolofa pafsò ? *i"* iai

Mit. Noj Fu la figlia I>'Arpago.

§;.Dote (^^ol partire.)

Cir. A cercar la Madre. (Cowefopra. )

Crede fin'ora al finto Ciro,e giova {uno Cin A^T^ '' ^'"^^"^ "

Mai per qualunque incontro

Non foiegherò chi fono

Fioche tu noi permetta. Addio. Diffidi

S t Zr''^^?'' '^""^ chiamo

Comincierai codefH Impeti giovanili

A frenare una volta j In quel che brami Tutto t ,mmergi, e a quel che dein^n Sai qual giorno fia quefto fnenfi perla Media, eperìelSaich-og,K

L afliftenza de'Numi /„:' Devoto implora: em avvenir più fai'

Regola i moti.... Ah co;ne parlolAH'ul

Di

li A T T O

Di tant*anni , o Signor» quefta perdona Paterna libertà . So che favella Cambiar teco degg*io . Rigido Padre No , non riprendo un figlio : Servo fedele ,il mio Signor configlioj C/r. Padre mioscaro padre, è vero,é vero, Conofco i troppo ardenti Impeti miei : gli emenderò; comitici L*emenda mia dairubbidirti . Ah mai Mai più noH dir , che il figlio tuo non

t fono.

E' troppo caro a quefto prezzo il trono Ogn' or tu forti il mio Tenero Padre amante : Effere il tuo vogl'io Tenero figlio ogn' or E in faccia al mondo intero Rifpetterò Regnante Quel venerato impero , Che rifpettai Paftor .

Ogn'Arc IVarte-}

SCENA VI.

Mitridate 9 e poi Cambife in abito di Taftore.

Mlt. jt^ìlx potrebbe a quc' detti V-i Temperaci dal pianto J Cmb* UCiel ti fis

primo; 1?

FanTto , o Paftor. (Guardando intorno^)

Idìt. Te pur fecondi . ( Oh Dei l )

Non è nuovo quel volto agli occhi

Catnb* Se gli ofpitali Numi (aileil Si veneranfra voi, moftrami , Amico, Delfacrificio il loco. Anch'io ftraniero Vengo la pompa ad ammirarne .

Mìt. Io ftelTo

Colà ti fcorgerò, (No, non m'inganno, Eg'i è Cambife. ^ [guardandolo atteniq-

Camb- (Ed Arpago non trovo! ) [mente.]

Mit. (Scuoprafi a lui...) Ma chi vicn mai?

Camb. Son quelli I reali Curtodi ?

Mit* Anzi il Re ftcflb .

Càmb. Aftiage ? [Sorprefo.]

Mìt* .

Catyijb. Lafcii ch*Io parta* JMit* E' troppo

Qìà preffo Fra que' rami

Colà raccolti in fafcio

Celati .

Camb* Oh fiero incontro ! [Si nafconde^ì

S C E N A V I I.

Jiflìagc , Mitridate , Cambife in difparte.

^fi* /L Lcun non oCìlchìudeudo la porta.} J\ C^ui penetrar CullQdi .

Mit.

H A T T O

Mit. E A che vìen V inumano ?

O già vide Cambife , o fa l'arcano. > '^fl. Chi è tQco^lGaardando fof petto fanitute

(intorno . ]

Mit. Alcun non v*é . (Tremo.)

jI/ì. Ricerca

Con più cura ogni parte. [Fa 4 federe.}

Mìt* ( Il voftro ajuto

Santi Numi io vi QhìtàQ.)[Fìngendò cer.

Camb» (Io fon perduto. ) {care.}

Mit* Siam foli, (Tornando al ^e\)

lAfl. Or : ferbi memoria ancora De' benefici miei?

'Wt. Tutto rammenta. Di cento doni 9 e cento Io ti fui debitor , quando m'accolfe La tua Corte real . Queft*ozio ifteffo Dell* umil vita in cui felice io fono E', Io confeffo , è di tua deftra un dono,

•4fl. Sedatedipendeffe [glio La mia tranquillità ; fe quel , eh* io vo- Fofle nel tuo poter > dimmi , potrei Sperarti grato? Mìt. ( Ah Ciro ei vuol.) v4lì* Rifpondi .

Echepofs' io? %4fl. Quefta corona in fronte Softenermi tu puoi.Sta quel ch*io cerco Nelle tue mani. Ad onta mia ferbato Ciro 3 tu il fai .

Miti

I

PRIMO. 25

J^^it. (Miferome!)

c/f/Z, Nel vifo

Tu cambi di color ! La mia richiefia Prevedi forfè , e ti fpaventi ?

Afff- Io veggo..-.

Signor .... pietà. {S' inginocchia.) ' v/f/?. No :non fmarrirti. E* il colpo

Faci! più che non credi. AI falso invito Ciro credè : già fui confin del Regno Con pochi Sciti é giunco,e Torà attende Al venir ftabilita.

^dit. (Parla del fintoCiro.Io torno in vita.)

^Ji. Sorgi. Tu fai del bofco (Mit. s'alT^a.) Ogni confin. Può facilmente Ciro Effer da te con qualche infidia oppreflb»

Mit. (Ah quafi per timor tradii me ftelfo»)

Camb. (Barbaro l) E ben?

Mit. (Per affrettar che parta

Tutto a lui fi prometta.) Ad ubbidirti Mio Re fon pronto . (l{ifoluto.)

Camb. (Ah fcellerato!)

^jì. Air opra

Solo non bafterai. Sceglier conviene Cauto i compagni'

Mit^ Oltre il mio figlio Alceo Uopo d' altri non ò

jtlì. Quefto tuo figlio Bramo veder.

Mit. (NuovQ fpavento.) Almeno

B

i5 ATTO

Si 'iberì Cambife.) Alle reali Tende Signor tei condurrò ^(l. No: vozno

Qui parlar feco. A me lo guida. Mitn Altrove Medilo . . . ^fl Non più. Vatine. Ubbidifci. ( Sofie" Mit. ( Oh D o ! [nuto.) In qual rifth o è Canìbife,e Ciro> & iol]

[ vmc* 3

SCENA Vili.

otflìage y e Cambife in difparte.

^Jl. pur dagr inqu eti JOj Miei feguaci timori Pa^mi di i efpirar . Non fo s*io deggia Alla fpeme del colpo , o alla ftanchezza Delle vegliate notti Quel foave ianguor » che per le vene Do'cementc ini ferpe. Ah forfè a quefto XJmi! tetto Io deggio, in cui non fanno Entrar k abitatrici D'ogni foglio real cure infelici. Sciolto dal fuo timor Par che non fenta il cor L'ufato affjnno . LangjUidi gli occhi miei . .

(^S'addormenta) Cmb.

PRIMO 17 Camh. Che veggo amici Dei! Dorme il ci*

(ranno (£/cf*) Barbaro Re. Con tante Furie in petto Come puoi ripofar ! Vindici Numi Quel fonno è un opra voftra . Il fangue

[indegiiO

Da me voleteiio v'ubbidifco. Ah mori...

(Snudando la fpada.) %Afl* Perfido! {Sognando.) Camb. Oimé! Si defta. (TraUentndofi.) ^(ì. Aita. (Come [opra.)

Camb. Ei vide

L'acciaro balenar» (yuol nafconderfu) jili* Ciro m'uccide. ( Sognando.)

Cmb. Ciro! Parlò fognando* Eh cada or->

(maif

SCENA IX.

Mandane , e detth

CAda il Crudele.(/« atto ferir*) Ah triditor , che fai ? Camb* Mandane .. (Con voce ba^a*)

Man. 0!à. (^lle guardie ver fo la Tona.) Camb. T*accheca. (Come /opra.)

Man. Olà Cuftodi . Camb» Tàcìm

Man. Padre . (Ferfo Aftiage^)

Camb. Idolmio. (Seguendola.)

B s Mand.

i8 ATTO

^l^and. Dettati o padre. (Scùoìendolo.) Camb.Non mi ravvifi?(£//4 nel guarda mai) jÌJÌ. Oh Dei ! (Deflandofi.)

Dove fon \ Chi mi defta ? E tu chi Tei? Cambé Io fon . . . venni . . Man. L'iniquo

Con quel ferro volea . ..l Cawb. Ma Principeflfa

Meglio guardami in volto i Man. Ah fcellerato. ... (Guardandolo,)

Mifera me ! (Lo riconofce*)

l4jl. Perche divien la figlia

Così fpa'lida , e fmorta ? (morta!) Man. (Cambife ! Oimé Io fpofo mio ! Soii ju4fi. Ah Traditor , ti riconofco In quefte

Menzognere divife

Non fei tu . Camb. , Tiranno , io fon Cambife* Man* ( Sconfigliatal Ah che feci ! ) ^/ì. Anima f^a (aCamh )

Tu contro il mio divieto (glie?

In Media entrare ardifti ! E in finte fpo-

E infidiaror della mia vita ì Ah tale

Scempio farò di te . . Camb» Le tue minacele

Atterrir non mi fanno

Uccidimi Tiranno j il tuo deftino

Non fuggirai però . Già Torà eftrema

Ai vicina, e noi fai : fappilo, e trema. Man. [ Taceife almen. ]

^ PRIMO. *^y?.Come!che diciìoh Mìs>(Spave»tato.) Dove ? quando i in qual guifa ?

Chi m'infidia?perché?p3rla. (frettolofo.) Camb. Ch'io parli» ^ ^

Non aver tal fperanza . Già per farti gelar diffi abbaftanza ; a[t. Cuftodi, olà , della Città vicina Nel carcere più orrendo Strafcinate l'infido . parlerai . Camh. Del tuo furor mi rido.' Man. Numi , che far degg'io ?

Ah Padre.. . .ahfpofo.... Cmb. Addio Mandane, addio; Non piangete amati rai- * Noi richiede il morir mio : Lo fapete io foj bramai Rivedervi, e poi morir. E tu refta ogn'or dubbiofo. Crudo Re , fenza ripofo Le tue furie alimentando. Fabbricando il tuo martir.

Non&c. (Tarte.)

SCENA X.

Mandane, ed ^{Ihge.

^Jt. \J Ciucile minacele, [Tieno di timor.} 2 S Man-

50 ATTO

Mcindane.udifti?Ah s'io fapeffi almeno... Il faprefti tu mai ? Parla . O congiuri Tu ancor co' miei nemici ! Jdan. Io! Come ! E puoi (preffo!

Temere (oh Dei!) ch*io pur ti brami op* %/i/ì.Lhi fa?Temo d'ogn'unttemo me Iteffo. Fra mille furori , ' ( he calma non anno : Fra mille timori , Che intorno mi ftanno Accender mi fento Mi fento gelar. In quei che infingo Mi fingo i rubelli : E tremo di quelli Che faccio tremar.

Fra &c. (Tarte.)

SCENA XI.

Mandane i e poi Ciro fuggendo .

Af4».|r^ Padre l o SpofoI O me dolente?

( E come ....

C/>. Bella Ninfa. . . pietà, (guardandafì in Man* Lafciami in pace {dietro*)

Paftor : la cerco anch'io . Cir. Deh .... Man. Parti . Or. Ahfcnti

O Nin^

PRIMO. ?r

O Ninfa , o Dea , qualunque fei : che al

Non mi feoìbri niortal. (volto Man* Che vuoi? Cir. Difcfa

Airinnocenza mia Fuggo dal Tira

De* cuHodi reali . . ; ^an. E il tuo delitto

Qu^r é ? Cìr. Mentre poc'anzi

Solo al tempio n'andava .. . Ecco i Cu-

Difendimi . (ftodi Man. Neffuno

S'avanzi ancor. ( Qua! mai tumulto iti

Quel paftorel mi defta! ) [petto CÌTn ( Qual mai per me cara fembianza é Man. Siegui . [quefta!) Cir* Mentre poc*anzi

Solo al tempio n'andava, udij la felva

Diftrìda femminili

Dal più folto fuonar : Mi volfi , e vidi

Due ( non fo ben s*io dica

Mafnadieri , o foldati :

Stranieri al certojUna leggiadra Ninfa Prefa rapir . L'atto villano > il volto

No ignoto al mio cor deftommi in feno Sdegno , e pietà . Corro gridando , e il

(dardo

Vibro contro i rapaci. Al colposa) grido Un ferito di lor , timidi entrambi Lafcian la preda : ella (en fugge , ed io B 4 Se-

n ATTO

Scguitaria volea ; quando opportuno Uom di giovane età , d'atroce afpetto, Cinto di ricche fpoglie M'attraverfa il camino , e vuol ragione Del ferito compagno : io non l*afcolto , Per feguir iei che fugge. OfFefo il fiero Dal mìo tacet, fnuda l'acciaro, e corre Superbo ad affalirmi : io difarmato Non afpetto l'incontro ! a lui m*invoIo, Ei m' incalzali© m' affretto j eccoci in

[parte

Dove manca ogni via Mi volgo in-

[tornoj

Non veggo fcampo : oda una parte il

(monte.

Dall'altra il fiume, e ria^mlco a fronte*

'Man. E allor ?

C/r. Dall'alta rjna Penfo allor di lanciarmire métre II falto Ne mifuro con grocchi,armi più pronte M'offre il timor.Due gravi faffi in fretta Colgo, m'arretro, e incontro a lui s che

[viene

Scaglio il primìerotcgli la fróte abbalTa; Gli ftrifcia il crin Tinutil colpo, e paflat Emendo il fallo , e violento in guifa Spingo il fecondo faffo , Che pre vien la difefa: e a lui , pur come Senno aveffe , e configlio , (sl^o. Frange una tempia iu ful confindelci*

PRIMO. 31

Man. Gran forte i

Ci>. Allapercofla Scolorifce il feroce. Un caldo fiume Grinonda il volto : apre le braccia : al

[ fuolo

Abbandona Tacciar : ruotando in giro

Dalla pendente ripa

Già di cadere accenna: a un verde ramo

Pur fi ritien : Ma quello

Cede al pefo, e lo fiegue: Ei rovinando

Per la fcofcefa fpondai

Balzò nel fiume , e fi perde nelTondai

M^n. Ed é quefto il delitto

C/>. Ecco la Ninfa

Cui di feguir mi fraftornò quel fiero *

SCENA X I !•

^Tpallce^ e detti.

Man JL Rpalice,edé vero..» e ^rpal. JuL Ah dunque udifti

Mandane il cafo atroce Man. Or Tafcoltai.

Cir. (Numiialla Madre mia fin'or parlair) jirpal. In non ò , Principeffa ,

Fibra nel fen che non mi tremi al foto

Penfi^^r del tuo dolore * Man. E donde mai

Così prefto il fapeftì ?

^rpaU Ah le fventure

Van iu l'ali deVenti . Ammiro anch'io Come in tempo corto [to. Sia già noto ad ogn'un che Ciro é mpr-

Man. Ciro .

Cir. ( Il Rivai forfè fvenai! )

Man. Ched'ci? lAdjlTpd'ì

^rpd. Che fe per man d'Alceo

Perder dovevi il figlio, era affai meglio Non averlo trovato .

Man^ Come! Ciro è l'uccifo^Ah fcelierato*

^Tpal ( Noi fapea : M'ingannai. )

Cìy. (Dicafi Ah nocche di tacer giurai.)

Man. Perfido , e vieni ... Oh fteiìe ! A chiedermi difefe ! In quefta guifa D'una Madre infelice Si deride il dolor?

f />. Non feppi .

Man. Ah taci.

Taci fellon: tutto fapefti, è tutto [cara Menzogna il tuo racconto O figlio , o parte del fangue mio.Duoque di nuovo Mifera t'ò perduto? E quandoi E come! Oh perdita! Oh tormento 1

Cir. (Refifter non fi può. Morir mi fento.)

Man. Arpalice , che dici ! Era prefago il mio timor? Ma tanto No,non temei. Perdere un figliole pena, Ma che un vii. ...Ma cìie un empio.... Ah Con quelle mani io voglio [traditore

Aprir-

P R I M O. 35

Aprirti il fen : fvellerti il core. Cir. Oh Dio

Tu ti diftruggi in pianto :

Svenimi il cor,ma non t'affligger tanto.' iWa». Ch'io non m'affligga? E ruccifor del

Così paria alla Madre ? [figlio Cir. Eh tu non fei . .

Son io... •Quello non fu. .-.(Che pena oh JMan. Minlfl:ri , al Re traete Dei!)

Quel Carnefice reo Poca vendetta

E* il fangue tuo , ma pur lo voglio. jiìpaU AfFrena

Gli fdegni tuoi . Neceffitato, efenza

Saperlo egli t'ofFefe . Imita , imita '

La clemenza de* Numi hi ari. I Numi fono

Per me tiranni . In Cielo

Non v*è pietà» non v'é giuftizia [Atpd* Ah taci

Il dolor ti feduce . Almen gli Dei

Non irritiam Man. Ridotta in quefto fegno

Non temo il loro fdegno ,

Non bramo il loro ajuto :

Il mio fio ho perdei > tutto ò perduto e

Rendimi il figlio mio : Ah mi fi fpezza il cor : Non fon più madre ; oh Dio» Non ò più figlio

B(J Qual

36 ATTO

Qual Barbaro farà Che a tanto mio dolor Non bagni per pietà Di pianto il ciglio.

Rendimi &c. IT^ru*}

SCENA X I I L

Arpalìce , e Ciro

Cir* A Rpalice confoli

/\ Quella Madre dolente . ^YpaL O' troppo io fteffa

Di conforto bifogno > e di configlip. Cir. E che mai t'affligge ? JrpaL II tuo periglio . Cir* Ah baftaffe a dettarti

Alcun per me tenero affetto al core l ArpaU Perche 1 Alceo , perche mai nafcer Cir. MafepaftornonfofQ [pallore?

Nutrir potrei quefla fperatiza audace ? .Se non foffi paftor.M.Lafciami in pacc^ Cir. Sappi che al nafcer mio* . . ^rpaU Siegui . C\r. ( GiuràJ mtt^ ) ^YpaU Sappi che bramo anch'io . » i Cir. Parla. ^rpah ( Crudel dover t) Cir» Perche t*arrefti ancora ? ^4 rpal . perche cominci , e ceffi ?

PRIMO.

- Ah fe parlar poteffi

^ Quanto direi pìà . nC/r. Finger con chi stadera , ^rpal. Celar quel che fi brama . ^ E' troppo a chi ben ama " Incomoda virtù.

Sappi &c.

Ballo Vaftorì e Ninfe.

Fine deir Atto Primo .

ATTO

ATTO IL

SCENA I.

Vafla pianura ingombrata di ruine d'an- tica Città > già per lungo tempo infal- fvatichite.

Mandane i Mitridate

3^an* fi H Mitridate, ah che mi dici? AI- Jl\ Dunque é il mio Ciro? (ceo Mit. Oh Dio

più fommeffo fa velia. ((7«iiy(f^«rfo con th (move ali* intorno*) "Man- Alcun non ode* (pero idit^ Potrebbe udir Sotto un crudele im- Troppo mai non fi tace» U^v fogno , un

(ombra

PafTa per fallo , e fi pumTce : E' incerta D'ogni amico la fe : le ftrade , i tempj > Le menfe ifteffe , i talami non fono D^^ll' infidie ficuri. Ovunque vaflì V'è ragion di tremar : parlano i fa(3.

Man. Ma rafficura almeno I dubbj miei ,

ìiit» Rifficurar ti vuoi ? Dimandane il tuo cor : qua! più finccro

Tq-

SECONDO. 39

Teftimonio a una Madre ?

Man. E' vero , e vero. ^ (zi Or mi fovvien:quando mi venne innaa- La prima volta Alceo , tutto m'intefi Tutto il fangue in tumulto. Ah perché Celarmi il ver ? [tanto

JMh. Cofi gelofo arcano Mal fi fida a* trafporti Del materno piacer. Se il tuo dolore Pietà non mi facea ; fe del tuo sdegno Contro Alceo non temevojlgaQ(;oanco- Ti farebbe il tuo figlio . [ra

Man. A parte a parte Tutto mi fpiega.

Mit* Io veggo DvlungiilRe.

Man. Col fortunato avvifo Corriamo a lui .

Mit. Ferma , (noi difH ?) Ah taci Se vuoi falvo il tuo Cito^

Man. Eterni Dei! Perché?

Mit* Parti.

Man. Ma il Padre- . .

Mit. Or di più non cercar # . ^

Man. Sai che il mio figlio

Prigioniero , e per me Mit. Se parti, e taci

Libero tei prometto. Man^ E per qual via ?

M4n*

40 ATTO Mh. (Che petiaf) A me ne lafci*

Tutto il penfier : va. Man. Comevirof. MapoflTo Crederti , Mitridate > Fidarmi a te Mlù. Se puoi fidarti? Oh ftelle f fde Se puoi credermi? Oh Dei! Bella merce^ Dalla grata Mandane à la mia fede Man^ Non sdegnartir A te mi fido . Credo a te , non fono ingrata^ Ma fon Madre , e sfortunata Compatirci miò timar ya I le in te pietade à nido , A falvarmi il figlio attendi » La più tenera difendi Cara parte del mio cor.Non &:c,

SCENA ir.

Hit. f\H de^ providi Numi

%^ Infinito faper I Per qua! di Cfrop Mirabile cammin guidi la forte l Lo manda Aftiage a morte ; La mia pietà Io ferba rea me fperchTo^ Non pofTa efler convìnto) [ftlnto Nafce opportuno al cambio un figlio e- Si fa che Ciro e in vita ,

II

S E C O N D 41

Il Re lo cerca , e affinch* ei fiadeluio , Ecco , ne fi fa come , Ufurpa un* Impoftor di Ciro il nome 1 Vien Infingalo il falfo Erede ; e il vero Noi conofce , e l'uccide ! E il colpo ap- In cai tempo fuccede , (punto Che il Tiranno lo crede Efecuzion d'un fuo comando ! E pure Trovafi ancor chi per fottrarfi à Numi Forma un Nume dei Cafo : e vuol ch'il

[Mondo

Danna ménte immortai retto nonfia

Cecità temeraria ! Empia follia l ^lì. Mitridate . Mit. Signor : fofti ubbidito :

Ciro non vive più . '%Ajì. Lo fo : Ti deggio

Amico il mio ripofo. E qual pofs'io

Render degnaiiv°rcede a* merci tui?

Vieni , vieni il mio feno . (odio coftui.) i/iN Altro premio io non vuò . . ^{l. Non trattenerti

Mitridate con me. Potrebbe alcuno

Dubbitar del fegreto. Mit. Il figlio Alceo..» ^[i. So che vuoi dirmi: é prigionièro. Io

A falvarlo , a premiarti . (penfo

Tutto farò per voi. Fidati , e parti Mit. Vado mio Re . i^y?. [Più non tornafle almeno.]

44 ATTO Mii. (Qual tempefta i Tiranni àn (cmprei

infeno!) [Vane.}

SCENA III.

^fiiagCx e poi Arpago

Ichj miei

/^He oggetto tormentofo agli oc* Coftui divennelEi fa il mio fal- (lo: a tutti Palefarlo potrà. Servo mi refi Del più reo de miei fervi. Ah Mitridate Mora dunque » ed Alceo. L'eftinto Ciro Il pretefto farà.... No. S*io gli efpongo A un pubblico giudizio , il mio fegreto Paleferaa coftoro (gl^^ Per imprudenza , o per vendetta. E me-» AlTolvergli per ora. Un colpo afcofò Indi gli opprima. E in qua! funefta étrari Neceffità d'effer malvagio ! A quanti l)elitti obbliga un folo! E come oh Dio "Un eftremo mi porta all'altro eftremo ! Son crudel>perché temo:e temo apputo iPerché fon fi crudel. Congiunta in guiia E* al mio timor la crudeltà , che l'una Nell'altro fi trasforma , e Tun dell'altra E' cagione , ed effetto i onde un* eterna Rinnovazioft d'affanni Mi propaga nell'alma i miei tiranni . ^rpag^ AhSignor.M* {/Ijfetùanda affanno.}

SECONDO 4? ^fl. Gluftì Dei ! Che fu? [Con ifpaVento.J t/irpag^ Sicuro

Non é il fangue real i/ifl. Che ? Siconfpira

Contro di me ? ^rpag. No : Ma il tuo Ciro eftinto

Chiede vendetta » ^AH* (Altro temei .) ^rpag. (Di tutto

Il mifero paventa») yifl. udirti Amico

Dunque la mìa sventura. Il fol perdei

Conforto mio. ^rpag. [Falfo dolor I Con Tarte

L'arte deluderò. 3 ^fl. Ne m'é permeflb

Punire alcun fenzaingiuftizia. Enfiato

Involontario il colpo* ^rpag^ Alceo lo dice j

Ma chi fa? v^i?. Non mi refta ?

Luogo à fofpecti. O indubitate prove

Deir innocenza fua. Punir noi deggio

D'una colpa del cafp. Alceo fi ponga

Arpago in libertà : Ma fa che mai

A me non fi prefenti ,

Ne le perdite mie più mi rammenti» ^Yp^g. Ubbidito farai;

SCE-

44 ATT O

SCENA I Va

^rpalice^i Detti-

^rpal./^Km Re perdono>

Vjr Pietà. ^fi. Diche?

^Tpcil Del più crudeldelitta Che una fuddita rea , n

Coma! Tu ancora... (Con timore^y Parla? Che fu?

jirpag. (Torna a tremar.)

lAtpaL Son'io

La mifera cagion che Ciro é mortov Alceo colpa non I. fue catene Sciogli pietofo or che ^1 tuo pie (m Dov^é (vienei.

SCENA v:

Ciro fra k gtiardie , e Detti»

i4fl. T7" quelfo

I2é Di Mitridate il figlio v/fr- Afpag* Appunta (pag. a parte*}

^(l. Oh Dei 1

Che nobil volto I II portamento altera Poco s'accorda alla natia eapauna .

Che

S E C O N D O i 4S Che dici ? {Ai^rpag.

[Arpag* E' ver: ma fapparenza inganna.

Ciro. Dimmi Arpalice é quello (/frf arpd. IlnofttoRel {a parte.)

^fpaL Si.

Ciro. Pur mi defta m petto

Senfodi tenerezza;e di rirpetto. {/)^/eO ^Jl. (Parlar fecoé imprudenza

Parcafi.) i^SHncmmna $ e poi fi ferma.) ^rpag. (Lode al Cielo,) jifì. ArpagOjCpure (MJlrpag.aparte.)

Jn quel fembiante un non foche ritrovo

Che non diftinguOj e non mi giunge

(nuovo.

^rpag. (Olmèl)

C/ro.Pfia che mi UCcìlxAppreJfandoJì al I{e.]

EcceKo Ke^ ^rpag. Taci Paftor.^ Commefla

E' a me la forte tua* Parlando aggravi Il fuo dolor^ Ciro. Più non favello. IBjtìrandofi.ì ^rpag. E ancora [fta! Signornon vai? Qual meraviglia e que- Perche cambj color? Che mai t 'arreda ? •//y?, Non fo : con dolce moto Il cor mi trema in petto : Sento un' affetto - ignoto Che intenerir mi fa f Come fi chiama oh Dio

Quefto foave aflPetto ?

[Ah

46 ATT O

( Ah fe non fofle mìo Lo crederei pietà. )

Non&c. (Varte.y

S C E N A V !•

Afpag. ( T) Arthrefpiro.) Arpalice col reo

Il Lafciami fole . ylYpaU Ah Genitor , tu m'ami ;

Sa che Alceo mi difefe; e reo Io chiami? ^rpag. Sparfe ilfangue real. ^rpaU Senza faperio,

Affalito. ^Arpag^ Non più . Va « ^rpal' Se noi falvi L" umanìtade offendi : Ah della figlia il difenfor difendi ^Ypag. E fe il tuo difenforc

ÌJ< traditor poi folTe ? ^TpaL Un traditore?

Guardalo in volto , e poi Se tanto core avrai Chiamalo traditor. Come negli occhi fuoi Bella chi vide mai L'immagine d*un cor.

Guardalo ecc.(Varte.)-

SCE-

SECONDO. 47

SCENA VII.

%Arpcig

Atpago , e Ciro .

Uel paftor fia difciolto t (^lleguardie. )

E partu ogn' un .

C/>. [ Quaato la figlia é grata ,

E* cauto il genitor.] (Tart^ le guardie.)

t4 rpag. Pollo una volta

Parlarti in libertà. Pennetti ormai Che umile appiedi tviol^>[inginoc(hiadofi.l

Cìr* Sorgi : che fii ?

Arpag. Il primo bacio Imprimo Su la deftra reale . Gnor , dovuto Pur troppo ali a mia fe . Ciro perdona Se di pianto mi vedi umido il ciglio : Qaefto bacio Signor mi coda un figlio»

Cir. Sorgi : vieni o mio caro

Liberator, vieni al mio fen. Di quanto "^Dcbi or tifon'iogià \4itridate pienamente m'inftrurffe

A^pag. Ancor compita

L'opra non è . Sul tramontar del Sole Vedrai . . Ma vien da lungi Mandane a noi : cerca evitarla .

C/r. Intendo* Temi ch'io parli . Eh non temer giurai Di non fpiegarmi a lei , finche permeffo

Non

48 À T T O

Non fia da Mitridate : e fedelmente Il giuramento oflecverò uirpag. T'efponi Signor ..... C/r. Va : non é nuovo Il cimento per me . ^rpag' Deh non perdiamo

Di tant'anni il fudór. Sul fin dell'opra Tremar convien . L'eflfer vicini al lido Molti fa naufragar . Scema la cura Quando crefce la fpeme ; (me. E ogni rifchio é maggior per chi noi ce»» Cauto Guerrier pugnando; Già vincitor fi vede ; Ma non depone il brando Ma non fi fida ancor Che le nemiche prede Se fpenfierato aduna $ Cambia talor fortuna Col vinto il vincitor .

Cauto &c. (Tarte.

S C E N A VII I.

Ciro > e poi Mandane^

Cir Madre mìa , fe immaginar p

Che il tao figlio fon ioJ (ce Man. Mio caro figlio !

Mio Ciro , mio conforto ? C/r. Io ! Come ( Oh ftelle i Già

secondo: 4P

Già mi conofcel) Man* Alle materne braccia

Torna , torna una volta . . . # ah perche

Gli ampleiS mìei? (fchivi Cìr. Temo . . . potrefti . , . (Oh Numi !

Non foche dir.) Man. Non dubbitar Ton'io

La madre tua : non te lo dice il core?

Vieni . ^ . . C/r* Sentimi pria,( Numi configlio»

Parlar deggio , o tacer ? ) Man* M'evita il figlio ! £po; 0>. Perche tacer?Già mi conofce.lE' tem-

Poiché tanf oltre , . . [ Ah no . Dal giù.

(ramento

Sciolto ancor non fon'ìo. Dee Mitridate

Confentir ch*io mi fpieghi. 3 Man. E ben 5 t*afcoko ,

Che dir mi vuoi ? Ci>. t Sarò crudel tacendo ;

Ma fpergiuro , e imprudente

Favellando farei. ] Man* Ne m* ode { Chr. ( Ai fine

Col tacer differifco

Solamente un piacer : ma forfè il frutto , Deiraltrui cure , e dc'perigli immenfi

Arrìfchio col parlar.] 'Man. Che fai che penfi ?

Che ragioni fra te ? Que'pafE incerti , C QiieUe

ATTO

Qiielle nel proferir voci interrotte, (no Che voglion dir?Che la tua madre io fo- Sai fi n'ora , o non fai ? Se già t'é noto. Perche t'infingi i Efe t'è ignoto ancora Perche freddo così . Paria.

G/r. ( Che pena ! Sento il sàgue in tumulto in ogni vena !)

Man. Trovar dopo tre luitri Una madre .

C/r. (E qual madre!)

Matt. E accoglier la in tal guifa}

£ fuggir le fue braccia ! ( taccia.]

Cir. [ Ah Mitridate , e come vuoi ch*io

Man* Quelli fon dunque i teneri trafporti> Le lagrime amorofe , i cari ampleffi , E le frapofte a* bacì (giio/..** AfFoliate.domande? Ah madre.-. .Ah fi- Uditti i cafi miei ? Narrami i tui . , . » Quanto erralo,. Quanto pianfi.o.Io dlf*

(fi. ...Io fui*,»

No, quefto é troppo.O il figlio mio non O per nuova fventura [fei j

Tutti gli ordini fuoi cambiò natura.

C/r. [ Si voli a Mitridate: egli alla madre Di fpiegarmi permetta, ]

JMan. Ne vuoi parlar ?

Cir. Sì: pochi inftanti afpetta#

A momenti ritorno* (S^incamina frettoL)^

Man. Ah prima: .. . Ah fenti , fei Ciro , o non fei ?

C/r.

SECONDO. 51 Cir. Torno a momenti .

Parlerò : non é permeflb

Che fin or mi fpieghi a pieno Tornerò : foipendi almeno Finche corno il tuo dolor

Se trovarmi ancor non lai Tutto in volto il core efpreffo; Tutto or or mi troverai Su le labbra efpreffo il cor .

Parlerò &c. (TartcO

SCENA IX. Mandane i e poi Cambìfc.

Man.f^ Nnipotenti Numi ! (mai Quefto che vorrà dir ? Sarebbe La mia fpeme un inganno ?

Cam. Amata (pota , Mio ben ì

Man^ Sogno» o fon defta?

Cambife. Idolo mio? Tu quHTu fcioko? Qua! man liberatrice . . .

Cam* Arpago*. . Oh quanto (loi Dobbiamo alla fua fede? Arpago é quel- Che mi falvò Me prigionier raggiunfè Per camino un fuo meflb: a*miei curtodi Parlò: fui fciolto* In libertà [mi diffe] Signor tu fei : va : con più cura evita <^alche incontro funefto ;

C a " Ar.

5s ATTO

Arpago che m'invaa diratti il reflo t Man. Oh vero , oh fido Amico 1 Cam. E pure il figlio

Serbarci non potè. Saperti? ••Oh Dio

Che barbaro accidente ! Man. Il più crudele

Saria che mai s'udifTe ,

Sefoffever. Cam. Se foffe vero ? ah dunque

Ne poflìamdubbitar ? Parla Mandane

Confola il tuo Cambife . Man» E come poflb

Te confolar , fe non diftinguo io fteffa

Quel che creder mi debba . Cam» Almen qual ài

Ragion di duabicar ? Man. Si vuol che fia

L'uccifo iin'Impoflore : c il noflro figlio

Quel paftor che l'uccife . Cam. Oh Dei pictoii

Avverate la fpeme . E tu vcdefti

Quello paftore ? Man* Or , da me parte Cam. E* dunque .... Man. Quel che meco or parlava. Cam. Un giovanetto

Generofo airafpetto ,

Di biondo crin> di brune ciglia : a cui,'

Forfè proprio trofeo , gli omeri adorni

Spoglia d'uccifa tigre?

Man.

SECONDO- 51 Man. Appunto . Cam. Il vidi ,

E m'arreftai finché da te parciffe ?

Ma fu gli occhi mi fta . Pur che ti diffe? Man* Nulla .

Cam. Un contento eftremo

Fa fpeffo inftupidir . Ma qual ti parve? Man* Confufo . Cam^ A' bofchi avvezzo

Il dovea ^ te prefente . E chi l'arcana

Ti fvelò ? Man. Mitridate #

Cam* Oimé! (Sì turba.]

Man* Da lui

Fu ( fe pur non mentifce , )

Sotto nome d'Alceo , come (uo figlio l

Ciro nutrito. Cam. E Alceo fi chiama ?v Mané Alceo.

Cam. Oh nera ftode ! Oh fcelleratl? Oh Credula Princìpefla 1 ( troppo

Man* Onde , o Cambife Qucfte fmanie improvvife ?

Cam. Alceo di Ciro

E' il carnefice indegno : il colpo è flato Del tuo Padre un comando

Man* Ah taci

Cam. lofteffo Celato mi trovai

Dove Aftiage Timpofe : io Tafcoltai ;

C Man.

54 ATTO

Ma?!. Quando ? A ch( ? Cam» Non rammenti

Che nella capanna

Di Mitridate a fraflornar giungeftx

Le furie mìe? Man. .

Cam. Colà dentro afcofo

Vidi che il Re venne a proporre il colpo A Mitridate: ei col fuo figlio Alceo Ciro uccider promife; E appunto il figlio Alceo fu che ruccife*

Man. iMiferame!

Cam. Dubbiti ancor ? Non vedi Che teme Mitridate La tua vendetta , e per falvare il figlio Quefta Favola uiventa ? Arpago a cui Tanto increfce di noi,parti,che avrebbe Taciuto infia adora?

Man. Oh Dei!^

Cam. Non vedi . tveroj

Mani Ah tutto vedo, ah tutto accorda, è E* 11 carnefice Alceo. Perciò poc'anzi Tremava innàzi a melGli ampkffì miei Perciò fuggia! Ben de^materni affetti Volle abufar; ma s'avvili nell'opra; Sentì quel traditore Repugnar la natura a tanto orrore*

Cam. Ma tu creder preftOf .

Man. Oh Dio Conforte Tu non udifti come

Mi-

SECONDO. 55

Mitridace pariò;parea che avefle (cerno- Il cor fu i labbri : anche un cumnlro in- CheAlceo mi cagionò gli accrebbe fede: E poi quel che fi vuol prefto fi crede.

Cam. Oh Dei ridurci a tal miferia, e poi Deriderci di più ?

Man. Trarre una Madre Fino ad offrire ampleffi D'un figlio airomicida ! ah fpofo il mio Non é dolor : fmania divenne : inlana Avidità di fangue .

Cam. lo fteflb , io voglio

Sodisfarti, o Mandane. Addio, (P^r/ft/o*)

Man. Ma dove ?

Cm. A ritrovare Alceo ,

A trafiggergli il cor : fia pur nafcofio In grembo a Giove. [Come fopra.ì

Man, Odi : fe lui non giungi

Infolicarii parte; avrà l'indegno Troppe difefe . Ove s'avvalla il bofco Frà que* monti colà , di Tri via il fonte Scorre ombrofo , e romito : Atto airinfidie é il fito : ivi l'attendi . Pafferà ; quel lentiero

' Porta alla fua capannate in ufo ogn'arce Io porrò perch'ei venga.

C<J»>. Intefi. (Comefopra.)

Man. Afcolca . Ravvifarlo faptai ?

Cmì. SìzTò prefcnte :

C4 par-

ATTO Farmi vederlo. Man. Ah fpafo

Non averne pietà: paflagli il core: Rinfacciagli il delitto : Fa che fenta il morir . » t

Non più Mandane Il mio furor m' avvanza , Nonifpirarmi il tuo:fremo abbaftanza*

Men bramofa di ftragi funefte Va {correndo l'armene forefte Fiera tigre che i figli perde.

A rdo d'ira , di rabbia deliro , (ro Smanio,fremo,non odo, non mi- Che le furie che pòrto con me% MenS:c. {Tratte,}

S CENA

Mandane e fot Ciro ^

[come

M^/'i.CE tornaffe il Fellone....Eccolo* Oh i3 Tremo in vederlo ! Una mentita

Mi raffereni il ciglio. [calma Cir. Madre mia» cara Madre ecco il tuo fi - Man. [Che traditori] [felici Cir. Pur Mitridate alfine

Confente che al tuo fen,.. [^ppreffanda-^ Man. Ferma. [Chi mai (^-l

Si reo lo crederla ?]

SECONDO, 57

C'ir. Numi quel volto

Corue trovo cambiato!lntendo:é quefia Una vendetta. Il mio tacer ofFefe j punifci cofi. Perdono , o madre , Bella madre perdon»

Man. Taci.

Cir. Ch'io taccia ? [(traccia,] J^aii* [Con quei nome di madre il cor mi C/r. Bafta bafta , non più : del fallo ormai

E maggiore il caftigo . Man. Odi: [Un iftante

Tollerate ire mie.] Madre non vive Più tenera di me. Quefto ritegno E* timor > non è sdegno. Alcun travidi Fra quelle piante afcofo. Il loco è pieno Tutto d'infidie. [Anima rea!] Bifogna In più fegreta parte

Sciorre il freno agli affetti ^ed effer certi. Che ilRe nulla trafpiri.Oh quali arcani. Oh quai dìfegni apprenderai i Palefe Vedrai rutto il mio cor-

Cìr. Vengo, fon pronto, Guidami dove vuoi.

Jìdan^ [Già corre all'efca

L'ingannator.] Mtco venir farebbe Difofpetticagion. Tu mi precedi Ti feguirò fra poco.

tir. Ma dove andrera ?

Man. Scegli tu fteffo il loco.

Cir. Nella capanna mia?

C5 Man.

58 ATTO Man. Si.... Ma potrebbe

Sopraggiungerne alcun. Cìr. Di Pale aìrantro ? Man. Mai non feppiove fia. Cìr. Trivia al tome ? Man. Di Trivia ....è forfè quello ^

Che bagna il vicia bofco ove e più tolto

M^an. VamVè noto.tAhtraditorfeicolto.l Cir. Deh non tardar . Man» parti una volta. (Con tra.)

dr. Oh Dio J

perché quei fiero fguardo ? Man* Io fingo ^ilfai ,

Temo che alcun n'offervi. Cir. E' ver ; ma come

Puoi trasformarti a quefto fegno ? Man. Oh quanta

Violenz ì io mi fo ! fe tu poteffi [po

Vedermi il cor.-.fento niorirmi:avvam.

D^infofiribil delio: vorrei mirarti..*

Vorrei di giàt».* [Non io frenarmi^ ah

(pani.

Cir. Parto : non ti sdegnar* Si Madre mia da te Gli affetti a moderar Queir alma impara. ^ Gran colpa alfia non è Se mal frenar fi può Un fi^Uo che perde.

Va

\

SECONDO. 5p

Un figlio che crovò Midre fi cara.

Parco &c. [Parte]

SCENA X r.

Mandante poi pali ce .

-W4ff./^Hedo!cez2afì!IaceJ fco V-# Che voci iii/idiofe! A poco^ po. Cominciava a fediumi. Un'inquieto Senio paterno ei mi lafciò nell'alma , Che none tutto sdegno. Affatto priva Non fono aifin d'ununité. M. moffe Que fembiante gentil.que' molli accen- Ciuella tenera eta.Povera madre* [ti Se madre à pur: quando faprà che il'

Lacero il fenda mille colpi... Oh foli ^ Chip foni Gli altri compiango, t mi fcordo di me. Mora l'indegno , Senc afHiggachi vuole. Ilfigiiomiò Vendicato effer dee. Son maire anch io:

^rpd. Pnncipe/ra, ah perdona

L impaziéze mie. D'Alceo che avvenne?

_ £ affoloto punito ? è eiufto?é reo?

Mm.Deh per pietà non mi parlar d'AIcei.

Quel nome afcolto Wi palpita il core:

C6 Se

6o ATTO

Se penfo a quel volto Mi fenco gelar No fo ricordarmi Di quel traditore l ^ Ne fenza sdegnarmi. Ne fenza tremar*

Quel &Ct (Varie.)

S C"E N A XII.

nJrpalìce foté

AH chi faprebbe mai (ce D'Alceo darmi novelIa?Io nonò pa- Se il fuo deftin nòti fo. Ma tanto affanno Troppo i doveri eccede D'un grato cor ! Che ? D' un pallore a- Arpalice farebbe! Eterni Dei (mante Da tal viltà mi difendete . Io dunque Germe di tanti Eroi...No,iio:rammento Quel che debbo a me fteffa. E pur quel

(volto

Mi fta sépre fu gli occhi . Ah clii mi to- Chi la mia pace antica ? [glie, F amore? lonol diftinguo. Alcun mei

V (dica. So che predo ogn' un s'avvede Inqual petto annidi amore: So che tardi ogn'or lo vede Chi ricetto infengli dà.

Son

SECONDO. 6t

Soh d'amor si l'arti infide , Che ben fpeffo altrui deride Chi già porca in mezzo al core La ferita , e non Io fa.

So &c. (Pane.)

Salii ài Soliatì Medi $ c di ^ Ulani .

Fine dell' Atto Secondo

ATTO

ATTO IIL

S C E N A L

Montuofa , Mandane , e Mitridate «

(fempio

Man.TT O veggo Mitridate : ua vivo e- JLJ Tu fei di fedeltà.Noa iftancarti LMftoria a raccontarmi A pto di Ciro Io fo già quanto oprarti , ECambìfe lo fa . Penfiamo entrambi Le tue cure a premiar . (Perfido!) é vero Che del merito tao tempre minore La mercede farà: pur quel che feci Sembrerà , Io vedrai , Poco a Mandane , a Mitridate affai.

'Jiit. Quefto tanto parlarmi

Di premio,e pietà troppo m'offende. Che? Mandane mi crede Mercenario così ? S*inganna . Io fai Già premiato abbaftanza (glie Compiendo il dover mio.te rozze foo- Nor, trasformmo un'alma. In me, lo fai, L'effer paftorc, è fcelta , Non é fventura . Io volontario elcf3 JJuefta femplice vita t e forfè appunto

per

T E R Z O- 6i

Per ferbarmì qual fono: e qual mi credi

Per mai non divenir. ìdan* ( Numi ! a qual fegno

può fimular l'indegno'. ) Mit. Un tal penifìero

Tanto oitraggio mi fa. Man. Perdona : è vero

11 desìo d'effer grata

Mi trafportò, Dovea penfar che il folo

Premio dell'alme grandi

Son Topre lor . ChJgiunfe,

E tu ben vi giungefti , al grado eftremo

D'un' eroica virtù , tutto ritrova.

Tutto dentro di fe . Pieno fi fente

D'un fincero piacer, d'una ficura

Tranquillità , che rapprefenta in parte

Lo flato degli Dei. ? tu lo pruovi?

Non é così ? 24tt* : ne di queftì in vece

Torrei di mille imperi . Man. Anima vile !

Trad tor ! Scellerato l JMìt* lo Principcffa l

I@!

Man^ . Credevi o ftolto

ie tue frodi occultar § Tperavi Iniquo Che in vece del mio figlio ii tuo doveffi Stringermi ^1 fenfNoperfido,ion6 fono Tanto in odio agli Dei.Ciro ò perdtito; Ma fo perchè 5 fo chi i uccife; e voglio,

Epoffo

^4 ATTO

E poflb vendicarmi. Mit. la quale inganno ?

In qual mifero error ? . Man. Taci : m'afcolta :

E comincia a tremar. Sappi che in que*

lyiomento in cui ti parlo (ilo

Sta fpirando il tuo figlio . Ah come ? Man* Ed io >

Sentimi traditor, io fui che l'empio

A trovar chi l'uccida

Ingannato mandai ilf/trTu fteffa I Man. Aita

Vedi fe può fperar ; fol ingo è il loco ,

Chi Tattende é Cambife . Mit. Ah che facefti

Sconfigliat^ Mandanelah corri, ah dim-

Qual luogo almeno .... (mi Man. Oh quefto no : potrefti

Forfè giungere in tempo. Il loco ancora

Saprai , ma non p refto Mit. AhPrincipeffa

Pietà di te. Quel che tu cr<:di Alceo

E il tuo Ciro , e 11 tuo figlio Man. Eh qucfta volta

Non fperar ch'io ti creda* JW/N II fuol m' inghiotta ,

Un fulmine m'opprima

Se mentii , fe mentifco

TERZO.

Man* Empia favella Familiare a* malvagi

Mìt. Odimi : io voglio

Qui fralacci reftar : tu corri intanto La tragedia a impedir^Se poi t'inganno; Torna allora a punirmi : Squarciami allora il fen.

Man. Scaltra è l'offerta , (po Ma non ti giova.In queft'anguftia il col- Ti bafta differir. Sai ch*io non poffo D'alcun fidarmi ; e ti prometti intanto Il foccorfo del Re .

Afif. Che far degg'io Santi Numi del Ciel? Povero Prence Intelici mie cure l Io mi protetto Di bel nuovo,o Mandane : il finto Alceo E' Ciro i è il figlio tuo . Salvalo , corri Credimi per pietà . Se non mi credi Diventi o PrincipejQTa L'orror, i*odio dei Mondo,e di ce fteffa.

Man. Fremi pure a tua voglia i Non m'inganni però .

Jf/r. Ma quefto oh Dio , Quefto canuto crine Merta poca fe ? Vaglion poco le lagrime ch'io fpargo ?

Man. In quelle appunto Conofco il padre In tale flato anch'io Barbaro, ion per te. Provalo: impara Che fia perdere un figlio.

66 ATTO mt. (Ohnoftfafolle

Mifera Umanità I Carne trionfa Delie miferie fuel ) Parla Mandane : Ciro dov'è ? Vorrai parlar % ma quando Tardi farà. Man. Va traditor : ch'io dica

Di più nonafpettar, JWir Sogno I fon defto I (fto? Dove corro ? Che fo ? Che giorno è qiie« Dimmi crpdel dov'è : AhtK)n tacer così» Barbaro cìei perchè Infino a qiiefto " Serbarmi in vita Corrali . . . e dove ? Oh Dei Chi guida i palli miei ? ehi almen , chi per merce I^a via m*addica ?

Dimmi &c. (Varte^)

SCENA ! I*

Mandane: 9 poi\4rpaga^

Mun^ A Q^^i^^cceflb arriva foie /\ L'artedelfimulariPreftanfi no- Oggi fra lor gli affetti ; onde i (inceri Impeti di natura

Chi nafconder no fa, gli applica almeno À ftraniera cagion. Pietà d'amico ,

Zelo

terzo: 67

Zelo di fervo il tuo paterno affanno Volea coftui , che mi parcfFe : e quali Mi pofe in dubbio. Ah la (ventura mia Dubbia non è. Qual più ficura pruova Ched'Arpago il filézio?Un tale ^micof Che il fuo perde per il mio figlio; a cui >3oto è il mio duoUdella cui no poffo Dubbi tar fenza colpa, a che m*avrebbe Taciuto il ver ? No , Mitridate infido Con ìe menzogne tue della vendetta Non mi turbi il piacer . Così totnaffe Cambifead avvertirmi Che-AJceo fpirò.

^^yp. Ne q'uHo veggorah dovc(Fr€tiolùfo.) Dove mai li naiconde 2

Man» Arpago amato Che cerchi ?

Jtrpcig' Alceo . Se noi ritrovo io perdo D^ogni mia cura il frutto .

Man» Altro non brami ? Non agitarti : io fo dov*è .

^Ypag. Refpiro :

Lo de agli Dei.Deh meraddita: é tempo Che al popolo moftri.Aitro non man- Che prefentarlo - (cai

Man. Oh generofo amico [ta Veggo il tuo zel.Con pubblica vendet- T^affanni a fodisfarmi. Io ti fon grata. Ma giungi tardi. A vendicarmi io fteffa Giàpenfait

ATT O Ctrpag* Contro chi ? Man. Contro l*infame

Uccifor del mio Ciro. ^rpag. Intendi Alceo ? Man. SÌ.

^rpag. Guardati , Mandane

Di non tentar nulla a (uo danno* Aiceo

E' il figlio tuo Man, Chel

^rpag. Tel celai temendo

Che i materni trafporti il gran fegreto

Poteflero tradir . Man. Come ! Ed è vero . : t4rpf,g. Noi dubbitar. Tu fai

Se ingannarti pófslo . Ciro é in Alceo:

Ueducò Mitridate : io glicl recai :

L'uccifo é un impoftor Serena il volto»

La tua doglia è finita, Mm^ Santi Numi del Ciel , foccorfo aitat

(Fuol partire. ) ^rpag. Dove ? Afcolta- . . Man. Ah corriani .Son mortaiio fento

Stringermi il cor. (f appoggia ad un troncone poi fiede.) k4rpag. Tu fcolorlfcì in vcilto l

Sudi! Tremi! Vacilli! Man. Arpago . . . Ah vannè

Vola di Tri via al fonte : il figlio mio

Salva , difendi : ei forfè fpira adeflb. 4^rp>?^^ Come

Man*

T E R Z O; 69

Man. Ah va che Tuccide il Padre ìftelToJ Arfag^ PolTenti Numi ! (Parte in fretta,}

SCENA I I L

3H meinfeh'ce !Oh troppo Ve race Mitridate! Av^fù, oh DioJ Creduto addetti tuoi. Poteffi almeno Lufingarmì un momento . E come ? Ah Sdegnato eraCambife: (troppo Troppo tcpo è già fcorfo: e troppo nero E il tenor dei miofato.Ebbì il mio figìi^j Stupida! innanzi agli occhi , udij da lui Chiamarmi Madre i violenti intefi Moti del fangue; e noi conobbi : e volli Oftìnarmi a mio danno? Ancor lo fento Parlar: lo veggo ancor . Povero figlio! Non voleva lafciarmi ! Il fuo dettino Parca che prevedeffe . Ed io tiranna . Ed io * . Che orror i che crudeltà ! Noa

Tollerar più me fteflajl Mondo,il Cielo Sento che mi detefta: Odo ii Conforte Che a rinfacciar mi viene I! parricidio fuo : veggo di Ciro L'ombra fquallida , emetta, (go? Che ftillante di fangue . . Ah dove fag« Dove m'afcódo?UiiprecipizÌQ,un ferro?

Un

Mandane fola.

poffo. {S'alT^a,)

70 ATTO Un fulmine dov'è ? Mora , pcrifca Quefta barbara Madre , e non fi trovi Chi le ceneri fue . . . Ma . •. Come?. ..E*

(dunque

Perduta ogni fperanza^E non potrebbe Giunger Arpago in tépo? Ah clementi Numi del Ciel , pìetofi Numi al figlio Perdonate i miei falli. E quefto nome Forfè la colpa fua : colpa clVeì traffe Dalle vifcere mie. No, voi non fiete Tanto crudeli . Io la giuftizia voftra Dubitandone offendo . E vivo il figlio: Corrafi adabbracciar!o,,.ah folle io va. A perder quefto ancora (do Languido di fperanza ultimo raggio. Andiam:chifa? Ma quello, Che a me corre affannato [to Non é CambifeUDimé! fon morta. E*fac. L'orrido colpo. A' nella deftra ancora Nudo TacciarCchi mi foccorre) ah ftìlla Ancor del vivo fangue.... ah fuggi.... ah

(patti... SCENA I V.

Ccmhifc con fpàda nuda nella defiraftillantt di fangue , e Detta

CaPé.X TEdi del mìo furor él.l Man. V Fuggi ; quel fangue Togli al materno ciglio

Carni

T E R Z O: 7? Cam. Qiiefto fangue , che vedi, Man* Ohfangue *.-ohfi. gliotì^i

(Ifvlene*)

Cm. Spofa? Mandane? Oh me perduto!

( Afcolta

Principeffalldol mioìNon ode»A' chiufc Le languide pupille > e alterna appena Quilche lento refpiro. Almenfapefll Come agli ufati ufficj Quell'alma richiamar

SCENA V:

Camhifc , Mandane j e Citù* ^

Cir.TXOve la madre

JL^ ( Senx^ ledergli altri)

Dove mai troverò. Di Trivia al fonte Fin*or l'attefi,e mai non vtmQ.{Cercaio)

Cam. All'onda

Corriam del vicìn rio. Ma fola intanto Qui lafciarla così ? Se alcun vedeffi . l Ah fi : Paftor. . * Senti * {Vede C/ra.)

C/>. Quai grida ? (^jVolgcnd^fu)

Cam, ( Oh Numi ! Non é del figlio mìo L'omicida cofiui?)

C/V- ( Stelle ! non veggo ì La mia Madre colà?)

Cam. Chi fei {

Cìf*

'^t ATTO

dr. Che avvenne ?

Cam* Non t'inoltrar: dimmi il tuo nome.

C/r. Eh lafcia.

Cam. non ti chiami Alceo?

C/>. [ Quefto importuno

A gran pena fopporto )

Alceo mi chiamo. Cam^h\i traditor fei morto.(r« mo ferir) Cir. Cornei Non apprelTarti: o ch'io t*im- (mergo ( in atte di difefa.)

Queflo dardo ntl cor. Catn. Dal furor mio

Ne tutto il Ciel potrà falvarti. Ì4an- Oh DioI (Cominciando a rìnymire^ Cam. Ahfpofaapri le luci, aprile, e vedi

Per man del tuo Cambife

La bramata vendetta OV. Odimi , oh Dei i

E Cambife tu fei? Cam. fcellerato ,

Son io: fappiloje mori. \ln atto differirci Cir. Ah Padre amaro (Getta il dardo.)

Ferma: già fonoinerme:il colpo affrena:

Riconofcimi prima , e poi mi fvena. Man» l Perchè ritorno in vita? ] Cam. ( Il fo m'inganna i

E purm'intenerifce! ) idan. ( Eterni Dei ! \

Non è quegli il mio Ciro ? Ove fon mal

Fra l'ombre i o fra; viventi? )

Cam.

TERZO. 7J Cam* [ Io dunque , o folle , Credo a que'detti infidi ] No : Cadi .... [In atto diferire^l Man. Ah fpofojah che il tuo figlio uccidi*

[S'alia.-]

Cam. Uccido il figlio ! [^fla immobile

Man. Oh caro figlio! Oh cara (^bbrac- Parte dell'alma mia ! eiandolo')

Cam. Stelle! O deliro; O delira Mandane. Equefti è Ciro?

Man. si» Chi mai lo difefe Dal paterno furor i Qual fangue mai 11 tuo ferro macchiò? Di Trivia al fonte Tu l'attendevi pur .

Camb. No: non vi giunfi; Che partendo da te per via m'avvenni Ne reali Cuftodi : effi di nuovo Mi volean prigionier : di loro alcuni Io trafiflS , e ftiggij : Perei ò con quefto Ferro tinto di fangue . .

Man. Intendo il refto .

SCENA VI. A^tage in f parte confeguìto , e Detti*

^Jl. [ /^Uì Cambife ! E difciolto! ] Cam. Ma Ciro non mori? [^i Man*} Man» No

v^yZ. (CiehCheafcolto!) Man. N*ebber cura gli Dei*

D Cam

74 ATTO

Cam Meglio > fe m'ami ,

Spiegati, ofpofa* Man. Odi ^fl. [Sentiam. ] Man. Quel finto

Ciro , che cadde eftinto . % C/r. Il Re s'apprefla. Cam. Ecco unnuovo- periglio. Man^ Ecco le noftre ' .

Cotentezze impedite. yéjl* Seguite pur, feguite: Io non dlfturbo

Le gioje altrui: ma che ne venga a parte

Farmi ragion. Via chi di voi mi dice

Deiriftoria felice

L'ordin qual fia ? Chi liberò coftui? Chi Ciro confervò ? Dove s'afconde ? f/r. ( Oimé! )

^fl. Neffun rifponde ? Anche la figlia M'invidia un tal contentolOIà s'annodi Ad un tronco Gambife . . .

ìdan^ Ah no .

^Jì. Lode agli Dei A parlar corninciafti ;

S 5; E N A V I I.

^rpago in difparte , e Detti'

%xf Ypag . Cco il Tiranno.

Per erario al tempio il cerco appunto, )

. T E R X o;

Or dimmi [^Manhne.] Qual'c Ciro, e dov'è? Nulla tacermi O fotto agl'occhi tuoi/egno a più flrali Cadrà Camfaife .

[Eifachc Ciro è in vita Dunque , ma non ch'è Alceo. J Man. Barbare ftellc 1 Cam, Empio deftinol Cir. [ E tacito in difparte

Sto del padre al periglio? ] Jirm. i Arpago all'arte 1 (evinto ^Jt- Ne parli ancor ? Dunque il tuo (poh Brami veder? T'appagherò. Ciiftodi . . . A140. Ferma ... Cir. Senti .... Man. lo già par^o ; Cir. Il fai[Q Ciro. . . ; Man. Il mio Ciro fmarrifo . . . *^rp^g' Aftiagc ah fei tradito:ah corri:op . Il tumulto ribelle [primi Che fi deftò.La tua prcfenza è folo XNeceflario riparo, -^y?. Oimè! Che avvenne? j^rp. Confufamcnte il fo.'s'afFretta a eara

Verfo U tempio ciafcun . Colà fi dice ' cne Ciro fia . Tutti a vederlo, tutti . yatino a giurargli fede:e il volgo infano ' «jrida a voce fonora

P^' ^^""^ "'^^2. Aftiage mora. ^Jt' Ah traditori ecco il fegreto:entrambi Da Con

7<5 ATTO Con quefto acciar . . .

E In atto di fnudar hfpctda* ] jirpag. Miro Re che fai? Se Ciro

E* ver che viva; in tuo poter conferva La madre, e il genitor: con quefti pegni Lo faremo tremar ^ft* . Cuftodite (Dopo d'Pcr penfata*) Dunque la coppia rea: fol perché fia La mia difefa , o la vendetta mia Perfidi non godete, Se altrove il paffo affretto i A trapafTarvi il petto Perfidi tornerò-. Cadrò , fe vuole il Fato, Cadrò trafitto il feno ; Wa invendicato ahneno ^ Ma fold non cadrò

Perfidi &c. (Parte-)

SCENA Vili.

Cifù X Mandane » Cambife , ^rpago l e guardie .

^^P^g* "ÓAttì: tempio è nel faccio Ei A ( corre al tempio

£là trarlo io volea* Guerrieri , amici Finger più no bifogna:andiam.Quì rcftì Ciro intan co, e Mandane. E tu Cambife Sollecito mi fiegui . (Vuol partire.)

Cam^

TERZO- 71 Cant. Odi s Eia Alceo

Com*éfler può che Ciro ; . yirpag. Oh DioiTi bafli[Co» impaxi^^^.] Saper ch'é il figlio tuo. Tutto il fucceffo Ti (piegherò i ma non é tempo adeffo.

[Tarte.ì

S C E N A I X-

Ciro i Mandane , e Cambìfe.

Cam* h t)dio. [d Manin e Gironi Cir. 1% Padre 1

Conforte 1 Cir. E ci abbandoni

Cosi con un addio? Cam» Nulla vi dico Perché troppo direii ne queflo é il locò: So ben tacer , ma non faprei dir poco. Dammi ofpofa un folo ampleffbi Dammi , o figlio un bacio folo* Ah non più : da voi m'involo i Ah 1 afcìatemi partir . Sento già che fon men forte ; Sento già fra' dolci affetti E di padre e di cpnforte Tutta Talma intenerir .

Dammi &c. iVart^.ì

SCE.

78 ATTO

SCENA X/

Mandane^ e Cìrom Man-/^lro attendimi : io temo

Qualche nuovafventura.il mio (conforte Voglio feguir. Te d^Arpago Tavvifo Ritrovi inquefto loco Cir. Or che paventi ( Man. Figlio mio noi fo dir,tremo per ufo Avvezzata a tremar Sempre vicino Qualche infulto^mi par dei mio defìino» Benché Taugel s'afconda Dal ferpe infidiator ; Trema fra r ombre ancor Del nido amico . Che il muover d'ogni fronda» D'ogni aura il fufurrar Il (ìbilo gli par Del fuo nemico

Benché &c. (Tarte^)

SCENA X

Ciro i e poi yérpatice »

Cir^ A H tramonti una volta

/jL Quello torbido giorno,e fia f5iu L'altro alme» che verrà. [chiaro*

T E R Z O. 7^

IdtpctU Mio caro Alceo ,

Tu falvo 1 Oh me felicet ah vieni a parte

De* pubbh'ci contenti il noflro Ciro

Vive , fi ritrovò : quel che uccidefti

Era un vile impoftor C/r. 1 Donde il fai ? [pagne •/f rp^/.Certo il fatto effer decrquefte cam-

Non rifuonan che Ciro . Qh fe vedeffi

Ili quai teneri ecceflì

D^hìfolito piacer prorompe ogn'aìma i

Chi batte palma a palma ,

Chi fparge fior,chi fe ne adorna, i Numi

Chi ringrazia piangendo. Altri il com«

(pagao

> Correa fveUer dairopra : altri l'amico Va dal fonno a deftar Riman Taratro Qui ne! folco imperfetto; ivi Tarmento Refta fènza paftor . Le madri afcolti Di giója ìnfane, a pargoletti ignari Narrar di Ciro icafi. I tardi vecchi Vedi ad onta degl' anni Se fteffi invigorir. Sino i fanciulli I fanciulli innocenti , Noufan perchè, ma fui comune efempio Vanfeftivi efclamando: al tempio , al

CiV. E tu Ciro vederti ? [tempio

^TpaL Ancor noi vidit Corriam . ,

C/r. Ferma il vcderai Pria d*ogtfuna tei prometto l

D 4 ^rpaU

So ATTO l4rpaL E Ciro . C/r. Ah ingrata

Tu non penfi che a Ciro Il (uo paftorc

Già del tutto obbliafti. E pur fperai . . jlTpal. Non tormentarmi Alceo. Se tu fa-

Come fta quello cor . . (pelfi Or. Siegui . ^drpaL Ne vuoi

Lafciarcni in pace ? Cir. Ahtunonm*ami . jfrpal. Almeno

Veggo che non dovrei Ma C/r. Che? ^rpal. Maparmi

Debil ritegno il naturale orgoglio .

Parlar di te non voglio > e fra le labbra

O' Tempre il nome tuo. Vuò dal penfiero

Cancellar quel fembiante; e in ogni og-

. (getto

Col pender lo dipingo Agghiaccio in

(feno

Se in periglio ti miro . Avvapo in volto Se nominar ti fento . Ove non fei Tutto m*annoJa, e mi rincrefce : e tutto Quel che un tempo bramava or piti non

(bramo

Dimmi or tu che ne credi: amo , o non Cir. Si mio Ben, mia fpeme»... (amo ?

SCE.

T E R Z O* 81 SCENA XIL Mitridate con guardie , e Detti»

tempio , al tempio Mio Principe mio Re . Q^efli guerrieri Arpago invia per tua cuftodia.Ah visui A conlolar l'impazienze altrui , uirpal. (Con chi parla coftuiO Cir, Dunque è palefe

pi già la forte mia 1 Mit, Neflìino ignora Signor che tu fei Ciro. Arpago il diffe : Indubitate prove A* popoli ne die ; fparger le fece Percento bocche,in mille luoghi:e tutti Voglion giurarti fe .

-rfrM Scherza? Oda fcnno

Mitridate parlò ? Cir. Ciro fon io .

Non bramarti vederJo . Eccolo : ^rpal. Oh Dio! Cir. Sofpiri , io non ti piaccio

Paftor,néRe. jirpal. tanto umil , tanto

Sublime io ti volea: ch'arda al mio foco

8^ ATTO La fua forte , ma lei . La vira , e i! trono Arpago diemmi : e fe ad ofFrirti cntràbi 11 genio mi configlia; Quel che il Padre mi diè.rédo alta figlia Oh che dolce efler grato , ove s'accordi Il debito , e l'amore : La ragione,e il defio: ia meate,e il core» »ArpaU Dunque . . . Af/V. Ah Ciro raffretta. €ir. Andiam. Mia vita,

Mia Spofa addio . Arpd. Deh non ti cambi il Regno Ci>f Ecco la delira mia:prendila impegno^ Na , non vedrete mai Cambiar gli affetti mi ei Bei lumi ond* imparai A. fofpirar d'amor. Quel cor che vi donai Piò chieder non potrei» chieder lo vorrei Se lo potcflì ancor

No>&c. (Tarte.)

SCENA XllL

Arpalice fola*

IO fon fuora di me fteffa. A un vii paftore Cieca d'Amor mi fcppro amante: e

(fpola

TERZO. Sj Mi ritrovo d'un Re! Gl'iftcffi affati Infupcrbir mi fanno 5 onde poc'anzi Arrofiìrmi dovea 1 Certo quell'alma Era prefaga ; e trave dea nel volto Del finto Alceov ..Che traveder ? Che

[giova

Cercar prefetti airimprudenza?Ad altri Favelliamo cofi : ma più fincerì Ragioniamo fra noi» Diciam piùtofto Che d^Amor non s^intcnde Chi prudenza , ed amore unir pretende* Chi a ritrovare afpira Prudenza in core amante Domandi a chi delira Quel fenno che perde Chi rifcaldar fi fente A raì d'un bel fembiante O più non è prudente , O amante ancor non è

84 ATTO

SCENA ULTIMA.

Afpetto efteriore di magnifico Tempio dedicato a Diana fabbricato fu remi- nenza d'un Colle .

%4/ìiage folo confpada alla mano , poi Cant' bife , indi ^rpago , cìafcmo con feguito. %4ifin tutti l'un dopo l'altro .

C 0 0.

Le tue felvè in abbandono Lafcia o Ciro , e vieni al Trono Vieni al Trono o noftro Amor .

(de

€ill' A H rubelli , ah fpergiuri ov'è la fc- XX, Dovuta al voftro Re ? NelTun

[m'afcolta ?

.M'abbandona ciafcun? No, non faranno

Tutti altrove fi rei (p^uol partire.) Cam. Ferma Tiranno. (^rreflandoh.) ^fl. Ah traditor I (In atto di difefa) Cam.Voì cuftodite il p^f[o.(j4lfuo feguito.) I

E tu ragion mi rendi . C'^d ^mage.) Arpago ah vieni il tuo Signor difendi i ^rpag. Circondatelo amici . Alfìn pur (ci {Dall'altro Ut9 (on figuaci^

Impio ne' lacci miei .

TERZO. 65 •jilì. Tu ancora ! %AYpag. Io folo

Barbaro , io fol t*uccido : a quello paffa . Sappilo io ti riduco ^f{ . E t;iiita fede ?

E tanto zelo ? ^rpag. A chi fvenafti un figlio Non dovevi fidarti, I torti obbl(a L'offenfor , non l^offefo Ah indegno ! ^Tpag. E' quefta

La pena tua Cam. La mia vendetta é quefta ^rpag. Cadi. {In atto di ferire^)

Cam* Mori crudel. ICotne fopra.J

Cir^ Ferma. (Tratteitòndo^rpag.) Man* arreda* [Trattenendo Cambìf.] I ^rpat. (Che avvenne !)

(Che farà ?) I Man* Rifletti o Spofo I Cir. Arpago penfa Cam» E un barbaro. [v4 Mandai

Man. E' mio Padre .

yjirpag. E; un Tiranno» (4 Cito*}

Cir, E' il tuo Re ^

Cam^ Punirlo io voglio.^

Arpag. Vendicarmi dcfiOt

Man. Non fia ver.

Cir. Nonfperarlo.

ji^* Ove fon io i

Arpag.

26 A T T O ^

Arpag. Popoli ardir: refempio mio feguitc S'opprima Toppreffor

Cir. Popoli udite. Quarimpeto ribelle ? Qual furor vi trasporta ? Ove s'intefc Che divenga il vaffallo Giudice del fuo Re» Giudizio indegho i lii cui molto del reo Il giudice è peggiore. Odiate iti lui Un parricidio , e T imitate. Ei forfè TenroUo fol ; voi refcguìte. Un dritto Che avea fui fangue mio Forfè Aftiage abusò;Voi quel che àn folo di Dei fopra i Regnanti Pretendete ufurpar . M'offrite un treno Calpeftandone ^rima La Maeftà. Quefto é TAmor! Son quefti GliAufpicj del mio regno? Ah ritornate, Ritornate innocenti . A terra , a terra L'armi fediziofe. Io vi prometto placato il voftro Re. Fofte fcdotti : Lo fo : vi fpìace : A mille fegni efprefS Già intendo il voftro cor Già in ogni

[dear4

Veggo l'afte tremar : leggo il fincero Pentimento del fallo in ogni fronte . perdonalo Signor , per bocca mia (jii

piangendo ogn'un tei chiede.Ogn'un ti Eterna fe,Se a cancellar i'orrore (giura

TERZO. 87 D'attentato no

V*è bifogno di fangue 5 eccoti il mio l (Inginocfhiandofi)

ifl. Oh prodigio 1 ìlan. Oh ftuporel

/irpag^Oh virtù che difarma il mio furore^ [jirpago getta la [paia e tutti ì congiurati 4 fi* tiglio mio caro tìglio (/'am/.l Sorgi , vieni al mio fen. Cosi punifci Generofo i tuoi torti , e Todio mio ? Ed io , mi fero, ed io D' un'Anima fi grande (Mondo Tentai fraudar la terra ! Ah vegga il Il mio rimorfo ahneno . Eccovi in Ciro Medi j il Re voftro : a lui Cedo il ferto real. Rendigli o figlio Lo fplendor ch'io gli tolfi . I miei deliri Non imitar. Quel che fedo t'infegni Viuel che far non dovrai. De Numi ami-* Al favor corrifpondi 1 (ci E il mio roffor nelle tue glorie afcoodi . C 0 0. Le tue felve in abbandono

Lafcia o Ciro , e vieni al trono : Vieni al trono o noftro Amor Cambia in foglio il rozzo ovile: In rcal la verga umile : Darai legge ad altro gregge» Anche Re farai paftor . ^ Bdlo Nobili Medi , e Tcrftanì . Fine dell' Opera .

88

£ I C E N \A.

D Ellatnente immòrtal provida cura ' h' il Natal degli Eroi . Prendono il nomi I fecoli da quefti : ogn'an di loro Un tratto ne rifchiara , e veggoft poi AI favor di quel lume I pofterì remoti

Gli altri eventi confufi , e i cafi ignoti*' Tal , fra gli aftri , i più chiari Segna rocchio fagace , e poi fidato Alla fcorta ficura

Gli ampi fpazj del ciel corre , e mifura. Supert)e Età paflate I voftri or non vantate Natali illuftri ; à più ragion la noftra D*infuperbir fe i pregi fuoi ravvifa : L'Aftro che lei rifchiara é quel d'E L I S A. Albo felice ah fplendi Sempre benigno a noi . Rendan gl'influflì tuoi LietaUa terra , el mar. Mai di bella Stella ^ Nube non copra i rai ; Mai non s^eccliflì , e mai Non giunga a tramontar Aftro

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